Mussi commissaria il Conservatorio di Santa Cecilia

Fabio_mussiIl 31 luglio c.a. il Ministro dell’Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi, ha disposto il commissariamento del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. La decisione è stata presa in relazione alle irregolarità gestionali segnalate dal Collegio dei revisori, che avevano anche spinto i precedenti membri del Collegio alle dimissioni. Cessano, quindi, la loro attività il presidente del Conservatorio e il Consiglio d’Amministrazione.

Caro Prodi, sulle intercettazioni sbagli

Romano_prodiSi riporta, da l’Unità del 6 agosto 2006, l’intervento dell’avvocato Oreste Flamminii Minuto sul ddl Mastella, sul ruolo dell’informazione e sul diritto a comunicare e ad essere informati.
Oreste Flamminii Minuto
Caro Professor Prodi,
dopo aver letto il programma dell’Unione ho votato per la coalizione di centrosinistra pur avendo serie perplessità sulla scelta dei nomi dei candidati delle varie liste. Nella mia decisione grande peso ha avuto la bontà del programma nelle sue affermazioni di principio, che ho ritenuto fossero condivise da tutti i partecipanti alla coalizione, e ritenevo che eventuali tendenze centrifughe (o centripete) sarebbero state frenate dalla lealtà morale (patrimonio di una seria coalizione che si ispira ai principi liberali e illuministi) e dalla personalità del suo capo.
Poiché da sempre mi occupo della difesa del diritto di informare ed essere informati, ho riscontrato nel programma dell’Unione una sorta di svolta epocale laddove a pagina 261 del programma, sotto il titolo «Più informazione più libertà. Il diritto a comunicare e ad essere informati», è testualmente scritto: «Abbiamo il diritto a comunicare il proprio pensiero e i propri valori, il diritto a informare e ad essere informati, come diritti fondamentali ed opereremo perché essi trovino piena attuazione. Vogliamo che la comunicazione e l’informazione siano spazio di interesse pubblico, libero, aperto, accessibile a tutti. Vogliamo che questo spazio sia mosso da una concorrenza guidata dalla forza delle idee…». Vogliamo… Vogliamo…
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Mastelloni

MarcotravaglioIeri il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha presentato il suo disegno di legge sulle intercettazioni che, prevedendo fino a 60 mila euro di sanzione per i giornalisti che pubblichino nel corso delle indagini preliminari stralci di conversazioni, è considerato un deciso freno alla libertà di stampa. Si riporta la posizione di Marco Travaglio apparsa su l’Unità del 5 agosto 2006 nella sua rubrica Uliwood party.

Marco Travaglio. Stavolta Di Pietro ha torto. Se è vero che ha dato il via libera al ddl Castella, o Mastelli, o Berluschella, o Mastelloni sulle intercettazioni, ha fatto malissimo. Per diversi motivi.
1) Salvo i reati di mafia e terrorismo, le intercettazioni potranno durare non più di 3 mesi, rinnovabili solo in presenza di elementi nuovi. Una pura assurdità: se s’intercetta una gang di trafficanti di droga e nei primi tre mesi questa è in ferie, bisogna attendere il successivo trimestre perché si rimetta in attività: con questa riforma invece i controlli si arrestano subito. E la gang non si arresta più. La verità è che le intercettazioni più si prolungano, più aiutano a scoprire verità scomode. Per esempio, i traffici dei furbetti del quartierino e di Calciopoli. La Procura di Napoli ha tenuto sotto osservazione Moggi & C. per tutto un campionato, che di mesi ne dura nove: l’avesse fatto solo per tre (come quella di Torino, bloccata sul più bello da un gip poco attento), gli imbroglioni sarebbero ancora al loro posto.
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L’informazione negata

AntoniopadellaroSempre sul ruolo dell’informazione ripubblichiamo un articolo di Antonio Padellaro, apparso su “l’Unità” il 15 luglio 2006.

