Università di Siena: bufale e inerzia, le specialità di Riccaboni e Frati

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Ai consiglieri comunali interesserà capire se l’Università è risanata o no? Il bilancio consuntivo 2013 è falso o no? Riccaboni e Frati (prorettore vicario fino a febbraio 2016 e candidato rettore) per quanto ancora credono di eludere la domanda? Inoltre, come mai e da anni le opposizioni sono così silenziose? Chi è in buona fede, ovviamente, non ha difficoltà a trovare le informazioni e prendere posizione. Proprio come i due consiglieri comunali Laura Sabatini e Alessandro Trapassi.

L’Università e i danni dell’inerzia (da: Corriere di Siena 7 giugno 2016)

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi (Consiglieri comunali). Risultano “solo tre” i concorrenti per l’ambito ruolo di rettore. Due, Alessandro Rossi e Felice Petraglia, sono dell’area delle Scienze biomediche e mediche, e l’altro, Francesco Frati, dell’area delle Scienze sperimentali. Ci è sembrato che in città tutto sia maturato in un silenzio quasi assordante. Sappiamo di riunioni di piccoli gruppi che si sentono ancora in dovere di decidere e di rappresentare il popolo senese, nonché di continuare a fare le scelte che avvengono in questa città! Infatti, non è stata fatta alcuna iniziativa veramente pubblica, “preparatoria alle candidature”, che avrebbe potuto vedere la partecipazione dei cittadini, dei docenti, del personale tecnico-amministrativo, degli studenti, degli amministratori pubblici che si sarebbero potuti esporre e dare il loro contributo. Ma non può esserci futuro senza un’attenta valutazione del passato, la storia ce lo insegna. Proprio da dentro l’Università, sarebbe dovuto sgorgare e fluire un monito al miglioramento, alla proposta fattiva e costruttiva. Invece, silenzio di tomba. La Scuola e l’Istruzione “tutta”, insieme al Diritto alla Salute, è uno dei cardini della nostra Costituzione ed è un diritto che appartiene ai cittadini. Da troppi anni la Scuola langue e invece l’Università è diventata un privilegio per pochi eletti e per poche famiglie, che si riciclano nei vari ruoli, per giungere fino a ricoprire prestigiosi ruoli politici.

Questa premessa, che non vuole essere semplice retorica, scaturisce dai dati che abbiamo analizzato e che riportiamo. Silvano Focardi adottò, dopo la scoperta della voragine da 270 milioni i seguenti provvedimenti: blocco del turnover del personale; vendita del San Niccolò per 74 milioni di euro, acquisito da Fabrica-Immobiliare Sgr spa che opera attraverso il fondo Aristotele società strumentale dell’Inpdap (soci della Fabrica Immobiliare la Fincal di Caltagirone e la Banca MPS); vendita delle Scotte (108 milioni) con acquisto della struttura da parte della Regione Toscana, quindi con i soldi dei cittadini toscani; primo piano di risanamento; secondo piano di risanamento, che prevedeva una serie di ulteriori correttivi del primo; dismissioni di immobili in affitto. Quanto sopra mette in evidenza che Focardi, durante il suo mandato, aveva realizzato una fetta importante di risanamento.

