Università di Siena: tra le fallacie dei suoi rettori e dei lettori di blog

AltanCon il post precedente auspicavo che qualcuno regalasse un libro di ragioneria ai due rettori che, proprio in virtù delle balle raccontate sul risanamento dei conti, sono riusciti nell’intento di far eleggere rettore il prorettore Frati. Addirittura, il neoeletto dichiarava alla giornalista (che gli chiedeva “se il bilancio è davvero in ordine”): «dal 2013 al 2015 il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti.» Facevo notare ai due rettori che «anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale!». Un altro argomento, evidenziato da Rabbi Jaqov Jizchaq si riferiva alla richiesta razionalizzazione dell’offerta formativa in Toscana che rischia, per come si sta attuando e sulla base di notizie trapelate dall’ambiente politico, di trasformare l’ateneo senese in una sede che si focalizzerà sulla didattica nelle lauree triennali. Un anonimo lettore, con il nickname di “dubbioso”, non ha gradito le critiche, accusandoci di essere “frignoni” e un “pozzo di lamentele”. Di seguito i commenti.

Dubbioso (lettore del blog). Ma basta!!! Siete un pozzo di lamentele. La vera piaga italiana: i frignoni. Non se ne può più. Che poi pare che lei vive sulla luna: i suoi “protetti” sono tra i testimoni più ferventi di sottobancherie ed accordini a convenienza. Ma per i favoriti si è ciechi, ovviamente.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Caro “Dubbioso”, innanzitutto non ho chiaro chi siano i “noialtri” e i “voialtri”, ma se c’è una cosa insopportabile di questo paese è che se uno osa porre, in maniera argomentata e documentata, una questione, anche se si tratta di una questione seria e grave, di vitale importanza, che urge chiarire, la reazione di tanta gente non è quella di domandarsi a sua volta se c’è del vero nelle perplessità che costui espone, nei dubbi che solleva, se certe affermazioni siano vere o false, bensì di chiedersi chi sia colui che tanto ha osato, peccando di superbia.

“Chi sarà quello che ha detto che piove? Se è un professorone ordinario, allora devo assumere un tono vittimistico contro “la casta”. Se invece è uno di quelli da meno, allora, siccome non conta una mazza, posso assumere un tono arrogante”. Pensando all’interlocutore, ci si chiede chi sia il su’ babbo, la su’ mamma, la su’ zia, il suo padrone, la sua stirpe, quanti siano i quarti di nobiltà, quale sia il suo tasso di colesterolo, il conto in banca, la sua fazione, se sia guelfo o ghibellino, Torre o Oca, chi lo mandi, se gerarchicamente stia di sopra o di sotto di me, quali interessi difenda (perché uno che non difende interessi di parte, si dice, ovviamente tacerebbe) e se quello che sostiene sia conforme ai pareri delle riconosciute ed ossequiate auctoritates.

Tutto, all’infuori della questione essenziale: se dico “piove”, la mia affermazione è vera oppure falsa, a seconda che piova o no, e per verificarlo non servono alberi genealogici, ma basta mettere fuori il naso; chi sia colui che pronuncia questa frase, se la intoni o la declami, se con voce di tenore, soprano o castrato, in Do maggiore o in La minore, ridendo o piangendo, è del tutto irrilevante. Il libero esame non abita qui. Si prediligono gli argomenti ad personam, dove, invece di controbattere alle tesi dell’interlocutore, lo si offende, gli argomenti ad hominem, che allontanano dal tema centrale della discussione alzando polveroni e così via. Ora, questi argomenti sono classificati di solito come fallacie: che a questo modo di argomentare fallace si faccia ricorso a piene mani anche per discutere questioni di fatto nel contesto di un confronto su temi inerenti l’università, è qualche cosa di grottesco prima di tutto sotto il profilo culturale. Forse è preferibile non discuterne affatto?

Giovanni Grasso. Riccaboni e Frati eludono da un anno questa domanda: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?». Il lettore “dubbioso” non lo vuol sapere. Noi, invece, sì; e continueremo a chiederlo finché non avremo una risposta.

Sena da Oxfo. Se il tuo stato d’animo incerto ed esitante (Dubbioso) ti porta ad affermare quanto sopra, a noi “noialtri” poveri disgraziati frignoni, ottava e vera piaga italiana (le altre sette, per fortuna, si sono dissolte nell’antico Egizio), non ci resta che… Non ci resta che piangere (M. Troisi & R. Benigni, 1984).
Geniale film, dove Lei avrebbe sicuramente ricoperto il ruolo di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, mentre “noialtri” saremmo stati, certamente, costretti a scrivere la mitica lettera.
Infine, caro Dubbioso, i toni del tuo post mi ricordano un vecchio lettore del blog, cal (meglio conosciuto come “dottor A.G. Duplica), chissammai!

