Le profonde ferite inferte nel corpo vivo dell’ateneo senese sono una sua “razionalizzazione”?

altan-dibattitoRabbi Jaqov Jizchaq. Scrive il Rettore Francesco Frati nel discorso di rettorato: «L’Ateneo del 2017 non è soltanto risanato: è anche diverso da quello del 2010 (…) ho ereditato un Ateneo che nel periodo del risanamento è stato in grado di mantenere, o addirittura accrescere, la propria attrattività garantendo standard qualitativi di didattica molto elevati, razionalizzare l’offerta formativa…».

Passata è la tempesta, odo augelli far festa …. diverso, per forza di cose, dopo dieci anni di blocco del turnover: avendo tra il 2008 e oggi già circa 350 stipendi in meno da pagare (e non è finita: il grafico su in alto ci dice che oltre un centinaio sono già con le valige in mano), i conti vanno necessariamente meglio. Se però è chiaro che l’ateneo è “diverso” da com’era prima della crisi che l’ha investito, non è viceversa chiaro a cosa sarà “uguale” domani. Per questo trovo irritanti le sortite di chi dà del disfattista a chiunque chieda di tenere aperto, specie in questa fase della politica nazionale, il dibattito sul destino dell’ateneo (o per meglio dire, dell’intero sistema degli atenei pubblici).

Mi lascia più che altro perplesso l’eufemismo “razionalizzato”: quasi a imprimere una nota positiva al pesante ridimensionamento dell’ateneo, sembra alludere al fatto che dietro tutto ciò vi sia stato un lavoro ponderato mirante ad eliminare le “cose inutili”, e che solo le “cose inutili” (nonché “le persone inutili”) siano state eliminate od emarginate. Sicché i salvati, e chi resta, sono tutti e soli quelli utili.

Fuori dalle cerimonie ufficiali è forse più corretto dire che si è fatto (o tentato di fare) di necessità virtù per tappare voragini che si sono aperte un po’ a caso, non nelle “cose inutili”, bensì in settori strategici e in materie fondamentali. Ci si è sforzati, in una condizione di penuria senza precedenti (lodevolmente, in molti casi, ma in altri casi in modo altamente opinabile e poco o punto dettato dalla ragione), di attuare riforme universitarie le quali, mentre da un lato proponevano un certo paradigma di organizzazione, dall’altro creavano le condizioni perché fosse impossibile adeguarvisi sensatamente. Forse subdolamente, in tal modo già delineando quella partizione fra “teaching university” e “research university” che costituisce l’obiettivo delle politiche universitarie di questi anni.

Bisogna quindi intendersi sulle parole che si usano. I sociologi distinguono, tra gli altri, questi tipi di razionalità:

“agire razionale rispetto allo scopo”: un’azione si dice razionale rispetto allo scopo se chi la compie valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si prefigge, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero derivarne, paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti;

“agire razionale rispetto al valore”: un’azione si dice razionale rispetto al valore quando chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato dal dovere, dalla dignità, da un precetto religioso, da una causa che reputa giusta, senza preoccuparsi delle conseguenze.

Prendendo dunque a prestito queste categorie weberiane, direi che in un contesto dove oramai le politiche universitarie dei governi di diverso colore succedutisi sembrano convergere nell’idea di concentrare le risorse per la creazione di “grossi hub”, o “centri di eccellenza”, dove si farà la ricerca e dove risiederanno i gruppi di ricerca, occorre da un lato chiarire meglio quali siano gli scopi a medio termine che ci si sono prefissi, e dall’altro quali i valori che si intendono tutelare ed affermare.

Capisco che l’occasione solenne richiedeva un tono positivo e improntato all’ottimismo, ma è difficile considerare “una razionalizzazione” le profonde ferite inferte nel corpo vivo dell’ateneo negli anni passati. E talune scelte sono “razionali”, a posteriori, giusto perché sono state compiute (“was wirklich ist, das ist vernünftig”!): “razionale”, forse, semplicemente in quanto prodotto di un processo il quale, date certe premesse, si ritiene – non sempre a ragione – che ineluttabilmente non potesse attuarsi in modo differente da come è stato. In questo senso la parola “razionale” può essere però molto pericolosa.

