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	<title>Commenti a: Università italiana e francese: sorprendenti analogie anche nei progetti di riforma</title>
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	<description>Per una nuova Università a Siena e non solo</description>
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		<title>Di: paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 22:45:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;strong&gt;Autonomia?&lt;/strong&gt; Si è inaugurato, con Mancini e tutto il Gotha miliardario del Comune e della Banca, il restauro dei Rinnovati. Io che avevo prodotto la nota storica sul &lt;em&gt;foyer&lt;/em&gt;, naturalmente... sono stato invitato!
Un Bardo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Autonomia?</strong> Si è inaugurato, con Mancini e tutto il Gotha miliardario del Comune e della Banca, il restauro dei Rinnovati. Io che avevo prodotto la nota storica sul <em>foyer</em>, naturalmente&#8230; sono stato invitato!<br />
Un Bardo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Favi di Montarrenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Favi di Montarrenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 20:29:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#039;autonomia è una cosa importantissima. Un esempio fulgido è quello dell&#039;Università di Siena che è stata capace di utilizzarla per produrre un debito da 250 milioni di euro, ditemi voi se non è stata usata bene. E difficilmente produrrà le manette auspicate (sacrosantamente) da Outis, il quale - per ragioni che mi sfuggono - utilizza un linguaggio ed un modo di trattare gli argomenti assai simili a quelli dell&#039;attuale Direttore Amministrativo.
Va detto che sulla scorta di quanto pubblicato da Giovanni di recente, mi sono letto tutto d&#039;un fiato il libro di Raffaele Ascheri: se tutto quello che c&#039;è scritto è vero (e non c&#039;è motivo di dubitarne, anche solo per la nutritissima documentazione) si può tranquillamente affermare che anche certi enti locali hanno fatto un meraviglioso uso dell&#039;autonomia quasi pari in eccellenza a quello dell&#039;Università.
Un sarcastico Favi di Montarrenti]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autonomia è una cosa importantissima. Un esempio fulgido è quello dell&#8217;Università di Siena che è stata capace di utilizzarla per produrre un debito da 250 milioni di euro, ditemi voi se non è stata usata bene. E difficilmente produrrà le manette auspicate (sacrosantamente) da Outis, il quale &#8211; per ragioni che mi sfuggono &#8211; utilizza un linguaggio ed un modo di trattare gli argomenti assai simili a quelli dell&#8217;attuale Direttore Amministrativo.<br />
Va detto che sulla scorta di quanto pubblicato da Giovanni di recente, mi sono letto tutto d&#8217;un fiato il libro di Raffaele Ascheri: se tutto quello che c&#8217;è scritto è vero (e non c&#8217;è motivo di dubitarne, anche solo per la nutritissima documentazione) si può tranquillamente affermare che anche certi enti locali hanno fatto un meraviglioso uso dell&#8217;autonomia quasi pari in eccellenza a quello dell&#8217;Università.<br />
Un sarcastico Favi di Montarrenti</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: stavrogin</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2247</link>
		<dc:creator><![CDATA[stavrogin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 12:50:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;em&gt;«L’autonomia è stata data, usata al modo in cui tutti hanno potuto vedere, poi sono arrivate le griglie, le tabelle, i format e forse per qualcuno arriveranno anche le manette. Forse.»&lt;/em&gt; outis
----------------------
Sicuramente, almeno per loro fortunati, arriverà la pensione, come d&#039;altronde sempre è arrivato lo stipendio.

