Non vi è scienza senza etica: chi è operoso ma omertoso è indegno della cattedra
Cosimo Loré. A Bari (si veda anche lo storico articolo di Bolzoni) come a Bologna (si veda anche e poi il commento di Balzanelli) esiste il fenomeno della collaborazione tra cattedratici e criminali comuni: a Bari da tempo avviene, come ben ricordano eccellenti cardiologi pisani candidati a suo tempo ad un concorso a professore di cardiologia; a Bologna, come gli arresti attestano, l’intreccio intimo è già stato produttivo di danni, come ben sanno valenti oftalmologhe senesi; le Procure barese e felsinea lavorano come quella senese e pisana, ma preoccupa assai l’inerzia rilevabile altrove, il silenzio dei Rettori interrotto solo dal tentativo di minimizzare la gravità di fatti, il cui significato trascende i singoli diritti calpestati perché riguarda la credibilità della istituzione e la sicurezza della popolazione, la faccia tosta di docenti anche di governo dell’ateneo senese che firmarono e fecero (sic!) firmare irresponsabilmente (per presunta immunità accademica?!) ambigui atti di interferenza indebita sulle gravi iniziative giudiziarie in corso che avevano indotto il Gip a rimuovere il rettore. Anche a Siena i concorsi sarebbero del tutto degenerati se non ci fossero stati candidati coraggiosi (reumatologi, criminologi, oftalmologi), cattedratici corretti (neurologi, anatomici, fisiologi) e avvocati degni di rappresentare la giustizia e di indossare la toga (troppo rari in verità). E chi è oggetto di provvedimenti giudiziari tenta di fare la vittima, esibendo la propria operosa carriera e, sottovoce, promettendo vendette, come si sa bene. Sfuggono a troppi, invece, i prerequisiti del professore universitario “indipendenza e onestà intellettuali” senza le quali gli scienziati diventano addirittura pericolosi e nocivi, come la storia insegna con il lungo elenco degli accademici asserviti al potere o autori di crimini contro l’umanità. Siena ha avuto un passato glorioso e oggi ha un Rettore Magnifico che meritano di essere sostenuti apertamente, lealmente, concretamente nell’attuale critica fase di transizione e di indagini penali, anche per i tanti che hanno dedicato vita, anima e cuore al nostro ateneo.
Malauniversità: lo sguardo si allunga
Dopo il ponte di Messina, uno sguardo dalle torri di Bologna
Aldo Ferrara. Concorsi truccati all’università di Bologna. Sotto inchiesta con l’accusa di violenza privata ai danni di un loro collega e a tre commissari di un concorso per un posto di professore associato di Oftalmologia. In manette sono finiti gli autori materiali delle intimidazioni. Dopo aver letto l’articolo del Quotidiano Nazionale-il Resto del Carlino e quello di Repubblica, alcune considerazioni.
Prima. Dal Ponte (che non c’è, ricordate) vedevamo con lungimiranza la possibilità di un crimine che, invece, la magistratura bolognese ha, per fortuna, sventato.
Seconda. Questa volta Messina c’entra in positivo, essendo, presumibilmente, un suo ricercatore, parte lesa; ma Messina è sempre in ballo.
Terza. No amici cari, non c’è in ballo solo oculistica, anche se le cronache sono ricche di oftalmologi. Ve ne sono anche altri, di altre discipline. Ma trattandosi di oculistica chi vuol vedere, veda.
Malauniversità a confronto: Basilicata e Siena

L’Università della Basilicata (la regione dell’amaro lucano) come l’Università di Siena (la città del panforte e dei ricciarelli)? Solo analogie gastronomiche? No. Con un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, l’anno scorso il rettore dell’Ateneo senese fu rimosso dal suo incarico, per abuso d’ufficio aggravato e falso ideologico. Secondo il Gip, il rettore «ha commesso ripetute violazioni di legge allo scopo di favorire le persone a lui più vicine o accomunate da vincoli di interesse, ha mostrato un atteggiamento di sostanziale noncuranza dei vincoli di legge nell’espletamento della propria funzione». L’articolo seguente, il cui titolo riprende lo slogan di questo blog (“Dopo i baroni … i bari”), evidenzia numerose analogie tra i due atenei. Mancanza di senso delle istituzioni e della legalità. Buchi di bilancio. False dichiarazioni delle massime autorità di governo. Uso improprio ed inquietante dell’autonomia universitaria. Danni all’erario. Conflitto d’interessi diffuso. Uso massiccio delle consulenze. Intoccabili e bistrattabili. Con un’unica differenza: il fiume di denaro che scorre in Basilicata fa apparire stracciona la “lobby” accademica senese.
