Università di Siena: bufale e inerzia, le specialità di Riccaboni e Frati

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Ai consiglieri comunali interesserà capire se l’Università è risanata o no? Il bilancio consuntivo 2013 è falso o no? Riccaboni e Frati (prorettore vicario fino a febbraio 2016 e candidato rettore) per quanto ancora credono di eludere la domanda? Inoltre, come mai e da anni le opposizioni sono così silenziose? Chi è in buona fede, ovviamente, non ha difficoltà a trovare le informazioni e prendere posizione. Proprio come i due consiglieri comunali Laura Sabatini e Alessandro Trapassi.

L’Università e i danni dell’inerzia (da: Corriere di Siena 7 giugno 2016)

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi (Consiglieri comunali). Risultano “solo tre” i concorrenti per l’ambito ruolo di rettore. Due, Alessandro Rossi e Felice Petraglia, sono dell’area delle Scienze biomediche e mediche, e l’altro, Francesco Frati, dell’area delle Scienze sperimentali. Ci è sembrato che in città tutto sia maturato in un silenzio quasi assordante. Sappiamo di riunioni di piccoli gruppi che si sentono ancora in dovere di decidere e di rappresentare il popolo senese, nonché di continuare a fare le scelte che avvengono in questa città! Infatti, non è stata fatta alcuna iniziativa veramente pubblica, “preparatoria alle candidature”, che avrebbe potuto vedere la partecipazione dei cittadini, dei docenti, del personale tecnico-amministrativo, degli studenti, degli amministratori pubblici che si sarebbero potuti esporre e dare il loro contributo. Ma non può esserci futuro senza un’attenta valutazione del passato, la storia ce lo insegna. Proprio da dentro l’Università, sarebbe dovuto sgorgare e fluire un monito al miglioramento, alla proposta fattiva e costruttiva. Invece, silenzio di tomba. La Scuola e l’Istruzione “tutta”, insieme al Diritto alla Salute, è uno dei cardini della nostra Costituzione ed è un diritto che appartiene ai cittadini. Da troppi anni la Scuola langue e invece l’Università è diventata un privilegio per pochi eletti e per poche famiglie, che si riciclano nei vari ruoli, per giungere fino a ricoprire prestigiosi ruoli politici.

Questa premessa, che non vuole essere semplice retorica, scaturisce dai dati che abbiamo analizzato e che riportiamo. Silvano Focardi adottò, dopo la scoperta della voragine da 270 milioni i seguenti provvedimenti: blocco del turnover del personale; vendita del San Niccolò per 74 milioni di euro, acquisito da Fabrica-Immobiliare Sgr spa che opera attraverso il fondo Aristotele società strumentale dell’Inpdap (soci della Fabrica Immobiliare la Fincal di Caltagirone e la Banca MPS); vendita delle Scotte (108 milioni) con acquisto della struttura da parte della Regione Toscana, quindi con i soldi dei cittadini toscani; primo piano di risanamento; secondo piano di risanamento, che prevedeva una serie di ulteriori correttivi del primo; dismissioni di immobili in affitto. Quanto sopra mette in evidenza che Focardi, durante il suo mandato, aveva realizzato una fetta importante di risanamento.

Angelo Riccaboni, l’attuale Rettore, si è insediato il 4 novembre 2010. Interessante è l’analisi dei dati sull’organico del personale dell’Università al momento attuale: 712 docenti; 17 ricercatori a tempo determinato; 1035 addetti tra il personale tecnico-amministrativo. Totale 1.764. Sotto la sua gestione sono deceduti e andati in pensione 229 docenti, durante quella di Focardi 122. Dal 2008 i docenti sono diminuiti di 351 unità. Ultimamente Riccaboni ha parlato del risanamento e dei suoi risultati. Quello che abbiamo potuto leggere e sentire, sono solo frasi, tante parole, ma non è entrato nel dettaglio, non ha portato alla ribalta numeri e dati, ha solo pronunciato parole su parole. Rimane insoluto il problema per i cittadini e per chi li rappresenta, di sapere come è, ad oggi, la vera situazione del disavanzo e soprattutto in quale mandato rettorale è iniziato. Come sta davvero il bilancio 2015? Dove e quali sono i provvedimenti adottati dall’attuale rettore per risanarlo? Purtroppo, gli unici dati certi sono quelli riguardanti i pensionamenti e, sfortunatamente, i decessi. Nient’altro è stato fatto, nessun intervento di organizzazione strutturale. La sensazione che abbiamo, è che il mandato di Riccaboni sia andato avanti per inerzia pura. Si pensi alla sola riduzione del costo del personale docente, che è sceso da 78 milioni (nel 2011) a 61 (nel 2015), con un risparmio di 17. È evidente, che di per sé l’inerzia provoca anche un risultato economico, ma a che prezzo, in termini di qualità del servizio offerto, visto il mancato turnover, e considerando che i docenti sono essenziali per la didattica e si presume che i più anziani siano anche i più esperti? Ovviamente, gli effetti dell’inerzia di Riccaboni hanno provocato un calo notevole delle iscrizioni. Nel 2011 erano iscritti 18.088 studenti e quest’anno (aprile 2016) se ne sono iscritti 14.236: un calo di 3.852 studenti. Inoltre, merita menzione la chiusura di un gran numero di lauree triennali e magistrali. Quale il futuro di questa Università? La città, i suoi cittadini, la sua banca (ex) e la Regione, nel tempo, hanno già dato molto all’Università. Cosa saprà costruire e restituire con la gestione del futuro rettore? Oltre a prendere o pretendere, occorre anche dare. Di tutto questo dovrebbero discutere i candidati a Rettore.

