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	<title>Commenti a: Al &#8220;Dies Irae&#8221; sull&#8217;università di Siena i candidati a rettore intonano &#8220;una marcia in fa&#8221;</title>
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	<description>Per una nuova Università a Siena e non solo</description>
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		<title>Di: Il senso della misura &#187; Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3512</link>
		<dc:creator><![CDATA[Il senso della misura &#187; Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 14:20:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Rossi. Al “Dies Irae” sull’università di Siena i candidati a rettore intonano “una marcia in [...] ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Rossi. Al “Dies Irae” sull’università di Siena i candidati a rettore intonano “una marcia in [...] </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Archimede</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3511</link>
		<dc:creator><![CDATA[Archimede]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 13:24:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Arlecchino,
non abbiamo bisogno delle tue frettolose sbirciate fiorentine ai nostri giornali! Se vuoi, ai &quot;pericolanti&quot; puoi aggiungere Whirpool e Swissel. La provincia di Siena è quella che sta peggio di tutta la Toscana, nonostante i 1.800 (!) miliardi di lire (meglio usare vecchi parametri per capirci) che negli ultimi anni la Fondazione MPS ha spalmato in città, soprattutto, e in provincia!
Altroché Montecarlo: si potrebbe vivere senza tasse qui, ma in questo modo... non si alimenterebbe il clientelismo. Intanto Mussari è candidato all&#039;ABI: anello debole, il più condizionabile, non è un presidente perfetto per i vari Caltagirone? Azioni MPS vicine a 1, leggasi &lt;strong&gt;un&lt;/strong&gt; euro, cioè con perdita di oltre il dieci per cento dall&#039;inzio anno, che già era cominciato male. La presidenza premia il merito, all&#039;italiana.
Perché vi tedio con questi dettagli, prima che ce li dicano da Firenze? Perché ciò significa che non si sa a che artifizi dovrà ricorrere la Fondazione per ridare quattrini a Siena, Università compresa. Un intervento eccezionale, a partire da Pontignano, poteva farlo solo lei: ma se non becca utili dal MPS banca come farà? Aprile mese decisivo non solo per i nostri stipendi.
Finiamo con un tocco di ilarità pre-domenicale: il nuovo DA promette di far quadrare i conti a Pontignano (un milione di deficit annuo si dice, come ad Ampugnano: a Siena si viaggia così, abituati come si è allo spreco sinistroide, detto &quot;solidale&quot;) facendolo albergatore con la benedizione del sindaco di Castelnuovo. 
Senonché Pontignano l&#039;ha già fatto eccome, con i sindacati, ad esempio, o con l&#039;Ulivo l&#039;albergatore in tempi di vacche grasse congressuali. 
Ricordate i tempi eroici del Calabrese, quello del tetto d&#039;oro a San Galgano (si veda youtube ad hominem)? Ma ora, che c&#039;è una valanga di agriturismo che offrono prezzi stracciati dove vuole andare il generoso (e giovane, beato lui) DA? Meglio cercarsi un&#039;altra sede, come sto facendo io. Credetemi. 
Non sarà facile di questi tempi, ma un tentativo va fatto. E di corsa: nonostante gli anni!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Arlecchino,<br />
non abbiamo bisogno delle tue frettolose sbirciate fiorentine ai nostri giornali! Se vuoi, ai &#8220;pericolanti&#8221; puoi aggiungere Whirpool e Swissel. La provincia di Siena è quella che sta peggio di tutta la Toscana, nonostante i 1.800 (!) miliardi di lire (meglio usare vecchi parametri per capirci) che negli ultimi anni la Fondazione MPS ha spalmato in città, soprattutto, e in provincia!<br />
Altroché Montecarlo: si potrebbe vivere senza tasse qui, ma in questo modo&#8230; non si alimenterebbe il clientelismo. Intanto Mussari è candidato all&#8217;ABI: anello debole, il più condizionabile, non è un presidente perfetto per i vari Caltagirone? Azioni MPS vicine a 1, leggasi <strong>un</strong> euro, cioè con perdita di oltre il dieci per cento dall&#8217;inzio anno, che già era cominciato male. La presidenza premia il merito, all&#8217;italiana.<br />
Perché vi tedio con questi dettagli, prima che ce li dicano da Firenze? Perché ciò significa che non si sa a che artifizi dovrà ricorrere la Fondazione per ridare quattrini a Siena, Università compresa. Un intervento eccezionale, a partire da Pontignano, poteva farlo solo lei: ma se non becca utili dal MPS banca come farà? Aprile mese decisivo non solo per i nostri stipendi.<br />
Finiamo con un tocco di ilarità pre-domenicale: il nuovo DA promette di far quadrare i conti a Pontignano (un milione di deficit annuo si dice, come ad Ampugnano: a Siena si viaggia così, abituati come si è allo spreco sinistroide, detto &#8220;solidale&#8221;) facendolo albergatore con la benedizione del sindaco di Castelnuovo.<br />
Senonché Pontignano l&#8217;ha già fatto eccome, con i sindacati, ad esempio, o con l&#8217;Ulivo l&#8217;albergatore in tempi di vacche grasse congressuali.<br />
Ricordate i tempi eroici del Calabrese, quello del tetto d&#8217;oro a San Galgano (si veda youtube ad hominem)? Ma ora, che c&#8217;è una valanga di agriturismo che offrono prezzi stracciati dove vuole andare il generoso (e giovane, beato lui) DA? Meglio cercarsi un&#8217;altra sede, come sto facendo io. Credetemi.<br />
