Università di Siena: alcune delle sfide che attendono il nuovo rettore

Rabbi Jaqov Jizchaq. «Da qualche giorno la comunità scientifica è in subbuglio a causa delle “cattedre Natta”, le 500 posizioni da professore associato e ordinario che il governo si accinge ad assegnare a ricercatori eccellenti, per lo più residenti all’estero: “si tratta del primo tentativo di introdurre quel principio meritocratico sconosciuto nell’accademia italiana”, dice Fabio Sabatini professore associato di Politica economica alla Sapienza.»

Ciò significa che chi non è entrato in questa maniera, compreso lo stesso autore di tale affermazione, non meritava di entrare? Seguita il professore: «bisognerebbe premiare ex post la produttività scientifica dei professori… sulla base di una valutazione periodica dell’attività di ricerca di ognuno. In questo modo si stimolerebbe una virtuosa competizione tra gli studiosi, incentivati a lavorare meglio, e tra gli atenei, che potrebbero contendersi gli studiosi più bravi.» (ibid.)

…beh, qui siamo oltre la contrattualizzazione della posizione del docente verso la quale ci stiamo avviando (conseguenza della distinzione fra “teaching universities” e “research universities”,  ovvero abolizione del valore legale del titolo di studio). A parte che già avviene, con i meccanismi incentivanti che hanno sostituito gli scatti, ora si propone uno stipendio cangiante ogni sei mesi? E ovviamente niente pensione? Buona idea: perché non mensilmente? Questo mese pago il mutuo, il prossimo chissà? Se mi ammalo, devo pubblicare due articoli su rivista di fascia A, anche se i tempi di accettazione di quelle serie superano sei mesi; se devo portare il figlio dal dentista, meglio se incremento l’H-index! Mi viene in mente una lettera di Johann Sebastian Bach, con la quale il compositore implorava un suo mecenate di acquistargli delle composizioni, perché – diceva – l’inverno eccezionalmente tiepido aveva causato meno decessi e dunque vi erano state poche commesse di cantate funebri.

Un paio di cosette non mi tornano: se per guadagnarsi la pagnotta si dovrà dedicare ogni attimo ed ogni respiro alla produzione di materiale cartaceo, che fine farà l’insegnamento? Da sottolineare che secondo l’ANVUR, già da ora l’insegnamento è tempo assolutamente buttato via: attività quasi esecrabile che pertanto verrà sempre più scaricata sui sottoposti. Del resto, se volevano che legioni di ricercatori e di precari si dedicassero veramente ed esclusivamente alla ricerca, non avevano che da chiederlo… Ma questo è il passato, ladies and gentlemen, mesdames et messieurs: chi ha avuto, ha avuto. Adesso il governo provvede a cercare all’estero i commissari per le cattedre “Natta” ed afferma questo essere un procedimento da estendere poi a tutti i docenti. La domanda è: ma allora a che servono l’ANVUR e l’ASN e tutto il delirio burocratico che ci sta sommergendo?

Comunque non vedo come si possa scindere questo discorso da quelli precedentemente affrontati anche nel blog, intorno al disfacimento di certe aree di ricerca ed alla necessità di ricompattarle (se non localmente, come auspicabile – ma improbabile – almeno a livello di uno “hub toscano” prossimo venturo) onde procurare quella “massa critica” indispensabile senza la quale i ragionamenti intorno alla ricerca sono del tutto privi di senso. Credo che queste siano le sfide che attendono il prossimo Rettore.

«I finanziamenti sono stati ripartiti fra tre aree: al settore Life Sciences sono stati assegnati il 35.3% dei fondi (28.241.379 euro), all’area Physical and Engineering il 34,9% (27.939.411 euro) e ai progetti del settore Social Sciences and Humanities il 29,7% (23.767.042 euro).»

…continuo a non capire cosa siano le “humanities”: ci hanno buttato dentro un po’ tutto, dall’archeologia mesopotamica alla sociologia del marketing, le varie discipline dell’area economica e finanziaria, ontologia, metaetica, diritto tributario ed epistemologia, poesia, economia ed arti performative: chi più ne ha, più ne metta. Francamente questo pentolone mi pare lievemente grottesco. Forse viviamo in un paese senza più un’idea di cultura.

Annunci

30 Risposte

  1. È un fatto che deve far riflettere. Su quale legittimazione si basano le decisioni assunte sull’università italiana? Negli ultimi anni, nonostante quattro governi diversi, un’idea-forza potente e prepotente ha goduto di grande continuità: ristrutturare la geografia del potere accademico concentrandolo in pochi poli. Da questo orientamento discendono le politiche di “abbandono programmato” a danno di larga parte delle università del Mezzogiorno e delle altre aree deboli del paese, da chiudere o declassare al rango di atenei di “serie B”

    http://www.huffingtonpost.it/antonio-bonatesta/legge-di-bilancio-_b_12470444.html

