I problemi dell’ateneo senese sono strutturali e stanno mutando per sempre il volto, il peso e la collocazione di Siena tra gli altri atenei toscani

 

Unisi2015

Rabbi Jaqov Jizchaq. È chiaro che quello dell’ateneo senese non è più un problema contingente, legato a una particolare congiuntura, una crisi passeggera, ma trasformazione strutturale e destinata a mutare per sempre il volto, il peso e la collocazione di Siena tra gli altri atenei toscani. Sarebbe interessante parlare di questo. Il rettore dice che i conti sono a posto; Grasso e Piccini dicono di no. Le alternative dunque sono queste:

1) Hanno ragione Piccini e Grasso; e allora le domande che molto umilmente ho sottoposto al blog sul destino dell’ateneo risultano ovviamente ineludibili. L’ateneo si accinge a perdere metà del suo corpo docente; non solo, ma lo fa a un ritmo accelerato, stando ai dati ufficiali, dai quali si evince che i docenti rimasti sono molti meno del previsto; il che vuol dire che intere aree scientifiche di base sono entrate pesantemente in crisi, sono state smantellate o si accingono ad esserlo, e se i conti sono in disordine, se dunque non si può contrastare questa tendenza, parimenti non è che si può seguitare a contemplare le ruine imprecando contro un destino cinico e baro.

2) Oppure ha ragione il Rettore. Ma allora, se potendosi considerare conclusa la fase di emergenza l’università può ricominciare a guardare al futuro, “a fortiori” occorre definire con maggiore esattezza tutte le questioni con le quali vi ho ammorbato nei precedenti messaggi. Ovviamente non è che domani all’alba verranno banditi 500 posti per rimpiazzare quelli perduti; anche confidando nella promessa renziana di finanziare un migliaio di ricercatori, a Siena di questi ne toccherà se va bene una manciata, dunque le risorse, ammesso che ve ne siano, saranno centellinate e sarebbe utile capire in quale direzione investirle. L’ateneo sarà comunque, anche in questo caso, pesantemente ridimensionato e il rapporto con gli altri atenei regionali è tutto da chiarire.

Dunque in entrambi i casi, è sicuro che le aree entrate in crisi non risorgeranno più, almeno nel prossimo ventennio, cambiando il volto dell’ateneo: curioso che questa sia vista come un’operazione meramente burocratica da affidare ai ragionieri; ma dov’è l’intellighenzia locale? E poi, anche qui, l’idea balorda di ristrutturare “accorpando”, cioè prendendo chi in quelle aree ancora ci lavora e buttandolo a fare qualche cosa da qualche altra parte, rivela una mentalità da sensali, che non vedo come si possa conciliare con le richieste della SUA e del VQR: c’è solo da augurare a coloro che ragionano così di essere operati ad un rene da un egittologo.

Insomma, qualunque sia la verità sullo stato attuale dei conti, non credo che le questioni che ho elencato nei precedenti messaggi possano essere eluse. Proprio in questa fase pre-elettorale occorrerebbe anzi che fossero poste apertamente all’ordine del giorno: perché non lo si fa? Perché non ci si sbottona (a parte i proclami sulla “Life Valley”, retorici quanto quelli intorno alla “capitale della cultura”)?

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17 Risposte

  1. Le stelle, nel freddo cielo di stamani, giocano a “nascondino” tra evanescenti e timidi nuvole.
    Carissimo Rabbi,
    rispetto a tutto quanto, giustamente e puntigliosamente, tu evidenzi non posso far altro, a maggior info per chi legge, che riportare il seguente articolo, scelto con modalità random fra altri sulla stampa, di Valdelsa.net.
    Elementare Watson!, direbbe il l’arguto detective Sherlock Holmes, Unisi nell’ambito del SUT ( sistema universitario toscano) acquisirebbe il semplice e subordinato ruolo di “cenerentola”, senza togliere alcunché alla dolcissima ed amata figliola; ciò risolverebbe tutti gli annosi e complicati problemi di docenza, di PTA (personale tecnico amministrativo), ecc, Chiaro (sic!).