Antonio Padellaro. Vorremmo domandare al ministro Giuliano Amato: la vicenda della Banca d’Italia sarebbe andata nello stesso modo se nessuno avesse pubblicato le affettuosità di Fiorani a Fazio con il famoso bacio che avrebbe voluto stampargli sulla fronte in segno di gratitudine? No, probabilmente le cose non sarebbero andate come sono andate. La posizione del governatore della Banca d’Italia sarebbe sicuramente apparsa meno indifendibile. Chissà, la piccola Banca di Lodi avrebbe fagocitato la tanto più grande Antonveneta. E gli amici di entrambi avrebbero avuto buon gioco a dimostrare che di parere squisitamente tecnico si era trattato. E forse, chissà, Fazio sarebbe ancora al suo posto. Il ministro Amato, che è uomo schietto (e che quel bacio fece giustamente sobbalzare sulla sedia), sicuramente ne converrà.
Vorremmo domandare al ministro Mastella: lo scandalo più grande della storia del calcio, o giù di lì, sarebbe mai esploso se nessuno avesse mai pubblicato la famosa conversazione Moggi-Bergamo sulla griglia degli arbitri da mandare in questo o in quel campo? «Grigliata» che, insieme alle vanterie su Paparesta rinchiuso nello spogliatoio e alle centinaia di altre confessioni involontarie ha messo in moto la Calciopoli, o la Moggiopoli, che tutti sanno. Meccanismo che ha dato luogo a una prima salutare prima bonifica nel pianeta pallonaro, che ha consentito l’arrivo di Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli, che ha prodotto le sentenze contro chi imbrogliava e forse anche la vittoria degli azzurri ai Mondiali di Germania (vedi Gattuso).
Abbiamo appositamente isolato due brani telefonici, per così dire esemplari.
Primo, perché nella loro fulminante immediatezza dicono sulla finanza e sul calcio, in termini di verità e di realtà, quello che i normali strumenti della giustizia mai avrebbero neppure lontanamente sfiorato. Secondo, perché le battute riportate portano legna ai fautori del giro di vite sulle intercettazioni e, segnatamente, su quelle pubblicate dai giornali. Legna su cui arrostire la stampa perché trattasi di colloqui estrapolati dal contesto.
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La verità è reato

Cittoggi_1Sempre per riflettere sul ruolo dell’informazione con l’avvocato Oreste Flamminii Minuto, ripubblichiamo un suo articolo apparso su L’Espresso il 6 luglio 2006.
Stampa e inchieste. Torna la voglia di censura. Ma l’informazione è un diritto dei cittadini. Parola di avvocato

Oreste Flamminii Minuto. L’ennesimo, inutile dibattito che si svolgerà il 4 luglio con la presenza del ministro della Giustizia Clemente Mastella verterà sui soliti stucchevoli temi: galera per i giornalisti che violano il segreto di indagine? Sanzioni comunque per gli stessi giornalisti per violazione del principio di “essenzialità” delle informazioni? Lasciare le cose come sono proibendo solo la pubblicazione delle intercettazioni? Abrogare il principio di desegretazione progressiva degli atti del processo penale e ristabilire tout court il vecchio regime che tutelava il segreto istruttorio del vecchio codice fino all’apertura del dibattimento? A tutte queste domande da oltre dieci anni si danno risposte che si limitano al “sì” o al “no”, quasi fosse una risposta referendaria, senza minimamente affrontare il problema relativo al ruolo dell’informazione in una democrazia avanzata e pluralista. Per capire di cosa si tratta, è opportuno ricordare a chi ci governa, a chi ci rappresenta e – perché no – agli uomini di cultura del nostro paese che fanno in realtà la professione di “convegnisti a vita”, cosa accadde negli Stati Uniti, quando l’analista della Cia Daniel Ellsberg nel 1971, “per fatto di coscienza”, passò le Carte del Pentagono al “New York Times” e al “Washington Post”. Per coloro che partecipano a questi dibattiti, senza evidentemente sapere di cosa si stia parlando, la vicenda di Ellsberg potrebbe essere foriera di riflessione. Questo Ellsberg aveva pazientemente fotocopiato 47 faldoni di documenti che rivelavano come l’incidente del Golfo del Tonchino non si fosse mai verificato e la sua falsa costruzione era stata il pretesto per l’intervento armato Usa in Vietnam. Il senatore Fullbright, capo dell’opposizione democratica, al quale Ellsberg aveva portato quei documenti, disse che non poteva utilizzarli al Congresso in quanto la rivelazione contenuta in quelle carte poteva incriminarlo per alto tradimento, dato lo stato di guerra in vigore.
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«Libertà va cercando, ch’è sì cara….». Seneca docet

