Il senso della misura

Per una Nuova Università a Siena e non solo

Possibile che per una corretta gestione delle università debba sempre intervenire la magistratura?

patane_2.jpgUn articolo sempre attuale (da Ateneo palermitano novembre/dicembre 2008) per capire a che livello di degenerazione sono arrivate le università.

Terremoto in tre università siciliane: i dirigenti si premiavano da soli. Rilievi dalla Corte dei Conti

Francesca Patanè. Maurizio Graffeo è il magistrato della Corte dei Conti di Palermo che sta facendo tremare tre dei quattro Atenei siciliani. Per la precisione, i vertici amministrativi dei tre Atenei di Catania, Messina e Palermo. Che in barba a bilanci e atti amministrativi si sarebbero premiati per ritagliarsi un bel gruzzoletto con la scusa della produttività.
Il periodo preso in esame dal magistrato contabile riguarda il biennio 2003-2005, ma in più punti dell’ordinanza è precisato che i rilievi avanzati per quel periodo sono ancora attuali. 

Le reazioni intanto non si sono fatte attendere. Rettori, direttori amministrativi e dirigenti vari negano di avere firmato relazioni autoreferenziali e giurano che è tutto in regola, ma l’inesorabile Corte dei Conti di via Notarbartolo – presidente della sezione di controllo Maurizio Meloni – ha giudicato i criteri di valutazione tutt’altro che trasparenti e ha fissato in sei mesi il termine massimo perché ciascun rettore si adegui alle obiezioni avanzate dal magistrato oppure motivi la scelta di non farlo.

Ma entriamo nel merito di ciascun Ateneo.
Quello di Catania è l’Ateneo più bacchettato: oltre che autoreferenziali, le relazioni dei suoi dirigenti sono apparse incomplete e gli obiettivi generici e “ben lontani dal possedere le necessarie caratteristiche di chiarezza, misurabilità e coerenza”. Eppure – hanno osservato dalla Magistratura contabile – proprio gli obiettivi per quel biennio erano stati dati per raggiunti al cento per cento (con conseguente corresponsione dei premi nella misura massima possibile). 

A Messina la situazione è analoga, con un sistema giudicato poco trasparente dalla Corte dei Conti, pur avendo l’Ateneo adottato recentemente un regolamento proprio sui criteri di valutazione: una sorta di vademecum di cui però a quanto pare non se n’è fatto uso non avendo l’Università fornito alcuna documentazione sulla sua effettiva utilizzazione.

 Anche la documentazione trasmessa dall’Università di Palermo si è rivelata insufficiente e non consona a quanto attestato. Anche qui tutto il materiale documentale trasmesso si basa sulle relazioni compilate dagli stessi dirigenti interessati che, quanto ai premi in denaro, hanno sempre ricevuto la massima erogazione possibile.

Per la Corte dei Conti, insomma, occorrerebbe prevedere una gradualità dei premi “in relazione agli effettivi esiti della valutazione”. E per fare questo bisognerebbe prima stabilire gli obiettivi da raggiungere “in termini di misurabilità”.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 31 agosto 2009 alle ore 16:17 | Permalink | 18 Commenti » |

Riuscirà la Gelmini a chiudere le lauree a gogò e le università di quartiere?

L’immotivata proliferazione dei corsi di laurea e di sedi universitarie decentrate – con conseguenti assunzioni di docenti e amministrativi – ha dato il colpo di grazia ai conti di molti atenei. Di seguito sono riportati brani di un vecchio articolo di Umberto Eco (L’Espresso 2 febbraio 1992) nel quale sono elencate le obiezioni di Cesare Segre alla diffusione delle università sul territorio.

