Il senso della misura

Per una Nuova Università a Siena e non solo

Col mio codice etico, non ne dubito, vi farò tutti santi, santi subito!

Lucia Lazzerini. Il prorettore vicario dell’Università di Firenze Alfredo Corpaci, che si dice studi da rettore, replica (con toni austeri e prosa terrificante: «non pare possa sottacersi l’importanza in sé della adozione di questo strumento, espressiva della rilevanza attribuita a certi valori e principi…»; se gli andasse male la scalata al supremo soglio di San Marco è pronto per il SUM) alle fondate critiche di Paolo Caretti e ai preoccupati rilievi di Giorgio Federici sostenendo che:
1) gli articoli dedicati alla piaga del nepotismo non sono vacue ciance, come a molti era parso, ma disposizioni forti e chiare;
2) il Codice non comporta alcuna limitazione della libertà dei docenti;
3) la funzione propria del Codice «non è quella di sanzionare e reprimere, bensì di sollecitare e promuovere comportamenti virtuosi».
Appunto: con tre paginette di buoni consigli non solo l’università fiorentina diventerà un Eden, ma tutti gli altri atenei ci chiederanno la miracolosa ricetta per trasformare covi d’intrallazzi mafiosi in conventi di clarisse, maneggioni usi a calpestare la legalità in severi tutori della legge, disinvolte signore assurte alla cattedra per irriferibili competenze extraaccademiche in crocerossine, inferni del mobbing in pie confraternite. Pare che l’aspirante rettore abbia già scelto lo slogan per la prossima campagna elettorale: Col mio codice etico, non ne dubito, vi farò tutti santi, santi subito!

Pubblicato da Giovanni Grasso in Codice etico il 19 agosto 2008 alle ore 22:16 | Permalink | 4 Commenti » |

Sul Codice Etico nell’ateneo fiorentino: «l’etica andrebbe praticata e non solo regolamentata»

VIETATO CRITICARE
Giorgio Federici. A cosa serve un Codice Etico all’Università? Per le università italiane che lo hanno fatto ha significato fornire una risposta agli interrogativi della società civile di fronte ai troppi scandali che di recente hanno coinvolto gli atenei. Il Codice Etico approvato, con qualche astensione, dagli organi accademici dell’Ateneo fiorentino può migliorare l’immagine sociale dell’Università? Lo vedremo alla prova dei fatti. L’etica andrebbe praticata e non solo regolamentata. La società civile giudicherà dai comportamenti reali e non dalle dichiarazioni. Non è stato certo per assenza di codici etici che abbiamo assistito all’uso distorto dell’autonomia universitaria che ha così fortemente nuociuto al degrado dell’immagine sociale e all’autorevolezza dell’Università.
(…) Il punto g) dell’art. 3 del Codice etico di Firenze recita: “astenersi da comportamenti che possano risultare lesivi della dignità della struttura universitaria”. Il che significa che questo mio scritto, di sostanziale critica al testo approvato del Codice Etico, è forse l’ultimo, prima che io possa essere accusato di “ledere la dignità della struttura universitaria”.
(…) Il “combinato disposto” fra Etica e Codice di Comportamento potrebbe indurre effetti devastanti in termini di conflittualità, senza risolvere il problema di sostanza che la società civile si aspetta: non una università etica ma semplicemente una università che funzioni, che rispetti alcune regole di correttezza elementari, che faccia il suo mestiere. Una università che sia utile alla società che cambia e non un luogo di privilegio.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Codice etico il 16 agosto 2008 alle ore 23:02 | Permalink | 2 Commenti » |

“Codice etico” d’ateneo: uno strumento per redimere intrallazzatori e nepotisti e colpire il dissenso?

Inauguriamo la categoria “Codice etico” con l’articolo di Lucia Lazzerini (già apparso su: “Università-Notizie, maggio/giugno 2008;Agenda Coscioni”, luglio 2008; ateneopulito) che evidenzia il rischio che i Codici etici autogestiti dalle singole università possano trasformarsi in subdoli strumenti per colpire il dissenso.

Da Bari a Firenze, parola d’ordine: predicare bene
“CODICI ETICI” PER RIFARSI LA VERGINITA’ 

Lucia Lazzerini. Una nuova parola d’ordine sta circolando nelle università italiane: «ci vuole un Codice etico». Non bastavano le decine di moduli demenziali da riempire, i consigli di facoltà, di corso di laurea, di dipartimento; le commissioni e le consulte; le assemblee logorroiche dove spesso non si riesce neppure a capire di che cosa si va sproloquiando, e per qual motivo a pochi mesi da una riforma ne debba subito partire un’altra, sempre magnificata dalle cricche egemoni come una palingenesi salvifica (ma che poi, a cose fatte, si rivela l’ennesimo bidone). Il continuo vaniloquio e la stolida vessazione burocratica sembrano funzionali a un unico scopo: distogliere l’attenzione dai problemi veri. Che sono tremendi: citerò soltanto, per la mia facoltà, lo smantellamento di settori disciplinari fondamentali, dove ai professori di fama internazionale che lasciano la cattedra subentrano – in nome dell’austerità finanziaria, inevitabile conseguenza dei tanti sprechi – pivellini il cui valore scientifico è ancora tutto da dimostrare; o i corsi di laurea magistrale affidati a ricercatori di livello men che mediocre (e qui davvero dovrebbe intervenire il Garante: chi prosegue gli studi e paga le tasse per ottenere un titolo qualificato avrebbe tutto il diritto di seguire lezioni tenute da docenti di riconosciuta “piena maturità scientifica”).

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Codice etico il 13 agosto 2008 alle ore 10:20 | Permalink | 3 Commenti » |