Il senso della misura

Per una Nuova Università a Siena e non solo

Vedremo anche le mani dell’Università sugli scacchi?

Scaccopoli_2La rivoluzione russa e l’interessamento del regime bolscevico fecero la fortuna degli scacchi tra la prima e la seconda guerra mondiale. La guerra fredda consolidò questa fortuna, l’intero mondo divenne una scacchiera su cui le due superpotenze giocavano le loro mosse.
Non deve stupire troppo che i totalitarismi si siano interessati agli scacchi. Tutte le attività dovevano essere poste sotto controllo e finalizzate all’ideologia. E così, se i sovietici hanno attribuito un determinato senso agli scacchi (in un certo periodo come momento rivoluzionario di alfabetizzazione delle masse, in un altro come dimostrazione della superiorità di un sistema ideologico sull’altro) i nazisti li hanno assimilati rielaborandoli secondo la loro ideologia (scacchi ariani e non-ariani).
Questo libro (freschissimo di stampa) rivisita la storia del Novecento attraverso una lente del tutto speciale, quella del millenario gioco degli scacchi divenuto, in Occidente, il gioco da tavolo per eccellenza.

Mario Leoncini, maestro di scacchi e formatore degli istruttori, è vicepresidente vicario della Federazione Scacchistica Italiana. Autore di numerosi libri di carattere tecnico e saggistico, dal 2007 è direttore di Scacchitalia, la rivista federale.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 22 Maggio 2008 alle ore 17:09 | Permalink | Nessun Commento » |

Candido o del porcile dell’Università italiana

PorcileuniversitaSTORIA VERA DI UN CERVELLO SENZA PADRINO
In breve. L’Università italiana, per chi vuole intraprendere la carriera universitaria, è l’appuntamento puntuale con un muro di corruzione e favoritismo clientelare. Il libro vuole esserne una amara e rabbiosa testimonianza.
Il libro. C’è un luogo, in Italia, nel quale il valore e il merito professionale contano meno di nulla: questo luogo è l’Università, specialmente le facoltà umanistiche. In Italia «è più facile che un asino passi per la cruna di un ago, che un nuovo Kant possa diventare, senza un padrino, dottore di ricerca in filosofia»: un paradosso che è tutto il senso di questo incredibile racconto. Incredibile, ma vero.
Benché scritto sotto la forma leggiadra di una favola volterriana, Candido è infatti tratto da una vicenda reale e denuncia con spietata lucidità la corruzione che regna sovrana nel reclutamento di ricercatori e docenti dell’Università italiana.
Lo stile della narrazione è spigliato, ironico e accattivante, ma la sostanza è di un’attualità scottante e il retrogusto della lettura amarissimo. Se non pretende certo di cambiare la realtà che descrive, questo libro intende quantomeno far emergere impietosamente le brutture del nostro mondo accademico, finora scandalosamente nascoste all’opinione pubblica e alla magistratura solo grazie ad una rete capillare, perversa ma efficientissima, di connivenze mafiose. Esso vuole inoltre dare voce alle centinaia di «vittime innocenti» di questo sistema marcio e kafkiano e dimostrare quanto sia controproducente, oltre che immorale, per una società moderna e civile, continuare a tollerarlo.
Ernesto Parlachiaro è lo pseudonimo di un insegnante di lettere nei licei e noto studioso di filologia e letteratura. Sotto il suo vero nome ha pubblicato, presso prestigiose collane e riviste, diversi lavori specialistici (articoli e saggi) di riconosciuto valore scientifico. È inoltre autore apprezzato di libri scolastici e di pamphlet sui problemi della nostra istruzione secondaria.

Altre letture consigliate:
- Francesca Patanè: Porci senza ali. In: Ateneo Palermitano, luglio-agosto 2006.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 31 Gennaio 2008 alle ore 23:09 | Permalink | Nessun Commento » |

Malauniversità: non mi manda Picano

BeatoporcoEugenio Picano
La dura vita del beato porco
Carriere, cattedre e concorsi nella nostra Università
Il Pensiero Scientifico Editore, 2a ed., Roma 2007, € 12,00.

