Anna Maria Sersale sul Messaggero di oggi ritorna ancora sul dissesto finanziario che riguarda una università su tre. Questo blog si è spesso occupato in passato di tale problema con titoli molto eloquenti: Malauniversità: è l’ora del commissariamento, dell’individuazione delle responsabilità e del risarcimento dei danni (29 giugno 2007); Bilancio dell’ateneo: senese un buco che viene da lontano (9 febbraio 2007); Università di Siena: il CdA approva il bilancio col buco (9 giugno 2006).
Ma che si aspetta a commissariare gli atenei che si rifiutano di risanare i loro bilanci dissestati?
Con l’eredità Tosi, l’ateneo senese, trasformato in un ente assistenziale ormai alla bancarotta, dà i numeri

Dopo il nostro commento (Tosi, tu chiamale se vuoi disattenzioni…) alla intervista autoassolutoria del Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’Ateneo senese, riportiamo una sua “disattenzione”, la cui responsabilità è da condividere, ovviamente, anche con: Senato Accademico (compreso rettore e prorettore attuali), Consiglio di Amministrazione, Collegio dei revisori dei conti, direttore amministrativo, dirigente dell’area contabile…
Per rompere il muro di silenzio dei media senesi
Mauro Aurigi. Sulle orme del celeberrimo “La Casta” di Rizzo e Stella, Raffaele Ascheri ha dedicato una documentatissima inchiesta alla casta del potere politico a Siena. Il libro appena uscito dalle stampe è in vetta a tutte le classifiche di vendita nelle librerie di Siena. Un fenomeno straordinario: non era mai successo o non era mai successo con simile intensità. Ma i media senesi, pure presenti alla conferenza stampa che Ascheri ha loro dedicato il 1° dicembre, hanno circondato l’evento di un assordante muro di silenzio. Stampa intimidita? Si tornerà prima o poi ai roghi dei libri sgraditi al regime? Può sembrare allarmistico ma io non mi posso dimenticare (la memoria familiare me lo impedisce) che la stessa cosa, la stessa sottovalutazione del fenomeno la si ebbe nei primi anni Venti dello scorso secolo nei confronti dei primi segnali del nascente fascismo. Vale ricordare che recentemente l’Associazione “Reporter sans frontière” ha pubblicato la classifica mondiale della libertà di stampa: l’Italia si piazza al quarantesimo posto. Non consola il fatto che veniamo prima della Libia o della Corea del Nord, visto che siamo preceduti perfino da stati africani come Benin e Namibia.
Ecco perché è importante questa iniziativa assunta dall’Associazione dei Grilli Parlanti: Martedì 18 dicembre alle ore 21,00 alla Lizza, nella sala dei Mutilati, Viale Maccari 3, Siena, Raffaele Ascheri presenterà il libro “La Casta di Siena“.
Hanno rotto il muro di silenzio:
- Giulia Simi: Intervista a Raffaele Ascheri sul libro “La Casta di Siena”; Radio Radicale 21 dicembre 2007.
- Daniela Langella: “La casta di Siena”. Intervista a Raffaele Ascheri; Prendere Parola, 29 dicembre 2007.
- Franca Selvatici: Siena, nessuno ne parla ma il libro va a ruba; la Repubblica (Firenze) 3 gennaio 2008.
- BLOGregular: La casta ti castra; 3 gennaio 2008.
- Augusto Mattioli: «La casta senese»: fa il tutto esaurito il libro che racconta chi (e come) comanda sul territorio; l’Unità (Firenze) 6 gennaio 2008.
- Associazione “Grilli Parlanti”: Video dell’incontro pubblico con l’autore de “La casta di Siena”; 8 gennaio 2008.
- Stefano Bisi: Raffaele Ascheri copia: bocciato!; Corriere di Siena 11 gennaio 2008.
- Stefano Bisi: Maffei e Ascheri. Il Machiavelli vero e quello falso; Corriere di Siena 12 gennaio 2008.
- Romana Liuzzo: Al Palio del potere diessino; Panorama N. 5, 31 gennaio 2008.
- Giuseppe Salvaggiulo: Ascheri “Ho messo a nudo la casta di Siena”; La Stampa 11 giugno 2008
Tosi, tu chiamale se vuoi disattenzioni …

Con un’intervista al Corriere di Siena, tre giorni dopo il suo rinvio a giudizio, il Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’Ateneo senese ed ex presidente della Crui, ritorna sulla sua vicenda giudiziaria, iniziata il 24 febbraio 2006. In precedenza, era intervenuto solo al momento della sospensione da rettore e quando, un mese dopo, rassegnò le dimissioni dall’incarico. È un’intervista da leggere con attenzione. Di seguito si riportano i passi più inquietanti, che collocano l’ateneo senese nel mondo virtuale di Second Life. Ancora un primato! A noi il compito di riportare l’ex rettore alla cruda realtà, elencando in seguito, sempre su questo blog, le sue “disattenzioni” che, indipendentemente dalla loro supposta rilevanza penale, relegano l’università di Siena all’ultimo posto tra gli atenei del nostro paese.
