Ricevo dalla Flc-Cgil di Siena la seguente diffida in risposta ad un commento pubblicato su questo blog da un lettore con il nickname di “Tremal Naik”. Ritengo opportuno sottoporla all’attenzione dei lettori.
Flc-Cgil Siena. La Flc-Cgil denuncia l’ennesimo atto diffamatorio nei confronti della Cgil e dei suoi delegati. Nel sito internet gestito dal Prof. Grasso, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo senese, è stato nuovamente pubblicato un commento anonimo dal carattere diffamatorio.
Oltre a contenere falsità lesive della dignità e professionalità di un dipendente pubblico, le parole scritte sono estremamente lesive per l’immagine e il ruolo del sindacato. Il commento presenta informazioni non vere, e inoltre fa riferimento a informazioni estremamente riservate, che l’amministrazione avrebbe dovuto tutelare e mantenere riservate, in quanto protette dal segreto d’ufficio, in rispetto sia della privacy della persona che della riservatezza e tutela degli atti amministrativi in corso di svolgimento e non ancora conclusi. Questo dovrebbe valere a salvaguardia di qualsiasi dipendente. Chiediamo quindi un intervento deciso da parte dell’amministrazione affinché si difenda la professionalità di chi lavora nell’Università degli Studi di Siena e si tuteli inoltre l’immagine dell’interessato, anche quella della stessa Università e delle strutture che vi afferiscono.
Diffidiamo il Prof. Giovanni Grasso dal pubblicare questo genere di notizie diffamatorie, non corrispondenti al vero, richiamandolo alla correttezza che il suo ruolo esige e quello dell’istituzione a cui appartiene. La Flc-Cgil si riserva di attuare ogni azione che si renderà necessaria per difendere un suo delegato e l’immagine stessa del sindacato.




Un altro episodio che rappresenta l’altra faccia delle
Stavrogin. Trovo sorprendente in particolare l’atteggiamento sdegnoso delle autorità locali verso l’università: per anni proprio loro, ossia le loro congregazioni politiche hanno fatto del bieco clientelismo (voto di scambio) mungendo fino a disseccarle le mammelle dell’ateneo; hanno dirottato qui cascami del mondo politico, personaggi dell’entourage senza titoli accademici chiaramente riconoscibili, figure di rappresentanza solite a rimbalzare da un ente all’altro come api di fiore in fiore, a non fare un’emerita minchia, ai quali si è osato (noblesse oblige) persino proporre carriere accademiche o contratti che un miserrimo ricercatore vero, che pertanto avesse “solo” i propri titoli scientifici e accademici, non si sognava nemmeno. Vorrei sapere quanti ricercatori sono stati sgozzati sull’altare del famoso centro che doveva curare l’immagine (a posteriori, di merda) dell’ateneo, per far posto ad una sessantina di raccomandati. Per i figli, parenti, amici e famigli della congregazione vi è stata un’autostrada a scorrimento veloce che i figli di n.n. non hanno mai avuto: l’università è stata vista alla stregua di un ente come un altro, al quale estendere le stesse pratiche solitamente poste in atto in altri enti pubblici (la famosa “autonomia” universitaria… eh,eh!). Ma perché parlo al passato?
Nel giugno del 2008 rettore e direttore amministrativo scoprirono parte del dissesto dei conti dell’Ateneo senese e ne dettero pubblica notizia il 23 settembre 2008. “Il senso della misura”, che a partire dal 4 aprile 2006 