    • Mario Ajello su “Il Messaggero”: ” Università, l’inutile barricata ideologica sulla selezione dei super prof. Il fascismo è più noto per le cattedre che tolse (ai 12 professori che non giurarono in favore del regime, ed erano personaggi del calibro di Vito Volterra, Francesco e Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Ernesto Bonaiuti) piuttosto che per quelle che diede. Mentre nell’ultimo governo di Cavour, con lo studioso e patriota Francesco De Sanctis alla Pubblica istruzione, si stabilì che spettava al ministro nominare le commissioni per scegliere i docenti universitari. E quello, indubitabilmente, fu un governo liberale…. “http://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/universita_inutile_barricata_ideologica_selezione_super_prof-2040833.html

      Come ripeto non saprei dire se “l’arma segreta” dei 500 fenomeni basterà ad invertire le sorti della guerra, ma la sensazione è che i provvedimenti straordinari serviranno solo a distogliere l’attenzione dalla drammaticità dell’ordinaria amministrazione. Anche questo pertanto rischia di essere un depistaggio: si discute se le modalità di reclutamento di questi professori siano più o meno ortodosse, dando per scontato che la loro immissione nei ranghi dell’università italiana sia risolutiva di tutti i problemi.

      Semmai il punto è questo: i superprofessori cooptati direttamente da un supercomitato avranno la libertà di scegliere una sede dove insediarsi. In più, avranno in dote un cospicuo gruzzolo di danari: quanti di loro credete che sceglieranno (se sono veramente super-ricercatori) di insediarsi all’università di Vattelappesca? In particolare, Siena è in gara per accaparrarsene qualcuno? E in quali aree? È evidente che questo progetto si inscrive nel più generale disegno di creazione di grandi “competence centers”, hub della ricerca, per lo più dislocati a nord, dunque della distinzione sempre più marcata fra atenei di serie A e atenei di serie B o “teaching universities”, come dici anche tu.

      Pertanto, al di là del modo in cui questi 500 samurai verranno reclutati, quello che urge, a mio avviso, è un chiarimento intorno al destino del sistema universitario (e quindi, “modestamente a parte”, come diceva il mitico Bozzone, anche del nostro).

  2. «Il decreto Natta sarà una sperimentazione per la selezione dei docenti universitari. Potrebbe rivelarsi un procedimento da estendere poi a tutti i docenti universitari, non solo alle supercattedre…» (Francesca Puglisi responsabile Scuola del PD e componente della segreteria Renzi).

    … dunque ci avviamo francamente e senza infingimenti verso la chiamata diretta; vabbè, del resto stamattina a “Prima pagina” un ascoltatore ha posto al già predisposto Stefano Feltri (vedi sopra) l’alternativa in termini secchi: “aut” procediamo alla chiamata diretta di tutti i professori ad opera di un apposito Comitato, “aut” i professori saranno scelti sempre tutti quanti indistintamente con criteri corruttivi “come dice Cantone”.

    Ma se ci avviamo esplicitamente ed apertamente verso la chiamata diretta, allora chiudete l’ANVUR, abolite l’ASN e date il ricavato del cospicuo risparmio in beneficienza ai disoccupati o ai terremotati: se gli incaricati della chiamata di questo bulgakoviano Comitato Generale per il Repertorio (Glavrepertkom) è gente del mestiere onesta, sapranno bene la differenza tra il pubblicare su una rivista scientifica prestigiosa, oppure sul Bullettino parrocchiale.

    La chiamata diretta, difatti, si dice, è una procedura alternativa all’Abilitazione scientifica nazionale (Asn) (sic!). La quale sarà evidentemente riservata ai fessi che poi invano attenderanno concorsi che non ci saranno. Comunque è fantastico giocare ad un gioco senza mai sapere con esattezza quali siano le regole, che cambiano ogni due per tre, a seconda delle convenienze e delle inconvenienze, in un succedersi di ordini e di contrordini che favorisce inevitabilmente chi gioca sleale e alla fine della fiera riconsegna tutto il potere nelle mani di pochi.

    Adesso a me viene un sospetto atroce: quale grande mente della fisica o della chimica dislocata al MIT accetterà, dietro compenso di trasferirsi all’Università di Vattelappesca a grattarsi i cabbasisi? Dunque credo sia facile prevedere che se l’operazione andrà in porto, essa riguarderà solo i costituendi “grossi hub” o “competence centers” della ricerca. Insomma le “research universities”. E allora siamo di nuovo da capo a tredici. Vedi i precedenti messaggi. Ma di questi 500 superprofessori pensate che ne toccherà qualcuno anche a Siena?

    • P.S. Questi 500 supermen così eugeneticamente selezionati saranno peraltro dotati di un cospicuo portafoglio di fondi personali di ricerca, con la possibilità di scegliersi l’università dove spenderlo. Siccome è altamente improbabile che vadano a spenderlo all’università di Vattelappesca, essi andranno verosimilmente ad accasarsi in uno dei “grossi hub” o “competence centers”, cedendo a ben più accattivanti lusinghe, che non la buona cucina, il folklore locale e l’aria salubre di Vattelappesca. Et voilà! Tutto si tiene. Avremo i nostri agognati pompatissimi “pochi hub”, traino della ricerca da immettere nei ranking internazionali. Il resto nel cesso?