Autoreferenzialità
«I dodici anni di rettorato sono stati durissimi, ma sono orgoglioso di aver lasciato una Università valutata al primo posto fra i grandi atenei nonostante le enormi difficoltà finanziarie dovute alle inadempienze dei Governi a tutti note, all’interno e all’esterno dell’Università a livello locale e nazionale.»
Autostrade per i figli
«Vi possono essere nell’università italiana comportamenti da condannare e da correggere, ma è anche vero che i figli, quando si applicano a discipline diversissime da quelle dei padri o parenti e lo fanno con meriti riconosciuti in campo nazionale e internazionale, hanno il diritto di fare la loro strada. Vi sono esempi nella storia dell’università di marito e moglie che hanno vinto il premio Nobel: oggi marito e moglie (non è il mio caso) dovrebbero o l’uno o l’altro trasferirsi in altra sede? Questo non toglie, lo ripeto, che l’etica dovrebbe imporre di separare gli interessi e di far prevalere sempre e comunque il merito.»
Autolatria
«Dal 2002 sono divenuto presidente della Conferenza dei Rettori: mi sono impegnato molto e credo di aver ottenuto qualche risultato, ad esempio di aver contribuito ad evitare lo smembramento dell’università pubblica. Quando ho lasciato la Crui, essa era il primo interlocutore del Governo e del Parlamento per i problemi dell’università.»
Autoassoluzione
«È comprensibile che qualche disattenzione possa esserci stata nel mio lavoro di rettore a Siena, ma niente di scorretto o di nascosto. Sono disattenzioni che hanno costituito oggetto di imputazioni dolose, che respingo, e delle quali, ne sono certo, la Giustizia, in cui fermamente credo, riconoscerà l’insussistenza.»
Autocandeggio
«Credo nella Giustizia e quindi nel riconoscimento della mia innocenza. Certamente, la mia coscienza è assolutamente pulita»
Autodafé
«Credo sia giunto il momento che chi ha tentato dall’interno dell’Università e dall’esterno di infangare il mio nome e la mia famiglia debba prepararsi a pagare prima di tutto nella sua coscienza e poi nelle sedi legali.»
Affitti in nero: non si risolvono i problemi se non si estirpa la causa che li ha prodotti
Mauro Aurigi. Con una frequenza piuttosto sostenuta a Siena torna a galla la questione dello scandaloso caro-affitti (pesa non solo sugli studenti universitari ma su chiunque cerchi una casa da affittare) e della sottostante e altrettanto scandalosa evasione fiscale. Mi sembra però che la discussione s’incentri tutta sugli effetti dello scandalo e non sulle cause. Invece quando si ragiona di un fenomeno, quale che esso sia, bisognerebbe abituarsi a discutere prima di tutto delle cause che l’hanno prodotto. Sennò, è come adoperarsi per eliminare il mal di denti ma non la carie.
E la causa sta tutta nell’Università o, meglio, nell’avidità e nella smodata sete di potere della sua classe dirigente: la casta feudale dei suoi baroni, del suo senato e dei suoi rettori, il penultimo dei quali è in guai seri con la giustizia e spero che sia punito in maniera esemplare. Questa casta non ha avuto rispetto né della città, né della qualità della vita dei suoi studenti, né della qualità dell’insegnamento, ma solo dei suoi poco confessabili interessi: ha trasformato una piccola università di qualità in una pessima università di massa. Oxford, che ha 100.000 abitanti ed è quasi esclusivamente universitaria, ha 20.000 studenti. Siena di abitanti ne ha 55.000 e non è esclusivamente universitaria, ma di studenti ne ha più o meno altrettanti. Ossia l’ateneo senese è come minimo sovradimensionato almeno 4 volte rispetto a Oxford, con una qualità infinite volte peggiore (vado a naso, ma mi pare che Oxford sia tra le prime dieci università del mondo, mentre Siena è affondata verso il 300° o il 500° posto).
Il tessuto sociale senese così speciale, per non parlare dell’urbanistica, non poteva non esserne stravolto: il centro storico è diventato quello che è diventato (a qualcuno può sembrare ancora decente, soprattutto se viene da situazioni peggiori, ma mi deve spiegare se questa è una buona ragione perché io debba assuefarmi a questa devastante sconcezza).