Non sarà facile di questi tempi, ma un tentativo va fatto. E di corsa: nonostante gli anni!</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Arlecchino</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3510</link>
		<dc:creator><![CDATA[Arlecchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 17:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voi discettate in modo serio del sesso degli angeli ma intanto c&#039;è eccome chi pensa alle cose serie terra terra. A Siena i giornali annunciavano aumenti per gli Amministratori della Fondazione! Mentre l&#039;Unversità si disfa dei suoi precari e la Novartis comincia a fare pulizia, in attesa di monetizzare i metri cubi che il Comune rosso gli consentirà di costruire con il famigerato nuovo Piano Regolatore, o come altrimenti si chiama tecnicamente. Il sindaco conferma che si farà lo stadio, che costa a oggi senza aver smosso una zolla di terra oltre 100 milioni. Già siamo stracolmi di nuove costruzioni vuote, così ci saranno anche tante gradinate. Per pattinarci sopra?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Voi discettate in modo serio del sesso degli angeli ma intanto c&#8217;è eccome chi pensa alle cose serie terra terra. A Siena i giornali annunciavano aumenti per gli Amministratori della Fondazione! Mentre l&#8217;Unversità si disfa dei suoi precari e la Novartis comincia a fare pulizia, in attesa di monetizzare i metri cubi che il Comune rosso gli consentirà di costruire con il famigerato nuovo Piano Regolatore, o come altrimenti si chiama tecnicamente. Il sindaco conferma che si farà lo stadio, che costa a oggi senza aver smosso una zolla di terra oltre 100 milioni. Già siamo stracolmi di nuove costruzioni vuote, così ci saranno anche tante gradinate. Per pattinarci sopra?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: outis</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3509</link>
		<dc:creator><![CDATA[outis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 23:43:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il &lt;em&gt;feu feu&lt;/em&gt;, o pianto greco che si voglia,non serve e non è mai servito a nulla; chiedersi che spettacolo avrà il campo di Waterloo, una volta perduta la battaglia, ha poco senso. Io chiedevo in primis, un po&#039; scherzando, un po&#039; sul serio, della natura dei 34 corsi deleti o accorpati, per sapere quanto dovessimo piangerci sopra, poco, tanto, o per niente. Cosa vuole il governo è chiarissimo, lo era il decreto Mussi, lo sarà il DDL o DM della Gelmini: mettere a dieta l&#039;Università italiana che, una volta lasciata libera al pascolo, ha mangiato troppo. E&#039; ovvio che le leggi in casi simili sono del taglione, né potrebbe essere diversamente, sarebbe impossibile distinguere il grano dal loglio, non si è mai fatto, né mai si farà. Probabile quindi, o almeno non impossibile, che il bue muschiato sopravviva ad un corso sulla fiammeggiante poesia di Arnaut Daniel. Il fatto è che non si doveva arrivare a tanto. Ora, senza andare a ricercare le responsabilità trascorse, ma anche senza frignare, chiediamoci cosa fa e cosa ha fatto l&#039;istituzione, l&#039;Università di Siena, per tentar di mettere qualche pezza alla situazione: ha disdetto inutili affitti? No. Ha chiuso manu militari le metastasi di Montorsaio, Sovicille, Ponticini e Prato della Contessa? No. Ha sbattuto fuori i responsabili patenti di alterazioni contabili? No. Sta lì, sospesa tra l&#039;aspettazione di una gragnuola di legnate o dell&#039;apparizione della Madonna di Czestochowa, mentre alcuni tramestano, nella beata speranza di cavarsela, come fino ad ora gli è riuscito, altri, come lo jurodyvij Nikolka, piangono sulle disgrazie della Russia, altri, infine, imperterriti, e anche perché non sanno fare altro, tengono corsi sull&#039;impatto sociale della rarefazione del bue muschiato. E il premio sperato, promesso a quei forti (quelli che hanno in mano lo scettro del comando), sarebbe, o delusi, rivolger le sorti di un&#039;istituzione allo sbando, mal gestita e senza iniziative? Sarà come a Gerico, o a Tessalonica e prima sarà, meglio sarà, soprattutto per quelli che verranno, scevri da colpe.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>feu feu</em>, o pianto greco che si voglia,non serve e non è mai servito a nulla; chiedersi che spettacolo avrà il campo di Waterloo, una volta perduta la battaglia, ha poco senso. Io chiedevo in primis, un po&#8217; scherzando, un po&#8217; sul serio, della natura dei 34 corsi deleti o accorpati, per sapere quanto dovessimo piangerci sopra, poco, tanto, o per niente. Cosa vuole il governo è chiarissimo, lo era il decreto Mussi, lo sarà il DDL o DM della Gelmini: mettere a dieta l&#8217;Università italiana che, una volta lasciata libera al pascolo, ha mangiato troppo. E&#8217; ovvio che le leggi in casi simili sono del taglione, né potrebbe essere diversamente, sarebbe impossibile distinguere il grano dal loglio, non si è mai fatto, né mai si farà. Probabile quindi, o almeno non impossibile, che il bue muschiato sopravviva ad un corso sulla fiammeggiante poesia di Arnaut Daniel. Il fatto è che non si doveva arrivare a tanto. Ora, senza andare a ricercare le responsabilità trascorse, ma anche senza frignare, chiediamoci cosa fa e cosa ha fatto l&#8217;istituzione, l&#8217;Università di Siena, per