Perché non si vuole nel CdA dell’Ateneo senese il sindacalista Lorenzo Costa?

usbUSB appoggia la candidatura di Lorenzo Costa in CdA
Usb Pubblico Impiego. Lorenzo Costa non è incompatibile per la carica, la verità è che è scomodo, per alcuni. Oggi si vota per il rappresentante in CdA. A questo link trovate le info su luoghi ed orari.
Come sigla non abbiamo dubbi nell’appoggiare la candidatura di Lorenzo, un collega che conosciamo da anni e che ha sempre messo la sua passione al servizio di tutte e tutti. Tale è la coerenza di Lorenzo Costa che non trovando argomenti per smontare la sua candidatura alcuni lo stanno attaccando per una sua possibile incompatibilità fra ruolo sindacale e quello di rappresentante qualora fosse eletto in CdA. Lo Statuto dell’Ateneo non ha alcuna menzione su possibili incompatibilità, né alcuna norma la prevede.
Analizziamo i fatti. Il candidato è componente della RSU e coordinatore della sigla USB. Ha già dichiarato che come coordinatore USB si dimetterà, quindi non apporrà la firma sui futuri contratti integrativi, di modo che non dovrà votare su delibere in cui vi sia la propria firma, cosa che dallo stesso viene visto come un conflitto. Problema USB tolto.
Come componente RSU non parla in contrattazione, dovrebbe parlare da regolamento RSU solo la Presidente, quindi è uno dei dodici componenti della RSU e partecipa solo alle assemblee della stessa. In che modo questo generi una incompatibilità è oscuro.
Dove sta la incompatibilità? Ad oggi, ufficialmente solo la presidente della RSU, ed il DG l’hanno sollevata. La presidente come questione reale, il DG come questione di opportunità. Qui potete leggere cosa hanno scritto in proposito.
Ora, capite bene cosa vuol dire questo? L’Amministrazione, nella persona del DG non vorrebbe un sindacalista in CdA ed è comprensibile. Ha dichiarato di averne già avuti in altri Atenei ed è un inferno. Fin qui tutto normale. Nulla da spiegare.
Ciò che non è normale è che la presidente della RSU voglia escludere un componente della stessa dal CdA sulla base di una logica perversa. Così scrive infatti: «Tale ruolo [quello sindacale], pur non formalmente incompatibile con quello di consigliere di amministrazione, pone all’attenzione una oggettiva questione di opportunità. Il ruolo politico e sindacale attivo svolto sino ad oggi dal candidato, in qualità di dirigente, può infatti risultare in conflitto con quello di amministratore dell’ente con il quale si possono configurare anche momenti di vertenzialità. Pertanto si ritiene imprescindibile, al fine di tutelare sia i lavoratori che l’Amministrazione universitaria, che in caso di elezione, il candidato rinunci al proprio ruolo di rappresentante RSU e di dirigente sindacale. In mancanza di tale rinuncia riteniamo che la candidatura presenti profili di oggettiva, ancorché non formale incompatibilità.»
Allora un ruolo politico non è mai stato svolto. Poi si ammette la candidatura solo se il candidato qualora risultasse eletto si dimettesse dalle cariche. Un salto logico incredibile, cioè si basa l’ammissibilità di una candidatura su qualcosa che non è ancora avvenuto, le elezioni, per cui viene presentata la candidatura.
Si vuole fare in modo che Lorenzo Costa non partecipi più alle contrattazioni? Come componente RSU non parla ma può ascoltare ciò che viene discusso, e come iscritto alla USB perché non potrebbe partecipare, quale danno farebbe alle colleghe e ai colleghi? Oppure si vuole che una persona come Lorenzo Costa non partecipi al CdA. Di certo non c’è nulla a livello di leggi che impedisca che una persona pur essendo iscritta partecipi ai due consessi, CdA e tavolo della contrattazione.
Chissà, certo il responso delle urne ci dirà molto su cosa credano sia opportuno per questo Ateneo. Le lavoratrici ed i lavoratori. Speriamo che finisca qui, e si accetti il risultato del voto. Soprattutto che lo faccia il Rettore. Alcuni provano a minare la candidatura di Lorenzo Costa con questa storia della incompatibilità, non cascate nel tranello!
USB vota Lorenzo Costa e faremmo bene a votarlo in tanti!
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Alla seconda votazione, Francesco Frati è stato eletto rettore dell’Università di Siena

involuzionedellaspecierettoraleIl presidente della Commissione elettorale, il Prof. Paolo Luigi Nardi, ha letto i risultati della seconda votazione, dichiarando che il Prof. Francesco Frati  è stato eletto Rettore dell’Università di Siena.