    Sena da Oxfo

    da Valdelsa.net.:

    Rinnovato l’accordo di collaborazione tra Regione e sistema universitario toscano

    Il governatore Rossi: «Una conferma dei rapporti di reciproca collaborazione realizzati nelle precedenti legislature regionali e che hanno consentito nel tempo di conseguire risultati positivi e soddisfacenti per tutti i soggetti coinvolti»

    E’ stata rinnovata, grazie alla firma odierna di uno specifico protocollo, l’intesa tra Regione e istituzioni universitarie della Toscana; obiettivo lo sviluppo e la valorizzazione del sistema universitario toscano a livello territoriale e internazionale, e la promozione dello sviluppo dell’alta formazione e della formazione alla ricerca. Grazie alle sedi di collaborazione e confronto previste dalla normativa statale e regionale in materia, la Regione, le istituzioni universitarie e di alta formazione e le categorie economiche e produttive possono agire su aspetti specifici di comune interesse quali la promozione della ricerca e dell’innovazione. Inoltre le istituzioni universitarie rivestono un ruolo rilevante per lo sviluppo regionale che sottolinea l’importanza di un raccordo costante con la Regione per supportare strategie di sviluppo condivise.

    «Una conferma dei rapporti di reciproca collaborazione realizzati nelle precedenti legislature regionali e che hanno consentito nel tempo di conseguire risultati positivi e soddisfacenti per tutti i soggetti coinvolti» ha sottolineato il presidente Enrico Rossi, che ha siglato il documento insieme alla vicepresidente e assessore all’università e ricerca Monica Barni e a Luigi Dei, rettore dell’Università degli studi di Firenze, Massimo Mario Augello, rettore dell’Università degli studi di Pisa, Angelo Riccaboni, rettore dell’Università degli studi di Siena, Pietro Cataldi, rettore dell’Università per stranieri di Siena, Fabio Beltram, direttore della Scuola Normale superiore di Pisa, Pierdomenico Perata, rettore della Scuola Superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna di Pisa, e Pietro Petrini, direttore dell’IMT Alti Studi di Lucca.

    «La Giunta regionale e le istituzioni universitarie convengono di definire collaborazione e confronto nell’ambito della Conferenza regionale dei rettori, cui presenzierà anche la Regione – ha proseguito Rossi -. In particolare costituiscono oggetto di confronto e collaborazione lo sviluppo e la valorizzazione del sistema universitario toscano e delle sue strutture didattiche e di ricerca, anche attraverso azioni congiunte con il Miur e con le competenti istituzioni europee; la promozione dello sviluppo dell’alta formazione e della ricerca e la valorizzazione delle risorse umane delle università e del capitale umano da queste formato. Miriamo a decisioni operative, che servano alla Toscana e a tutte le sue articolazioni sociali ed economiche».

    Inoltre si prevede l’attivazione di forme di integrazione nell’utilizzo di strutture e risorse, servizi tecnici, amministrativi e di supporto alla ricerca e all’alta formazione, privilegiando un’ottica di sistema; forme di partenariato anche a livello internazionale, negli ambiti della ricerca, della didattica e dell’amministrazione anche attraverso le nuove modalità rese disponibili dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione; l’esame delle tematiche connesse alla sostenibilità dell’offerta formativa dei corsi universitari che tenga conto anche delle esigenze del sistema regionale.

    Il documento sottolinea l’internazionalizzazione delle istituzioni universitarie attraverso specifiche azioni di comunicazione e promozione di accordi e reti con istituzioni estere sui temi della mobilità internazionale dei docenti e degli studenti, della collaborazione nell’offerta formativa, nella ricerca, nel trasferimento e valorizzazione della conoscenza per l’innovazione e del confronto culturale; e le linee strategiche di sviluppo del sistema regionale con particolare attenzione alle politiche volte a favorire un maggiore collegamento fra ricerca e alta formazione universitaria e territorio.

  2. Caro Sena da Oxfo,

    medito di iscrivermi ad un corso avanzato di inglese, perché esco sconfitto da conversazioni prenatalizie con amici e colleghi stranieri, che fra un augurio e un nostalgico “The Way We Were” chiedono notizie di corsi, facoltà, insegnamenti, che la recente deriva burocratica dell’università italiana, assieme alle nefandezze locali, hanno cancellato per sempre.