Benvenuti all’Università di Coccolato

Umberto Eco. (…) un articolo di Cesare Segre sul “Corriere della Sera”, ha acceso un dibattito sul bacillus universitatis e cioè sulla tendenza, che pare accentuarsi nel nostro paese, ad attivare nuovi centri universitari in città di provincia. Le ragioni possono essere sia di malintenzionato clientelismo, sia di benintenzionato proposito di ovviare al sovraffollamento dei grandi centri.
Le obiezioni al bacillus – e le ragioni per cui di bacillo letale potrebbe davvero trattarsi – sono state elencate da Segre. Il piccolo centro non può avere le tradizioni delle grandi università storiche, avrà fatalmente per decenni biblioteche e laboratori inadeguati, i docenti vi andranno di malavoglia, con pendolarismo smandrappato, e cercheranno al più presto di tornare alle metropoli. Questi centri verranno a soddisfare la pigrizia (spesso dettata anche da motivi economici) di studenti di provincia che non vogliono allontanarsi da casa, e che quindi perderanno la grande occasione che l’esperienza universitaria offre allo studente sin dal Medioevo, e cioè di conoscere qualcosa oltre la cerchia delle proprie mura e di venire a contatto con ambienti pervasi da flussi internazionali. Meglio sarebbe dunque potenziare i grandi centri con strutture di accoglienza per gli studenti e ridurre il sovraffollamento eliminando il valore legale di una laurea che spesso si prende di malavoglia solo per vincere un concorso nella pubblica amministrazione (dove basterebbero buoni e solidi diplomi). E sono, naturalmente, parole sante.
(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 24 maggio 2009 alle ore 19:24 | Permalink | 4 Commenti » |

Anche Mario Pirani danneggia l’immagine dell’Università italiana?

Si riporta una parte dell’articolo di Mario Pirani sull’università pubblicato su “la Repubblica” di oggi.

Quanto costa al Paese l´università di Parentopoli

Mario Pirani. “Basta con i tagli!”, intimano gli striscioni e gli slogan scanditi dai cortei universitari. Ma se avessero contezza, in primo luogo del fiume di soldi dirottati a favore di una casta accademica pletorica e clientelare, che le oasi di eccellenza non bastano a controbilanciare, gli studenti dovrebbero rivendicare più tagli e non meno. 
 E dovrebbero, come diceva Mao Zedong, «bombardare il Comitato centrale», non stringersi, in definitiva, in sua difesa. Certo, molti studenti sono angosciati dalla nebulosità di un futuro neanche minimamente prevedibile, dalle deplorevoli condizioni del percorso scolastico, dalla disorganizzazione dei corsi e degli esami e quant´altro la vita universitaria offre o, meglio, nega. Gli studenti prevedono che i tagli annunciati dalla Finanziaria aggraveranno maggiormente questo stato di cose ma, per contro, non sembrano percepire l´origine prima della scarsezza dei fondi. E, cioè, lo sconsiderato spreco di risorse ingoiate dalla greppia accademica, clientelare e familistica, che avrebbe dovuto essere spazzata via da tempo a furor di popolo.
 Come altro giudicare i casi raccontati in queste settimane da tutti i quotidiani sulla parentopoli infiltrata nelle più diverse facoltà universitarie in quasi tutte le Regioni d´Italia, con una tendenza più grave e generalizzata nel Mezzogiorno? Emerge un organigramma che denota una degenerazione ormai sistemica.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 22 novembre 2008 alle ore 23:12 | Permalink | 29 Commenti » |

Tra università di quartiere, lauree fantasiose e materie stravaganti al nuovo ministro non resterà che commissariare gli atenei e/o abolire l’autonomia universitaria

MiurSulla Repubblica di oggi, Davide Carlucci pubblica un’inchiesta dal titolo: Università, tra “Scienze equine” e “Fitness” ecco l’Italia delle lauree pazze. Sul Messaggero del 18 ottobre 2007, Anna Maria Sersale pubblicò un articolo dal titolo: Università, 171 mila materie per moltiplicare le cattedre. Di seguito riporto quanto dichiarai alla giornalista sull’argomento.

