I Costituzionalisti italiani impugnano il Regolamento per l’abilitazione scientifica nazionale dei professori universitari

Presidente Associazione Italiana CostituzionalistiValerio Onida (Presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti). Il direttivo dell’associazione italiana dei costituzionalisti, esaminato il testo del D.M. 7 giugno 2012 – che approva il regolamento sui criteri e parametri per la valutazione dei candidati e sulle modalità di accertamento della qualificazione dei commissari ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari – ha rilevato, a prescindere da ogni altra considerazione di merito, un palese vizio di illegittimità e di irragionevolezza che inficia il disposto dell’allegato B (Indicatori di attività scientifica non bibliometrici), applicabile ai settori dell’area 12. In esso infatti si introduce fra gli indicatori di attività scientifica non bibliometrici, che condizionano la valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva (n. 4, lettera b; n. 7, lettera b), il numero di articoli pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti il bando su “riviste appartenenti alla classe A” (n. 3, lettera b; n. 6, lettera b), secondo la suddivisione effettuata dall’ANVUR anche avvalendosi dei gruppi di esperti della valutazione della qualità della ricerca e delle società scientifiche nazionali (n. 2, lettera a). In tal modo si fa dipendere la valutazione della qualità della produzione scientifica da un elemento estrinseco (“classe” di appartenenza delle riviste su cui sono comparsi gli articoli) definito ora per allora e con effetto retroattivo, riferendosi la produzione scientifica da valutare ai dieci anni precedenti la indizione della sessione di abilitazione, ma essendo previsto che solo ora sia effettuata la suddivisione delle riviste. Tale disciplina appare lesiva dei principî di eguaglianza e ragionevolezza, nonché del principio di affidamento legittimamente sorto nei soggetti “quale principio connaturato allo stato di diritto” (cfr., ex multis, Corte cost., sentt. n. 206 del 2009; n. 156 del 2007). Il direttivo ha pertanto deliberato di impugnare il D.M. in questione nella parte in cui, attraverso le previsioni dell’allegato B, introduce il predetto indicatore con efficacia retroattiva, auspicando che la medesima iniziativa giudiziaria possa essere adottata d’intesa anche con altre società scientifiche dell’area 12.

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9 Risposte

  1. Sull’argomento, ecco l’articolo su l’Unità (27 giugno 2012) del Deputato del Pd Eugenio Mazzarella.

    Eugenio Mazzarella. È una notizia che non è una notizia, la decisione dell’associazione dei costituzionalisti italiani, presieduta da Valerio Onida, di impugnare davanti al Tar il regolamento sui criteri e parametri per la valutazione dei candidati e sulle modalità di accertamento della qualificazione dei commissari ai fini dell’attribuzione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e seconda fascia dei professori universitari. Una non notizia perché le motivazioni di ricorso per illegittimità erano del tutto prevedibili e ampiamente note e annotate ai soggetti interessati all’estensione del regolamento, il ministero innanzi tutto, o coinvolti come “prestatori d’opera” (di criteri, parametri o altro), sostanzialmente l’Anvur. Era del tutto prevedibile che si potesse ritenere lesivi dei principi di eguaglianza e ragionevolezza, come oggi annotano i costituzionalisti, la scelta, per le materie umanistiche, di dividere le riviste in fasce di merito, deducendo, da quelle in classe A, mediane di accesso alla valutazione; ma più in generale, e questo vale per tutti i settori, definire criteri retroattivi definiti ora per allora, alla cui luce giudicare carriere di studiosi costruite in decenni di lavoro in assenza, e ignoranza soggettiva ovvia, di quei criteri; la cui definizione per altro è controversa, per la spinta che può dare al conformismo scientifico a scopi di carriera accademica. A parte i rilievi del Cun che pure ci sono stati, in Commissione cultura della Camera il Pd è giunto a votare contro il regolamento nel parere di legge previsto, anche per i motivi succitati. E sempre il Pd, su iniziativa di chi scrive, ha organizzato mesi fa un importante convegno sulla valutazione della ricerca in ambito umanistico, presenti ministro, vertici Anvur e Crui, dove i rilievi mossi all’iter del regolamento furono, e per tempo, quelli che oggi per iniziativa dei costituzionalisti saranno oggetto di pronuncia del Tar. Bisogna dire che il ministro Profumo se ne era reso conto, proponendo di sospendere le previsioni di legge della Gelmini per il conseguimento dell’abilitazione nazionale fino al 2014, e nel frattempo di sperimentare un nuovo meccanismo concorsuale. Condivisibile la preoccupazione, molto meno l’ennesima implementazione normativa, che avrebbe innestato altri motivi di contenzioso e al di là di questo contribuito di fatto ad un irrigidimento del blocco delle carriere dei ricercatori e dei docenti già in atto da troppi anni. Se si fosse dato ascolto a chi sosteneva che non si poteva giocare una partita di calcio con la regola che per vincere bisognava mandare la palla in rete, e solo dopo venire a sapere, a reti fatte, che quelle valide erano solo quelle segnate a seguito di corner, forse non si sarebbe arrivati a questo nuovo rischio che si fermi tutto: scorrimenti di carriera e nuovi ingressi nell’università – ciò di cui c’è disperato bisogno. Allora cosa fare? Penso si possa esplorare una correzione ministeriale a tambur battente che sospenda il vincolo dei criteri contestati per accedere all’abilitazione. Sarebbe un esercizio di buon senso ex post in grado di farci ripartire.

