Per il rettore non c’è ingerenza dei partiti dentro l’università di Siena

RiccaboniSenzapolitica

Dalla trasmissione televisiva “L’ultima parola”.

Giornalista. (…) si parla di rimborsi gonfiati per master e corsi di aggiornamento dei professori qua dentro l’università, lei non …

Riccaboni. Questo riguarda altra Amministrazione, quindi se lei sa qualcosa di nuovo.

Giornalista. In cinque anni precedenti in cui era qua lei non ha mai notato queste cose, rimborsi gonfiati …

Riccaboni. Io faccio il rettore da due anni, prima non mi occupavo di amministrazione; quindi non mi riguardano quelle vicende di prima degli ultimi due anni …

Giornalista. L’ingerenza politica dentro il sistema Siena, e in particolare dentro l’università, è davvero così forte?

Riccaboni. Dentro l’università non c’è!

Giornalista. Non c’è la politica? Come fa a non esserci?

Riccaboni. Mi dica come fa a esserci!

Giornalista. Secondo il rettore, dunque, sorprendentemente, la politica non è presente dentro l’università; ma la maggior parte delle persone, da queste parti, sa bene che l’ingerenza dei partiti sulla città attraverso la Fondazione, è bene evidente. Il Monte dei Paschi comprava tutto e tutti (…)

È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena

RiccabocchioAi quotidiani che avevano pubblicato la notizia sulla richiesta di commissariamento e sullo squilibrio nei conti dell’Università di Siena, il rettore ha inviato una rettifica che distorce i dati e il parere dei revisori dei conti. In realtà, il disavanzo di competenza previsto per il 2013 è di 19 milioni di euro e non di 6 milioni come vorrebbe far credere il magnifico. Non è la prima volta che il rappresentante legale dell’università diffonde notizie errate, esponendo al ridicolo sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’ateneo senese, l’interdizione del Prof. Angelo Riccaboni dalla carica di rettore debba ritenersi una misura cautelare necessaria, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. È gravissimo che, dopo più di quattro anni dalla scoperta della voragine nei conti, non sia ancora stato approvato un piano di risanamento rigoroso, in grado d’incidere sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Non è possibile rilanciare la didattica, la ricerca e recuperare il prestigio dell’ateneo senese senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio. È incredibile che, a fronte di un disavanzo d’amministrazione di 46 milioni d’euro (al 31 dicembre 2012) il rettore – un tecnico in economia aziendale – non sappia far altro che proporre il congelamento per cinque anni delle rate dei mutui, con ciò penalizzando l’ateneo di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale. Impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile, organi di governo esautorati delle loro prerogative sono tutti elementi con i quali il rettore, privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché eletto e nominato nella carica in modo irregolare), sta affossando definitivamente l’università di Siena. Da aggiungere, inoltre, che il collegio dei revisori dei conti «auspica che il Miur definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (11 febbraio 2013) con il titolo «Grasso torna a chiedere l’interdizione del rettore».

Sette anni fa, per molto meno, fu sospeso il rettore Tosi. Che si aspetta a interdire Riccaboni?

Altan-criccaUniversità di Siena: la Lega torna a invocare il commissariamento

Francesco Giusti. La querelle tra il rettore Riccaboni e il Fatto Quotidiano, secondo il nostro modo di vedere, dà luogo a due riflessioni. La prima è che tutto ciò conferma quanto asserito ormai da anni dalla Lega Nord di Siena, che ha sempre tenuto sotto la lente d’ingrandimento le vicende universitarie senesi, dandosi da fare per tenere alta l’attenzione sull’enorme problema che la pessima gestione dell’Ateneo avrebbe (come, infatti, ha) causato all’intera Città. La seconda, più importante, riflessione è che da questo diverbio a distanza viene messa in evidenza l’assoluta mancanza di trasparenza e l’altrettanta assoluta arroganza gestionale dei vertici dell’Ateneo. Com’è possibile, ci chiediamo, che documenti così importanti, come i verbali dei Revisori dei Conti, vengano tenuti celati ai cittadini? A maggior ragione quando contengono osservazioni, critiche e prescrizioni (oltre che auspici) che – per legge – i Revisori comunicano a Rettore, Direttore Amministrativo e CdA dell’Ateneo, con l’intenzione, evidente, di ricondurre l’attività amministrativa e finanziaria entro i limiti della legge. Com’è possibile che documenti così importanti siano portati a conoscenza dei Cittadini da fonti non istituzionali come i blog?