«Purtroppo l’esplosione di insegnamenti non mi meraviglia – sostiene Giovanni Grasso, ordinario di anatomia umana –. Ciò si accompagna ad una proliferazione ingiustificata e spesso fantasiosa dei corsi di laurea. La richiesta del mercato di avere figure professionali diversificate ma qualificate è stata completamente disattesa dagli atenei, che hanno sfruttato l’occasione per aumentare in modo sconsiderato il proprio potere attraverso la crescita incontrollata di discipline e corsi e attraverso il reclutamento di nuovi docenti. Questa proliferazione ha portato anche all’impoverimento, frammentazione e diluizione del corpo di discipline fondamentali di un corso di laurea. È impensabile che discipline essenziali di antica tradizione vengano penalizzate in favore di materie di scarsa valenza e di modesto interesse. Eppure succede. Le anomalie sono tante. Faccio l’esempio di quello che succede a Siena, dove c’è un corso di nuova istituzione in “Biotecnologie per la salute umana” in cui si insegnano la fisiologia e la patologia della riproduzione umana. Peccato che manchi l’Anatomia come insegnamento di base e propedeutico alle altre! Tutto ciò si collega all’uso improprio, distorto e inquietante dell’autonomia universitaria».

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 28 febbraio 2008 alle ore 23:54 | Permalink | 16 Commenti » |

Il prefetto di Padova: atenei tra privilegi e sperperi è urgente una Mani Pulite accademica

Padoin_rinnovare_istituzioniRiportiamo l’intervista del giornalista Filippo Tosatto (il Mattino di Padova, 24/1/08) a Paolo Padoin (Rinnovare le Istituzioni), Prefetto di Padova.

Maledetti toscani, scriveva Malaparte. Restii alla museruola come sono, finiscono puntualmente per suscitare un vespaio. E Paolo Padoin, il prefetto fiorentino di Padova, non fa eccezione. E dal suo cliccatissimo sito (rinnovare le istituzioni) esplode una bordata diretta all’università, al sistema degli atenei dove l’intreccio tra baronie, concorsi chiacchierati e sperperi diventa scandalo nazionale.
«La tutela della legalità» commenta Paolo Padoin «investe ogni ambito della vita civile e nel mondo dell’università le numerose inchieste avviate dalla magistratura, da Trieste a Firenze da Bologna a Bari, solo per citarne alcune, segnalano situazioni allarmanti e talvolta gravi. È inquietante che, alla vigilia di un concorso, tutti siano in grado di anticipare il nome del vincitore della cattedra. Capacità, curricula, pubblicazioni scientifiche: certo, tutto questo influisce nella valutazione ed è di dominio pubblico. Ma quando, a parità di titoli, il prescelto è amico o parente di un docente di “peso”, e limitiamoci a questa tipologia di rapporti per carità di patria, allora il sospetto diventa legittimo».
Sospetti pesanti, a volte.
«Si, certi esposti, inviati all’autorità giudiziaria da candidati esclusi, delineano scenari dove la legalità è tranquillamente presa a calci: concorrenti eliminati “scientificamente” per agevolare il designato, o addirittura aspiranti docenti “persuasi” a desistere, magari con la promessa di risarcimento in occasione del concorso successivo».
(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 30 gennaio 2008 alle ore 13:04 | Permalink | Nessun Commento » |

Autonomia universitaria fasulla e demagogica: stiamo correndo verso il disastro

StrepsiadeRiportiamo l’intervista a Lucia Lazzerini (Ateneopulito) del giornalista Filippo Tosatto sul Mattino di Padova (24/1/08).

