Nella ripartizione della quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) l’università di Siena è ultima

involuzionedellaspecierettoraleRabbi Jaqov Jizchaq. Dopo il messaggio augurale del Magnifico rettore, tutto colmo di ottimismo, arriva una sferzata gelida leggendo questo articolo sul sito ROARS. A parte l’interpretazione che necessita di nozioni di numerologia cabalistica dei risultati della valutazione, su cui si è soffermato Andrea, che rafforza nell’uomo della strada la convinzione che la matematica sia un’opinione, l’effetto di questa alchimia ci consegna un mesto fine d’anno:

«Dati ufficiali FFO premiale: Messina +37%, Catanzaro +33%, Milano Statale -9%, Udine -14%, Siena -39%»
«(…) La maglia nera è Siena (-39%), ma tra chi perde terreno ci sono anche diverse università del Nord: Udine -14%, Milano Statale -9%, Milano Bicocca -6%. Con un terremoto simile, qualche ateneo dovrà chiudere? Per fortuna no, perché una clausola di salvaguardia limita al -2.25% la possibile diminuzione dell’FFO.»

“Chiove e schiove”, come canta Catarì; “nu poco chiove e n’ato ppoco stracqua torna a chiòvere, schiove”. E le previsioni del tempo dicono che nevicherà.

Buon anno a tutti.

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Qualche spigolatura natalizia sull’Università di Siena

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Rabbi Jaqov Jizchaq. «Siena, dopo anni di crisi l’università assume e investe. Tre professori assunti prima di Natale e per il nuovo anno sono previste altre cattedre. Cifre positive anche per il bilancio, con un utile di 4,5 milioni di euro. Dopo anni di recessione, l’università è tornata ad assumere, superando per la prima volta dal 2008 le unità presenti nel corpo docente rispetto all’anno precedente. Un trend che dovrebbe proseguire nel 2017, anche se un quadro esaustivo della situazione non sarà disponibile prima di marzo.»

….rallegrandomi ovviamente per la lieta novella natalizia, se i grafici (basati su dati ufficiali) su in alto non mentono, non vedo come ciò possa invertire il trend, visto che le uscite di ruolo dal 2008 al 2020 saranno quattro centinaia e che i nuovi arrivi ad oggi sono poche unità, «tutti concentrati in alcuni settori. Per un buco che tappi, te ne si aprono o restano da tappare dieci: una lotta impari. Se ne evince che molti buchi non saranno mai tappati, cioè che l’ateneo cambia volto. La retorica dei “corsi inutili”, però, lasciamola alle gazzette, che non credo apprezzino l’utilità delle equazioni di Maxwell. Quanto al fatto che il ridimensionamento del corpo docente (a causa del quale Siena è diventata un po’ meno della metà di Pisa, incluse Sant’Anna e Normale (1451+85+119) accomodandosi in una dimensione subalterna) sia cosa buona e giusta, non bisogna smettere di far presente a certi Torquemada adusi a sventolare il rapporto docenti/studenti che esso è avvenuto del tutto a casaccio (pensionamenti).

Dice il documento di Programmazione triennale 2016-2018: «Ancora per il 2017, il livello di turnover per gli Atenei sarà fissato all’80%, e solo a partire dal 2018 (con risorse di fatto spendibili soltanto nel 2019) tale livello sarà portato al 100%. A ciò si aggiunge la contingenza per cui USiena viene penalizzata dal basso valore dell’Indicatore SEF, appesantito da mutui e fitti passivi (nonostante il buon rapporto adesso raggiunto tra costo del personale ed entrate), facendo prevedere che nei prossimi anni sarà ancora difficile compensare con il reclutamento il pensionamento del personale addetto alla ricerca).»

…tradotto in italiano, se interpreto bene, questo vuol dire che in terra di Siena l’80% ce lo scordiamo, restando ai minimi livelli del turnover. Insomma, qualunque cosa se ne pensi, non si dica che l’ateneo tornerà ad essere quello di prima. Il “buon rapporto tra costo del personale ed entrate” lo si è raggiunto essenzialmente bloccando dieci anni il turnover e mandando in pensione ad oggi (e non è finita) 350 docenti. Dunque ripeto con angoscia: cosa diverrà Siena? Non certo un ateneo generalista. Dunque un ateneo specializzato: specializzato in cosa? Può esistere un ateneo, che non sia l’IMT di Lucca o roba del genere, al contempo specializzato ed autonomo in un contesto in cui si pensa alla creazione di grandi “hub” con piccoli satelliti nella loro orbita? Mi pare dunque che il tenue miglioramento dei conti non infici minimamente il progetto nazionale di divisione in atenei di serie A e di serie B.