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Università di Siena: alcune delle sfide che attendono il nuovo rettore

Rabbi Jaqov Jizchaq. «Da qualche giorno la comunità scientifica è in subbuglio a causa delle “cattedre Natta”, le 500 posizioni da professore associato e ordinario che il governo si accinge ad assegnare a ricercatori eccellenti, per lo più residenti all’estero: “si tratta del primo tentativo di introdurre quel principio meritocratico sconosciuto nell’accademia italiana”, dice Fabio Sabatini professore associato di Politica economica alla Sapienza.»

Ciò significa che chi non è entrato in questa maniera, compreso lo stesso autore di tale affermazione, non meritava di entrare? Seguita il professore: «bisognerebbe premiare ex post la produttività scientifica dei professori… sulla base di una valutazione periodica dell’attività di ricerca di ognuno. In questo modo si stimolerebbe una virtuosa competizione tra gli studiosi, incentivati a lavorare meglio, e tra gli atenei, che potrebbero contendersi gli studiosi più bravi.» (ibid.)

…beh, qui siamo oltre la contrattualizzazione della posizione del docente verso la quale ci stiamo avviando (conseguenza della distinzione fra “teaching universities” e “research universities”,  ovvero abolizione del valore legale del titolo di studio). A parte che già avviene, con i meccanismi incentivanti che hanno sostituito gli scatti, ora si propone uno stipendio cangiante ogni sei mesi? E ovviamente niente pensione? Buona idea: perché non mensilmente? Questo mese pago il mutuo, il prossimo chissà? Se mi ammalo, devo pubblicare due articoli su rivista di fascia A, anche se i tempi di accettazione di quelle serie superano sei mesi; se devo portare il figlio dal dentista, meglio se incremento l’H-index! Mi viene in mente una lettera di Johann Sebastian Bach, con la quale il compositore implorava un suo mecenate di acquistargli delle composizioni, perché – diceva – l’inverno eccezionalmente tiepido aveva causato meno decessi e dunque vi erano state poche commesse di cantate funebri.

Un paio di cosette non mi tornano: se per guadagnarsi la pagnotta si dovrà dedicare ogni attimo ed ogni respiro alla produzione di materiale cartaceo, che fine farà l’insegnamento? Da sottolineare che secondo l’ANVUR, già da ora l’insegnamento è tempo assolutamente buttato via: attività quasi esecrabile che pertanto verrà sempre più scaricata sui sottoposti. Del resto, se volevano che legioni di ricercatori e di precari si dedicassero veramente ed esclusivamente alla ricerca, non avevano che da chiederlo… Ma questo è il passato, ladies and gentlemen, mesdames et messieurs: chi ha avuto, ha avuto. Adesso il governo provvede a cercare all’estero i commissari per le cattedre “Natta” ed afferma questo essere un procedimento da estendere poi a tutti i docenti. La domanda è: ma allora a che servono l’ANVUR e l’ASN e tutto il delirio burocratico che ci sta sommergendo?

Comunque non vedo come si possa scindere questo discorso da quelli precedentemente affrontati anche nel blog, intorno al disfacimento di certe aree di ricerca ed alla necessità di ricompattarle (se non localmente, come auspicabile – ma improbabile – almeno a livello di uno “hub toscano” prossimo venturo) onde procurare quella “massa critica” indispensabile senza la quale i ragionamenti intorno alla ricerca sono del tutto privi di senso. Credo che queste siano le sfide che attendono il prossimo Rettore.

«I finanziamenti sono stati ripartiti fra tre aree: al settore Life Sciences sono stati assegnati il 35.3% dei fondi (28.241.379 euro), all’area Physical and Engineering il 34,9% (27.939.411 euro) e ai progetti del settore Social Sciences and Humanities il 29,7% (23.767.042 euro).»

