Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti

Di seguito l’articolo integrale de “La Nazione Siena” del 16 novembre 2011.

La Nazione Siena. Lunedì prossimo nell’Aula Magna del Rettorato avrebbe dovuto risuonare il «Gaudeamus Igitur». Invece, ora, con la conclusione dell’inchiesta sulla regolarità delle elezioni che nel luglio dello scorso anno videro prevalere al ballottaggio Angelo Riccaboni su Silvano Focardi, l’apertura del 771° Anno Accademico rischia di saltare. I magistrati, infatti, ravvisano «tra gli atti oggetto di falsità proprio il decreto di nomina» del rettore firmato il 4 novembre 2010 dal ministro Maria Stella Gelmini. Quello stesso ministro che proprio in queste ore ha lasciato il dicastero. Ora spetterà al nuovo titolare del dicastero di risolvere quella che a questo punto è la ‘patata bollente’ Siena. Un vero e proprio rompicapo che ci rimanda indietro di 12 mesi. Allora la Gelmini non aveva ancora firmato e un docente, affacciandosi alla finestra del suo studio, ci disse allargando le braccia: «Vede noi siamo come un galeone spagnolo in mezzo alla tempesta. Abbiamo la stiva piena d’oro ma non una fetta di pane per mangiare». Il rettore Angelo Riccaboni in questi dodici mesi ha cercato in tutti i modi di tenere la barra del timone al centro ma la burrasca non è mai cessata. «L’importante – rispose in un’intervista di qualche mese fa – è scollinare gennaio sperando nell’anticipazione del fondo ordinario 2012 e nella ricontrattazione dei mutui bancari». Ad oggi né il primo, né il secondo sono diventati realtà. Invece, da ieri pomeriggio, quando è stato diramato il comunicato del comando provinciale dei carabinieri il galeone naviga «a vista». E chissà cosa penserà l’ex ministro Gelmini in queste ore. Certo la caduta del Governo di cui faceva parte pesa, ma anche quell’ombra sul decreto non è da poco. Soprattutto se si pensa che lo scorso 24 febbraio, la stessa Gelmini, fu costretta a varcare il portone della Procura per esser ascoltata dal procuratore capo della Repubblica Tito Salerno e dal sostituto Antonino Nastasi. Un colloquio di 50 minuti, prima dei saluti formali. Certo il ministero, come precisa la nota dei carabinieri «in questa indagine riveste la qualifica di persona offesa», ma quel decreto di nomina viene indicato «tra quelli oggetto di falsità». Dodici mesi fa il ministro fu impossibilitato dalla legge a nominare un commissario, oggi che la legge che porta il suo nome, lo consentirebbe lei può rimanere solo alla finestra a vedere cosa farà il suo successore. Ma nella mente del cronista tornano le parole di un altro docente proprio un anno fa: «In fondo, facendo un paragone, qui è come per l’immondizia a Napoli: una situazione fuori controllo. Per risolverla, serve per forza una figura fuori dai giochi». Forse si sarebbero risparmiati dodici mesi. E per i dipendenti dell’Ateneo e la città il futuro sarebbe meno incerto

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44 Risposte

  1. Non rischia di saltare proprio niente. Questo è quanto riportato sul cittadino online: ”In relazione alle notizie date dai media circa il procedimento penale sulle presunte irregolarità nelle elezioni del Rettore dell’Università di Siena, l’ufficio legale dell’Ateneo precisa che né al Rettore personalmente né all’Università degli Studi di Siena è stato notificato alcun atto e che, come emerge dalla nota trasmessa nella giornata di ieri dai Carabinieri, è stato consegnato agli interessati l’avviso di chiusura delle indagini preliminari.
    “Il lavoro di risanamento e sviluppo – spiega il Rettore Angelo Riccaboni – sta proseguendo con efficacia secondo il piano pluriennale di azione approvato dagli organi istituzionali. Le attività in Ateneo continuano con il massimo impegno e la piena motivazione da parte di tutte le componenti della nostra Comunità e lunedì inaugureremo il nuovo anno accademico come programmato. Data la fase del procedimento penale, in cui non sono coinvolto né direttamente, né indirettamente, sarebbe strumentale e dannoso per l’Ateneo ipotizzare un collegamento diretto con la validità e la legittimità delle elezioni.” Complimenti!!

  2. segnalo questo link

    http://shamael.noblogs.org/?p=3559

  3. [...] Originale: Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti Aggregato il   16 novembre, 2011 nella categoria Guida alla Scelta, Mutui, Statistiche [...]

  4. Scrivono dal PdL Francesco Michelotti, Pierluigi Pelosi, Gianluca Sessa, Gabriele Fuso

    Lo abbiamo detto e ribadito più volte e in più sedi, l’immagine e il prestigio dell’Università vanno tutelati, costituendosi parte civile nel processo a carico dei ‘dissestatori’. Perché il rettore non lo fa? Ce lo spieghi per favore! Ora non c’è più tempo per le posizioni intermedie. Servono gesti e decisioni importanti, altrimenti il tracollo dell’Università sarà inarrestabile.

  5. «La chiusura delle indagini sull’Ateneo di Siena, vuoi quella sul buco arrivato fino a 270 milioni di Euro, vuoi quella sulle elezioni dell’attuale Rettore Riccaboni, rappresenta una grave ed ulteriore sconfitta per il “fallito” Sistema Siena.
    La conclusione dell’inchiesta manda fortunatamente, e speriamo definitivamente, a vuoto i biechi tentativi volti ad insabbiare l’indagine:di questo ringraziamo la Magistratura Senese.

