Il bambino de “il Re è nudo”, oggi, è Mauro Barni, professore emerito di Medicina Legale, attuale presidente toscano del Comitato nazionale di Bioetica, già Rettore dell’Università di Siena e dell’Università per stranieri, già sindaco di Siena. Nel brano che segue, tratto da un’intervista al Corriere di Siena, si chiede quello che ogni cittadino si è già chiesto: «perché la storia dei concorsi all’università di Siena finisca per comparire solo sul Messaggero, mentre qui non se ne fa neanche cenno?»
Mauro Barni. « (…) Un errore che scaturisce da un contesto tecnico e quindi diverso da quello sanitario, non può togliere nulla al buon nome della sanità senese. E invece ciò che mi sorprende in questo caso, e in molti altri in questa città, è che si cerchi di creare attorno una cortina fumogena. A Siena siamo troppo convinti di essere i migliori e che non possa accaderci nulla. Così cadiamo sistematicamente nell’errore di sottovalutare ciò che accade. Mi chiedo, in omaggio a che cosa? Il livello amministrativo di questa città lo considero ancora fra i migliori, ma esiste ed è diffusa la tendenza ad ovattare tutto. Anche nel caso di cui la magistratura si sta interessando, non si è sentito il bisogno di documentare prima ciò che stava accadendo. In sostanza a Siena è tempo di farsi meno lodi e di guardare i problemi più concretamente.
(…) Cercando di minimizzare, evitando di parlarne, si generano solo sospetti. Prendiamo un altro caso. E chiediamoci perché la storia dei concorsi all’università di Siena finisca per comparire solo sul Messaggero, mentre qui non se ne fa neanche cenno. È emblematico. La trasparenza serve a rendere consapevoli i cittadini, a non generare paure e timori, e a salvare la sanità buona che nel nostro ospedale è molto ben rappresentata.»




Maggio 13th, 2007 at 14:41
Come non essere d’accordo con il prof. Barni? Ma come dice M. Travaglio nel suo libro “La Scomparsa dei fatti”, «se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia.» O da riporto. E questo silenzio diffuso che c’è nella stampa regionale è un altro segnale di quanto oggi l’Università sia diventata un centro di poteri forti.
Sappiamo, d’altronde, che i giornali ricevono contributi da vari enti per la loro sopravvivenza: è di pubblico dominio, ad esempio, che la Regione Basilicata concede contributi a testate giornalistiche regionali e nazionali. Ed ecco che si è alimentato il falso mito della Lucania Felix, miseramente naufragato alla luce delle vicende giudiziarie recenti. Nell’Ateneo lucano c’è pure un Master di Giornalismo, nel cui consiglio direttivo ci sono i vertici della stampa regionale. Ma, ahimè, i rettori non disdegnano di chiedere discrezione su certe magagne consumate nelle mura dell’Ateneo
http://www.horatiocat.com/europa/master%20giornalismo.htm
Come si può pensare che con questi rapporti di dare/avere una stampa possa essere libera? Ed ecco che succedono cose strane: tu chiedi sia pubblicato un tuo diritto di replica in cui comunichi di aver querelato per diffamazione il rettore (legato a doppio filo alla Regione Basilicata che finanzia l’Ateneo e la stampa) e ne spieghi i motivi, ma nessuno dei tre giornali regionali lo pubblica. Non è forse una notizia questa e non è nei doveri del giornalista concedere il diritto di replica, per giunta a chi è stato pubblicamente insultato sui giornali da un rettore che così ha inteso rispondere a tue richieste pubbliche di trasparenza amministrativa sull’operato dell’Ateneo? Del resto, gli stessi giornalisti lucani criticano una eccessiva acquiescenza al potere dei loro colleghi, che poi però si meravigliano se a fare gli scoop è “Striscia la Notizia”!
Maggio 17th, 2007 at 15:55
vorrei segnalare un mio articolo attinente al tema:
http://www.campodelleidee.org/blog_articolo_argomento.php?id=59