Angelo Riccaboni, l’attuale Rettore, si è insediato il 4 novembre 2010. Interessante è l’analisi dei dati sull’organico del personale dell’Università al momento attuale: 712 docenti; 17 ricercatori a tempo determinato; 1035 addetti tra il personale tecnico-amministrativo. Totale 1.764. Sotto la sua gestione sono deceduti e andati in pensione 229 docenti, durante quella di Focardi 122. Dal 2008 i docenti sono diminuiti di 351 unità. Ultimamente Riccaboni ha parlato del risanamento e dei suoi risultati. Quello che abbiamo potuto leggere e sentire, sono solo frasi, tante parole, ma non è entrato nel dettaglio, non ha portato alla ribalta numeri e dati, ha solo pronunciato parole su parole. Rimane insoluto il problema per i cittadini e per chi li rappresenta, di sapere come è, ad oggi, la vera situazione del disavanzo e soprattutto in quale mandato rettorale è iniziato. Come sta davvero il bilancio 2015? Dove e quali sono i provvedimenti adottati dall’attuale rettore per risanarlo? Purtroppo, gli unici dati certi sono quelli riguardanti i pensionamenti e, sfortunatamente, i decessi. Nient’altro è stato fatto, nessun intervento di organizzazione strutturale. La sensazione che abbiamo, è che il mandato di Riccaboni sia andato avanti per inerzia pura. Si pensi alla sola riduzione del costo del personale docente, che è sceso da 78 milioni (nel 2011) a 61 (nel 2015), con un risparmio di 17. È evidente, che di per sé l’inerzia provoca anche un risultato economico, ma a che prezzo, in termini di qualità del servizio offerto, visto il mancato turnover, e considerando che i docenti sono essenziali per la didattica e si presume che i più anziani siano anche i più esperti? Ovviamente, gli effetti dell’inerzia di Riccaboni hanno provocato un calo notevole delle iscrizioni. Nel 2011 erano iscritti 18.088 studenti e quest’anno (aprile 2016) se ne sono iscritti 14.236: un calo di 3.852 studenti. Inoltre, merita menzione la chiusura di un gran numero di lauree triennali e magistrali. Quale il futuro di questa Università? La città, i suoi cittadini, la sua banca (ex) e la Regione, nel tempo, hanno già dato molto all’Università. Cosa saprà costruire e restituire con la gestione del futuro rettore? Oltre a prendere o pretendere, occorre anche dare. Di tutto questo dovrebbero discutere i candidati a Rettore.

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Un regolamento per chi, nonostante il dissesto, ancora ci crede in un avanzamento di carriera nell’Università di Siena

Riccaboniridens1Rabbi Jaqov Jizchaq. Scrive il Rettore: «in questi stessi giorni viene inviato ai consiglieri di amministrazione e ai componenti del Senato e ai direttori di dipartimento la bozza del Regolamento per la chiamata dei professori di prima e seconda fascia». Vuol dire che nel giro di un paio d’anni chiameranno un paio di dozzine di professori. Che forse nel giro di cinque o sei anni diventeranno una cinquantina. Ma, attenzione: verosimilmente la maggior parte saranno semplicemente avanzamenti di carriera, eccetto una percentuale che per legge deve essere riservata agli esterni. Dunque, di fatto entreranno in tutto forse una quindicina di professori nuovi e gli altri saranno avanzamenti (se qualcuno possiede stime più esatte, lo pregherei di fornirle). A fronte di oltre cinquecento che nel frattempo se ne sono andati, come già detto, un po’ a casaccio, lasciando scoperti molti insegnamenti e interi settori disciplinari, provocando falle nei “requisiti di docenza” che hanno determinato e determineranno il mancato accreditamento dei corsi di studio, annichilendo ulteriormente la già dimezzata offerta formativa, rendendola ancor più raffazzonata e poco attraente. Non so come saranno ripartiti questi pochi concorsi, ma lascio le conclusioni alla fervida fantasia del lettore.

Qui vorrei solo riproporre (vox clamans) un interrogativo che finora non ha trovato risposta. L’università di Siena è stata l’epicentro di un autentico terremoto: per colpe tutte locali, la crisi qui ha colpito più che altrove; usando una metafora, dopo il terremoto alcuni edifici (pochi) non hanno subìto danni consistenti, perdendo giusto qualche calcinaccio e qualche tegola; altri hanno subìto danni più gravi e sono inabitabili; altri ancora sono venuti giù completamente. I pochi posti che da qui a qualche anno saranno messi a concorso serviranno giusto a rifare gli intonaci, sistemare qualche tegola o qualche travicello, ma non risolveranno il problema degli edifici fortemente danneggiati, né di chi ci abitava: della cui sorte evidentemente, nel clima delle recenti euforie ci si dimentica facilmente. Vogliono abbattere questi edifici? Provvedano dunque a spalare le macerie e sistemare gli evacuati! Quali edifici vogliono restaurare? Quali consolidare e ampliare? Questo sarebbe parlare di “università”: il resto è politichetta.