Da questa vicenda emerge, a nostro parere, tutto il profondo distacco che gli attuali vertici dell’Ateneo hanno dalle istituzioni, per prima quella a capo della quale si trovano. Ciò non fa che rafforzare l’opinione della Lega Nord di Siena che i suddetti vertici debbano essere estromessi, tramite quel commissariamento che noi invochiamo dalla scoperta del buco, dalla gestione di una così prestigiosa e antica istituzione in modo che vengano attutiti, se non annullati i disastrosi effetti di una gestione così approssimativa, dilettantesca e ambigua.

Sullo stesso argomento: David Busato – Università di Siena a rischio commissariamento? Primapagina online (2 febbraio 2013).

Rettifiche che non smentiscono nulla ma aggravano la posizione del rettore e del direttore amministrativo

Riccaboni-FabbroBalletto in stile Bolshoi privo di senso

USB Università di Siena. Vogliamo intervenire in merito al giro di notizie circolate sul verbale dei revisori dei conti, inerente il bilancio di previsione 2013 dell’Ateneo di Siena. Assistere a questo balletto di cifre e rettifiche ci sembra quanto meno inutile. Un Ateneo come il nostro ha solo da guadagnare dalla trasparenza e chiarezza e allora perché non mettere online da subito il bilancio di previsione approvato dal CdA con l’allegato verbale dei revisori dei conti? Molti siti di Atenei italiani hanno già online in internet i bilanci approvati con tutti i documenti, anche il verbale dei revisori, noi cosa aspettiamo? Sul sito dell’Ateneo, non risulta ancora essere stato caricato alcunché. Peraltro i verbali dei revisori non ci sono nemmeno per gli anni passati. Grave mancanza di trasparenza a nostro avviso, ancora una volta amplificata dal nostro Rettore che invece di rendere pubblico il tutto dà mezze risposte, puntigliose sulle cifre ma che non vanno al nocciolo della questione.

Nel verbale dei revisori non è tanto importante se vi sia un disavanzo X o un debito Y, quello che viene delineato è un quadro deprimente, tutt’altro che roseo, che non sembra essere migliorato affatto e anzi sembra peggiorato. Viene apprezzata la decisione di passare ad un bilancio economico-patrimoniale, ma al contempo giudicato prematuro il passaggio per il nostro Ateneo perché molti decreti attuativi per tale riforma contabile non sono stati emanati e lo stesso regolamento per l’amministrazione la finanza e la contabilità (RAFC), che deve essere approvato dal Ministero, non risulta ancora approvato, quindi di fatto diventa inutile tutto il lavoro svolto dagli uffici. Infatti, accanto al bilancio di tipo economico e patrimoniale viene presentato il classico bilancio preventivo unico d’Ateneo in base al vecchio RAFC. Su questo i revisori hanno dato parere negativo. La cosa che preoccupa però sono le conseguenze che ne potranno derivare. Infatti, il collegio «auspica che il MIUR definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economico, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Cosa prevede questo quadro, in base al Dlgs. 199/2011? Primo, che la dichiarazione di dissesto, sempre che arrivino i criteri ministeriali, possa essere richiesta dal collegio dei revisori al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2012. Secondo, che entro 180 giorni dalla diffida del MIUR al Rettore, venga presentato un piano di rientro che come cita l’art. 8, prevede mobilità coatta per ridurre il costo del personale non docente, chiusura delle sedi e revisione dell’offerta formativa, ecc.. Un massacro per tutti. Per ovviare a tutto questo sarebbe bastato rinviare il pagamento delle rate dei mutui col Monte dei Paschi? No! Il Collegio poi esprime anche un giudizio poco favorevole su quella operazione e sulle conseguenze che deriverebbero da quella operazione. Quindi vengono di fatto criticate e smontate tutte le scelte fatte dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa in questi due anni, oltre che da noi e altri, anche dai revisori dei conti. Se poi il piano di rientro non viene presentato c’è il commissariamento. Insomma alla fine di tutto cosa ce ne frega se si parla di commissariamento oppure no, la verità è che quello che arriva prima è peggio. Lo è poi tanto più se viene gestito da chi in questi anni ci ha detto che le cose andavano meglio, tralasciando di dirci che il vero problema, come nel 2012, sarà nel 2013 la tensione di liquidità che ci obbligherà a ricorrere alle anticipazioni bancarie.