…continuo a non capire cosa siano le “humanities”: ci hanno buttato dentro un po’ tutto, dall’archeologia mesopotamica alla sociologia del marketing, le varie discipline dell’area economica e finanziaria, ontologia, metaetica, diritto tributario ed epistemologia, poesia, economia ed arti performative: chi più ne ha, più ne metta. Francamente questo pentolone mi pare lievemente grottesco. Forse viviamo in un paese senza più un’idea di cultura.

È proprio vero quel che dice Aldo Berlinguer: «il mio nome è un bersaglio che piace e fa notizia»

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

Berlinguer jr. condannato. Soldi pubblici per la sua villa   (il Giornale, 9 luglio 2016)

Fabrizio Boschi. Berlinguer è un cognome che a Siena fa eco. Ad importarlo da Sassari è stato, nel lontano 1969, il «grande vecchio», Luigi Berlinguer, ex ministro della Pubblica istruzione con Ciampi, Prodi e D’Alema, cugino di Enrico e di Giovanni Berlinguer. A portare avanti il buon nome della «casata» è oggi il figlio Aldo, che in città non si è fatto mancare nulla, neppure i guai: in questi giorni la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire 819mila euro al ministero dello Sviluppo economico. L’accusa sostiene che sia stato l’ideatore, il regista e il filo conduttore di una truffa aggravata per l’ottenimento di un finanziamento, erogato in tre tranche fra il 2005 e il 2008, che invece di venire usato per lo sviluppo di un’attività professionale di consulenza (come dichiarato al ministero), è servito per comprare Villa Atzeri a Cagliari, una porzione della quale è stata poi acquistata con due spicci da Aldo Berlinguer, per suo uso privato.

La società beneficiaria di quel finanziamento pubblico era la Slc Service (poi fallita), con sede a Siena, di cui Berlinguer era amministratore. Tale società di consulenza dichiarò l’intenzione di spostare la sede legale a Cagliari e di incrementare le proprie attività in Sardegna. Tutto falso. Il finanziamento doveva servire, infatti, per l’acquisto di Villa Atzeri, dove sarebbero stati aperti i nuovi uffici della Slc. False le fatture, false le assunzioni di 22 dipendenti, falso che la Slc fosse operativa a Cagliari, falso il precipitoso allestimento di una parvenza di sede sociale a Villa Atzeri: un teatrino per ingannare gli ispettori ministeriali che visitarono l’immobile nel 2008. Vero solo che Aldo Berlinguer, «grazie a un complesso e a tratti sorprendente rapporto contrattuale con la Slc Service», scrivono i giudici nella sentenza, sia divenuto proprietario del piano nobile della villa (8 vani e mezzo) versando «l’irrisoria somma di 75mila euro».

All’epoca Aldo Berlinguer era consigliere della Mps Gestione Crediti Spa ed esperto, dunque, in materia di sovvenzioni pubbliche. La pratica di finanziamento venne istruita, infatti, dalla stessa Mps. Tutto torna. La procura lo accusa di aver indotto in errore il ministero in merito alla sussistenza dei requisiti per il finanziamento, che si proponeva di sostenere lo sviluppo di aree depresse della Sardegna.

Una volta un giornalista definì l’intreccio che da sempre c’è a Siena tra politica, informazione e finanza, un «groviglio armonioso». Lo stesso groviglio, tra banca, università e politica, nel quale hanno sempre sguazzato i Berlinguer. Aldo, oggi 47enne, ha da sempre beneficiato di quel «sistema Siena» del quale il padre è stato l’inventore. Centro del potere politico e finanziario, una città dove chi ricopriva cariche istituzionali e di partito (prima Pci, oggi Pd), era unto da un senso di onnipotenza e di intoccabilità. Bastava far parte di quel groviglio, per beneficiare di nomine, promozioni e avanzamenti di carriera. Come è successo ad Aldo.

