Sul dissesto nell’ateneo senese: è l’ora dell’individuazione delle responsabilità e dell’adozione di un rigoroso piano di risanamento

Togliamo definitivamente, trenta giorni dopo, il bavaglio al blog, considerando che: 1) è uscita una mia dichiarazione a Panorama (di seguito riportata); 2) il fiume d’inchiostro, consultabile nella rassegna stampa allegata, ha riportato dati stravecchi, da noi pubblicati in precedenza; 3) la maggior parte di chi aveva finora taciuto ha continuato ad ignorare la realtà; 4) i responsabili del dissesto tentano di dissociarsene; 5) vi è necessità di dati certi ed aggiornati della situazione; 6) occorre sedare i “cavalli” che scalpitano, benché privi di credibilità, per sostituire l’attuale rettore.

LEZIONI DI CRAC
Antonio Rossitto. (…) Nella vicina Siena le cose non vanno diversamente, così come in molti atenei italiani. I bilanci in rosso nascondono spese ormai fuori controllo: troppi dipendenti, corsi di laurea di dubbia utilità, concorsi banditi senza sosta, sprechi che si perpetuano. (…) Negli ultimi anni, mentre l’ateneo accumulava passivi, sono stati aperti tre nuovi poli: a Colle Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno e Follonica, che si aggiungono alla sede di Grosseto. E a quella di Arezzo: qui brillano i corsi di laurea in storia dell’antichità (tre iscritti) e in società, culture e istituzioni d’Europa (sette allievi). Del resto il vecchio rettore Piero Tosi, in carica fino al 2006, è uno che i centesimi non li ha mai guardati. «Una gestione che ha lasciato 160 milioni di debiti solo tra il 2002 e il 2005, anni in cui i bilanci sono stati chiaramente imbellettati» accusa Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e storico antagonista di Tosi. «Hanno trasformato l’Università di Siena in un ente assistenziale ormai alla bancarotta». Le cifre non sembrano dargli torto: i bilanci degli ultimi 6 anni totalizzano perdite per 130 milioni di euro. Periodo in cui il costo per il personale è aumentato costantemente, arrivando tra docenti e amministrativi, ad un dipendente ogni 3,9 studenti. Cosa si fa in situazioni del genere? Si taglia allo spasimo, ovvio. Eppure, nell’ultimo anno sono stati stabilizzati 300 amministrativi e sono stati banditi concorsi per 43 ricercatori. (…)

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20 Risposte

  1. Sono d’accordissimo, ovviamente, sull’individuazione delle responsabilità, individuali e collettive, anche a rischio di decapitare mezza università!
    Ci sarà pur qualcuno bravo e pulito in tutto il personale (docente e non). Per esempio, si potrebbe iniziare a pubblicizzare i nomi di coloro che, all’interno del CdA, hanno sollevato dubbi sui bilanci incriminati e magari si sono anche astenuti dal votare (forse qualcuno può anche aver votato contro).
    I verbali sono atti pubblici, non dovrebbe essere un problema ricavare questo dato.
    Queste persone (spero siano più di uno!) siano il punto di riferimento per il risanamento.
    (Scusate la rima!)

  2. Università, il miracolo dei laureati precoci

    11:56 Record: Cresciuti in un anno del 57%. La metà a Siena e Chieti-Pescara. Il sistema delle convenzioni con Ordini, sindacati e forze di polizia per accumulare iscritti e fondi (di S. Rizzo, G.A. Stella)
    —————————————-
    vendita polli Km. 2… adesso che si parla inevitabilmente di dolorose amputazioni, sia a livello nazionale che locale, vorrò vedere quale criterio si seguirà: compatibilemnte con il decreto Mussi, il criterio meramente numerico può bastare? Insomma, è evidente che gli studenti di “fisica teorica” sono e saranno meno di quelli di “sociologia del turismo”: ma questo vuol dire che Amaldi era un “fannullone”? Vuol dire che la seconda è più “utile” della prima? Qualcuno direbbe “si!”, e sono gli esponenti di quello che personalmente definisco “berlusconismo di sinistra”. Temo (e qui verrà il bello!) che il giudizio di valore diverrà inevitabile: le scelte che seguiranno, renderanno evidente quale tipo di università stiamo prefigurando e che peso ha la sbandierata “eccellenza”.

