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	<title>Il senso della misura</title>
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	<description>Per una Nuova Università a Siena e non solo</description>
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		<title>L&#8217;ospedale &#8220;Le Scotte&#8221; di Siena venduto alla regione: che fine farà la Facoltà di Medicina?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 22:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commissariarla per salvarla]]></category>

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		<description><![CDATA[Si riporta il comunicato odierno di “Toscana Notizie” (l’Agenzia di informazione della Giunta regionale) sulla vendita dell’Ospedale “Le Scotte”.
Il complesso ospedaliero senese delle Scotte passa di mano. La giunta regionale ha infatti approvato nella seduta di oggi il protocollo di intesa in forza del quale l&#8217;Università degli studi venderà le Scotte all&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Le-Scotte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1728" title="Le-Scotte" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Le-Scotte.jpg" alt="" width="237" height="83" /></a><em>Si riporta il comunicato odierno di “Toscana Notizie” (l’Agenzia di informazione della Giunta regionale) sulla vendita dell’Ospedale “Le Scotte”.</em></p>
<p>Il complesso ospedaliero senese delle Scotte passa di mano. La giunta regionale ha infatti approvato nella seduta di oggi il protocollo di intesa in forza del quale l&#8217;Università degli studi venderà le Scotte all&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria per 108 milioni di euro. L&#8217;Azienda acquisterà l&#8217;immobile grazie a un mutuo che la Regione autorizzerà ad accendere. Il protocollo precisa ancora che la stipula del contratto preliminare dovrà avvenire entro il 15 maggio 2010. In quella occasione l&#8217;Azienda Ospedaliera corrisponderà all&#8217;Università la prima rata di 54 milioni a titolo di acconto. L&#8217;altra rata verrà versata al momento della stipula del rogito notarile di compravendita, cioè entro il 15 settembre, con un possibile posticipo al 31 dicembre 2010.</p>
<p>Si avvia così a conclusione un lungo e complesso percorso che consentirà all&#8217;Azienda Ospedaliera di divenire proprietaria di una struttura, realizzata tra il 1968 e il 1994 a stralci successivi, per la quale ha già speso negli anni circa 43 milioni per opere di manutenzione e nella quale ha svolto e sviluppato la propria attività fino dalla sua costituzione. Nell&#8217;ambito del Piano Sanitario 2008-2010, inoltre, l&#8217;Azienda ha approvato un piano di investimenti di oltre 72 milioni di euro, da utilizzare per ammodernare e ristrutturare strutture obsolete e per acquistare impianti, attrezzature, tecnologie e arredi al passo con le esigenze di qualità di un centro di eccellenza. La riunione del complesso in un&#8217;unica proprietà, si legge nel protocollo può assicurarne “una uniforme e completa strategia di sviluppo anche sotto il profilo più propriamente organizzativo e operativo” e può consentire “di perseguire anche gli obiettivi di qualità, efficienza, efficacia e competitività”. Quanto al prezzo pattuito, una volta presa la decisione di vendere l&#8217;Università degli studi di Siena ha incaricato una società di effettuare una valutazione del bene. La stima è stata poi validata dall&#8217;Agenzia del Territorio, Direzione regionale della Toscana, Ufficio provinciale di Siena, che ha espresso un parere di congruità tecnico economica il mese scorso.</p>
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		<title>Alcuni dati sui collaboratori ed esperti linguistici dell’Università di Siena</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 22:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati sull'ateneo senese]]></category>
		<category><![CDATA[il saccheggio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nell’ateneo senese è cominciata la rivolta dei collaboratori ed esperti linguistici (CEL) che, in occasione del rinnovo del contratto collettivo integrativo scaduto a dicembre, dichiarano: «giudichiamo estremamente preoccupante la volontà da parte dell’amministrazione di decurtare il nostro stipendio da un giorno all’altro di un terzo. Oltre ad essere un’offesa alla nostra professionalità ed un danno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Cel.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1710" title="Cel" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Cel.jpg" alt="" width="498" height="241" /></a></p>
<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Cel.jpg"></a>Nell’ateneo senese è cominciata la rivolta dei collaboratori ed esperti linguistici (CEL) che, in occasione del rinnovo del contratto collettivo integrativo scaduto a dicembre, dichiarano: «giudichiamo estremamente preoccupante la volontà da parte dell’amministrazione di decurtare il nostro stipendio da un giorno all’altro di un terzo. Oltre ad essere un’offesa alla nostra professionalità ed un danno economico e morale rilevante, crea un precedente pericoloso per tutti i lavoratori.» Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Per 500 ore annue, ai CEL è attribuito un trattamento fondamentale, in base al contratto collettivo nazionale, di circa 15.000,00 €. Inoltre, ciascun ateneo corrisponde al collaboratore linguistico anche una retribuzione integrativa, attribuendo un trattamento economico complessivo corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito e con effetto dalla data di prima assunzione (art. 1 del D.L. 2/2004). <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/CEL_2009Siena.pdf">A Siena</a> la retribuzione integrativa annua dei CEL supera di gran lunga quella dei <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/CEL-di-Firenze.pdf">colleghi fiorentini</a>. Stupisce, pertanto, leggere sulla stampa di “mortificazioni” inflitte ai CEL e del possibile blocco di 4 corsi di laurea in conseguenza della riduzione della parte variabile dello stipendio. Tanto più se si considera l’esubero di collaboratori linguistici di Siena rapportato con gli altri atenei.</p>
<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Cel-SI-FI.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1711" title="Cel-SI-FI" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/03/Cel-SI-FI.jpg" alt="" width="498" height="234" /></a></p>
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		<title>Da notitia criminis a prova di reato per la voragine nei conti dell’Università di Siena</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commissariarla per salvarla]]></category>
