«Rompere con gli schemi del passato e tirare fuori tutta la verità sullo stato dell’Ateneo per ridare un futuro all’Università di Siena

Zelia-RuscittoDi seguito, la trascrizione integrale del commento conclusivo dell’intervista di Orlando Pacchiani (per Radio Siena TV) ai candidati rettori, nella trasmissione Siena Diretta Sera del 19/05/2016. Le riflessioni sono di Raffaella Zelia Ruscitto, giornalista de “il Cittadino online” che, il 3 ottobre 2013, ha ricevuto dall’Associazione Antigone di Siena il Premio “Pia de’ Tolomei”. Mi piace ricordare la bella motivazione: «premiata per l’autonomia e il coraggio con cui ha analizzato gli episodi che hanno segnato la storia recente e difficile di questa città. Con chiarezza e determinazione ha svolto il suo lavoro senza paura di ritorsioni o attacchi professionali e personali, dimostrando così che il coraggio delle idee attraversa trasversalmente le donne, promotrici in tante parti del mondo di battaglie per i diritti e per le ragioni della democrazia e della giustizia.»

Raffaella Zelia Ruscitto. Università, candidati a rettore, elezioni. Che cosa possiamo dire di questi candidati? Beh! Che hanno tutti bei programmi, belle speranze, buone intenzioni e tanto entusiasmo; l’entusiasmo delle idee, che finché restano idee sono perfette e condivisibili, ma che poi in qualche modo si devono scontrare con la realtà dei fatti. Una realtà, in verità, poco chiara per quanto riguarda lo stato reale dell’Università di Siena. Poco chiari, per esempio, innanzitutto i conti. Alcuni dicono che sono perfetti e in positivo e sempre meglio di anno in anno. C’è chi, invece, dice e sostiene che questi bilanci siano stati un po’ imbellettati, che gli sia stato messo un po’ di maquillage, qui e là, per rendere più visibile ai cittadini e alle persone comuni un progetto di risanamento che in realtà è molto più faticoso, molto più lungo e anche molto meno entusiasmante di quanto si voglia far credere. Diciamo che a leggere l’intervista del rettore, rilasciata al Corriere di Siena solo qualche giorno fa, sembra che tutto vada bene, che ci sia un entusiasmo dilagante e che al nuovo Magnifico non resti da fare altro che proseguire sulla strada già intrapresa da Riccaboni e aspettare soltanto il successo e la crescita dell’ateneo. Le belle parole, però, s’infrangono su ciò che noi, sappiamo bene, un po’ qui un po’ là abbiamo appreso dai vari commentatori di quello che accade all’interno dell’Università di Siena. Per esempio sul blog Il senso della misura del Prof. Grasso, uno dei blog più conosciuti a Siena per quanto riguarda l’Università, leggiamo un articolo a commento del programma del Prof. Petraglia. Il programma, in realtà, viene preso solo come spunto e a pretesto per fare un quadro di ciò che è realmente l’università in questo momento. Insomma si mettono a confronto le intenzioni del candidato a rettore e quella che è la base di partenza per vedere se, in effetti, le due cose possono essere l’una il prosieguo dell’altra. Quello che riporta l’articolo è una situazione non proprio brillante: metà delle lauree magistrali e metà delle triennali perse; raso al suolo il dottorato, così viene detto; perduti seimila studenti e 350 docenti e 100 stanno per venire fuori; non c’è, almeno al momento, un turnover; questa la situazione nel suo complesso, per cui c’è ben poco da festeggiare con questi presupposti; certo non ci si può lasciare andare al pessimismo e neanche si può pensare di potersi arrendere e lasciare andare così un’istituzione universitaria che è tra le più antiche del mondo. Bisogna, però, che a questo punto ci s’impegni non solo da Siena, ma anche il Governo e la Regione diano il loro contributo che anche i docenti che sono all’interno dell’ateneo diano il loro contributo e certo, come per il Santa Maria della Scala abbiamo appreso non da tanto tempo, ci sarà bisogno di trovare dei partner privati e per trovarli bisogna essere appetibili e quindi avere un progetto e un programma di ricerca interessante. Non vorrei essere nei panni del nuovo rettore, che dal primo novembre prenderà il posto di Riccaboni, però un consiglio nel mio piccolo mi sento di darglielo: di rompere con gli schemi fino a qui attuati e di tirare fuori tutta la verità senza più alcuna esitazione e alcun dubbio su quello che è lo stato dell’università e, possibilmente, esporre questa verità ai cittadini, ai senesi. Questo perché l’istituzione università è una proprietà dei senesi. Non vorremmo mai che accada per l’università quello che è accaduto già per realtà importanti per questa città. Rompere con gli schemi del passato e partire dalla verità per ridare un futuro all’Ateneo credo che sia già un buon presupposto per il nuovo rettore e magari, già solo questo, basterebbe per dare una ragione e un valore a questo nuovo Magnifico.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (3 giugno 2016) con il titolo: “Rompere con gli schemi del passato e tirare fuori tutta la verità sullo stato dell’Ateneo“.
– Bastardo Senza Gloria (4 giugno 2016) con il titolo: «Raffaella Zelia Ruscitto sull’Università di Siena, come riportato da Giovanni Grasso nel suo blog».

