Che stia ripartendo, dopo dieci anni, la stagione della denuncia dei concorsi universitari truccati?

Docenza universitaria svilita: dalle valutazioni manipolate al blocco degli scatti stipendiali

Rabbi Jaqov Jizchaq. Volge al termine un anno accademico caratterizzato da innumerevoli e continue valutazioni, dalle quali oramai dipende ogni singolo istante della vita degli individui e delle istituzioni universitarie: non alludo alle classifiche CENSIS, Shanghai, QS ecc., bensì a quelle dell’ANVUR, alla VQR, alla SUA, all’ASN, ai “ludi dipartimentali” per il conferimento di premi ai primi 180 dipartimenti (a scapito degli altri), scatti e incentivi e tutti meccanismi premiali, esclusivamente legati alla produttività scientifica, che hanno sostituito gli automatismi, estremizzando (sovente in maniera caricaturale) il modello competitivo aziendalistico. Non pare tuttavia che al bastone seguirà la carota. In questo modello la qualità pare essere difficilmente scindibile dalla quantità, cioè dall’organizzazione robustamente strutturata e della ricerca, quindi siamo di nuovo a riflettere sui nostri guai e mi domando come si possa separare questo tema da quelli che (inutilmente) mi sono permesso di sottoporre a questo blog nei precedenti messaggi.

Che vi fosse in passato un serio problema di valutazione negli atenei italiani era opinione di molti. Che l’ASN la VQR ecc. abbiano posto rimedio a queste patologie mi pare una notizia ampiamente esagerata. Adesso quello di “valutare” anche l’aria sembra che stia diventando un giochino di società, con esperti di strategie e ottimizzazione che passano il loro tempo a studiare come fottere meglio l’antagonista. Il quale antagonista, non di rado, è gente del tutto fuori dalla realtà che in questi anni non ha cessato di gingillarsi ancora con quisquilie e diatribe di genere oramai preistorico di piccolo cabotaggio, del tutto ignara sia dell’evoluzione del sistema universitario, sia degli standard scientifici richiesti, oramai per non essere sopraffatti. Dunque, in fondo, meritevole di essere fottuta. Un giochino molto ideologico, e sovente anche un po’ truffaldino: come già detto, “oggettivo” non è necessariamente sinonimo di “corretto” e sovente la matematica fa da ancella all’ideologia, celando, anziché disvelare, propositi al contrario molto “soggettivi”. La VQR – si dice in alto loco – ad oggi, è l’unico strumento istituzionale individuato per valutare la produttività e l’eccellenza della ricerca universitaria italiana. Non so se dobbiamo rallegrarcene o dolercene.

Oltre a questo, un sistema agonistico siffatto (“veri inglisce…”, sebbene un po’ rusticano), basato sulla competizione a ‘o curtiello, abbisognerebbe del logico corollario della carota, dopo il bastone, ossia di un reclutamento riportato a livelli accettabili in tutte le aree scientifiche. L’estenuante precariato, invece, azzera l’effetto “meritocratico” delle valutazioni riportando in auge l’unico criterio di selezione che pare valere nella società italiana: quello di classe. Richiederebbe altresì una qualche forma di mobilità, di maggior dinamismo, di diversa strutturazione degli atenei e dei dipartimenti, se, come ho già detto in tempi non sospetti, appare inevitabile raggiungere nei vari settori una “massa critica” omogenea, per partecipare con spirito non decoubertiano a questi “ludi cartacei”.