      Così risponde Severgnini sul “Corriere” ad una lettera molto schietta del prof. Trabattoni di Milano http://italians.corriere.it/2016/10/17/universita-concorsi-scelte-e-raccomandazioni/:

      «un’azienda che vuole assumere un dirigente, dev’essere libera. Dovrebbe valere anche per le università. Si prendano le loro responsabilità, poi decide il mercato accademico (reputazione, ranking, pubblicazioni, iscrizioni, etc). Quindi, proposta: aboliamo tutti i concorsi. Sono una tortura per gli onesti e una copertura per i furbacchioni. Che nell’università italiana non sono certo la maggioranza. Ma non mancano, diciamolo.»

      Non capisco bene in tale contesto (e scusate se mi ripeto) che ruolo avrebbe quel rito sacrificale, quella specie di ordalia costituita dall’Abilitazione Scientifica Nazionale e tutto l’ambaradan dell’ANVUR, che appaiono inesorabilmente superati in questa prospettiva. Condivido il punto che è grottesco ed ipocrita fingere che un concorso universitario sia assimilabile ad un concorso alle poste. Benché manchi l’ubi consistam (dopo un decennio di blocco, in mezz’Italia i concorsi si vedono in realtà col lumicino), dubito tuttavia che abolendo la prassi concorsuale tutto vada liscio e trionfi la “meritocrazia”, conoscendo il paese e il modus operandi del potere a tutti i livelli.

      Non capisco neanche come gli accademici firmatari di una petizione contro le “cattedre Natta” possano evitare di pronunciarsi sulla cornice nella quale esse si inscrivono, ossia una netta distinzione fra “teaching” e “research university”. Tornando a noi, come finirà? Con qualche languore ripenso a noti professori assenteisti, okkupazioni stagionali e ad una gazzetta locale che tesseva le lodi del “meglio ateneo del mondo”. Tutto questo sa di piccolo mondo antico. Probabilmente Siena orbiterà sempre di più entro il sistema dello “hub toscano” come un satellite attorno al Sole pisano. Ma per non incorrere nella scomunica per eresia, su suggerimento cardinalizio ragionerò solo “ex hypothesi” o “ex suppositione”, fingendo che la cosmologia che espongo sia solo un’ipotesi di scuola, senza la pretesa che essa descriva la realtà, così mirabilmente descritta nell’Almagesto.

      «Enfin je me rappelai le pis-aller d’une grande princesse à qui l’on disait que les paysans n’avaient pas de pain, et qui répondit: qu’ils mangent de la brioche.» J. J. Rousseau

  3. Off topic, un altro fattore poco dibattuto ma che sarà molto considerato è la capacità di una università di sfornare start up.

  4. Poiché il mio corso di studi ha deliberato l’ingresso di un ‘promotore finanziario’ affinché ci ‘apriamo al territorio’, penso che il signore in questione dopo i consigli di corso proverà a venderci polizze sanitarie e piani assicurativi. Non sia mai che finiamo come Bach …

    • ….Il Decreto Natta, affermano gli estensori della lettera aperta al premier, «non ha paragoni nei sistemi democratici», è un atto sovversivo. La chiamata diretta instaura dunque una fase rivoluzionaria nella vita degli atenei (occhio alla testa!). Il premier raccoglie il pallonetto di Cantone con agilità, e prontamente il 17 Germinale …ohps!, volevo dire Ottobre, si incarica di nominare direttamente un Comitato di salute pubblica di incorruttibili col compito di scegliere 500 professori eccellentissimi, saltando tutte le procedure riservate ai comuni mortali. I dati del declino sono però impressionanti, e non so se basterà un manipolo di eroici legionari a salvare la patria.

      “In Germania la spesa procapite per l’Università è di 330 euro, in Italia di 110 euro. Eppure la produttività dei ricercatori italiani è più alta di quella tedesca. “http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_18/legge-natta-governo-ascolti-l-appello-ricercatori-fbd80414-9496-11e6-97ea-135c48b91681.shtml

      Il 44,5% di posti di dottorato in meno in dieci anni, il 93,5 degli assegnisti di ricerca poi espulsi dall’università, il 96% dei progetti PRIN non finanziati. La straordinarietà di un provvedimento sa dunque di “arma segreta” (la nostra V2), che tuttavia non ribalta l’esito del conflitto e non può essere usata per far dimenticare ciò che ci frega, ossia l’ordinaria amministrazione, dopo dieci anni di blocco del turn over e un mare di precari (ben 66.097, più di tutti i professori e i ricercatori a tempo indeterminato messi assieme). Ho sentito alla radio che gli interessi sul debito che paghiamo (non il debito, ma gli interessi!) hanno raggiunto gli 84 miliardi e costituiscono la seconda uscita dello stato. Che in queste condizioni ci sia tanto da scialare, non lo credo. Dunque questi problemi sono destinati a rimanere sul tavolo ancora a lungo. Checché se ne dica, alla fine trionferà giocoforza il principio secondo cui “In Italia ci sono troppe università e troppi professori” http://www.thegraduateschronicle.it/blog/2016/06/le-11-bugie-sulle-universita-italiane-secondo-docenti/# e si procederà alla chiusura di un po’ di atenei: “non può quel che vuole/vorrà quel che può.”