Dopo i vecchi baroni … i nuovi bari. “Basilicata che bello!”
Viaggio nell’Universitas della Basilicata
Da: IL RESTO (20 gennaio 2007)
Filippo De Lubac. Le cronache recenti hanno riportato le polemiche sulla malagestione dei megaprogetti europei 1994-1999 dell’Università della Basilicata: il Magnifico Rettore, prof. A. Tamburro, ha respinto le osservazioni mosse dal segretario dei radicali lucani M. Bolognetti e dalla prof. Colella. Nessuno contesta i danni per l’ammanco di circa 2 milioni di euro dalle casse dell’Ateneo nel 2004 (avvenuto in un periodo di crisi che ha portato all’esercizio provvisorio 2005), resta da stabilire di chi sia la responsabilità. Il Magnifico Tamburro scarica tutto sulla Regione Basilicata “la scadenza naturale del mio progetto era il 2004, la responsabilità del mancato collaudo è della Regione Basilicata”. Pronta replica dei funzionari di Via Anzio: “i documenti contabili per il collaudo sono stati consegnati dal Magnifico Tamburro solo nel 2006, mentre la rendicontazione scadeva nel 1998”. Come si dirime questa complicata matassa? Basta consultare gli atti ufficiali. Intanto la polemica è giunta al “calor bianco” e sono fioccate denunce e querele. Proviamo a vederci chiaro.
Partita a carte col morto. Dove? All’Università, naturalmente ……!
Aldo Ferrara. Ricordate Todo Modo di Sciascia? Ebbene l’epilogo sta per essere scritto e riferisce di una strana ed oscura vicenda, avvenuta nell’Università “che non c’è”, in un piccolo paese della Regione che invece c’è ed è nota a tutti come sede d’importanti Atenei, tre per l’esattezza. Oggi, con il proliferare dei Corsi e degli insegnamenti, proliferano anche gli Atenei inutili, e quindi, magari, mentre scriviamo, saranno diventati, cinque, sette e così via. C’è anche un’altra Regione italiana che ne vanta tre, la Sicilia. Di Messina, vista dal Ponte, che, naturalmente, “non c’è”, abbiamo già detto; di Palermo ha scritto l’Espresso oggi ed ha dimenticato qualcosa. Dovete sapere che nel Capoluogo siciliano c’è un Istituto, sede d’insegnamento inferiore e superiore, retto dai Gesuiti, e frequentato dall’ambiente-bene della Città. Negli anni Cinquanta vi si iscrissero giovani rampanti come Leoluca Orlando, figlio del Prof. Salvatore Orlando-Cascio, ordinario di Diritto Privato e poi Civile, legatissimo all’On. Bernardo Mattarella, ministro, notabile dc e padre di Sergio, ministro pure lui negli anni novanta, e di Piersanti, ucciso dalla mafia; compagno gli fu Enrico La Loggia, figlio di Giuseppe, presidente della Regione Siciliana (1958-1965), poi presidente della Commissione Bilancio della Camera; ed ancora Francesco Musotto, figlio di Giovanni, ordinario di Procedura Penale, deputato socialista, poi euro-parlamentare e poi arrestato, rilasciato e rieletto. Poi ancora Giovanni Mercadante, professore di Radiologia, deputato regionale per FI ed arrestato nel 2006, per concorso esterno in associazione mafiosa, tuttora detenuto.
