Le tre commissarie del concorso per un posto di ricercatore di Medicina Legale, conclusosi il 28 giugno 2006, sono state condannate ad un anno di reclusione per abuso d’ufficio. L’ordinanza di rinvio a giudizio del Gup Elisabetta Pagliai risale al 29 ottobre 2007. Il Pm Francesca Firrao, considerate le attenuanti generiche, aveva chiesto otto mesi per le imputate, ma il collegio del tribunale di Siena ha inflitto, in data 19 gennaio c.a., una pena più pesante. I legali delle imputate hanno già annunciato ricorso in appello.
Prime condanne nella concorsopoli senese
Cosa fanno “in realtà” i ricercatori? Insegnano e negarlo è pura ipocrisia
Stavrogin. A chi dice che «il lavoro del ricercatore è del tutto volontario» io risponderei che è «spontaneamente obbligatorio»; del resto la stessa figura del ricercatore nel nostro sistema ha contorni assai vaghi e vorrei sapere cosa potrebbe fare un “ricercatore” laddove la ricerca non c’è, o almeno non c’è a livelli così intensi da giustificare un impegno a tempo pieno, se non il docente. Il “ricercatore” in Italia è solo il primo gradino della carriera di docente, roba che prima regalavano, mentre adesso è la meta agognata e irraggiungibile di una generazione intera di docenti a cottimo (afferrare il miraggio di mille euro e qualche cosa: una vera utopia!). Io conosco diverse situazioni in cui i ricercatori tengono da sempre corsi, tanto che se vai a chiedere lor se mai hanno insegnato, rischi il linciaggio: insegnano almeno quanto i più blasonati colleghi (mi verrebbe anche da dire, talvolta “invece dei” più blasonati colleghi).
Dunque prendiamo atto che – ad eccezione di situazioni di cui non sono a conoscenza, privilegiati, imboscati – i ricercatori sono nel nostro sistema docenti, che fanno quello che fanno tutti gli altri docenti per un ammontare di ore – al di là delle ciance – più o meno identico e identici obblighi in ordine alla didattica. Diciamo pure un’altra cosa: se l’andazzo fosse quello di venti anni fa (ai tempi delle carriere fluide e delle vacche grasse), molti di questi “ricercatori”, semplicemente sarebbero associati (se non ordinari) e veramente temo che talvolta simili etichette significhino assai poco. Ciò che è insopportabile ed omertoso, è che taluni fingano ancora oggi di non rendersene conto, chiedendosi cosa fanno “in realtà” i ricercatori: i ricercatori insegnano, anzi, siccome contano ai fini dei conteggi dei requisiti minimi, nella fase in cui il personale docente viene man mano pensionato, sono diventati docenti preziosi, punto e basta; ma pagati poco e nella congiuntura senese, senza alcun futuro. Se smettessero di insegnare, i loro corsi chiuderebbero e verosimilmente chiuderebbero anche diversi corsi di laurea tout-court: per favore, andate a vedere, negarlo è pura ipocrisia e sarebbe onesto che almeno questo venisse riconosciuto: moralmente, magari, con un obolo di dieci centesimi.
Siamo ormai all’epilogo della vicenda Colella: volevano “farla fuori” e si ritrovano indagati
Della vicenda della Prof.ssa Albina Colella ci siamo diffusamente occupati a partire dall’11 febbraio 2007. La coraggiosa collega ha saputo tener testa ad una potentissima lobby d’affari che vedeva coinvolti ambienti accademici, politici e giudiziari al punto che, sconfortati, avevamo chiesto la pena di morte mediante somministrazione di cicuta lucana alla sventurata collega. Un recente articolo de “Il Mondo” (6 novembre 2009, di seguito riprodotto integralmente) ha evidenziato che il documento che ha dato inizio alla vicenda è un falso. E così, finalmente, sta crollando il castello d’accuse. In attesa di conoscere come e da chi verrà risarcita la Prof.ssa Colella, diffondiamo la sua “Lettera aperta ai colleghi” dal significativo titolo: Cosa c’è dietro il mancato sviluppo delle Scienze della Terra nell’Ateneo del Texas d’Italia?