Lucia Lazzerini, professore ordinario di Filologia romanza all’università di Firenze, è l’animatrice del movimento Ateneo pulito che dall’omonimo sito bacchetta i vizi degli atenei italiani. Chi gliel’ha fatto fare, verrebbe da chiedere alla docente, moglie del prefetto di Padova Paolo Padoin… «Ho cominciato per una questione di decenza, è stata una reazione al degrado ambientale del mio dipartimento, poi il raggio d’azione si è ampliato. Mi sono guadagnata molte critiche e parecchie inimicizie ma ho ricevuto anche il sostegno affettuoso di tanti colleghi che si sono rivelati informatori preziosi del sito, fornendo notizie, curiosità, vignette; alcuni sono usciti allo scoperto, altri meno. Anche gli studenti hanno apprezzato. Insomma, non mi sento isolata». Lei è molto critica verso l’università italiana… «Qualche notte fa, in tv, un noto critico d’arte ha testualmente definito l’università italiana “un letamaio”. Io dico che è allo sfascio, che versa in una situazione disastrosa e che non so più cosa ci stiamo a fare qui. Siamo ai saldi di fine stagione: titoli screditati, gara a chi sforna più lauree a buon mercato, lezioni in pillole, studenti in condizioni di semi-analfabetismo. Sono pessimista, si». Quando è iniziato il declino? «Nel Sessantotto, direi, con la sua ventata di demagogia. Ma il vero degrado è coinciso con quest’autonomia fasulla che vorrebbe scimmiottare gli atenei americani ma nei fatti ne capovolge i criteri. Negli Stati Uniti non esiste il valore legale del titolo di studio: contano il merito effettivo e il prestigio degli studi compiuti. Le università competono per migliorarsi perché vivono grazie alle tasse, salate, degli studenti: se non sono in grado di fornire una preparazione adeguata, i giovani vanno altrove e per loro sono guai. Inoltre, i figli dei ricchi, con le loro rette, finanziano le borse di studio dei poveri super-intelligenti. Autonomia nella responsabilità: così, il sistema funziona. In Italia avviene il contrario. Il valore legale del titolo di studio scatena una corsa al ribasso, la competenza è ignorata, vince chi offre una laurea a condizioni più facili. Un effetto devastante che si ripercuote anche sul reclutamento del personale universitario, leggi malaffare dei concorsi. Credo sarà molto difficile risollevarsi da questo scempio. Qualcosa del genere accade anche in altri Paesi europei, ma non è una consolazione».

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 28 gennaio 2008 alle ore 23:48 | Permalink | 20 Commenti » |

Questa autonomia universitaria terreno fertile per la mafiosità italiana

PulliaMAFIOSITA’ ITALIANA
Francesco Pullia. Fa bene Ichino ad auspicare una reazione alla corruzione dilagante. Strano, però, che non si accorga che se ciò non accade è perché la mafiosità, connaturata all’italianità, è ormai elevata a sistema dominante nei settori più disparati della vita pubblica.
Non siamo più ai tempi di tangentopoli. Peggio. Dopo l’ondata emotiva che ha favorito l’emanazione per la pubblica amministrazione di provvedimenti di facciata ispirati a presunti criteri di trasparenza tutto è tornato come prima, se non addirittura peggiorato. E così favoritismi, ricatti, piaggerie politiche sono nuovamente in auge. Non che, all’indomani di tangentopoli, fossero improvvisamente finiti. No. Saremmo ingenui a supporlo. Solo che mentre per un periodo c’è stata meno spudoratezza, oggi dominano spavalderia e arroganza. L’episodio denunciato ieri da Ichino sul “Corriere della Sera” di un dirigente prosternato a mo’ di zerbino nei confronti di una consigliera regionale ovviamente di maggioranza, non è paradossale ma, purtroppo, disgustosamente reale.
Casi di piaggeria e servilismo si contano quotidianamente a bizzeffe negli enti locali e vanno dall’erogazione dei contributi all’affidamento di consulenze, dalla concessione di straordinari fino alle gare d’appalto. Chi, per coscienza, non si adegua a certi comportamenti e tanto meno intende prostrarsi all’invadenza della partitocrazia è soggetto ad isolamento e mobbing e, comunque, non potrà nutrire alcuna speranza di carriera. I sindacati, che giocano sempre a darsi una patina di verginità e innocenza, sanno benissimo come funzionano le cose ma fingono di ignorarle per convenienza, opportunità e, diciamolo pure, collusione.
È semplicemente ridicolo ridurre la questione, grave, gravissima, della pubblica amministrazione ad una faccenda contrattuale o di mero aumento salariale. Vergognoso. Nessuna amministrazione è esente dal cancro. (…) È chiaro che nel momento in cui la politica diventa uno dei modi più facili per ottenere posti e acquisire privilegi tutto è consentito e l’illiceità è norma e prassi. (…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 26 maggio 2007 alle ore 18:57 | Permalink | 1 Commento » |

Università, politica e voto di scambio

SalernoQuando manca il senso della misura. Si riporta uno stimolante intervento di Pasquale Santé apparso sul forum: unilex.