		<category><![CDATA[il saccheggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Settimana emblematica per l’università di Siena, quella che si è appena conclusa. Il 22 febbraio è iniziato l’iter amministrativo per la cessione di una parte del Policlinico. Il 23 c’è stata udienza con l’interrogatorio dell’ex rettore Piero Tosi nel processo che lo vede imputato. Il 24 ricorreva il 4° anniversario della sospensione di Tosi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Volto_unisi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1666" title="Volto_unisi" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Volto_unisi.jpg" alt="" width="167" height="132" /></a>Settimana emblematica per l’università di Siena, quella che si è appena conclusa. Il 22 febbraio è iniziato l’iter amministrativo per la cessione di una parte del Policlinico. Il 23 c’è stata udienza con l’interrogatorio dell’ex rettore Piero Tosi nel processo che lo vede imputato. Il 24 ricorreva il 4° anniversario della sospensione di Tosi da rettore per abuso d’ufficio e falso ideologico. Intanto il Pm sta per concludere l’inchiesta sul dissesto economico dell’ateneo che vede 11 indagati per abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa. In tale contesto, sono credibili rettori e direttori amministrativi quando dichiarano: «</em><strong><em>non sapevamo nulla della manipolazione dei bilanci</em></strong><em>»? Non considerando, per il momento, la recente chiamata di correo nei confronti di Tosi e Focardi fatta dal principale imputato, la risposta è anche in un vecchio articolo, di seguito riproposto, con il quale cominciamo (altri ne seguiranno) a chiarire le responsabilità dell’«orgiastico saccheggio» a cui è stato sottoposto l’ateneo senese.</em></p>
<p><strong><a href="http://ilsensodellamisura.com/2006/07/occorre-un-piano-di-risanamento-rigoroso-per-l%e2%80%99ateneo-senese/">Occorre un piano di risanamento rigoroso per l’Ateneo senese</a></strong> (16 luglio 2006)</p>
<p><strong>Giovanni Grasso</strong>. L’Università di Siena si trova in una situazione difficilissima, ereditata dalla precedente gestione, la cui sottovalutazione rischia di vanificare qualsiasi tentativo di risanamento, condannando l’Ateneo ad un declino certo. Ad oggi non si conosce ancora lo stato effettivo delle finanze dell’Ateneo senese in quanto non si è proceduto ad una completa verifica dei conti. I debiti complessivi con le banche e l’INPDAP superano i 200 milioni di euro. Il disavanzo d’amministrazione (circa 27 milioni di euro) dell’ultimo esercizio non comprende gli impegni maturati nel corso del 2005 e liquidati per cassa nell’esercizio 2006. Il numero degli studenti si è <a href="http://ilsensodellamisura.com/2006/07/universita-a-confronto-siena-ferrara-e-parma/">ridotto del 20%</a>, con la perdita oggi di 4172 iscritti, rispetto alla punta massima del 2003. Per “far soldi” si è dato corso alla “svendita” di migliaia di lauree attraverso il riconoscimento dei crediti formativi. L’immotivata proliferazione di corsi di laurea e di sedi decentrate è ormai insostenibile. La perdita di incentivi ministeriali per una impropria programmazione del fabbisogno di personale è certa. Infine, le <a href="http://ilsensodellamisura.com/2006/07/universita-a-confronto-siena-ferrara-e-parma/">assunzioni di docenti e di personale tecnico ed amministrativo</a>, senza il necessario accertamento dell’effettiva necessità e disponibilità finanziaria, stanno dando il colpo di grazia ai conti dell’Ateneo. Si rende necessario, dopo un’attenta verifica economica, finanziaria e anche legale sullo stato di salute dell’Ateneo senese, un piano di risanamento rigoroso, che incida sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Infine, occorre programmare la spesa impostando politiche di gestione oculate e virtuose per rivendicare il diritto ad un aumento del fondo di finanziamento ordinario da parte del Ministero.</p>
<p><em>Ripreso dalla stampa locale </em>(16 luglio 2006): <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Nazione16lug2006.pdf">La Nazione Siena</a> (Un piano di risanamento per l’Ateneo);  <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Cittadino16lug2006.pdf">il Cittadino Oggi</a> (Grasso: «L’Ateneo attraversa un momento difficilissimo»);  <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Corsiena16lug2006.pdf">Corriere di Siena</a> (Grasso: “Crollo delle iscrizioni all’ateneo”).</p>
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		<title>Università di Siena: quando il governo centrale &#8220;segue&#8221; «il senso della misura»</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/02/universita-di-siena-quando-il-governo-centrale-segue-%c2%abil-senso-della-misura%c2%bb/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 23:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commissariarla per salvarla]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pubblichiamo la risposta integrale del Miur (Ufficio Legislativo, settore università) all’interrogazione dell’On. Franco Ceccuzzi sulla drammatica situazione dell’ateneo senese. Nonostante alcune imprecisioni (quali: disavanzo di competenza ed entrate per il 2010) per le quali si rimanda al post precedente, il documento, che riporta anche dati di questo blog, mette in risalto l’inadeguatezza degli organi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/miur_unisi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1637" title="miur_unisi" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/miur_unisi.jpg" alt="" width="497" height="36" /></a></em></p>
<p><em><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/miur_unisi.jpg"></a>Pubblichiamo la risposta integrale del Miur (Ufficio Legislativo, settore università) all’<a href="http://www.francoceccuzzi.it/wordpress/?p=2360">interrogazione</a> dell’On. Franco Ceccuzzi sulla drammatica situazione dell’ateneo senese. Nonostante alcune imprecisioni (quali: disavanzo di competenza ed entrate per il 2010) per le quali si rimanda al <a href="http://ilsensodellamisura.com/2010/02/crisi-delluniversita-di-siena-non-e-piu-tempo-di-maquillage-nei-conti-ma-e-lora-del-commissario/">post precedente</a>, il documento, che riporta anche <a href="http://ilsensodellamisura.com/2009/06/sincerita-e-un-elemento-imprescindibile-per-un-risanamento-stabile-che-punti-alla-rinascita-delluniversita/">dati di questo blog</a></em><em>, mette in risalto l’inadeguatezza degli organi di governo e della direzione amministrativa nella gestione della crisi. In queste condizioni non resta che il commissariamento che, in assenza di norme specifiche, diventa  di competenza esclusivamente prefettizia, come suggerisce un acuto collega.</em></p>
<p>«La complessa questione concernente la situazione finanziaria dell&#8217;Università degli Studi di Siena e le iniziative prospettate dall’Ateneo ai fini del risanamento, come ricordato dall&#8217;Onorevole interrogante, è già stata oggetto di discussione presso questa Commissione: si ritiene comunque opportuno riassumere la vicenda.</p>