Sembra a volte che vi sia un’unica politica universitaria possibile, che questa politica sia appannaggio del Moloch di un’onnipotente burocrazia autoreferenziale, la quale procede a son di dispacci tanto perentori quanto incongrui, che sovente rivelano un vuoto totale di orizzonti, dietro un linguaggio “oggettivo” farcito di ornamentali statistiche. E che il conflitto politico si limiti alle persone che vengono reputate più o meno idonee ad interpretare e perseguire questa forma di Pensiero Unico. Sono in corso in questo periodo proteste da parte dei docenti, i quali lamentano non solo un anno di blocco degli scatti in più degli altri dipendenti statali, ma anche la cancellazione dei cinque anni passati (2010-2015) come se non fossero mai esistiti ai fini della carriera, della pensione e del Tfr: «Danno tanto più grave – si dice – nei giovani universitari, perché il mancato riconoscimento ai fini giuridici di 5 anni di attività lavorativa effettivamente svolta prefigura un danno importante che si riverbera su pensione e liquidazione». In realtà la professione di docente è stata oltremodo svilita.

Probabilmente si sta andando verso una contrattualizzazione della posizione di docente e verso un aumento massiccio del precariato. Difatti, leggo, anche “il modello di reclutamento che pone in sequenza temporale i ricercatori RTDa e RTDb si è dimostrato fallimentare“. C’è da scommettere che prolifereranno solo quelli di tipo A, cioè quelli che (a differenza dei RTD di tipo B) non prefigurano alcuna via verso la stabilizzazione. Leggo a riprova che “c’è stata una media di 3,2 passaggi da RTDb a Professore Associato ad Ateneo nell’arco di 7 anni dall’entrata in vigore della legge Gelmini”.

Riguardo la creazione di circa 1200 nuove posizioni di ricercatore attraverso il finanziamento aggiuntivo ai “dipartimenti eccellenti”, «i fondi dei Ludi Dipartimentali (Dipartimenti di eccellenza) destinati alle assunzioni “di ruolo” finiranno in realtà per gonfiare la fascia precaria dei ricercatori a tempo determinato “di tipo A”:» . Che vuol dire “ricercatori a tempo determinato una botta e via”. Insomma, secondo questa verosimile interpretazione, con i soldi della vincita dei “ludi dipartimentali” (intendiamoci, è meglio averli che non averli!) si potranno reclutare solo ricercatori a termine di tipo A, cioè quelli che non prefigurano una continuazione del rapporto di lavoro.

Università: dopo i baroni i bari. Come prima, più di prima… mentre l’ANAC tace



Per saperne di più:
il Fatto Quotidiano (11 luglio 2017). Università: truccate le pagelle dei premi da 2miliardi di euro.
Roars (11 luglio 2017). Modificati più di 100 file della VQR. La difesa di ANVUR: «il rapporto Vqr non è da considerarsi un atto ufficiale».
il Fatto Quotidiano (11 luglio 2017). Indicatori inaffidabili: Londra li scarta, ma l’Italia li mantiene.
il Fatto Quotidiano (11 luglio 2017). Il mistero di quanto costa davvero.

Davvero i due dipendenti hanno autonomamente falsificato i bilanci per celare il buco provocato da altri?

BandaBassotti

Di seguito il commento di Billy (del 22 luglio 2016) e quello di Simone (del 21 luglio 2016) postati su “Eretico di Siena” all’articolo di Raffaele Ascheri «Università: tanto buco per nulla?»

Billy. Continuare ad osservare tutto quello che accade in questa città con il senso di impotenza che caratterizza la visione degli eventi è veramente difficile.
Questa dell’assoluzione dei principali imputati per la vicenda del buco all’università è un’altra goccia di un vaso senza fondo. Mi rallegro con gli imputati (in realtà solo alcuni) per essere usciti riabilitati da questa vicenda, ma i giudici ci vorrebbero raccontare che la colpa è solo dell’ex responsabile della ragioneria e della sua braccio destro? Che solo loro due avessero ordito un piano di prove truffaldine per celare un ammanco di 280 milioni, tra l’altro non da loro determinato, ma da loro soltanto nascosto nelle pieghe di bilancio che nemmeno i revisori dei conti avevano potuto constatare? Allora più che una condanna gli darei una medaglia al merito ed un sicuro incarico come ministro della repubblica o come minimo di deputato….
Mi sembra come la storia della morte di David Rossi, immediatamente derubricata a suicidio per poi essere riaperta 3 anni dopo con elementi inoppugnabili.