      Plaude il Sole 24 Ore: “Le Natta, come i finanziamenti UniCredit & Universities, sono iniziative che dovrebbero essere rafforzate e ampliate”http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-10-20/porte-girevoli-i-cervelli-italiani–211800.shtml?uuid=ADtr79fB&refresh_ce=1.
      Scrive il Corriere: “i 500 talenti che andrebbero a occupare le super-cattedre Natta verrebbero reclutati in deroga all’Abilitazione scientifica nazionale, attraverso una specie di «percorso parallelo»”
      http://www.corriere.it/scuola/universita/16_ottobre_17/cattedre-natta-piu-mille-firme-contro-l-universita-commissariata-de7dfd4c-9446-11e6-97ea-135c48b91681.shtml

      Eccoci dunque arrivati all’epilogo, siamo ai “percorsi paralleli”, se non alle “convergenze parallele”, ossia alla frutta. Resta da capire, se quelli bravi li sceglie per via “parallela” un apposito comitato, e se, come fonti governative annunciano, questo sarà un metodo da estendere a tutti i professori, a cosa servano l’ANVUR e l’ASN, oramai persi “in un delirio numerologico che farebbe impallidire i neopitagorici della media accademia platonica.” http://ilmanifesto.info/la-meritocrazia-di-renzi-i-superprofessori-li-chiama-lui/ Mi viene in mente l’Azione Parallela, ossia l’inutile comitato per la celebrazione del compleanno dell’imperatore Francesco Giuseppe (in un regno della Kakania ancora per poco “felix”), descritto ne “L’uomo senza qualità” di Musil.

      «Ulrich venne chiamato a rapporto dal colonnello, il quale gli fece capire la differenza fra un arciduca e un semplice ufficiale. Da quel giorno in poi la vita militare non gli diede più diletto.» Robert Musil, L’uomo senza qualità.

  5. Il Sole 24 ore è in crisi nerissima. Vogliono il ‘muoia Sansone con tutti i Filistei’: mi sembra evidente.

  6. Addendum. Sempre sulla stessa linea dei “superprofessori”.

    «Dopo le cattedre Natta, il governo interviene ancora sull’università annunciando lo stanziamento di 271 milioni per la ricerca, da destinare esclusivamente ai dipartimenti più produttivi. Se confermato, il provvedimento servirebbe anche a stimolare la competizione tra i docenti e tra gli atenei. sarà assegnato un finanziamento straordinario di 271 milioni ai 180-200 dipartimenti universitari con le migliori performance. Ogni dipartimento potrà ottenere fino a 1,3 milioni. Sarà assegnato un finanziamento straordinario di 271 milioni ai 180-200 dipartimenti universitari con le migliori performance. La distribuzione delle risorse si baserà sui risultati della ricerca scientifica effettuata nel periodo 2011-2014, misurati dalla Valutazione della qualità della ricerca (Vqr) ad opera dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur). I fondi potranno essere usati per le chiamate dei professori e per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo B (cioè con un contratto triennale al termine del quale sono automaticamente inquadrati nel ruolo di professori associati)» http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/10/24/universita-investimenti-matteo-renzi-merito-competizione___1-v-149748-rubriche_c118.htm

    Bene la “meritocrazia”, qualche dipartimento delle università minori forse avrà un po’ di spiccioli, ma mi pare evidente che non gli basterà a risollevarsi e che, come nel caso dei 500 superprofessori, il grosso del malloppo finirà nelle tasche dei grandi “hub” o “competence centers”, confermando la tendenza dello Stato a disimpegnarsi gradualmente dal sistema universitario, con l’eccezione di quella decina di grandi atenei. Bisognerebbe capire se questo programma, oltre che da provvedimenti eccezionali una tantum, sarà seguito da un progetto organico di riorganizzazione del sistema universitario.

    • Alla fine verranno fatti questi famigerati competence centers? Molti rispondono alla domanda con un sorrisino ironico.

    • Dice Gianfranco Viesti: “Sembra che il governo voglia creare un sistema piccolo, concentrato, fatto da pochi e pensato per pochi”
      http://ilmanifesto.info/gianfranco-viesti-cattedre-natta-provvedimento-ingiusto-saggio-ritirarlo/

      In realtà, a mio modo di vedere, questa è una tendenza in atto oramai da diversi governi ed è scritta nero su bianco nella riforma. La stessa ANVUR nasce con l’intento di istituire uno spartiacque (definitivo) tra atenei di serie A e di serie B. Che si costituiscano i “competence centers” e si inseriscano con successo nella competizione internazionale, lo scopriremo solo (soprav)vivendo, ma in in ogni caso credo ci si sia avviati in una strada di non-ritorno.

  7. I “competence centers” rappresenteranno quello che rimane e le aggiuntive risorse saranno drenate dagli atenei chiusi o declassati.
    Alcuni ringraziano di essere prossimi alla pensione e di non vivere i prossimi capitoli di codesta saga…

  8. Confermo: assisto a vari prepensionamenti entusiastici.

    • leggo che i supercattedrattici “Natta” rappresenteranno poco meno dell’1% della docenza di ruolo. Pertanto non saranno risolutivi di niente, in contesti che hanno visto lo svuotamento delle cattedre.