    La sconfitta del “Sistema Siena” è duplice. Da un lato, il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, subisce un gravissimo colpo, sia da un punto di vista politico che etico, in quanto vede indagato David Chiti, ondivago frequentatore di tutti i partiti di maggioranza e, in funzione elettorale, Ceccuzziano di strettissima, e forse convenientissima, osservanza, posto a capo dell’Associazione culturale “Noi”.

    Chiti fa parte del gruppo consiliare del Pd in Comune a Siena e la sua presenza in Consiglio è, adesso, in aperto contrasto con il tanto sbandierato “Codice Etico” che lo stesso Pd ha sottoscritto in vista delle ultime elezioni comunali.

    Dando per certo che il “Codice Etico” sia una cosa seria e un impegno con le Forze della coalizione e i cittadini, Chiti deve automaticamente dare le proprie dimissioni dal Consiglio comunale o potrebbe costringere lo stesso Ceccuzzi ad imporle: la vicenda di via Roma 56 riguarda un ente ed un patrimonio pubblico. Peccato che il primo cittadino stia mostrando tutto il proprio imbarazzo in una vicenda che dimostra l’assoluta mancanza di “verginità” della sinistra cittadina, visto che gli avvisi di garanzia riguardano tutti personaggi riferibili all’area politica che governa Siena da anni. Tra i diciotto indagati, infatti, vi è perfino l’esponente della CGIL Bruni.

    Dall’altro lato, con la conclusione delle indagini sull’elezione del Rettore, appare necessario che il professor Riccaboni dia immediatamente le dimissioni assieme al Direttore Amministrativo Ines Fabbro, che il Riccaboni stesso ha nominato dopo la sua elezione. La nomina di Riccaboni a Rettore, infatti, sembrerebbe configurarsi come un “falso”, visto che il decreto ministeriale sarebbe basato su dati che potrebbero risultare non corrispondenti alla verità o addirittura macchiati da irregolarità amministrative o penali.

    La Lega Nord ha da tempo denunciato la finzione che sia il Ceccuzzi il “nuovo che avanza”, il “rottamatore” fautore di una discontinuità con il passato. Noi della Lega, in attesa della sentenza, chiediamo chiarezza, sperando che chi è in attesa di giudizio abbia la decenza di andarsene a casa, dal Consiglio comunale e dai vertici dell’Ateneo.

    Vediamo se il rigore morale del Pd si debba applicare solo agli amici del Presidente del Consiglio uscente o debba valere anche per i suoi iscritti e nominati. Vediamo se a Siena il Pd vorrà lavarsi le mani quando si tratta di inchieste che riguardano uomini appartenenti alla propria area per fatti che sono andati a colpire un patrimonio pubblico come l’Università. Vediamo se la trasparenza e l’etica tanto sbandierata dallo stesso sindaco troveranno un’applicazione pratica. Ceccuzzi spieghi pure, se può, quali criteri di scelta e di nomina abbia seguito e continua a seguire essendo leader incontrastato del suo partito da oltre 15 anni. Alla favola che non ha deciso lui su tutto non ci crede proprio nessuno. L’unico motto è “dimissioni subito”».

  6. Precisazioni su Riccaboni

    Lega Nord Toscana (Segreteria provinciale di Siena). La posizione del Riccaboni, dopo le sue esternazioni in ordine alla “regolarità” della sua elezione quale Rettore, inducono alcune riflessioni sul cosiddetto “Sistema Siena”.
    1- Riccaboni è sempre stato sponsorizzato dai massimi fautori del famigerato “Sistema Siena”. Il fatto che nessuno, a partire dal Sindaco, abbia preso una posizione chiara sull’argomento, la dice lunga sulla volontà di indire nuove elezioni per il Rettore.
    2- Che Riccaboni non sia indagato e che non sia giunta alcuna notifica all’Università non significa affatto che le elezioni del Rettore vengano giudicate, al termine dell’iter nelle aule di Tribunale, regolari e che lui sia legittimato a rimanere in carica solo perché ha prevalso in elezioni che potrebbero, alla fine, anche risultare viziate.
    3- Quanto detto in materia di elezioni del Rettore è aggravato dai danni spaventosi che ricadono soprattutto sulle persone e proprio su quelle, tecnici amministrativi, studenti e qualche docente del tutto incolpevoli e che ora vedono sparire le proprie speranze di una veloce risalita dalla crisi, visto che si è perso oltre un anno, in cui invece che risanare si è aggravata la situazione. La Lega Nord ribadisce la vicinanza al personale tecnico amministrativo che vede il proprio futuro sempre più incerto. Il cambio di Ministro, la crisi di liquidità, le indagini sulle elezioni e sul deficit non possono che aumentare l’ansia per l’ormai risicata retribuzione stipendiale.

  7. Lega Nord: «La Lega Nord ribadisce la vicinanza al personale tecnico amministrativo che vede il proprio futuro sempre più incerto. Il cambio di Ministro, la crisi di liquidità, le indagini sulle elezioni e sul deficit non possono che aumentare l’ansia per l’ormai risicata retribuzione stipendiale.»