Nel 2002 è nel cda dell’Aeroporto di Siena (fino al 2007), dal 2009 al 2012 lo accoglie «babbo Monte» (anche suo padre è stato membro della Deputazione amministratrice dell’istituto negli anni Settanta) ed entra a far parte anche del cda di Banca Antonveneta (poi finita al centro del risiko bancario che portò al crac). Dal 2005 professore ordinario di Diritto comparato all’Università di Cagliari, il suo nome è stato speso anche per il posto di rettore dell’Università di Siena come lo è stato suo padre dal 1985 al 1994. Da poco catapultato dalla Toscana alla Basilicata, nella giunta Pd di Marcello Pittella (fratello di Gianni) come assessore all’Ambiente, si sta preparando a far parte di un comitato scientifico di costituzionalisti per sostenere il sì alla riforma Renzi.

A proposito, quel giornalista è il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e direttore del Corriere di Siena, Stefano Bisi, il più importante massone della città, amico intimo dei Berlinguer. Chissà se Bianca manderà in onda sul Tg3 la notizia della condanna di suo cugino.

Altri titoli di merito per l’elezione di Aldo Berlinguer a rettore dell’Università di Siena

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

L'Espresso

Crescono le possibilità di vedere un altro Berlinguer alla guida dell’ateneo senese. La proposta di candidarlo nel mese di maggio non è stata accolta, ma la presunta ineleggibilità di Frati e i titoli di merito di Aldo fanno crescere sensibilmente le quotazioni di veder realizzata a Siena al massimo livello la dinastia accademica della famiglia Berlinguer.

Aldo Berlinguer una storia tutta senese (da: Bastardo Senza Gloria, 4 luglio 2016)

Aldo Berlinguer da Siena con furore, è uno di quei personaggi che ha sempre beneficiato da quel sistema Siena del quale faceva parte e del quale il padre Luigi ne era uno degli inventori e colonna portante. La sua storia parla da sé, ed è strettamente intrecciata con tutte le fasi di sviluppo, che vedrà Siena diventare centro del potere politico e del potere finanziario, una città dove chi ricopriva cariche istituzionali e del partito (l’attuale Pd), era pervaso dal senso di onnipotenza e intoccabilità, della Siena da bere, dove bastava essere parte del groviglio (oggi andrebbe di moda dire del cerchio magico), per beneficiare di nomine, promozioni e avanzamenti di carriera.

Aldo comincia a muovere i suoi primi passi nella “super Siena” nel 2002 quando viene nominato nel Cda dell’Aeroporto di Siena fino al 2007, quello che doveva essere ampliato, quello che le manie di grandezza e onnipotenza degli allora dominus senesi volevano far diventare un aeroporto da far concorrenza a Firenze. E così Aldo continua dopo il 2007 la sua carriera senese, venendo nominato dal 2009 al 2012 nel Mps Gestione crediti Spa. Poteva mancare una nomina in una controllata di Mps? Certo che no. Chissà se Aldo potrebbe raccontarci qualcosa a proposito dei crediti, soprattutto quelli deteriorati. Ma ecco che arriva la consacrazione. Nel 2011 fino al 2012, anche perché dopo sparisce, viene nominato nel Cda di Banca Antoveneta spa. Praticamente possiamo asserire che Aldo ha fatto tutta la gavetta nei posti chiave che sono saliti poi alle cronache, come snodi importantissimi per capire l’ascesa e poi il declino del groviglio armonioso senese. Il potere politico istituzionale era allora rappresentato dai Mussari, dai Mancini, dai Ceccuzzi e Ceccherini, tanto per ricordarsi.