Pasquale Santé. Vi sono vicende marginali rispetto allo “zoccolo duro” delle problematiche universitarie che però, quanto più forte si sente l’esigenza di chiarezza e pulizia, non mancano di suscitare perplessità. Su “Il Mattino” di giovedi’ 3 maggio è riportata la notizia che il Prof. Raimondo Pasquino, Rettore dell’Università di Salerno, è stato eletto per acclamazione presidente regionale della Margherita e che tale evento è stato recepito “nel partito come segnale di apertura alla società civile in vista del partito democratico”. Ora, fermo restando che ciascuno è ovviamente libero di pensarla come crede e di essere iscritto a qualsivoglia partito, una carica politica così alta associata ad una carica accademica altrettanto alta mi sembra possa legittimamente dare adito a qualche critica.

In un momento in cui l’autonomia universitaria ha dato ai vertici accademici ampia libertà di muoversi sul territorio, la commistione tra politica ed Università rischia di diventare commistione tra politica, Università ed affari (a parte la possibilità di facilitare carriere accademiche di “amici” politici e di ostacolare quelle di “nemici”). Non mi riferisco in particolare al Rettore in questione, che non conosco e che è senz’altro una persona degna, ma il problema andrebbe a mio avviso preso in considerazione. Ricordo a tal proposito la dura presa di posizione dei docenti delle università inglesi di alcuni anni fa, al debutto dell’autonomia, che invitavano i loro colleghi (se non vado errato sul “The Guardian”) a diffidare dei docenti italiani che avrebbero potuto avere mano libera in rapporti con il malaffare (e si precisava che tale rischio era simile al Nord e al Sud) proprio in virtù dell’autonomia (ristrutturazione di vecchi fabbricati, edificazione di nuove strutture, creazione di consorzi, ecc.).
Infine una curiosità. Negli altri Paesi europei (UK, Francia, Spagna, Finlandia) vi sono leggi o disposizioni al riguardo? E negli USA? Ringrazio anticipatamente chi volesse rispondere.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 9 maggio 2007 alle ore 10:45 | Permalink | 10 Commenti » |

Caro amico rettore ti scrivo

PentagrammaCosimo Loré. Caro Amico e Magnifico Rettore di Siena,
ti scrivo in ragione della materia, e so che per te il pensiero della medicina legale non può essere certo il primo, ma ti ricordo che il settore scientifico-disciplinare comprende anche la criminologia, e per questo ti scrivo. Ti scrivo perché è mio dovere segnalarti che il crimine accademico organizzato sta portando alla dissoluzione dell’intera struttura e al collasso del nostro ecosistema e questo è un fatto che ti compete come ecologo. In queste ore sono usciti i libri di amici a me assai cari, uno firmato con uno pseudonimo e l’altro da Eugenio Picano (Impact Factor > 750): Candido o del porcile dell’Università italiana e La dura vita del beato porco. In entrambi i casi, fossi il maiale adirei le vie legali come vittima della palese diffamazione, posto che il suino non provoca alcun danno anzi… ma quando si tratta della corruzione della massima istituzione scolastica… Vedi, Silvano, come te sono ormai un veterano con 35 anni di ruolo, 27 di cattedra, 8 di senato, centinaia tra articoli e volumi, didattica da laringite cronica (da causa di servizio), depressione, ansia. E come te non avrei mai voluto bussare alle procure toscane, pugliesi, etc. per contrastare condotte criminali che non cessano neppure dinanzi a provvedimenti giudiziari esemplari, quali la rimozione coatta del tuo predecessore. Ora, però, partono i processi penali e pertanto nessuno si può, né si deve, nascondere scaricando su noi due e pochissimi altri ogni rischio e responsabilità, perché non è da uomini civili ma da personaggi infimi e infami. Dobbiamo insieme, proprio sedendoci uno accanto all’altro, guardandoli in faccia e verificandone con atti scritti ufficiali la buona fede, stanare chiunque si nasconda o tenti di fare il furbo sulla pelle del nostro ateneo. Qui non ci si conta, tecnica utile ad eleggere un rappresentante, qui essere in tanti, come nella storia criminale della razza umana è sempre accaduto, non qualifica né esonera dalle proprie responsabilità. Non c’è più tempo ed atti forti, da parte di uomini veri, si impongono, senza ambiguità né dilazioni; per quel che mi riguarda, da sempre scrivo come ben pochi fanno e con costoro ho l’onore ed il gusto di identificarmi… Mi riferisco a studiosi del calibro di Eugenio Picano che tuttora malgrado le coraggiose denunce e le clamorose intercettazioni e gli arresti dei “capi” della cardiologia italiana non intravede alcuna riparazione dei danni. Cito questo ricercatore del CNR collaboratore del mio gruppo di ricerca per i meriti scientifici superiori internazionalmente riconosciuti e perché è provato che è stato vittima di delinquenti in associazione tra loro (almeno secondo le ammissioni degli stessi nelle intercettazioni acquisite come prova). Sai bene che perfino se si tratta delle cattedre di cardiologia (la ricerca e la cura del cuore, per Dio!) lo schifo tracìma e la fogna è stata ormai scoperchiata dalla Guardia di Finanza che ha portato in galera o ai domiciliari più di un big. Leggi quel che è pubblico e pubblicato ovunque e non solo negli atti giudiziari.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 6 marzo 2007 alle ore 23:45 | Permalink | 1 Commento » |