    Non vedo come il cambio del ministro possa aumentare l’ansia dei tecnici amministrativi o dei docenti. Almeno c’è un ministro che sa cosa è l’università (nel bene e nel male). Sempre meglio della poverina…

  8. Io mi chiedo invece che si otterrebbe mandando via Riccaboni. Al di là delle questioni di principio sulle quali potrei anche essere concorde, quali sono gli effetti? Soprattutto sul risanamento…

  9. «…che si otterrebbe mandando via Riccaboni …quali sono gli effetti sul risanamento?» Cal

    Secondo la Procura, ci sono prove abbondanti per considerare irregolare l’elezione di Riccaboni. Perciò non ha titolo a fare il rettore e, pertanto, non ha titolo a inaugurare l’anno accademico e a far deliberare dal CdA la vendita di Palazzo Bandini-Piccolomini. Riccaboni non ha adottato alcuna iniziativa per un risanamento strutturale dell’ateneo.

  10. «Non vedo come il cambio del ministro possa aumentare l’ansia dei tecnici amministrativi o dei docenti. Almeno c’è un ministro che sa cosa è l’università (nel bene e nel male). Sempre meglio della poverina…» Golene

    …leggo su Il Fatto (“Nomine last minute”) che “La Gelmini ha piazzato al Cnr Gennaro Ferrara, rettore di Parthenope, la peggiore università del Paese”, il quale rettore è noto oltretutto per aver sistemato presso la sua università uno stuolo incalcolabile di parenti; l’ex rettore del Politecnico di Torino non è il capo del CEPU e mi dà un po’ di fiducia in più: spero che almeno avrà chiari i problemi dell’università e la loro urgenza. Lo stesso si potrebbe dire per Monti medesimo (se non sbaglio abbiamo tre ex rettori nel governo: bene bene o male male?). Ma concretamente, si sa lungo quali linee intenda agire, rispetto al suo predecessore? I quaranta decreti attuativi mancanti della riforma Gelmini che fine faranno? Al di là di tutto, l’incertezza e la situazione di stallo nuocciono di per sé. In particolare penso alla drammatica situazione locale, ma non è che fuori le cose vadano tanto meglio.

  11. Secondo me lasciare l’ateneo senza guida è una solenne cavolata…
    Remo non rispondi alla mia domanda. Sto chiedendo che succederebbe… non se l’elezione è legittima o meno. Peraltro se l’elezione fosse illegittima e non per colpa del medesimo Riccaboni, egli sarebbe parte lesa.

  12. @ Cal

    L’università non resterebbe senza guida: il decano la traghetterebbe verso nuove elezioni, garantendo nel frattempo l’ordinaria amministrazione. Il Prof. Richard Paul Corner è, al momento, il decano. Se non dovesse accettare, ci sarebbe la Prof.ssa Elisabetta Montanaro, per quattro anni delegato alla didattica e, attualmente, membro del Senato Accademico per l’Area delle Scienze Giuridiche ed Economiche.

  13. So bene che formalmente non ci sarebbe un vuoto. Ma praticamente il decano farebbe l’ordinario e si scatenerebbe una nuova campagna elettorare che bloccherebbe tutto per mesi nei quali unisi deve cercare di incrementare lo sforzo per recuperare risorse. E poi nessuno potrebbe fare la parte straordinaria con la quale si può provare a fare il risanamento…
    io continuo a pensare, soprattutto se non ci sono accuse per Riccaboni, che fare questioni di principio – pur legittime e giuste – in queste fasi sia pericoloso

  14. Diamo notizie più precise per favore!
    Senza entrare nel merito della questione:
    il Decano indice le elezioni che si possono celebrare piuttosto alla svelta, basta volerlo; nel frattempo è il Pro-rettore e non il Decano a governare l’Ateneo (insieme agli Organi ovviamente) solo ed esclusivamente per l’ordinaria amministrazione.

    Statuto Università di Siena. Art. 40 – 3 comma -
    3. L’elezione è indetta dal Decano… In caso di anticipata cessazione dalla carica, la convocazione deve aver luogo entro 40 giorni dalla data della cessazione. In tal caso le funzioni del Rettore, limitatamente all’ordinaria amministrazione, sono esercitate dal Pro-rettore.

  15. A parte che il rettore non fa assolutamente nulla per il cosiddetto risanamento, se non qualche tentativo paralegale (per non dir peggio, vedi la mésalliance con il Madoff delle paludi pontine), ma, casomai, danni irreversibili al personale più indifeso, sognando, come Hitler nel bunker della Cancelleria, improbabilissime vittorie sulle truppe dei debiti che lo hanno accerchiato, mi pare che sostenere che l’allontanamento di un rettore, eventualmente eletto attraverso una truffa, sia pericoloso e sia quindi meglio tenerselo, in dispregio della legge e della decenza, costituisca un ragionamento che Rabbi definirebbe cinobalanico, ovvero, a pene di segugio.

  16. «Un ragionamento che Rabbi definirebbe cinobalanico, ovvero, a pene di segugio.» Outis

    … la citazione è da Gadda.