Io non so davvero più dove vivo. Abbiamo un comune tra i più dissestati d’Italia, un sindaco depositario di avvisi di garanzia, un ospedale in via di smantellamento, un flusso turistico in diminuzione ed in controtendenza rispetto alle città d’arte vicine (che ci raccontino il contrario è favolistico dato che un dato certo come la tassa di soggiorno è inoppugnabile e se la si evade si fa un illecito), il palione con uno dei suoi maggiori protagonisti tra i fantini inquisito per attività illecite, il mondo delle contrade in una crisi socio-culturale come non c’è mai stata, sempre meno attività e meno lavoro… e si vivacchia da un giorno all’altro senza colpo ferire. Mah….

Simone. Vorrei solo far notare come il buchetto da 200 mln non sia stato solo uno “svanire” di soldi… Per dirne una, a causa di questo buco l’Università ha dovuto svendere l’ospedale alla Regione, perdendo non tanto il valore economico del bene, ma il potere che da esso derivava… e magicamente oggi ci troviamo la MegaASL ad Arezzo, il nostro ospedale che non conta più nulla presso il centro di potere regionale con un direttore generale mandato a svernare in attesa della pensione, e fior di professionalità che emigrano (indovina un po’) a Careggi… ecco, se uno vuole “toccare con mano” cosa abbia voluto dire il crollo dell’Università (anche se non da solo, certamente) può iniziare guardando a come potrebbe cambiare il livello di qualità del sistema sanitario senese…

Tutti assolti: il buco e il falso in bilancio sono stati dimostrati, ma non si sa chi li abbia provocati!

Ateneo-con-buco

S’è concluso ieri il processo sulla falsificazione dei bilanci dell’Ateneo senese, con l’assoluzione di tutti gli imputati con le formule di rito «per non aver commesso il fatto» (rettori e direttori amministrativi) e «perché il fatto non costituisce reato» (revisori dei conti). Sull’argomento ci ritorneremo nei prossimi giorni! Oggi pubblichiamo l’articolo (apparso su questo blog il 29 settembre 2014) che presentava l’inizio del processo e che, all’indomani della sua conclusione, mantiene intatta la sua attualità.

Domani comincia il processo sul dissesto dell’ateneo senese

Daniela Orazioli (UGL-Università di Siena). Dopo sei anni, siamo arrivati alla prima udienza del rinvio a giudizio per i responsabili del crack dell’Ateneo senese. Auguriamoci che davanti alla sede del tribunale ci sia una ben nutrita rappresentanza di tutti quelli che da questi “scellerati“ gestori dei bilanci hanno subìto danno. Da sottolineare, comunque, che la gravità non è riferita soltanto alla natura economica, come se questa fosse di poco conto, ma soprattutto alla sfera etica. Da ricordare l’annientamento del futuro di un’intera generazione; la scomparsa dall’Ateneo di tutti quei giovani borsisti, dottorandi, etc. che avrebbero dovuto costituire il fisiologico ricambio generazionale per la nostra secolare Università. Con loro abbiamo perso ciò di cui la scienza ha più bisogno: curiosità, entusiasmo, speranza, passione giovanile. I nostri giovani, a prescindere dal risultato del processo, non saranno più recuperabili. Grazie ai responsabili del dissesto!!! I tempi biblici delle indagini e poi della giustizia non fanno certo immaginare che stiano ancora lì ad aspettare! I migliori sono andati a far crescere altri paesi, dove i cervelli non si buttano; altri si sono adattati, ripiegando su qualche palliativo che potesse consentir loro di “campare”. Chi è rimasto, come i docenti e il personale tecnico e amministrativo, che fa???? Parlando con i colleghi non sentiamo che scoramento, mortificazione, frustrazione, assenza di aspettative. Chissà quali risultati abbia sortito l’indagine sul personale tecnico e amministrativo riguardo allo stress correlato al lavoro. Sarà emerso tutto ciò? Sono quantizzabili danni del genere? Forse no, e allora finirà tutto a tarallucci e vino? Noi non ci stiamo!!!