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4 Risposte

  1. P.S. Dagli articoli di Simonetta Losi e di Raffaella Zelia Ruscitto si deduce che a Siena le donne hanno meno peli sulla lingua e meno inclinazione all’inutile retorica degli uomini. Mi chiedo solo perché su questi temi di vitale importanza per la città, oltre che per chi all’università ci lavora e non gode del beneficio di poter andare in pensione fra un paio di anni, non vi sia una più accesa partecipazione, magari per esprimere tesi opposte, sui social media. Silenzio di tomba (presenti esclusi).

  2. Bisogna avere obiettivi e strategie certe

    http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2016/febbraio/ricerca-e-innovazione-lemilia-romagna-investe-nella-sua-big-data-community

    Preoccupa sulla sorte di chi starà fuori dai grandi hub, presentarsi come centri alternativi nelle medesime aree di ricerca è utopia

    http://www.lastampa.it/2016/04/04/cronaca/torino-e-milano-in-rete-per-la-ricerca-e-la-sanit-iitEQ4vbliZdNjAhEUC92L/pagina.html

  3. Dal sito del MIUR http://offf.miur.it/pubblico.php/ricerca/ricerca/p/miur nel 2007, risulta che alla vigilia del “buco” c’erano 55 lauree triennali a ciclo unico e 42 lauree magistrali. È intervenuta la crisi, i massicci pensionamenti, le leggi sui “requisiti minimi di docenza”, il blocco del turnover e la necessità di sfoltire. L’anno prossimo sono previste http://www.unisi.it/scegli-il-tuo-percorso 38 triennali o a ciclo unici e 32 magistrali. Se non dimezzati, i corsi sono dunque diminuiti del 30% circa. Alcuni andavano chiusi, altri semplicemente lo sono stati, ma non per crearne “pochi e bòni”, piuttosto perché la gente è andata in pensione, certi settori scientifici si sono svuotati e i giovani sono stati estromessi, punto e basta. È vero che l’evoluzione è frutto del caso e della necessità, ma dire – come si sente dire – che molti corsi messi assieme utilizzando ciò che è rimasto siano forieri di chissà quali sviluppi, mi pare un po’ azzardato, giacché di alcuni di essi, come della rosa, rimane solo il nome e ipotizzare che sopravvivano alla prossima ondata di pensionamenti, è addirittura surreale. Rimangono le domande inevase: cosa intendete farne di chi ci lavora? Siete sicuri che Siena possa sopravvivere come ateneo autonomo sopprimendo molti settori di base?