  17. A me pare che ci sia tanta voglia di decapitare l’amministrazione. Magari per tornare a qualche scienziato modello Focardi che stabilizza altra gente o regala altri soldi. Si può non condividere quello che sta facendo Riccaboni ma dire che non sta facendo nulla mi pare lievemente ingeneroso. Al di là di questo, però, 40 giorni di sola gestione ordinaria ce la possiamo permettere? Peraltro ribadisco anche il fatto che se venisse fuori che le elezioni sono irregolari ma che Riccaboni non ha fatto nulla di male e uno lo facesse dimettere non sarebbe nella posizione di rivalersi sull’amministrazione medesima? Dire che è stata una truffa vuol dire che qualcuno c’ha guadagnato. Ora all’epoca rettore uscente era focardi e DA Barretta. Chi è il truffatore? O non si tratta piuttosto di approssimazione cioè di inadeguatezza e poca professionalità? Lo dimostrerà la magistratura credo… ma in tutto questo dovremmo evitare di fare danni a unisi e al suo risanamento.

  18. Questi uffici hanno da segnalare alle SS.VV. questo intervento: http://shamael.noblogs.org/?p=3568.

    Questi uffici colgono l’occasione per segnalare a Cal che delle due l’una: o ha ragione Rabbi, cioè che non leggi quello che c’è scritto sul blog e quindi intervieni a cazzo di cane con motivazioni e ragionamenti assurdi, oppure – ed è ipotesi peggiore, leggi e fai commenti a cazzo di cane perché non capisci quello che c’è scritto. Un esempio per tutti: la magistratura quanto alle elezioni del rettore non ha mai parlato di truffa, ha parlato di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale. Questo falso, rimbalzato al ministero anche per colpa dell’intervento di una cricchetta di Criccaboys e di quei due scienziati di Cenni e Bezzini più del prefetto più cotonato della Repubblica, ha indotto in errore il Ministro che, ad ogni buon conto, ha rilasciato insieme alla nomina una nota in cui mette la condizione per la validità la chiusura delle indagini. Segui fin qui? Speriamo… Ora quella di ieri l’altro è stata, bada caso, la chiusura delle indagini in cui si è accertato che ci sono state delle irregolarità, formali o sostanziali non ha la minima importanza così come non ha la minima rilevanza se Criccaboni vi abbia o meno partecipato. Resta il fatto che sono irregolari le elezioni che hanno visto vincitore Riccaboni e non il compianto Beppe di Bedo. Ce lo puoi spiegare come qualsiasi persona sana di mente potrebbe affermare, trovandosi nella situazione in cui si trova il Criccaboni, di non essere coinvolto né direttamente né indirettamente? Probabilmente fa come fai tu: non legge o se legge non capisce.
    Tertium non datur.

    Di questi uffici
    Cesare Mori

  19. @ truffa
    Usando il termine truffa, stante la mia ignoranza del giure, non intendevo la fattispecie giuridica, ma azione generica di raggiro, opera di camarilla e di marranchini, fregatura, pacco, bidone, atti a produrre situazioni illegali, il tutto ovviamente doloso, dolosissimo.

  20. @ Aristofane

    Contestualizziamo le situazioni e gli eventi, per favore!
    Se Riccaboni dovesse uscire di scena, per le irregolarità elettorali, decadrebbe tutta la squadra che lui ha scelto: pro-rettore vicario, delegati e direttore amministrativo. L’ateneo sarebbe senza un legale rappresentante; proprio come nei primi tre giorni di novembre dello scorso anno. Chi altri potrebbe svolgere l’ordinaria amministrazione e bandire le elezioni? Il decano! L’articolo 40, comma 3, dello Statuto che viene citato si riferisce alla cessata anticipazione dalla carica di un rettore regolarmente eletto e, conseguentemente, di un pro-rettore pienamente legittimato. Un esempio per tutti: quando il 24 febbraio 2006 Tosi fu sospeso dalla Procura di Siena si insediò il pro rettore Di Mitri per esercitare l’ordinaria amministrazione. Ma l’elezione di Tosi era regolare! Altro esempio: un’anticipata cessazione dalla carica di Focardi avrebbe portato Santoro, prima, o Minnucci, in seguito, a svolgere le funzioni di rettore. Ma l’elezione di Focardi era regolare! Tutto ciò non vale per Riccaboni! Non sono io a dirlo. Lo dicono le prove raccolte dalla Procura di Siena quando dichiara che il Ministro è stato indotto in errore, firmando il decreto di nomina. Comunque il Ministro pose una pesante riserva: nomina condizionata dalla chiusura delle indagini della Procura.

  21. «Questi uffici colgono l’occasione per segnalare a Cal che delle due l’una: o ha ragione Rabbi, cioè che non leggi quello che c’è scritto sul blog e quindi intervieni a cazzo di cane con motivazioni e ragionamenti assurdi, oppure – ed è ipotesi peggiore, leggi e fai commenti a cazzo di cane perché non capisci quello che c’è scritto.» Mori

    Naturalmente dopo che ha parlato Gianni arriva pure Pinotto. Che non perde occasione di segnalare il suo blog. Bella coppia, se solo la finissero di considerare se stessi dei maestri e gli altri dei cretini.
    Allora se leggete per bene non ho usato io la parola truffa, chi l’ha usata l’ha appena contestualizzata e spiegata per cui non so di che cosa state farfugliando. Se è per amore di polemica, capisco e vi perdono, ma fa un po’ ridere. Sull’oggetto della questione è evidente che voi siete antiriccaboniani. Bene, legittimo. Però non si può essere solo anti nascondendosi dietro a un blog e a un nick. Il mio argomento è che adesso, con la situazione presente 40 giorni di vacatio non ce la possiamo permettere. Il vostro argomento è che il rettore è abusivo e se ne deve andare. Quindi per voi ci possiamo permettere 40 giorni di sola gestione ordinaria, cioè fino a fine anno senza poter fare altro che la gestione ordinaria. Non capisco poi come si faccia a dare per scontato il collegamento tra le due inchieste.