<p>La situazione di grave crisi economica e finanziaria in cui versa l&#8217;Università degli Studi di Siena da una parte è riconducibile ai rilevanti debiti accumulati negli esercizi precedenti, dovuti, soprattutto, al mancato rispetto delle scadenze dei versamenti dell&#8217;IRAP e degli oneri dovuti all&#8217;INPDAP e dall&#8217;altra è conseguenza dello squilibrio tra le spese fisse e finanziamento statale determinato, in particolare, dal numero storicamente alto dei dipendenti rispetto al fondo di finanziamento ordinario che nel corso degli ultimi anni ha fatto registrare un valore superiore al limite massimo del 90% previsto dall&#8217;art. 51, comma 4, della legge 449/1997.</p>
<p><span id="more-1638"></span></p>
<p>Un ulteriore elemento di criticità è costituito dal fatto che solo alla fine dell&#8217;anno 2008 è emersa l&#8217;ampiezza dello squilibrio strutturale fra entrate ed uscite d&#8217;esercizio, stante la rappresentazione non veritiera dei risultati d&#8217;amministrazione pregressi riportati nei rispettivi documenti di bilancio che ha contribuito ad impedire un&#8217;evidenziazione chiara e tempestiva dello squilibrio.</p>
<p>Nonostante nel corso dell&#8217;anno 2009, si sia proceduto all’estinzione della situazione debitoria pregressa nei confronti dell’INPDAP (72,9 milioni di euro) mediante l&#8217;utilizzo dei proventi della vendita di un immobile (San Niccolò), il disavanzo presunto di amministrazione al 31 dicembre 2009 risulta stimato in oltre 104 milioni di euro nella situazione finanziaria allegata al bilancio di previsione 2010, approvato dal Consiglio di amministrazione il 29 dicembre 2009.</p>
<p>Peraltro, il disavanzo di competenza previsto per l&#8217;anno 2010 ammonta a 32,3 milioni di euro, a fronte di entrate previste per 254,1 milioni di euro e spese per 286,4 milioni di euro.</p>
<p>Al riguardo, si precisa che, sulla base di quanto comunicato dall&#8217;Ateneo con nota n. 289 del 7 gennaio 2010, dette previsioni sono state predisposte in attuazione del Piano di risanamento 2009-2014 approvato dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 13 luglio 2009 i cui effetti, sempre sulla base di quanto dichiarato dallo stesso Ateneo, si sono in parte realizzati nel corso dell’anno 2009 (blocco del turnover, tagli delle dotazioni ai centri autonomi di spesa, riduzione del numero di borse di dottorato e degli assegni di ricerca, recesso di alcuni contratti di locazione, cessazione del ricorso al lavoro interinale, riduzione dei contratti di pulizia e sorveglianza, ecc.).</p>
<p>A fronte di tale squilibrio finanziario, l’Ateneo prevede di effettuare nel corso del primo semestre del corrente anno ulteriori dismissioni di beni immobili non strumentali (Policlinico le Scotte, Certosa di Pontignano, Palazzo Bandini-Piccolomini, Collegio Santa Chiara), dei quali non si è in grado, al momento, di conoscere il relativo valore economico di mercato.</p>
<p>Va fatto presente che all&#8217;Ateneo è preclusa la possibilità di ricorrere alla contrazione di prestiti e altre tipologie di indebitamento, tenuto conto che dette operazioni sono possibili solo per il finanziamento di interventi in conto capitale, così come definiti dall&#8217;art. 3, comma 18, delle legge n. 350/2003.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;indicatore del limite di indebitamento riferito all&#8217;anno 2008 &#8211; calcolato rapportando l&#8217;onere complessivo di ammortamento annuo (capitale ed interessi) dei mutui e di altre forme di indebitamento a carico del bilancio dell&#8217;Ateneo alla somma algebrica dei contributi statali per il funzionamento, per gli investimenti e l&#8217;edilizia ed i proventi delle tasse, soprattasse e contributi universitari nell&#8217;anno di riferimento &#8211; si attesta al 34,5% e quindi l’Ateneo incorre nel divieto sancito dall&#8217;art. 3, comma 1° del decreto interministeriale del 1° settembre 2009 che prevede l’impossibilità di contrarre nuovi mutui e altre forme di indebitamento con oneri a carico del proprio bilancio in casi in cui l&#8217;indicatore di indebitamento risulti pari o superiore al 15%.</p>
<p>Per quanto riguarda la richiesta prospettata nell’interrogazione di interventi legislativi volti ad introdurre la possibilità di prepensionamenti o forme di ammortizzatori sociali non previsti dalla vigente normativa, si fa presente che gli stessi determinano oneri per la finanza pubblica, per i quali è necessario individuare i relativi mezzi di copertura.</p>
<p>In particolare, per quanto concerne, nel merito, la possibilità di prepensionamenti, si evidenzia che la stessa si porrebbe in contrasto con l&#8217;obiettivo di elevazione media dell&#8217;età di pensionamento dei lavoratori prevista dai provvedimenti di riforma del sistema previdenziale.</p>
<p>Relativamente al personale dell&#8217;Ateneo senese, nel documento parlamentare, si parla genericamente di contratti in scadenza e di mancati rinnovi di contratti di personale vincitore di concorso, ma non ancora stabilizzato: tali indicazioni sono frammentarie e non consentono di individuare esattamente le posizioni giuridiche di cui i soggetti sono titolari. Sulla materia, tuttavia, si rammenta che le Università sono assoggettate ad una specifica disciplina limitativa<em> </em>delle assunzioni a tempo indeterminato ai sensi dell&#8217;art. 66, comma 13, del d.l. 112/2008 come modificato dall&#8217;art. 1, comma 3, del d.1. 180/2008 convenito con modifiche dalla legge n. 1/2009 fermi restando i vincoli di cui all&#8217;art. 1, comma 105, della legge n. 311/2004.</p>
<p>In merito all&#8217;instaurazione di rapporti di lavoro a tempo determinato, invece, vigono i limiti giuridici e di spesa previsti rispettivamente dall&#8217;art. 49 della legge n. 133/2008 e dall&#8217;art. 1, commi 187 e 188 della legge n. 266/2005 e successive modificazioni e integrazioni.</p>
<p>In materia di mobilità specifica del personale dell&#8217;Ateneo non sono state poste in essere, allo stato attuale, iniziative in materia di prepensionamenti e mobilità; tuttavia occorre evidenziare che, nell&#8217;ambito degli interventi per favorire la mobilità del personale docente e ricercatore (D.M. 23 settembre 2009, n. 45), sono stati previsti maggiori incentivi nell&#8217;ipotesi in cui i soggetti chiamati prestavano servizio presso atenei con un rapporto assegni fissi/FFO maggiore del 90%.</p>
<p>In via generale, però, corre l&#8217;obbligo di rappresentare che tutte le procedure autorizzatorie di assunzioni devono essere precedute dall’esperimento di procedure di mobilità. Sul tema si rinvia anche alle indicazioni recate dalla circolare, di concerto MEF e Dipartimento Funzione Pubblica, prot. 14115/05/1.2.3.1 dell’11 aprile 2005.</p>
<p>Quanto alle problematiche relative alle qualifiche dirigenziali e al direttore amministrativo si rappresenta che, sulla scorta di alcune anomalie di dati emerse in sede di rilevazione del conto annuale per l&#8217;anno 2008, ai sensi del titolo V del decreto legislativo n. 165/2001, il Ministero sta procedendo all’approfondimento al fine di assumere eventuali iniziative in caso di comprovata violazione di disposizioni di legge, regolamentari o contrattuali.</p>
