Alcune riflessioni sul programma del candidato rettore Felice Petraglia

OmbraSiamo alla resa dei conti, la crisi non è superata, come scioccamente asseriscono le gazzette. I movimenti dietro le quinte sono inquietanti e “il problema è politico”

Rabbi Jaqov Jizchaq. Scrive Petraglia nel suo programma: «Dobbiamo entrare nella classifica delle migliori Università in Europa (Top100 Ranking Web Universities), migliorando nel contempo la posizione nelle classifiche mondiali Times Higher Education World University Ranking (400-500), nel Google Scholar Citation (391) e nel QS World University Ranking (701).»

Come non essere d’accordo? Vorrei pure vedere chi sostiene il contrario! Il problema, alla luce di quanto detto in precedenza, è come, e se questo sforzo di volontà basterà a invertire la tendenza ad una sempre maggiore marginalizzazione di Siena. Come fai a «potenziare decisamente la qualità delle nostre capacità di ricerca in tutte le aree», se ti avvii a perdere il 40% del corpo docente un po’ a casaccio, riducendoti ad un terzo dei tuoi ingombranti vicini, in un contesto che vede in atto (benché con le ambiguità e irresolutezze che ho cercato di evidenziare) una tendenza alla costituzione di pochi grossi poli regionali?

Come fai a competere con atenei italiani, che hanno tre o quattro volte più ricercatori di te e tutti i comparti scientifici in grande spolvero, per le prime cento posizioni nelle graduatorie europee della ricerca? Finanziamento privato degli atenei: come fai ad attrarre significativi nuovi finanziamenti, in una misura tale da invertire la sorte? E se dobbiamo puntare (come in certa misura è giusto fare) sui finanziamenti privati, quale privato investirà nei settori delle scienze pure e del sapere speculativo in genere, che non si traduce immediatamente in soldoni? Sono aree destinate ad essere cancellate per sempre da Siena? Ma non eravamo la “capitale della cultura” 😦 ?

Giustissimo e condivisibile l’obiettivo di aumentare le collaborazioni internazionali (Doppio titolo, Cooperazioni bilaterali), ma quale dote porti – debiti a parte – a questi matrimoni, che ovviamente non sono d’amore, ma di convenienza? Loro vorranno fidanzarsi con te? E basterà questo per invertire la rotta, o sarà solo un eroico, ancorché velleitario remare contro corrente? Voglio dire, quelle che suggerisce Petraglia sono tutte condizioni necessarie per continuare a galleggiare, ma sono anche condizioni sufficienti per affrontare la navigazione in mare aperto alla scoperta di nuovi orizzonti?

Non so se localmente sarà possibile sciogliere questi nodi: è la politica universitaria che deve decidersi a dire in che direzione vuole andare: i grossi “hub”? Allora, per favore, che si proceda, facendosi carico dei problemi che una scelta del genere ti chiama a risolvere; non che puoi dire: “qui bisogna operare”, addormentare il paziente, effettuare il taglio e poi andartene senza richiudere. Vuoi navigare in mare aperto, ma per adesso, leggendo l’articoletto di Repubblica, si evince che in “alto loco” la vedono diversamente da quanto si legge nei programmi di Petraglia, Rossi e Frati e la politica ti riserva solo un ruolo d’imbarcazione da piccolo cabotaggio.

Dice Petraglia: «L’aumento degli studenti e dei docenti contribuirà a portare nuova energia alla città potenziando le sue risorse». Sì, ma il punto è come fai da ora in poi ad aumentare gli uni e gli altri. Per adesso hai chiuso metà delle magistrali e metà delle triennali, raso al suolo i dottorati, perduto 6.000 studenti, perduto 350 docenti, altri 100 circa ti avvii a perderne e il turnover è al palo. Le condizioni di bilancio, ancorché migliorate, non ti consentiranno di schiodarti per un bel pezzo e di rimpiazzare significativamente le perdite. Insomma, anche qui, un programma condivisibile, ma la cornice di fondo non è chiara. Siamo alla resa dei conti, la crisi non è superata, come scioccamente asseriscono le gazzette. I movimenti dietro le quinte sono inquietanti e “il problema”, come si diceva una volta, “è politico”…

