Ateneo senese: che la cruda realtà prenda il sopravvento, dopo le ampie aspersioni di vacuo ottimismo e i ludi elettronici del voto telematico

Altan-ultimiFrancesco Frati. Il 2016 presenta segnali di ripresa: l’organico aumenterà di circa 15 unità. Venti professori andranno sì in pensione, ma il 1 novembre assumeremo 25 ricercatori e nel corso dell’anno arriveranno da fuori 10 professori associati o ordinari.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vale la pena di ricordare che i “ricercatori” sono contratti a tempo determinato, perché il ruolo di ricercatore è stato cancellato dalla legge Gelmini. Non mi sembra dunque corretto conteggiare anche 25 contratti a tempo determinato come se fossero già professori di ruolo (e chissà se lo saranno mai). Dunque il trend negativo si attenua, ma continua e i problemi che questo crea sono quelli che in questo blog sono stati a più riprese evidenziati. Se fa ancora fede la tabella con i dati ufficiali dell’università, in realtà nei prossimi anni di docenti ne verranno a mancare un altro centinaio, che si andranno ad aggiungere ai 328 già andati in pensione dal 2008 ad oggi (1056-728=328). Non è dunque esagerato ripetere che il corpo docente sarà quasi dimezzato. Se, come dice Frati, nel corso del 2016 andranno via 20 professori di ruolo ed entreranno 10 professori di ruolo (i primi dopo un decennio, se si eccettuano quei quattro o cinque a carico dell’AOUS!), in realtà il corpo docente di ruolo nel corso di un anno perderà almeno altri dieci membri. Dico “almeno” perché faccio notare che nel 2015 sono andati via (fra decessi, trasferimenti o maturate condizioni) 69 docenti più del previsto.

Valeria StrambiSe Firenze ha una vocazione generalista e Pisa è punto di riferimento per la ricerca, Siena continuerà a focalizzarsi sulla didattica di primo livello?

Frati. L’ateneo senese è tutto fuorché un super liceo o un’Università vocata solo alle lauree triennali. Lo dimostrano i dati: sono di più gli studenti iscritti alle magistrali e chi proviene da fuori regione è attratto soprattutto dall’offerta specialistica.

Rabbi. Condivido pienamente l’afflato. Ripeto che il sistema italiano non prevede (ancora) una distinzione netta fra “teaching university” e “research university”, ma intanto noto che l’insistenza su questo argomento (sul quale Repubblica torna per la seconda volta a distanza di poco tempo) lascia trapelare che a livello politico fuori dalle mura di Siena il discorso è oramai passato. Inoltre a me risulta anche che molti studenti vadano via dopo le triennali, e questa è una parte significativa dell’esodo (3700 iscritti alle magistrali nel 2008-2009, contro i 2900 nel 2015, non essendovi più, in molte aree, un’offerta a livello di lauree magistrali chiaramente caratterizzata. Mi sembra che il discorso di Frati colga dunque un aspetto della realtà: quello dei settori tutto sommato rimasti in piedi dopo il terremoto. Non chiarisce cosa farne del resto, che non è necessariamente “fuffa” (anzi…), in ispecie tutte le aree che nei prossimi anni verranno ulteriormente desertificate dai pensionamenti, atteso che non ha senso continuare a mettere insieme i brandelli rimasti battezzandoli ogni volta con un nome diverso ed altisonante. Voglio dire, alla fine la “Soupe à l’oignon” è solo una zuppa di cipolle.

Davide Faraone (sottosegretario all’Istruzione). Le università statali sono 60. In proporzione abbiamo meno atenei che altri paesi europei, ma il problema è la qualità: dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.

Rabbi. Ora, non ho capito come dovrebbe attuarsi questa razionalizzazione dell’offerta formativa sul territorio toscano; se cioè l’attuazione di un processo di razionalizzazione non debba avvenire attraverso una forma esplicita di comunicazione, di collaborazione, di patteggiamento, di mobilità e di scambio tra atenei. Altrimenti non si capisce che cavolo si voglia intendere parlando di “razionalizzazione dell’offerta” e “sinergia”, e la cosa inquieta non poco, perché il sospetto è che nella divisione dei ruoli, uno faccia l’incudine e l’altro faccia il martello. O forse si ritiene che, pur operando ciascuno per proprio conto, poi tutto si tenga assieme per una sorta di leibniziana “armonia prestabilita”, in cui ciascuna monade, pur non comunicando, si trovi spontaneamente a prendere il posto che le compete nell’ordine del cosmo? Devo dire che quest’ipotesi, più che alla metafisica leibniziana mi fa pensare al tizio che si era fidanzato con una donna, ma lei non lo sapeva.

Terminati i ludi elettronici del voto telematico, che sono stati preceduti da ampie aspersioni di vacuo ottimismo, spero che la cruda realtà riprenda il sopravvento. Informa il Rettore uscente che “malgrado i recenti annunci sulla ristabilizzazione del FFO, i fondi non vincolati sono stati ridotti di un ulteriore 1%, diminuzione che si aggiunge ad una situazione di sottofinanziamento ormai endemico”. Insomma, poca roba, si dirà, ma un piccolo segnale della lenta erosione che non consente, al di là degli slanci volontaristici tipici delle campagne elettorali, di pensare realmente a prospettive di sviluppo. Le università italiane, soggiunge il Rettore uscente, “prenderanno una posizione” in proposito. Immagino che posizione. Qualcuno in stazione eretta, sì da consentirgli una agile locomozione, altri in un genere di postura arcuata che rende la deambulazione assai più impacciata.