    Ma a dire il vero i più increduli sono gli italiani: questi negano e reagiscono insinuando che i numeri riportati nelle tabelle molto opportunamente poste in bella evidenza dal prof. Grasso non siano rispondenti a realtà (“ovvia, è possibile che vada in pensione quasi metà dei docenti e non vengano rimpiazzati?”). Dura a credersi, ma è così: un meccanismo di difesa, ci spiegano gli speleologi delle abissali profondità e degli antri della coscienza umana, del Dipartimento di Geologia e Psicologia dell’Università di Chieti.

    …comunque anche stavolta sono stato il solito ottimista: avevo scritto 723 docenti e vedo che siamo già a 716. Il grafico su in alto dice che nel 2014 dovevamo essere a quota 805 e invece ci siamo attestati a quota 755. Come ho detto a fine 2015 siamo a quota 716: vuol dire che Siena sta perdendo tra i 40 e i 50 docenti all’anno, un po’ a casaccio, a macchia di leopardo, aprendo voragini incolmabili in molti settori e determinandone la crisi.

    «Sentinella, a che punto è la notte?»
    (Isaia 21)

  3. Caro prof. Grasso,

    inutile puntare il dito sempre sullo squilibrio esistente tra docenti e tecnici-amministrativi. Senza i tecnici e gli amministrativi l’ateneo è destinato a crollare come un castello di carte, considerando che molti suoi esimi colleghi non sanno neanche cavarsi “un dito dal culo”, come si dice a Siena, ed anche per le più banali cazzate devono rivolgersi ai colleghi amministrativi. Senza considerare l’assenteismo di molti suoi colleghi, magari impegnati in costose missioni in location esotiche per promuovere l’ateneo a livello internazionale. Certo che ha ragione quando punta il dito contro la mancata e confusa organizzazione del personale e anche tra i miei colleghi non mancano certo quelli che si rigirano i pollici dalla mattina alla sera, più per una mancanza di controllo e di catena di responsabilià che per mera volontà personale.

    Sarebbe interessante anche dire due parole sul casino delle PEO, che riguarderanno dopo anni solo il 60% del personale (il resto… zitti e mosca) e che hanno visto una confusione tale che basterebbe da sola a sbattere l’ateneo in prima pagina, ad iniziare dalle commissioni per ben tre volte rivisitate e stravolte. Senza considerare i metodi di valutazione, che tra poco riserveranno una valanga di ricorsi dei dipendenti rimasti esclusi dall’avanzamento.

    In tutto questo il Magnifico pensa a farsi propaganda politica andando agli incontri con il sindaco indagato e il Dallai, che dovrebbe lavorare in parlamento invece di venire a fare le marchette a Siena.

  4. «inutile puntare il dito sempre sullo squilibrio esistente tra docenti e tecnici-amministrativi.» Luca

    …Caro Luca, lungi da me l’idea di “contrapporre” i docenti agli amministrativi; il punto non è questo e chi cerca di buttarla su questo piano è evidentemente in malafede. Il punto è che:
    1) i docenti si stanno dimezzando, con il turn over fermo da otto anni ed un’intera generazione di ricercatori spazzata via. I grafici che pubblica il prof. Grasso sono eloquenti e drammatici.
    2) Le vigenti norme impongono un numero preciso di docenti per tenere aperti corsi di studio e dipartimenti, con l’effetto (pensionamento di metà dei docenti+blocco prolungato del turn-over+requisiti minimi) che stanno chiudendo uno dopo l’altro molti settori di base senza i quali non si capisce bene che razza di università sopravviverebbe, vaso di coccio tra vasi di ferro nel quadro di un processo al termine del quale rimarranno “pochi hub” (sic) e il resto destinato a chiudere o regredire allo status di “teaching university”, sive “sede distaccata”.
    Insomma, non che io pretenda di dispensare stille di saggezza, ma non sarebbe male se ciò che scrivo, prima di essere contestato venisse letto. L’università è una fabbrica, con tecnici, operai, ragionieri ecc. vorrei capire chi ci guadagna, se chiudono gli stabilimenti. Spero ti sia chiaro che la continua riduzione, l’incessante smantellamento delle strutture didattiche e di ricerca, l’emorragia inarrestabile di studenti, prima o poi peserà inevitabilmente anche sul personale TA: non possiamo far finta che tutto sia come prima, e limitarci a rassicuranti, quanto surreali schermaglie di “noartri” contro “voartri”.