  2. Mazzarella dice: «Penso si possa esplorare una correzione ministeriale a tambur battente che sospenda il vincolo dei criteri contestati per accedere all’abilitazione. Sarebbe un esercizio di buon senso ex post in grado di farci ripartire.»

    Quindi abilitazione nelle mani del giudizio discrezionale della commissione? Ovvero todos caballeros?
    Escluso, naturalmente, chi non è già incardinato nel sistema università (i non-strutturati) che di questi criteri (più o meno sensati o giustificati che siano) non si preoccupano poi tanto, superandoli in molti contesti rispetto a chi negli ultimi anni non ha prodotto una pubblicazione che sia una, che non ha presentato la relazione triennale, che si è occupato solo ed esclusivamente di didattica.

  3. Golene, a parte la cretinata solenne per cui se uno insegna un pochino (e i professori, specie i ricercatori italiani insegnano veramente pochino!) allora non può fare ricerca, manco fossimo al CERN o al MIT e non in provincia di Poggibonsi, non esito a concludere che tu sei un genio incompreso con decine di pubblicazioni su riviste internazionali, che giammai subirebbe l’onta di dover impartire persino una sola ora di lezione all’anno (pretendendo nondimeno in cambio uno stipendio), attività disdicevole e plebea che potrebbe pregiudicarti il premio Nobel al quale sei perennemente candidato. Ma ti segnalo che i concorsi, se ci saranno, quando ci saranno, saranno per associato. Sicché codesta soddisfazione, di percepire uno stipendio per non fare un cazzo, comunque non potrai cavartela.