  9. … P.S. Ogni giorno ha la sua pen(n)a: fui facile profeta additando i grandi incomprensibili mescoloni discipinari, parto di menti malate di burocrati in pieno delirio, come epifenomeno generato dallo scadimento della nostra cultura e fonte di conflitti o di raggiri. Difatti, oggi scoppia la polemica sulla ripartizione delle supercattedre e la ministra Giannini è accusata di favoritismi:

    «Grazie a una ridefinizione dei settori disciplinari, quasi il cinque per cento verrà assegnato a glottologi, linguisti e filosofi del linguaggio. Colleghi della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini e del suo capo dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca, il professor Marco Mancini.» Il Fatto Quotidiano

    Sotto accusa è il modo in cui si è interpretata, adattandola “all’italiana” la classificazione ERC relativamente al raggruppamento SH4, al quale appartiene la stessa ministra:

    «Università, Renzi sceglie 500 super-prof: premiato il settore della ministra Giannini. Nell’allegato al decreto c’è una tabella di corrispondenza tra la classificazione disciplinare dello European Research Council (Erc) e quella italiana. Il raggruppamento “The human mind and its complexity! (Sh4) comprende, tra le altre, psicologia e neuropsicologia. Nella tabella allegata ce ne sono tre: (11 C2) logica, storia e filosofia della scienza, (11/C4) estetica e filosofia del linguaggio e (10/G1) glottologia e linguistica. Tutta l’area disciplinare corrisponde a 622 docenti universitari. Se le cattedre dovessero essere distribuite in maniera proporzionale rispetto al numero dei docenti italiani, a questo bacino toccherebbero sei posti. Invece, per chi ha scritto la tabella, ne dovrebbero finire 24. Un orientamento che penalizza le altre scienze umane. A queste ultime sarà riconosciuta in media mezza cattedra ogni cento docenti. Al settore Erc a cui afferiscono anche la glottologia e la linguistica otto volte in più. Il settore avrà due supercattedre in più (24) rispetto a Chimica di sintesi e dei materiali (22) o Ingegneria dei sistemi e delle comunicazioni (22). Tra il 2009 e il 2016 sono stati persi 12.500 posti per tagli e blocco del turn-over, ma il governo preferisce concentrarsi sull’1% dei docenti italiani.» http://ilmanifesto.info/universita-renzi-sceglie-500-super-prof-premiato-il-settore-della-ministra-giannini/

    Compulsando il sito MIUR http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php, per la cronaca, mi accorgo che nel raggruppamento SH4, nel gruppo (10/G1), solo di linguisti ve ne sono 147 e di glottologi 232. Di filosofi del linguaggio 121. Il resto del raggruppamento è dunque bene poca cosa, riducendosi a qualche decina di persone per ciascun settore (e poco, immagino, otterrà in ogni caso). Faccio notare che ingegneria dei sistemi di elaborazione e delle informazioni sopra citata ha 744 docenti di ruolo, ovvero da sola assai più dell’intero raggruppamento SH4. Pertanto un dilemma morale è se i posti debbano essere ripartiti in maniera direttamente proporzionale al numero di appartenenti al settore, in modo che chi ha già molto debba avere ancora di più. Vista la enorme disparità numerica fra un settore e l’altro ed il fatto che alcuni settori sono stati particolarmente dissanguati dai pensionamenti e dal blocco del turnover, se il criterio fosse veramente mezza cattedra ogni cento docenti, a qualcuno toccherebbe forse un quarto di cattedra, insomma, uno sgabello.

    Tornando all’interpretazione “all’italiana” del settore ERC SH4, sarà che quassù, sulla Luna, ancora certe novità non sono arrivate, non capiamo certe trasversalità e siamo rimasti ad una visione più schietta e tradizionale dei settori disciplinari (sebbene supportata da un ampio sguardo sull’intero globo terracqueo), ma simili minestroni disciplinari ci suscitano sconcerto ed accorpare sulla base di non si sa quale “affinità”, estetica, storia della scienza e filosofia del linguaggio, filologia illirica e logica, insomma, il c… e le quarant’ore, la dice lunga sullo stato della nostra cultura, sul marasma burocratico e le lotte di potere che hanno rimpiazzato ogni domanda di senso. Pertanto, il nome “the human mind and its [regrettable] complexity” non poteva essere più appropriato.

    Ad ogni modo guardo a questa iniziativa con sereno disincanto, visto che l’1% di nuovi docenti, quando se ne sono persi oltre 12.000, ancorché benvenuto, non sarà risolutivo di alcunché. Tanto più che verosimilmente andranno quasi tutti nei grandi atenei del nord, accentuando la distinzione fra “teaching” e “research universities”. Difatti, mi domando quale candidato al Nobel accetterà di mollare Harvard od Oxford per trasferirsi a Vattelappesca.

  10. La distribuzione delle cattedre Natta? Hai ragione, andranno in Atenei di regioni come Lombardia, Veneto (con estensione in Friuli e Trentino), Piemonte e Emilia. Credo che sia dal quelle parti il grosso del famoso nucleo di eccellenze.