    «Sentinella, a che punto è la notte?»
    (Isaia 21)

  5. Caro Luca,
    quando si fotografa l’Università di Siena non si può certo usare “Photoshop” per eliminare dati sgradevoli! So bene che i vertici dell’Ateneo senese lo fanno, ma, nell’interesse della stessa istituzione, è necessario e utile conoscerne le sue reali condizioni. Lo squilibrio esistente tra i docenti e il personale tecnico-amministrativo è un dato di fatto ormai accettato e ineliminabile e, ha ragione Rabbi, «i problemi dell’ateneo senese sono strutturali e stanno mutando per sempre il volto, il peso e la collocazione di Siena tra gli altri atenei toscani». L’università, così come l’abbiamo conosciuta, non esiste più; ha già tutte le caratteristiche di una “sede distaccata” dove si svolgerà, quasi esclusivamente, attività didattica in corsi di studio ridimensionati, per il ridotto numero di docenti. Com’è successo e, in parte, accade ancora oggi ad Arezzo e Grosseto. Ovviamente, tutto ciò si ripercuoterà anche sul personale tecnico e amministrativo. Sono del tutto evidenti le responsabilità dei docenti (non di tutti, per fortuna), sempre più indifferenti, conformisti, servi e accidiosi.
    Per il resto, condivido quasi tutte le altre osservazioni critiche e per le PEO è a disposizione su questo blog tutto lo spazio utile a chiarire quello che sta accadendo.

  6. Caro Luca,
    forse i docenti non sanno cavarsela perché gli informatici si autopromuovono creando programmi sempre più assurdi che, guarda caso, richiedono la loro esistenza per essere compresi. Con il registro cartaceo verbalizzavo l’esame in tempo reale, con quello elettronico ci mettiamo il triplo del tempo! Non faccio alcuna vacanza esotica ma sono sempre in aula. Fra tre anni il mio settore si spopolerà e rimarremo in tre con 700 studenti. Ho perso tutti i miei allievi migliori (a spasso, all’estero o altrimenti impiegati) e persino due biblioteche, che stanno marcendo perché qualcuno ha deciso che i libri vanno distrutti.
    Siamo meglio dell’ISIS?