Quorum necessario: non comunicato (360 ?).

Hanno ottenuto voti:
Francesco Frati:    395
Felice Petraglia:    296
– Schede bianche:     29

Hanno votato:
– 628 docenti su 731 aventi diritto al voto;
–   37 studenti su 88 aventi diritto al voto;
– 645 unità di personale tecnico-amministrativo su 1035 aventi diritto al voto.
Totale: 1310 su 1854 aventi diritto al voto. Non hanno votato in 544.

Università di Siena: involuzione della specie rettorale

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La seconda votazione per eleggere il rettore della Università degli Studi di Siena ci sarà mercoledì 22 giugno 2016.

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Alle ore 8,45 del 21 giugno 2016 la comunità Accademica tutta ha ricevuto la seguente lettera di rinuncia alla candidatura a rettore di Alessandro Rossi.

Carissime/i

ringrazio voi tutti, uno per uno dal profondo del cuore per la fiducia che mi avete riservato, ma traendo le conseguenze dalle indicazioni complessive, dell’elettorato vi comunico che ritirerò la mia candidatura. Sono certo che il nostro Ateneo saprà tutelare la propria indipendenza e realizzare alcune delle azioni programmatiche proposte e discusse durante i numerosi incontri e colloqui avvenuti in questi mesi di campagna elettorale. Questo periodo mi ha consentito di conoscere meglio la complessità e la ricchezza della nostra Comunità Accademica: un valore questo che va oltre ogni quantificazione numerica. Alessandro Rossi

Università di Siena: bufale e inerzia, le specialità di Riccaboni e Frati

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Ai consiglieri comunali interesserà capire se l’Università è risanata o no? Il bilancio consuntivo 2013 è falso o no? Riccaboni e Frati (prorettore vicario fino a febbraio 2016 e candidato rettore) per quanto ancora credono di eludere la domanda? Inoltre, come mai e da anni le opposizioni sono così silenziose? Chi è in buona fede, ovviamente, non ha difficoltà a trovare le informazioni e prendere posizione. Proprio come i due consiglieri comunali Laura Sabatini e Alessandro Trapassi.

L’Università e i danni dell’inerzia (da: Corriere di Siena 7 giugno 2016)

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi (Consiglieri comunali). Risultano “solo tre” i concorrenti per l’ambito ruolo di rettore. Due, Alessandro Rossi e Felice Petraglia, sono dell’area delle Scienze biomediche e mediche, e l’altro, Francesco Frati, dell’area delle Scienze sperimentali. Ci è sembrato che in città tutto sia maturato in un silenzio quasi assordante. Sappiamo di riunioni di piccoli gruppi che si sentono ancora in dovere di decidere e di rappresentare il popolo senese, nonché di continuare a fare le scelte che avvengono in questa città! Infatti, non è stata fatta alcuna iniziativa veramente pubblica, “preparatoria alle candidature”, che avrebbe potuto vedere la partecipazione dei cittadini, dei docenti, del personale tecnico-amministrativo, degli studenti, degli amministratori pubblici che si sarebbero potuti esporre e dare il loro contributo. Ma non può esserci futuro senza un’attenta valutazione del passato, la storia ce lo insegna. Proprio da dentro l’Università, sarebbe dovuto sgorgare e fluire un monito al miglioramento, alla proposta fattiva e costruttiva. Invece, silenzio di tomba. La Scuola e l’Istruzione “tutta”, insieme al Diritto alla Salute, è uno dei cardini della nostra Costituzione ed è un diritto che appartiene ai cittadini. Da troppi anni la Scuola langue e invece l’Università è diventata un privilegio per pochi eletti e per poche famiglie, che si riciclano nei vari ruoli, per giungere fino a ricoprire prestigiosi ruoli politici.

Questa premessa, che non vuole essere semplice retorica, scaturisce dai dati che abbiamo analizzato e che riportiamo. Silvano Focardi adottò, dopo la scoperta della voragine da 270 milioni i seguenti provvedimenti: blocco del turnover del personale; vendita del San Niccolò per 74 milioni di euro, acquisito da Fabrica-Immobiliare Sgr spa che opera attraverso il fondo Aristotele società strumentale dell’Inpdap (soci della Fabrica Immobiliare la Fincal di Caltagirone e la Banca MPS); vendita delle Scotte (108 milioni) con acquisto della struttura da parte della Regione Toscana, quindi con i soldi dei cittadini toscani; primo piano di risanamento; secondo piano di risanamento, che prevedeva una serie di ulteriori correttivi del primo; dismissioni di immobili in affitto. Quanto sopra mette in evidenza che Focardi, durante il suo mandato, aveva realizzato una fetta importante di risanamento.