  22. «Però non si può essere solo anti nascondendosi dietro a un blog e a un nick.» Cal

    ??????????????????????????????
    (A case study :-( )

  23. @ Remo Tessitore
    Non ero entrato volutamente nel merito, come avevo espressamente scritto, perché volevo esclusivamente fare una sottolineatura sulla base delle procedure statutariamente previste.
    E allora entriamo nel merito formulando solo delle ipotesi:
    Ipotesi a) il Rettore si dimette. In tal caso non c’è problema: entra in carica il Pro-rettore per la gestione ordinaria perché, sotto il profilo formale, si tratterebbe di “anticipata cessazione” dalla carica.
    Ipotesi b) il Ministro, con proprio Decreto, revoca il provvedimento di nomina. In tal caso sarebbe il Ministro stesso a doversi assumere la responsabilità di indicare chi guida l’Ateneo fino alle elezioni.
    Ultima questione.
    Se in questo benedetto Paese siamo stati capaci di fare un nuovo Governo in 10 giorni non mi pare che per eleggere il Rettore dell’Università di Siena ci voglia una vita. Basta indire le elezioni (che debbono essere convocate “entro” e non “oltre” 40 giorni) e celebrarle in tempi strettissimi: in 10/15 giorni si convocano e si celebrano. Basta volerlo. Ma questa è pura teoria perché manca il presupposto: le dimissioni o la rimozione del Rettore con Decreto ministeriale.

  24. @ Cesare Mori «ha indotto in errore il Ministro che, ad ogni buon conto, ha rilasciato insieme alla nomina una nota in cui mette la condizione per la validità la chiusura delle indagini.»

    @ Remo Tessitore «Comunque il Ministro pose una pesante riserva: nomina condizionata dalla chiusura delle indagini della Procura.»

    Cambia poco, la (triste) situazione, ma le cose secondo me non stanno esattamente come dite. Del resto la Gelmini sarà anche la “Beata Ignoranza”, ma sarebbe ben grave se una laureata in giurisprudenza avesse condizionato un giudizio di validità alla imputazione e non alla sentenza!

    Questo era il comunicato:
    «Si tratta di una presa d’atto dovuta dei risultati delle 
elezioni, che a oggi non risultano essere stati invalidati. Il provvedimento non 
intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, 
in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in
 corso. Con tale provvedimento il Ministero ha doverosamente recepito i risultati 
elettorali comunicati dall’Università, come previsto dalla 
legge.»

    Quindi:
    1) La nomina deriva dalla presa d’atto che i risultati comunicati dall’università non erano stati invalidati.

    2) L’attesa dei risultati delle indagini si riferisce alla negazione che il provvedimento potesse essere considerato espressione di un giudizio di merito, e non alla nomina in sé.

    È ovvio che la chiusura dell’indagine con dei rilievi di irregolarità non può automaticamente invalidare i risultati (e quindi la nomina), anche se è altrettanto ovvio che se gli elementi emersi fossero molto gravi e ne mettessero in serio dubbio la validità, potrebbero e dovrebbero indurre il Ministro ad intervenire. Diventa quindi importante la valutazione degli elementi emersi.

    A questo proposito, però, non mi è del tutto chiaro quali elementi siano effettivamente alla base delle imputazioni. Non vedo infatti citato il problema più grave che si era prospettato, cioè che alcuni studenti (a quanto si diceva, nella sede di Arezzo) avessero votato al posto di altri. A quello che leggo, il problema sarebbe la procedura di identificazione dei votanti, che però mi pare fosse identica a quella usata per l’elezione di Focardi e probablmente per tutti i rettori precedenti. Inoltre, sempre se non ricordo male, le procedure prevedevano la firma di un registro da parte dei votanti. Quindi che garanzie in più avrebbe dato la trascrizione di un numero di documento? Se i magistrati avevano dei dubbi, era sufficiente controllare le firme, come hanno fatto in Lombardia per le liste di Firmigoni (dove per l’appunto i numeri dei documenti c’erano, ma le firme erano false lo stesso). Tempo per farlo ne hanno avuto. Se lo hanno fatto e hanno riscontrato un numero di firme false superiore o pari allo scarto di voti fra i due candidati, lo dicessero subito e si invalidassero le elezioni senza por tempo in mezzo. Lo stesso se fossero emerse prove di un complotto per ingannare il Ministero. Altrimenti, se è solo una fine questione di diritto e di interpretazione delle norme, si attenda il giudizio, che ormai ci siamo abituati.

    In ogni caso, ora sono anche cambiati Ministro e Governo, per cui staremo a vedere se e come si vorrano occupare della intera faccenda, che riguarda non solo la valutazione della gravità degli elementi emersi, ma anche il giudizio complessivo sull’andamento del processo di risanamento (o del suo contrario) e la politica universitaria che intenderà sviluppare nei confronti delle università disastrate. Siena e S. Raffaele saranno a mio avviso il primo banco di prova.