  7. Scusate l’intromissione, cari amici, colleghi e quant’altro, ma, continuando a leggere della situazione del nostro ateneo, mi preoccupano diversi aspetti:
    intanto, mi piacerebbe sapere (e al più presto, se possibile!), cosa dovrebbe accadere (che non sia già successo, in senso peggiorativo!) a noi poveri “tecnici-amministrativi” che, non sapendo nulla di amministrazione, ci ritroviamo a fare ricerca, spesso con competenze e titoli da professore ordinario e lo stipendio di un operaio! Cosa ci accadrà? Saremo licenziati? Presi a calci in culo? Torturati nella pubblica piazza? … o cosa? Mi piacerebbe che chi paventa tempi bui (più bui di questi?) per noi, provasse almeno a darci un’idea, uno scenario, un’ipotesi! … grazie!
    Subito collegata a questa situazione, in cui un lavoratore, spesso molto qualificato, come il sottoscritto, si ritrova nell’impossibilità di insegnare (io credo di poter insegnare molto a eventuali studenti di un mio ipotetico corso!), nell’impossibilità (o nell’imbarazzo, se credete) di poter dichiarare di cosa si occupa, nell’ateneo senese, perché, come molti amministrativi “di rango” ci fanno sapere, noi facciamo ricerca “illegalmente”, nell’impossibilità di esercitare perfino la libera professione (e che “libera” professione sarebbe?), per provare, almeno ad arrotondare il misero mensile … subito collegata a questa situazione, dicevo, rimane aperta e, mi pare, ampiamente passata “in cavalleria”, la questione morale! Ho fumato troppo o, dalle pagine di questo blog, tutti abbiamo denunciato corruzione, nepotismo, baronia, mancato riconoscimento del merito, abusi, denari buttati ai quattro venti, eccetera, eccetera? Tutto questo è finito? Tutto rientrato? Mai esistita una roba del genere? … O TUTTO E’ ANCORA QUI, SOTTO I NOSTRI OCCHI, IMMUTATO E PIENAMENTE “OPERATIVO”? … Perché, se non mi sono addormentato nel frattempo, la questione morale non è stata ancora risolta (basta uno sguardo alla mia sola situazione e collocazione professionale!) e se la questione morale non è stata risolta, manca, a mio modestissimo parere, il requisito fondamentale per l’esistenza stessa di un'”istituzione” che abbia la benché minima pretesa di essere ed essere considerata tale!
    Tutto questo mi porta alla considerazione finale:
    in un Paese sano e in una simile congiuntura, dato per scontato che l’accademia nazionale non è certo il posto dove prosperano i migliori, si dovrebbe seriamente pensare allo “smantellamento” (scusa, Rabbi, se lo dico così brutalmente!) e ad una immediata ricostruzione su nuove fondamenta. Il problema, tuttavia esiste e lo conosciamo bene … e sappiamo tutti benissimo che, in questo misero Paese,troppo spesso quelli delegati alla ricostruzione dell’edificio, sono peggio di quelli che lo hanno devastato! Allora, quale sarebbe la soluzione? Non credo di avere una soluzione per questo tipo di problema! Sarebbe un po’ come dire di avere la soluzione per risolvere il problema della criminalità organizzata: pochi possono dire di averci provato … e quelli che ci hanno provato, non hanno certo fatto una bella fine! … ma non credo possa essere questo il principio a cui le persone oneste e le coscienze sveglie si devono ispirare!

  8. aggiungo che i mezzi d’informazione e lo stile di comunicazione di Unisi non aiutano a capire cosa stia realmente succedendo. Leggo su un giornale:

    “l’Università ha deciso di varare un’ulteriore manovra di potenziamento dell’organico dei docenti, riguardante professori ordinari, associati e ricercatori. Sommata a quella già in corso, tale manovra consentirà di superare il traguardo in precedenza annunciato delle 100 nuove posizioni di professore” (il Cittadino).

    Domani qualcuno sbandiererà l’arrivo di 100 .nuovi professori.
    Com’è possibile che d’un tratto compaiano cento concorsi per posti per professori NUOVI, anche se è questo che intende l’uomo della strada? Ma stanno parlando di NUOVI professori o di avanzamenti di carriera di quelli già esistenti? Quanti di questi e quanti di quelli? E dove saranno destinati? Chiedo lumi al prof. Grasso.

    • p.s.” Sommata a quella già in corso, tale manovra consentirà di superare il traguardo in precedenza annunciato delle 100 nuove posizioni di professore, comportando un investimento annuo di 4 milioni di euro e interessando, dopo molti anni, anche il personale tecnico-amministrativo.” (Il Cittadino)

      già corre una certa frenesia: “accurrite, accurrite, a Siena assumono cento professori nuovi!” Ma non credo che sia così: “posizione di professore” credo voglia dire principalmente avanzamento di carriera sulla base del piano associati, non reclutamento di professori nuovi…o no? Chiedo lumi all’autorevole penna del prof. Grasso. Quanti saranno i docenti VERAMENTE nuovi? Un ordinario costerà lordo all’incirca 100.000 euro all’anno; un associato ne costerà un po’ meno, circa 70.000. I ricercatori a tempo indeterminato non esistono più. Se fossero tutti professori NUOVI, solo per loro di milioni non ce ne vorrebbero 4, ma verosimilmente il doppio!Ma qui si parla addirittura di assumere anche ricercatori a tempo determinato e personale TA, sicchP vorrei capire come fanno con 4 milioni. Temo quindi che ciò che si intende dire è che la maggior parte di queste “posizioni” saranno avanzamenti di carriera, più, sperabilmente, qualche professore realmente NUOVO. Sarebbe utile capire, approssimativamente, QUANTI ed in quali aree.