BASILICATA: ERA FALSA LA FIRMA DEL RETTORE
Fabio Sottocornola. Denunce e controdenunce tra professori sulla cattiva gestione di fondi europei per la ricerca. In questi anni l’università della Basilicata, otto facoltà e 9 mila studenti, è stata teatro di uno degli scontri più aspri nel mondo accademico italiano. Tra i protagonisti c’è Albina Colella, docente di geologia, indagata e sospesa dalla cattedra nel 2004, rinviata a giudizio nel 2006 con l’accusa di peculato e concussione per la gestione di fondi europei. Anche se il suo dibattimento non è ancora iniziato. Adesso emerge un fatto nuovo relativo agli inizi della vicenda. A fare partire tutto era stato un esposto inviato alla Procura della Repubblica di Potenza il 20 marzo 2002 e firmato da Francesco Lelj Garolla, all’epoca rettore dell’ateneo. Alla base della sua denuncia vi era una lettera scritta lo stesso giorno e siglata da Antonio Tamburro, allora preside di Scienze (la facoltà di Colella), eletto rettore nel 2006 e scomparso all’età di 70 anni nel giugno scorso. Ed ecco la novità: una perizia grafica ha stabilito che “il documento depositato nella Procura è un falso, la firma in calce ad esso è apocrifa». Invece che da Lelj Garolla, il testo “è stato interamente stilato e sottoscritto dall’autore della prima lettera, professor Tamburro». A sostenere ciò è Rosaria Calvauna, perito grafico giudiziario e consulente tecnico del Tribunale di Siena, alla quale la stessa Colella aveva affidato l’incarico di esaminare i documenti originali. Cosa che la grafologa ha fatto nel mese di agosto. Nel frattempo, dopo tre sentenze del Consiglio di Stato, Colella è tornata in servizio. Ma fuori dall’università e a seguito di altri esposti, Tamburro era finito indagato (con Lelj Garolla e altri) dal pm John Woodcock per abuso d’ufficio, rifiuto d’atti d’ufficio e truffa in danno della geologa.
Concorsopoli romana: chiesti cinque rinvii a giudizio
Il Pm Carlo Lasperanza ha chiesto, il 20 giugno 2008, il rinvio a giudizio per tre docenti di una commissione concorsuale per un posto di professore ordinario di Statistica, bandito dalla Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. L’udienza preliminare (Gup Andrea Vardaro) si terrà il prossimo 28 ottobre con l’imputazione di abuso di atti d’ufficio e concorso in reato. Imputati tre commissari (Alfredo Rizzi, Roma-La Sapienza; Tonino Sclocco, Chieti-Pescara; Roberta Siciliano, Federico II di Napoli), Luciano Benadusi (per correità, dato il suo ruolo di Preside) e Mary Fraire (vincitrice del concorso). Merita riportare quanto richiesto dal Pm. Gli indagati, «agendo in concorso tra loro nelle rispettive qualità di candidata vincitrice di concorso (…) e di membri di maggioranza della commissione (…) adottando motivi non supportati da una corretta valutazione sulla produzione scientifica della candidata ed in contrasto con quanto previsto dalla legge (art. 4 del DPR 117/2000) e con i criteri stessi che la commissione si era prefissa in piena conformità a quanto previsto dalla surrichiamata normativa, in quanto i lavori della candidata non contenendo aspetti di innovatività nei contenuti disciplinari, non potevano essere selezionati e presentati tra le pubblicazioni scientifiche di un candidato ad una procedura di valutazione comparativa e quindi conseguentemente non potevano formare oggetto di valutazione comparativa nei confronti degli elaborati presentati dagli altri candidati che tale caratteristica invece avevano, attesa la carenza di requisiti di cui non si fa menzione alcuna nei verbali da parte della maggioranza della commissione che, abusando così del suo ufficio, al fine di procurare un ingiusto vantaggio anche di natura patrimoniale a Fraire Mary, la dichiarava vincitrice di concorso in danno di (…)». Gli altri due commissari (Lorenzo Fattorini, Siena; Giancarlo Diana, Padova) si dichiararono contrari alla decisione di maggioranza evidenziando la totale assenza di contributi metodologici originali ed una inadeguata collocazione editoriale della produzione scientifica della Prof.ssa Fraire. La denuncia fu presentata da uno dei candidati, il Prof. Tommaso Gastaldi, dopo la firma (2 febbraio 2007) della regolarità degli atti concorsuali da parte del rettore.