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Qualcuno regali un libro di ragioneria ai rettori dell’Università di Siena Riccaboni e Frati

Francesco Frati - Angelo Riccaboni - Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Francesco Frati – Angelo Riccaboni – Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Ma questi due ci sono o ci fanno? Anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale! Leggere e riflettere sull’intervista a Frati.

«L’ateneo ha risorse per crescere» (La Repubblica, 26 giugno 2016)

Valeria StrambiProfessor Frati, il bilancio è davvero in ordine? Quali le prime mosse?

Francesco Frati – Per tre anni, dal 2013 al 2015, il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti. Sono quattro le aree: ricerca, servizi agli studenti, innovazione e internazionalizzazione. Uno dei primi passi sarà sostenere l’attività di ricerca dei docenti attraverso fondi. Questo avrà un sicuro ritorno per tutto l’ateneo dal momento che il Ministero eroga sempre più finanziamenti in base alla Vqr, la valutazione della qualità della ricerca, per la quale Siena si è distinta.

Niente paura! Ci penserà il prossimo rettore, designato da chi ha affossato l’ateneo senese

 

Oldman

Valeria Strambi. Buoni risultati anche per l’Università di Siena, che passa dai 2.314 immatricolati dello scorso anno ai 2.319 di quest’anno.

Rabbi Jaqov Jizchaq. …me cojoni, come dicono alla Sorbona! È già tanto che non diminuiscano, intendiamoci, ma come si può pretendere che gli studenti addirittura aumentino? È “il tocco” e tutto va male. Anche oggi ho avuto una conversazione con uno studente che si accingeva a fare la tesi in una certa materia, ma il professore è andato in pensione e l’insegnamento in quella materia viene palleggiato fra docenti che fanno un diverso mestiere. La qual cosa non è affatto rassicurante per un giovane che voglia cavarci qualcosa dalla tesi e dalla specializzazione che intraprende. È tutto così, una storia che si ripete pressoché quotidianamente: come si può pensare che gli studenti aumentino, se gli insegnamenti diminuiscono drammaticamente? Anche se fra un paio di annetti ricomincerà il reclutamento vero e proprio (non l’avanzamento di carriera di ricercatori che già coprivano i rispettivi insegnamenti), quanti ne piglieranno, a fronte dei cinquecento circa che se ne saranno andati? Dieci? Venti (manco a vederli…)? E in quali materie?

Groucho Marx. Siamo circondati dal nemico. Siamo tre uomini e una donna. Mandateci dei rinforzi. O, per lo meno, mandateci altre due donne.

Rabbi Jaqov Jizchaq. …voglio dire, così non si può andare avanti: o ci mandate rinforzi, oppure decidete cosa farne di tutti coloro che lavorano in quei settori talmente indeboliti dalle uscite di ruolo, da essere ridotti ad un groviera che non consente più di garantire né un insegnamento, in ossequio alla decenza, oltre che naturalmente ai famosi “requisiti minimi di docenza”, né un’adeguata mole di ricerca, per assenza di quella “massa critica” indispensabile affinché essa abbia luogo.

Al risveglio, il gigante si scopre nanerottolo e non più comprimario ma comparsa

Occhi-blu

Lisa. Siena sarà pure sparita, ma la qualità resta! E soprattutto ultimamente si sta rinnovando molto offrendo nuovi servizi agli studenti tipo housinganywhere, il progetto Acanto, ecc. ecc!!! Il gigante si sta risvegliando!!!

Rabbi Jaqov Jizchaq. «Il gigante si sta svegliando»: quando si sarà svegliato dall’anestesia si renderà conto di aver perso le gambe. Non è chiaro come potrà competere con Usain Bolt. Né è chiaro come aree scientifiche basilari possano essere considerate pura zavorra da abbandonare con disinvoltura: Lisa dagli occhi blu/anche tu, senza le trecce, la stessa non saresti più tu! Il progetto “ACANTO”, cui accenni (leggo: “un sistema robotico integrato che serve a stimolare gli anziani a svolgere attività fisica”) emerge, per quanto ne so, da una delle residue eccellenze dell’ateneo, ossia la robotica: tanto di cappello, ma non vedo come possa cancellare i problemi che in questo blog sono stati posti in evidenza, né, a dire il vero, cosa c’entri. Difatti nessuno ha scritto che la ricerca a Siena fa schifo! Vorrei che fosse chiaro che le grida d’allarme emergono dall’interno del mondo della ricerca, da parte di persone direttamente coinvolte e consapevoli. Soggiungo che, data l’età media dei docenti, probabilmente questo sistema di aiuto agli anziani l’università dovrà applicarlo in primo luogo a sé stessa. Curiosa la sottolineatura, poi, dei servizi agli studenti a prescindere da tutto il resto, quando il primo “servizio” dovrebbe esse l’offerta formativa: dimezzamento del corpo docente, conseguente cancellazione di molte aree scientifiche, accorpamenti cinobalanici, turnover fermo da quasi un decennio: cosa vuol dire che “il gigante si sta risvegliando”? Cancellando un insegnamento su due il “gigante” (che poi non è mai stato tale: un ateneo medio-piccolo semi-generalista) sta diventando un nanerottolo, in una cornice dove ai nanerottoli è riservato un destino non di comprimari, ma di figuranti e comparse.

Valeria Strambi (La Repubblica, Firenze, 25 gennaio 2016). La vera sorpresa arriva dall’Università per Stranieri di Siena che, con i suoi 518 immatricolati, registra un +19% rispetto allo scorso anno, quando i nuovi arrivi erano stati 435. Buoni risultati anche per l’Università di Siena, che passa dai 2.314 immatricolati dello scorso anno ai 2.319 di quest’anno (ben 5 matricole in più, n.d.r.).