«L’università italiana si è messa in moto convergendo verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca. In media, gli atenei che avevano un livello della qualità della ricerca relativamente basso si sono rimboccati le maniche e, se non hanno scalato posizioni, almeno hanno ridotto lo svantaggio.» (ANVUR)

Per chi suona la campana di Gauss? Non mi è chiaro se le università del Sud si siano avvicinate a quelle del Nord, o viceversa (la linea della palma), ma il sospetto che si insinua è che anche la matematica sia un’opinione. Accurati calcoli del sito ROARS rivelano difatti che la distribuzione della nuova VQR è simile a quella che potevamo predire ricalibrando i voti della vecchia VQR.

«Adesso possiamo entrare in una nuova fase – ha affermato il Rettore – nella quale l’Università di Siena sarà chiamata a rafforzare il proprio ruolo di attore chiave nello sviluppo culturale, sociale ed economico della città».

Per lo sviluppo sociale ed economico della città, ahimè, ci vogliono soprattutto i quattrini. Per lo sviluppo culturale ci vorrebbe innanzitutto quella cosa “inutile” ed estranea ai progetti di trasformazione degli atenei in Fachhochschulen che è appunto la cultura. Ma che “cultura” c’è rimasta a Siena? Ho già scritto che trovo aberrante la riesumazione ad uso degli ignoranti della contrapposizione fra “le due culture” (segno di arretramento qualunquistico). Mi pare che sovente, quando si parla di “cultura”, si intendano al massimo le quattro nozioni imparucchiate a scuola, un po’ d’aria fritta, un po’ di politica e di varia umanità, per le quali non abbisognano specializzazioni o dottorati di ricerca. Insomma, non roba che ha a che fare con l’università e che non ne ha bisogno. Il Nulla.

“Das nicht nichtet”il nulla nulleggia (M. Heidegger)

Precisazione: Continuo a non capire se, come illustrano i grafici su in alto, nel prossimo triennio se ne andranno via una quarantina di persone ogni anno e se il turn-over procederà al rallentatore (in ogni caso non certo 50 posti di ruolo ogni anno), come sarà possibile ogni anno superare le unità presenti all’anno precedente: mettono nel conto anche i ricercatori a contratto, almeno quelli di tipo B?

«Siena è tra gli atenei più indebitati d’Italia e rischia di non poter sopravvivere». Parola di Trequattrini, prorettore vicario di Cassino

Piero Tosi - Silvano Focardi - Angelo Riccaboni

Piero Tosi – Silvano Focardi – Angelo Riccaboni

Raffaele Trequattrini

Raffaele Trequattrini

Dopo la pubblicazione del “Decreto relativo al turnover 2016 nelle Università”, il Sole 24 Ore (9 agosto 2016) ha scritto: «Le possibilità di assunzioni dipendono dallo stato di salute del bilancio. In crisi Siena, Cassino, la II università di Napoli e Reggio Calabria». A commento dell’articolo del Sole 24 Ore, il quotidiano del Lazio meridionale, “L’inchiesta” (10 agosto 2016), ha pubblicato un’intervista con il prorettore vicario e delegato del bilancio dell’Università di Cassino, Prof. Raffaele Trequattrini (nomen homen!). Di seguito il passo relativo all’Università di Siena. Non ha nulla da dire il Gil Cagnè dei bilanci, Angelo Riccaboni?

Raffaele Trequattrini (Prorettore vicario e delegato al bilancio dell’Università di Cassino). «Niente di più falso, se posto in questi termini. Siena è tra gli atenei più indebitati d’Italia e rischia di non poter sopravvivere. Noi, invece, abbiamo un indice d’indebitamento pari al 5% quando l’indicatore stabilito non deve superare il 15%. Siamo sani, dunque.»

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Tutti assolti: il buco e il falso in bilancio sono stati dimostrati, ma non si sa chi li abbia provocati!

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S’è concluso ieri il processo sulla falsificazione dei bilanci dell’Ateneo senese, con l’assoluzione di tutti gli imputati con le formule di rito «per non aver commesso il fatto» (rettori e direttori amministrativi) e «perché il fatto non costituisce reato» (revisori dei conti). Sull’argomento ci ritorneremo nei prossimi giorni! Oggi pubblichiamo l’articolo (apparso su questo blog il 29 settembre 2014) che presentava l’inizio del processo e che, all’indomani della sua conclusione, mantiene intatta la sua attualità.