Ateneo senese: che la cruda realtà prenda il sopravvento, dopo le ampie aspersioni di vacuo ottimismo e i ludi elettronici del voto telematico

Altan-ultimiFrancesco Frati. Il 2016 presenta segnali di ripresa: l’organico aumenterà di circa 15 unità. Venti professori andranno sì in pensione, ma il 1 novembre assumeremo 25 ricercatori e nel corso dell’anno arriveranno da fuori 10 professori associati o ordinari.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vale la pena di ricordare che i “ricercatori” sono contratti a tempo determinato, perché il ruolo di ricercatore è stato cancellato dalla legge Gelmini. Non mi sembra dunque corretto conteggiare anche 25 contratti a tempo determinato come se fossero già professori di ruolo (e chissà se lo saranno mai). Dunque il trend negativo si attenua, ma continua e i problemi che questo crea sono quelli che in questo blog sono stati a più riprese evidenziati. Se fa ancora fede la tabella con i dati ufficiali dell’università, in realtà nei prossimi anni di docenti ne verranno a mancare un altro centinaio, che si andranno ad aggiungere ai 328 già andati in pensione dal 2008 ad oggi (1056-728=328). Non è dunque esagerato ripetere che il corpo docente sarà quasi dimezzato. Se, come dice Frati, nel corso del 2016 andranno via 20 professori di ruolo ed entreranno 10 professori di ruolo (i primi dopo un decennio, se si eccettuano quei quattro o cinque a carico dell’AOUS!), in realtà il corpo docente di ruolo nel corso di un anno perderà almeno altri dieci membri. Dico “almeno” perché faccio notare che nel 2015 sono andati via (fra decessi, trasferimenti o maturate condizioni) 69 docenti più del previsto.

Valeria StrambiSe Firenze ha una vocazione generalista e Pisa è punto di riferimento per la ricerca, Siena continuerà a focalizzarsi sulla didattica di primo livello?

Frati. L’ateneo senese è tutto fuorché un super liceo o un’Università vocata solo alle lauree triennali. Lo dimostrano i dati: sono di più gli studenti iscritti alle magistrali e chi proviene da fuori regione è attratto soprattutto dall’offerta specialistica.

Rabbi. Condivido pienamente l’afflato. Ripeto che il sistema italiano non prevede (ancora) una distinzione netta fra “teaching university” e “research university”, ma intanto noto che l’insistenza su questo argomento (sul quale Repubblica torna per la seconda volta a distanza di poco tempo) lascia trapelare che a livello politico fuori dalle mura di Siena il discorso è oramai passato. Inoltre a me risulta anche che molti studenti vadano via dopo le triennali, e questa è una parte significativa dell’esodo (3700 iscritti alle magistrali nel 2008-2009, contro i 2900 nel 2015, non essendovi più, in molte aree, un’offerta a livello di lauree magistrali chiaramente caratterizzata. Mi sembra che il discorso di Frati colga dunque un aspetto della realtà: quello dei settori tutto sommato rimasti in piedi dopo il terremoto. Non chiarisce cosa farne del resto, che non è necessariamente “fuffa” (anzi…), in ispecie tutte le aree che nei prossimi anni verranno ulteriormente desertificate dai pensionamenti, atteso che non ha senso continuare a mettere insieme i brandelli rimasti battezzandoli ogni volta con un nome diverso ed altisonante. Voglio dire, alla fine la “Soupe à l’oignon” è solo una zuppa di cipolle.

Davide Faraone (sottosegretario all’Istruzione). Le università statali sono 60. In proporzione abbiamo meno atenei che altri paesi europei, ma il problema è la qualità: dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.