<p>Ad ogni buon conto, considerato che le anomalie riscontrate in alcuni Atenei, tra cui quello di Siena, riguardavano tra l&#8217;altro il conferimento di incarichi di<strong> </strong>dirigente di prima fascia si e provveduto, in sede di incontri tecnici relativi all&#8217;atto di indirizzo dell&#8217;Area VII (ricomprendente la dirigenza amministrativa delle Università e degli enti di ricerca), a puntualizzare che nelle Università non è prevista la prima fascia dirigenziale.</p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti connessi al piano di risanamento si evidenzia che lo strutturale squilibrio finanziario è determinato dall&#8217;eccessivo costo del personale atteso che nell&#8217;Ateneo senese sussiste il rapporto di una unità di personale ogni 3,7 studenti, rispetto ad una media nazionale di una unità di personale ogni otto studenti.</p>
<p>Si riferisce, infine, che il gruppo di lavoro incaricato di procedere ad una accurata analisi delle situazioni finanziarie deficitarie di alcune Università, compresa quella di Siena, sta predisponendo la<strong> </strong>versione definitiva della relazione finale e, pertanto, si ritiene che l&#8217;incontro con il<strong> </strong>Ministro debba essere rinviato ad un momento successivo all&#8217;esame della suddetta relazione.»</p>
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		<title>Crisi dell&#8217;università di Siena: non è più tempo di maquillage nei conti ma è l&#8217;ora del commissario</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 16:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commissariarla per salvarla]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’approvazione (29 dicembre 2009) del bilancio di previsione 2010 da parte del CdA dell’università di Siena – 15 mesi dopo la scoperta della voragine nei conti – poteva essere l’occasione buona per riflettere sulle dichiarazioni e sui dati forniti dagli organi di governo. Purtroppo, così non è stato. Rileggere, oggi, alcune di quelle dichiarazioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Strisciaunisi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1621" title="Strisciaunisi" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Strisciaunisi.jpg" alt="" width="497" height="85" /></a></p>
<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Strisciaunisi.jpg"></a>L’approvazione (29 dicembre 2009) del bilancio di previsione 2010 da parte del CdA dell’università di Siena – 15 mesi dopo la scoperta della voragine nei conti – poteva essere l’occasione buona per riflettere sulle dichiarazioni e sui dati forniti dagli organi di governo. Purtroppo, così non è stato. Rileggere, oggi, alcune di quelle dichiarazioni e verificare la severità e l’affidabilità dei dati è, pertanto, indispensabile.</p>
<p><strong>Rettore</strong> (Silvano Focardi): <em>«il disavanzo complessivo di 125 milioni </em>– <em>al netto dei crediti a breve termine ed esclusi i mutui passivi, con l&#8217;aggiunta di ulteriori 32 milioni di euro (disavanzo di competenza per il 2010) </em>–<em> delinea un quadro a tinte fosche per il futuro della nostra università. Sono tuttavia questi i numeri con i quali dobbiamo lavorare per trovare le soluzioni migliori per uscire dalla crisi. (…)</em> <em>Si tratta di un documento di previsione finanziaria che dà un quadro doverosamente realistico della situazione, basato su dati rigorosi e affidabili.»</em></p>
<p><strong>Direttore Amministrativo</strong> (Antonio Davide Barretta): è <em>«un bilancio di previsione improntato al massimo rigore possibile…»</em>.</p>
<p><strong>Senato accademico</strong>: nell’esprimere parere favorevole, sottolinea <em>«la stringente necessità di una sempre maggiore chiarezza, trasparenza e collegialità nelle decisioni finalizzate a ridisegnare strategicamente il futuro dell’Ateneo.»</em></p>
<p><strong>Collegio dei revisori dei conti</strong>: nel ribadire che <em>«una credibile fase di risanamento finanziario non potrà che essere accompagnata essenzialmente da una politica di riduzione dei costi per il personale da perseguire anche attraverso i prepensionamenti e la mobilità (…) esprime parere negativo nei confronti di un bilancio di previsione strutturalmente in disavanzo.»</em></p>
<p><strong>Candidati a rettore e loro sodali</strong>: ovviamente silenzio assoluto, trattandosi di marziani e seleniti.</p>
<p><span id="more-1622"></span></p>
<p>Facendo un po’ di conti ed eliminando, in parte, l’eccesso di fondotinta dai dati forniti alla stampa, si ottiene per il 2010:</p>
<p><strong>254.139.269,32 €</strong> (entrate dichiarate).</p>
<p><strong>219.139.269,32 €</strong> (entrate reali, prive dei 35 milioni del FFO anticipati nel 2009).</p>
<p><strong>67.302.550,63   €</strong> (disavanzo di competenza).</p>
<p><strong>115.000.000.00</strong> € (importo rivalutato e quindi ottimistico del FFO).</p>
<p><strong>142.478.410,54</strong> € (spese fisse per il personale).</p>
<p><strong>123,89%</strong> (rapporto tra spese fisse e FFO).</p>
<p>Anche considerando le riduzioni previste dalla legge 143/2004 – comprendenti il costo del personale impegnato in attività assistenziali, gli incrementi stipendiali e le convenzioni stabili –, il rapporto spese fisse/FFO resterà ben saldo oltre il 100%.</p>
<p>Concludiamo con le ultime dichiarazioni del Collegio dei revisori: «Anche il Bilancio di previsione 2010 non indica linee strategiche d’intervento necessarie per riequilibrare la gestione finanziaria. La sola politica delle dismissioni patrimoniali risulta fallimentare se serve solo a reperire liquidità per sostenere la spesa corrente senza essere accompagnata da provvedimenti diretti a ridurre drasticamente la spesa corrente e l’indebitamento. Peraltro garantirsi liquidità con anticipazione di cassa, cessioni di credito, rinvio nel soddisfacimento degli impegni comporta, per il Bilancio, oneri aggiuntivi che penalizzeranno pesantemente l’equilibrio dei futuri esercizi. (…) Se si considera che il disavanzo preventivo al 30 giugno 2010 sconta l’intero utilizzo del FFO, si deve convenire che la gestione finanziaria del secondo semestre 2010 diventerà <em>insostenibile</em>.»</p>
<p>In queste condizioni, agli organi di governo dell’università di Siena non resta che farsi da parte e rimettere il mandato nelle mani del Ministro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chiunque, per il sol fatto di “passare” davanti all’università di Siena, ne diviene dirigente o Direttore Amministrativo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 22:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per riflettere]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
È triste; ma è quel che è accaduto a Siena. Di seguito, alcune stimolanti riflessioni dell’avvocato Gaetano Prudente che ci aiutano a capire le ragioni della crisi dell’ateneo senese, con organi di governo inadeguati e Dirigenti e Direttori amministrativi la cui professionalità prescinde dalla conoscenza del “diritto” ed, in primis, del diritto amministrativo.