    La doppia intervista a Gianfranco Viesti ed Enrico Moretti può essere ascoltata in podcast qui:
    Tutta la città ne parla” del 03/06/2016 – festival economia di trento
    in diretta da piazza duomo, pietro del soldà con enrico moretti, gianfranco viesti, antonella chiusole, fabio turchini. http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-a1e3b801-994a-41e8-8098-72f0c3bca667-podcast.html?refresh_ce
    Ora, se da un lato si sottolinea l’esigenza di grossi e competitivi poli universitari orientati alla ricerca e dall’altro di piccoli Community Colleges o Fachhochschulen orientati alla formazione professionale tecnica, e se per giunta la biada per nutrire l’asino scarseggia sempre di più, io non saprei trarre altra conseguenza di quella che un po’ tutti stanno traendo. Dal 2008 al 2013, nonostante la crisi economica, Francia e Germania hanno aumentato la spesa pubblica per l’università, mentre noi in Italia abbiamo tagliato FFO (-22%), docenti (-17%) e personale tecnico-amministrativo (-18%). Mi pare evidente che in queste condizioni, promuovere alcuni settori oppure alcuni atenei, significa semplicemente sottrarre risorse vitali ad altri settori ed altri atenei: tertium non datur.

    Finito il primo round della campagna elettorale, con la presentazione di “vasti programmi”, ora toccherà entrare nel dettaglio, spiegando meglio come si intende realizzarli, anche alla luce delle considerazioni che sono state qui svolte. Devo dire che un po’ tutto il dibattito intorno all’università ha un che di surreale.
    Viene da pensare al dramma di Beckett “Giorni felici”, in cui gli attori recitano sommersi fino al collo dal fango, ma la protagonista Winnie ciò nondimeno esordisce: “un altro giorno divino!” Grandi progetti, “Great expectations”, grandi incompiute non proprio schubertiane, che somigliano a certi cantieri di opere pubbliche abbandonate, col ferro arrugginito che spunta dai pilastri come un’erba selvatica.

    Questo, giustamente sottolinea Raffaella Zelia Ruscitto, non autorizza però il sofisma pigro secondo il quale, se tutto è determinato, ci si può rimettere al fato senza fare nulla. Servirebbe viceversa una battaglia politica finalizzata anzitutto a ricevere una parola di chiarezza intorno al destino di atenei come quello senese. Purtroppo la retorica politica oggi imperante aborre le prediche inutili delle Cassandre, ossia di quelli che quando piove dicono “piove”, tacciandoli di evocare la pioggia e perciò, in qualche modo, di esserne la causa, per aver avuto l’improntitudine di nominarla. Così, al momento, forse a scopo apotropaico, il male non viene nominato e non mi pare che l’attenzione di alcun politico si appunti su temi come il destino dell’ateneo senese, in un processo che vede in atto il suo drammatico ridimensionamento, da molti addirittura salutato con gioia, con lo stesso demenziale entusiasmo con cui la folla acclamava Mussolini, quando annunciava al popolo di aver dichiarato guerra alla Gran Bretagna e alla Francia.

    Alla fine non si capisce se vi sia un progetto, oppure quello di guadagnare un “posto al sole” sia solo uno wishful thinking, e se dietro l’afflato entusiastico col quale si elencano i buoni propositi, non si celi in realtà solo il mero tirare a campare, con la consapevolezza che riguardo al futuro si può fare poco, perché le novelle deità che tessono il filo dei nostri destini non abitano in Banchi di Sotto, ma nei ministeri, nella burocrazia e nella politica nazionale o regionale, e sono, come le Parche, di genitura molto controversa. Certo, tra chi sostiene che Siena debba diventare una fattrice di triennali e chi ritiene che debba pretendere un posto nell’aristocrazia delle università, potenziando dottorati e specializzazioni, viene spontaneo associarsi ai secondi. Tutti i candidati espongono buone idee, ma a che vale avere buone idee, se non si sa come attuarle?

    Le idee vanno con tutti:
    “Le mie idee sono le mie prostitute.” Denis Diderot

  4. […] rilasciata a Radio Siena Tv sulle elezioni del prossimo Rettore dell’Università di Siena ha centrato il problema. Secondo il dizionario di filosofia Treccani verità è “Carattere di ciò che è vero, […]

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