Malauniversità a confronto: i chimici in Basilicata e a Siena

UnibaslogoContro l’indifferenza e l’ignavia è giunta l’ora della rottura anche nell’Università. Come diceva Leonardo Sciascia, «credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte (…); rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata.» Consideriamo il ruolo dei “barbari” nell’Università, partendo dai chimici, con un articolo sull’Università della Basilicata, valido anche per la realtà senese. Con due differenze: a Siena la situazione è ancora più drammatica (ci ritorneremo con dati precisi) e, cosa più importante, è a rischio un Ateneo di 766 anni d’età, non un 25enne come l’Università della Basilicata. Dell’Ateneo lucano ci siamo già occupati: si veda il primo e secondo articolo.

QUEI CONTI CHE NON TORNANO…
Da: la Nuova Basilicata (22 gennaio 2005)
Nino Grasso. (…) Sarebbe ingiusto scaricare solo sui livelli centrali responsabilità che vanno ricercate anche qui, in Basilicata. E che probabilmente affondano le radici in una serie di errori passati, figli di un inopinato gigantismo e di una smania di spesa, spesso anche futile e ingiustificata dalla cruda realtà dei numeri. Ci sono corsi di laurea, come quello di Chimica, che hanno in media tra gli otto e i dieci studenti all’anno. E sono anche i corsi che costano di più per la presenza di un buon numero di professori ordinari e associati, oltre che di ricercatori e contrattisti. Per non parlare dei laboratori tecnici, che proprio perché improntati ad una organizzazione particolarmente sofisticata sul piano della sicurezza, assorbono ingenti risorse finanziarie. Da profani verrebbe da chiedersi: ne vale la pena? Quanto costano alla collettività quegli otto o dieci laureati in Chimica che l’Università sforna al termine di un lungo ciclo di studi, quando ci sono migliaia di giovani lucani che affollano, fuori regione, i corsi di legge, scienze politiche, economia e commercio, medicina? Però proprio perché ci troviamo dinanzi ad un bene di tutti i lucani, un bene sinora gestito come cosa personale da qualche piccolo “barone” di spocchiosa prepotenza (…), è assurdo pensare di affrontare la crisi attuale con i metodi del passato. Vale a dire: piangendo miseria, addirittura nello stesso momento in cui si stanno per assumere 22 nuovi ricercatori. Per cui, si reclamano soldi, ma senza dar conto di come li si spende. (…) L’Università non solo deve dar conto, come è giusto che sia, dei soldi che spende. Ma deve concordare con le istituzioni le azioni da intraprendere. (…) E mettersi costantemente in gioco. Pure a costo di operare dolorose amputazioni, in presenza di corsi di laurea sicuramente prestigiosi, come quello di Chimica. Ma che forse non ci possiamo più consentire in un corretto rapporto di costi e benefici.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Abolire l'autonomia universitaria? il 3 marzo 2007 alle ore 17:20 | Permalink | 1 Commento » |
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