Chiediamo la pubblicazione online del bilancio preventivo 2013, del verbale dei revisori dei conti e di ogni documento allegato alla presentazione del bilancio, di modo che ognuno possa leggere di persona. Trasparenza e chiarezza, non rettifiche, sono quello che ci vuole in questo momento. Se il verbale dei revisori non verrà pubblicato lo faremo direttamente noi sul sito di USB università di Siena e ce ne assumeremo la responsabilità.

Università di Siena: la grande bufala del risanamento con i complimenti del Mef

BruttoanatroccoloUnisi

Scrive il rettore a tutto il corpo accademico: «Ho, inoltre, condiviso con il Senato Accademico l’apprezzamento che ci è stato recentemente rivolto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per i risultati conseguiti nell’azione di risanamento intrapresa.» Perché, il Magnifico, non rende pubblica la missiva ricevuta? Un bel messaggio merita d’esser pubblicato!

Rabbi Jaqov Jizchaq. Per qualche ragione che ignoro, ma riconducibile sostanzialmente a una forma di grettitudine, quando si parla dei problemi del MPS, giustamente ci si esprime in termini drammatici, mentre quando si parla dell’università al collasso ci si abbandona al sarcasmo. Eppure la situazione è per certi aspetti speculare: anche l’università ha avuto le sue dilapidazioni partitocratiche, i suoi titoli tossici e sta cedendo i suoi “asset”. Il futuro è ugualmente, o addirittura più incerto. Leggo questo sorprendente “peana” su Repubblica del 25 gennaio: «Abbattersi sarebbe un errore clamoroso – sostiene l’attuale rettore dell’università Angelo Riccaboni, uno che in tre anni ha fatto passare il bilancio dell’ateneo da un disavanzo di oltre 30 milioni di euro a meno 8 e da “brutto anatroccolo” della città ha incassato di recente i complimenti del ministero per l’opera di risanamento: “Siena ha molte eccellenze e un patrimonio che richiama turisti da tutto il mondo, si ricominci da lì”.» 
Mi domando e dico: ma in questa congiuntura, per avere contezza in modo oggettivo e spassionato delle gesta mussariane, tu ti rivolgi al Riccaboni? Vabbè, “chiudiamo la parente” (Totò); a parte questo, le cosiddette “eccellenze” non mi paiono punto tutelate; ciò che resta e ciò che muore lo decidono criteri a dir poco cinobalanici (vedi miei precedenti post) e parlare di un ateneo risanato mi pare parecchio avventuroso, per non dire alquanto superficiale (ma questo fa parte della superficialità fatta di luoghi comuni con cui si affrontano le questioni universitarie, dove l’università è descritta come una nebulosa, un tutt’uno senza articolazioni, punti critici, allarmanti vulnerabilità). Noto poi che quando non si sa che dire intorno allo sviluppo economico di un territorio ci si appella al “turismo”: in fondo siamo tutti turisti “gettati” in questo mondo, come direbbe l’ex rettore di Friburgo; chiudono le miniere nel Sulcis o le acciaierie di Piombino? Chi se ne frega se questo paese del Moplen e del “perottino”, di Galileo, di Fermi e di Marconi, si avvia a produrre oramai soltanto cocomeri e aria fritta: svilupperemo il turismo! Ma poi curiosamente scopriamo che paesi che non hanno un cavolo di gioielli da mostrare, ricavano dal turismo e dai musei ben più del paese che lascia cadere in rovina Pompei. E vale far notare che anche su questo piano la crisi senese è abbastanza palpabile, come attesta il fatto che il principale museo della città è chiuso, mentre con singolare vanità ci si cimenta in una gara per la “capitale della cultura”: il SMS non è l’Ermitage, è ridotto a uno spazio vuoto inservibile che dunque non calamita turismo; quattrini da parte del MPS non ne arriveranno più; specifiche competenze manageriali per far sì che arrivino da privati, non ve ne sono all’opera.