Angelo Riccaboni, l’attuale Rettore, si è insediato il 4 novembre 2010. Interessante è l’analisi dei dati sull’organico del personale dell’Università al momento attuale: 712 docenti; 17 ricercatori a tempo determinato; 1035 addetti tra il personale tecnico-amministrativo. Totale 1.764. Sotto la sua gestione sono deceduti e andati in pensione 229 docenti, durante quella di Focardi 122. Dal 2008 i docenti sono diminuiti di 351 unità. Ultimamente Riccaboni ha parlato del risanamento e dei suoi risultati. Quello che abbiamo potuto leggere e sentire, sono solo frasi, tante parole, ma non è entrato nel dettaglio, non ha portato alla ribalta numeri e dati, ha solo pronunciato parole su parole. Rimane insoluto il problema per i cittadini e per chi li rappresenta, di sapere come è, ad oggi, la vera situazione del disavanzo e soprattutto in quale mandato rettorale è iniziato. Come sta davvero il bilancio 2015? Dove e quali sono i provvedimenti adottati dall’attuale rettore per risanarlo? Purtroppo, gli unici dati certi sono quelli riguardanti i pensionamenti e, sfortunatamente, i decessi. Nient’altro è stato fatto, nessun intervento di organizzazione strutturale. La sensazione che abbiamo, è che il mandato di Riccaboni sia andato avanti per inerzia pura. Si pensi alla sola riduzione del costo del personale docente, che è sceso da 78 milioni (nel 2011) a 61 (nel 2015), con un risparmio di 17. È evidente, che di per sé l’inerzia provoca anche un risultato economico, ma a che prezzo, in termini di qualità del servizio offerto, visto il mancato turnover, e considerando che i docenti sono essenziali per la didattica e si presume che i più anziani siano anche i più esperti? Ovviamente, gli effetti dell’inerzia di Riccaboni hanno provocato un calo notevole delle iscrizioni. Nel 2011 erano iscritti 18.088 studenti e quest’anno (aprile 2016) se ne sono iscritti 14.236: un calo di 3.852 studenti. Inoltre, merita menzione la chiusura di un gran numero di lauree triennali e magistrali. Quale il futuro di questa Università? La città, i suoi cittadini, la sua banca (ex) e la Regione, nel tempo, hanno già dato molto all’Università. Cosa saprà costruire e restituire con la gestione del futuro rettore? Oltre a prendere o pretendere, occorre anche dare. Di tutto questo dovrebbero discutere i candidati a Rettore.

Un rettore autorevole, autonomo, legittimato e con una visione aperta e libera da pregiudizi e vincoli culturali localistici

Per leggere l’articolo cliccare sull’immagine sottostante.

lanazione9giu2016

Pericolo n. 1 – Il nulla che avanza e che distruggerà definitivamente l’Università di Siena

Ecco cosa scrive Francesco Frati, rappresentante del gruppo di potere guidato dal “grande vecchio” Luigi Berlinguer. Con un richiamo in prima pagina, impropriamente intitolato “Nuovo rettore Francesco Frati illustra il suo programma“, La Nazione Siena pubblica le risposte del candidato a rettore alle 10 domande poste dalla giornalista. Per leggere l’articolo del Corriere di Siena, cliccare sull’immagine.

Corrsera8giu2016

Finalmente un dibattito, limitato però a un giornale online, sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Simonetta Losi

Simonetta Losi

La pubblicazione su “agenziaimpress.it” del brillante, approfondito ed efficace articolo di Simonetta Losi, «Università di Siena alla ricerca di un Rettore “libero”», ha finalmente smosso le acque e stimolato due candidati (Felice Petraglia e Alessandro Rossi) a intervenire. Scrive Losi: «Università e città sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. (…) Bisogna rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene. Fra sei anni l’Università potrebbe non esistere più, implosa e fagocitata dall’esterno. Di questo si sta parlando poco, troppo poco: l’opinione pubblica non viene smossa, a tutto vantaggio di qualche “manovratore” che ha tutto l’interesse a non provocare dibattito o movimento di opinione.» Riferendosi alle caratteristiche del prossimo Rettore, Simonetta Losi aggiunge: «Il prossimo Rettore, oltre ad una indiscutibile statura scientifico-culturale, dovrà essere una persona autorevole e autonoma, dovrà saper scegliere una classe dirigente illuminata. (…) È necessario far sì che l’Università sia il motore di un potere economico sano, capace di produrre ed esportare i suoi valori. Seguendo questo ragionamento, il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche, tantomeno di quelle troppo lontane e non esplicite: quelle che vedono l’Università di Siena come un’istituzione da occupare e non da servire.» Vediamo gli interventi dei candidati a Rettore.