Rabbi. Ora, non ho capito come dovrebbe attuarsi questa razionalizzazione dell’offerta formativa sul territorio toscano; se cioè l’attuazione di un processo di razionalizzazione non debba avvenire attraverso una forma esplicita di comunicazione, di collaborazione, di patteggiamento, di mobilità e di scambio tra atenei. Altrimenti non si capisce che cavolo si voglia intendere parlando di “razionalizzazione dell’offerta” e “sinergia”, e la cosa inquieta non poco, perché il sospetto è che nella divisione dei ruoli, uno faccia l’incudine e l’altro faccia il martello. O forse si ritiene che, pur operando ciascuno per proprio conto, poi tutto si tenga assieme per una sorta di leibniziana “armonia prestabilita”, in cui ciascuna monade, pur non comunicando, si trovi spontaneamente a prendere il posto che le compete nell’ordine del cosmo? Devo dire che quest’ipotesi, più che alla metafisica leibniziana mi fa pensare al tizio che si era fidanzato con una donna, ma lei non lo sapeva.

Terminati i ludi elettronici del voto telematico, che sono stati preceduti da ampie aspersioni di vacuo ottimismo, spero che la cruda realtà riprenda il sopravvento. Informa il Rettore uscente che “malgrado i recenti annunci sulla ristabilizzazione del FFO, i fondi non vincolati sono stati ridotti di un ulteriore 1%, diminuzione che si aggiunge ad una situazione di sottofinanziamento ormai endemico”. Insomma, poca roba, si dirà, ma un piccolo segnale della lenta erosione che non consente, al di là degli slanci volontaristici tipici delle campagne elettorali, di pensare realmente a prospettive di sviluppo. Le università italiane, soggiunge il Rettore uscente, “prenderanno una posizione” in proposito. Immagino che posizione. Qualcuno in stazione eretta, sì da consentirgli una agile locomozione, altri in un genere di postura arcuata che rende la deambulazione assai più impacciata.

Qualcuno regali un libro di ragioneria ai rettori dell’Università di Siena Riccaboni e Frati

Francesco Frati - Angelo Riccaboni - Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Francesco Frati – Angelo Riccaboni – Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Ma questi due ci sono o ci fanno? Anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale! Leggere e riflettere sull’intervista a Frati.

«L’ateneo ha risorse per crescere» (La Repubblica, 26 giugno 2016)

Valeria StrambiProfessor Frati, il bilancio è davvero in ordine? Quali le prime mosse?

Francesco Frati – Per tre anni, dal 2013 al 2015, il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti. Sono quattro le aree: ricerca, servizi agli studenti, innovazione e internazionalizzazione. Uno dei primi passi sarà sostenere l’attività di ricerca dei docenti attraverso fondi. Questo avrà un sicuro ritorno per tutto l’ateneo dal momento che il Ministero eroga sempre più finanziamenti in base alla Vqr, la valutazione della qualità della ricerca, per la quale Siena si è distinta.

Agenda per il nuovo rettore dell’Università di Siena

Piero Tosi - Silvano Focardi - Angelo Riccaboni

Piero Tosi – Silvano Focardi – Angelo Riccaboni

Rabbi Jaqov Jizchaq. Mi permetto sommessamente di sottoporre questa agenda al nuovo Rettore.

«L’università riparte da un bilancio che è risanato, andiamo avanti guardando al futuro e con una forte volontà di innovarci ancora… Ora che il bilancio dell’ateneo è risanato, possiamo tornare a investire.» Frati

Gli risponde il prof. Petraglia: «L’esempio è quello del paziente dopo l’operazione: non è più in pericolo di vita ma ancora non può essere del tutto sano». Io direi piuttosto: la casa di Swift, così perfettamente “equilibrata” che rischiava di crollare non appena vi si posava un passero. Gli rispose anche il prof. Grasso… un chiarimento definitivo sullo stato delle finanze sarebbe auspicabile (e pensare che io credevo che la matematica fosse una scienza esatta!).

«Abbiamo perso numerosi docenti. Il blocco del turnover: significa avere forza lavoro che viene immessa per solo una frazione di quelli che perdiamo per prepensionamento, è un depauperamento che indebolisce tutti.» Frati