    Alcuni iniziano seriamente a domandarsi se hanno sbagliato ad intraprendere la carriera universitaria, hanno timore di quello che può succedere e nessuno sa per certo! Non si riesce a lavorare bene così…

    In conclusione, quello che solo apparentemente sembra essere un insieme raffazzonato, senza connessioni, estemporaneo di politiche e provvedimenti sembra nascondere un chiaro disegno: creare una sorta di piccolo nucleo di Atenei e centri di eccellenza (tutti nel Nord Italia) e abbandonare a se stessi gli Atenei del Sud (arrivando in qualche caso fino alla chiusura, come, con … coraggio – dovuto alla certezza di … impunità – hanno affermato nel recente passato alcuni dirigenti Anvur). Tutto ciò coltivando erroneamente l’idea che il Paese possa migliorare e crescere se ci sono punte di eccellenza, concentrate in alcune zone
    http://www.eyesreg.it/2016/salviamo-luniversita-la-ricerca-e-perche-no-professori-e-ricercatori/

    • …tutto ciò era scritto ed è stato perseguito in maniera perfettamente bipartisan da diversi governi a questa parte. Al punto che come vedi siamo solo io e te a meravigliarcene. Dunque non contesto la volontà popolare. Quello che contesto è il modo aberrante in cui questo obiettivo viene perseguito, cancellando storie e persone, negando identità, gettando nell’oblio esperienze, annullando competenze.

    • “Etichettare “del merito” queste 500 cattedre da associato e ordinario relega automaticamente tutte le 33.000 oggi esistenti nella palude del “demerito”. ” http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-10-29/cosi-l-universita-perde-autonomia-181058.shtml?uuid=ADwdNmjB

    • «Nel caso dell’Università, specificamente, Renzi si colloca in continuità con la logica della legge Gelmini, del resto condivisa dal Pd fino quasi al momento dell’ingresso in parlamento: doveva essere una “riforma condivisa”, insomma, e tale è stata, ed ancora è, nelle sue linee generali. Di quella legge, Renzi sposa infatti l’assunto base che l’Università deve servire al sistema economico, ovvero che non deve avere autonomia e deve articolarsi in una maggioranza di Atenei mediocri (d’insegnamento, come pudicamente si dice) e in poche isole felici di autoproclamata “eccellenza”, ben finanziate e del tutto interne al sistema industriale italiano e internazionale.» http://www.jobsnews.it/2016/11/carlo-galli-luniversita-per-renzi-deve-servire-al-sistema-economico-le-cattedre-natta-ne-confermano-lideologia/

      Il nuovo Rettore, che oggi si insedia, si troverà davanti l’alternativa se tentare di rientrare nel gruppo di atenei di punta, o gestire il trapasso a qualcosa d’altro, anche se comprendo che molto non dipenderà da lui, in una cornice che come abbiamo visto prevede la netta distinzione fra un ristretto gruppo di atenei sui quali lo stato investirà quasi tutte le sue risorse, affiancati da sedi distaccate o “teaching universities”, lasciate alla deriva con un futuro incerto e verosimilmente una lunga agonia. La prima prospettiva mi pare alquanto improbabile: si tratta di competere con atenei talvolta tre o quattro volte più grandi, ricchi ed in procinto di arricchirsi ancor di più, con un destino di “hub” o “competence centers”, pronti ad accogliere i magnifici 500 delle “cattedre Natta”, avendo tutti i comparti integri.

      Siena, viceversa, viene dal graduale smantellamento di vaste aree della ricerca e della didattica, dalla perdita di circa il 40% dei docenti (con punte sensibilmente più elevate in certe aree dove l’età media era più avanzata), dalla scomparsa di alcune sue preziose eccellenze da un blocco asfissiante del turnover (leggo sulle gazzette che sono stati assunti 129 nuovi professori di ruolo (sic) …ma de che????). Se ciò che conta è la mole di ricerca prodotta, vorrei sapere come si fa a competere con chi possiede tre o quattro volte più ricercatori di te, specie in aree dove qui sono rimasti quattro gatti o isolati Mohicani. Parimenti, soltanto per amor di retorica e contentandosi dei nominalismi burocratici si può affermare che l’offerta formativa è stata preservata, laddove spesso sopravvive solo un’etichetta.

      Se al di là delle ciance sull’ “autonomia” invece oramai siamo nella prospettiva di un sistema integrato degli atenei, se qui in particolare – all’interno di questo nuovo “sistema solare” – nelle sedi minori è destinato a sopravvivere solo ciò che costituisce l’ossatura principale, il nocciolo attorno al quale si sono costituiti i nuovi dipartimenti, bisogna che questo progetto emerga in modo esplicito, sì da dare un futuro almeno a livello del territorio regionale a vaste ed importanti aree scientifiche che isolatamente, qui, o più in generale nelle singole sedi, non hanno speranza di sopravvivenza, per un attimo soprassedendo sulle farneticazioni ideologiche di ignoranterrimi burocrati intorno all’ “inutilità” di tutto ciò che non capiscono o non sanno.