Riflessioni sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Altan_dirigenti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1611" title="Altan_dirigenti" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Altan_dirigenti.jpg" alt="" width="202" height="212" /></a>È triste; ma è quel che è accaduto a Siena. Di seguito, alcune stimolanti riflessioni dell’avvocato Gaetano Prudente che ci aiutano a capire le ragioni della crisi dell’ateneo senese, con organi di governo inadeguati e Dirigenti e Direttori amministrativi la cui professionalità prescinde dalla conoscenza del “diritto” ed, in primis, del diritto amministrativo.</em></p>
<p><strong><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Riflessioni_Dirigenza.pdf">Riflessioni sulla Dirigenza</a></strong></p>
<p><strong>Gaetano Prudente</strong>. (…) È d’uopo una premessa: le riflessioni che seguiranno vanno riferite esclusivamente alla mia persona, cosicché nessuno se ne abbia. (…) Lanciamo subito l’anatema: oggi il dirigente, formato od in via di formazione ai soli concetti della nuova <em>Governance</em>, non è più in grado ad es.: di distinguere un atto da un provvedimento amministrativo; di comprendere i presupposti per l’esercizio del potere di autotutela da parte di una P.A.; di distinguere il “<em>quorum strutturale</em>” dal “<em>quorum funzionale</em>” di un Organo Collegiale; di distinguere l’illecito penale dall’illecito amministrativo; di comprendere la struttura e la funzione di un procedimento amministrativo; di comprendere la portata del “principio” di legalità dell’azione amministrativa; di curare un procedimento di accesso anche in relazione alla riservatezza ed ai suoi legittimi titolari; non comprende la differenza tra un atto singolo o collettivo ed un atto generale, con conseguente incapacità di valutare l’estensione degli effetti di un suo annullamento decretato in sede giurisdizionale; non coglie la differenza tra diritto soggettivo e interessi legittimi, e che dire del “silenzio amministrativo”, per fortuna oggi disciplinato dal novellato della L. 241, e della linea di demarcazione con la fattispecie dell’omissione di atti di ufficio di cui all’art. 328 c.p.? La non conoscenza del diritto sembra dilagare nella stessa misura in cui si estendono, in via quasi esclusiva ed assorbente di ogni altra competenza da richiedersi al dirigente, nuovi concetti ed idee del dirigente pubblico.</p>
<p><span id="more-1599"></span>Vorrei ricordare a me stesso che le PP.AA. sono chiamate a rispondere innanzi alla Magistratura di ogni ordine e grado, per errori di diritto in cui incorrono i singoli atti compiuti e non già per altre ragioni, se pure importanti e rilevanti. Per essere ancor più chiaro, voglio dire che la responsabilità del funzionario, prevista dalla nostra Costituzione, va ricondotta nell’alveo dell’ordinamento giuridico, non avendo nulla a che spartire con la “responsabilità” verso i politici o la classe politica, ovvero con meri ed esclusivi concetti di “managerialità”. Questa è un’altra cosa! Ma sembra diventata la principale (o, peggio, l’esclusiva) preoccupazione della classe dirigente: vogliamo dimostrare che siamo solo bravi managers, come lo sono i “privati”! Già i privati!</p>
<p>Guardiamo per un attimo il mondo aziendale e confrontiamolo con il nostro. È innegabile che al dirigente pubblico va richiesto un livello di professionalità molto più elevato che non può prescindere dalla conoscenza del “diritto”, ed <em>in primis</em> del diritto amministrativo (e basta, una volta per tutte, ad aver timore di pronunciarlo, come se trattasi di obsolescenza!). È evidente, ne sono convinto, che non può non assumere valenza anche la capacità di governare da parte di un dirigente e ancor più di un dirigente affidatario dell’incarico di Direttore Amministrativo. Ma se non consideriamo che il Dirigente è anche il “garante della legalità”, ritengo che non abbiamo neanche il diritto di lamentarci se chiunque, per il sol fatto di “passare” davanti ad una Università, ne diviene Direttore Amministrativo, a prescindere dalle elevate e specifiche competenze che una Università deve pretendere da questa figura.</p>
<p>Senza dilungarmi ulteriormente, ma con la consapevolezza che ci sarebbe molto da dire al riguardo, sia chiaro un concetto: il Dirigente, soprattutto quello che assume l’incarico di Direttore Amministrativo, deve essere una figura “completa” in tutti i suoi aspetti, il primo dei quali, a mio sommesso avviso, richiede conoscenza dell’ordinamento giuridico, in specie quello universitario, e, di poi, ogni altra “capacità. Il dirigente, nella sua nuova visione, deve essere la sintesi della conoscenza giuridica e delle capacità manageriali, e non soltanto manager. In una P.A. non si può essere manager senza conoscere la “azione” dell’amministrazione di appartenenza, nonché i limiti e le possibilità di esercizio del proprio potere, legislativamente previsto e disciplinato, <strong>C’era una volta il diritto che………!</strong></p>
<p><em>L’avvocato Gaetano Prudente è dirigente e Direttore amministrativo vicario dell’Università degli Studi di Bari, membro della giunta esecutiva del CODAU (Convegno permanente dei Direttori Amministrativi e dei dirigenti delle Università italiane). L&#8217;articolo, ripreso dal <a href="http://www.codau.it/">sito del Codau</a></em><em>, è del 16 luglio 2007.</em></p>
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		<title>Al &#8220;Dies Irae&#8221; sull&#8217;università di Siena i candidati a rettore intonano &#8220;una marcia in fa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commissariarla per salvarla]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;ironica e stimolante risposta del Prof. Alessandro Rossi al decalogo di Cotta, firmato da alcuni illustri colleghi che, distratti rispetto alle disastrose condizioni dell&#8217;universià di Siena, hanno iniziato le schermaglie per la guida dell&#8217;ateneo, invece di chiederne il commissariamento.
A PROPOSITO DELL&#8217;UNIVERSITA&#8217; CHE VOGLIAMO
Alessandro Rossi. A tutti piace il documento, persino agli stessi estensori. È infatti impossibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/La-Vanite.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1561" title="La-Vanite" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/La-Vanite.jpg" alt="" width="209" height="140" /></a><em>Un&#8217;ironica e stimolante risposta del Prof. Alessandro Rossi al <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Corsiena1feb10.pdf">decalogo</a></em><em> di Cotta, firmato da alcuni illustri colleghi che, distratti rispetto alle disastrose condizioni dell&#8217;universià di Siena, hanno iniziato le <a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/CorSiena3feb10.pdf">schermaglie</a></em><em> per la guida dell&#8217;ateneo, invece di chiederne il commissariamento.</em></p>
<p><strong>A PROPOSITO DELL&#8217;</strong><em><strong>UNIVERSITA&#8217; CHE VOGLIAMO</strong></em></p>
<p><strong>Alessandro Rossi</strong>. A tutti piace il documento, persino agli stessi estensori. È infatti impossibile non condividere i 10 punti della proposta: 1. Università  di Eccellenza; 2. Centralità  della Ricerca; 3. Didattica Avanzata; 4. Valutazione; 5 Piena Autonomia dei Dipartimenti; 6) Responsabilità, Collegialità e Trasparenza;  7. Valorizzazione delle Risorse Umane; 8. Qualificazione e Potenziamento dell&#8217;Amministrazione Centrale; 9. Apertura verso l&#8217;Esterno e Mobilitazione delle Risorse; 10. Rigore Contabile.</p>