    Saluti scettici
    Sesto Empirico

  25. «Tutti i membri della comunità accademica sono utili al risanamento, ma lo sono nel loro insieme, e nessuno è più utile degli altri.» Uil

    Che vi sia un rispetto tra individui e componenti, mi pare solo “a whisful thinking”, ben lontano dalla realtà: a dire il vero, mi pare che alcune componenti risultino “utili” più che altro come carne da macello, nelle tenzoni che in un clima di anarchia ancora ammorbano questo ateneo, oppure come legna da ardere, visto che bisogna risparmiare anche sul riscaldamento. Non vorrei che riguardo al criterio adottato per decidere cosa, al livello delle strutture didattiche e scientifiche, è destinato a soccombere (“con efficacia”, direbbe il Nostro), vi fosse una sostanziale convergenza “bipartisan”, essendo accettato da tutte le parti, dal sindacato come dai media, dalle fazioni in lotta, che ciò avvenga seguendo una forza irresistibile: il caso (talvolta però, aiutato truccando i dadi). Il che è bizzarro, giacché quando ci interroghiamo sul destino di FIAT o di Apple, è naturale porre l’accento in primo luogo sui prodotti messi sul mercato da queste industrie. Insomma, pare che qui il risanamento possa avvenire a prescindere da una seria e pubblica riflessione su cos’è e cosa dovrebbe essere l’università di Siena: sul futuro di questo ateneo come istituzione scientifica, il cui core business, la ragion d’essere, è la produzione di ricerca e didattica: giacché non stiamo parlando dell’ente del gas o dell’acqua, della Provincia o una fondazione, e gli effetti della mentalità predatoria e lottizzatrice di certe lobbies, si sono già sufficientemente manifestati nelle loro sembianze più sgradevoli. Nel momento in cui quotidianamente l’ateneo perde pezzi, questa non è una riflessione astratta. Credo che la stessa sorte del personale tecnico amministrativo non sia scindibile da questa problematica.
    Mi pare che qui il microcosmo rifletta il macrocosmo: il livello di incarognimento è lo stesso che si respira a Montecitorio e ci manca solo lo “spread”. Al di là di altre considerazioni, anche qui mi pare di assistere ad una situazione di stallo sostanziale, senza che un’autorità ferma, riesca a scoraggiare gli appetiti irrefrenabili mai placati, le scorribande di satrapetti locali, che in questa drammatica congiuntura assomigliano alla cavalcata della morte del celebre affresco palermitano. Il clima è molto brutto, fra sussulti di morente baronia, cafoneria e totale mancanza di understatement, argomentazioni rozze di gente rozza intorno a questioni scientiche, congiure, stilettate e bisticci dei capponi di Renzo ai piani bassi del Palazzo. Una sensazione di vuoto di potere, di incapacità di liberarsi da un’infinità di condizionamenti, cui occorrerebbe porre rimedio, forse con un “governo tecnico”, presieduto da qualcuno meno vulnerabile alle pressioni delle varie confraternite locali e in grado di avviare il risanamento lungo vie certe. Non esitando a rintuzzare le presunzioni smodate di vari signorotti leggermente fuori dal mondo nella cui ragnatela il Nostro pare essere imbrigliato, affinché tutti tornino a ricollocare la testa al suo solito posto. Cioè sul collo.

  26. Quel che proponi al di là delle tanto belle quanto sovrabbondanti parole è un commissario. Forse sarai accontentato. Nel momento in cui usciranno gli indicatori di dissesto potremmo essere commissariati. O forse no, come si dice in giro… peccato che un commissario manderebbe in mobilità un po’ di gente e chissà se inizierebbe da quelli che si occupano di bue muschiato o magari da chi ritiene di essere sì utile all’ateneo da dispensare sempre consigli e commenti.

  27. …A proposito, egregio signor Cal, è poi riuscito ad ammazzare tutti “i vecchi”? Lo stesso linguaggio è orripilante: nel resto del mondo esistono i “professori emeriti”, vanto delle Facoltà e le “Festschrift” in onore di chi se ne va: qui Lei pretende addirittura “la cacciata” con disonore dei professori anziani (“Senectus ipsa morbus est”), chiunque siano, senza distinzione alcuna. O forse ha finalmente compreso, dotandosi di pallottoliere e compulsando il Bignami delle vigenti leggi, che una cosa è possedere ventidue professori di ruolo in un solo settore disciplinare, altra cosa è possederne uno per settore, e complessivamente meno dei fatidici venti richiesti dalla legge per tenere aperto un corso di laurea? Ha scritto per settimane che per risolvere i problemi dell’università di Siena basta mandare via un po’ di professori “vecchi”, come stesse parlando di branchi di maiali, continuando, per settimane, ad ignorare chi diceva: “bada, che non c’è molto da gioire, perché qui il problema è che quando vanno via, se sono soli nel loro settore, si chiude bottega; la disciplina entra in crisi o sparisce e non riapre, e questo come criterio per determinare cos’è utile o meno, appare lievemente – per dirla in greco – a cazzo di cane; come nel gioco del domino può darsi che venga giù un corso di laurea o un dipartimento, e il problema non è per i professori anziani che hanno la pensione, ma per quelli giovani che restano con le braghe in mano (che non possono neppure andarsene e che la pensione, per inciso, neanche ce l’avranno mai)”. È appunto in questo blog che è stato evocato (e non da me, che non lo sapevo neppure) il caso di una singola disciplina che annovera(va) ventidue professori di ruolo, quando interi corsi di laurea – inutili? – chiudono perché venti professori di cui sopra non ce l’hanno più in tutto(!). Assistiamo in sostanza alla crisi di settori che, a causa dei pensionamenti + blocco del turn over + requisiti minimi di docenza, versano in gravi difficoltà, hanno chiuso, o sono in procinto di chiudere i battenti. Tutto questo, con la “qualità” e l’”eccellenza” non ha molto a che vedere e in ogni caso nessuno si è posto il problema: assistiamo alla moria di discipline e tradizioni consolidate per mere ragioni anagrafiche o per il vezzo, come ricorda Outis, di voler possedere doppioni e triploni in ossequio a qualche signorotto di campagna, quando complessivamente abbiamo le pezze al culo. E allora, a tuo avviso, la cattiva distribuzione (effetto degli anni dello scialo) del corpo docente, è o non è un problema? È lecito o no dubitare che le cose non vadano come afferma la Pravda ufficiale? Sai per caso quale bar o trattoria bisogna frequentare per essere realmente informati su quello che succede in ordine a questi problemi? Perché il dibattito pubblico, anche in molte delle sedi istituzionali deputate, mi pare pressoché inesistente. Per inciso, attendo una risposta alla domanda su che cosa vuoi farne di chi lavora nei settori gioiosamente smantellati o “smantellandi” e non sia prossimo alla pensione; ma a te tutto questo, “nun ta risurta” e non ti concerne. Ora siamo tutti contenti. Le iscrizioni sono aumentate (in un modo o nell’altro: e un quadro analitico ancora non è stato fornito) e il resto non conta.
    (A case study :-( )