Con lo scandalo Mps si torna a parlare dell’università di Siena con notizie vecchie, inesatte e folcloristiche

Unisicampo

La Toscana avvelenata dalla politica (QN, 27 gennaio 2013)

Cecilia Marzotti. (…) Il primo scossone arriva nel 2008 quando emerge l’inchiesta sul «buco» da duecento milioni di euro emerso nell’antica università. La Finanza acquisisce non solo i bilanci 2006-2007 e 2008, ma anche migliaia di altri documenti che impegneranno per mesi la Procura di Siena. Non solo. Ci sono anche intercettazioni telefoniche. «Ogni atto sequestrato apre nuovi scenari» affermeranno in quel momento gli investigatori. I magistrati cambiano, ma la giustizia, anche se lenta, arriva a iscrivere nel registro degli indagati ben diciotto persone. Il 15 ottobre 2011 l’inchiesta è ufficialmente chiusa e ora la questione è all’attenzione del giudice dell’udienza preliminare. E mentre la città (soprattutto i dipendenti dell’ateneo) si interroga come sia stato possibile giungere a quel profondo rosso da 200 milioni, all’università arriva il nuovo rettore. Angelo Riccaboni viene eletto il 21 luglio 2010 al posto di Silvano Focardi. Due settimane dopo la proclamazione, al rettorato bussano i carabinieri della polizia giudiziaria della Procura e acquisiscono i documenti relativi alle votazioni. Si apre una nuova inchiesta che porta a iscrivere nel registro degli indagati dieci persone alle quali viene contestata «la falsità ideologica». Anche in questo caso siamo davanti al giudice dell’udienza preliminare. (…)

Dal maxi buco dell’università alla speculazione dell’aeroporto tutti gli sprechi targati Mps (la Repubblica, 28 gennaio 20123)

Alberto Statera. (…) Se è vero quel che dice Mario Monti, che destra e sinistra non esistono più (ma non è vero) Siena è il laboratorio precursore della perdita delle diversità. Prendete la gloriosa Università, che naturalmente è rappresentata nella Fondazione Mps, insieme a Comune, Provincia, Regione e Arcidiocesi. Almeno tre rettori hanno contribuito a mettere insieme un buco di 200 milioni di euro, un dissesto per cui sono state rinviate a giudizio per peculato una ventina di persone, tra cui gli ex rettori Piero Tosi e Silvano Focardi. Per far fronte al buco sono stati venduti alcuni gioielli, come il complesso di San Niccolò. Indovinate chi lo ha comprato? Franco Caltagirone, fino a qualche mese fa vicepresidente del Monte, per 74 milioni. E lo ha subito riaffittato a 120 milioni per ventiquattro anni.
 Ostriche e aragoste consumate in gran quantità con denari pubblici sono diventate un po’ l’icona degli scandali seriali che l’Italia sta affrontando negli ultimi mesi. Potevano mancare in uno scandalo universitario? Figurarsi. E infatti negli atti d’accusa figura l’acquisto con soldi dell’ateneo di 360 chili di aragoste destinate alla contrada della Chiocciola. I magistrati, gentili, hanno scritto che sembra “materiale non pertinente”. Intanto le rette sono diventate le più alte d’Italia. Tanto per gradire, infine, l’attuale rettore Angelo Riccaboni è al centro di un’inchiesta riguardante presunte irregolarità avvenute nelle votazioni per la sua elezione. Per pietà nei confronti dei lettori tralasciamo altre inchieste a carico di consiglieri d’amministrazione e semplici professori, come quella per rimborsi gonfiati per l’organizzazione di master e corsi di aggiornamento. (…)

I quattro candidati a sindaco di Siena conoscono la situazione di degrado etico, amministrativo e politico in cui versa l’Università di Siena?

Neri-Vigni-Ceccuzzi-Tucci

Di seguito un mio breve commento apparso suprimapagina online dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2013 dell’Università di Siena e lo sventato danno erariale di sedici milioni d’euro.