Domani comincia il processo sul dissesto dell’ateneo senese

Daniela Orazioli (UGL-Università di Siena). Dopo sei anni, siamo arrivati alla prima udienza del rinvio a giudizio per i responsabili del crack dell’Ateneo senese. Auguriamoci che davanti alla sede del tribunale ci sia una ben nutrita rappresentanza di tutti quelli che da questi “scellerati“ gestori dei bilanci hanno subìto danno. Da sottolineare, comunque, che la gravità non è riferita soltanto alla natura economica, come se questa fosse di poco conto, ma soprattutto alla sfera etica. Da ricordare l’annientamento del futuro di un’intera generazione; la scomparsa dall’Ateneo di tutti quei giovani borsisti, dottorandi, etc. che avrebbero dovuto costituire il fisiologico ricambio generazionale per la nostra secolare Università. Con loro abbiamo perso ciò di cui la scienza ha più bisogno: curiosità, entusiasmo, speranza, passione giovanile. I nostri giovani, a prescindere dal risultato del processo, non saranno più recuperabili. Grazie ai responsabili del dissesto!!! I tempi biblici delle indagini e poi della giustizia non fanno certo immaginare che stiano ancora lì ad aspettare! I migliori sono andati a far crescere altri paesi, dove i cervelli non si buttano; altri si sono adattati, ripiegando su qualche palliativo che potesse consentir loro di “campare”. Chi è rimasto, come i docenti e il personale tecnico e amministrativo, che fa???? Parlando con i colleghi non sentiamo che scoramento, mortificazione, frustrazione, assenza di aspettative. Chissà quali risultati abbia sortito l’indagine sul personale tecnico e amministrativo riguardo allo stress correlato al lavoro. Sarà emerso tutto ciò? Sono quantizzabili danni del genere? Forse no, e allora finirà tutto a tarallucci e vino? Noi non ci stiamo!!!

Università di Siena: tra le fallacie dei suoi rettori e dei lettori di blog

AltanCon il post precedente auspicavo che qualcuno regalasse un libro di ragioneria ai due rettori che, proprio in virtù delle balle raccontate sul risanamento dei conti, sono riusciti nell’intento di far eleggere rettore il prorettore Frati. Addirittura, il neoeletto dichiarava alla giornalista (che gli chiedeva “se il bilancio è davvero in ordine”): «dal 2013 al 2015 il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti.» Facevo notare ai due rettori che «anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale!». Un altro argomento, evidenziato da Rabbi Jaqov Jizchaq si riferiva alla richiesta razionalizzazione dell’offerta formativa in Toscana che rischia, per come si sta attuando e sulla base di notizie trapelate dall’ambiente politico, di trasformare l’ateneo senese in una sede che si focalizzerà sulla didattica nelle lauree triennali. Un anonimo lettore, con il nickname di “dubbioso”, non ha gradito le critiche, accusandoci di essere “frignoni” e un “pozzo di lamentele”. Di seguito i commenti.

Dubbioso (lettore del blog). Ma basta!!! Siete un pozzo di lamentele. La vera piaga italiana: i frignoni. Non se ne può più. Che poi pare che lei vive sulla luna: i suoi “protetti” sono tra i testimoni più ferventi di sottobancherie ed accordini a convenienza. Ma per i favoriti si è ciechi, ovviamente.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Caro “Dubbioso”, innanzitutto non ho chiaro chi siano i “noialtri” e i “voialtri”, ma se c’è una cosa insopportabile di questo paese è che se uno osa porre, in maniera argomentata e documentata, una questione, anche se si tratta di una questione seria e grave, di vitale importanza, che urge chiarire, la reazione di tanta gente non è quella di domandarsi a sua volta se c’è del vero nelle perplessità che costui espone, nei dubbi che solleva, se certe affermazioni siano vere o false, bensì di chiedersi chi sia colui che tanto ha osato, peccando di superbia.

“Chi sarà quello che ha detto che piove? Se è un professorone ordinario, allora devo assumere un tono vittimistico contro “la casta”. Se invece è uno di quelli da meno, allora, siccome non conta una mazza, posso assumere un tono arrogante”. Pensando all’interlocutore, ci si chiede chi sia il su’ babbo, la su’ mamma, la su’ zia, il suo padrone, la sua stirpe, quanti siano i quarti di nobiltà, quale sia il suo tasso di colesterolo, il conto in banca, la sua fazione, se sia guelfo o ghibellino, Torre o Oca, chi lo mandi, se gerarchicamente stia di sopra o di sotto di me, quali interessi difenda (perché uno che non difende interessi di parte, si dice, ovviamente tacerebbe) e se quello che sostiene sia conforme ai pareri delle riconosciute ed ossequiate auctoritates.