  28. «Peccato che un commissario manderebbe in mobilità un po’ di gente e chissà se inizierebbe da quelli che si occupano di bue muschiato o magari da chi ritiene di essere sì utile all’ateneo da dispensare sempre consigli e commenti.» Cal

    Egregio signor Cal, se lei ogni tanto, quando non vomita contumelie e stupidaggini sul primo che capita, si degnasse di leggere quello che i bersagli della sua volgarità scrivono, si sarebbe reso conto che il sottoscritto (chiedo scusa se mi ripeto) ha umilmente espresso l’opinione che una mobilità del corpo docente, almeno entro i tre atenei toscani, la concentrazione cioè in una o due sedi di studiosi del medesimo settore che dispersi in tre atenei, dopo le chiusure di corsi e dipartimenti degli ultimi anni, risultano del tutto inutili, potrebbe essere la soluzione che consente di salvare specializzazioni e tradizioni scientifiche a rischio di sparizione. Sarebbe l’ora che questo problema, magari un commissario dotato di adeguati poteri, lo affrontasse efficacemente: l’alternativa è subire la sudditanza dei “cugini di campagna” rispetto ai due atenei più grossi, come mostrano recenti vicende. Ma non esito a convenire sul fatto che, se “l’uomo della provvidenza” fosse un suo parente, della sua medesima razza, non esiterebbe a cancellare le “scienze avanzate” per dare il colpo di grazia a questo ateneo, continuando ad investire sulke “scienze del bue muschiato”, di prima e di seconda specie (seguendo la classificazione di Outis). Ma La prego, continui a parlare: più parla è più la sua superficialità rende evidente qual è il male oscuro che ammorba questo ateneo.
    (Cal, a case study :-( )

  29. «…chi ritiene di essere sì utile all’ateneo da dispensare sempre consigli e commenti.» Cal

    Egregio signor Cal, già da tempo mi sono reso conto che in questa città non è costume esprimere delle opinioni disinteressate: vige il Pensiero Unico e l’omertà, onde per cui la libera discussione nei social network, la dialettica delle opinioni che si confrontano e si correggono, asintoticamente tendendo ad approssimarsi alla “verità”, rischia di essere vista come qualche cosa di pericolsamente eversivo, dai mullah che vigilano sull’osservanza dell’ortodossia: perché vuol sapere chi si cela dietro un nick? Non riesce a decidere se è d’accordo o meno con un punto di vista, senza sapere chi è l’auctoritas che lo esprime? Lo sa che Lutero tradusse la Bibbia in tedesco affinché tutti i fedeli potessero leggerla e giudicare con la propria testa?
    (A case study :-( )

  30. «Ora siamo tutti contenti. Le iscrizioni sono aumentate (in un modo o nell’altro: e un quadro analitico ancora non è stato fornito) e il resto non conta.» Rabbi

    Devi pazientare ancora un po’. Sono troppo impegnato con le lezioni. Ma appena avrò un po’ di tempo libero, racconterò “la truffa dell’aumento delle immatricolazioni” e del danno all’Ateneo, agli studenti, alle famiglie e alla città.

  31. Caro Rabbi, credo di aver espresso chiaramente le mie opinioni anche in contrasto con tutto il resto del blog (per cui vengo appellato come caso di studio…)
    Credo però che tu non sia Lutero e che quello che dici non sia la Bibbia.
    Credo anche che a guisa dei canidi di piccola taglia, la tua azione qui come quella di molti altri (ma non tutti… non tutti!!!) si esaurisca nell’abbaiare. Che vuol dire criticare con parole dotte. Ma senza mai, mai proporre alcunchè. Perché delle due l’una o andava bene Focardi (quello delle 300 stabilizzazioni incluse figlia e genero) o andava bene Riccaboni. Naturalmente non vanno bene nessuno dei due ma non ho visto altri candidati. E allora abbaiare a che serve? A fare i maestri di parole ma non di azione?