Dopo la prima edizione (marzo 2002), giunge alla seconda l’ironico e spietato atto d’accusa di uno dei cardiologi italiani più famosi nel mondo. “Un ambiente di lavoro povero impoverisce anche i ricchi di talento, come la desertificazione che, avanzando, inaridisce le piante grasse”, afferma l’autore. Per scongiurare il pericolo che il talento si spenga prima di maturare a causa della cronica mancanza di opportunità, occorre adottare al più presto un nuovo modello di vita accademica. Meglio se questo modello obbedisce ad alcune clausole di estetica sociologica, se rispetta le nuove regole dell’antitrust e se è anche legale ed etico.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 27 Marzo 2007 alle ore 23:07 | Permalink | Nessun Commento » |

Malauniversità: un libro che si legge tutto d’un fiato

Zagaria_processoIl libro non è “vecchio di stampa”, anzi … è uscito lo scorso gennaio. Ma gli argomenti riguardano la solita malauniversità che, ormai, è presente praticamente in quasi tutte le sedi. «Un libro veloce come un articolo di quotidiano, ma di largo respiro come un saggio», si legge nel retro di copertina. Molti i riferimenti che riguardano l’Università di Siena. Buona lettura.

Cristina ZagariaProcesso all’Università. Cronache dagli atenei italiani tra inefficienze e malcostume. Dedalo, 2007.
Un lucido e documentato atto d’accusa contro l’università di «Cosa Nostra». Intercettazioni telefoniche, confessioni, conversazioni rubate con microspie e denunce raccontano il volto malato degli atenei italiani da Palermo a Milano. Questo libro vuole capire cosa sta succedendo, senza finti pudori. È un immaginario processo all’università, dall’ultima riforma Moratti ai primi passi del governo Prodi. Un libro veloce come un articolo di quotidiano, ma di largo respiro come un saggio. Storie vere, avvincenti, con nomi e cognomi di singoli atenei, professori e studenti. Storie, però, che al di là della cronaca, diventano esempi generali e offrono uno sguardo senza censure su un’università in cui esiste un «galateo» delle buone regole per truccare i concorsi; un’università nella quale, in una logica tribale, si accavallano e si sovrappongono leggi di «territorio», «di sangue», «di fedeltà» e dove comunque vince quasi sempre il potere. Una rigorosa ricostruzione che propone ai lettori la fotografia di un’università irrimediabilmente malata, smascherando debolezze e inefficienze di politici e istituzioni.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 28 Febbraio 2007 alle ore 17:01 | Permalink | Nessun Commento » |

Da “Università: mafia e potere” a “Le mani sull’università”

Froio96terRaffaele Simone. (…) Nel 1996, “Le mani sull’università” di Felice Froio (Editori Riuniti, Roma) «rappresenta una sequel naturale di Università: mafia e potere, e la sua morale non è meno allarmante: nei 23 anni che sono passati da allora, la corruzione nell’università italiana non si è ridotta, anzi, semmai i metodi si sono fatti più raffinati, le tele delle amicizie più solide, le spoliazioni più sistematiche, i campi di scorreria più numerosi e più ghiotti. (…) Infine, al movente professionale, alla corruzione se ne sono saldati via via altri: quello sindacale, quello massonico, e così via, sotto la protezione di una endemica vocazione al consociativismo. (…) La conclusione del lettore non può che essere scoraggiata. Per darmi animo, ho finito per decidere che c’è solo un modo per sopportare un’università che funziona come Froio la descrive: considerarla non come l’università corrotta di un paese avanzato, ma come l’università, ancora in formazione, di un paese arretrato».

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 7 Febbraio 2007 alle ore 23:53 | Permalink | Nessun Commento » |

Il nepotismo come reato di interesse privato in atti d’ufficio?

Froio73Facile l’accostamento del servizio dell’Espresso sulla mafia dei baroni ad un vecchio libro di Felice Froio intitolato Università: mafia e potere (La Nuova Italia Editrice, Firenze 1973), dove – come dice Raffaele Simone – l’autore «illustrava le origini remote (e quindi tanto più solide) della corruzione e dell’inefficienza del sistema universitario di quell’epoca, dovute all’intreccio nefasto di interessi personali e di cinismo politico.» Memorabile ed attualissima la denuncia pubblica del procuratore generale della corte d’appello di Messina, Aldo Cavallari, fatta il 13 gennaio 1969 all’inaugurazione dell’anno giudiziario e riportata a pag. 169 del libro:
«L’Università è l’ultimo feudo che trascina la sua esistenza come un relitto storico, un feudo assolutamente ed arbitrariamente dominato da nuclei di novelli baroni. Si distribuiscono cattedre e, quando non bastano, si creano al solo scopo di favorire il neo-privilegiato, mediante il frazionamento dannoso o inutile di altri corsi, ovvero si distribuiscono assistentati o laute borse di studio, in un nepotismo tanto evidente che potrebbe essere anche valutato alla luce della norma penale che punisce lo sfruttamento della funzione per interessi privati.»

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 24 Gennaio 2007 alle ore 21:44 | Permalink | 3 Commenti » |