Beh, insomma, non proprio tutti: ci sono settori che si sono svuotati perché il personale era più anziano e meno numeroso: è un demerito? Ci sono inoltre settori riempiti a dismisura di personale giovane ai tempi dello scialo: è un merito? Ho riportato tempo fa un articolo in cui si diceva che gli ordinari più anziani in Italia sono quelli di Fisica. Basta inoltre guardare il sito del MIUR alla voce “Siena” e agli anni 2007- 2008, settore per settore, per rendersi conto degli squilibri. Anche ieri, al bar, ho sentito uno che proclamava questa teoria: 600 docenti bastano, in nome del “piccolo è bello”. Ma bastano per fare cosa? Chi ti mantiene il giocattolino “piccolo e bello”? La gente parla come se un oncologo o un etruscologo fossero intercambiabili, come se stessimo parlando di mandrie vaccine. Ne ho desunto che devo bere meno caffè. E con 1000 amministrativi che ci fai, se continui a smantellare le strutture didattiche e della ricerca? Intanto guardiamo alla realtà: la perdita del 43% del corpo docente a caso, cioè sparando nel mucchio, con conseguente desertificazione e smantellamento di diverse aree scientifiche, ha poco a che vedere, sia col merito, che con la razionalizzazione. La programmazione dei ruoli per il futuro immediato (sulla base dei “punti organico” toccatici) non credo consenta di rimpiazzarne nemmeno un decimo. Si dà dunque per scontato che ciò che è morto o moribondo, non risorgerà. R.I.P.

«Potenziare il sistema di sostegno alle attività di ricerca incrementando piano di sostegno alla ricerca e costituire gruppo di persone che si formano continuamente e aiutano i ricercatori a redigere i progetti, dobbiamo incrementare nostra attività facendo vedere che siamo i primi in Italia per servizi offerti. Creare cabina di regia per innovazione e dobbiamo lavorare su sistemi informativi». Frati

Direi che da chiarire, innanzitutto, c’è il ruolo e le peculiarità dell’ateneo senese nella cornice del bel quadretto dipinto dal prof. Barocci, nonché dall’ANVUR, da esponenti di governo ed opposizione (ci muoviamo nel quadro della legge Gelmini), e da tutta una “corrente di pensiero” che vuole la concentrazione delle risorse in pochi grossi atenei di ricerca siti in specifici territori, onde sfruttare le economie di scala, quindi la distinzione fra molte università “di massa” (professionalizzanti, o di pura didattica di primo livello) e poche università “d’élite” (di ricerca). La posizione rispetto agli altri atenei toscani non può essere né di mera sudditanza (servo e padrone), né di totale mancanza di collaborazione, considerato che diverse aree scientifiche rischiano di sparire dall’intero comprensorio universitario toscano.

Also sprach Faraone«dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.»

Se in definitiva è opinione del rettore Frati che Siena debba differenziarsi puntando sulle scienze della vita, è evidente che per pretendere di primeggiare in un terreno dove pascolano anche dirimpettai così ingombranti, dovrà investire quasi tutto su questo progetto e pertanto niente su molto del resto: che prospettiva ha chi è escluso dal cono di luce delle “scienze della vita”? Leggo che il piano del rettore uscente di Pisa era quello di creare un ‘maxidistretto federato’ delle università toscane, Firenze, Pisa e Siena, mettendo insieme risorse, organizzazione, e percorsi di studio, in modo da far fronte al “progressivo depauperamento del corpo docente” e rilanciare, così potenziata, l’offerta degli atenei della regione nel panorama accademico internazionale. L’elaborazione del piano per creare il ‘distretto federato’, diceva, “trova concordi tutti e tre i rettori [toscani]”. Sono ancora concordi, i nuovi rettori appena eletti? E come si articola questo piano?

Come ho sommessamente suggerito in uno dei precedenti messaggi, questo può voler dire due cose: una buona e una cattiva. Quella cattiva è evidente: che tutte le eccellenze rimaste fuggano da Siena. Spero per converso (e questo è il lato positivo) che la costituzione di poli regionali dotati di “massa critica” centrati sulle scienze pure, faccia sì che si preservino tradizioni profondamente radicate nella civiltà di questa regione, non più sostenibili localmente: ma per favore, si spiccino! È infatti inutile tentare di rianimare un morto. Devo dire che, sebbene comprenda la necessità, la prospettiva non mi entusiasma: temo che a Siena si stia affermando un concetto provinciale e decadente di “cultura” intesa come orpello, roba di basso profilo da smerciare in sagre primaverili non molto stravinskiane.

Ricordo l’incipit del programma di Rossi, che già citammo in tempi non sospetti in questo blog, una frase del compianto prof. Giorgio Israel: «La sciagurata diatriba tra le due culture danneggia entrambe. Nella furia di distinguerle, le scienze vengono separate dalla cultura e pensate come mere abilità pratiche, predicando che solo ciò che ha un’utilità diretta vale qualcosa. Non a caso stiamo perdendo il senso della parola “ricerca”, ormai sinonimo di “innovazione tecnologica”. Invece, lo straordinario successo della scienza occidentale è stato fondare la tecnica sulla scienza, creando la “tecnologia”. Tutte le grandi scoperte scientifiche che hanno cambiato il volto del mondo – a partire dal computer digitale – sono frutto di idee teoriche, fondate sulla “scienza di base”.