      ” Fra tre anni il mio settore si spopolerà e rimarremo in tre con 700 studenti. Ho perso tutti i miei allievi migliori…” (Mary)

      Ad oggi, e nonostante un po’ di avanzamenti di carriera del “piano associati”, circa il 43% dei sopravvissuti alla falcidia che entro il 2020 porterà al dimezzamento del corpo docente sono ricercatori ad esaurimento; gli ordinari (che pare essere l’unica categoria contemplata da chi polemizza con “i docenti”, quasi che gli altri non esistessero) sono appena 182 (vd.http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/vis_docenti.php). E non è finita.

      Di casi come quello di Mary (un paio di docenti per 700 studenti) ne ho sentiti altri ed evidentemente non sono rari, ma il punto è che che in molti settori vi erano solo quei due o tre docenti, e quindi, una volta spariti loro, amen, fine dl settore! Non solo, ma come ripeto ad nauseam, oramai esistono dei requisiti numerici fissati dalla legge, i quali stabiliscono quanti docenti occorrono e in quale miscela debbono essere amalgamati per tenere aperti corsi di studio e dipartimenti. Tutto questo ha prodotto la caduta a domino di una messe di corsi di studio, che non possono essere qualificati tutti quanti come inutili, non foss’altro perché ciò è avvenuto PRESCINDENDO TOTALMENTE da criteri di tipo meritocratico e strategico, ma solo sulla base di un criterio BUROCRATICO.

      “in un Paese sano e in una simile congiuntura, dato per scontato che l’accademia nazionale non è certo il posto dove prosperano i migliori, si dovrebbe seriamente pensare allo “smantellamento” (scusa, Rabbi, se lo dico così brutalmente!) e ad una immediata ricostruzione su nuove fondamenta”. (Domenico Mastrangelo)

      Lo smantellamento e la ricostruzione del sistema è quello che predicano quando parlano di sopravvivenza di “pochi hub” della ricerca (uno a regione al massimo, almeno nel centro-nord) e di distizione di atenei di serie A (“research university”) e di serie B (“teaching university”) su base meritocratica: perché non lo fanno veramente? Perché non dicono che fine farà Siena, con tutti quelli che ancora ci lavorano?

      Quasi tutti i giovani più motivati riparano all’estero. Ciò testimonia che da un lato qui non si vende solo aria fritta, ma dall’altro è patologico che il movimento sia in una sola direzione. Lasciar imputridire le situazioni, creare lande desolate ove i pochi sopravvissuti non sono messi nelle condizioni di poter svolgere dignitosamente il loro compito, lasciare infine che a decidere sia la legge della giungla non equivale ad attuare una riforma.

      Nel 2014 il CUN sottolineava che “Il sotto-dimensionamento del corpo docente universitario italiano, e più in generale del complesso degli addetti alla ricerca universitaria, emerge evidente dal confronto europeo, e peggiora ogni anno di più.
      La consistenza numerica attuale è in Italia inferiore di almeno il 25% alla media dei valori di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, solo per limitarsi ai Paesi più simili al nostro per dimensioni e tradizioni. ”

      Qui a Siena, a causa dei ben noti eventi, la situazione è ancor più grave ed è inutile che mi ripeta. Se non per dire che qualche politico e sindacalista di cui in questo blog furono riportate le dichiarazioni, all’indomani del “buho” sentenziò che era necessario ridurre il personale docente: e l’hanno ridotto, cavolo se l’hanno ridotto!