Cosa lega tutti questi personaggi? Innanzitutto il fatto d’essere allievi del Gonzaga, di essere figli, quasi tutti di professori universitari e di essere compagni di scuola di Domenico Massari. Vita diversa, venduta (secondo alcuni), quella di questo giovane e promettente che si trasferisce giovanissimo al Karolinska Istitutet, per poter lavorare in pace, senza assilli e senza il timore che attanaglia chiunque non si presti alla mafia, quella della volgare accezione, ma anche quella della vita universitaria. Per carattere ombroso, diffidente ed intransigente, lottando contro favoritismi e nepotismi, si trovò a dover emigrare extra-moenia per lavorare e produrre in piena tranquillità. Quando poi, nell’anno “che non ci fu“, venne chiamato dalla Facoltà di riferimento dell’Università toscana “che non c’è”, lì trovò sul suo cammino Tosco Monati, che gli sbarrò il passo per preferirgli qualcun altro che, naturalmente “non c’è”, almeno scientificamente. Domenico non protestò, si affidò alla Consulta e perse la battaglia. Era in preda alla sua naturale tranquillità, quando scese dalla macchina nella piazzola del Policlinico, dove lavorava. Il passo gli fu sbarrato da un uomo che si fece avanti, liberò da un giornale, che portava in mano, una Mauser 75 che esplose tre colpi a raffica. Domenico non morì subito, fece in tempo a vedere in viso il suo assassino, un compagno di un tempo, anche lui isolano, e non si stupì più di tanto, ed in un lampo rivide la sua vita tra presente e passato: il Gonzaga, i figli di …, i compagni amici-nemici, gli anni duri dell’Università “che non c’è”, la fine dura per mano di chi si era pronunciato amico. È sempre così, cari lettori, anche nell’Università, prima ti isolano e poi ti fanno fuori. Falcone docet. Fantapolitica? Si. Non del tutto!
Dopo il panforte un “amaro lucano”! Cosa accade nel Texas d’Italia
L’Università della Basilicata è molto chiacchierata: irregolare gestione dei fondi europei (che coinvolge lo stesso Rettore), ammanco di 2 milioni d’euro con conseguente esercizio provvisorio, danni all’erario, denunce e querele, la regione che bacchetta il Magnifico, interrogazioni al parlamento italiano ed a quello europeo, un fiume di denaro che scorre attraverso consulenze, incarichi professionali, convenzioni e megaprogetti. Prima di analizzare tutto ciò, vediamo come Marco Travaglio descrive la Lucania, il Texas d’Italia, attraverso le indagini del pm Woodcock e gli scandali politico-amministrativi in questa finta «isola felice».
Amaro Lucano
Da: Micromega, agosto 2006
Marco Travaglio. Di magistrati con tanti nemici ne abbiamo visti molti, in questi anni. Ma con tanti nemici e così pochi amici c’è solo Henry John Woodcock, il pubblico ministero di Potenza che nelle sue indagini ha avuto la sventura di incappare in molti potenti. Da quando, il 16 giugno, ha fatto arrestare Vittorio Emanuele di Savoia, il portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile, e i loro presunti complici, sul capo del giovane magistrato anglo-napoletano sono piovuti attacchi di ogni tipo e provenienza (politici ed editorialisti di ogni orientamento, alte e basse cariche dello Stato, istituzioni repubblicane e monarchiche, e financo qualche magistrato) che hanno investito anche il gip Alberto Iannuzzi, «colpevole» di aver accolto le richieste del pm.
Una breve galleria dei nemici di Woodcock aiuterà a capire meglio quel che accade a Potenza, ma soprattutto nella «nuova» Italia del centro-sinistra.
La Lucania è un osservatorio privilegiato: una finta «isola felice» che in realtà, grazie alla sua perifericità geografica, lontano dai grandi circuiti mediatici, è sempre più infestata dalla ‘ndrangheta, dalla corruzione, dagli impasti massonici, dagli scandali politico-amministrativi talmente trasversali che, alla fine, una mano lava l’altra.
L’unico baluardo di legalità è la magistratura: anzi un pugno di pochissimi magistrati, assediati nei loro stessi uffici e invisi ai loro stessi superiori. Oltreché, si capisce, ai loro indagati.