<p>Più che una proposta questa appare una declaratoria dei principi fondanti l&#8217;istituzione universitaria. Ma l’Università già esiste ed indicare tali punti come obiettivi da perseguire significa implicitamente ammettere di averli falliti o negati. Io non sono completamente d’accordo, benché sia innegabile qualche lacuna nel “rigore contabile” e non solo in esso.  Perché allora questo documento? Accantonando ogni maliziosa interpretazione, voglio pensare che esso tenti di identificare un nuovo spazio di legittimazione della nostra Università. Ciò è particolarmente lodevole in una fase nella quale le nostre debolezze ed i nostri difetti sembrano entrati in un circuito di autoesaltazione. Ma questo documento “<strong><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/02/Corsiena1feb10.pdf">L&#8217;Università che vogliamo</a></strong>”, per come è impostato, rischia di evocare “il suono della lira mentre Roma brucia”. L’incendio non è rappresentato solamente dalla crisi finanziaria ed economica dell’Università ma anche dalla furia normativa in atto. Il disegno di legge Gelmini prevede quasi 500 nuove norme a regime. L’Università si appresta così ad essere ulteriormente intrappolata da due paradigmi esterni alla logica della conoscenza, uno di stampo politico-burocratico e l&#8217;altro di assonanza aziendalistica. In questo scenario, i dieci punti del documento rischiano di apparire come una riedizione della “<em>retorica efficientista</em>”: il potente propulsore negli anni della spinta autonomistica dell’Università. Una esperienza caduta sotto il peso della incapacità di organizzare normali controlli di gestione.</p>
<p>In assenza di una cultura dei processi di controllo e nell’attuale crisi delle classi dirigenti, rischiamo oggi di progettare per flussi di emozioni e di stati d&#8217;animo, magari auspicando l’ala protettrice del governo centrale; auspicio dal quale personalmente mi sottraggo. Ma forse, i dieci punti enunciati nel documento potrebbero essere interpretati proprio come la condivisibile necessità di riaffermare che l’Università deve essere fondata solo sul paradigma interno alla conoscenza non su quelli eteronomi della politica e del mercato. Se così fosse, allora desidererei che gli estensori del documento dessero più respiro allo stesso, magari indicando la sua compatibilità con l’attuale crescente asfissia economica e burocratica dell’Università.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il caso Delbono e la necessità di una “anagrafe pubblica” degli eletti anche nell’università</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 23:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emergenze]]></category>

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		<description><![CDATA[«Faccio i convegni, mi danno un sacco di soldi…» avrebbe dichiarato Delbono alla sua ex compagna. Nell’università c’è anche chi fa un sacco di soldi con attività conto terzi, contratti, convenzioni, Master. Di seguito un articolo di Valter Vecellio sul caso Delbono pubblicato da “L’Opinione” (28 gennaio 2010). Flavio Delbono, laurea in Economia e Commercio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/01/Flavio-Delbono.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1535" title="Flavio-Delbono" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/01/Flavio-Delbono-197x300.jpg" alt="" width="138" height="210" /></a>«Faccio i convegni, mi danno un sacco di soldi…» avrebbe dichiarato Delbono alla sua ex compagna. Nell’università c’è anche chi fa un sacco di soldi con <a href="http://ilsensodellamisura.com/2009/05/attivita-conto-terzi-risorsa-o-truffa-per-le-universita/">attività conto terzi</a></em><em>, contratti, convenzioni, Master. Di seguito un articolo di Valter Vecellio sul caso Delbono pubblicato da</em> “L’Opinione” <em>(28 gennaio 2010). Flavio Delbono, laurea in Economia e Commercio a Parma, Dottorato in Economia a Siena e ad Oxford, professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, ha come riferimento economisti quali Romano Prodi e Stefano Zamagni.</em></p>
<p><strong>Caso Delbono. L’anagrafe di Pannella</strong></p>
<p><strong>Valter Vecellio</strong>. «Doveva essere più accorto. Ma nessuno si è limitato a dire questo: gli hanno dato del delinquente. Per altri di centro-destra che ne fanno di tutti i colori, nessuno ha gridato allo scandalo». Così Romano Prodi, a proposito della vicenda dell’ormai ex sindaco di Bologna Flavio Delbono per quella che ormai tutti chiamano “Cinziagate”: i viaggi all’estero e le spese personali che si sospetta siano state pagate con carta di credito della Regione Emilia-Romagna e poi fatte passare come spese di rappresentanza. Per queste vicende Delbono è indagato per peculato, abuso d’ufficio e truffa aggravata, vedremo se si tratta di accuse fondate o no. Certamente Delbono avrebbe dovuto essere più accorto, su questo Prodi ha ragione; e si può anche convenire che è presto per dargli del delinquente; che altri del centro-destra ne facciano e ne abbiano fatte di tutti i colori è affermazione che lascia il tempo che trova. Ammesso che sia vero, non giustifica; né un comportamento sbagliato viene attenuato perché altri si sono comportati in analogo modo, o peggio. Una cosa, poi, colpisce. La ex compagna di Delbono, Cinzia Cracchi, la donna che ha fatto esplodere il caso, dice: «Delbono prendeva lo stipendio da assessore regionale, seimila euro, e lo divideva in tre: duemila alla prima moglie; duemila alla seconda e mille alla ex compagna. Manteneva tre donne e due figli. Per me c’erano seicento euro, e quando gli chiedevo: “scusa, ma come fai?”, lui rideva: “di cosa ti preoccupi? Faccio i convegni, mi danno un sacco di soldi, godiamoci la vita”». Niente da dire sul “godersi la vita”, però questo “faccio convegni, mi danno un sacco di soldi”, merita un approfondimento, dei chiarimenti. Chi organizzava questi convegni? Chi pagava, ed era denaro in nero o regolarmente contabilizzato? Perché Delbono era così richiesto e pagato? Sono interrogativi cui bisognerà che qualcuno risponda. Non solo. Racconta ancora Cinzia Cracchi che Delbono per i suoi incontri privati utilizzava sempre l’automobile di servizio, autista compreso: «Sempre. Pure al cinema, andavamo con l’autista, ora che ci penso non riesco neppure a immaginare Flavio senza la sua macchina blu;» e aggiunge: «Che Flavio vivesse sopra le righe è cosa nota a tutta Bologna, largheggiava, gli piaceva trattare bene tutti, a cominciare da se stesso». Sempre da quel sacco di soldi che gli davano per i convegni.</p>