Sono passati quasi sette anni e le competenti autorità non si sono risolte a prendere alcuna decisione sul “che fare?”, ossia a delineare, a prospettare il nuovo volto dell’ateneo, trovando una soluzione per i settori che oramai non si ritiene opportuno o vantaggioso restaurare (come ho suggerito ad nauseam, per questi non esiste una soluzione localistica, ma regionale ed interateneo). L’interrogativo appare più pressante proprio adesso che si ricomincia a parlare, sia pure in termini virtuali ed infinitesimali, di concorsi. L’ANVUR, il VQR esigono prestazioni da superstar di Harward o di “Ossforde”, ma si rendono conto in che clima e in quali situazioni operano le persone? Ritengo inutile andare oltre questa rappresentazione metaforica, precisando quanti e quali sono gli edifici disastrati e a ciò rimando ai precedenti messaggi: chi vuol capire, capisce.

Come misura della distanza fra le parole e le cose dico solo che mi ha colpito che, mentre le competenti autorità continuano a biascicare litanie sulla “capitale europea della cultura”, sia giunta la notizia dello smembramento della biblioteca che fu della già defunta Facoltà di Lettere e Filosofia, ossia di uno dei più importanti presìdi culturali di questa città.

È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena

RiccabocchioAi quotidiani che avevano pubblicato la notizia sulla richiesta di commissariamento e sullo squilibrio nei conti dell’Università di Siena, il rettore ha inviato una rettifica che distorce i dati e il parere dei revisori dei conti. In realtà, il disavanzo di competenza previsto per il 2013 è di 19 milioni di euro e non di 6 milioni come vorrebbe far credere il magnifico. Non è la prima volta che il rappresentante legale dell’università diffonde notizie errate, esponendo al ridicolo sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’ateneo senese, l’interdizione del Prof. Angelo Riccaboni dalla carica di rettore debba ritenersi una misura cautelare necessaria, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. È gravissimo che, dopo più di quattro anni dalla scoperta della voragine nei conti, non sia ancora stato approvato un piano di risanamento rigoroso, in grado d’incidere sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Non è possibile rilanciare la didattica, la ricerca e recuperare il prestigio dell’ateneo senese senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio. È incredibile che, a fronte di un disavanzo d’amministrazione di 46 milioni d’euro (al 31 dicembre 2012) il rettore – un tecnico in economia aziendale – non sappia far altro che proporre il congelamento per cinque anni delle rate dei mutui, con ciò penalizzando l’ateneo di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale. Impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile, organi di governo esautorati delle loro prerogative sono tutti elementi con i quali il rettore, privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché eletto e nominato nella carica in modo irregolare), sta affossando definitivamente l’università di Siena. Da aggiungere, inoltre, che il collegio dei revisori dei conti «auspica che il Miur definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (11 febbraio 2013) con il titolo «Grasso torna a chiedere l’interdizione del rettore».

Rettifiche che non smentiscono nulla ma aggravano la posizione del rettore e del direttore amministrativo

Riccaboni-FabbroBalletto in stile Bolshoi privo di senso

USB Università di Siena. Vogliamo intervenire in merito al giro di notizie circolate sul verbale dei revisori dei conti, inerente il bilancio di previsione 2013 dell’Ateneo di Siena. Assistere a questo balletto di cifre e rettifiche ci sembra quanto meno inutile. Un Ateneo come il nostro ha solo da guadagnare dalla trasparenza e chiarezza e allora perché non mettere online da subito il bilancio di previsione approvato dal CdA con l’allegato verbale dei revisori dei conti? Molti siti di Atenei italiani hanno già online in internet i bilanci approvati con tutti i documenti, anche il verbale dei revisori, noi cosa aspettiamo? Sul sito dell’Ateneo, non risulta ancora essere stato caricato alcunché. Peraltro i verbali dei revisori non ci sono nemmeno per gli anni passati. Grave mancanza di trasparenza a nostro avviso, ancora una volta amplificata dal nostro Rettore che invece di rendere pubblico il tutto dà mezze risposte, puntigliose sulle cifre ma che non vanno al nocciolo della questione.