È gravissimo e illegittimo che, dopo più di quattro anni dalla scoperta della voragine nei conti dell’Università di Siena, non sia ancora stato approvato un piano di risanamento rigoroso, in grado d’incidere sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Non è possibile rilanciare la didattica, la ricerca e recuperare il prestigio dell’ateneo senese, senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio. È incredibile che al 31 dicembre 2012 ci sia un disavanzo d’amministrazione di 46 milioni d’euro e un disavanzo di competenza per il 2013 di 19,6 milioni d’euro. È riprovevole l’inerzia del rettore, che non sa far altro che proporre il congelamento per cinque anni delle rate dei mutui contratti dall’ateneo con la Banca Monte dei Paschi, passando così al successore l’onere del risanamento. Senza considerare che, per la concessione della moratoria, è la Banca a porre la clausola dell’approvazione di un piano di risanamento da parte degli organi di governo dell’Università. Per fortuna, i Ministeri competenti (Mef e Miur) non hanno concesso la necessaria autorizzazione e parere negativo è stato espresso dal nuovo collegio dei revisori dei conti.

C’è chi, davanti allo specchio, esclama: «ci sono delinquenti che vogliono la distruzione dell’Ateneo senese!»

ombraseraw.jpgRabbi Jaqov Jizchaq. Approvato il bilancio dell’università, il rettore Angelo Riccaboni commenta e guarda al futuro… «senza i tagli del 2012 e quelli ulteriormente previsti per il 2013 al FFO e agli altri contributi da enti pubblici e privati, l’Ateneo avrebbe già definitivamente raggiunto il pareggio di bilancio.» Eccoci… quod erat demostrandum: e se la mi’ nonna avesse avuto le ruote, sarebbe stata un carretto. In futuro le risorse saranno sempre meno; altri, anche tra gli atenei dirimpettai, sebbene forse non siano nelle nostre condizioni, cominciano ad interrogarsi sulla sopravvivenza di diversi loro settori e il processo purtroppo si profila come irreversibile. Il dibattito pubblico intorno all’università è penoso e affetto da una grettitudine provincialoide che più d’ogni altra cosa spiega il declino. Le formazioni politiche locali d’ogni coloratura insistono nella raffigurazione manierata e fasulla del vecchio ateneo come di un vascello in preda alle onde, ma con pennoni e fasciame ancora completamente integri. Viene omessa sistematicamente la notizia del naufragio e delle zattere in balia dei flutti: un naufragio, si badi bene, cui siamo andati incontro non certo inseguendo i nobili ideali della ricerca. La constatazione del persistere di alcune delle tradizionali patologie m’induce a pensare che non si sia imparato molto dagli errori e non so se si potrà dire, col filosofo, “nunc bene navigavi, cum naufragium feci”.

Scrive Ruscitto: «Oggi, tra indagati e illegittimati, stiamo a guardare una diluizione dei debiti che serve solo a caricare esageratamente le generazioni future di “spese” che non gli sarebbero state di competenza… L’ospedale: un’altra piaga. Prima eccellenza oggi “succursale” di Firenze.»

In questi ultimi anni del resto non si è mai capito quale fosse la proposta che proveniva dai partiti e dai sindacati riguardo al futuro dell’ateneo, quasi dimentichi che l’università, come la FIAT, ha i suoi “stabilimenti” e le sue “linee di produzione” e il sospetto che questo tema, o non sia percepito in tutte le sue articolazioni e in tutta la sua gravità, o non sia al centro dei loro pensieri si insinua in modo inquietante. È vero che rode diventare “succursale di Firenze”, ma non tutte le Facoltà (o come diavolo si chiamano ora) hanno le dimensioni di Medicina o altre egualmente robuste; per molte discipline e molti corsi di laurea decimati dalle uscite di ruolo e dal blocco del turn over, federarsi appare al contrario l’unica prospettiva di sopravvivenza, a Siena, ma oramai anche a Firenze e fors’anco a Pisa. Ha senso continuare a rabberciare e pretendere che esistano molteplici strutture identiche, molteplici copie di corsi di laurea identici ed identicamente sbiadite ed informi in un raggio di poche decine di chilometri, in quei casi in cui non vi sia più una massa critica di docenti o di studenti? Cosa vuol dire “fare ricerca” o “fare della buona didattica” in simili contesti? Il disfacimento di molti corsi ha prodotto e produrrà un volgo disperso di ricercatori; molti di quelli che hanno avuto la disgrazia di arrivare proprio quando è scoppiato il “buho” e in concomitanza con la crisi globale del sistema, “merito” o non “merito”, o sono stati cacciati, se non di ruolo, o congelati nel freezer oramai da anni e messi nelle condizioni di non agire. Verosimilmente la quasi totalità di costoro non verranno mai scongelati, né gli altri recuperati.