Il bugiardiere e le prossime elezioni del Rettore dell’Università di Siena

Riccabocchio SantoGià nel novembre 2011 scrivevo che «si può sorvolare su tutto, ma non si può accettare che il rappresentante legale dell’università di Siena», raccontando cose non vere «esponga al ridicolo l’istituzione che rappresenta». E per Angelo Riccaboni è ormai costituzionale raccontare frottole in modo sistematico! In circa sei anni alla guida dell’ateneo senese, di balle ne ha raccontate tante; nonostante ciò qualcuno suggerisce di farlo Sindaco o Ministro! Allora, tanto vale farlo Santo!

Esemplare la balla sull’avanzo di competenza di sette milioni d’euro quando, in realtà, l’esercizio 2013 s’è chiuso con un disavanzo di competenza di 3,5 milioni d’euro. È trascorso un anno dalla denuncia dell’imbellettamento del bilancio, ma il Rettore non ha ancora fornito le necessarie spiegazioni sulla vicenda, neppure dopo la mia recente ed esplicita richiesta. Tace anche l’ex direttrice amministrativa, Ines Fabbro. Silenzioso il Collegio dei Revisori dei Conti che pure, per il bilancio di previsione di quell’esercizio, aveva addirittura richiesto lo stato di dissesto per l’Ateneo senese. Muto il Consiglio di Amministrazione.

Roberto Morrocchi (in conferenza-stampa)

Roberto Morrocchi
(in conferenza-stampa)

Afasico il consigliere, Dott. Roberto Morrocchi (designato da Riccaboni in CdA in rappresentanza del Comune e della Provincia di Siena), che ha anche partecipato alle trionfalistiche conferenze-stampa del Gil Cagnè dei bilanci. E tutto questo accade proprio mentre si sta concludendo, presso il Tribunale di Siena, il processo ai due precedenti Rettori, al Collegio dei Revisori dei Conti e ai tre Direttori amministrativi, accusati d’aver causato il dissesto dell’Ateneo.

Per aumentare le immatricolazioni, Riccaboni le ha tentate tutte.  Cominciò alla fine del 2010, prorogando le iscrizioni addirittura al 28 aprile 2011. Senza risultato! Allora, pensò bene di liberalizzare (unica sede in Italia) l’accesso ai corsi di laurea in Farmacia, Biologia e CTF, calpestando il DM 17/2010, adottato per assicurare adeguati livelli di qualità della didattica mediante l’individuazione del numero massimo di studenti che possono iscriversi a un determinato corso di studio, in base ai docenti e alle risorse strumentali e logistiche disponibili in ciascuna sede. Il Ministero, però, aveva autorizzato l’attivazione di quei corsi di studio sulla base del presupposto che il numero massimo di studenti fosse quello accertato dal Nucleo di Valutazione nella loro relazione e non quello auspicato da Riccaboni.

Il risultato fu che circa 1500 studenti, che non trovarono posto nelle altre sedi, si riversarono su Siena, che, per carenza di docenti, aule, laboratori, mense non poté assicurare il servizio pagato con tasse tra le più alte d’Italia. A Riccaboni, però, non importavano i disagi degli studenti e dei docenti! A lui interessava il clamore mediatico. Ecco i titoli del Corriere di Siena: «Immatricolazioni alle stelle: clamorosa impennata»; «Università, vola il mercato degli affitti: non abbiamo più case per studenti». E così furono ingannati il Nucleo di Valutazione, il Ministero, e, soprattutto, gli studenti, che avevano ricevuto una rappresentazione dei corsi di studio diversa dalla realtà. L’accesso libero, incompatibile con le strutture esistenti, provocò disagi logistici e disfunzioni nella didattica con evidente abbassamento dei livelli di qualità, efficienza ed efficacia dell’offerta formativa. I risultati si videro l’anno successivo! Rispetto all’anno precedente, Farmacia e CTF persero 920 nuovi iscritti, molti studenti si trasferirono, e nel 2014-2015 c’è stato un ulteriore tonfo, con 37 matricole a Farmacia e 60 a CTF.

