Università di Siena: se 250 milioni di buco hanno prodotto il primo posto in classifica, allora continuate così, che vi daranno pure la medaglia

Rabbi Jaqov Jizchaq. “Sin qui, tutto bene”, diceva quello mentre precipitava da un grattacielo, giunto a pochi metri dal suolo: questo mi pare essere il messaggio che trapela dietro ai cori di peana per i trionfi di questi giorni. Se duecentocinquanta milioni di buco hanno prodotto il primo posto in classifica, allora continuate così, che vi daranno pure la medaglia: si vede che noi comuni mortali,  dei grovigli statistici non ci capiamo molto. Spiegatelo a quella legione di ricercatori che è stata buttata fuori o congelata su un eterno bagnasciuga, scavando in tal modo un solco tra generazioni e interrompendo bruscamente ricerca e tradizioni scientifiche (mentre ci riempiamo la bocca del VQR), che ciò è stato valutato come un dato positivo. Fateci capire se il Censis (credibile quanto Moody’s) ha approvato prepensionamenti, accorpamenti, soppressioni, così come sono stati realizzati: almeno capiremo quale modello di università provincialoide per il popolino del contado hanno in mente quelli che li pagano. Del resto, paradossalmente, nella città politicamente commissariata dei buchi clamorosi e impuniti (dal Monte all’università), che non rappresenta dunque un esemplare di buona amministrazione e di buona giustizia, risultano primeggiare, secondo il Censis, proprio … Economia, Scienze Politiche e Giurisprudenza. Me ne rallegro comunque, e sono contento che davanti a questi corsi di laurea si apra un radioso avvenire: ma costituendo essi, assieme a Medicina, forse la metà del corpo studentesco, delle rimanenti specialità – della scienza strictu sensu, della cultura – non è chiaro cosa vogliano farne e soprattutto sarebbe interessante sapere se pensano semplicemente di farne a meno. Nel qual caso, nulla quaestio, ma visto che non sta bene buttare a mare tanta zavorra umana, dovrà essere organizzata una evacuazione di studenti, tecnici e docenti paragonabile a dir poco all’Operazione Salomone che portò i Falascià in Israele. Rimando ai miei precedenti messaggi per sottolineare come ciò sarebbe in certa misura addirittura auspicabile, visto che oramai diversi comparti scientifici hanno perso la massa critica per sopravvivere separatamente nei tre atenei toscani: non solo nella piccola Oxford senese, ma anche da quei trogloditi distanziati in classifica di Firenze e di Pisa. E sarei curioso di sapere quante di quelle specialità che hanno contribuito alla determinazione del trionfale risultato esistono ancora e quante invece nel frattempo, nello iato temporale intercorso fra la rilevazione dei dati e l’ultima riforma degli ordinamenti, soccombettero. Interessante, anche per stabilire definitivamente se si tratta di una burla, sarebbe il dato analitico corso per corso, dipartimento per dipartimento, perché dà uggia udire le solite mosche cocchiere esultare “abbiamo vinto! Abbiamo vinto!”, senza che abbiano contribuito una beneamata minchia all’efficienza e al prestigio scientifico dell’ateneo.

P.S. Sebbene si sia classificata prima per il Censis, Siena non piazza una sua facoltà tra le prime tre in Medicina, Farmacia, Psicologia, Scienze della Formazione, Matematica, Fisica, Chimica, Biologia, Lingue e tutti i rami dell’Ingegneria: come fa dunque ad essere prima? Prima “de che”? Balza all’occhio poi il dato clamoroso che nel podio delle Facoltà non c’è più la mitica Facoltà di “Lettere” (ahimè, senza più “Filosofia”) di Siena, né quella di Arezzo! Dipenderà dalla prematura dipartita di taluni personaggi, o semplicemente dal fatto che hanno combinato un bel troiaio, la maggior parte dei corsi e delle specializzazioni essendo stati smantellati ed accorpati in un generico ed incolore “humanities”, per giunta in duplice copia? Sicuramente glisseranno su certe operazioni demenziali e, come i generali di Caporetto, daranno la colpa a chi non è stato abbastanza solerte nel tirare le cuoia.

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Una Risposta

  1. … non per insistere, ma la classifica del CENSIS riguarda gli atenei italiani. Se poi non vuol dire nulla che nel “ranking” internazionale, la prima università italiana (Bologna) si trova solo alla riga 183, seguita dall’università “La Sapienza” di Roma, alla riga n. 210 o che, peggio, le università italiane sono, globalmente al trentesimo posto, dopo le Spagnole, le Ucraine, le Portoghesi, le Slovene, e le Greche (http://www.controcampus.it/2012/05/le-universita-italiane-al-30-posto-per-luniversitas-21-ranking/) … beh, allora ditelo, che magari parliamo d’altro.
    Nel mondo globalizzato vogliamo stare a vedere quant’è bello il nostro orticello, mentre fuori dai confini si coltivano lussureggianti piantagioni? Essere primi tra gli ultimi può anche essere una consolazione, ma sempre ultimi si è! (non “PRIMI”!!!).
    Per giunta, vorrei far notare che, secondo “Il Giornale”, “primi” certo siamo anche noi, ma più che per il merito, sembrerebbe per gli stipendi dei “baroni”! (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/classifica-beffa-degli-ateneisalari-alti-non-merito.html); http://www.cipur.it/rassegna%20stampa/rassegna2012/ilgiornale26mag2012.pdf
    Per chi desiderasse, poi, capire come vengono stilate le classifiche, si consiglia la seguente lettura: http://www.campus.it/blog/2010/07/05/classifiche-a-enna-la-prima-bufala/
    … e sempre in tema di classifiche, se vi volete fare quattro risate, leggete questo: http://www.cipur.it/rassegna%20stampa/rassegna2012/ilgiornale26mag2012.pdf
    … per chi, infine, si volesse divertire col VQR, ecco un’altra lettura interessante: http://www.roars.it/online/?p=4391
    … “pensierino della sera”: si dice(va) delle merci pubblicizzate in TV, che quelle che hanno bisogno della pubblicità, sono quelle che non vendono … “mutatis mutandis”, si potrebbe dire che se si deve ricorrere alle classifiche (e che classifiche”!) per capire se un ateneo funziona, probabilmente c’è qualcosa che non va!

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