  3. C’è un altro ‘bilancio’ che andrebbe studiato, affidato ai professori fuori ruolo ad esempio: per anni sono state date ingenti cifre per la ricerca sui vari fondi Fondazione compresa. Si può fare un rendiconto? Cosa s’è fatto, come si sono spesi, che risultati? Non per impallinare nessuno, ma perché le ‘eccellenze’ disciplinari dell’Università di Siena, quelle da non impallinare per far risparmio, sarebbe bene che emergessero e non per meriti politici. Dicono i maligni che di DS ne abbiamo troppi pronti a giudicare i propri simili con troppa benevolenza. O è giudizio troppo azzardato?
    Non è un problema grave, caro Grasso? Altroché ispettori, quelli hanno un lavoro facile, rispetto a questo, di puro merito, davvero delicato.
    O sbaglio, o do i numeri: come spesso?
    Archie

  4. La tendenza che si va delinenado a livello nazionale è quella di dividere le università in colleges di serie B (molti) e centri d’eccellenza (pochi): a parte la bizzarra idea talvolta paventata di conferire il titolo di eccellenza come si conferisce un titolo nobiliare, e cioè in maniera insondabile, a priori e ab aeterno, per vie politiche, per autoproclamazione, a prescindere da quello che uno fa o non fa, questo è il bivio per capire meglio dove aspira a collocarsi l’ateneo senese e le facoltà che lo compongono.

  5. E la cara piccola Oxford di cui si beava il nobiluomo magnifico rettore Berlinguer di fronte alla corte e ai codazzi di proff e studenti in carriera che fine farà? Quant’era bello pendere dalla bocca dei Tronti, dei piccoli Tremonti, dei chirurghi illuminatissimi… vedere le passerotte fare loro cip cip intorno, come catechiste innamorate del pretonzolo di turno…
    “Io, quando mi giunge una raccomandazione per un posto – e me ne giungono tante – la getto nel cestino”
    Storica dichiarazione del Berlinguer di molti molti anni fa nell’Aula Magna. Magna, già.
    Tuttavia vorrei solo annotare una piccola riflessione condivisa da qualche accademico. Al di là del “bene e del male”, mi par proprio di respirare aria irrespirabile. Non avrei mai pensato Siena come uno dei posti più retrivi in assoluto, in una Italietta che non “scorre”, non si programma per un futuro grande. Pare che i peggiori reazionari della sinistra si annidino qua. E son tali anche se ammantati da libertari, lib lab, ecc. Quando xxyy faceva riunioni cercando di unificare Marx e Nietzsche (molti di costoro ora sono esoterici, grulli da bar ecc.), pareva molto avanzato. Invece era un provincialissimo beota. Faccia pure il prof nella famigerata facoltà. Non lo considero affatto intelligente semmai uno snob ghignazzante. È anzi la riprova del provincialismo assordante e putrido che tutto circonda e corrompe. Ho trovato delle puttanate enormi in certi storici di fama mondiale, prigionieri di Ideologie Plutocratiche e Reazionarie… figuriamoci con gli Stenterelli di qui. E al popolino il solito panem et circenses. Sarò ripetitivo ma è tristissimo. E qui, tra i fantocci e le sgualdrinelle si svolse la nostra vita, tra asini patentati omaggiati dal Potere come Professori (ma lo sono solo formalmente: vanno presi a calci nel culo!).
    P.S. In un blog un tale ha scritto “Scatarro sui giovani” (lecchini). Cita solo Grasso e il suo blog come notevole prova di democrazia. Gli altri proff e codazzo fanno schifo, dice. Ancora una conferma! Ma che viviamo in un girone infernale? Fortuna che il prof Amerikano cinaciò che era un privilegio vivere a Siena… Chieggo l’esilio come Dante, mio pater

