Siena è così

Cosimo Loré. Siena è così: tutti hanno un posto o almeno un parente con un posto in banca o all’università. Anche chi non ce l’ha pensa come gli altri che “tanto gli stipendi non li tolgono” e che l’antico ateneo resterà aperto per sempre! Se poi si affronta l’argomento non si trova un interlocutore, neanche a pagarlo, che vada oltre la sferzante battuta od il sapiente aforisma. Poco gradito il tema delle responsabilità individuali, tanto che sorge il sospetto che tale indulgenza non sia ascrivibile solo al timore d’esporsi, tipico degli abitanti d’un piccolo centro, e al proficuo favore che ogni “cittadino” si cerca fra i “potenti”, ma anche a ben più diretti e concreti coinvolgimenti nella malagestione della cosa pubblica e nella malversazione del pubblico denaro. C’è poi una fretta di fondo che scandisce la vita di lorsignori, impegnati “ventre a terra” nella ricerca di un parcheggio per la propria auto o di un soleggiato punto mare per il piacere corporale. Ricerche – per la carità – tutte tranquillamente rubricabili come socialmente “normali” e normativamente “legali”… La “mano di coppale” arriva poi dal Palio, che rappresenta l’elemento di omologazione ed esaltazione della realtà senese, evento vero e vivo (forse l’unico) di una città e di un popolo che nella “Corsa” e nella “Contrada” si ritrovano e si riconoscono come identità civile e tradizione storica. Senza accorgersi che – paradossalmente – proprio la grande “Festa” li ha estraniati pericolosamente dalla inarrestabile vicenda civile e sociale e li ha posti in un irreale limbo di irresponsabilità morale, amministrativa, penale! Nel mito e nel rito splendido ma illusorio della piccola-grande Città-Madre e del ricco “babbo Monte” i Senesi hanno attraversato la Storia presente rivolti verso un passato conservato solo nelle sacre icone quanto a gloria e nel Monte dei Paschi per la più prosaica quotidiana contabilità. Sono poi arrivati i politici e gli amministratori di ultima generazione, spesso stranieri senza scrupoli, che si sono subdolamente insinuati nelle stanze dei palazzi (e dei bottoni) e con aria altera, volta a rassicurare e sottomettere, hanno prima preso possesso di conti e borse, poi iniziato un orgiastico saccheggio, con tanto di nani e ballerine e (taluno sussurra) perfino di eleganti sniffate, il tutto senza volgarità verbali né oscenità omicidiarie, salvo – forse – qualche inevitabile eccezione coperta da una “intelligence” locale a prova di bomba… ivi compresa quella delle menti elette, con relative penne, degli uomini della cultura (anch’essi come il volgo rivolti sempre e solo ai passati fasti, eccezion fatta per il miracolo “Ascheri junior”), dell’accademia e del giornalismo, che a Siena si ispirano al molto meridionale metodo di “farsi i fatti propri per campare a lungo”! 
Se questo è il quadro nessuna sorpresa per la profondità della voragine e la vaghezza e lentezza dell’indagine istituzionale e giudiziaria in corso.

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14 Risposte

  1. Eccellente disanima prof Loré. Il fanatismo dei senesi, oltre al Palio, va al Monte dei Paschi. Per le pupe senesi il manichino impiegatuccio mps è il nec plus ultra.
    «Delenda Carthago!» (Cicero)
    Bardo

  2. …Ed occorre vedere Siena com’è, senza infingimento alcuno. Al di là d’ogni retorica, dico, a cui ci ha abituato il “Potere” e coloro che gaudono nelle stanze della servitù: sempre eguale a se stesso è il servitorame, il birro, il notabile lustrato, impomatato, genuflesso all’Iddio di turno. Vi era una tipa, all’Archivio di Stato, buona diavola per così dire, che si era fatta di me una “imago” a suo uso e consumo, mi aveva adattato alle sue fantasticherie: e quindi mi vedeva sempre inquieto, e pensava addirittura ch’io tenessi occhiali dalle scure lenti per “nascondere lo sguardo”. E io a manifestare l’ordinanza dell’ottico, ecc. ecc. Noi non bisogna fare come questa buona diavola: non mettiamoci – per non escir di metafora – le lenti affumicate o multicolorate per vedere lo stato di Siena: so che il Lorè, studioso e faticatore, ha dato impietoso ritratto di Siena: al più si cuccherà gli strali della “intelligentsia”, la stessa che appannava l’Archivio di Stato e a cui dedicai persino una poesia in una raccolta pubblicata a Roma: le nostre polverose “anime morte”…
    Ma altrove sta la vita, e financo la grande battaglia: solo che le bagattelle localistiche sono rimpinguate da miliardi che finiscono nelle capaci tasche degli oligarchi, molti dei quali son pescecani usciti da Viale Curtatone-ex comunisti come il sempre ridanciano avv. Mussari, ex Fgci (quello che aveva il “cielo in una stanza” nei Pispini).
    E a coloro che eran schiavi delle ricchezze urlava la santa dell’Oca – non sorridere “Amerikano” docente solo negli Usa!- «O fradiciume del mondo!» (“Dialogo della divina Provvidenza”). Ma correva l’anno… era la media aetas!
    Il Bardo

  3. La città ideale in Santa Caterina da Siena, op. cit.:
    «L’ornamento di questa città è la pietà e la misericordia, perché ne è stato cacciato fuori il tiranno della ricchezza, uso alla crudeltà. Ivi è benevolenza con tutti i cittadini, ossia vive la dilezione del prossimo.»

  4. Bardo, io non so da dove provieni. Ora non sputerei più del giusto nel piatto dove con ogni probabilità stai mangiando. Il senese medio – anche la generalizzazione mi sta sulle balle – sarà anche come dici, ma avrà anche dei pregi o no? Stiamo distruggendo – questo è vero – quello che abbiamo costruito… ma in molti altri contesti la ricchezza che c’è qui non c’è…

  5. Cal, non dobbiamo guardare solo a noi, ma all’interesse collettivo e del popolo. Io addito solo al pubblico disprezzo gli oligarchi e il servitorame che hanno denari a palate non meritati. Ripeto: non meritati. Il senese medio avrà anche dei pregi: si, come ogni uomo e, volendo, come anche la bestia puzzola. Io denuncio la mediocrità che è forma mentis e include il “ludens” e il “labor” ecc. Certo, mica solo sono i senesi ad esser “mediocri” e conformisti-provinciali: mai detto questo.
    Ti assicuro poi che io mangio nel piatto che ho conquistato con anni e anni di ricerca, di lavori più svariati ecc. Spero tu possa dire lo stesso.

    P. S. Per tua notizia io son nato nel luogo più vecchio di Siena. Le mie critiche al “senese medio” son le stesse, pari pari, di quelle dello scrittore Tozzi, un “lucido reazionario” ex socialista rivoluzionario. Ma grande e realista. Se bruci me bruci anche lui… e a Siena restan solo i santi e i barzanti.

    II. P. S. ”Senese medio” che a te, Cal, sta “sulle balle”, non è una generalizzazione ma un concetto. Concetto estrapolato da una realtà de facto. Generalizzazione sarebbe se io avessi detto “la gente”, “i contradaioli”, “l’italiano”, “il toscano”… Senese medio=dis/valori della senesità intesa come loci communes, e questo in primis. Come saprai il luogo comune tanto rassicurante quasi mai corrisponde alla effettualità in quanto scorciatoia paralogica-sofistica. Tinge di rosa la realtà o la imbratta in nerofumo. Antidialettica. Okay Cal?!

    Addenda. La ricchezza, poi. Qui ha ragione Aurigi, ex direttore Mps: è quella “accumulata” dai nonni e dai padri, non certo da quelli dell’era oligarchica! Ricchezza che, poi, non era certo diffusa e spalmata a profluvio su tutto e tutti! E spero che quel “stiamo distruggendo” sia una ‘generalizzazione’ in senso sarcastico-realistico e non un lapsus di autoaccusa e autocolpevolezza (qui sto scherzando, ovviamente).

  6. Paolo, io non mangio nel piatto che mi sto costruendo con fatica e dedizione perché ho scoperto che il piatto se lo sono fregato. E non ci mangerò credo mai. Come me molti altri. Non per lamentarmi – che sarebbe poi il mio secondo sport preferito – ma c’è una generazione di persone a cui appartengo che ad unisi ha dato proporzionalmente molto e ricevuto poco. Troppo poco. L’anno accademico prossimo farò beneficenza ad unisi, insegnerò gratis. Perchè a questa istituzione io tengo, ed anche a questa città dove sono nato. Sono un romantico utopista lo ammetto. Ma non so quanto sia una colpa.
    Io credo nella responsabilità individuale ma anche in quella diffusa; chiunque ha avuto parte e voce nei processi decisionali di questo ateneo si facesse un esamino di coscienza serio. Tutte le risorse sono state spese correttamente? Tutte le richieste di personale erano motivate? ecc. ecc. Ho la sensazione che ci siano più colpevoli di quelli che si può credere… Io dormo da questo punto di vista molto tranquillo.

  7. Cal anche a me han proposto una cattedra gratis e se la salute ci sarà io ci sarò. Concordo con quanto dici, ahimé!, e so che i colpevoli criminali forse mai pagheranno.
    Un saluto fraterno
    Bardus

  8. Nel chiedersi il perché del silenzio assordante sul futuro dell’ateneo, non basta appellarsi allo smarrimento che avrebbe colto tutti fino a raggelarne le corde vocali, ma conviene anche chiedersi quale sia la qualità di parte del corpo docente che qui opera e porsi preliminarmente un’altra domanda: cos’è diventata l’università di Siena? In misura allarmante stazione di cambio dei cavalli, sala d’aspetto e ricettacolo di personaggi che vengono qui in attesa di essere richiamati al più presto in sedi gradite (dunque non si danno pena nemmeno di disfare le valigie, né si tirano su le maniche per compiere alcuno sforzo); oppure deposito di assenteisti cronici che considerano l’ateneo senese come un mero elargitore di stipendi: non mi pare che resti molto delle “scuole” che pur hanno caratterizzato in passato questo ateneo. Molti non reputano necessario spendere una goccia di sudore per impiantare qualcosa che resti, per il prestigio di questa sede e a vantaggio dei provinciali che lo ospitano, ai quali basta concedere il divertimento circense di qualche bizzarro convegno e un po’ di clientelismo e ad uso delle camarille locali. La paventata regressione dell’università di Siena al rango di un “college” di provincia è pertanto già in atto da tempo e in questa fase i suddetti personaggi, mentre preparano magari le carte per la pensione delegando a stuoli di servitori senza alcun futuro le mansioni essenziali, scuotendo ipocritamente la testa ritengono che questo sia un destino ineluttabile: àpres moi, le déluge. Non poi è raro imbattersi in rappresentanti di entrambe le categorie che adesso irridono alla goffaggine di questi indigeni che hanno creato un siffatto disastro finanziario: indigeni che per la loro insipienza (“v’è gente vana….”) si meriterebbero anche di peggio.

  9. P.S. È vero ciò che si dice con sempre maggiore insistenza, ossia che sta per arrivare un’altra tegola, con la nuova riforma della Gelmini (che riforma la riforma…. dell’anno scorso), a causa della quale toccherà ri-sbaraccare buona parte dei corsi di laurea nuovi che partono questo Ottobre? Guardate che secondo me questo è il colpo di grazia definitivo: ci dicessero cosa deve fare la gente senza futuro che studia e lavora in quest’ateneo. Una riforma all’anno che sbaracca quella dell’anno precedente costituisce un assassinio premeditato del sistema universitario.

  10. La riforma costringerà a tagliare ancora corsi ma consentirebbe di mandare a prepensionare qualche docente. Il problema è che i conti sono stati fatti con 160 milioni di mutuo e invece sono arrivati 110 milioni di anticipazioni su vendite di immobili – che non è esattamente la stessa cosa…
    La gente che studia e lavora in ateneo se non ha il contratto a tempo indeterminato farebbe bene a guardarsi intorno per un impiego alternativo… io lo sto facendo…

    @stavrogin al governo dell’università importa poco e questo è palese, così come il fatto che chi conta non è la gelmina ma il tremonti.

  11. Il piano MPS non risulta ancora approvato da Roma o qualcuno ha notizie diverse? Io sono uno di quelli che si guardano intorno e non me ne vergogno: perché non dovrei farlo, visto che a nessuno importa di che succede salvo ai quattro gatti che animano questo blog?
    Non so se avete notato la concomitanza: il Corriere della Sera, sempre più attento a Siena (intervista al Cenni contro le liste civiche, intervista al Mussari sulle meraviglie del ‘sistema Siena’ – dimenticando l’Oxford locale…) è anche il maggiore propagandista della nuova università telematica che si appoggia a… Cepu! Nell’indifferenza assoluta degli universitari pubblici (sindacalizzati compresi!) Cepu prima ha reso esami e lauree ‘accessibili’ e ora bypassa gli atenei pubblici con assunzione diretta della formazione.
    Interessante anche che in questa frana del personale accademico nessuno (sindacati compresi, ovviamente) abbia pensato che il crollo dei corsi si poteva almeno in parte evitare ricorrendo a mezzi telematici, lezioni registrate ecc.
    L’Università pubblica si è suicidata negli ultimi anni. Non ha avuto bisogno di taglio ai finanziamenti. La Gelmini sta solo dando l’estrema unzione.
    Due più due, cari colleghi!
    Archie

  12. Cenni: «Siena come capitale europea della cultura»

    ah, ah, ah… veramente comico (ancora della serie «v’è gente vana come la sanese?»): certo uno può sempre tirar fuori l’argenteria (il Duomo, la Piazza, Simone, Duccio…), ma qui – qualora non ve ne siate accorti – l’università viene smantellata giorno dopo giorno, il dibattito culturale è inesistente, i cinema diventano centri commerciali, i teatri languono in soporiferi spettacoli di routine di compagnie di giro e per undici mesi all’anno le attività musicali (tranne un inebriante mese estivo di Chigiana e di Jazz, con un’appendice settembrina di genere più pop) non è che siano così frenetiche, vivaci e particolarmente seguite dalla popolazione. Lo stesso universo studentesco pare appassionarsi di più a birre di vari colori e gradazioni e ai cheese-burger, che ad affari di martelletti e smorzatori. Le librerie fanno abbastanza pena e vengono sistematicamente rimpiazzate da vetrine luccicanti che espongono tacchi a spillo e chincaglierie alla moda; oramai i libri cedono sempre più il passo alle salcicce anche ai festival de L’Unità e vi sfido a trovare un qualsiasi disco delle etichette Naxos, Harmonia Mundi, Opus 111, Onyx, o forse semplicemente un’integrale decente dei Quartetti di Beethoven in uno degli (inesistenti) negozi di dischi: capitale europea della cultura?!?!?!?! L’anno prossimo la capitale europea della cultura sarà, credo, Istambul; per gli anni a venire ce la contendiamo con città come Marsiglia e Toulouse: non sarà il caso di fare qualche sforzino in più per affrontare questa competizione?

  13. Ma che ne sa il Cenni? Al massimo sarà arrivato a Colle in vita sua…
    Ma un rettore come il nostro quale università del mondo lo potrebbe sostenere? È impresentabile sotto tutti i punti di vista… si vuole fare i ganzi, gli europei, i migliori cantando “siena tu sei roma…”…

  14. E non solo specchio di Roma… ma 300.000 volte meglio come canta la gilda cittadina e i compagnoni: caro Cal, se non sei del giro, sei tagliato fuori e andare a volpi e barbagianni come il sottoscritto (meglio della “gente vana”, s’intende). Non gesti amicali, di cum-passio, di solidarietà se non a chiacchiere – e magari stando dalla parte dell’assassino, tra un belato e l’altro… ehm!…
    La cultura qua sta nelle zampe degli allestitori di mostre, esecutori di una “voluntas” politica, gente che nel rione, magari, si fa orinare in volto, per dirla coll’Albizzeschi…
    Una capitale del mondo-o della mondanità? – con gente lillipuziana… Si è mai visto?!? Ma che colpa abbiamo noi (di esser nati e vissuti a Siena)…
    C’è un peccato originale chiosava Capitan Fortini in quel di Lettere. No, l’Università provinciale è una birreria e la biblioteca pubblica solo i ciechi non san cos’è.
    Bardo
    …nel senso che non vedono realisticamente – i contenitori di “cultura”. Ma Siena-Disneyland continua a piacere a turisti amanti dei cinghiali imbalsamati e a cui han messo le lenti. E tocca pure cedere il passo a chi fa “snap”!!!
    …Gulp!

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