Nell’ateneo senese è cominciata la rivolta dei collaboratori ed esperti linguistici (CEL) che, in occasione del rinnovo del contratto collettivo integrativo scaduto a dicembre, dichiarano: «giudichiamo estremamente preoccupante la volontà da parte dell’amministrazione di decurtare il nostro stipendio da un giorno all’altro di un terzo. Oltre ad essere un’offesa alla nostra professionalità ed un danno economico e morale rilevante, crea un precedente pericoloso per tutti i lavoratori.» Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Per 500 ore annue, ai CEL è attribuito un trattamento fondamentale, in base al contratto collettivo nazionale, di circa 15.000,00 €. Inoltre, ciascun ateneo corrisponde al collaboratore linguistico anche una retribuzione integrativa, attribuendo un trattamento economico complessivo corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito e con effetto dalla data di prima assunzione (art. 1 del D.L. 2/2004). A Siena la retribuzione integrativa annua dei CEL supera di gran lunga quella dei colleghi fiorentini. Stupisce, pertanto, leggere sulla stampa di “mortificazioni” inflitte ai CEL e del possibile blocco di 4 corsi di laurea in conseguenza della riduzione della parte variabile dello stipendio. Tanto più se si considera l’esubero di collaboratori linguistici di Siena rapportato con gli altri atenei.
Alcuni dati sui collaboratori ed esperti linguistici dell’Università di Siena
Sincerità è un elemento imprescindibile per un risanamento stabile che punti alla rinascita dell’università

Forse, canticchiandola sulle note del motivetto dell’ultimo festival di Sanremo, si riuscirà a far capire la drammaticità della situazione dell’ateneo senese. Eppure i dati, che questo blog espone da tempo e aggiorna di continuo, parlano da soli. Evidentemente non basta, se si sottovalutano persino i rilievi (approssimati per difetto) del ministro Giulio Tremonti: «…l’università di Siena ha due dipendenti per ogni dieci studenti. Mi sembra un rapporto che non riflette una gestione illuminata.» Cose ovvie e note da tempo, dette con garbo. Eppure, come si legge ne “La Nazione”, «qualcuno, facendo due calcoli a caldo (22 mila studenti e 1100 dipendenti) ottiene un rapporto diverso». Altro che sincerità! Sono dati completamente inventati, come si evince dalla tabella che apre questo post. In realtà, nell’ateneo senese, vi è una unità di personale ogni 3,7 studenti; precisazione, questa, che “La Nazione” ha pubblicato integralmente. È veramente singolare che i dati di questo blog, ripresi dalla stampa nazionale e dagli uffici stampa del ministero, continuino ad essere ignorati dai mezzi di informazione locali. Ripetiamoli, aggiornati, soprattutto per quella classe accademica senese (uso – augurandomi che si sbagli – le parole del Favi di Montarrenti) «che ha la forza culturale (fatte le debite eccezioni) di spendere 11 milioni di € fuori bilancio, di non aver riscosso 8 milioni di € di crediti, di aver integrato i propri stipendi con l’uso dissennato delle carte di credito, delle spese postali, dei rimborsi per missioni». Riportiamo questi dati all’attenzione di quei “furbetti”, che avendo prodotto lo sfacelo si presentano come paladini del risanamento dell’ateneo, invocando un ritorno ai bei tempi passati, i tempi degli sprechi e illegalità eretti a sistema. All’attenzione, quindi, dei “comitati d’affari” che considerano nemici tutti coloro che, a vari livelli, cercano di riportare l’ateneo senese alle sue funzioni istituzionali.
Ateneo senese: il risanamento dovrà salvaguardare la centralità degli studenti e dei docenti

Il piano di risanamento già approvato dagli organi di governo dell’Ateneo senese dovrà tenere conto anche del calo costante e inesorabile, iniziato nel 2001, del numero degli studenti. Rispetto al 2000, nel 2008 si sono persi 2161 studenti. I picchi del periodo 2002-2004 non devono ingannare: indicano gli anni in cui sono state approvate le convenzioni per la svendita di lauree sulla base del riconoscimento dei crediti, con l’obiettivo di “far soldi” (e concorrenza al CEPU), con il risultato certo di uno “scadimento dell’offerta formativa”. In tal modo sono stati “svenduti” migliaia di titoli del corso di laurea in Scienze dell’amministrazione e dei corsi triennali della Facoltà di Medicina. Occorre invertire questa tendenza investendo sull’offerta formativa che dovrà caratterizzarsi per qualità della didattica (compresi laboratori e strumenti didattici) e per reclutamento di giovani docenti e tecnici, sotto la guida preziosa di chi, con più esperienza, può dare ancora tanto al nostro ateneo e non dovrà certo essere allontanato, per consentire l’ingresso di altri amministrativi che, già in esubero, non sono centrali nello svolgimento delle attività istituzionali dell’ateneo.
Ateneo senese: il piano di risanamento non può prescindere da questi dati

Apriamo una nuova categoria «Dati sull’ateneo senese» reclamata da molti commentatori de “Il senso della misura”. La tabella riportata è un aggiornamento al 31 dicembre 2007 del numero di studenti e personale impegnato presso l’università di Siena. I dati al 31 dicembre 2006 sono stati pubblicati in precedenza. La fonte è la banca dati del MIUR. Chi reclama a gran voce il ritiro del “piano di risanamento” evidentemente non conosce questi numeri.