Pronta la risposta dell’avvocato Guido Calvi tutta incentrata sulla relazione dei due consulenti del Pm, i Proff. Fortunato Pesarin (Padova) e Bruno Chiandotto (Firenze) appartenenti entrambi allo stesso settore scientifico-disciplinare dei commissari e dei candidati. «Questa consulenza ha travalicato i limiti. Pretende di mettersi al posto di un organo come quello universitario. Non compete a nessuno se non all’università stabilire quale valutazione scientifica è stata fatta. Il giudizio delle commissioni è insindacabile. Quello che era stato chiesto ai consulenti era solo di valutare se c’era stato un abuso. Ora presenteremo una nostra consulenza di altissimo livello scientifico. La professoressa Fraire meritava quel titolo. Contesteremo anche la condotta dei consulenti che hanno travalicato i limiti del loro mandato. È scandaloso e inaccettabile. Lo dico anche da professore universitario.»
Nel frattempo la Prof.ssa Fraire è stata nominata dal CUN membro della commissione (costituita da tre docenti) che dovrà decidere della conferma nel ruolo di associato del Prof. Gastaldi. Che dire? Condividiamo quanto affermato da Gastaldi: «il CUN e i casi surreali della vita, ovvero quando gli eventi rari continuano a verificarsi».
Università della Basilicata: oggi Albina Colella ha preso servizio ma le chiudono il dipartimento di geologia
Albina Colella. Oggi è un giorno di grande gioia per me: non perché sono stata riammessa in servizio, ma perché i miei studenti hanno mostrato un coraggio che neanche alcuni docenti hanno dimostrato di avere, e cioè quello di dire “e mò basta” con i soprusi. Questo mi riempie ancor più di gioia perché avviene in una regione abituata a chinare la testa e a subire l’arroganza del potere. Forse questo vuol dire che quello che noi tutti abbiamo seminato ha dato qualche importante frutto in termini di presa di coscienza dei propri diritti da parte degli studenti lucani.
Per saperne di più, l’intervista di “Ateneo Palermitano” ad Albina Colella:
Francesca Patanè – Albina Colella: dieci anni di malauniversità. Lucana. Ateneo Palermitano, marzo 2008.
Cicuta lucana per la professoressa Albina Colella
Chi pensava che, con l’ordinanza del Consiglio di Stato, l’università della Basilicata avrebbe, finalmente, reintegrato in servizio la prof.ssa Colella, non aveva fatto i conti con il rettore Antonio Mario Tamburro che, invece, aveva l’intenzione opposta. Ecco, infatti, cosa scrive il magnifico: «stanti i particolari aspetti di problematicità della vicenda processuale i quali non mancano di riverberarsi sul provvedimento dal giudice adottato, questo Ateneo si è rivolto all’Organo di consulenza Erariale al fine di individuare gli aspetti precisi per una sua corretta esecuzione». Come si vede, Tamburro prende tempo, col rischio che la prof.ssa Colella resti fuori servizio per sempre, come si evince anche dall’articolo del Mondo di seguito riprodotto. Il magnifico, però, si sarebbe dovuto astenere da ogni decisione nei confronti della docente, a causa delle querele e controquerele pendenti tra i due. È difficile non ravvisare un abuso d’ufficio nei confronti di chi non «mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi». In questo caso, però, vi è l’aggravante della certezza del conflitto d’interessi. «Che fare» per risolvere questa situazione? Suggeriamo al professore di sbarazzarsi della Colella, magari somministrandole cicuta lucana (visto che in alcune intercettazioni non si dice come ammazzarla). O, molto più semplicemente, di reintegrarla in servizio nell’interesse degli studenti, dell’università e del territorio lucano.