Continua Ruscitto: «Invece, con rammarico, si scopre che questa nostra Università ha nutrito un apparato esterno di accordi, intrallazzi, malcostume fornendo e mettendo a disposizione le sue prebende e la sua “autorevolezza” al miglior offerente, al meglio “piazzato”.»

Nei decenni trascorsi, purtroppo, hanno avuto sin troppa udienza i teorici dello sputtanamento (“più si abbassa la mutanda e più si alza l’auditelle”, intona il mottetto di una celebre fidanzata), dilaganti sia a livello della politica nazionale che locale. Nella politica universitaria nazionale poi, domina da tempo una specie di “microcefalite burofrenica”, per dirla con l’insigne matematico Bruno de Finetti, che ha creato una rete così assurda di norme, dalla quale è infine rimasta imbrigliata. L’opinione pubblica esterna non sospetta nemmeno che da diversi anni oramai l’università sia governata da ferree norme che fissano il numero di docenti necessario per ogni corso di laurea, e che dunque un reclutamento squilibrato prima, le uscite di ruolo e il blocco prolungato per anni del turn over dopo, ne hanno plasmato la struttura determinando il graduale smantellamento di alcune sue parti su base esclusivamente anagrafica e numerica. L’università italiana nel suo complesso non se la passa bene: non può essere altrimenti, visto che non se la passa bene l’intero paese, in piena deindustrializzazione, come segnalano con una legittima veemenza i minatori dal fondo delle miniere del Sulcis. Muore la Montalcini, Time dedica la copertina alla Giannotti, sono due splendidi esempi d’esilio. Non se la passano bene in generale molti settori della ricerca che apparentemente non hanno un ritorno immediato (vero o presunto) in termini economici, ma nel paese del Moplen dove la chimica finì con un colpo di pistola, oramai pare non esservi posto nemmeno per le scienze applicate.

Conclude Ruscitto: «Una Università ricca di secoli di storia, dovrebbe spendere sui suoi giovani, sulle belle speranze.»

Procedere così, seguitando a perdere pezzi, polverizzando, appiattendo e svalutando, mortificando le competenze, a mio modesto avviso non porta da nessuna parte: da sei anni a Siena è tutto fermo, tutti congelati, emorragia di docenti, decimazione dei giovani (che nel frattempo sono invecchiati), ergo, svuotamento dei settori disciplinari. Per cento che sono usciti, fra qualche anno ne rientreranno forse dieci (e lascio a voi le ipotesi su chi saranno questi dieci); siccome le uscite sono state determinate esclusivamente dai pensionamenti, molti settori sono restati e resteranno scoperti, cioè moriranno. Inutile che qualcuno sollevi il ditino per evidenziare che ci sono dei corsi di laurea con molti giovani (congelati) e con molti (forse troppi) docenti: questo non è, né può essere brandito come dato generale, né il sottoscritto reclama l’impossibile salvataggio dell’università “generalista”: una scelta su chi vive e chi muore, di fatto è stata compiuta, factum infectum fieri nequit, ma che si riconosca da un lato che non è stato “il fato”, o ponderate considerazioni strategiche d’importanza capitale che hanno guidato la mannaia del boia, e che si offra una prospettiva per la sopravvivenza a tradizioni scientifiche che rischiano di scomparire dall’intera regione. Se ora è più che mai evidente che quasi nessuno si salva da solo, c’è viceversa un progetto, un orizzonte comune di salvezza? Gli arti amputati non ricresceranno un domani “autotomicamente” come le code delle lucertole e non vedo quale possibile via d’uscita possa esservi, se non quella modestissimamente additata nei precedenti messaggi, proprio perché anche altri atenei cominciano a scricchiolare: collaborare o morire. Questi non sono i proclami disfattistici di “delinquenti che vogliono la distruzione dell’Ateneo”, ma le riflessioni di gente che all’ateneo ha dato forse di più di chi si abbandona a simili dabbenaggini, avendone in cambio di meno, e che si interroga e si preoccupa del proprio ed altrui avvenire. Voglio sperare che ciò sia almeno lecito.