  6. Le “glorie” di Tosi e dell’Università di Siena
    Ieri mattina, mentre mi sorbivo il caffé, seguendo sul primo canale Rai, verso le 7,30, la trasmissione televisiva di approfondimento della rassegna stampa – il tema era quello scottante dell’Università italiana – sono letteralmente sobbalzata dalla sedia, davanti alle affermazioni del commentatore. Quale gloria per l’ex rettore Tosi, ex capo Crui, citato espressamente “come esempio clamoroso e conclamato di corrotto nepotismo” (per il concorso “ad usum” del proprio figlio). Quale gloria per l’Università di Siena di essere stata amministrata da tale personaggio! Quale gloria per Siena e per tutti noi!
    Mi si dirà che la sentenza contro Tosi non è passata in giudicato e che colui che commentava le notizie era Maurizio Gasparri, capogruppo del PDL alla Camera e quindi ‘avvelenato’ contro Tosi che è di Sinistra. Tuttavia, al di là delle singole persone, quello che ha fatto stare male la Vostra Dama in Rosso è che la vicenda Tosi/Università di Siena era citata, senza repliche da parte dell’intervistatore, come esempio conclamato del malcostume e della mancata meritocrazia nelle Università italiane. Da parte mia non ho certo le sicurezze di Guasparri, so soltanto che la Magistratura ha ritenuto opportuno prendere in esame le accuse di corruzione e di nepotismo nei confronti di Tosi.
    E quindi attendo gli esiti della Giustizia.
    Ritengo comunque che il rettore Tosi, come predecessore dell’attuale, dovrebbe anche spiegare ai giudici – oltre la correttezza del concorso – anche come siano avvenuti i presenti ‘sfasci’ e buchi nel bilancio, invece di minacciare la denuncia per diffamazione (?) nei confronti di chi espone legittimi dubbi sulla passata decennale amministrazione. Difficile che un simile sfascio sia imputabile soltanto agli ultimi due anni di amministrazione. Comunque chiedere spiegazioni è più che legittimo. Nepotismo e cattiva amministrazione minacciano dunque l’antica Università di Siena. Altro che sbandierare il Buon Governo…
    La Dama in Rosso (sconsolata)

  7. Ma avete letto lo Stella sul Corriere della Sera per lo scandalo delle lauree facili a Siena e Chieti? Sabato, mi pare… c’è da vergognarsi! Meglio fare i servitori che stare in certe facoltà senesi, credetemi,
    a.

  8. Se è prossima una “ripulitura” dell’Università senese è opportuno fare molta attenzione.
    È un’italica usanza, quando si approssima la dipartita da cariche di potere, di “piazzare” parenti e amici dappertutto, poi spendere e spandere.
    Vigilare!!!

  9. Il problema delle pulizie è che invece di gettare l’acqua sporca si può buttare il bambino. Ora ci si lamenta tanto dell’insuccesso meritocratico di Berlinguer ministro per la scuola, avete visto? Il problema però è che la faziosità filo-partito applicata a Siena se si applicasse a tutta Italia sarebbe rimedio peggiore del male. Di destra o di sinistra da tutte le parti le scuole sarebbero epurate dagli alternativi, dagli scomodi, dai non-conformisti per la maggioranza locale.
    Tremo al pensiero. Povere scuole ideologizzate come sono!
    Meglio il mio padrone privato, che rispetta, anche se per pura convenienza economica, il suo buon servitore
    Arlecchino

  10. Fuga di cervelli‘, in Toscana fenomeno limitato
    La Nazione

    C’è da essere soddisfatti o da preoccuparsi?
    Comunque… leggo notizie più confortanti sui giornali: “Italiani scoprono molecola anti-Aids. La ricerca dell’Igm-Cnr di Pavia e dell’Università di Siena. I farmaci attuali frenano la replicazione dell’Hiv, che però ha la capacità di mutare rapidamente.”
    Segno che non tutti in quel di Siena sono laureati… precoci. Mi domando solo quale sarà il futuro dei ricercatori che hanno lavorato alla scoperta. Per inciso, ho sentito un radiogiornale che ha annunciato la scoperta, senza dire né dove, né chi l’ha fatta: i radioascoltatori magari avranno pensato al San Raffaele. Insomma, occhio!, perché in questa congiuntura c’è chi gioca alla delegittimazione altrui o a fare di tutta l’erba un fascio (muoia Sansone con tutti i filistei).