  32. «Credo però che tu non sia Lutero e che quello che dici non sia la Bibbia.» Cal

    ?????????????????????????????
    (A case study :-( )

  33. «Credo anche che a guisa dei canidi di piccola taglia, la tua azione qui come quella di molti altri (ma non tutti… non tutti!!!) si esaurisca nell’abbaiare.» Cal

    …all’occorrenza posso “dissotterrare lo Sten”, come direbbe Giorgio Bocca, ma non mi pare che esprimere delle opinioni e formulare dubbi sia un’attività sconvenente, in un forum di discussione. Lei a che scopo partecipa, altrimenti?
    (Cal, A case study :-( )

  34. Non dissotterri nulla! Lei è un accademico, si sparerebbe di sicuro nei piedi e poi darebbe la colpa a Riccaboni, o alla cricca, o a me, seppellendoci di 2.000.000 di righe di dottissime lamentazioni. Dio ci scampi.
    Il mio è un discorso generale. Qui si abbaia molto ma nessuno si candida quando è il momento per raccogliere il consenso dei delusi dell’establishment. Che a parole son tanti ma poi all’atto pratico si vergognano e rimangono con le loro convenienze di bottega…

  35. «Non dissotterri nulla! Lei è un accademico, si sparerebbe di sicuro nei piedi e poi darebbe la colpa a Riccaboni, o alla cricca, o a me, seppellendoci di 2.000.000 di righe di dottissime lamentazioni. Dio ci scampi.» Cal

    Se bastano venti o trenta righe per seppellirLa (questa è la lunghezza dei miei messaggi), deve riconoscere che la Sua statura è ben modesta. In ogni caso, se si rivolge a me, provi ogni tanto a commentare quello che scrivo, senza attribuirmi opinioni cretine a vanvera. Lei è veramente un caso di studio: dice di non leggere i miei messaggi, però li commenta, inventandoseli.
    (Cal, a case study :-()

  36. Ma non sono io modesto; è lei che è cosi bravo e maestro eloquente. Tanto bravo che la pubblicano costantemente in prima pagina del blog e il suo cv si allunga di giorno in giorno…
    Purtroppo i suoi messaggi li leggo. E li rileggo perché alla prima la fuffa è troppa per me, modesto laureato. E scavando scavando alla fine che trovo? Lamentazioni, critiche a chi fa, spesso anche poco supportate. Mai proposte, mai idee, mai iniziative di azione… parole e ancora parole… peraltro quando ho commentato (non la sua nebbia ma le riflessioni altrui) sono stato fatto oggetto di scherno e insulti da parte sua e del suo amichetto Cesare, raramente in grado di dibattere sul contenuto e assolutamente incapaci di accettare e rispettare le opinioni altrui.
    Poco male… bau bau fanno i pavidi cagnolini di unisi.

  37. «Mai proposte, mai idee, mai iniziative di azione… parole e ancora parole…» Cal

    Senta, lei sta raccontando balle, ma se le parole le fanno così schifo, perché ha deciso di darsi alla vita intellettuale “prendendosi una laura”, invece di andare a guardare i maiali?
    (A case study :-()

  38. Caro mio, lei così fa scempio di tutta la poesia bucolica… un grave errore per un letterato quale lei è…

    Io invece non sono un poeta e non mi sono dato alla vita intellettuale.

    Lei mi fornisce una plastica rappresentazione della media dell’accademia italiana. Tante parole e poco impegno pratico. Arroganza e supponenza ma poca voglia di sporcarsi le mani con i fatti e con la realtà. Giudici degli altri ma mai in gioco. Valutatori mai valutati… e potrei continuare a lungo…
    Insomma, piccoli cagnolini abbaianti… badi bene che non gliene faccio una colpa e lo capisco se si sente punto nel vivo.
    bau bau

  39. «Tante parole e poco impegno pratico. Arroganza e supponenza ma poca voglia di sporcarsi le mani con i fatti e con la realtà. Giudici degli altri ma mai in gioco. Valutatori mai valutati… e potrei continuare a lungo…» Cal

    Mi scusi, ma Lei che cacchio ne sa chi sono io, in cosa mi impegno, in cosa non mi impegno? Stia al pezzo: Lei insulta chiunque le capiti a tiro, ma farnetica, parla fra sé e sé, e non mette a fuoco nessun argomento.
    (A case study :-()

  40. Sul blog è molto impegnato. Posso vedere il suo sudore mentre batte sulla tastiera, mentre cerca la citazione, lo svolazzo, la figura retorica.
    Altro non mi è dato vedere. Ma siccome non c’erano candidati oltre a Riccaboni e Focardi, deduco che tante parole non portano alcun frutto…
    bau bau…

  41. @ Rabbi «invece di andare a guardare i maiali»

    E tu affideresti dei maiali ad uno così?

  42. Se volessi scendere al tuo livello potrei dire che è molto più grave che a gente come te sia affidata l’educazione delle nuove generazioni.
    Ma siccome non ti conosco – outis – non lo dico né lo penso. Ti raccomando solo di moderare i termini con me. Perché ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria…

  43. Triste rappresentazione della realtà che dovrebbe decidere, anche solo una X su una scheda.
    Tra ignoranza, supponenza, puzza al naso.
    Peccato.

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