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4 Risposte

  1. FFO: -22%; Docenti: -17%; Personale TA: -18%; Immatricolati: -20%.
    Dal 2008 al 2013, nonostante la crisi economica, Francia e Germania hanno aumentato la spesa pubblica per l’università, mentre noi abbiamo tagliato FFO (-22%), docenti (-17%) e personale tecnico-amministrativo (-18%).http://www.roars.it/online/ffo-22-docenti-17-personale-ta-18-immatricolati-20-primavera-amara-a-firenze/

    Quanto a docenza, qui a Siena ci discostiamo dalla media e ci avviamo verso un ben più significativo e roboante -40%. Dieci anni di turnover fermo, segate quasi due generazioni, affossate intere aree scientifiche, ridotte a simulacro, r.i.p. Stamattina sentivo alla radio che, sebbene abbiamo oramai da anni un avanzo primario, noi italiani siamo oberati dagli interessi sul debito, che costituiscono una porzione cospicua del debito pubblico. Se le cose stanno così, non c’è molto da sperare in maggiori investimenti futuri da parte dello stato, chiunque salga al potere; né che il poco che ci sarà da investire venga devoluto all’istruzione, piuttosto che ad altre emergenze, ad abbassare le tasse o creare infrastrutture, agli esodati, ai pensionati o che so io. Tanto, all’uomo della strada (non ancora travolto dal tram) del culturame non frega niente, perché con la cultura non si mangia.

    Taumaturgicamene alcuni evocano i benefici del libero mercato e della privatizzazione. Aggiunge, lo stesso sito:

    “De Nicolao: «La VQR serve a realizzare il progetto che voleva Giavazzi». Nel 2010 Francesco Giavazzi lodava la riforma Gelmini perché «riconosce che i corsi devono essere ridotti, le università snellite, alcune chiuse». Giavazzi è stato accontentato… È stato spiegato nel 2012 da un membro del Consiglio Direttivo dell’ANVUR: «quando la valutazione sarà conclusa, avremo la distinzione tra researching university e teaching university» la serie A e la serie B. Soltanto che la serie A sarà concentrata in una parte dei paese e la serie B sarà quasi tutta nel Centro-Sud. «E qualche sede dovrà essere chiusa» si aggiungeva. http://www.roars.it/online/de-nicolao-la-vqr-serve-a-realizzare-il-progetto-che-voleva-giavazzi/

    La situazione generale non è stabile. Sostiene il presidente del consiglio Renzi che farà «la riforma università entro il 2016», l’ennesima riforma, cambiando nuovamente le regole del gioco, con l’obiettivo di «portare Università e ricerca fuori dal perimetro della Pubblica amministrazione» e poter «mettere quelle regole in grado di far competere le nostre Università con quelle di tutto il mondo». Cosa ciò voglia dire non mi è chiaro, ma sospetto che voglia dire quello di cui ai precedenti messaggi, cioè (come egli ebbe a dire tempo addietro), “pochi hub della ricerca”, con quello che ne consegue, se dice sul serio, cioè un terremoto: sono in grado di gestirlo, oppure per l’ennesima volta assisteremo all’esclusiva attuazione della pars destruens?

    Lo scenario paventato nei precedenti messaggi è oramai dunque un esito probabile, all’ordine del giorno del dibattito sulla politica universitaria. Ciò dovrebbe raffrenare gli eroici furori ed indurre ad un maggiore realismo: dove stiamo andando veramente? Capisco che a Siena molti non abbiano ancora preso coscienza di quello che è avvenuto in questi anni e pensino di essere ancora in serie A (come la Mens Sana e il Siena Calcio), ma ciò è patetico.

  2. “Soltanto che la serie A sarà concentrata in una parte dei paese e la serie B sarà quasi tutta nel Centro-Sud.”

    Questa frase mi ha fatto ricordare una intervista della Giannini rilasciata a Torino su quali territori hanno le condizioni di partenza, la registrazione si trova qua

    http://www.zipnews.it/2015/11/giannini-il-politecnico-di-torino-al-centro-di-una-knowledge-valley/

  3. […] del Prof. Grasso, uno dei blog più conosciuti a Siena per quanto riguarda l’Università, leggiamo un articolo a commento del programma del Prof. Petraglia. Il programma, in realtà, viene preso solo come […]

  4. […] Prof. Grasso, uno dei blog più conosciuti a Siena per quanto riguarda l’Università, leggiamo un articolo a commento del programma del Prof. Petraglia. Il programma, in realtà, viene preso solo come […]

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