<p><span id="more-1536"></span>E comunque c’è questo uso improprio dell’auto di servizio e dell’autista. O no? Ecco che viene in mente una bella, istruttiva pagina del “<em>Giorno della civetta</em>” di Leonardo Sciascia. Non quella, stracitata, dove il capomafia don Mariano Arena suddivide l’umanità, uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. No, la pagina precedente. Quando il capitano Bellodi sente che don Mariano Arena, il mafioso, sta per farla franca, ed è tentato di usare quei metodi al di là e al di sopra della legge che utilizzò Cesare Mori, il prefetto di ferro mandato da Mussolini in Sicilia contro la mafia, e che per combatterla fece ricorso a ogni mezzo, salvo poi essere rimosso quando si mise in testa di colpire in alto, quei mafiosi che erano già parte del regime fascista. Il capitano Bellodi ha questa tentazione per un momento, poi la respinge, e dice che bisogna invece usare gli strumenti della legge, della legalità. Il romanzo è stato scritto nel 1959, e indica una strada che verrà intrapresa molti anni dopo dal commissario Boris Giuliano prima e da Giovanni Falcone poi: inseguire la scia che il denaro inevitabilmente lascia, sempre che ci siano persone capaci di vederla, e di volerla vedere, questa scia. E la pista del denaro, della contabilità quasi sempre a doppio fondo nelle banche, nelle aziende, la revisione dei catasti, vale per i mafiosi, dice Sciascia, ma anche «per tutti quegli altri membri di quella grande famiglia che è il regime, e dietro i vicini di casa della famiglia, e dietro i nemici della famiglia, sarebbe meglio si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuori serie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso». Delbono certo non è un mafioso, ma a Bologna nessuno ha provato ad annusare, a confrontare i segni di una ricchezza ostentata con lo stipendio, e ne ha voluto tirare il giusto senso. A Bologna e in chissà quanti altri posti, evidentemente. E qui si arriva ad una proposta dei radicali, purtroppo non accolta come sarebbe stato giusto fare; la proposta dell’anagrafe pubblica degli eletti, per conoscere lo stato patrimoniale dei nostri rappresentanti, sapere di “che” vivono e poterlo comparare sul “come” vivono; e conoscere quali provvedimenti, quali comportamenti adottano nelle loro sfere di competenza. Uno strumento di trasparenza e conoscenza, insomma. I tanti che oggi, a Bologna, e non solo a Bologna, si stupiscono e si mostrano preoccupati per casi come quelli di Delbono provino a spiegarci perché non hanno fatto nulla quando Marco Pannella proponeva loro di adottare l’anagrafe pubblica degli eletti: che avrebbe appunto consentito di sapere anche per quali convegni, e chi, dava a Delbono “un sacco di soldi”, per potersi “godere la vita”.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>«Il governo centrale si potrà impegnare solo se chi ha gestito l’università di Siena fino ad oggi si farà da parte»</title>
		<link>http://ilsensodellamisura.com/2010/01/%c2%abil-governo-centrale-si-potra-impegnare-solo-se-chi-ha-gestito-l%e2%80%99universita-di-siena-fino-ad-oggi-si-fara-da-parte%c2%bb/</link>
		<comments>http://ilsensodellamisura.com/2010/01/%c2%abil-governo-centrale-si-potra-impegnare-solo-se-chi-ha-gestito-l%e2%80%99universita-di-siena-fino-ad-oggi-si-fara-da-parte%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 23:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commissariarla per salvarla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://ilsensodellamisura.com/?p=1514</guid>
		<description><![CDATA[Il consigliere del PdL nel consiglio provinciale di Siena, Massimo Mori, risponde (Corriere di Siena, 26 gennaio 2010) agli interventi del Sindaco, del Presidente della Provincia e del deputato Franco Ceccuzzi che hanno criticato il governo nazionale per lo scarso impegno sulla vicenda universitaria senese.
FATE AMMENDA PER LA VOSTRA INCAPACITA&#8217; GESTIONALE
Massimo Mori. In questi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/01/Massimo_Mori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1531" title="Massimo_Mori" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/01/Massimo_Mori.jpg" alt="" width="54" height="80" /></a>Il consigliere del PdL nel consiglio provinciale di Siena, Massimo Mori, risponde</em> (Corriere di Siena, 26 gennaio 2010) <em>agli interventi del </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2010/01/sindaco-e-presidente-della-provincia-chiedono-interventi-urgenti-per-lateneo-senese/"><em>Sindaco</em></a><em>, del Presidente della Provincia e del deputato </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2010/01/sindaco-e-presidente-della-provincia-chiedono-interventi-urgenti-per-lateneo-senese/comment-page-1/#comment-4027"><em>Franco Ceccuzzi</em></a><em> che hanno criticato il governo nazionale per lo scarso impegno sulla vicenda universitaria senese.</em></p>
<p><strong>FATE AMMENDA PER LA VOSTRA INCAPACITA&#8217; GESTIONALE</strong></p>
<p><strong>Massimo Mori</strong>. In questi giorni ho letto sulla stampa locale il richiamo, ma forse è meglio parlare di polemica, del <a href="http://ilsensodellamisura.com/2010/01/sindaco-e-presidente-della-provincia-chiedono-interventi-urgenti-per-lateneo-senese/">sindaco di Siena e del presidente della provincia</a>, in merito alla mancanza di impegno del governo nazionale sulla vicenda, ormai a tutti nota, riguardante l&#8217;Università di Siena, poi nella giornata odierna appare ancora <a href="http://ilsensodellamisura.com/2010/01/sindaco-e-presidente-della-provincia-chiedono-interventi-urgenti-per-lateneo-senese/comment-page-1/#comment-4027">un onorevole</a> locale che insiste sull&#8217;argomento. Bene, è certo ed ormai tutti lo sanno o forse tutti lo pensano, che senza il governo non è possibile uscire da questa difficile situazione, ma partiamo da una considerazione, è mai possibile attribuire le responsabilità di quanto accaduto al governo nazionale, senza fare ammenda in merito all&#8217;incapacità gestionale che il potere locale ha chiaramente evidenziato in questi ultimi venti anni di gestione? Si critica il governo perché non manda i soldi, perché non ha ancora permesso un nuovo e ulteriore indebitamento con la banca Mps, ma questi signori, tutti coloro che alzano la bandiera politica della protesta, si ricordano che la situazione presente è stata determinata in prima persona da loro, e allora, come possono pensare di chiedere senza dare? Si legge oggi come premessa della richiesta, che saranno rinnovati gli organismi, e si pensa forse che questo basti? Ma non ci prendiamo in giro, il cambiamento che si preavvisa avviene all&#8217;interno delle stesse matrici e credetemi, io per primo non mi fiderei ad affidargli neppure il più piccolo ente inutile senza portafogli, figuriamoci milioni di euro! Gestire una struttura come l&#8217;Università non è un gioco, esattamente come non lo è gestire un ente pubblico di qualsiasi genere, dove prima di tutto deve prevalere il concetto del servizio, nel caso dell&#8217;università verso gli studenti, che la devono trovare sufficientemente interessante per le loro prospettive future, nel caso di un comune o della provincia, verso i cittadini che devono sentirsi garantiti, nei loro diritti fondamentali, e guardate questo non c&#8217;entra per nulla con la visibilità personale. È prima di tutto fare le cose con il giusto livello di professionalità, di giustizia, adoperandosi a mettere in pratica azioni dettate prima di tutto dal buon senso, cosa che sembra scomparsa dalla testa di chi governa nei territori della provincia di Siena.</p>