Nel verbale dei revisori non è tanto importante se vi sia un disavanzo X o un debito Y, quello che viene delineato è un quadro deprimente, tutt’altro che roseo, che non sembra essere migliorato affatto e anzi sembra peggiorato. Viene apprezzata la decisione di passare ad un bilancio economico-patrimoniale, ma al contempo giudicato prematuro il passaggio per il nostro Ateneo perché molti decreti attuativi per tale riforma contabile non sono stati emanati e lo stesso regolamento per l’amministrazione la finanza e la contabilità (RAFC), che deve essere approvato dal Ministero, non risulta ancora approvato, quindi di fatto diventa inutile tutto il lavoro svolto dagli uffici. Infatti, accanto al bilancio di tipo economico e patrimoniale viene presentato il classico bilancio preventivo unico d’Ateneo in base al vecchio RAFC. Su questo i revisori hanno dato parere negativo. La cosa che preoccupa però sono le conseguenze che ne potranno derivare. Infatti, il collegio «auspica che il MIUR definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economico, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Cosa prevede questo quadro, in base al Dlgs. 199/2011? Primo, che la dichiarazione di dissesto, sempre che arrivino i criteri ministeriali, possa essere richiesta dal collegio dei revisori al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2012. Secondo, che entro 180 giorni dalla diffida del MIUR al Rettore, venga presentato un piano di rientro che come cita l’art. 8, prevede mobilità coatta per ridurre il costo del personale non docente, chiusura delle sedi e revisione dell’offerta formativa, ecc.. Un massacro per tutti. Per ovviare a tutto questo sarebbe bastato rinviare il pagamento delle rate dei mutui col Monte dei Paschi? No! Il Collegio poi esprime anche un giudizio poco favorevole su quella operazione e sulle conseguenze che deriverebbero da quella operazione. Quindi vengono di fatto criticate e smontate tutte le scelte fatte dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa in questi due anni, oltre che da noi e altri, anche dai revisori dei conti. Se poi il piano di rientro non viene presentato c’è il commissariamento. Insomma alla fine di tutto cosa ce ne frega se si parla di commissariamento oppure no, la verità è che quello che arriva prima è peggio. Lo è poi tanto più se viene gestito da chi in questi anni ci ha detto che le cose andavano meglio, tralasciando di dirci che il vero problema, come nel 2012, sarà nel 2013 la tensione di liquidità che ci obbligherà a ricorrere alle anticipazioni bancarie.

Chiediamo la pubblicazione online del bilancio preventivo 2013, del verbale dei revisori dei conti e di ogni documento allegato alla presentazione del bilancio, di modo che ognuno possa leggere di persona. Trasparenza e chiarezza, non rettifiche, sono quello che ci vuole in questo momento. Se il verbale dei revisori non verrà pubblicato lo faremo direttamente noi sul sito di USB università di Siena e ce ne assumeremo la responsabilità.

Signor Procuratore della Repubblica, per quanto ancora l’Università di Siena dovrà essere rappresentata da pataccari?

Vieni-avanti-cretino

Angelo Riccaboni. A rettifica di quanto pubblicato nell’articolo “Siena perde l’Ateneo – I revisori chiedono il commissariamento” preciso che, nell’esprimere il parere obbligatorio al bilancio 2013, i revisori non hanno chiesto il commissariamento dell’Ateneo. Hanno invece auspicato che il MIUR definisca i criteri per individuare le situazioni di criticità o dissesto, secondo quanto previsto dalla Legge Gelmini per gli Atenei impegnati in percorsi di risanamento finanziario. Le eventuali dichiarazioni di casi di criticità o dissesto, infatti, consentiranno agli Atenei di adottare iniziative funzionali alla realizzazione dei piani di risanamento. Desidero, inoltre, sottolineare che l’indicazione della cifra di 46 milioni, quale ammontare delle perdite dell’Ateneo per il 2012, è errata. Tale cifra rappresenta l’entità del disavanzo di amministrazione al 31-12-2012, ovvero il totale dei debiti netti consolidatisi negli esercizi precedenti. La perdita di esercizio prevista  per il 2013 risulta pari a 6 milioni, così come emerge anche dalla relazione dei revisori.

Giorgio Meletti (il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2013). La legge 240/2010 prevede all’articolo 5 “meccanismi di commissariamento in caso di dissesto finanziario degli stessi”. Il Magnifico Rettore non ha forse notato che il collegio dei sindaci, dopo l’auspicio che egli richiama, aggiungono l’auspicio ulteriore che il ministero “possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura” prima che la situazione “degeneri ulteriormente”. Fanno bene a preoccuparsi i revisori se il rettore considera di soli 6 milioni (e non 19) le perdite 2013 perché non conta le rate di mutuo per 6 milioni e gli investimenti per 7 milioni.