Veniamo in questi giorni a sapere che Aldo Berlinguer è stato condannato dalla Corte dei Conti al risarcimento di 819.000 euro in favore del Ministero dello sviluppo economico. Il nostro aveva fondato una società la SLC Service srl di cui era anche amministratore in seguito poi fallita, ma aveva nel frattempo la SLC avuto accesso al finanziamento di ottocentomila euro da parte del Ministero dello sviluppo economico, per i motivi riportati in uno stralcio della sentenza “previo trasferimento dell’attività societaria della SLC Service srl da Siena a Cagliari, dunque in area considerata depressa e come tale potenzialmente beneficiaria di contributi pubblici“. Ma le cose evidentemente non stavano proprio così, tanto che la Guardia di Finanza indagando, ha portato alla luce altri tipi di attività, non proprio in linea con la buona condotta da seguire quando si accede a finanziamenti agevolati da parte dello Stato. Tanto è vero che è andata a finire così: “Secondo la Procura regionale dagli atti del giudizio sarebbe quindi dimostrato che il Berlinguer è il regista dell’operazione complessiva nonché amministratore di fatto della SLC SERVICE, nonché delle società SLC Consulting, Studio Legale e Commerciale, SLC Charter e Woodstock“. E ancora: “In conclusione la Procura afferma che all’esito delle indagini è emerso che tutti i convenuti hanno preso parte all’affare illecito per fini speculativi nell’ambito della regia di Berlinguer Aldo. Dagli atti sarebbe emerso che la SLC SERVICE non sarebbe mai stata operativa nel settore consulenziale per la quale era stata costituita, posto che le poche operazioni effettuate sarebbero del tutto generiche ed improbabili ben potendo dirsi fittizie, mancando la benché minima documentazione giustificativa delle stesse. Inoltre la stessa non sarebbe mai stata trasferita da Siena a Cagliari. Viene dunque domandata la condanna solidale di tutti i convenuti”.

Insomma una tipica storia senese, dall’epilogo perfettamente in linea con quanto successo a questa città e ai suoi più autorevoli rappresentanti. Per la cronaca il padre di Aldo, Luigi Berlinguer, è uno dei promotori a favore della riforma costituzionale del duo Renzi-Boschi, questo è bene ricordarselo ed è bene ricordarsi dove si schierano certe persone, per avere bene a mente lo scacchiere futuro. Meditate gente, meditate.

Università di Siena: tra le fallacie dei suoi rettori e dei lettori di blog

AltanCon il post precedente auspicavo che qualcuno regalasse un libro di ragioneria ai due rettori che, proprio in virtù delle balle raccontate sul risanamento dei conti, sono riusciti nell’intento di far eleggere rettore il prorettore Frati. Addirittura, il neoeletto dichiarava alla giornalista (che gli chiedeva “se il bilancio è davvero in ordine”): «dal 2013 al 2015 il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti.» Facevo notare ai due rettori che «anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale!». Un altro argomento, evidenziato da Rabbi Jaqov Jizchaq si riferiva alla richiesta razionalizzazione dell’offerta formativa in Toscana che rischia, per come si sta attuando e sulla base di notizie trapelate dall’ambiente politico, di trasformare l’ateneo senese in una sede che si focalizzerà sulla didattica nelle lauree triennali. Un anonimo lettore, con il nickname di “dubbioso”, non ha gradito le critiche, accusandoci di essere “frignoni” e un “pozzo di lamentele”. Di seguito i commenti.

Dubbioso (lettore del blog). Ma basta!!! Siete un pozzo di lamentele. La vera piaga italiana: i frignoni. Non se ne può più. Che poi pare che lei vive sulla luna: i suoi “protetti” sono tra i testimoni più ferventi di sottobancherie ed accordini a convenienza. Ma per i favoriti si è ciechi, ovviamente.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Caro “Dubbioso”, innanzitutto non ho chiaro chi siano i “noialtri” e i “voialtri”, ma se c’è una cosa insopportabile di questo paese è che se uno osa porre, in maniera argomentata e documentata, una questione, anche se si tratta di una questione seria e grave, di vitale importanza, che urge chiarire, la reazione di tanta gente non è quella di domandarsi a sua volta se c’è del vero nelle perplessità che costui espone, nei dubbi che solleva, se certe affermazioni siano vere o false, bensì di chiedersi chi sia colui che tanto ha osato, peccando di superbia.