<p>Anche io sono d&#8217;accordo, occorre l&#8217;impegno del governo, ma non al buio, non sulla base di promesse che dicono domani faremo meglio di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, no cari signori, la situazione è arrivata ad un punto tale per la quale dovete avere il coraggio di mettervi da una parte, non potete, e soprattutto non dovete più mettere mano in gestioni, che nella migliore delle ipotesi non siete in grado di governare, continuando di questo passo, e tutti possiamo vedere i vostri sprechi, nel giro di pochi anni saremo nelle condizioni che al massimo, gli amministratori futuri, potranno solo gestire i pagamenti dei debiti, che però non saranno serviti a nulla.</p>
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		<title>Dopo le polemiche un libro del massimo esperto sul Costituto senese del 1309-1310</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 01:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Grasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vecchi di stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo blog in passato si è diffusamente occupato della querelle sul Costituto senese del 1309-1310 e delle polemiche che coinvolsero studiosi come Marcello Flores D&#8217;Arcais, Pierre Toubert, Franco Cardini, Paolo Prodi, Gabriella Rossetti, Gigliola Soldi Rondinini, Ernesto Galli della Loggia ed il Ministro dei Beni culturali dell&#8217;epoca, Francesco Rutelli. In questi giorni è uscito un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1444" src="http://ilsensodellamisura.com/files/2010/01/Costituto-235x300.gif" alt="Costituto" width="235" height="300" /><em>Questo blog </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2007/09/il-“buongoverno”-il-“costituto”-e-la-“malauniversita”/"><em>in passato</em></a><em> si è diffusamente occupato della querelle sul Costituto senese del 1309-1310 e delle </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2007/10/su-“buongoverno”-e-“costituto”-senesi-silenzio-totale-nei-media-locali/"><em>polemiche</em></a><em> che coinvolsero studiosi come Marcello Flores D&#8217;Arcais, Pierre </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2007/10/clamorosi-sviluppi-dellaffaire-costitutoascheri-il-sindaco-di-siena-dimissiona-laccademico-dei-lincei/"><em>Toubert</em></a><em>, </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2007/12/autorevoli-storici-sognano-il-“buongoverno”-nell’indifferenza-di-media-e-studiosi-senesi/"><em>Franco Cardini</em></a><em>, Paolo </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2008/01/la-deliberata-esclusione-di-uno-studioso-con-competenze-specifiche-da-un-comitato-e-negazione-della-sua-personalita-scientifica/"><em>Prodi</em></a><em>, Gabriella Rossetti, Gigliola Soldi Rondinini, Ernesto </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2007/12/cultura-alla-senese/"><em>Galli della Loggia</em></a><em> ed il Ministro dei Beni culturali dell&#8217;epoca, Francesco </em><a href="http://ilsensodellamisura.com/2007/11/a-rutelli-l’ultima-parola-sull’affaire-costitutoascheri/"><em>Rutelli</em></a><em>. In questi giorni è uscito un libro di Mario Ascheri sul Costituto e di seguito riportiamo integralmente la presentazione fatta da Gabriella Piccinni su</em> &#8220;La Nazione di Siena&#8221; <em>del 23 gennaio 2010.</em></p>
<p><strong>I SEGRETI DEL COSTITUTO ALLA PORTATA DI TUTTI</strong></p>
<p><strong><em>Libretto di Ascheri-Papi per capire l’antica «Carta»</em></strong></p>
<p><strong>Gabriella Piccinni</strong>. Il settecentesimo<strong> </strong>anniversario della traduzione in volgare italiano del <em>Costituto</em> senese del 1309-1310 &#8211; che il Comune di Siena ha deciso di festeggiare con una lunga serie di proposte di teatro, musica, cinema, mercati, visite guidate &#8211; non ha mancato di stimolare parallele iniziative di ricerca, divulgazione e didattica storica, in parte coordinate dal Comune stesso, in parte autonomamente promosse. Stranamente, proprio il testo del Costituto in quanto tale &#8211; che ci è pervenuto in due stupendi codici miniati oggi esposti a palazzo pubblico &#8211; è rimasto finora un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Iniziano a colmare la lacuna un paio di nuove iniziative che in un certo senso interpretano i principi che guidarono gli antichi governanti senesi, quando ebbero l&#8217;idea di tradurre in &#8220;volgare di buona lettera grossa, ben leggibile et bene formata&#8221; un insieme di norme e leggi che regolavano la vita pubblica per renderle comprensibili anche a chi, ed era certo la maggior parte, non conosceva la lingua latina in cui erano state fino ad allora scritte. La prima di queste due iniziative di divulgazione è da pochi giorni in libreria e si deve a Mario Ascheri e Cecilia Papi (Il &#8220;Costituto” del Comune di Siena in volgare (1309-1310). Un episodio di storia della giustizia?, edizioni Aska, Firenze). La seconda vedrà la luce nei prossimi mesi con il titolo “Il Costituto spiegato ai ragazzi” e sarà frutto del lavoro di Duccio Balestraci (edizioni della Fondazione Mps), ma non è difficile immaginare che se ne gioveranno anche i genitori.</p>
<p><span id="more-1497"></span></p>
<p>Composto da una novantina di pagine di formato tascabile, il volumetto di Ascheri-Papi si compone di due parti. Cecila Papi si occupa delle note linguistiche, fornendo alcune esemplificazioni di parole rare o totalmente scomparse nella lingua attuale, mentre la parte quantitativamente maggiore è quella storico-giuridica curata da Mario Ascheri.</p>
<p>L&#8217;autore, dopo aver spiegato perché le città comunali produssero i propri statuti mettendo per scritto norme di diritto vigenti, ricorda che a Siena già aveva prodotto testi tradotti in volgare anche prima del Costituto. Ripercorre poi la storia degli statuti senesi precedenti &#8211; che trovano la loro forma più compiuta nel testo in latino del 1262, del quale pure si dispone di una bella edizione &#8211; e quelli seguenti, in particolare quello del 1339, battezzato dall&#8217;autore &#8220;del Buongoverno&#8221; perché contemporaneo agli affreschi di Ambrogio Lorenzetti in palazzo pubblico. Infine l&#8217;autore inserisce il Costituto del 1309-10 nell&#8217;ambito delle risposte politiche ad una congiuntura eccezionale, rappresentata dal conflitto tra il culmine della crescita della città e le avvisaglie della crisi e, soprattutto, nel contesto di uno scontro tra il Comune e gli operatori del diritto (giudici e notai) in tema di amministrazione della giustizia, nel quale inquadra la crescita di ruolo di un &#8220;notaio potente&#8221;, Ranieri di Ghezzo Gangalandi, che materialmente in un anno porta a termine quell&#8217;operazione &#8220;di propaganda&#8221; della traduzione e scrittura in uno stupendo italiano che rende il Costituto senese un monumento della nostra lingua delle origini.</p>
<p>Infine, non poteva mancare un poco del piglio polemico che conosciamo a Mario Ascheri. &#8220;Il Costituto volgarizzato non è una costituzione&#8221;, così titola un paragrafo dove spiega che siamo di fronte soltanto ad un testo giuridico nel quale anche le norme che riguardano l&#8217;organizzazione pubblica sono sempre inserite nell&#8217;ottica del podestà che deve curarne l&#8217;applicazione e che non è corretto nemmeno parlare di democrazia per la Siena comunale.</p>
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