Al nuovo rettore: i problemi sono ancora sul tappeto, mancano idee concrete per risolverli e quel che è peggio pare disdicevole persino nominarli

StemmaUnisiAngelo Riccaboni (rettore uscente). L’elezione è segno tangibile dell’intenso lavoro svolto in questo Ateneo. Frati è stato al mio fianco in tutti questi anni e la sua collaborazione è stata essenziale. Sono sicuro che, grazie alla sua capacità innovativa e progettuale, saprà svolgere un lavoro eccellente per questa università a cui è profondamente legato.

Francesco Frati (rettore entrante). Devo ringraziare il rettore Angelo Riccaboni, dal quale ho imparato molto negli ultimi anni. Spero di poter essere un buon rettore come lui. L’università riparte da un bilancio che è risanato, andiamo avanti guardando al futuro e con una forte volontà di innovarci ancora. L’ateneo senese è un motore culturale e questo deve continuare ad essere. Riceve attenzione e ha un prestigio internazionale: dovremo continuare a viaggiare in quella direzione. Io ho sempre avuto grande fiducia in questa comunità, che ha superato la sua fase più difficile grazie al rettore Angelo Riccaboni e anche grazie a una forte coesione interna.

Rabbi Jaqov Jizchaq (docente). I problemi evidenziati in questo blog sono ancora tutti lì sul tappeto. Per adesso di idee concrete per risolverli non ne ho sentite, ma quello che c’è di peggio è che pare disdicevole persino nominarli.

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6 Risposte

  1. @Rabbi J. J.
    I problemi evidenziati in questo blog sono ancora tutti lì sul tappeto….

    Vista l’affluenza alle urne dei docenti ( tipo “bulgara” 85,91%) che ha determinato la logica della continuità, non mi preoccuperei di
    “… idee concrete per risolverli non ne ho sentite, ma quello che c’è di peggio è che pare disdicevole persino nominarli.”,
    perché il raggionamento lapalissiano porta a conludere che “Tutto va bene!”
    Il personale TA e gli studenti nulla hanno potuto determinare in questa elezione.

    Sena da Oxfo

    • Frati ha avuto 95 voti in più rispetto al primo turno; Petraglia ne ha avuti 50. Le bianche sono state più o meno le stesse nei due turni (immagino che siano stati anche gli stessi elettori) così come gli studenti. Ci sono stati una trentina di votanti, sia di docenti che di PTA in più, rispetto al primo turno. Se per fare un voto “vero” i TA devono metterne assieme una dozzina (“ponderazione”) il loro voto è contato in tutto 55 voti “veri” (645 personale t.a diviso 12 =55 circa); se avessero votato tutti, ne avrebbero espressi 87. Nel secondo turno, dunque, due o tre voti in più rispetto al primo turno e pertanto un peso pressoché immutato. Non so se esistono dati circa l’orientamento di questo voto. Nel secondo turno sono stati espressi dunque una trentacinquina di voti “veri” in più, tra docenti, studenti e PTA. A occhio e croce direi che coloro (PTA, docenti, studenti) che avevano votato Rossi al primo turno NON hanno votato in massa Petraglia al secondo, né hanno votato scheda bianca: anzi, almeno la metà di quelli che votarono Rossi, hanno poi votato Frati, che si è probabilmente beccato anche la maggior parte dei voti nuovi dei docenti. Non credo che i 55 voti “veri” espressi dal PTA siano andati in maggioranza a Petraglia (se oltretutto fosse così, allora pressoché tutti i voti di Rossi sarebbero andati a Frati!). Le logiche che hanno guidato questi flussi mi sfuggono, ma mi pare di poterne ricavare che Frati gode di un diffuso consenso, non solo tra i docenti. Per fare cosa, non si sa. Il “programma elettorale” lo si vedrà infatti ora. Si è qualificato per un frenetico attivismo, ma non si è ancora udita una risposta a tutte le questioni scottanti sollevate anche in questo blog. Ιδοὺ ἡ ῾Ρόδος, ἰδοὺ καὶ τὸ πήδημα.

    • P.S. Mi permetto sommessamente di sottoporre questa agenda al nuovo Rettore.

      «L’università riparte da un bilancio che è risanato, andiamo avanti guardando al futuro e con una forte volontà di innovarci ancora… Ora che il bilancio dell’ateneo è risanato, possiamo tornare a investire.» Frati

      Gli risponde il prof. Petraglia: «L’esempio è quello del paziente dopo l’operazione: non è più in pericolo di vita ma ancora non può essere del tutto sano» http://www.agenziaimpress.it/se-io-fossi-rettore-unisi-candidati-a-tutto-tondo-le-risposte-alla-citta/. Io direi piuttosto: la casa di Swift, così perfettamente “equilibrata” che rischiava di crollare non appena vi si posava un passero. Gli rispose anche il prof. Grasso… un chiarimento definitivo sullo stato delle finanze sarebbe auspicabile (e pensare che io credevo la matematica fosse una scienza esatta!).