Tutto, all’infuori della questione essenziale: se dico “piove”, la mia affermazione è vera oppure falsa, a seconda che piova o no, e per verificarlo non servono alberi genealogici, ma basta mettere fuori il naso; chi sia colui che pronuncia questa frase, se la intoni o la declami, se con voce di tenore, soprano o castrato, in Do maggiore o in La minore, ridendo o piangendo, è del tutto irrilevante. Il libero esame non abita qui. Si prediligono gli argomenti ad personam, dove, invece di controbattere alle tesi dell’interlocutore, lo si offende, gli argomenti ad hominem, che allontanano dal tema centrale della discussione alzando polveroni e così via. Ora, questi argomenti sono classificati di solito come fallacie: che a questo modo di argomentare fallace si faccia ricorso a piene mani anche per discutere questioni di fatto nel contesto di un confronto su temi inerenti l’università, è qualche cosa di grottesco prima di tutto sotto il profilo culturale. Forse è preferibile non discuterne affatto?

Giovanni Grasso. Riccaboni e Frati eludono da un anno questa domanda: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?». Il lettore “dubbioso” non lo vuol sapere. Noi, invece, sì; e continueremo a chiederlo finché non avremo una risposta.

Sena da Oxfo. Se il tuo stato d’animo incerto ed esitante (Dubbioso) ti porta ad affermare quanto sopra, a noi “noialtri” poveri disgraziati frignoni, ottava e vera piaga italiana (le altre sette, per fortuna, si sono dissolte nell’antico Egizio), non ci resta che… Non ci resta che piangere (M. Troisi & R. Benigni, 1984).
Geniale film, dove Lei avrebbe sicuramente ricoperto il ruolo di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, mentre “noialtri” saremmo stati, certamente, costretti a scrivere la mitica lettera.
Infine, caro Dubbioso, i toni del tuo post mi ricordano un vecchio lettore del blog, cal (meglio conosciuto come “dottor A.G. Duplica), chissammai!

Ateneo senese: che la cruda realtà prenda il sopravvento, dopo le ampie aspersioni di vacuo ottimismo e i ludi elettronici del voto telematico

Altan-ultimiFrancesco Frati. Il 2016 presenta segnali di ripresa: l’organico aumenterà di circa 15 unità. Venti professori andranno sì in pensione, ma il 1 novembre assumeremo 25 ricercatori e nel corso dell’anno arriveranno da fuori 10 professori associati o ordinari.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vale la pena di ricordare che i “ricercatori” sono contratti a tempo determinato, perché il ruolo di ricercatore è stato cancellato dalla legge Gelmini. Non mi sembra dunque corretto conteggiare anche 25 contratti a tempo determinato come se fossero già professori di ruolo (e chissà se lo saranno mai). Dunque il trend negativo si attenua, ma continua e i problemi che questo crea sono quelli che in questo blog sono stati a più riprese evidenziati. Se fa ancora fede la tabella con i dati ufficiali dell’università, in realtà nei prossimi anni di docenti ne verranno a mancare un altro centinaio, che si andranno ad aggiungere ai 328 già andati in pensione dal 2008 ad oggi (1056-728=328). Non è dunque esagerato ripetere che il corpo docente sarà quasi dimezzato. Se, come dice Frati, nel corso del 2016 andranno via 20 professori di ruolo ed entreranno 10 professori di ruolo (i primi dopo un decennio, se si eccettuano quei quattro o cinque a carico dell’AOUS!), in realtà il corpo docente di ruolo nel corso di un anno perderà almeno altri dieci membri. Dico “almeno” perché faccio notare che nel 2015 sono andati via (fra decessi, trasferimenti o maturate condizioni) 69 docenti più del previsto.

Valeria StrambiSe Firenze ha una vocazione generalista e Pisa è punto di riferimento per la ricerca, Siena continuerà a focalizzarsi sulla didattica di primo livello?

Frati. L’ateneo senese è tutto fuorché un super liceo o un’Università vocata solo alle lauree triennali. Lo dimostrano i dati: sono di più gli studenti iscritti alle magistrali e chi proviene da fuori regione è attratto soprattutto dall’offerta specialistica.