  11. Caro Stavrogin,
    chi ha mai detto che a Siena non c’è gente in gambissima? Per questo c’è tanta rabbia in giro. Il problema è farla emergere (soprattutto i “precari” della ricerca, non protetti) e non affossare dai docenti “politici”, quelli che hanno avuto responsabilità negli anni passati e che ora vogliono salvare le posizioni disciplinari che rappresentano.
    La presenza di Detti e Brezzi nel comitato del Senato potrebbe non avere altra funzione a voler essere realistici. Ma si sa che non si può sempre pensare male e potrebbero essere rinsaviti. A Lettere è vero o non è vero che gli storici (giro Detti) con pochissimi studenti si sono salvati inglobando la filosofia?
    Hanno fatto 2+2 come volevasi dimostrare da
    Archimede

  12. Salve. Vorrei, qui nell’agorà, smentire un luogo comune. Qui son tutti di sinistra, si dice, Tosi in primis. Orbene, questa sinistra è solo di facciata. O non lo era anche il dittatore Mussolini? (Viva l’Italia fascista e proletaria, accorceremo le distanze, abbasso le demoplutocrazie ecc.). Sugli storici di Lettere (ma anche gli antropologi-etnologi!!!): quelli si salvan sempre, mobilitano pure l’Anpi e dintorni se è il caso. Volete che la scuola di Paolo Spriano sia lasciata cadere coi fantocci che la ossequiano!? Via, signori, siate realistici. Gli storici di Siena hanno ammanigliamenti dappertutto. Li pilota la ben nota Gabriella Piccinni che ostenta sempre i “magister” Cherubini and Co.
    Occorre lottare in ogni sede per cacciarli e azzerare tutte le cariche politico-amministrative all’università, Comune, Provincia, ecc.
    Il resto son solo chiacchiere. Invito anche quelli di sinistra a fare il loro dovere in tal senso. Meglio un governo “di unità nazionale” – intanto si è dimesso un consigliere del CdA dell’università.
    Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza (Dante, Inferno).

  13. Iersera a “Ballarò” si è parlato dell’Università. L’avete visto? Vi era il prof. bocconiano autore de “L’università truccata“, liber che dovrebbe stare sul comò di ogni frequentatore del sito. Se ne son dette e viste di cotte e di crude. Professori (v. “Otto e mezzo” de LA7) che si fan cucinare dai ricercatori (dice il bocconiano citato)!!! Più che portaborse lacché. E il “bu’o” e i buchi immani che sono negli atenei? Di chi la colpa? Ora si fa a scaricabarile…
    Il “bu’o” è paragonabile alla pistolentia… Colpa degli astri, direbbe Don Ferrante – che si morì di peste.
    Donde la “peste”? Non dall’aria che “vedi pulita e bella e i nibbi e gli altri uccelli starvi sani volanti“, non dall’acqua perché “non vi vedi venire i pesci a galla morti“… La “pistolentia” potete appurare che “s’apparecchia per i vostri peccati e le vostre colpe“, o cari amministratori, direbbe san Bernardino da cui ho tratto il bell’eloquio.
    Ma si dirà che erano altri tempi e che oggi l’inquinamento produce fenomeni non esistenti nel 1400.

  14. Archimede: su certi personaggi di cui non so un granché, o sulla diade Boldrini/Detti non mi pronuncio, se non semplicemente osservando che mi par di ricordare che i due avessero differente statura. Gli accorpamenti sono un dato di fatto in tutte le facoltà, imposti dal decreto Mussi. Siccome un accorpamento avviene per forza entro una classe, tali accorpamenti si realizzano, immagino, nelle classi ove è materialmente possibile realizzarli, compatibilmente con i requisiti richiesti da quella classe (o almeno questo ho capito); ciò non significa che tizio “ingloba” caio, anche perché è “topologicamente” non semplice spiegare come una cosa più piccola possa inglobare una cosa più grossa. Tuttavia la tua osservazione è condivisibile in quanto richiama una constatazione che già avevo fatto, ossia quella che non a tutti in passato è stato dato in ugual modo, mentre al presente si richiedono uguali sacrifici a tutti (tipico italiota!).
    Semmai mi domando, visto che il decreto Mussi (e non il decreto Gelmini, come ho sentito dire stamattina a un legaiolo avvinazzato alla radio) già costringeva a fare i conti con i “piccoli numeri” e ad accorpare il più possibile, acclarato che inoltre il destino di molte delle sedi distaccate è segnato, cos’altro si dovrà accorpare sensatamente, se questo non verrà giudicato sufficiente per il piano di rientro economico?

  15. A proposito dei portaborse e degli chef, bisogna ricordarsi che per certe cose bisogna essere in due: se non ci fosse gente disposta a farsi calpestare, forse non esisterebbero neanche i calpestatori. E quando vedo le nuove leve (dottorandi, assegnisti) a pelle di leopardo davanti al prof. so che non c’è speranza di cambiamento. Perché saranno loro ad andare in cattedra (anche se dovranno aspettare un bel po’ a questi chiari di luna) e quando saranno in cattedra si faranno un portarborse, che poi metteranno in cattedra, che sua volta si farà il portaborse che poi andrà in cattedra, ecc. ecc. ecc.