Felice Petraglia

Felice Petraglia

Unisi al voto. Petraglia: «Mobilitazione civica per rinnovare Ateneo: Mia candidatura sintesi del pensiero di tanti colleghi» (da: agenziaimpress.it, 3 giugno 2016)

Felice Petraglia. Caro Direttore, da candidato alla carica di Rettore dell’Università di Siena ho apprezzato l’attenta e documentata analisi sull’Ateneo al voto che Simonetta Losi ha fatto su il 1° giugno . Mi piace anche che il dibattito su un tema così importante avvenga su una testata online espressione di un’agenzia di stampa, una piazza virtuale, forma globale e moderna di strumento di informazione. Ogni cittadino che aspira a ricoprire incarichi di pubblico servizio e utilità ha il dovere di “sentire” la piazza che, nel caso dell’Università, non può essere limitata alla comunità accademica (docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti) ma comprende un insieme maggiore, la città di Siena, che nutre aspettative ed esprime opinioni su una delle sue più prestigiose e vitali istituzioni quale è la nostra Università dal 1240.

Losi ha ricordato una sollevazione popolare del 1892 a difesa dell’Ateneo allora minacciato di soppressione. Oggi non corriamo tale rischio estremo, ma subiamo ancora strascichi insoluti del recente dissesto: emorragia di studenti non riscontrabile in altri atenei, forte ridimensionamento del corpo docente, sacrifici eccessivi per il personale sia docente che tecnico e amministrativo. Una nuova mobilitazione civica attuata attraverso un confronto costruttivo è utile per giungere al necessario rinnovamento del governo dell’Ateneo, i cui effetti riguarderanno la sua famiglia allargata ovvero la città tutta.

Docenti e personale tecnico amministrativo sono consapevoli del loro ruolo di spinta all’economia locale e dell’importanza  della ricerca come strumento di evoluzione della società. La città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti. La mia candidatura è la sintesi del pensiero e del lavoro di tanti colleghi. Il mio programma è qui e resto disponibile ad ogni confronto.

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Unisi al voto. Rossi: Ateneo, soggetto chiave per dare alla Città innovazione e sviluppo (da: agenziaimpress.it, 6 giugno 2016)

Alessandro Rossi. Il prof. Felice Petraglia scrive che “la città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti”. Il prof. Petraglia forse non considera che la città sta cambiando anche per la sua “forzata” trasformazione economica, così come è avvenuto negli ultimi decenni in tutti i Paesi occidentali. I processi di delocalizzazione industriale verso paesi a più basso costo del lavoro hanno comportato la nascita di quella che oggi viene denominata economia della conoscenza e della cultura. Uno studio commissionato dalla Ue ha dimostrato che l’impatto socio-economico di questo settore contribuiva, già nel 2003, per circa il 3% al Pil (il doppio del settore manifatturiero alimentare). Questo fenomeno che riguarda particolarmente le città universitarie, si è tradotto nella crescita di lavori strettamente legati alle nuove tecnologie, alla cultura e alla conoscenza. Il concetto di “economia culturale” include tutti i settori produttivi che si occupano di creare, produrre beni e servizi ad alto contenuto tecnologico ma anche ad alto significato simbolico (stampa, editoria e multimedia, produzione musicale e cinematografica, produzione e organizzazione di eventi culturali, organizzazione e conservazione di informazione e conoscenza nei musei, nelle biblioteche, nei centri di documentazione, nelle attività creative e artistiche, nella produzione di beni immateriali, ecc.).

L’Università rappresenta il fattore chiave per integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione, potendo promuovere e alimentare la cultura, la ricerca e la conoscenza quale fattore di sviluppo e di trasformazione del territorio. La nostra città, che ha subito un impoverimento analogo a quello delle città nelle quali sono avvenuti processi di delocalizzazione industriale, ospita una struttura accademica ed ha quindi a disposizione un elevato numero di esperti in differenti discipline, oltre alla presenza consistente di risorse umane giovani e qualificate. L’Università, insieme alle altre Istituzioni cittadine, può alimentare l’economia della conoscenza e della cultura per un nuovo rinascimento di questa città, così come auspicato nell’articolo di Simonetta Losi. Il paradigma citato dal prof. Petraglia dovrebbe essere, quindi, rovesciato: l’Università deve recuperare appieno il suo ruolo sociale e non può limitarsi a chiedere alla città il semplice “supporto logistico di sua competenza”. L’università e la città sono due poli dello stesso magnete.