Per il rettore dell’università di Siena il dissesto si risolve con il kamasutra dell’insolvenza incrociata

GiorgioMelettiSiena perde l’ateneo: i revisori chiedono il commissariamento (il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2013)

Giorgio Meletti. Due righe fulminanti, in linguaggio tecnico ma inequivocabili: il collegio dei revisori dei conti dell’Università di Siena invoca l’immediato commissariamento “prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente”. Così si conclude il documento con cui, pochi giorni fa, i tre esperti – Cesare Lamberti, Massimiliano Bardani e Laura Pedron – hanno espresso parere contrario all’approvazione del bilancio preventivo 2013. Per la rossa Siena è una beffa stratosferica: i censori contabili invocano la prima applicazione della riforma Gelmini proprio nell’ateneo governato per lunghi anni da Luigi Berlinguer, padre della riforma che la pupilla di Berlusconi ha sovvertito. Lo stato di dissesto per le Università, infatti, non esisteva prima della Gelmini, e anzi non esiste di fatto neppure adesso: il ministro tecnico Francesco Profumo non ha ancora varato i decreti attuativi che consentirebbero la procedura di dissesto.

Se il rettore di Siena, Angelo Riccaboni, non fosse professore ordinario di economia aziendale si potrebbe sospettare che non abbia capito. Avrà dunque altri motivi per dichiarare, come ha fatto il 5 dicembre scorso inaugurando solennemente l’anno accademico, che “la fase più acuta della crisi è superata”. E per vantarsi, come ha fatto davanti al senato accademico, di una lettera di congratulazioni del ministro dell’Economia Vittorio Grilli per “l’azione di risanamento intrapresa”. Certo, è vero che le cose non vanno più così male come quattro anni fa, quando venne rivelata una voragine da 270 milioni di euro in un ateneo che ha un bilancio inferiore ai 200 milioni l’anno. Ma è anche vero che il 2012 si è chiuso con ulteriori 46 milioni di perdite, e la previsione, forse ottimistica per il 2013 è di un rosso ancora a quota 19 milioni. Adesso metteteci sopra la ciliegina: la strategia dell’economista Riccaboni per risanare l’Università è di non pagare i debiti al Monte dei Paschi. Proprio così, lo notano, con un certo trapelante raccapriccio, i sindaci revisori nella loro relazione tenuta finora accuratamente riservata. E notano anche che meglio sarebbe utilizzare il beneficio conseguente per accelerare il risanamento, anziché, come ha deciso Riccaboni, per fare nuovi investimenti e “far tornare a crescere” il campus senese (perché a Siena la mania di grandezza è dura a morire).

E così il cerchio si chiude. Non solo il Monte, malato grave, taglia i fondi alla Mens Sana basket, al Siena calcio e al Palio. Non solo la Fondazione, azionista al collasso del Monte, deve tagliare le sue generose erogazioni, anche quelle all’Università. Ma l’Ateneo a sua volta decide di sospendere per cinque anni il pagamento delle sue rate di mutuo a Mps. Un vero e proprio kamasutra dell’insolvenza incrociata. E così c’è chi chiede il commissariamento della banca, c’è chi chiede il commissariamento dell’Università, e il Comune è già commissariato. Ormai sotto la torre del Mangia i tempi sono maturi per l’intervento delle truppe Onu. Non è una battuta. Tra pochi giorni lo stato maggiore degli accademici senesi sfileranno a vario titolo a palazzo di Giustizia, dove potrebbero incrociarsi con l’ex presidente del Monte, l’amico Giuseppe Mussari, e altri big della banca finiti nei guai. Ognuno ha i suoi guai. Piero Tosi, delfino di Luigi Berlinguer e rettore dal 1994 al 2006, è alle prese con una richiesta di rinvio a giudizio per il dissesto dell’Università. Il suo mandato terminò su intervento della procura di Siena, che lo ha rinviato a giudizio per tentata concussione, con l’accusa di aver indotto a ritirarsi l’unico altro aspirante al posto di ricercatore a cui puntava suo figlio Gian Marco: per fortuna è stato assolto, e quindi padre e figlio vivono felici e contenti nella stessa facoltà, medicina.