Rabbi. Condivido pienamente l’afflato. Ripeto che il sistema italiano non prevede (ancora) una distinzione netta fra “teaching university” e “research university”, ma intanto noto che l’insistenza su questo argomento (sul quale Repubblica torna per la seconda volta a distanza di poco tempo) lascia trapelare che a livello politico fuori dalle mura di Siena il discorso è oramai passato. Inoltre a me risulta anche che molti studenti vadano via dopo le triennali, e questa è una parte significativa dell’esodo (3700 iscritti alle magistrali nel 2008-2009, contro i 2900 nel 2015, non essendovi più, in molte aree, un’offerta a livello di lauree magistrali chiaramente caratterizzata. Mi sembra che il discorso di Frati colga dunque un aspetto della realtà: quello dei settori tutto sommato rimasti in piedi dopo il terremoto. Non chiarisce cosa farne del resto, che non è necessariamente “fuffa” (anzi…), in ispecie tutte le aree che nei prossimi anni verranno ulteriormente desertificate dai pensionamenti, atteso che non ha senso continuare a mettere insieme i brandelli rimasti battezzandoli ogni volta con un nome diverso ed altisonante. Voglio dire, alla fine la “Soupe à l’oignon” è solo una zuppa di cipolle.

Davide Faraone (sottosegretario all’Istruzione). Le università statali sono 60. In proporzione abbiamo meno atenei che altri paesi europei, ma il problema è la qualità: dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.

Rabbi. Ora, non ho capito come dovrebbe attuarsi questa razionalizzazione dell’offerta formativa sul territorio toscano; se cioè l’attuazione di un processo di razionalizzazione non debba avvenire attraverso una forma esplicita di comunicazione, di collaborazione, di patteggiamento, di mobilità e di scambio tra atenei. Altrimenti non si capisce che cavolo si voglia intendere parlando di “razionalizzazione dell’offerta” e “sinergia”, e la cosa inquieta non poco, perché il sospetto è che nella divisione dei ruoli, uno faccia l’incudine e l’altro faccia il martello. O forse si ritiene che, pur operando ciascuno per proprio conto, poi tutto si tenga assieme per una sorta di leibniziana “armonia prestabilita”, in cui ciascuna monade, pur non comunicando, si trovi spontaneamente a prendere il posto che le compete nell’ordine del cosmo? Devo dire che quest’ipotesi, più che alla metafisica leibniziana mi fa pensare al tizio che si era fidanzato con una donna, ma lei non lo sapeva.

Terminati i ludi elettronici del voto telematico, che sono stati preceduti da ampie aspersioni di vacuo ottimismo, spero che la cruda realtà riprenda il sopravvento. Informa il Rettore uscente che “malgrado i recenti annunci sulla ristabilizzazione del FFO, i fondi non vincolati sono stati ridotti di un ulteriore 1%, diminuzione che si aggiunge ad una situazione di sottofinanziamento ormai endemico”. Insomma, poca roba, si dirà, ma un piccolo segnale della lenta erosione che non consente, al di là degli slanci volontaristici tipici delle campagne elettorali, di pensare realmente a prospettive di sviluppo. Le università italiane, soggiunge il Rettore uscente, “prenderanno una posizione” in proposito. Immagino che posizione. Qualcuno in stazione eretta, sì da consentirgli una agile locomozione, altri in un genere di postura arcuata che rende la deambulazione assai più impacciata.

Qualcuno regali un libro di ragioneria ai rettori dell’Università di Siena Riccaboni e Frati

Francesco Frati - Angelo Riccaboni - Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Francesco Frati – Angelo Riccaboni – Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Ma questi due ci sono o ci fanno? Anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale! Leggere e riflettere sull’intervista a Frati.

«L’ateneo ha risorse per crescere» (La Repubblica, 26 giugno 2016)

Valeria StrambiProfessor Frati, il bilancio è davvero in ordine? Quali le prime mosse?

Francesco Frati – Per tre anni, dal 2013 al 2015, il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti. Sono quattro le aree: ricerca, servizi agli studenti, innovazione e internazionalizzazione. Uno dei primi passi sarà sostenere l’attività di ricerca dei docenti attraverso fondi. Questo avrà un sicuro ritorno per tutto l’ateneo dal momento che il Ministero eroga sempre più finanziamenti in base alla Vqr, la valutazione della qualità della ricerca, per la quale Siena si è distinta.