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Il silenzio interessato sull’Università di Siena delle opposizioni in Consiglio comunale

Enrico Tucci e Daniele Magrini

Enrico Tucci e Daniele Magrini

Indicando il Palazzo comunale al suo ospite, nel corso della trasmissione “di Sabato” del 16 aprile 2016, Daniele Magrini chiedeva : «Non s’è sempre detto che l’Università è il polo trainante della città? Interesserà capire se l’Università è risanata o non è risanata?». No! Ai consiglieri di maggioranza non interessa conoscere le reali condizioni dei bilanci dell’Ateneo senese. E purtroppo, non interessa neppure ai consiglieri di minoranza: sia agli oppositori balneari che a quelli montani, eletti e non eletti in Consiglio comunale. Tutti! Nessuno escluso, a giudicare dal silenzio di tomba sull’argomento! Come non interessa ai giornalisti e ai mezzi d’informazione online e della carta stampata, con l’eccezione, ovviamente, del “Cittadino online” e dei blogger non allineati. Prendiamo, per esempio, l’intervista al consigliere comunale Enrico Tucci, di seguito trascritta integralmente, solo per la parte riguardante l’Università e la sanità, dalla trasmissione “di Sabato“ (30 aprile 2016) di Radio Siena TV. Leggendo le dichiarazioni del consigliere Tucci, si pensa che lui disponga di notizie di prima mano sull’università, tanto è deciso e categorico: «nell’Università in questo momento c’è un po’ di rivolgimento; il Rettore ci fa sapere che farà nuove assunzioni; sono arrivati un po’ di soldi e il bilancio, almeno sulla carta, è stabilizzato». Sarebbe interessante che il consigliere Tucci dicesse la sua sulla semplice domanda, che Riccaboni e Frati eludono da un anno: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?».

Tucci. (…) Nella sanità senese ci sono dei lati meno brillanti: a fronte di un forte investimento della Regione soprattutto su Careggi, ma con Pisa che non si fa mancare niente, con una campagna-acquisti forte di Careggi, Siena, invece, sembra quelle squadre che devono vendere tutti gli anni i giocatori migliori per cercare di stare a galla. Non è la nostra missione.

Magrini. Cioè, questa campagna-acquisti significa che bravi primari, bravi medici, bravi chirurghi non restano a Siena e vanno via?

Tucci. Allora, io sono abituato a fare i cognomi, è la mia indole che non mi procura tanti amici ma, insomma, sono amico della verità. L’ultimo esempio è il Prof. Trabalzini, che non ho l’onore di conoscere personalmente, di cui, però, conosco il curriculum e le pubblicazioni. Trabalzini è un chirurgo della base cranica, un posto difficile da operare al confine fra l’otorino e la neurochirurgia. Sono pochissimi gli specialisti di questa disciplina. Allora, Trabalzini è venuto a Siena e ha fatto bene; quando è stato il momento di riconoscergli un ruolo – sappiamo tutti che nell’Università in questo momento c’è un po’ di rivolgimento, il Rettore ci fa sapere che farà nuove assunzioni e questo ci fa molto piacere, quindi sono arrivati un po’ di soldi, il bilancio, almeno sulla carta, è stabilizzato e, quindi l’Università deve investire su grandi professionisti e sui giovani, parimenti, perché abbiamo bisogno di nuove leve e di professionalità consolidate –. Il morale della favola è che il Dott. Trabalzini non è potuto diventare professore, non sta a me dire perché e per come, però è in forza ora all’ospedale Meyer di Firenze, altro punto di aggregazione di grandissimi professionisti perché la regione punta a scalzare il Gaslini dalla classifica del top ospedali pediatrici, per far diventare il Meyer il miglior ospedale pediatrico d’Italia. Benissimo! Ma noi? Questi sono i problemi. Ma noi? Avevamo un chirurgo toracico di grande livello, il mio amico Luca Voltolini, senese, dirige la chirurgia toracica di Careggi nell’ambito di questa campagna-acquisti promossa dalla direttrice Calamai di Careggi. Abbiamo occasioni perse, di grandi chirurghi che a Siena non sono potuti afferire. Non sta a me dire se è un bene o un male, dico solo una cosa: l’esperienza di Grosseto insegna che un ospedale modesto diventa un ospedale importante – e Grosseto lo è e lo vedremo nei prossimi anni – quando arriva uno dei grandi chirurghi. La venuta del Prof. Mariani, lupaiolo e nostro carissimo amico, a Grosseto nel 1998 ha cambiato il volto dell’ospedale e l’ha preparato all’avvento di un grandissimo chirurgo Cristoforo Giulianotti, attualmente a Chicago, Università dell’Illinois, il pioniere della robotica in chirurgia generale, conosciuto in tutto il mondo, che dal ‘98 al 2007 è stato a Grosseto. Poi è andato a Chicago, ma lui sarebbe andato volentieri in un’altra cittadina senese molto vicina a Grosseto.