      Non farlo, mi parrebbe un nonsenso totale, un pessimo uso delle risorse umane (tanto, paga Pantalone!) frutto di una irresolutezza, come quella di un medico che non sappia che cura intraprendere, in tal modo lasciando che il paziente muoia. Bisognerà dunque che si capisca verso quale modello ci stiamo avviando, perché è abbastanza stucchevole che si continui a dire una cosa e ad operare per il contrario.

  11. E’ quello che vogliono: annientare la storia soprattutto; le persone le lasciano anche vivere, basta che diventino automi al loro comando.

    • Per loro ci sono troppi soggetti di scarsa qualità prodotti da un sistema corrotto che manda avanti solamente quelli meglio “incastrati nel sistema”, quindi degni solo di calci nel sedere. Da qui, si legittima interventi esterni come le cattedre Natta o competence centers. Legare le università al contesto industriale dove insiste mi pare una traduzione distorta di quello che succede in alcune parti del mondo, tipo Stanford o Berkeley per la Silicon Valley.
      Un amico mi diceva che sarà dura “digerire” di ritrovarsi in una teaching university di serie B, ma lavorare in un competence center sarà come vivere in una lager.

    • Sembra che vada bene a tutti. A ciò cade a fagiolo una citazione colta e più volte ripresa di Steve McQueen: “il tizio cadeva dal decimo piano e mentre cadeva diceva: per ora va bene”
      (da “I magnifici sette” di John Sturges)

    • Radio Maria: «Il terremoto? È il castigo di Dio per le unioni civili»
      L’affermazione di un conduttore dell’emittente. Radio Maria: «È un esterno, non rispecchia il nostro pensiero»

      OSTIANO (CREMONA)
      Caccia ai fantasmi
      nel castello:
      il Comune approva
      la delibera

      … ecco, questo è il livello della cultura scientifica in Italia, al progresso del quale non mi pare abbia contribuito la deriva burocratico-aziendalistica delle nostre istituzioni universitarie. Dio solo sa se non c’è bisogno di cultura scientifica, ma come ho già detto, sono state riesumate dalle catacombe antiche ed oziose polemiche su “le due culture”, oppure la contrapposizione fra scienze pure ed applicate, quasi che si trattasse di compartimenti stagni, che mi pare servano soprattutto a giustificare l’ignoranza, l’atteggiamento subalterno e acritico. Certamente in Italia manca una cultura scientifica: ma oserei dire una CULTURA sic et simpliciter, persino la vituperata cultura “umanistica” (che stando ai burocratici raggruppamenti per “aree”, in realtà manco si capisce cosa sia), giacché non credo che quel sindaco abbia deciso di assoldare un Ghostbuster dopo profonde meditazioni sull’ontologia o pensando alla vicenda del fantasma ed il filosofo Atenodoro, narrata da Plinio il giovane. Però fare certi discorsi oggigiorno significa essere apostrofati come “Beautiful Losers”, come titola un racconto di Leonard Cohen. L’università e la cultura sono diventate due cose diverse.

  12. Per darvi un’idea di cosa è IIT: ricercatori da ogni dove vengono sbattuti in cima a una collina con contratti capestro di due anni; non parlano italiano e allo scadere del termine vengono risbattuti fuori dopo essere stati munti per benino Forse troveranno qualcosa in un’altra parte del globo … Che in queste condizioni si sviluppi ricerca di alta qualità è tutto da vedere. A mio avviso produce solo individui aggressivi e frustrati.

    • E’ innegabile che alcune università godano di più attenzione, anche questa è una sottile evidenza della differenziazione in atto

      http://www.politocomunica.polito.it/press_room/comunicati/2016/italia_e_cina_per_l_universita_e_la_ricerca_i_ministri_stefania_giannini_e_wan_gang_al_politecnico_di_torino

    • “Oggi … tutto dipende dai Dipartimenti inventati dalla Gelmini, che nulla hanno a che fare con la ricerca scientifica. Vi si discute soltanto di soldi: per i soldi si confligge, in base ai soldi si valuta e si sceglie (coinvolgendo in tali scelte anche la didattica – la cosiddetta «offerta formativa» – quindi la preparazione delle giovani generazioni). Per questo nei nuovi Dipartimenti spadroneggiano gruppi di potere.”

      (Arnaldo Bagnasco, Gian Luigi Beccaria, Remo Bodei, Alberto Burgio, Pietro Costa, Gastone Cottino, Franco Farinelli, Luigi Ferrajoli, Giorgio Lunghini, Claudio Magris, Adriano Prosperi, Stefano Rodotà, Guido Rossi, Nadia Urbinati, Mario Vegetti, Gustavo Zagrebelsky, http://ilmanifesto.info/universita-il-coraggio-di-denunciare/)

      Se si eccettuano consolidati gruppi di ricerca, molto numerosi, passati pressoché indenni dal tritacarne dei pensionamenti, il grosso limite di questi nuovi dipartimenti mi pare sia la loro ampia disomogeneità, dovuta al fatto che per sorreggerli occorrono numeri che non sono nella disponibilità di atenei falcidiati dalle uscite di ruolo e del blocco del turn over. Oramai l’importanza è data dal numero. Inevitabile, dunque, che vi siano gruppi forti attorno ai quali vagola un volgo disperso. Sicché mi pare che di fatto tali dipartimenti si siano incaricati di svolgere il ruolo di “terminators” di tutto ciò che esula dal loro nucleo centrale (le famose “cose inutili”), con ciò assecondando un disegno generale: può difatti esistere un piccolo ateneo con poche cose, che conservi la propria “autonomia” sfuggendo all’attrazione gravitazionale dei grandi “hub” o “competence centers” siti nelle sue prossimità?