Per fortuna c’è ancora qualcuno che ricorda le condizioni in cui versa l’Università di Siena

Zelia-RuscittoDall’editoriale de “il Cittadino online” del 31 dicembre 2012.

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) L’Università, schiacciata dai debiti si trova ad essere privata del suo principale scopo: non produrre entrate per ripianare i buchi, non licenziare per ridurre i costi e neppure togliere diritti ai dipendenti spogliandoli anche dell’entusiasmo e dell’attaccamento alla propria istituzione…. no… non è esattamente questo lo scopo di una università. Lo scopo principale di questo genere di istituzioni è essere fucina di intelletti liberi, di creatività a disposizione della collettività, di ingegno puro orientato al materiale e allo spirituale. Una Università ricca di secoli di storia, dovrebbe spendere sui suoi giovani, sulle belle speranze – con mani e piedi – sulle menti spiccatamente produttive, sugli animi nobili di una società, spingendo, quindi, tutti, verso una evoluzione “a valanga”, impossibile da frenare. Impossibile, anche in tempo di presunta crisi.
 Invece, con rammarico, si scopre che questa nostra Università ha nutrito un apparato esterno di accordi, intrallazzi, malcostume fornendo e mettendo a disposizione le sue prebende e la sua “autorevolezza” al miglior offerente, al meglio “piazzato”. Oggi, tra indagati e illegittimati, stiamo a guardare una diluizione dei debiti che serve solo a caricare esageratamente le generazioni future di “spese” che non gli sarebbero state di competenza…
L’ospedale: un’altra piaga. Prima eccellenza oggi “succursale” di Firenze. Ridotto all’affanno da una serie lunghissima di “ristrutturazioni”, dal declino economico dell’università, dallo strapotere di alcuni professoroni a dispetto di altri, da forme di nepotismo a volte accettate per competenza a volte accettate e basta; di competenza neppure l’ombra… (…)

Domani il CdA dell’ateneo senese approverà un altro danno erariale di sedici milioni d’euro

                Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Arnold Böcklin, “The Isle of the Dead”, 1883

La domanda è semplice! Possono, un rettore irregolarmente eletto, un direttore amministrativo condannato dalla Corte dei Conti e un Consiglio d’Amministrazione ormai scaduto, approvare un provvedimento che penalizza l’ateneo senese di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale? Questi i fatti! Il rettore – un tecnico in economia che, dopo il dissesto economico-finanziario del settembre 2008, non ha ancora approntato il necessario piano di risanamento strutturale – ha deciso di non pagare per i prossimi cinque anni le rate dei mutui contratti dall’Ateneo con la Banca Monte dei Paschi di Siena. In tal modo, il congelamento delle rate (sette milioni d’euro l’anno) porta ai seguenti risultati: allungamento di cinque anni delle scadenze dei mutui e ripresa del pagamento, il 31 dicembre 2017, gravato del maggior onere finanziario di sedici milioni d’euro, corrispondenti a interessi maturati nel periodo di moratoria. Del resto, le roi soleil de’ noantri ha dichiarato d’essere stanco delle crisi di liquidità dei primi due anni del suo mandato e di volersi dedicare, per i prossimi quattro anni, a investire nello sviluppo dell’ateneo. Perciò, servono nuove risorse. Di seguito alcuni interrogativi e rilievi di legittimità che, mi auguro, possano convincere i consiglieri di amministrazione (per giunta a fine mandato) a non approvare, domani, tale delibera. È legittimo, questo provvedimento, in assenza di un serio piano di risanamento strutturale e con un indice d’indebitamento, il più alto del paese (pari al 38%), che esclude nuove forme d’indebitamento? E che dire del danno erariale che si determina con il congelamento delle rate dei mutui pari a un maggior onere nominale per interessi superiore a sedici milioni di euro? È possibile l’approvazione di tale delibera senza la necessaria autorizzazione dei competenti Ministeri (Miur e Mef) e l’obbligatorio parere del collegio dei revisori dei conti?

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (20 dicembre 2012) con il titolo: «L’Università non pagherà le rate dei mutui contratti con MPS: il cda dell’ateneo approverà un danno erariale di 16 milioni di euro».

Primapagina online (22 dicembre 2012) David Busato: «L’Università di Siena approva il bilancio: chiusura dell’anno tra luci e ombre».