Silenzio assoluto su tutto ciò: eppure dal 2011 a oggi l’Ateneo ha perso 3.852 studenti. Riccaboni, però, continua a raccontare fole e fa scrivere che «ad oggi gli iscritti all’Università sono circa 15.800 (corsi di laurea triennale e magistrale)» quando invece sono 14.236 (si veda elenco con nome, cognome e matricola). E se anche si aggiungessero i 323 iscritti ai corsi di Dottorato o i 555 iscritti ai corsi di Specializzazione si arriverebbe a 15.114 iscritti, una cifra ben lontana da quella diffusa dal “Magnifico”.

Il candidato Francesco Frati, in qualità di pro-rettore vicario, ha condiviso tutto ciò! Se continuerà a tacere, dimostrerà di essere pienamente responsabile oppure un dilettante! Tertium non datur! Comunque, in entrambi i casi inadatto a fare il rettore! E gli altri due candidati?

Pubblicato anche da:
– Bastardo Senza Gloria (26 aprile 2016) con il titolo: «Suggeriamo una attenta lettura di questo articolo del Professor Grasso sullo stato delle cose all’Università di Siena».
– il Cittadino Online (26 aprile 2016) con il titolo: «Il bugiardiere e le prossime elezioni del Rettore dell’Università di Siena». Sottotitolo: Il professor Grasso insiste con il chiedere a Riccaboni ragione di quanto dichiarato su bilancio dell’ateneo e immatricolazioni».

Riccaboni dixit: «se voi andate in mensa ci sono moltissimi ragazzi colorati, persone che si vede chiaramente che non sono italiane»

Di seguito la trascrizione integrale della seconda parte dell’intervista di Daniele Magrini al Rettore (Radio Siena TV, di Sabato, 19 marzo 2016).

Magrini. Allora, veniamo al tema delle iscrizioni; cioè io ho visto che tutti gli atenei, tutte le università in Italia hanno avuto una flessione nelle iscrizioni, probabilmente anche in relazione alla situazione generale. Siena negli ultimi 5 anni ha perso circa 3.000 forse 3.500 iscritti a partire dal 2011, facendo il conto, mi pare – correggimi se sbaglio – che è una cifra in linea con la tendenza nazionale o un po’ più forte, com’è?

Riccaboni. Ma diciamo, anche su questo ti ringrazio dell’opportunità di parlarne, perché almeno così si sfatano alcuni miti. Allora, noi abbiamo avuto 15.775 iscritti nel 2014/2015. Diciamo che questa dimensione fra i 15 e i 17 mila è la nostra dimensione naturale. Ci sono stati degli anni in cui siamo stati anche vicini a ventimila, però, vorrei ricordare una cosa, perché se non si guardano i dati è difficile capire. C’era stato e parlo degli anni dal 2004 al 2007 la possibilità da parte del Ministero di riconoscere, a istituzioni come le Forze Armate, il percorso di carriera per arrivare a laurearsi. Noi in quegli anni abbiamo avuto 9.800 iscritti delle Forze dell’ordine. Allora se noi avevamo 19.500 studenti meno, in media, 2.500 all’anno ritorniamo a quel numero di 17 mila che è il nostro ordine di grandezza; quindi i 17 mila rispetto ai 15.775 dell’anno scorso è più che in linea con la dinamica nazionale. Ma noi abbiamo fatto anche un altro studio e abbiamo visto che negli ultimi tre anni – perché mi sia consentito che negli anni della grande crisi non è facile fare dei confronti con quegli anni – negli ultimi tre anni la nostra riduzione, rispetto alla media nazionale, è stata totalmente in linea; quindi, questo è un buon risultato, tenendo conto che Siena – questo va detto perché vorrei anche che ci fosse consapevolezza della qualità del nostro Ateneo – nelle classifiche del Censis, lo sappiamo, è sempre ai primi posti; ma quello che conta molto è la provenienza degli studenti da fuori regione; noi siamo i primi, in Toscana, per la provenienza da fuori regione; in particolare siamo i primi per la presenza, fra le lauree magistrali, di studenti stranieri; e questo lo dico perché era uno degli assi del mio mandato; e noi nelle lauree magistrali – tu sai che ora ci sono lauree triennali, i primi tre anni, e poi le lauree magistrali, i due anni – nei due anni della laurea più avanzata, in questi ultimi tre anni siamo passati dal 5% degli stranieri, al 10% degli stranieri, al 16% degli stranieri; questo penso che la città cominci a vederlo; cioè, se voi andate in mensa, o a San Francesco o a San Miniato, ci sono moltissimi ragazzi colorati, persone che si vede chiaramente che non sono italiane e questa è stata una grande attrattività di Siena che ha, probabilmente, aiutato a controbilanciare la riduzione degli italiani.