  16. Ne ho avuto conferma ieri, quando è venuto il neopensionato Umberto Eco a parlare di Berio nell’aula magna. Vi erano i ricercatori di “sinistra”, quelli che girano con le chiavi vuoi di antropologia vuoi di storia, i genuflessi del “Trio” di Lettere e di una certa “Matrona” historica con condimento di slavisti ecc. Alcuni di loro son stati messi in vari ambienti culturali, vengono dalla campagna e si son fatti strada leccando… del resto la stessa cosa avviene a destra – solo Eco non vede “ideologia”, qui. Eco non ha mai risposto alla mia lettera che gli consegnai a mano quando venne a ritirare la laurea ad honorem. Gli denunciavo la mafia universitaria, avallata dai suoi stessi allievi. Mi strinse la mano, sorvegliato da un suo allievo pacchiano, poi girò i tacchi e se ne andò. Intanto leggetevi la lettera di uno studente che riporta la Colella: sono quelle verità che la sinistra postpanterista nostrana non dirà mai. Preferiscono fare i sotto-chef all’ombra del tiranno illuminato di turno e attendendo cattedre dopo una vita di leccaculismo.
    Post scriptum. Ma, a proposito di Eco e C.: essi gabellano la “semiotica” o “semiologia” come una scienza. In realtà essa fa parte, semmai, dell’Estetica – non certo della Storia (a meno che non si abbia una visione Metastorica e non si cada nel Misticismo – ma si toglierebbe il pane alle catechiste e ai preti nelle sQuole). Ha un senso la semeiotica medica – mi corregga Grasso se erro -, non la semiotica disciplinare di Scienze della Comunicazione. Ora che i tecnocrati-burocrati del Centrodestra stan “razionalizzando”, cosa racconteranno i semiologi!? Io preferisco attenermi alla Storia del Giornalismo o alla Storia. Altre cose sono astruse panzane -a casa dunque, o semiologi d’accatto! Siamo alla defenestrazione di Eco, questo tronfio retore socialdemocratico che ha azzeccato solo un romanzo. Deve tutto a Sean Connery.
    …Vi sarà dato solo Il segno di Giona (Cristo)

  17. Vi romperò i coglioni chiosando quanto suesposto su Eco, il “matàdor” della critica-critica. Lui non vede ideologie qui? Ah no? E allora è un orbo. A lui e ai “compagni” si addicono le parole del poeta Biagio Cepollaro: tutte le ideologie /in senso marxiano è da optare/ “proprio perché ideologie sono costruzioni menzognere che mimano uno spazio pubblico” quando in Occidente manca tale spazio. Sarà apocalittico ma Eco è integrato!!!
    Non vede quella che il poeta Cepollaro, “avanguardiasta”, vede: La società reazionaria di massa. E l’intellettuale organico all’azienda (qui ai massoni baroni che han fatto mercanzia della cultura).
    E questi baroni di cui Eco fa parte? Non si pappano il surplus del reddito nazionale (questo lo vede almeno?) et ultra?
    “…quando solo il dieci/per cento da solo si pappa il trentacinque per cento/di tutto il reddito nazionale”. (Da una poesia di Biagio Cepollaro).
    Perdoni baron Eco, leggemmo la famosa lectura redditorummm!!!, quella pubblicata e tratta da internet… e mica te la cavavi male…
    Mi han detto che per diventare prof accademico è facile… si comincia come tecnico amministrativo, si fa qualche servizio cartaceo o filmico, poi si va magari in Africa o si portano i ragazzi dai pastori sardi per insegnar loro che il latte è buono, poi si fanno analogie lattarie con gli alpeggi… infine ci si presenta come unico candidato davanti a due tre amici che chioseranno sull’originalità della tesi… e il gioco è fatto. Poi si entra in maggioranza, tanto per avere le spalle ancor più coperte. A Lettere pare sia così. Mi dite come funziona a medicina?
    Voglio fare anch’io la bella crociera africana o mediorientale e poi avrò nel curriculum ‘nu beddu stage.