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Contro la “malauniversità”: prima vittoria della professoressa Albina Colella
La prof.ssa Colella, sospesa dal servizio dal rettore dell’Università della Basilicata, ha riportato un primo successo presso il Consiglio di Stato. Questo blog, a partire dall’11 febbraio 2007, ha dedicato alla coraggiosa collega, che ha tenuto testa ad una lobby d’affari potentissima, numerosi articoli ed oggi siamo felici con lei per il primo risultato. Aspettiamo, ora, di sapere come e da chi verrà risarcita la prof.ssa Colella per i danni arrecati alla sua immagine, al suo prestigio, alla sua attività scientifica e didattica, nei tre anni di sospensione dal servizio a stipendio ridotto.
Albina Colella. Il 18 dicembre 2007 il Consiglio di Stato ha annullato l’ordinanza del TAR Basilicata, così revocando il decreto di sospensione dal servizio di Albina Colella (Prof. Ordinario di Geologia dell’Università della Basilicata) disposta dall’Università della Basilicata a seguito di una denuncia del prof. A. Tamburro, attuale rettore.
Una sospensione strana, che risulta non essere stata applicata nell’Università della Basilicata neanche a docenti condannati in primo grado e sospesi dalla Magistratura, o rinviati a giudizio in vicende giudiziarie plurime o plurindagati. Una sospensione disposta ancora in fase di indagini e mantenuta nonostante la Corte di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale in data 31.03.2005 abbia sospeso il provvedimento disciplinare del prorettore, ing. prof. Rosa Viparelli.
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Concorsopoli senese: tre nuovi rinvii a giudizio
Dopo i due rinvii a giudizio del concorso di Reumatologia, oggi il Gup, dottoressa Elisabetta Pagliai, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, dottoressa Alessandra Chiavegatti, ha emesso l’ordinanza di rinvio a giudizio davanti al Tribunale di Siena in composizione collegiale per il giorno 22 aprile 2008 per tre docenti del concorso di Medicina Legale. I reati contestati sono: concorso in abuso di atti d’ufficio. Giovedì 25 ottobre c.a. si era tenuta una lunga udienza preliminare a porte chiuse che vedeva imputati i tre membri della commissione giudicatrice per il reclutamento di un ricercatore di Medicina Legale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Univerità di Siena. Di fronte alla mole di documenti presentata dagli avvocati D’Argento, De Martino e De Mossi, il Gup decise di far slittare la decisione ad oggi. La commissione del concorso di Medicina Legale era composta dalle professoresse Anna Coluccia (Presidente e membro designato dall’Università di Siena), Colomba Calcagni (membro eletto, Università “La Sapienza”) e Lucia Aventaggiato (membro eletto, Università di Bari).
La notizia è stata riportata anche da:
- La Nazione Siena (30 ottobre 2007), ‘Abuso d’ufficio’. Tre professoresse rinviate a giudizio.
- Rinnovare le Istituzioni, Concorsi senesi 2.