tentar di mettere qualche pezza alla situazione: ha disdetto inutili affitti? No. Ha chiuso manu militari le metastasi di Montorsaio, Sovicille, Ponticini e Prato della Contessa? No. Ha sbattuto fuori i responsabili patenti di alterazioni contabili? No. Sta lì, sospesa tra l&#8217;aspettazione di una gragnuola di legnate o dell&#8217;apparizione della Madonna di Czestochowa, mentre alcuni tramestano, nella beata speranza di cavarsela, come fino ad ora gli è riuscito, altri, come lo jurodyvij Nikolka, piangono sulle disgrazie della Russia, altri, infine, imperterriti, e anche perché non sanno fare altro, tengono corsi sull&#8217;impatto sociale della rarefazione del bue muschiato. E il premio sperato, promesso a quei forti (quelli che hanno in mano lo scettro del comando), sarebbe, o delusi, rivolger le sorti di un&#8217;istituzione allo sbando, mal gestita e senza iniziative? Sarà come a Gerico, o a Tessalonica e prima sarà, meglio sarà, soprattutto per quelli che verranno, scevri da colpe.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Favi di Montarrenti</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3508</link>
		<dc:creator><![CDATA[Favi di Montarrenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 23:23:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vediamo se, nella mia rozzezza, riesco a farmi capire anche io. Dunque: quando il Legislatore fa il proprio mestiere, cioè legifera, su proposta del potere esecutivo, su qualche materia lo fa perché vuole ottenere un certo risultato, indipendentemente dalla propria cialtroneria o bravura. Il risultato potenziale che vuole ottenere va a costituire quella che si chiama, in gergo tecnico, la &lt;em&gt;ratio legis&lt;/em&gt;. Nel caso che ci interessa, la c.d. riforma Mussi, la ratio legis è costituita &lt;strong&gt;proprio&lt;/strong&gt; da quello che Stavrogin, e con lui tanti altri, deprecano: ridurre il numero dei corsi laurea che, a parere suo (che ricordo far parte dello schieramento politico opposto a quello dell&#039;attuale Ministro Gelmini) erano proliferati oltre ogni limite ragionevole, andando ad includere anche quelli sull&#039;Impatto sociale della rarefazione del bue muschiato. Ergo Mussi si è fatto latore presso il Parlamento di una proposta di legge, poi approvata, la quale in primis ottenesse proprio questo risultato, cioè risparmiare quattrini &lt;strong&gt;tagliando&lt;/strong&gt; i corsi di laurea. Nell&#039;impossibilità, dato che nella nostra Costituzione ancora esiste un articolo 3 (nonché i seguenti fino al 24) che garantisce (o dovrebbe garantire) la parità di trattamento &lt;em&gt;erga omnes&lt;/em&gt;, di indicare anche nominatim i corsi di laurea anche palesemente inutili (tipo quelli sul bue muschiato), il Legislatore ha cercato di stabilire dei criteri meramente quantitativi di docenti e studenti che da quel momento avrebbero dovuto essere rispettati pena il taglio del corso. Ma c&#039;è un altro messaggio che il Legislatore ha scritto nella legge, sia pure come nel tappeto che visto da dietro è un groviglio incomprensibile di fili, ma visto dalla parte giusta eccone disvelato il significato (e il nuovo Legislatore nel proprio DDL rinforza tanto la ratio della precedente norma che il messaggio ulteriore). Il messaggio è il seguente: dell&#039;autonomia della quale sono state investite le Università italiane queste ultime hanno fatto un uso scellerato che ha portato ad un gigantismo incontrollato del corpo docente, talché si sono poi dovuti inventare centinaia di corsi di laurea su materie sulla cui qualità non stiamo a delibare, ma che in nuce &lt;strong&gt;sono troppe&lt;/strong&gt;.
Siccome lo Stato non si deve preoccupare solo degli Atenei e non può (anche se personalmente non sono d&#039;accordo sulla monetizzazione di qualsiasi cosa e tantomeno sulla monetizzazione dell&#039;istruzione e della cultura, quindi quel che sto dicendo non venga a bella posta interpretato come il favore a questo tipo di politiche &lt;strong&gt;per cortesia&lt;/strong&gt;) continuare ad essere una mucca dalla quale si munge continuamente latte e non le si dà niente da mangiare, sono arrivati i tagli (bipartizan, insisto): prima Mussi, ora la Gelmini. Ciò comporta che non si può tentare di parare il colpo portato dalla riforma Mussi (e da quella Gelmini), come se il colpo fosse un effetto collaterale del perseguimento di un altro intento, perché il taglio dei corsi di laurea ed un ridimensionamento degli organici degli Atenei &lt;strong&gt;costituiscono l&#039;intento della norma&lt;/strong&gt;. E l&#039;aspettare il pensionamento, anche naturale, di moltissimi docenti senza rimpiazzarli, onde ritrovarsi con gli organici ridotti o addirittura dimezzati è proprio quello che si vuole ottenere, onde ridurre il costo dell&#039;apparato che evidentemente lo Stato trova eccessivo (a torto od a ragione).
Ovviamente sono d&#039;accordo con Stavrogin (et alii) che gli effetti letali mietono vittime innocenti, perché è chiaro che chi ha avuto in altri tempi il bastone in mano ha inzuppato il biscottino ripetutamente a danno di altri meno potenti e l&#039;Ateneo senese, fra l&#039;altro, ha eccelso in questo tipo di comportamento, grazie anche all&#039;inettitudine ed alla prepotenza dei gruppi dirigenti espressi negli organi di governo, ma - sempre per rimanere nel &quot;latinorum&quot; - &lt;em&gt;ad impossibilia nemo tenetur&lt;/em&gt;.