Magrini. Allora, è cronaca dei nostri giorni: si discute molto di sanità delle Scotte, come una struttura sanitaria che rischia di perdere un po’ di colpi. Mi pare che si discuta, non molto, sul ruolo della Facoltà di Medicina. O meglio, c’è stata l’iniziativa dell’Associazione “Confronti”, di Alberto Monaci, tre giorni fa, in cui è stato lanciato un appello anche molto preoccupato proprio al ruolo della Facoltà di Medicina, anche come Facoltà che fa buona ricerca, che attrae tanti studenti perché fa buona formazione. Che cosa pensi di questo ruolo specifico di Medicina a Siena?

Riccaboni. Innanzitutto, bisogna fare una contestualizzazione. Noi abbiamo, a parte che non c’è più la Facoltà, diciamo che abbiamo un’area biomedica molto forte, molto importante, un punto centrale del nostro ateneo, ma, vorrei dire, un punto centrale per lo sviluppo del nostro territorio. È chiaro, l’ha detto anche Rossi recentemente, che in futuro a Siena gli assi sono la cultura, il turismo, tutta la parte dell’agrifood e la parte biomedicale. Allora, la parte “biomedicale” vuol dire l’area biomedica, ma tutta la parte di farmacia e farmaceutica. Quindi noi abbiamo un grande asset perché sulla base della forza dell’area biomedica si può anche rafforzare il distretto farmaceutico; lo dico, questo, perché uno degli assi sui quali stiamo lavorando proprio in queste settimane, in questi mesi è rafforzare tutta questa parte: l’area farmacia, sperimentazione, clinica, l’area medica. Ed è proprio alla base del progetto che stiamo concordando con la Regione; quindi io posso assicurare che con la Regione c’è un confronto, un dialogo proprio per rafforzare queste aree su questi temi, come su anche altri temi legati alla medicina di precisione; però ora non vorrei entrare troppo nei dettagli. Quindi, è chiaro che ci sono state delle dinamiche che sono state tipiche soltanto di Siena, nel senso che a Siena abbiamo avuto negli anni una forte presenza dell’area universitaria dentro “Le Scotte”, come sappiamo. Quindi, questa grossa presenza in altri atenei in altre aziende della Toscana sappiamo che non è successo; quindi, la Regione lì interveniva tradizionalmente, ora deve intervenire anche di più da noi, ma sulla base di queste progettazioni io sono sicuro che ci sarà questo intervento; quindi c’è un dialogo con la Regione, con l’assessore Saccardi, in particolare, per riuscire a far sì che l’intervento della Regione sulle “Scotte”, per quanto riguarda anche la nostra Facoltà (per usare questo termine) sia maggiore. Come Università, come sapete, abbiamo ricominciato il percorso di programmazione dei ruoli e l’area medica, giustamente, ha una quota importante di questi ruoli.