  4. P.S. alla vigilia dei prepensionamenti, che hanno sortito come più visibile effetto lo scompaginamento della didattica in molti settori disciplinari fondamentali, funzionando da volano per accelerarne la crisi irreversibile, comparve nel blog tale Cal, che inneggiava quotidianamente al genocidio dei professori “vecchi” senza ulteriori distinzioni. Che così – diceva il singolare personaggio – ne avrebbero presi di più giovani. Un altro becero di analoga fattura compare adesso sotto il nick di Golene, che dopo aver abbondantemente e marchionnescamente insultato i lavoratori “strutturati” (sic, a riprova che non ha la benché minima idea di cosa significhi lavorare e mantenere la famiglia) chiunque fossero, qualsiasi merito o demerito potessero vantare, oggi passa all’insulto, non più degli anziani, ma dei ricercatori, ossia di quelli di mezz’età: anche qui scrive cretinate sesquipedali, del tipo che non studiano perché insegnano (reato gravisssssssssssssssimo! Ma sennò, chi insegnerebbe di questi tempi? E negli ultimi vent’anni, chi ha coperto i buchi nella didattica?): così, tanto per buttare sul piatto una maialata qualsiasi, che tanto le reazioni violente degli interessati si limitano tutt’al più ad un virtuale “vaff…”. Se non era casuale l’entrata in scena della dramatis persona Cal, davanti allo scelto pubblico di questo forum, non lo è di certo l’esibizione del cattivo samurai del teatro Kabuki, ossia questo Golene, che annuncia l’ora della vendetta verso quegli ignobili ricercatori che hanno avuto l’impuducizia di insegnare. Mi domando dunque a cosa preluda questo attacco sistematico e quotidiano ai ricercatori “che insegnano”, perpetrato dal garzone che il droghiere ha mandato qui all’uopo. Al droghiere raccomando solo di mandarne in seguito uno più furbo.

  5. Quindi abilitazione nelle mani del solo giudizio discrezionale della commissione? Ovvero todos caballeros?

  6. Golene, nun ce prova’. Questa frase però: «chi negli ultimi anni non ha prodotto una pubblicazione che sia una, che non ha presentato la relazione triennale, che si è occupato solo ed esclusivamente di didattica».

    Se rivolta, come fai tu, urbi et orbi a tuitti i ricercatori di ruolo “che insegnano”, è una solenne stupidaggine: un altro insulto gratuito che rivela un deprimente stato confusionale, oltre che una pochezza morale e culturale allarmante, per uno come te che esige la cattedra di professorun.

  7. p.s. un’altra tegola in arrivo: se ho udito bene vengono potati altri 300 milioni dal FFO. Non so quali saranno le conseguenze per Siena, ma temo che alla luce dell’andazzo locale e globale le polemiche aizzate da Golene appaiano come esercizi di tipo onanistico: come direbbe Bersani siamo “oltre” e prima di parlare concretamente di concorsi da queste parti, toccherà prendere in considerazione alcune soluzioni che molto umilmente ho additato nei precedenti messaggi.

  8. «…che si è occupato solo ed esclusivamente di didattica». Risponde ai tuoi legittimi dubbi. Bastava leggere bene.

    «Resta la domanda (nun ce prova’ tu…):»
    Quindi abilitazione nelle mani del solo giudizio discrezionale della commissione? Ovvero todos caballeros?

    Alla prossima puntata!

  9. Coloro che si sono occupati “solo ed esclusivamente di didattica”, tra i ricercatori, costituiscono una minoranza che non merita codesta attenzione, né mi pare possa nuocerti in alcun modo: come campione non significativo, non è evidentemente a questi che alludevi (ti rifugi in corner?). Cerca semmai di riflettere sul fatto che spesso la gente fatica a dedicarsi alla ricerca perché vengono meno le condizioni per la ricerca. Ma è inutile che io scriva messaggi prolissi per richiamare l’attenzione sul fenomeno della polverizzazione della ricerca, se tu li ignori bellamente fingendo di vivere nel paradiso terrestre e non in un ateneo dissestato.
    Gli altri chi più, chi meno, non è gente più disonesta di chi l’ha preceduta in questo ruolo (magari stazionandoci molto di meno: ti sei accorto o no che è tutto fermo da anni? Non hai riflettuto ancora su come siano state allocate le risorse – in modo assoutamente squilibrato, riempiendo alcuni settori e svuotandone altri senz alcuna ratio apparente – negli anni che hanno preceduto il “buho”??) e in ogni caso, se insinui qualcosa su qualcuno, è a te che spetta l’onere della prova. Del resto persino il Magnifico in questi giorni esulta per la buona qualificazione dell’ateneo senese nel campo della ricerca, alla quale, sospetto, i ricercatori non siano estranei.

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