P.S. Ricevo e trasmetto questo interessante articolo:
http://1.bp.blogspot.com/_jz86IFkuH_8/SiacA7b9-dI/AAAAAAAAACU/ABxUnOMnnXE/s1600-h/2009-06-03_corr+fior.jpg
Va detto comunque che con i nuovi ordinamenti (e le casse vuote) il ruolo dei contratti viene fortemente ridimensionato; ma quello che andrebbe del tutto cancellato come vergogna nazionale, sono &lt;strong&gt;le attuali&lt;/strong&gt; tipologie di contratto e magari sostituite con qualcosa di meno farsesco. Purtroppo in questa particolare congiuntura vengono &quot;ridimensionati&quot; anche molti disgraziati che dopo anni di lavoro si vedono pagati con un calcio nel didietro e questa sarebbe tutta la &quot;valutazione&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><em>«L’autonomia è stata data, usata al modo in cui tutti hanno potuto vedere, poi sono arrivate le griglie, le tabelle, i format e forse per qualcuno arriveranno anche le manette. Forse.»</em> outis<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Sicuramente, almeno per loro fortunati, arriverà la pensione, come d&#8217;altronde sempre è arrivato lo stipendio.</p>
<p>P.S. Ricevo e trasmetto questo interessante articolo:<br />
<a href="http://1.bp.blogspot.com/_jz86IFkuH_8/SiacA7b9-dI/AAAAAAAAACU/ABxUnOMnnXE/s1600-h/2009-06-03_corr+fior.jpg" rel="nofollow">http://1.bp.blogspot.com/_jz86IFkuH_8/SiacA7b9-dI/AAAAAAAAACU/ABxUnOMnnXE/s1600-h/2009-06-03_corr+fior.jpg</a><br />
Va detto comunque che con i nuovi ordinamenti (e le casse vuote) il ruolo dei contratti viene fortemente ridimensionato; ma quello che andrebbe del tutto cancellato come vergogna nazionale, sono <strong>le attuali</strong> tipologie di contratto e magari sostituite con qualcosa di meno farsesco. Purtroppo in questa particolare congiuntura vengono &#8220;ridimensionati&#8221; anche molti disgraziati che dopo anni di lavoro si vedono pagati con un calcio nel didietro e questa sarebbe tutta la &#8220;valutazione&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: outis</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2246</link>
		<dc:creator><![CDATA[outis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 15:24:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#039;autonomia è stata data, usata al modo in cui tutti hanno potuto vedere, poi sono arrivate le griglie, le tabelle, i format e forse per qualcuno arriveranno anche le manette. Forse.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autonomia è stata data, usata al modo in cui tutti hanno potuto vedere, poi sono arrivate le griglie, le tabelle, i format e forse per qualcuno arriveranno anche le manette. Forse.</p>
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		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2245</link>
		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 11:32:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Approvo al 100 per 100 quel che dice l&#039;amico sig. Stavrogin! Si tratta proprio di dire pane al pane ecc.. Ho trovato un sindacalista e mi ha detto che il governo ora fa quel che vuole perché non ha opposizione (farlo cadere sui gossip, il Berlusca, è utopia risibile). Hai mai sentito qualcosa - mi ha detto - sulla riforma universitaria, meglio controriforma - che vuol fare Calderoli, quello delle &quot;porcate&quot; legislative...!!?? Pare che ormai si potrà laureare solo chi ha quattrini. Pòra Italy!
Bardus]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Approvo al 100 per 100 quel che dice l&#8217;amico sig. Stavrogin! Si tratta proprio di dire pane al pane ecc.. Ho trovato un sindacalista e mi ha detto che il governo ora fa quel che vuole perché non ha opposizione (farlo cadere sui gossip, il Berlusca, è utopia risibile). Hai mai sentito qualcosa &#8211; mi ha detto &#8211; sulla riforma universitaria, meglio controriforma &#8211; che vuol fare Calderoli, quello delle &#8220;porcate&#8221; legislative&#8230;!!?? Pare che ormai si potrà laureare solo chi ha quattrini. Pòra Italy!<br />
Bardus</p>
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	<item>
		<title>Di: stavrogin</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2244</link>
		<dc:creator><![CDATA[stavrogin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 11:02:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;em&gt;«... l’università non ha subito la violenza legislativa della scuola superiore, che si è trovata immersa nei più svariati consigli, piani, debiti e crediti e altre amenità, senza che gli operatori avessero neanche la possibilità di alzare la voce, ma ha fatto tutto da sé.»&lt;/em&gt; Outis
.................