Nelle condizioni, per giunta, in cui si trovano le finanze dell&#039;Ateneo gli effetti di queste riforme testé descritte assumono proporzioni devastanti che dubito possano essere contrastate, tout court, men che meno con la logica del not in my backyard che invece mi sembra sia quella a tutt&#039;oggi prevalente.
Un meditativo e in punta di fioretto Favi di Montarrenti]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vediamo se, nella mia rozzezza, riesco a farmi capire anche io. Dunque: quando il Legislatore fa il proprio mestiere, cioè legifera, su proposta del potere esecutivo, su qualche materia lo fa perché vuole ottenere un certo risultato, indipendentemente dalla propria cialtroneria o bravura. Il risultato potenziale che vuole ottenere va a costituire quella che si chiama, in gergo tecnico, la <em>ratio legis</em>. Nel caso che ci interessa, la c.d. riforma Mussi, la ratio legis è costituita <strong>proprio</strong> da quello che Stavrogin, e con lui tanti altri, deprecano: ridurre il numero dei corsi laurea che, a parere suo (che ricordo far parte dello schieramento politico opposto a quello dell&#8217;attuale Ministro Gelmini) erano proliferati oltre ogni limite ragionevole, andando ad includere anche quelli sull&#8217;Impatto sociale della rarefazione del bue muschiato. Ergo Mussi si è fatto latore presso il Parlamento di una proposta di legge, poi approvata, la quale in primis ottenesse proprio questo risultato, cioè risparmiare quattrini <strong>tagliando</strong> i corsi di laurea. Nell&#8217;impossibilità, dato che nella nostra Costituzione ancora esiste un articolo 3 (nonché i seguenti fino al 24) che garantisce (o dovrebbe garantire) la parità di trattamento <em>erga omnes</em>, di indicare anche nominatim i corsi di laurea anche palesemente inutili (tipo quelli sul bue muschiato), il Legislatore ha cercato di stabilire dei criteri meramente quantitativi di docenti e studenti che da quel momento avrebbero dovuto essere rispettati pena il taglio del corso. Ma c&#8217;è un altro messaggio che il Legislatore ha scritto nella legge, sia pure come nel tappeto che visto da dietro è un groviglio incomprensibile di fili, ma visto dalla parte giusta eccone disvelato il significato (e il nuovo Legislatore nel proprio DDL rinforza tanto la ratio della precedente norma che il messaggio ulteriore). Il messaggio è il seguente: dell&#8217;autonomia della quale sono state investite le Università italiane queste ultime hanno fatto un uso scellerato che ha portato ad un gigantismo incontrollato del corpo docente, talché si sono poi dovuti inventare centinaia di corsi di laurea su materie sulla cui qualità non stiamo a delibare, ma che in nuce <strong>sono troppe</strong>.<br />
Siccome lo Stato non si deve preoccupare solo degli Atenei e non può (anche se personalmente non sono d&#8217;accordo sulla monetizzazione di qualsiasi cosa e tantomeno sulla monetizzazione dell&#8217;istruzione e della cultura, quindi quel che sto dicendo non venga a bella posta interpretato come il favore a questo tipo di politiche <strong>per cortesia</strong>) continuare ad essere una mucca dalla quale si munge continuamente latte e non le si dà niente da mangiare, sono arrivati i tagli (bipartizan, insisto): prima Mussi, ora la Gelmini. Ciò comporta che non si può tentare di parare il colpo portato dalla riforma Mussi (e da quella Gelmini), come se il colpo fosse un effetto collaterale del perseguimento di un altro intento, perché il taglio dei corsi di laurea ed un ridimensionamento degli organici degli Atenei <strong>costituiscono l&#8217;intento della norma</strong>. E l&#8217;aspettare il pensionamento, anche naturale, di moltissimi docenti senza rimpiazzarli, onde ritrovarsi con gli organici ridotti o addirittura dimezzati è proprio quello che si vuole ottenere, onde ridurre il costo dell&#8217;apparato che evidentemente lo Stato trova eccessivo (a torto od a ragione).<br />
Ovviamente sono d&#8217;accordo con Stavrogin (et alii) che gli effetti letali mietono vittime innocenti, perché è chiaro che chi ha avuto in altri tempi il bastone in mano ha inzuppato il biscottino ripetutamente a danno di altri meno potenti e l&#8217;Ateneo senese, fra l&#8217;altro, ha eccelso in questo tipo di comportamento, grazie anche all&#8217;inettitudine ed alla prepotenza dei gruppi dirigenti espressi negli organi di governo, ma &#8211; sempre per rimanere nel &#8220;latinorum&#8221; &#8211; <em>ad impossibilia nemo tenetur</em>.<br />
Nelle condizioni, per giunta, in cui si trovano le finanze dell&#8217;Ateneo gli effetti di queste riforme testé descritte assumono proporzioni devastanti che dubito possano essere contrastate, tout court, men che meno con la logica del not in my backyard che invece mi sembra sia quella a tutt&#8217;oggi prevalente.<br />
Un meditativo e in punta di fioretto Favi di Montarrenti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: stavrogin</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3507</link>
		<dc:creator><![CDATA[stavrogin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:39:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;em&gt;«Ma non si potrebbe avere, senza tante circonlocuzioni, l’elenco tout court di questi benedetti 34 corsi? Perché se, come insinua delicatamente il Favi, fossero del tipo: “L’impatto sociale della rarefazione del bue muschiato” non vedo che ci sarebbe da piangere.»&lt;/em&gt; outis

...non alimentiamo equivoci: si tratterebbe  comunque di  quelli già tagliati, accorpati ecc., ai quali ci siamo già rassegnati varando i nuovi ordinamenti, mentre io mi preoccupo ora degli altri che  taglieranno, perché se il giro di vite sarà pesante come sembra, francamente non mi pare che saranno altri due o tre soltanto, né quelli di infima specie. A me interesserebbe sapere quali sono i corsi &lt;strong&gt;oggi&lt;/strong&gt;, dopo il varo dei nuovi ordinamenti, di nuovo a rischio per il supplemento di legnate che sta per abbattersi sul groppone dell&#039;università, al fine di capire cosa resterà al termine &quot;dell&#039;era dei tremuoti&quot;, che ha interessato l&#039;antico ateneo senese.