Cittoggi_1Aldo Ferrara. Ci batteremo sempre perché il nostro avversario possa liberamente esprimersi ed avere ogni strumento di lotta verbale e politica. È una massima che risale a Voltaire, ripresa da Sandro Pertini e che ispira il comportamento etico-politico di ogni democratico sin dal 14 luglio 1789. Invece cosa succede? In una città roccaforte della sinistra, “zoccolo duro” come fu definita da Achille Occhetto nelle elezioni del 1983, Siena per intenderci, madre dei poteri forti, fortissimi e sede del Monte dei Paschi, anziché liberalizzare l’iniziativa editoriale, un giornale locale chiude. Certo, un giornale fortemente arroccato su posizioni conservatrici e dichiaratamente anti-sinistra. Anche se c’è da chiedersi cosa sia conservazione e cosa innovazione in politica al giorno d’oggi. Un giornale, un tempo scandalistico, da stigmatizzare certo, ma che era cambiato negli ultimi quattro anni fino a diventare paladino delle voci libere e comunque rappresentare i fatti distinti dalle opinioni e a dare spazio a queste ultime equamente. Questo impegno, puntualmente rispettato, ha portato ad una paradossale situazione: il Cittadino Oggi, nonostante il suo orientamento conservatore, era l’unico strumento di comunicazione del dissenso, compreso quello di sinistra che si vedeva interdetto l’accesso agli altri media, tutti allineati con la sinistra ufficiale al potere. Paradossalmente, ma fino ad un certo punto, lo strumento della conservazione, presunta, si dimostra strumento di libertà.
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Libertà di stampa vado cercando

Flamminii_MinutoEsiste la libertà di stampa? E il giornalismo d’inchiesta? È vero che sta tornando la voglia di censura? Vediamo di riflettere sul ruolo dell’informazione con la massima autorità in materia, l’avvocato Oreste Flamminii Minuto, ripubblicando un suo articolo apparso su l’Unità il 23 ottobre 2005.

Oreste Flamminii Minuto. Il 7 ottobre 2005 ho partecipato alla trasmissione «Viva Voce» di Radio 24 che trattava della libertà di stampa in Italia. Il responsabile dell’informazione dei Ds e quello di An alla domanda di Giancarlo Santalmassi, direttore di quella emittente, se in Italia esistesse la libertà di stampa hanno risposto senza esitazione «sì». La stessa risposta hanno dato Ritanna Armeni del Manifesto e Mauro Paissan garante della Privacy. Io ho risposto «no». La trasmissione, poi, si è sviluppata verso altre tematiche sulla libertà di stampa per terminare con l’unanime constatazione che «oggi non esiste più il giornalismo d’inchiesta».
Singolarmente, quello stesso giorno, era in edicola il settimanale L’Espresso con l’inchiesta sui Cpt di Lampedusa e Agrigento nella quale si raccontava come un giornalista, Fabrizio Gatti, per scoprire quello che accadeva in quei posti, era stato costretto a buttarsi in mare, farsi raccogliere come naufrago, farsi passare per «curdo». Il tutto per potere informare la pubblica opinione quanto fosse poco edificante la situazione generale oggettiva dell’accoglienza e gli abusi «nonnisti» di alcuni degli addetti alla sorveglianza di quei poveri disgraziati che cercano in Europa di migliorare la loro condizione di reietti.
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La libertà strangolata: a Siena chiude il “Cittadino Oggi”