  18. “Nella vicina Siena le cose non vanno diversamente, così come in molti atenei italiani. I bilanci in rosso nascondono spese ormai fuori controllo: troppi dipendenti, corsi di laurea di dubbia utilità, concorsi banditi senza sosta, sprechi che si perpetuano. (…) Negli ultimi anni, mentre l’ateneo accumulava passivi, sono stati aperti tre nuovi poli: a Colle Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno e Follonica, che si aggiungono alla sede di Grosseto. E a quella di Arezzo: qui brillano i corsi di laurea in storia dell’antichità (tre iscritti) e in società, culture e istituzioni d’Europa (sette allievi). Del resto il vecchio rettore Piero Tosi, in carica fino al 2006, è uno che i centesimi non li ha mai guardati.”
    _________________________

    Però scusate, questo mi pare un po’ datato: qualcuno di voi ha un’idea di quanti corsi di laurea sono scomparsi o scompariranno o verranno accorpati ad altri per effetto dell’entrata in vigore del decreto di Mussi? Suppongo poi che con la voragine del bilancio, per le sedi distaccate non vi sarà comunque via di scampo.

  19. Eppure, nell’ultimo anno sono stati stabilizzati 300 amministrativi e sono stati banditi concorsi per 43 ricercatori.
    —————————————
    Anche qui però non sarebbe male sapere chi ha ecceduto in munificienza, moltiplicando “prater necessitatem” cattedre onde graziosamente fornire tre o quattro docenti della stessa materia per ogni studente: la stessa gente che magari teorizza il ricorso sistematico ad improbabili mutuazioni per altre materie diverse dalla loro; per contraltare conosco gente che marcisce nel precariato da un decennio, pur ricoprendo ruoli non marginali e talvolta essenziali, ma che “il concorso” non l’ha mai visto (né lo vedrà, data la presente congiuntura).
    Ossia, vite e carriere spezzate. Un ricercatore non si forgia in un giorno: se l’università perderà il personale che ha formato, non sarà facile in un eventuale lontano futuro ricostituire la filiera.
    Insomma, come emettere un giudizio generale? Si sentono storie e rappresentazioni di realtà affatto diverse: c’è gente che ha elargito posti di ricercatore a go-go come piccoli cadò per gli amici e altra gente che aspirerebbe soltanto ad una stabilizzazione dopo molti (troppi) anni di sfruttamento.
    Forse varrà la pena di considerare il fatto che questo ateneo, come altri, in molti comparti e per lunghi anni si è retto sul cosiddetto “precariato”, altra faccia della medaglia di un assenteismo e latitanza dei professori di ruolo che nessun tornello brunettiano pare aver scalfito. Qualcuno verosimilmente ha ecceduto nel ricorrere a questo strumento e a queste figure anomale; anche perché a lungo andare, con retribuzioni oltretutto sempre più ridicolmente basse, esso ha determinato solo una selezione fondata sul censo.

  20. Faccio presente che concorsi e stabilizzazioni, come qualsiasi altra cosa che riguardi la governance dell’Ateneo (di questo come di tutti gli altri) spettano al Senato accademico ed al Consiglio di Amministrazione, e solo a loro. Quindi qualsiasi merito o qualsiasi responsabilità va imputata al Senato e al CdA e a chi li presiede, in solido nonché singolarmente. Si tenga presente da ora in poi, in maniera che non si ponga sempre la solita domanda. Chi comanda – per essere chiari – è il Senato e il CdA, il primo composto esclusivamente da docenti, il secondo con una rappresentanza tanto del personale tecnico-amministrativo, quanto di Comune, Provincia e MPS. Al secondo partecipa con diritto di voto il Direttore Amministrativo e presenziano anche i Revisori dei Conti; nel primo invece il Direttore Amministrativo non ha diritto di voto. Faccio un esempio: la pianta organica del personale tecnico amministrativo commisurata in circa 1300 unità è stata stabilita (e poteva essere stabilita solamente) dal CdA. I trecento amministrativi assunti – come ho già spiegato – sono stati non assunti, ma stabilizzati – vale a dire è stato tramutato il loro contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato – in base ad una delibera del CdA. E questo vale per qualsiasi atto di governo. Punto.
    Quindi quando si va a cercare le responsabilità non c’è da cercare tanto lontano, vanno cercate in aula consiliare, sia quando ci si riunisce il senato, sia quando ci si riunisce il Consiglio di Amministrazione.

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