Al posto di Tosi venne il rottamatore antiberlingueriano Silvano Focardi, che portò alla procura tutte le carte che dimostravano lo sfascio dei conti e il buco da 270 milioni. Ma anche il censore è finito nei guai, diventando celebre per le accuse sui finanziamenti alla sua contrada del Palio e sugli acquisti di quantitativi smodati di aragoste con soldi pubblici (la difesa sostiene che le aragoste servivano per certe ricerche nel campo della biologia marina). Anche Focardi attende la decisione sul rinvio a giudizio. E quindi venne Riccaboni, l’uomo della restaurazione berlingueriana (sempre nel senso di Luigi), che il 21 luglio 2010 è stato eletto contro Focardi per soli 16 voti su 570 votanti. In questo caso tra pochi giorni si decide sul rinvio a giudizio di dieci membri, di cui sette professori, della commissione elettorale: l’accusa (che non riguarda Riccaboni) è di aver truccato il voto. L’indagine è scattata subito dopo l’elezione di Riccaboni, che è stato intercettato mentre chiedeva lumi a Berlinguer, il quale lo rassicurava: convinto che l’inchiesta non poteva bloccare la nomina del nuovo rettore, sarebbe andato l’indomani a spiegare la situazione alla Gelmini. Due giorni dopo il ministro della Pubblica istruzione ratificò la nomina di Riccaboni.

L’articolo è stato pubblicato integralmente anche su Dagospia.

Muri di gomma e vicende giudiziarie dell’Università di Siena

Le vicende giudiziarie dell’Università di Siena (da: Zoom 25 maggio 2012)

La scorsa settimana la Procura della Repubblica di Siena ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio di dieci componenti di commissione elettorale e di seggio per falso ideologico in atto pubblico in relazione alle elezioni del Rettore svoltesi nel luglio 2010. Senza scivolare nel giustizialismo, ci sembra giusto porre in merito una questione di trasparenza e pubblicità. Nel pieno rispetto dell’indipendenza dell’Ateneo, le domande che un cittadino potrebbe e, aggiungiamo, dovrebbe porsi (e molti se le sono poste) riguardano tematiche di legittimazione e idoneità a ricoprire incarichi pubblici che incidono su risorse pubbliche. Va considerato, infatti, che alcuni degli indagati (anzi, più che indagati) siedono in organi di governo dell’Ateneo e non si negherà che la vicenda non sia indifferente rispetto ad una auspicabile gestione di un ente corretta e insospettabile. È evidente che nessuno vuole esprimere giudizi che spettano ad altri, ma non sarebbe stato (ed è ancora possibile provvedere) più opportuno che gli indagati (sui quali ora grava una richiesta di rinvio a giudizio) si facessero da parte almeno per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica? E il Rettore, che si è affrettato a chiarire sulla stampa che lui non era indagato (ma, trattandosi della SUA elezione, non può comunque negare che in qualche modo sia riguardato dalla vicenda), non avrebbe fatto una miglior figura a rimettere il proprio mandato nelle mani del Ministro (non a dimettersi, ma ad assegnare a chi gli è superiore la responsabilità)? Dobbiamo poi ricordarci che esiste l’altra inchiesta, quella sul dissesto, che ha visto chiuse le indagini per 18 persone (tutte rigorosamente al loro posto e sulle quali l’Amministrazione universitaria non ha preso alcuna determinazione). Ricordiamo tra l’altro che La Nazione, in quell’occasione, fece il numero di 23 persone, il che fruttò una bella perquisizione della sede della redazione e una conferenza stampa in cui la Magistratura fece sapere che effettivamente c’erano altre cinque persone indagate, ma che su queste indagini si doveva mantenere il riserbo in attesa di approfondimenti. Perché, ci chiediamo noi? Ancora una volta i cittadini avrebbero il diritto di sapere a chi è affidata l’amministrazione di beni pubblici e statali. Il silenzio, il segreto e la mancanza di trasparenza, come possono produrre una corretta gestione della Cosa pubblica? E se, nell’attesa, qualcuno di questi cinque fosse assurto a cariche che all’epoca non esercitava? La necessaria rinascita e il rilancio di una così prestigiosa e antica istituzione diventano ancor più difficili se continua a mancare un corretto e trasparente atteggiamento di tutti i soggetti coinvolti.