Magrini. Grazie a Enrico Tucci di essere stato con noi. Complimenti al figlio Francesco brillantemente laureato in …?

Tucci. In Economics che è una laurea magistrale in Inglese che la nostra Università offre in concorso (ha fatto un double degree) con l’Università di Uppsala, dove è stato un anno.

Magrini. È un cervello in fuga?

Tucci. No! Io non credo alla nozione dei cervelli in fuga, credo che i cervelli debbano girare, perché è la circolazione dei cervelli che alza la qualità totale. Sarebbe bello se qualche cervello si fermasse anche più da noi. Ma, non necessariamente di Siena, non so se rendo l’idea. Cervelli!

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (26 maggio 2016) con lo stesso titolo.
– Bastardo Senza Gloria (26 maggio 2016) con il titolo: «Concordiamo con Giovanni Grasso riguardo la poca attenzione che certe “opposizioni” hanno dedicato alla questione dell’Università».

Riccaboni dixit: «se voi andate in mensa ci sono moltissimi ragazzi colorati, persone che si vede chiaramente che non sono italiane»

Di seguito la trascrizione integrale della seconda parte dell’intervista di Daniele Magrini al Rettore (Radio Siena TV, di Sabato, 19 marzo 2016).

Magrini. Allora, veniamo al tema delle iscrizioni; cioè io ho visto che tutti gli atenei, tutte le università in Italia hanno avuto una flessione nelle iscrizioni, probabilmente anche in relazione alla situazione generale. Siena negli ultimi 5 anni ha perso circa 3.000 forse 3.500 iscritti a partire dal 2011, facendo il conto, mi pare – correggimi se sbaglio – che è una cifra in linea con la tendenza nazionale o un po’ più forte, com’è?

Riccaboni. Ma diciamo, anche su questo ti ringrazio dell’opportunità di parlarne, perché almeno così si sfatano alcuni miti. Allora, noi abbiamo avuto 15.775 iscritti nel 2014/2015. Diciamo che questa dimensione fra i 15 e i 17 mila è la nostra dimensione naturale. Ci sono stati degli anni in cui siamo stati anche vicini a ventimila, però, vorrei ricordare una cosa, perché se non si guardano i dati è difficile capire. C’era stato e parlo degli anni dal 2004 al 2007 la possibilità da parte del Ministero di riconoscere, a istituzioni come le Forze Armate, il percorso di carriera per arrivare a laurearsi. Noi in quegli anni abbiamo avuto 9.800 iscritti delle Forze dell’ordine. Allora se noi avevamo 19.500 studenti meno, in media, 2.500 all’anno ritorniamo a quel numero di 17 mila che è il nostro ordine di grandezza; quindi i 17 mila rispetto ai 15.775 dell’anno scorso è più che in linea con la dinamica nazionale. Ma noi abbiamo fatto anche un altro studio e abbiamo visto che negli ultimi tre anni – perché mi sia consentito che negli anni della grande crisi non è facile fare dei confronti con quegli anni – negli ultimi tre anni la nostra riduzione, rispetto alla media nazionale, è stata totalmente in linea; quindi, questo è un buon risultato, tenendo conto che Siena – questo va detto perché vorrei anche che ci fosse consapevolezza della qualità del nostro Ateneo – nelle classifiche del Censis, lo sappiamo, è sempre ai primi posti; ma quello che conta molto è la provenienza degli studenti da fuori regione; noi siamo i primi, in Toscana, per la provenienza da fuori regione; in particolare siamo i primi per la presenza, fra le lauree magistrali, di studenti stranieri; e questo lo dico perché era uno degli assi del mio mandato; e noi nelle lauree magistrali – tu sai che ora ci sono lauree triennali, i primi tre anni, e poi le lauree magistrali, i due anni – nei due anni della laurea più avanzata, in questi ultimi tre anni siamo passati dal 5% degli stranieri, al 10% degli stranieri, al 16% degli stranieri; questo penso che la città cominci a vederlo; cioè, se voi andate in mensa, o a San Francesco o a San Miniato, ci sono moltissimi ragazzi colorati, persone che si vede chiaramente che non sono italiane e questa è stata una grande attrattività di Siena che ha, probabilmente, aiutato a controbilanciare la riduzione degli italiani.