Sulle elezioni del rettore di Siena solo parole o uso di strumenti di democrazia?

involuzionedellaspecierettoraleDa tempo, ripeto che «la crisi dell’Università di Siena, cominciata nella seconda metà degli anni ’80, è stata ed è, prima di tutto, crisi culturale e morale che, insieme a una ridotta capacità critica della comunità accademica, sempre più conformista e indifferente, è sfociata nel default economico-finanziario e istituzionale.» Una conferma di ciò s’è avuta anche nel corso della competizione elettorale per l’elezione del rettore, durante la seconda tornata e il giorno successivo alla proclamazione del vincitore. S’è scritto e detto di tutto: che lo Statuto è stato calpestato, che Frati è ineleggibile, che non c’è stata trasparenza, privatizzazione delle elezioni, quorum segreto, interferenze private nel consiglio studentesco, che il prossimo prorettore vicario sarà Verzichelli, destinato nel 2022 a sostituire Frati alla guida dell’Ateneo, ecc.. Può andar bene tutto, ma “sono solo parole” (come dice la canzone). La democrazia ha le sue regole, procedure e formalità che devono essere rispettate. Per esempio, esiste uno strumento democratico, cui i “critici” possono ricorrere (se realmente interessati a farlo), costituito dal 1° comma dell’articolo 7 del Decreto di indizione delle elezioni: «entro cinque giorni dalla proclamazione degli eletti, chiunque sia interessato in ragione della propria appartenenza all’elettorato attivo o passivo può presentare ricorso avverso i risultati delle elezioni, muovendo contestazioni relative alle operazioni di voto, a quelle di scrutinio, alla legittimazione attiva degli elettori e a quella passiva dei candidati e degli eleggibili.» Non solo! Si può fare  anche richiesta di accesso agli atti relativi alla prima e alla seconda votazione!  Capisco che in tal modo ci si espone in prima persona, ma è l’unico modo per ottenere risposte certe e formalmente contestabili.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (22 giugno 2016) con lo stesso titolo.

Al nuovo rettore: i problemi sono ancora sul tappeto, mancano idee concrete per risolverli e quel che è peggio pare disdicevole persino nominarli

StemmaUnisiAngelo Riccaboni (rettore uscente). L’elezione è segno tangibile dell’intenso lavoro svolto in questo Ateneo. Frati è stato al mio fianco in tutti questi anni e la sua collaborazione è stata essenziale. Sono sicuro che, grazie alla sua capacità innovativa e progettuale, saprà svolgere un lavoro eccellente per questa università a cui è profondamente legato.

Francesco Frati (rettore entrante). Devo ringraziare il rettore Angelo Riccaboni, dal quale ho imparato molto negli ultimi anni. Spero di poter essere un buon rettore come lui. L’università riparte da un bilancio che è risanato, andiamo avanti guardando al futuro e con una forte volontà di innovarci ancora. L’ateneo senese è un motore culturale e questo deve continuare ad essere. Riceve attenzione e ha un prestigio internazionale: dovremo continuare a viaggiare in quella direzione. Io ho sempre avuto grande fiducia in questa comunità, che ha superato la sua fase più difficile grazie al rettore Angelo Riccaboni e anche grazie a una forte coesione interna.

Rabbi Jaqov Jizchaq (docente). I problemi evidenziati in questo blog sono ancora tutti lì sul tappeto. Per adesso di idee concrete per risolverli non ne ho sentite, ma quello che c’è di peggio è che pare disdicevole persino nominarli.

Alla seconda votazione, Francesco Frati è stato eletto rettore dell’Università di Siena

involuzionedellaspecierettoraleIl presidente della Commissione elettorale, il Prof. Paolo Luigi Nardi, ha letto i risultati della seconda votazione, dichiarando che il Prof. Francesco Frati  è stato eletto Rettore dell’Università di Siena.

Quorum necessario: non comunicato (360 ?).

Hanno ottenuto voti:
Francesco Frati:    395
Felice Petraglia:    296
– Schede bianche:     29

Hanno votato:
– 628 docenti su 731 aventi diritto al voto;
–   37 studenti su 88 aventi diritto al voto;
– 645 unità di personale tecnico-amministrativo su 1035 aventi diritto al voto.
Totale: 1310 su 1854 aventi diritto al voto. Non hanno votato in 544.