“Chi sarà quello che ha detto che piove? Se è un professorone ordinario, allora devo assumere un tono vittimistico contro “la casta”. Se invece è uno di quelli da meno, allora, siccome non conta una mazza, posso assumere un tono arrogante”. Pensando all’interlocutore, ci si chiede chi sia il su’ babbo, la su’ mamma, la su’ zia, il suo padrone, la sua stirpe, quanti siano i quarti di nobiltà, quale sia il suo tasso di colesterolo, il conto in banca, la sua fazione, se sia guelfo o ghibellino, Torre o Oca, chi lo mandi, se gerarchicamente stia di sopra o di sotto di me, quali interessi difenda (perché uno che non difende interessi di parte, si dice, ovviamente tacerebbe) e se quello che sostiene sia conforme ai pareri delle riconosciute ed ossequiate auctoritates.

Tutto, all’infuori della questione essenziale: se dico “piove”, la mia affermazione è vera oppure falsa, a seconda che piova o no, e per verificarlo non servono alberi genealogici, ma basta mettere fuori il naso; chi sia colui che pronuncia questa frase, se la intoni o la declami, se con voce di tenore, soprano o castrato, in Do maggiore o in La minore, ridendo o piangendo, è del tutto irrilevante. Il libero esame non abita qui. Si prediligono gli argomenti ad personam, dove, invece di controbattere alle tesi dell’interlocutore, lo si offende, gli argomenti ad hominem, che allontanano dal tema centrale della discussione alzando polveroni e così via. Ora, questi argomenti sono classificati di solito come fallacie: che a questo modo di argomentare fallace si faccia ricorso a piene mani anche per discutere questioni di fatto nel contesto di un confronto su temi inerenti l’università, è qualche cosa di grottesco prima di tutto sotto il profilo culturale. Forse è preferibile non discuterne affatto?

Giovanni Grasso. Riccaboni e Frati eludono da un anno questa domanda: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?». Il lettore “dubbioso” non lo vuol sapere. Noi, invece, sì; e continueremo a chiederlo finché non avremo una risposta.

Sena da Oxfo. Se il tuo stato d’animo incerto ed esitante (Dubbioso) ti porta ad affermare quanto sopra, a noi “noialtri” poveri disgraziati frignoni, ottava e vera piaga italiana (le altre sette, per fortuna, si sono dissolte nell’antico Egizio), non ci resta che… Non ci resta che piangere (M. Troisi & R. Benigni, 1984).
Geniale film, dove Lei avrebbe sicuramente ricoperto il ruolo di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, mentre “noialtri” saremmo stati, certamente, costretti a scrivere la mitica lettera.
Infine, caro Dubbioso, i toni del tuo post mi ricordano un vecchio lettore del blog, cal (meglio conosciuto come “dottor A.G. Duplica), chissammai!

Sulle elezioni del rettore di Siena solo parole o uso di strumenti di democrazia?

involuzionedellaspecierettoraleDa tempo, ripeto che «la crisi dell’Università di Siena, cominciata nella seconda metà degli anni ’80, è stata ed è, prima di tutto, crisi culturale e morale che, insieme a una ridotta capacità critica della comunità accademica, sempre più conformista e indifferente, è sfociata nel default economico-finanziario e istituzionale.» Una conferma di ciò s’è avuta anche nel corso della competizione elettorale per l’elezione del rettore, durante la seconda tornata e il giorno successivo alla proclamazione del vincitore. S’è scritto e detto di tutto: che lo Statuto è stato calpestato, che Frati è ineleggibile, che non c’è stata trasparenza, privatizzazione delle elezioni, quorum segreto, interferenze private nel consiglio studentesco, che il prossimo prorettore vicario sarà Verzichelli, destinato nel 2022 a sostituire Frati alla guida dell’Ateneo, ecc.. Può andar bene tutto, ma “sono solo parole” (come dice la canzone). La democrazia ha le sue regole, procedure e formalità che devono essere rispettate. Per esempio, esiste uno strumento democratico, cui i “critici” possono ricorrere (se realmente interessati a farlo), costituito dal 1° comma dell’articolo 7 del Decreto di indizione delle elezioni: «entro cinque giorni dalla proclamazione degli eletti, chiunque sia interessato in ragione della propria appartenenza all’elettorato attivo o passivo può presentare ricorso avverso i risultati delle elezioni, muovendo contestazioni relative alle operazioni di voto, a quelle di scrutinio, alla legittimazione attiva degli elettori e a quella passiva dei candidati e degli eleggibili.» Non solo! Si può fare  anche richiesta di accesso agli atti relativi alla prima e alla seconda votazione!  Capisco che in tal modo ci si espone in prima persona, ma è l’unico modo per ottenere risposte certe e formalmente contestabili.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (22 giugno 2016) con lo stesso titolo.