Cittoggi_1Mauro Aurigi. Lettera aperta a tutti i Cittadini
Quindi è ufficiale: il Cittadino Oggi chiude definitivamente dopo che, neanche 4 anni fa, era tornato a nuova vita. Lo salutammo speranzosi, allora, perché il suo primo direttore s’impegnò pubblicamente a rappresentare i fatti distinti dalle opinioni e a dare spazio a queste ultime equamente. Questo impegno, puntualmente rispettato, portò ad una paradossale situazione: il Cittadino, nonostante il suo orientamento conservatore, divenne l’unico strumento di comunicazione del dissenso, compreso quello di sinistra che si vedeva interdetto l’accesso agli altri media, tutti allineati con la sinistra ufficiale al potere. Insomma senza il Cittadino saremmo stati (e purtroppo saremo in futuro) meno liberi. Alla domanda “perché il Cittadino cessa le pubblicazioni?” non abbiamo che una risposta. Dovendo escludere motivazioni politiche non rimangono che quelle economiche e queste non possono che dipendere da un fatto: la totale assenza di inserzioni pubblicitarie, come è facile vedere scorrendo le sue pagine. Il Monte dei Paschi a Siena non ha alcun bisogno di farsi pubblicità, ciononostante è l’inserzionista più generoso di tutto il territorio, tanto generoso che è presente su ogni foglio anche miserrimo, anche solo che annunci una mostra canina paesana. Ma è stato del tutto assente su il Cittadino. E ciò non certamente per colpa della banca, ma di chi politicamente la controlla. E la parola d’ordine “si finanzia solo la stampa amica”, esplicita o meno che fosse, è stata presto capita e prontamente rispettata, onde evitare rappresaglie, dalla quasi totalità delle imprese cittadine e della provincia. Il Cittadino ne è stato letteralmente strangolato. E’ regime oramai. Sicuramente nei circoli che contano, ma anche a livelli più bassi, ci si sarà rallegrati per l’evento, come durante il Ventennio ci si rallegrava per qualche tipografia rossa andata “misteriosamente” a fuoco (certamente si sarà rallegrato l’avv. Mussari, presidente prima della Fondazione e poi della Banca Mps, che quella chiusura aveva auspicato fino a chiedere agli astanti di una pubblica manifestazione di astenersi dal comprarlo). Si spera ora che i “Senesi del dissenso” trovino la forza per editare un loro foglio d’informazione al fine che la residua fiammella di quella Libertas che così a lungo è stato un valore e un vanto della Città, non si spenga del tutto.

La bambina bisognosa soprattutto di onestà

Corrado_augiasFrancesco Bonfanti (kartoski@virgilio.it). Lettera a: la Repubblica 8 luglio 2006. Dott. Augias buongiorno, racconto una storia. Ho conosciuto una bambina ucraina di 9 anni arrivata in Italia. È figlia di contadini in miseria, orfana di padre, vestita con abiti rammendati. La bimba, minuta, occhi azzurri e attenti come quelli delle sue ‘padrughe’ (amiche) scese dal pullman, viene affidata a una famiglia italiana. Nella nuova casa, a tavola e nei negozi, la piccola ucraina vede e vive il “benessere” e si confronta con i suoi coetanei italiani. Un giorno «la mamma italiana» porta la bimba a casa mia per prendere delle cassette di cartoni animati. Noi siamo al mare, la signora entra con le chiavi che le avevo lasciato, prende libri e Vhs, cerca di spiegare come può che la casa è di amici e sale in auto. La bimba la guarda sbigottita, pensa se salire o no in auto e poi alterata dalla collera si avvia a piedi. A nulla servono le preghiere della donna che cerca di capire cosa diavolo sia successo. La bimba proprio non vuole salire, dice parole forti con sempre maggiore decisione, piange e si dispera attirando l’attenzione dei passanti. È panico.
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Sciascia 4: «Conoscere profondamente una cosa (e anche una persona) è forse un modo di rifiutarla?»

L_sciascia

Leonardo SCIASCIA. «La sicurezza e la chiarezza con cui riusciamo a parlare delle cose che appena conosciamo; e l’incertezza e l’oscurità con cui invece parliamo delle cose che conosciamo benissimo. Conoscere profondamente una cosa (e anche una persona) è forse un modo di non ri-conoscerla, di rifiutarla?»<p