Tralasciamo volutamente gli attacchi dei «vip» finiti sotto inchiesta e i loro amici protettori. E concentriamoci su quanti avrebbero il dovere di difendere chi compie il proprio dovere e di consentirgli di continuare a svolgerlo serenamente, e invece si adoperano trasversalmente per rendergli la vita impossibile.
Continua a leggere amaro lucano di Marco Travaglio.
Università: partita a carte con gli assi
Aldo Ferrara e Giovanni Grasso. L’Espresso non è nuovo ad un interesse nei confronti dell’Ateneo senese. Oggi, nel numero in edicola, titola “la mafia dei baroni”; sottotitolo “Metodi da Cosa nostra, inchieste sui concorsi a favore di parenti ed allievi”. A pagina 48 e seguenti sono ripresi alcuni fatti che hanno visto coinvolto il nostro Ateneo con la rimozione dell’ex Rettore. A lui ed alla famiglia, anch’essa coinvolta, si ribadisce, e non per l’ultima volta, la nostra umana solidarietà, fermo restando che le bocce non sono ferme ed altre responsabilità vanno sviscerate. Dicemmo, già in tempi non sospetti, per nulla sospetti, che altre responsabilità vanno rivelate, e lo faremo, con dovizia di particolari. Alla magistratura, i cui atti, presenti e futuri, sono indiscutibili, il compito di fare chiarezza e trasparenza e metterci tutti nella casa di vetro che già nel novembre 2004 chiedemmo.
Punto Primo: l’inchiesta del giornale evidenzia un fatto di nepotismo. “Faccia i nomi” fu detto da qualcuno a qualcun altro. Eccoli i nomi! Ma chi può negare ad un figlio un posticino, una cattedrina o qualche sistemazione? È avvenuto a Milano con i chirurghi di Maranello, a Roma, a Siena, perché la reduplicazione del cognome è quasi d’obbligo.
Punto Secondo: l’Asso di picche poteva certo fare molto, ma dove erano l’Asso di cuori, l‘Asso di fiori ed il Re di picche? Intendiamo i presidi, i direttori generali dell’azienda ospedaliera che hanno avallato, completato e dimensionato l’opera di:
a) innanzitutto emarginazione dei competenti, mentre il criterio guida di selezione è stato ed è la cooptazione di elementi fidati, ma di area, con riqualificazione forzosa dei meno competenti;
b) emanazione di provvedimenti atti a concretizzare questo disegno, tramite posti surrettiziamente finanziati e, quindi, esubero di personale e penalizzazione di settori essenziali. Noi non siamo giuristi, tuttavia, al cittadino appare non solo il reato per posti ad personam, ma anche il reato contro il patrimonio, che si evidenzia anche con l’affidamento di strutture operative già esistenti ai soliti noti;
c) si è creato così un sistema con organi di governo e di controllo rinunciatari e accondiscendenti.
Punto Terzo: perché nessuno li ha fermati prima, questi atti intendiamo dire?
Ecco, adesso si faccia trasparenza perché non è giusto, ripetiamo non è giusto, che paghi solo l’asso di picche.
Università: è necessario un “buco” o una “voragine” per commissariarle?
Con il primo luglio 2007 comincerà a funzionare l’agenzia di valutazione dell’università e della ricerca (Anvur), un’autorità indipendente ed imparziale, con il compito di «creare, con criteri stabiliti precedentemente e noti a tutti, – come dice Luciano Modica – un rating delle università virtuose, in conformità ad una valutazione della qualità della ricerca e della didattica.» Alla domanda del giornalista su eventuali poteri di controllo dell’agenzia sui bilanci delle università, così risponde il sottosegretario: «Ci sono altri strumenti, per controllare il budget. Di verifiche se ne fanno ben poche, si cercherà d’incrementarle. Come tutti gli enti pubblici chiudono in pareggio. Se i conti non fossero in ordine, ecco questa è una ragione per chiudere un ateneo. Proporrò che le università con forti dissesti, di vario genere, possano essere commissariate.»