(continua…)
Malauniversità a Siena: ancora rinvii a giudizio
Il Gup di Siena, Elisabetta Pagliai, ha rinviato a giudizio, il 26 novembre u.s., il professor Piero Tosi –ex rettore dell’Ateneo senese ed ex presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui)– per abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e tentata concussione, riferiti ad episodi del suo rettorato, i più significativi dei quali sono:
– L’indizione di due concorsi (per ordinario di Medicina Legale ed associato di Chirurgia plastica) senza le necessarie delibere del Senato Accademico;
– La nomina a capo dei Dipartimenti ad attività integrata (Dai) di medici che non avevano ancora optato per l’attività intramoenia;
– La nomina di sé stesso a direttore del Dai di Oncologia.
Altri due episodi, per i quali il ministro Mussi si è costituito parte civile, sono stati stralciati dal filone principale e si attende di conoscere la data della prossima udienza ed il nome del giudice.
Siena: Mussi si costituisce parte civile contro la proroga del rettore e contro la chiamata per “chiara fama” di un docente
Non solo ostinazione e passione, da lui rivendicate, ma anche decisione e coerenza vanno riconosciute a Mussi. In risposta alla senatrice Maria Celeste Nardini, che aveva criticato la gestione del potere accademico barese, il ministro aveva dichiarato: «ho scritto all’avvocato generale dello Stato perché solleciti le varie sedi distrettuali dell’Avvocatura ad attivare la costituzione di parte civile nei processi che via via vengono istruiti dalla magistratura». Detto, fatto. Nel corso dell’udienza preliminare del 19 novembre u.s. (Gup: Dott.ssa Elisabetta Pagliai; pubblico ministero: Dott. Nino Calabrese), che vede imputato per abuso d’ufficio aggravato e falso ideologico il Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’ateneo senese, si è appreso che il ministro dell’Università si è costituito parte civile su due episodi, che sono stati stralciati dal filone principale. Nel primo caso, Tosi propose al Senato Accademico una modifica dello statuto che lo riguardava personalmente, partecipò alla discussione, la votò e la rese retroattiva. Conseguentemente, sospese le elezioni rettorali, a 5 mesi dal loro svolgimento, e si allungò di un anno il mandato di rettore, senza sottoporsi al vaglio elettorale, per conservare la poltrona di presidente della Crui fino alle elezioni politiche del 2006. Su tale modifica di statuto fu presentato un ricorso al Tar della Toscana ed, in seguito, al Consiglio di Stato. Il secondo episodio riguarda la chiamata diretta per chiara fama di Antonio Giordano, avvenuta senza la prevista maggioranza dei due terzi dei professori ordinari della facoltà di Medicina e Chirurgia.
Pubblicato anche su Ateneo Palermitano col titolo: «Il ministro del Mur parte civile contro il Baronato dell’Università di Siena.»
Nell’università della Basilicata con un Tamburro sempre più sonato
Alcuni docenti dell’università della Basilicata firmano una lettera a sostegno di Tamburro, “Rector Magnificus” (come ama definirsi), fatto segno, a loro dire, di un «irresponsabile e isterico bombardamento mediatico». Il giorno dopo, il Prof. Aldo Corcella prende le distanze da Tamburro, dichiarando: «le mie dimissioni da Preside mostrano eloquentemente che io non confido più nella mia capacità di contribuire all’avvenire dell’Ateneo “in piena comunione di intenti con il nostro Magnifico Rettore”». Pronta la risposta di Tamburro con una citazione colta: «per favore non fate troppi pettegolezzi». Il Mondo del 16 novembre ripercorre tutta la vicenda con un breve articolo di seguito riprodotto integralmente. Altri articoli su Tamburro e l’università della Basilicata.
LE NUBI DELLA BASILICATA SI FERMANO SU TAMBURRO
Fabio Sottocornola. Nuvole nere si addensano sull’università della Basilicata, guidata da Antonio Tamburro, rettore dall’autunno 2006. Lo scorso 25 ottobre, Aldo Corcella si è dimesso da preside della facoltà di Lettere perché non vuole più partecipare «in maniera attiva alla cosiddetta politica accademica», ha scritto in una e-mail. Più pesante per Tamburro è stato l’abbandono di Vito Copertino, ex prorettore che aveva lasciato l’incarico nelle settimane precedenti. Oltre che essere molto vicino a Filippo Bubbico (ex presidente della regione Basilicata), Copertino è stato il king maker nell’elezione di Tamburro: ha fatto confluire su di lui tutti i suoi voti. C’è chi parla già di una presa di distanza di alcuni partiti (dai Ds a Rifondazione comunista), che avevano visto di buon occhio la nomina del rettore. Ma nelle ultime settimane il clima nell’ateneo si è fatto più cupo: circolano lettere anonime e una sorta di dossier (sempre anonimo) sulla parentopoli nell’accademia lucana. Non mancano situazioni più pesanti: lunedì 8 ottobre la responsabile dell’ufficio stato giuridico per il personale non docente, Adele Schiavo, ha firmato l’attivazione di un procedimento disciplinare contro un sindacalista della Uil che lavora in università. Avrebbe diffamato un prorettore (Carmine Serio) e il direttore amministrativo per avere scritto ai dipendenti che il docente e il dirigente «si sono ben guardati dal rispondere». A che cosa? Alla richiesta di informare tutto il personale sulla vicenda delle progressioni economiche verticali. Cioè una serie di cento promozioni (su 280 persone in servizio) che il sindacato ha sempre ritenuto illegittime. Con tanto di denunce alla Corte dei conti regionale e al ministro dell’università Fabio Mussi.
Mussi bacchetta i professori universitari
Fabio Mussi. Caro Prof. Sassatelli,
mi sono per caso imbattuto in un Suo articolo, uscito su Repubblica di Bologna del 7 novembre: “Ridurre il numero degli esami”. Lei valorizza il lavoro delle facoltà che in questi giorni «stanno prendendo le delibere formali sulla nuova riforma degli ordinamenti didattici», denuncia il fatto che hanno lavorato «in una quasi totale latitanza di Governo e Ministero». Sbaglio o le facoltà e gli Atenei, che negli ultimi anni hanno autonomamente e gioiosamente portato i corsi al numero di 5.600, gli insegnamenti a 171.000, gli esami a decine e decine per triennio e biennio (per non parlare della disinvolta moltiplicazione delle sedi, delle astute lauree facili in convenzione, delle allegre lauree “honoris causa”), stanno lavorando esattamente su:
1) decreto ministeriale sulle classi di laurea (e documento sulle “linee guida” per la loro applicazione);
2) decreto ministeriale sui requisiti minimi;
3) decreto ministeriale sulla programmazione triennale.
Documenti, sui quali si è lavorato un anno con l’intera comunità accademica, comprensivi di una imperativa riduzione degli esami a 20 per la laurea e 12 per la magistrale.
La verità è che, senza l’azione del governo, qualità e merito non avrebbero naturale cittadinanza nell’università.
Veda: sono un uomo di una qualche ostinazione e di parecchia passione.
Ma a volte mi viene il pensiero (che non condivido) che con l’occuparsi di professori universitari siano virtù sprecate.
Cordialmente
Spendere meglio è un imperativo non più procrastinabile anche per l’ateneo senese
Lo Stato spende troppo e male: spendere meglio è possibile. Lo si desume dai dati del Libro verde sulla spesa pubblica (presentato da Tommaso Padoa-Schioppa) riguardanti: Giustizia, Sanità, Università, Pubblico impiego, Comuni. Nel libro sono riproposte parte delle “Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario”; ne chiediamo l’applicazione, con le parole di Padoa-Schioppa, anche nell’ateneo senese.
A Siena esistono amplissimi margini per realizzare sostanziali risparmi e, nello stesso tempo, migliorare la qualità dei servizi offerti. Il bilancio deve essere riclassificato in missioni e programmi, per renderlo più trasparente e flessibile; è necessaria una revisione sistematica della spesa per riconsiderare le priorità e migliorare efficacia ed efficienza delle strutture. Creare gli spazi per spendere meglio è un imperativo non più procrastinabile. L’azione profonda, prolungata, indispensabile per realizzare una vera riqualificazione dei conti dell’ateneo, non potrà essere compiuta senza la spinta congiunta di una passione politica e di una passione amministrativa. La passione politica, che dovrà riguardare non solo il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione ma anche ciascun docente, è necessaria per definire chiare priorità e individuare dove far affluire risorse aggiuntive, quali programmi abbandonare perché non prioritari, quali rallentare o ridurre. La logica incrementale attraverso la quale ogni programma viene sistematicamente rifinanziato deve essere sostituita da un periodico esame critico delle effettive necessità. La passione amministrativa, il gusto di fare amministrazione, riguarda il Direttore amministrativo, i dirigenti, tutti gli amministrativi e consiste nel far funzionare meglio i servizi e l’apparato. Amministrare significa perciò occuparsi di come le persone lavorano, dove lavorano, che cosa fanno. Determinate le priorità – e quindi l’allocazione dei mezzi umani e materiali – occorre che le risorse siano utilizzate al meglio con riferimento alla loro funzione specifica. Riqualificare la spesa significa andare ad esaminare settore per settore e trovare per ciascuno le vie appropriate del miglioramento.