Nella concorsopoli senese: primi rinvii a giudizio
Oggi si è tenuta l’udienza preliminare che vedeva imputati i professori Roberto Marcolongo e Bruno Frediani della Facoltà di Medicina dell’Università di Siena, in un procedimento di cui si è a lungo scritto, in passato, e riportato, anche stamani, da un quotidiano nazionale. Dopo circa 3 ore e mezzo di discussione a porte chiuse tra questioni preliminari e merito, senza richiesta di un rito alternativo da parte degli imputati, difesi dagli avvocati Enrico De Martino e Raffaello Mori Pometti, il Gup Dott.ssa Mara Mattioli, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, dottoressa Alessandra Chiavegatti, ha emesso l’ordinanza di rinvio a giudizio davanti al Tribunale di Siena in composizione collegiale, per il giorno 13 maggio 2008. I reati contestati sono: abuso di atti d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio, in concorso tra loro il primo dei due reati. La dottoressa Antonella Fioravanti, patrocinata dall’avvocato Massimo Rossi, si è costituita parte civile.
La notizia del rinvio a giudizio è stata riportata anche da:
- QN (27 ottobre 2007), Concorso ad hoc, noto reumatologo nei guai.
- La Nazione Siena (27 ottobre 2007), «Reumatologia, il concorso fu manipolato».
- La Repubblica Firenze (27 ottobre 2007), Siena, per il concorso di reumatologia a giudizio Marcolongo e il vincitore.
- il Giornale (30 ottobre 2007), Concorso su misura per il candidato.
- Rinnovare le Istituzioni, Concorsi senesi.
Pena di morte per chi combatte la “malauniversità”
Il Mondo ha pubblicato un articolo (di seguito riprodotto integralmente) sull’incredibile vicenda che vede coinvolta la professoressa Albina Colella, sospesa dal servizio, nonostante il parere contrario del CUN, a seguito di una strana denuncia del Prof. Tamburro (20 marzo 2002), all’epoca preside e oggi rettore dell’Università della Basilicata. Di questo ateneo chiacchierato (sperpero di fondi post-terremoto, irregolarità gestionale dei fondi europei, danni all’erario, uso massiccio delle consulenze), del rettore Tamburro e del comitato d’affari ci siamo già occupati. Oggi facciamo solo un breve cenno all’inverosimile motivazione con cui il Tar respinge la richiesta della ricorrente: «il procedimento penale (per gravi delitti con conseguente “danno sull’immagine, sul prestigio, sulla credibilità e affidabilità dell’Università”) risulta ancora pendente.» Fortunatamente c’è il Consiglio di Stato.
BASILICATA, PER IL TAR COLELLA RESTA FUORI
Fabio Sottocornola. La professoressa Albina Colella, docente di geologia all’università della Basilicata fino al 2004, non potrà ancora riprendere servizio nel suo ateneo. È questo l’effetto di un’ordinanza del Tar Basilicata del 12 settembre, che ha respinto la richiesta della docente affinché venisse sospeso e annullato il decreto rettorale che l’ha messa fuori dall’ateneo. Così Colella, sotto processo a Potenza per l’ipotesi di truffa nella gestione di alcuni progetti finanziati dall’Unione europea, resterà l’unico docente allontanato dall’università. Infatti, nessun provvedimento simile è stato preso per altri docenti rinviati a giudizio in passato. Così oggi la geologa, uno dei nomi scientifici di maggior peso su questi temi in Basilicata, sta già scontando un allontanamento dalla cattedra più lungo della pena eventualmente irrogabile nel processo in cui è protagonista. Tanto che Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro titolare dell’inchiesta «Toghe lucane» e oggetto di una richiesta (al Csm) di trasferimento da parte del ministro Clemente Mastella, ha ipotizzato che tutta la vicenda sia una «ritorsione». Colella, infatti, si era sempre pronunciata in maniera critica sulla gestione del territorio lucano. Dove molti suoi colleghi docenti lavoravano con consulenze a enti pubblici (dalla Regione all’Autorità di bacino). La più importante è quella su Marinagri, villaggio edificato su terreni demaniali alla foce di un fiume con contributi pubblici, e al centro dell’inchiesta di De Magistris che vede indagati l’ex presidente regionale Filippo Bubbico (ds) e il senatore di An, Nicola Buccico.
Ripreso anche dal sito: Rinnovare le Istituzioni.