      Ripeto, la partizione fra atenei veri e propri (“di serie A”) e quasi-atenei ai quali ancora per poco si concederà l’illusione di conferire titoli di studio equipollenti con quelli rilasciati dai primi, è un processo manifestamente in corso da qualche anno, anche se in realtà era in nuce già nell’atto di fondazione di molte “facoltà” (Requiescat in pace), create in provincia non certo perché durassero e si distinguessero, bensì come operazioni implicitamente a termine, faticosamente sopravvissute senza gettare il seme di niente, come realtà predestinate ad estinguersi. Chi vi è giunto più tardi, invece del testimone ha purtroppo ricevuto un conto salato da pagare: paga le colpe delle generazioni precedenti, ma in fondo, diceva Pasolini, è persino giusto che i figli paghino le colpe dei padri.

      Ricordo con languore quando in questo forum qualcuno accoglieva con entusiasmo la notizia del pensionamento a Siena del 40% del personale docente, centinaia di professori: “così assumeranno al loro posto i giovani!”, diceva, ignorando, il tapino, che, complice un decennio di blocco del turnover e le dissestate finanze dell’ateneo, la propsettiva di cui non tutti, ahimè, parevano consapevoli, era al contrario per lo più quella di NON RIMPIAZZARLI AFFATTO e di smantellare i relativi corsi. Lo stato si ritirerà sempre più dall’università. Le risorse verranno sempre più drenate dai grandi “hub”, con gli altri che — data la asimmetria che si sta determinando– se non chiuderanno bottega gli ronzeranno attorno come satelliti a debita distanza.

      “Ma–seguitava un altro lettore–vorrà dire che finalmente elimineranno le scienze del bue muschiato”, cioè le materie “inutili” (?). Ora, a parte che a quanto sembra, a queste latitudini sono diventate “inutili” soprattutto le scienze astratte e tutto ciò che, in qualche accezione degna, puzza di “cultura”, il giudice ultimo di chi vive e di chi muore, il becchino è stata soprattutto l’anagrafe, l’età del corpo docente, non un qualunque giudizio di valore: lo svuotamento delle cattedre ha innescato questo processo di retrocessione di alcuni atenei nella serie cadetta. I meccanismi premiali che premiano quelli già forti e puniscono quelli deboli, sta erigendo un muro invalicabile.

      A me pare che l’università muoia vittima di due opposte superficialità, schiacciata fra l’uscio e il muro: l’uscio di un apparato tecnocratico cieco e ignorante che ragiona di scienza e cultura con mentalità da sensale, e il muro di un narcisismo che raramente si distacca dal rimirare la propria immagine nello specchio, per rendersi finalmente conto dell’esistenza del mondo esterno. Entrambi i partiti condividono una visione così superficiale, da indurre a chiedersi cosa stia diventando l’accademia italiana, che pare persa fra irrefrenabili egocentrismi, deliri numerologici e dogmatismi burocratici.

  13. Il figlio di un amico che risiede vicino Varese ha mandato il figlio a studiare all’ EFPL di Losanna Ingegneria Chimica. Mi fa: ” Scusa, ma come si può avere fiducia in università incasinate come quelle italiane? Oltretutto le tasse sono più basse di Milano o Torino, e vuoi mettere poi….”

    Un passaggio della sua risposta su alcune mie considerazioni sulla scelta.

    • …del resto lo afferma anche il Ministero, con l’esterofilia e il continuo richiamo ai professori “all’estero” (tutti geni). Difatti noto en passant che nelle procedure di abilitazione per diventare associato fa titolo la “formale attribuzione di incarichi di insegnamento … presso qualificati atenei e istituti di ricerca esteri o sovranazionali”. L’insegnamento in Italia invece non conta niente (!). Nessun cenno al fatto che l’implementazione del 3+2, cioè l’aggiunta di un anno, in presenza dell’uscita di ruolo di 12.000 docenti e del blocco del turnover, si è basata sull’impiego massiccio nella didattica di migliaia di ricercatori (poi messi ad esaurimento) ben oltre i loro obblighi contrattuali e di uno stuolo incalcolabile di precari. Nessun valore, nessuna riconoscenza: si è ganzi solo se si insegna all’estero, mentre se si insegna in Italia, si è fessi. Non so quale altra morale si possa trarre.

  14. Adesso mi piacerebbe sapere se il terremoto avrà ripercussioni sul finanziamento dell’ università in generale e della ricerca in particolare. Mi sa che l’ emergenza sarà un pretesto per accentuare la differenziazione in atto e drenare risorse da una parte all’ altra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: