Il Palio delle Istituzioni senesi in bancarotta

Logo in ceramica Unisi e Sede MPSL’argomento affrontato da Bruno Tinti è il salvataggio della Banca MPS e dei suoi amministratori. E per l’Università di Siena? «Quante class action ci potrebbero stare, per recuperare dei bei soldi?». Ovviamente per entrambe le Istitutzioni!

Salvare le banche, non i banchieri (il Fatto, 29 giugno 2012)

Bruno Tinti. Il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena ha collezionato critiche feroci. Il Fatto, il 27 giugno, ha ben descritto per quali vie ci si è arrivati; e molti organi d’informazione si sono indignati per il “regalo” a una banca gestita in modo dissennato.

Quattro miliardi? Bastavano per soccorrere i terremotati dell’Emilia; e, se è per questo, risolvere almeno parzialmente i guai degli esodati. Solo che non è così semplice. Non si tratta di favori tra banchieri, tra il governo dei tecnici e i loro colleghi di un tempo. Gli Usa, nel 2008, al tempo della crisi dei subprime, spesero 8.000 miliardi di dollari per sostenere il sistema bancario pericolante; poi lasciarono fallire Lehman Brothers e la crisi di oggi nasce in gran parte da lì. La Ue, tra il 2008 e il 2011, ha iniettato nel sistema bancario europeo 4.500 miliardi di euro (Barnier, commissario europeo per il mercato unico); e oggi si sta studiando come dare altri 100 miliardi alle banche spagnole.

Tutti regali tra colleghi? Ovviamente no. Una banca può essere gestita bene o male, servire gli interessi di pochi o svolgere correttamente la sua attività di raccolta del risparmio ed erogazione del credito; e anche una banca d’affari e investimento ha una funzione economico-sociale indispensabile; e anche e soprattutto questa può essere gestita male (ecco perché dovrebbero essere per legge separate). Ma, come che sia, che la crisi di una banca dipenda da una cattiva gestione o da sfavorevoli e insuperabili congiunture di mercato, resta un fatto che gli indignati per i salvataggi trascurano sempre: la banca ha nella pancia i soldi dei cittadini; e, se non la salvi, i cittadini li perdono. C’è di più: ogni banca è intimamente connessa con altre banche; tutto il sistema è interdipendente. Se una banca crolla, crollano tutte o quasi, come appunto avvenne con Lehman Brothers: e i cittadini che perdono i loro soldi diventano milioni.

Insomma, se crollasse il sistema bancario le conseguenze sarebbero catastrofiche: come se tutte le nazioni, tutte insieme, perdessero una guerra mondiale. Dunque le banche vanno salvate. Ma quelli che le hanno gestite male? Quelli che ci si sono arricchiti? Quelli che hanno regalato soldi ai politici? Quelli che li hanno presi? Quelli che …? Ecco, tutti questi non devono essere dimenticati. E invece non solo non gli succede niente ma nella migliore delle ipotesi restano al loro posto; e, nella maggior parte dei casi, sono trasferiti ad altri incarichi; sempre di vertice, si capisce. Certo, le banche sono imprese private; peculato, corruzione, i loro amministratori non possono commetterli. Però forse arriva la corruzione tra privati; poi c’è il falso in bilancio: è ancora quello di B, che gli servì per non andare in prigione, ma qualcuno potrebbe sporgere querela; e poi c’è l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, la denuncia per truffa.

Insomma, i modi per rivalersi su chi è all’origine di tutti i mali ci sono eccome; l’onere di rivolgersi alla giustizia compete ai cittadini danneggiati. Quante class action ci potrebbero stare? A parte la prigione, si potrebbero recuperare dei bei soldi. Solo che, guarda caso, tutti strillano contro “le banche” e il governo tecnico che “le salva”; e pochi si ricordano di quelli che le hanno amministrate.

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2 Risposte

  1. [...] Il Palio delle Istituzioni senesi in bancarotta « Il senso della misuraLogo in ceramica Unisi e Sede MPS L'argomento affrontato da Bruno Tinti è il salvataggio della Banca MPS e dei suoi amministratori. E per l'Università di Siena …ilsensodellamisura.com/…/il-palio-delle-istituzioni-senesi-in-ba… [...]

  2. …è il “nostro” Domenico?

    L’Asl “scarica” il ricercatore lui scopre la cura per il retinoblastoma, tumore agli occhi che colpisce i bambini da 0 a 3 anni.
    La Asl di Siena, che ospita un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, gli ha tolto la convenzione, ma Domenico Mastrangelo, 33 anni, ha continuato a fare ricerca nel laboratorio nel reparto di Oftalmologia dell’ospedale “Le Scotte” di Siena a 1.200 euro al mese.

    Un laboratorio di ricerca sulle cellule staminali

    Siena, 5 luglio 2012 – La Asl di Siena, che ospita un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, gli ha tolto la convenzione, ma Domenico Mastrangelo, 33 anni, ha continuato a fare ricerca nel laboratorio nel reparto di Oftalmologia dell’ospedale Le Scotte di Siena a 1.200 euro al mese (cioè con la parte pagata dall’università). E ora le sue ricerche potrebbero aprire nuove strade per la cura del retinoblastoma, tumore agli occhi che colpisce i bambini da 0 a 3 anni. A raccontare la vicenda è la onlus “In fondo ai tuoi occhi“, che raccoglie fondi per il reparto.
    Laureato in Medicina, più di 100 articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali ed esperienza pluridecennale sul retinoblastoma, Mastrangelo ha scelto di continuare a portare avanti le proprie ricerche, nonostante le sue vicende con l’asl di Siena. «Sono andato avanti con la sola forza del mio intelletto, e contrario all’ipotesi genetica sull’origine del retinoblastoma – spiega – ho elaborato l’ipotesi epigenetica, sull’origine della malattia».
    A parte il lavoro sull’epigenetica del retinoblastoma, le indagini di Mastrangelo interessano anche altri fronti. «Entro il mese di ottobre» – continua – «presso il dipartimento di Scienze Biomediche dovremmo poter essere in grado di selezionare, in laboratorio, i farmaci verso i quali le cellule tumorali mostrano maggiore sensibilità. Questo sistema ci consentirà, inoltre, di verificare anche l’efficacia di farmaci nuovi e di “non farmaci” da avviare alle sperimentazioni cliniche nel retinoblastoma.»

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