      «Abbiamo perso numerosi docenti. Il blocco del turnover: significa avere forza lavoro che viene immessa per solo una frazione di quelli che perdiamo per prepensionamento, è un depauperamento che indebolisce tutti.» Frati

      Beh, insomma, non proprio tutti: ci sono settori che si sono svuotati perché il personale era più anziano e meno numeroso: è un demerito? Ci sono inoltre settori riempiti a dismisura di personale giovane ai tempi dello scialo: è un merito? Ho riportato tempo fa un articolo in cui si diceva che gli ordinari più anziani in Italia sono quelli di Fisica. Basta inoltre guardare il sito del MIUR http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php alla voce “Siena” e agli anni 2007- 2008, settore per settore, per rendersi conto degli squilibri. Anche ieri, al bar, ho sentito uno che proclamava questa teoria: 600 docenti bastano, in nome del “piccolo è bello”. Ma bastano per fare cosa? Chi ti mantiene il giocattolino “piccolo e bello”? La gente parla come se un oncologo o un etruscologo fossero intercambiabili, come se stessimo parlando di mandrie vaccine. Ne ho desunto che devo bere meno caffè. E con 1000 amministrativi che ci fai, se continui a smantellare le strutture didattiche e della ricerca? Intanto guardiamo alla realtà: la perdita del 43% del corpo docente a caso, cioè sparando nel mucchio, con conseguente desertificazione e smantellamento di diverse aree scientifiche, ha poco a che vedere, sia col merito, che con la razionalizzazione. La programmazione dei ruoli per il futuro immediato (sulla base dei “punti organico” toccatici) non credo consenta di rimpiazzarne nemmeno un decimo. Si dà dunque per scontato che ciò che è morto o moribondo, non risorgerà. R.I.P.

      «Potenziare il sistema di sostegno alle attività di ricerca incrementando piano di sostegno alla ricerca e costituire gruppo di persone che si formano continuamente e aiutano i ricercatori a redigere i progetti, dobbiamo incrementare nostra attività facendo vedere che siamo i primi in Italia per servizi offerti. Creare cabina di regia per innovazione e dobbiamo lavorare su sistemi informativi». Frati

      Direi che da chiarire, innanzitutto, c’è il ruolo e le peculiarità dell’ateneo senese nella cornice del bel quadretto dipinto dal prof. Barocci, nonché dall’ANVUR, da esponenti di governo ed opposizione (ci muoviamo nel quadro della legge Gelmini), e da tutta una “corrente di pensiero” che vuole la concentrazione delle risorse in pochi grossi atenei di ricerca siti in specifici territori, onde sfruttare le economie di scala, quindi la distinzione fra molte università “di massa” (professionalizzanti, o di pura didattica di primo livello) e poche università “d’élite” (di ricerca). La posizione rispetto agli altri atenei toscani non può essere né di mera sudditanza (servo e padrone), né di totale mancanza di collaborazione, considerato che diverse aree scientifiche rischiano di sparire dall’intero comprensorio universitario toscano. Also sprach Faraone:

      «dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.» http://www.lastampa.it/2016/06/13/italia/politica/rilanceremo-gli-atenei-togliendo-alle-regioni-la-competenza-sui-fondi-vuiU7uCP96d2WcNJYYOYKO/pagina.html

      Se in definitiva è opinione del rettore Frati che Siena debba differenziarsi puntando sulle scienze della vita, è evidente che per pretendere di primeggiare in un terreno dove pascolano anche dirimpettai così ingombranti, dovrà investire quasi tutto su questo progetto e pertanto niente su molto del resto: che prospettiva ha chi è escluso dal cono di luce delle “scienze della vita”? Leggo che il piano del rettore uscente di Pisa era quello di creare un ‘maxidistretto federato’ delle università toscane, Firenze, Pisa e Siena, mettendo insieme risorse, organizzazione, e percorsi di studio, in modo da far fronte al “progressivo depauperamento del corpo docente” e rilanciare, così potenziata, l’offerta degli atenei della regione nel panorama accademico internazionale. L’elaborazione del piano per creare il ‘distretto federato’, diceva, “trova concordi tutti e tre i rettori [toscani]”. http://www.selpisa.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1335:augello-contro-i-tagli-federiamo-gli-atenei-toscani-&catid=22:scuola-ed-universita&Itemid=24 Sono ancora concordi, i nuovi rettori appena eletti? E come si articola questo piano?

