Università di Siena: alcune delle sfide che attendono il nuovo rettore

Rabbi Jaqov Jizchaq. «Da qualche giorno la comunità scientifica è in subbuglio a causa delle “cattedre Natta”, le 500 posizioni da professore associato e ordinario che il governo si accinge ad assegnare a ricercatori eccellenti, per lo più residenti all’estero: “si tratta del primo tentativo di introdurre quel principio meritocratico sconosciuto nell’accademia italiana”, dice Fabio Sabatini professore associato di Politica economica alla Sapienza.»

Ciò significa che chi non è entrato in questa maniera, compreso lo stesso autore di tale affermazione, non meritava di entrare? Seguita il professore: «bisognerebbe premiare ex post la produttività scientifica dei professori… sulla base di una valutazione periodica dell’attività di ricerca di ognuno. In questo modo si stimolerebbe una virtuosa competizione tra gli studiosi, incentivati a lavorare meglio, e tra gli atenei, che potrebbero contendersi gli studiosi più bravi.» (ibid.)

…beh, qui siamo oltre la contrattualizzazione della posizione del docente verso la quale ci stiamo avviando (conseguenza della distinzione fra “teaching universities” e “research universities”,  ovvero abolizione del valore legale del titolo di studio). A parte che già avviene, con i meccanismi incentivanti che hanno sostituito gli scatti, ora si propone uno stipendio cangiante ogni sei mesi? E ovviamente niente pensione? Buona idea: perché non mensilmente? Questo mese pago il mutuo, il prossimo chissà? Se mi ammalo, devo pubblicare due articoli su rivista di fascia A, anche se i tempi di accettazione di quelle serie superano sei mesi; se devo portare il figlio dal dentista, meglio se incremento l’H-index! Mi viene in mente una lettera di Johann Sebastian Bach, con la quale il compositore implorava un suo mecenate di acquistargli delle composizioni, perché – diceva – l’inverno eccezionalmente tiepido aveva causato meno decessi e dunque vi erano state poche commesse di cantate funebri.

Un paio di cosette non mi tornano: se per guadagnarsi la pagnotta si dovrà dedicare ogni attimo ed ogni respiro alla produzione di materiale cartaceo, che fine farà l’insegnamento? Da sottolineare che secondo l’ANVUR, già da ora l’insegnamento è tempo assolutamente buttato via: attività quasi esecrabile che pertanto verrà sempre più scaricata sui sottoposti. Del resto, se volevano che legioni di ricercatori e di precari si dedicassero veramente ed esclusivamente alla ricerca, non avevano che da chiederlo… Ma questo è il passato, ladies and gentlemen, mesdames et messieurs: chi ha avuto, ha avuto. Adesso il governo provvede a cercare all’estero i commissari per le cattedre “Natta” ed afferma questo essere un procedimento da estendere poi a tutti i docenti. La domanda è: ma allora a che servono l’ANVUR e l’ASN e tutto il delirio burocratico che ci sta sommergendo?

Comunque non vedo come si possa scindere questo discorso da quelli precedentemente affrontati anche nel blog, intorno al disfacimento di certe aree di ricerca ed alla necessità di ricompattarle (se non localmente, come auspicabile – ma improbabile – almeno a livello di uno “hub toscano” prossimo venturo) onde procurare quella “massa critica” indispensabile senza la quale i ragionamenti intorno alla ricerca sono del tutto privi di senso. Credo che queste siano le sfide che attendono il prossimo Rettore.

«I finanziamenti sono stati ripartiti fra tre aree: al settore Life Sciences sono stati assegnati il 35.3% dei fondi (28.241.379 euro), all’area Physical and Engineering il 34,9% (27.939.411 euro) e ai progetti del settore Social Sciences and Humanities il 29,7% (23.767.042 euro).»

…continuo a non capire cosa siano le “humanities”: ci hanno buttato dentro un po’ tutto, dall’archeologia mesopotamica alla sociologia del marketing, le varie discipline dell’area economica e finanziaria, ontologia, metaetica, diritto tributario ed epistemologia, poesia, economia ed arti performative: chi più ne ha, più ne metta. Francamente questo pentolone mi pare lievemente grottesco. Forse viviamo in un paese senza più un’idea di cultura.

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