Ahimè, quanto a tasso di vacua ed insensata burocrazia, oramai l&#039;università ha raggiunto e superato la scuola media, al punto che mi domando che senso abbia seguitare a parlare di &quot;autonomia&quot; (da che? Di fare che cosa?): si è innescata una gara al ribasso in cui le liturgie burocratiche, il rigore dogmatico delle griglie, delle tabelle, dei crediti, dei &lt;em&gt;&quot;format&quot;&lt;/em&gt;, assieme ai perentori e pressoché quotidiani telegrafici dispacci di questa o quella autorità che ne fornisce la aggiornata esegesi, esorcizzano il vuoto di contenuto e di obiettivi.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><em>«&#8230; l’università non ha subito la violenza legislativa della scuola superiore, che si è trovata immersa nei più svariati consigli, piani, debiti e crediti e altre amenità, senza che gli operatori avessero neanche la possibilità di alzare la voce, ma ha fatto tutto da sé.»</em> Outis<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<br />
Ahimè, quanto a tasso di vacua ed insensata burocrazia, oramai l&#8217;università ha raggiunto e superato la scuola media, al punto che mi domando che senso abbia seguitare a parlare di &#8220;autonomia&#8221; (da che? Di fare che cosa?): si è innescata una gara al ribasso in cui le liturgie burocratiche, il rigore dogmatico delle griglie, delle tabelle, dei crediti, dei <em>&#8220;format&#8221;</em>, assieme ai perentori e pressoché quotidiani telegrafici dispacci di questa o quella autorità che ne fornisce la aggiornata esegesi, esorcizzano il vuoto di contenuto e di obiettivi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2243</link>
		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2009 13:40:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#039;amarezza di outis è condivisibile. Un Paese che ha tale università è in condizioni disperate. Da parte della &quot;Banda&quot; non un solo &lt;em&gt;mea culpa&lt;/em&gt;! È inaudito; e pensare che certi baroni passavano pure da democratici e persone intelligenti. Ahimé, ci avete solennemente ingannato. Pensavamo di dare &quot;lustro&quot; a noi stessi e al Paese, con la via della cultura ad ampio raggio, della ricerca... Non si tratta utopicamete di tornare alle libere università medievali né a quelle della Grecia antica ove i peripatetici e i medici erano totalmente al servizio della Polis e dei discenti in un libero giuoco dialogico. Ma morire di aziendalismo il colmo!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;amarezza di outis è condivisibile. Un Paese che ha tale università è in condizioni disperate. Da parte della &#8220;Banda&#8221; non un solo <em>mea culpa</em>! È inaudito; e pensare che certi baroni passavano pure da democratici e persone intelligenti. Ahimé, ci avete solennemente ingannato. Pensavamo di dare &#8220;lustro&#8221; a noi stessi e al Paese, con la via della cultura ad ampio raggio, della ricerca&#8230; Non si tratta utopicamete di tornare alle libere università medievali né a quelle della Grecia antica ove i peripatetici e i medici erano totalmente al servizio della Polis e dei discenti in un libero giuoco dialogico. Ma morire di aziendalismo il colmo!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: outis</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2242</link>
		<dc:creator><![CDATA[outis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2009 07:51:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto vero e condivisibile, ma l&#039;università deve recitare il &lt;em&gt;mea culpa&lt;/em&gt; e battersi il petto, magari con un mattone: non è stata la burocrazia ad aprire università sul monte Capanne e succursali a Montorsaio, a inventare discipline assurde, a imbarcare cani e porci, a mangiarsi il vitello in corpo alla vacca, l&#039;università non ha subito la violenza legislativa della scuola superiore, che si è trovata immersa nei più svariati consigli, piani, debiti e crediti e altre amenità, senza che gli operatori avessero neanche la possibilità di alzare la voce, ma ha fatto tutto da sé. Ora ne paga le conseguenze, in parte ingiuste e foriere di altri, diversi danni, ma chi è cagion del suo mal, pianga se stesso.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto vero e condivisibile, ma l&#8217;università deve recitare il <em>mea culpa</em> e battersi il petto, magari con un mattone: non è stata la burocrazia ad aprire università sul monte Capanne e succursali a Montorsaio, a inventare discipline assurde, a imbarcare cani e porci, a mangiarsi il vitello in corpo alla vacca, l&#8217;università non ha subito la violenza legislativa della scuola superiore, che si è trovata immersa nei più svariati consigli, piani, debiti e crediti e altre amenità, senza che gli operatori avessero neanche la possibilità di alzare la voce, ma ha fatto tutto da sé. Ora ne paga le conseguenze, in parte ingiuste e foriere di altri, diversi danni, ma chi è cagion del suo mal, pianga se stesso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Michele Maggi</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2009/05/30/universita-italiana-e-francese-sorprendenti-analogie-anche-nei-progetti-di-riforma/#comment-2241</link>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Maggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2009 21:41:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari Colleghi,
l&#039;articolo di Cesare Segre è da condividere in pieno. Finalmente una voce chiara e forte a contrastare un indirizzo degenerativo che sta portando alla distruzione della funzione propria dell&#039;università. Purtroppo si tratta di un indirizzo perseguito da tempo, a fermare il quale non sono valsi argomenti ragionati e richiami autorevoli. Vengono anche da ciò le sensazioni di sfiducia e di rassegnazione. Tanto più che a rafforzare le spinte distruttive un contributo arriva dall&#039;interno stesso della nostra istituzione. Lo mostra il ricevimento che trovano nella Conferenza dei rettori i luoghi comuni che hanno ritmato l&#039;iniziativa dei legislatori dell&#039;ultimo decennio, dalla fissazione punitiva di un astratto tempo di lavoro (quando passo una domenica a correggere tesi di laurea, sarà considerato lavoro straordinario? E come sarà quantificato il tempo che dedico allo studio, per rispetto di me stesso e per evitare di trasmettere agli studenti vacuità ripetitive?) alla “valutazione” affidata a entità e meccanismi di misurazione estrinseci. Il tutto, naturalmente, come si dice, per rispondere all&#039;opinione pubblica, cioè a campagne denigratorie indifferenziate alle quali quegli stessi vertici universitari non hanno saputo reagire. Per quello che mi riguarda, già più di dieci anni fa, quando il percorso legislativo inaugurato dall&#039;allora ministro dell&#039;università e della ricerca era ancora al suo avvio, intervenni come potevo, in Consiglio di Facoltà, in liste di discussione tra universitari, sottoscrivendo appelli, per denunciare i pericoli che mi parvero subito evidenti: qualche collega, ricordo, pur condividendo alcune preoccupazioni, ritenne le mie previsioni troppo pessimistiche. Concludevo così l&#039;esame critico del documento di un gruppo di lavoro ministeriale che preparò l&#039;imminente riforma: &lt;em&gt;«Surrettiziamente, attraverso un discorso sulla riorganizzazione della didattica e delle valutazioni relative, si prefigura una trasformazione radicale della figura del docente universitario, privato della propria identità e specificità di insegnamento e reso “flessibile”, cioè taillable et corveable à merci. In nome della “mobilità delle risorse umane” si prepara una destituzione di ruolo dei docenti, la cui funzione viene a configurarsi tendenzialmente svincolata dalle competenze e dalla ricerca. È un percorso che ha visto cooperare, quasi in una strategia di umiliazione dei professori, additati di recente al ludibrio di un&#039;opinione pubblica ignara e così avvertiti di essere più remissivi, anche alte cariche istituzionali: ciò, senza che nessuna organizzazione rappresentativa e nessuna autorità accademica abbia sentito il bisogno di rispondere. La conseguenza verrà ad essere la riduzione dell&#039;università da istituto per lo sviluppo e la trasmissione dei saperi a appendice generica, frantumata e pletorica (più pletorica di quanto già oggi non sia) di una generica e dequalificata scuola superiore.
Gli aspetti degenerativi già in atto, nonché essere contrastati, troveranno finalmente la loro piena legittimazione, il riconoscimento ufficiale. Anzi saranno indicati come momenti di necessaria adeguazione e modernizzazione, con il conforto delle teorizzazioni pseudomanageriali e, possibilmente, col consenso rassegnato di quel mondo universitario che si intende riplasmare a proprio comodo. Tutto questo si vuol farlo passare per riforma. Lo creda chi vuole, e chi è ben disposto. Noi vogliamo sperare che vi siano ancora forze che non stanno a questo giuoco»&lt;/em&gt; (tutto questo, nell&#039;autunno del 1997: l&#039;articolo apparve, col titolo, redazionale, La controriforma dell&#039;Università, sulla rivista &quot;Critica liberale&quot; del gennaio 1998).
Le voci che non stavano a questo giuoco non mancarono. Ricordo sul &quot;Corriere della sera&quot; del 25-11-1999, l&#039;articolo di Angelo Panebianco, &lt;em&gt;Una riforma che toglie l&#039;autonomia&lt;/em&gt;. Se l&#039;Università perde la ricerca, contro il decreto legge sullo stato giuridico dei professori universitari predisposto dal successivo ministro; l&#039;appello, promosso congiuntamente da Panebianco e Luciano Canfora all&#039;entrata in vigore della nuova normativa degli studi universitari, pubblicato sullo stesso giornale il 6-3-2001 col titolo &lt;em&gt;Riformiamo la riforma&lt;/em&gt; (appello cui aderii); fino al polemico addio di Claudio Magris a una università che &quot;tra quote, crediti e riunioni muore di aziendalismo&quot; come recitava il sottotitolo di un suo articolo sul &quot;Corriere&quot; del 16-3-2004; e interventi, articoli, libri recenti. Ma sono rimaste, a giudicare dai risultati, voci senza efficacia sui decisori politici, quali che fossero, e sui loro consulenti burocratico-pedagogici; e sono sembrate voci isolate, in un coro, se non di consenso, di condiscendenza o passività. Da tale passività è possibile scuotersi in extremis? Questa la domanda, e l&#039;invito, che mi pare venga dagli ultimi interventi. Anche semplici testimonianze possono servire, per il bene dell&#039;istituzione o almeno, che anche questo importa, per difendere la propria dignità.
&lt;strong&gt;Michele Maggi&lt;/strong&gt;
Professore ordinario di &lt;em&gt;Storia della filosofia politica&lt;/em&gt;, Università di Firenze]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari Colleghi,<br />
l&#8217;articolo di Cesare Segre è da condividere in pieno. Finalmente una voce chiara e forte a contrastare un indirizzo degenerativo che sta portando alla distruzione della funzione propria dell&#8217;università. Purtroppo si tratta di un indirizzo perseguito da tempo, a fermare il quale non sono valsi argomenti ragionati e richiami autorevoli. Vengono anche da ciò le sensazioni di sfiducia e di rassegnazione. Tanto più che a rafforzare le spinte distruttive un contributo arriva dall&#8217;interno stesso della nostra istituzione. Lo mostra il ricevimento che trovano nella Conferenza dei rettori i luoghi comuni che hanno ritmato l&#8217;iniziativa dei legislatori dell&#8217;ultimo decennio, dalla fissazione punitiva di un astratto tempo di lavoro (quando passo una domenica a correggere tesi di laurea, sarà considerato lavoro straordinario? E come sarà quantificato il tempo che dedico allo studio, per rispetto di me stesso e per evitare di trasmettere agli studenti vacuità ripetitive?) alla “valutazione” affidata a entità e meccanismi di misurazione estrinseci. Il tutto, naturalmente, come si dice, per rispondere all&#8217;opinione pubblica, cioè a campagne denigratorie indifferenziate alle quali quegli stessi vertici universitari non hanno saputo reagire. Per quello che mi riguarda, già più di dieci anni fa, quando il percorso legislativo inaugurato dall&#8217;allora ministro dell&#8217;università e della ricerca era ancora al suo avvio, intervenni come potevo, in Consiglio di Facoltà, in liste di discussione tra universitari, sottoscrivendo appelli, per denunciare i pericoli che mi parvero subito evidenti: qualche collega, ricordo, pur condividendo alcune preoccupazioni, ritenne le mie previsioni troppo pessimistiche. Concludevo così l&#8217;esame critico del documento di un gruppo di lavoro ministeriale che preparò l&#8217;imminente riforma: <em>«Surrettiziamente, attraverso un discorso sulla riorganizzazione della didattica e delle valutazioni relative, si prefigura una trasformazione radicale della figura del docente universitario, privato della propria identità e specificità di insegnamento e reso “flessibile”, cioè taillable et corveable à merci. In nome della “mobilità delle risorse umane” si prepara una destituzione di ruolo dei docenti, la cui funzione viene a configurarsi tendenzialmente svincolata dalle competenze e dalla ricerca. È un percorso che ha visto cooperare, quasi in una strategia di umiliazione dei professori, additati di recente al ludibrio di un&#8217;opinione pubblica ignara e così avvertiti di essere più remissivi, anche alte cariche istituzionali: ciò, senza che nessuna organizzazione rappresentativa e nessuna autorità accademica abbia sentito il bisogno di rispondere. La conseguenza verrà ad essere la riduzione dell&#8217;università da istituto per lo sviluppo e la trasmissione dei saperi a appendice generica, frantumata e pletorica (più pletorica di quanto già oggi non sia) di una generica e dequalificata scuola superiore.<br />
Gli aspetti degenerativi già in atto, nonché essere contrastati, troveranno finalmente la loro piena legittimazione, il riconoscimento ufficiale. Anzi saranno indicati come momenti di necessaria adeguazione e modernizzazione, con il conforto delle teorizzazioni pseudomanageriali e, possibilmente, col consenso rassegnato di quel mondo universitario che si intende riplasmare a proprio comodo. Tutto questo si vuol farlo passare per riforma. Lo creda chi vuole, e chi è ben disposto. Noi vogliamo sperare che vi siano ancora forze che non stanno a questo giuoco»</em> (tutto questo, nell&#8217;autunno del 1997: l&#8217;articolo apparve, col titolo, redazionale, La controriforma dell&#8217;Università, sulla rivista &#8220;Critica liberale&#8221; del gennaio 1998).<br />
Le voci che non stavano a questo giuoco non mancarono. Ricordo sul &#8220;Corriere della sera&#8221; del 25-11-1999, l&#8217;articolo di Angelo Panebianco, <em>Una riforma che toglie l&#8217;autonomia</em>. Se l&#8217;Università perde la ricerca, contro il decreto legge sullo stato giuridico dei professori universitari predisposto dal successivo ministro; l&#8217;appello, promosso congiuntamente da Panebianco e Luciano Canfora all&#8217;entrata in vigore della nuova normativa degli studi universitari, pubblicato sullo stesso giornale il 6-3-2001 col titolo <em>Riformiamo la riforma</em> (appello cui aderii); fino al polemico addio di Claudio Magris a una università che &#8220;tra quote, crediti e riunioni muore di aziendalismo&#8221; come recitava il sottotitolo di un suo articolo sul &#8220;Corriere&#8221; del 16-3-2004; e interventi, articoli, libri recenti. Ma sono rimaste, a giudicare dai risultati, voci senza efficacia sui decisori politici, quali che fossero, e sui loro consulenti burocratico-pedagogici; e sono sembrate voci isolate, in un coro, se non di consenso, di condiscendenza o passività. Da tale passività è possibile scuotersi in extremis? Questa la domanda, e l&#8217;invito, che mi pare venga dagli ultimi interventi. Anche semplici testimonianze possono servire, per il bene dell&#8217;istituzione o almeno, che anche questo importa, per difendere la propria dignità.<br />
<strong>Michele Maggi</strong><br />
Professore ordinario di <em>Storia della filosofia politica</em>, Università di Firenze</p>
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