E per piacere, un po&#039; meno di &lt;strong&gt;demagogia&lt;/strong&gt;; la discussione è partita dalla considerazione del &lt;strong&gt;numero dei docenti&lt;/strong&gt;, e dal fatto che mi sono permesso di obiettare che calcare allegramente la mano sul presunto &quot;numero eccessivo di docenti&quot;, senza peraltro addentrarsi in considerazioni più analitiche (quasi che vi fosse stata una sorta di aspersione di docenti, distribuiti in modo omogeneo ed equanime da ogni parte - una barzelletta!), secondo il mio modestissimo avviso è come esercitare lo sport del Tafazzi: non è un problema marginale, visto che buona parte se ne andrà in pensione nel corso dei prossimi anni, senza possibilità di ricambio e con il plauso del senso comune triviale di chi ritiene che più docenti si mandano via, e più l&#039;università andrà meglio. E poi stai sicuro che, se tanto mi dà tanto, valutando da come sono andate le cose in questi anni, “L’impatto sociale della rarefazione del bue muschiato”, probabilmente &lt;strong&gt;non è a rischio&lt;/strong&gt;, giacché non vi alcuna evidenza di proporzionalità, e anzi  talvolta ve n&#039;è addirittura di una proporzionalità inversa, tra dimensione dell&#039;apparato e qualità del prodotto (chi ti ha detto che il corso di laurea “L’impatto sociale della rarefazione del bue muschiato” è a rischio per carenza di docenti? Chi ti ha detto che lo vogliono chiudere?). Se poi si vuol concludere che tutto è inutile, tranne gli avvocati, sarei moderatamente d&#039;accordo, nel paese con dieci volte più cause penali del Regno Unito.

&lt;em&gt;«E magari i ricercatori smetteranno di fare didattica e faranno solo la ricerca e i professori faranno un po’ più di didattica. In questo senso non tutto il male vien per nuocere…»&lt;/em&gt; cal

Cal, cerchiamo di mettere i piedi per terra: i ricercatori &quot;naturaliter&quot; &lt;strong&gt;hanno sempre fatto didattica e sempre la faranno&lt;/strong&gt;; se non la facessero, chi la farebbe al loro posto, se proprio in questo forum è stato evidenziato come quasi tutti i 399 ricercatori (oltre un terzo del corpo docente) insegnano? Basterebbe finirla con l&#039;ipocrisia: l&#039;Accademia della Crusca dovrebbe limitarsi a registrare questa variazione nel parlato, per cui nell&#039;italiano moderno &quot;ricercatore&quot; vuol dire per lo più &quot;professore pagato meno&quot;, mettendo finalmente fine all&#039;ambiguità. Inoltre, con i pensionamenti prossimi venturi, senza rimpiazzamento, il fabbisogno di didattica &lt;strong&gt;aumenterà&lt;/strong&gt;. Contratti non se ne possono fare e gli assegnisti non possono più essere titolari di corsi, come accadeva prima. Traine tu delle conclusioni.
Che saranno aboliti altri corsi di laurea dichiarati &quot;inutili&quot; (che è un giudizio di valore) e salvaguardati quelli &quot;robusti&quot; temo che sia una personalissima opinione e soprattutto una pia illusione, tua e di Outis, non suffragata da nessuna prova e nessun indizio, giacché le considerazioni aritmetiche di cui sopra non implicano giudizi di valore e nelle algide somme e sottrazioni non v&#039;è morale. Rimango stupefatto dalla leggerezza liquidatoria con cui certuni plaudono a cuor leggero alla chiusura di questo, o lo smantellamento di quello, eventi che imporrebbero almeno di indossare il lutto. 
Sarebbe utile poi che si spiegasse all&#039;opinione pubblica cosa si vuol fare  - particolare trascurabile - e atteso che in un ambiente in cui almeno in linea di principio non esiste un pecorelliano &lt;em&gt;&quot;primus super pares&quot;&lt;/em&gt;, questo &quot;si&quot; identifichi un&#039;autorità superiore e indiscussa che agisce in modo obiettivo per il bene comune, di chi lavora in questi corsi di laurea molto soggettivamente dichiarati &quot;inutili&quot;.
Oltremodo utile sarebbe che ce li elencassero, assieme ad un criterio di &quot;utilità&quot;, ma a me pare che stiamo facendo dei discorsi contraddittori: da un lato si deplora che in passato chi è stato più vicino ai forzieri abbia fatto incetta di professori; dall&#039;altro si sostiene che costoro, essendo per forza quelli più &quot;robusti&quot; in termini di mezzi e personale, hanno il diritto di sopravvivere, a scapito di altri: dalla rivoluzione alla santificazione dello status quo, che tutto cambi perché nulla cambi. Ora, la programmazione in vista dell&#039;eccellenza non dovrebbe essere esattamente questo, che è solo la fotografia dello stato presente dei rapporti di potere.

&lt;em&gt;«Qualche altro problema verrebbe fuori se si cominciasse a vedere dei corsi oggi attivi quanti hanno più di 10 studenti… che si fa se in economia pura ci sono 8 studenti e 50 strutturati?»&lt;/em&gt; Cal

...e che si fa, se un&#039;altro settore, per me soggettivamente più importante dell&#039;economia pura (che da aristotelico giudicassi un esercizio &quot;innaturale&quot;) si ritrovasse con un solo strutturato e 50 studenti, e magari lo strutturato stesse per andare in pensione? E perché dovete fare sempre questi esempi (corsi &quot;inutili&quot;, tanti docenti e pochi studenti...), visto che non è necessariamente di questo che stiamo parlano? Veramente  è l&#039;equivoco di un certo brunettismo degenere: dare botte indistintamente a tutti, chiamando chiunque fannullone. Sono sagge le parole di Marco quando dice che &quot;il rispetto dei requisiti minimi di docenza non significa necessariamente tagliare i corsi “inutili”, visto che il criterio non è basato su valutazione di qualità o impatto dei corsi stessi, ma semplicemente sulla disponibilità di docenti nelle varie aree&quot;.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Ma non si potrebbe avere, senza tante circonlocuzioni, l’elenco tout court di questi benedetti 34 corsi? Perché se, come insinua delicatamente il Favi, fossero del tipo: “L’impatto sociale della rarefazione del bue muschiato” non vedo che ci sarebbe da piangere.»</em> outis</p>
<p>&#8230;non alimentiamo equivoci: si tratterebbe  comunque di  quelli già tagliati, accorpati ecc., ai quali ci siamo già rassegnati varando i nuovi ordinamenti, mentre io mi preoccupo ora degli altri che  taglieranno, perché se il giro di vite sarà pesante come sembra, francamente non mi pare che saranno altri due o tre soltanto, né quelli di infima specie. A me interesserebbe sapere quali sono i corsi <strong>oggi</strong>, dopo il varo dei nuovi ordinamenti, di nuovo a rischio per il supplemento di legnate che sta per abbattersi sul groppone dell&#8217;università, al fine di capire cosa resterà al termine &#8220;dell&#8217;era dei tremuoti&#8221;, che ha interessato l&#8217;antico ateneo senese.<br />
E per piacere, un po&#8217; meno di <strong>demagogia</strong>; la discussione è partita dalla considerazione del <strong>numero dei docenti</strong>, e dal fatto che mi sono permesso di obiettare che calcare allegramente la mano sul presunto &#8220;numero eccessivo di docenti&#8221;, senza peraltro addentrarsi in considerazioni più analitiche (quasi che vi fosse stata una sorta di aspersione di docenti, distribuiti in modo omogeneo ed equanime da ogni parte &#8211; una barzelletta!), secondo il mio modestissimo avviso è come esercitare lo sport del Tafazzi: non è un problema marginale, visto che buona parte se ne andrà in pensione nel corso dei prossimi anni, senza possibilità di ricambio e con il plauso del senso comune triviale di chi ritiene che più docenti si mandano via, e più l&#8217;università andrà meglio. E poi stai sicuro che, se tanto mi dà tanto, valutando da come sono andate le cose in questi anni, “L’impatto sociale della rarefazione del bue muschiato”, probabilmente <strong>non è a rischio</strong>, giacché non vi alcuna evidenza di proporzionalità, e anzi  talvolta ve n&#8217;è addirittura di una proporzionalità inversa, tra dimensione dell&#8217;apparato e qualità del prodotto (chi ti ha detto che il corso di laurea “L’impatto sociale della rarefazione del bue muschiato” è a rischio per carenza di docenti? Chi ti ha detto che lo vogliono chiudere?). Se poi si vuol concludere che tutto è inutile, tranne gli avvocati, sarei moderatamente d&#8217;accordo, nel paese con dieci volte più cause penali del Regno Unito.</p>
<p><em>«E magari i ricercatori smetteranno di fare didattica e faranno solo la ricerca e i professori faranno un po’ più di didattica. In questo senso non tutto il male vien per nuocere…»</em> cal</p>
<p>Cal, cerchiamo di mettere i piedi per terra: i ricercatori &#8220;naturaliter&#8221; <strong>hanno sempre fatto didattica e sempre la faranno</strong>; se non la facessero, chi la farebbe al loro posto, se proprio in questo forum è stato evidenziato come quasi tutti i 399 ricercatori (oltre un terzo del corpo docente) insegnano? Basterebbe finirla con l&#8217;ipocrisia: l&#8217;Accademia della Crusca dovrebbe limitarsi a registrare questa variazione nel parlato, per cui nell&#8217;italiano moderno &#8220;ricercatore&#8221; vuol dire per lo più &#8220;professore pagato meno&#8221;, mettendo finalmente fine all&#8217;ambiguità. Inoltre, con i pensionamenti prossimi venturi, senza rimpiazzamento, il fabbisogno di didattica <strong>aumenterà</strong>. Contratti non se ne possono fare e gli assegnisti non possono più essere titolari di corsi, come accadeva prima. Traine tu delle conclusioni.<br />
Che saranno aboliti altri corsi di laurea dichiarati &#8220;inutili&#8221; (che è un giudizio di valore) e salvaguardati quelli &#8220;robusti&#8221; temo che sia una personalissima opinione e soprattutto una pia illusione, tua e di Outis, non suffragata da nessuna prova e nessun indizio, giacché le considerazioni aritmetiche di cui sopra non implicano giudizi di valore e nelle algide somme e sottrazioni non v&#8217;è morale. Rimango stupefatto dalla leggerezza liquidatoria con cui certuni plaudono a cuor leggero alla chiusura di questo, o lo smantellamento di quello, eventi che imporrebbero almeno di indossare il lutto.<br />
Sarebbe utile poi che si spiegasse all&#8217;opinione pubblica cosa si vuol fare  &#8211; particolare trascurabile &#8211; e atteso che in un ambiente in cui almeno in linea di principio non esiste un pecorelliano <em>&#8220;primus super pares&#8221;</em>, questo &#8220;si&#8221; identifichi un&#8217;autorità superiore e indiscussa che agisce in modo obiettivo per il bene comune, di chi lavora in questi corsi di laurea molto soggettivamente dichiarati &#8220;inutili&#8221;.<br />
Oltremodo utile sarebbe che ce li elencassero, assieme ad un criterio di &#8220;utilità&#8221;, ma a me pare che stiamo facendo dei discorsi contraddittori: da un lato si deplora che in passato chi è stato più vicino ai forzieri abbia fatto incetta di professori; dall&#8217;altro si sostiene che costoro, essendo per forza quelli più &#8220;robusti&#8221; in termini di mezzi e personale, hanno il diritto di sopravvivere, a scapito di altri: dalla rivoluzione alla santificazione dello status quo, che tutto cambi perché nulla cambi. Ora, la programmazione in vista dell&#8217;eccellenza non dovrebbe essere esattamente questo, che è solo la fotografia dello stato presente dei rapporti di potere.</p>
<p><em>«Qualche altro problema verrebbe fuori se si cominciasse a vedere dei corsi oggi attivi quanti hanno più di 10 studenti… che si fa se in economia pura ci sono 8 studenti e 50 strutturati?»</em> Cal</p>
<p>&#8230;e che si fa, se un&#8217;altro settore, per me soggettivamente più importante dell&#8217;economia pura (che da aristotelico giudicassi un esercizio &#8220;innaturale&#8221;) si ritrovasse con un solo strutturato e 50 studenti, e magari lo strutturato stesse per andare in pensione? E perché dovete fare sempre questi esempi (corsi &#8220;inutili&#8221;, tanti docenti e pochi studenti&#8230;), visto che non è necessariamente di questo che stiamo parlano? Veramente  è l&#8217;equivoco di un certo brunettismo degenere: dare botte indistintamente a tutti, chiamando chiunque fannullone. Sono sagge le parole di Marco quando dice che &#8220;il rispetto dei requisiti minimi di docenza non significa necessariamente tagliare i corsi “inutili”, visto che il criterio non è basato su valutazione di qualità o impatto dei corsi stessi, ma semplicemente sulla disponibilità di docenti nelle varie aree&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3506</link>
		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:07:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per rispondere a cal, i requisiti minimi sono sia di docenti che di studenti. In altre parole, ogni classe di laurea ha una numerosità minima di studenti che deve essere rispettata (fra l&#039;altro il dato che viene verificato non sono gli immatricolati, ma coloro che confermano l&#039;iscrizione col pagamento della seconda rata a luglio). Chi va sotto il minimo deve (?) chiudere...
Ho messo il &quot;?&quot; perché è il ministero che dovrebbe far chiudere, ma al momento con il transitorio del transitorio non è chiaro con che dati si possa prendere queste decisioni e quando le prende. Comunque l&#039;Ateneo ha fissato delle soglie meno restrittive (almeno 5 studenti) per far rimanere attivi i percorsi formativi (leggi percorsi opzionali o curricula in un corso di studi).

Il problema è però che se per qualche motivo non si iscrivono più studenti (magari prima si iscrivevano) e ho docenti in una certa area, questo non mi aiuta a migliorare le cose dove ho maggiore successo di studenti e meno docenti. Purtroppo però questa è un problema generale e non solo di Siena. La bravura dovrebbe essere quella di rinnovare la propria offerta in modo da attrarre studenti e valorizzare le competenze presenti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per rispondere a cal, i requisiti minimi sono sia di docenti che di studenti. In altre parole, ogni classe di laurea ha una numerosità minima di studenti che deve essere rispettata (fra l&#8217;altro il dato che viene verificato non sono gli immatricolati, ma coloro che confermano l&#8217;iscrizione col pagamento della seconda rata a luglio). Chi va sotto il minimo deve (?) chiudere&#8230;<br />
Ho messo il &#8220;?&#8221; perché è il ministero che dovrebbe far chiudere, ma al momento con il transitorio del transitorio non è chiaro con che dati si possa prendere queste decisioni e quando le prende. Comunque l&#8217;Ateneo ha fissato delle soglie meno restrittive (almeno 5 studenti) per far rimanere attivi i percorsi formativi (leggi percorsi opzionali o curricula in un corso di studi).</p>
<p>Il problema è però che se per qualche motivo non si iscrivono più studenti (magari prima si iscrivevano) e ho docenti in una certa area, questo non mi aiuta a migliorare le cose dove ho maggiore successo di studenti e meno docenti. Purtroppo però questa è un problema generale e non solo di Siena. La bravura dovrebbe essere quella di rinnovare la propria offerta in modo da attrarre studenti e valorizzare le competenze presenti.</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3505</link>
		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:57:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per chi è curioso di sapere cosa si insegna/si insegnava nel nostro Ateneo, la lista dei corsi attivi/disattivati si può ricavare confrontando le offerte formative 2008/2009 e quella 2009/2010 sul sito del ministero 
http://offf.miur.it/
basta selezionare università di Siena e l&#039;anno di interesse. La cosa va ripetuta per le lauree triennali e quelle specialistiche/magistrali.

Comunque se scorrete la lista (sia quella vecchia che quella nuova) non aspettate di trovarvi cose fantasiose tipo &quot;bue muschiato&quot; o &quot;asino dell&#039;Amiata&quot;.... in genere i &quot;tagli&quot; sono accorpamenti, più o meno dolorosi, di corsi affini, ovvero, dove possibile, si è cercato di ottimizzare le risorse per rispettare i requisiti cercando di non perdere le competenze presenti.

In ogni caso, il problema principale è che il rispetto dei requisiti minimi di docenza non significa necessariamente tagliare i corsi &quot;inutili&quot;, visto che il criterio non è basato su valutazione di qualità o impatto dei corsi stessi, ma semplicemente sulla disponibilità di docenti nelle varie aree. In altre parole si progetta il futuro non con investimenti e pianificazione ma con quello che ci si ritrova, o che ci si ritroverà fra qualche anno visti i pensionamenti, in base a parametri come l&#039;età dei docenti per facoltà, i criteri di allocazione del personale usati N anni fa, ecc... che poco hanno a che vedere con l&#039;idea di mantenere un&#039;offerta didattica di qualità crescente.

Tuttavia, ritengo che limitare, per quanto possibile, l&#039;offerta formativa a favore di un incremento della qualità sia della didattica che della ricerca sia un passo necessario. In questo senso il fuoco dovrebbe spostarsi soprattutto sulle lauree magistrali dove è possibile valorizzare maggiormente le competenze scientifiche e creare percorsi che differenzino la nostra offerta formativa da quella di altri Atenei.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi è curioso di sapere cosa si insegna/si insegnava nel nostro Ateneo, la lista dei corsi attivi/disattivati si può ricavare confrontando le offerte formative 2008/2009 e quella 2009/2010 sul sito del ministero<br />
<a href="http://offf.miur.it/" rel="nofollow">http://offf.miur.it/</a><br />
basta selezionare università di Siena e l&#8217;anno di interesse. La cosa va ripetuta per le lauree triennali e quelle specialistiche/magistrali.</p>
<p>Comunque se scorrete la lista (sia quella vecchia che quella nuova) non aspettate di trovarvi cose fantasiose tipo &#8220;bue muschiato&#8221; o &#8220;asino dell&#8217;Amiata&#8221;&#8230;. in genere i &#8220;tagli&#8221; sono accorpamenti, più o meno dolorosi, di corsi affini, ovvero, dove possibile, si è cercato di ottimizzare le risorse per rispettare i requisiti cercando di non perdere le competenze presenti.</p>
<p>In ogni caso, il problema principale è che il rispetto dei requisiti minimi di docenza non significa necessariamente tagliare i corsi &#8220;inutili&#8221;, visto che il criterio non è basato su valutazione di qualità o impatto dei corsi stessi, ma semplicemente sulla disponibilità di docenti nelle varie aree. In altre parole si progetta il futuro non con investimenti e pianificazione ma con quello che ci si ritrova, o che ci si ritroverà fra qualche anno visti i pensionamenti, in base a parametri come l&#8217;età dei docenti per facoltà, i criteri di allocazione del personale usati N anni fa, ecc&#8230; che poco hanno a che vedere con l&#8217;idea di mantenere un&#8217;offerta didattica di qualità crescente.</p>
<p>Tuttavia, ritengo che limitare, per quanto possibile, l&#8217;offerta formativa a favore di un incremento della qualità sia della didattica che della ricerca sia un passo necessario. In questo senso il fuoco dovrebbe spostarsi soprattutto sulle lauree magistrali dove è possibile valorizzare maggiormente le competenze scientifiche e creare percorsi che differenzino la nostra offerta formativa da quella di altri Atenei.</p>
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		<title>Di: cal</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3504</link>
		<dc:creator><![CDATA[cal]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:26:42 +0000</pubDate>
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche altro problema verrebbe fuori se si cominciasse a vedere dei corsi oggi attivi quanti hanno più di 10 studenti&#8230; che si fa se in economia pura ci sono 8 studenti e 50 strutturati?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: outis</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/03/al-dies-irae-sulluniversita-di-siena-i-candidati-a-rettore-intonano-una-marcia-in-fa/#comment-3503</link>
		<dc:creator><![CDATA[outis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:58:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma non si potrebbe avere, senza tante circonlocuzioni, l&#039;elenco tout court di questi benedetti 34 corsi? Perché se, come insinua delicatamente il Favi, fossero del tipo: &quot;L&#039;impatto sociale della rarefazione del bue muschiato&quot; non vedo che ci sarebbe da piangere.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma non si potrebbe avere, senza tante circonlocuzioni, l&#8217;elenco tout court di questi benedetti 34 corsi? Perché se, come insinua delicatamente il Favi, fossero del tipo: &#8220;L&#8217;impatto sociale della rarefazione del bue muschiato&#8221; non vedo che ci sarebbe da piangere.</p>
]]></content:encoded>
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