Le elezioni per eleggere il rettore dell’Università di Siena potrebbero essere sospese

OmbraInizia oggi la seconda giornata di votazione, per l’elezione del nuovo rettore dell’università di Siena, con una grana che potrebbe compromettere il regolare svolgimento della competizione. In precedenza, nella prima e seconda votazione, risultava eletto il candidato che otteneva un numero di voti pari alla maggioranza assoluta degli aventi diritto. Invece, l’attuale rettore ha abbassato il quorum del secondo turno in modo da far eleggere «il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei votanti». In tal modo, oggi, basterebbero cinquanta voti a Frati per essere eletto rettore. Ed è questa la ragione che, ieri, ha spinto Rossi a ritirare la sua candidatura. Purtroppo, però, la formulazione adottata non solo è atipica, ma è mal formulata, confusa, non chiara e soggetta a interpretazioni diverse. Il sindacato Usb P.I., che al primo turno aveva convinto il personale tecnico e amministrativo a disertare le urne, a causa del voto ponderato (ogni preferenza espressa vale 0,084 voti), in questa seconda tornata ha invitato il personale a votare in massa perché ritiene che la dizione «maggioranza assoluta dei votanti» implichi che un votante, quindi una persona, valga uno e che non sia ponderabile. Pertanto, il quorum richiesto non sarebbe circa 360 (con un’affluenza alle urne di poco superiore al primo turno) ma più del doppio. Si potrebbero sollevare altri punti, che mettono in risalto le difformità in materia elettorale tra Statuto, Regolamento elettorale e Decreto di indizione delle votazioni, che hanno comportato e comportano interpretazioni autentiche. A nulla vale invocare la ratio sottesa nei commi precedenti dell’articolo 27 dello Statuto o l’articolo 34, comma 4 del Regolamento elettorale. Lo Statuto è la carta costituzionale del nostro Ateneo, che prevale su tutti i regolamenti e, inoltre, l’assenza del Regolamento Generale (che disciplina l’organizzazione e il funzionamento dell’Ateneo e l’attuazione dello Statuto) aggrava, ulteriormente, il disordine strutturale e l’inefficienza endemica della nostra università.

L’espressione massima della democrazia, il momento elettorale, ha come presupposti ineliminabili la certezza delle regole e delle procedure, la trasparenza e l’individuazione chiara del quorum elettorale. Non può dipendere da eventuali interpretazioni autentiche, espresse durante le votazioni. Mi rendo conto dell’arduo compito che spetta alla Commissione elettorale! Ritengo, molto modestamente, che allo stato attuale si debbano sospendere le procedure di voto e la Commissione elettorale dovrebbe approntare immediatamente le opportune modifiche di Statuto e del Regolamento elettorale e rinviare le elezioni a settembre-ottobre. Infine, la Commissione dovrebbe adottare un differente programma per le elezioni telematiche, perché tra gli elettori è diffuso il sospetto (secondo me non giustificato) dell’assenza di segretezza del voto, che potrebbe aver condizionato psicologicamente gli elettori.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (22 giugno 2016) con lo stesso titolo.