      Come ho sommessamente suggerito in uno dei precedenti messaggi, questo può voler dire due cose: una buona e una cattiva. Quella cattiva è evidente: che tutte le eccellenze rimaste fuggano da Siena. Spero per converso (e questo è il lato positivo) che la costituzione di poli regionali dotati di “massa critica” centrati sulle scienze pure, faccia sì che si preservino tradizioni profondamente radicate nella civiltà di questa regione, non più sostenibili localmente: ma per favore, si spiccino! È infatti inutile tentare di rianimare un morto. Devo dire che, sebbene comprenda la necessità, la prospettiva non mi entusiasma: temo che a Siena si stia affermando un concetto provinciale e decadente di “cultura” intesa come orpello, roba di basso profilo da smerciare in sagre primaverili non molto stravinskiane.

      Ricordo l’incipit del programma di Rossi, che già citammo in tempi non sospetti in questo blog, una frase del compianto prof. Giorgio Israel:

      «La sciagurata diatriba tra le due culture danneggia entrambe. Nella furia di distinguerle, le scienze vengono separate dalla cultura e pensate come mere abilità pratiche, predicando che solo ciò che ha un’utilità diretta vale qualcosa. Non a caso stiamo perdendo il senso della parola “ricerca”, ormai sinonimo di “innovazione tecnologica”. Invece, lo straordinario successo della scienza occidentale è stato fondare la tecnica sulla scienza, creando la “tecnologia”. Tutte le grandi scoperte scientifiche che hanno cambiato il volto del mondo – a partire dal computer digitale – sono frutto di idee teoriche, fondate sulla “scienza di base”.

  2. “Io ho sempre avuto grande fiducia in questa comunità, che ha superato la sua fase più difficile grazie al rettore Angelo Riccaboni e anche grazie a una forte coesione interna”.

    L’abbiamo vista ieri infatti la grande coesione, tra gli studenti (37 su 88 votanti) e tra il personale t.a. (645 su 1035). Siamo alla fine del mese di giugno e dopo ben sei mesi non si sa nulla sulle graduatorie delle PEO. Bella coesione!

  3. … in quale “Democrazia”, il voto di un avente diritto “pesa” meno di quello di un altro? … I problemi sono sempre sul tappeto perché nessuno è interessato ad affrontarli e risolverli … e quindi, “tutto va bene” perché un’alternativa non c’è!

  4. Su questo blog sarebbe strano trovare dei commenti di persone contente del risultato. È un ambiente intelligente, ma orientato. E per quello che ho letto e capito in questi giorni, si sposava la candidatura del Rossi e si demonizzava quella del Frati – colpevole di voler perpetrare le politiche del Riccaboni (per questo blog, nefaste. Ma per questo blog) -, e quella del Petraglia, accusato di esprimere le solite dinamiche di consorterie e gruppi di interesse (come se a Siena fosse una novità. E non parlo della politica, parlo proprio della società comune). Eppure i voti sono chiari: quelli del Rossi sono andati al Frati. Una scelta autonoma dei singoli votanti? Nessuna sollecitazione? Ed al prezzo di cosa? E poi… questo sgomento per la situazione dell’università di Siena… Ma non c’è mai stato spazio per il pensiero piccolo-piccolo che forse Siena è questa? Poca cosa, nessuna particolare eccellenza, mancanza di attrattiva per gli studenti ed i docenti. Forse ci si dovrebbe fare un esamino di coscienza e cominciare ad accettare i propri limiti, valutando magari quali parti si sono avute nel causare i guasti. Invece di fare le Cassandre immacolate, querule e sterili dall’alto dei bastioni. Mi risuonano nelle orecchie il giudizio che molti anni fa, in anni non sospetti, un alto dirigente dell’Università disse: “diventerà un paesone buono per la passeggiata domenicale”, ed ho avuto un sussulto nel leggere un giudizio simile pochi giorni fa su un blog “amico” che ne prevede un futuro da San Gimignano, ma meno turrita, parole quasi testuali. Forse sarebbe il caso di guardarsi allo specchio, invece di sfogliare l’album di fotografie. La mucca da mungere l’hanno portata via dalla stalla, ora bisogna alzarsi le maniche e lavorare, per il caffettino in contrada ci sarà tempo. Mi ha fatto sorridere un articolo sulla Nazione di un paio di giorni fa, in cui si decantava che la crisi a Siena è passata. E citava che nella Valdelsa, i dati dimostrano una ripresa industriale rilevante (camper). Che l’agroalimentare della Val d’Orcia e del Chianti ha avuto ottimi risultati anche come export. E che il farmaceutico è diminnuito del 26% (!). Cioe! I “villani”, come amano i senesi chiamare gli abitanti fuori porta, si fanno il mazzo e l’unica cosa che potremmo – con molta estensione – indicare come senese, crolla. Una miopia letale.

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