Magrini. Allora, è cronaca dei nostri giorni: si discute molto di sanità delle Scotte, come una struttura sanitaria che rischia di perdere un po’ di colpi. Mi pare che si discuta, non molto, sul ruolo della Facoltà di Medicina. O meglio, c’è stata l’iniziativa dell’Associazione “Confronti”, di Alberto Monaci, tre giorni fa, in cui è stato lanciato un appello anche molto preoccupato proprio al ruolo della Facoltà di Medicina, anche come Facoltà che fa buona ricerca, che attrae tanti studenti perché fa buona formazione. Che cosa pensi di questo ruolo specifico di Medicina a Siena?

Riccaboni. Innanzitutto, bisogna fare una contestualizzazione. Noi abbiamo, a parte che non c’è più la Facoltà, diciamo che abbiamo un’area biomedica molto forte, molto importante, un punto centrale del nostro ateneo, ma, vorrei dire, un punto centrale per lo sviluppo del nostro territorio. È chiaro, l’ha detto anche Rossi recentemente, che in futuro a Siena gli assi sono la cultura, il turismo, tutta la parte dell’agrifood e la parte biomedicale. Allora, la parte “biomedicale” vuol dire l’area biomedica, ma tutta la parte di farmacia e farmaceutica. Quindi noi abbiamo un grande asset perché sulla base della forza dell’area biomedica si può anche rafforzare il distretto farmaceutico; lo dico, questo, perché uno degli assi sui quali stiamo lavorando proprio in queste settimane, in questi mesi è rafforzare tutta questa parte: l’area farmacia, sperimentazione, clinica, l’area medica. Ed è proprio alla base del progetto che stiamo concordando con la Regione; quindi io posso assicurare che con la Regione c’è un confronto, un dialogo proprio per rafforzare queste aree su questi temi, come su anche altri temi legati alla medicina di precisione; però ora non vorrei entrare troppo nei dettagli. Quindi, è chiaro che ci sono state delle dinamiche che sono state tipiche soltanto di Siena, nel senso che a Siena abbiamo avuto negli anni una forte presenza dell’area universitaria dentro “Le Scotte”, come sappiamo. Quindi, questa grossa presenza in altri atenei in altre aziende della Toscana sappiamo che non è successo; quindi, la Regione lì interveniva tradizionalmente, ora deve intervenire anche di più da noi, ma sulla base di queste progettazioni io sono sicuro che ci sarà questo intervento; quindi c’è un dialogo con la Regione, con l’assessore Saccardi, in particolare, per riuscire a far sì che l’intervento della Regione sulle “Scotte”, per quanto riguarda anche la nostra Facoltà (per usare questo termine) sia maggiore. Come Università, come sapete, abbiamo ricominciato il percorso di programmazione dei ruoli e l’area medica, giustamente, ha una quota importante di questi ruoli.

Il buco dell’Università di Siena è stato coperto con i soldi dei cittadini facendo pagare due volte lo stesso immobile

Le-Scotte

Da un articolo sulla riorganizzazione delle Asl in Toscana, pubblicato da “Il giunco.net(il quotidiano della Maremma), si riporta il passo riferito alla vendita dell’Ospedale Le Scotte, messa in atto per coprire parte del buco dell’Università di Siena.

Sanità: «Facciamo un’area vasta con Siena a Val di Cornia»

Gianfranco Chelini (segretario provinciale del Centro democratico di Grosseto). (…) È un guardare all’indietro la spinta neocentralizzatrice regionale, anche sulla sanità, che vede Firenze raccogliere tutte le eccellenze sul proprio territorio finanziata dai cittadini delle altre Province toscane. Basti ricordare che il buco dell’università di Siena è stato coperto con la vendita dell’Ospedale delle Scotte alla Asl di Siena con un costo di centocinquantamilioni di euro. In disparte la circostanza poco elegante di far pagare con le tasse dei cittadini due volte lo stesso immobile, ricordiamo che questi fondi sono stati tolti dal fondo sanitario regionale impoverendo così le altre Asl, cosa già successa per coprire il “grande buco” di Massa Carrara. (…)