  9. La distinzione tra “research” e “teaching” è una (tra le tante!) di quelle “stronzate cosmiche” (sempre a mio parere eh!) che mi lasciano, appunto, tanto perplesso sulla capacità, sulla competenza e sulla volontà di chi vorrebbe ristrutturare il sistema. Cos’è una “teaching” university”? La succursale di un liceo? Un posto dove il professorino di turno, con il capo pieno di nozioni (per lo più infondate e prese in prestito!), si ripassa la lezioncina alla sera e al mattino la va a riferire agli studenti? Me che dico “liceo”? Questo non si fa più neanche nelle scuole elementari!!!
    L’Università (la “U” maiuscola è voluta!) è un’ altra cosa! Basta leggere un po’ di storia per capire che l’insegnamento universitario è un insegnamento “vivo”, anti-nozionistico (del tipo: si mette in discussione tutto!) e BASATO SULLA RICERCA e, se possibile, sul carisma e la cultura del docente!!! … tutte cose che (sempre secondo me) a Siena mancano (e non solo a Siena, ovviamente!)

    • Stamani, vigila del Santo Natale, cielo coperto da velo di nubi & foschia. E fosco è il futuro di Unisi, oramai il timoniere MR (Magnifico Rettorino) & Co (Cambusiere DG e tutta la ciurma) sono in pausa per chiusura festività natalizie ed il TMR & CDG hanno divulgato i loro ultimi messaggi di: I migliori (sic) auguri… (vedi www. unisi.it ) et altre misere “menate” (vedi allegato). Tutto è oramai alla deriva.
      Ma colgo l’occasione per augurare a voi tutti blogger, ed uno particolarmente grato e reverente al Prof. Giovanni Grasso, un buon Natale e felice nuovo 2016.

      Sena da Oxofo

      P.S. Auguri particolari anche al Dottor Duplica meglio conosciuto come Cal (ma dove sei!)

      COMUNICATO DEL RETTORE
      Care colleghe, cari colleghi, studentesse e studenti,
      questa nota dovrebbe essere una sintesi delle principali decisioni assunte dal Consiglio di amministrazione del 21 dicembre.
      Considerate le questioni affrontate in tale riunione, il presente riepilogo rappresenta, però, non solo un aggiornamento sulle delibere assunte dal nostro organo amministrativo ma anche il modo migliore per festeggiare le prossime festività.
      Lunedì scorso, infatti, il Consiglio ha approvato un bilancio preventivo che, per la prima volta da anni, presenta un risultato positivo; ha deliberato una manovra di reclutamento del personale con un impegno pari a 16 POE e ha inoltre varato un Piano di Ateneo a supporto della ricerca, che solo per il 2016 prevede per i Dipartimenti disponibilità aggiuntive di oltre un milione di euro rispetto agli anni passati.
      Si tratta di risultati che, in un passato non distante, erano ritenuti impossibili, ed ottenuti solo grazie alla coesione e all’impegno delle diverse componenti della nostra comunità.
      Per questo motivo, consentitemi di condividere con voi il compiacimento per quanto appena deliberato, anche perché, come tutti, ricordo bene le tensioni che si respiravano alcuni fa nella nostra Università, spesso proprio nel periodo natalizio.
      Con l’approvazione del bilancio preventivo 2016, possiamo finalmente dire che una pagina buia delle vicende finanziarie del nostro Ateneo è definitivamente terminata. Di questo dobbiamo essere orgogliosi e, su tale base, continuare negli impegni che ci vedono tutti accomunati per il conseguimento degli obiettivi strategici e lo sviluppo dell’Ateneo.
      Prima di lasciare spazio ad una descrizione più precisa delle decisioni assunte, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare i docenti e il personale tecnico e amministrativo per la professionalità e la motivazione mostrate in anni così difficili, insieme ai componenti degli organi di governo, i direttori di dipartimento, i segretari amministrativi, il Direttore Generale Marco Tomasi, la Dottoressa Ines Fabbro, il Pro-rettore vicario Francesco Frati, i pro-rettori e tutti i delegati, per aver messo a disposizione dell’Ateneo le loro competenze ed energie.
      Con l’occasione, esprimo a tutti i colleghi, agli studenti e alle loro famiglie i migliori auguri di un sereno Natale e di un 2016 ricco di soddisfazioni.

      Angelo Riccaboni

    • p.s. Un giornale locale (non dirò quale) definisce il comunicato del Rettore di cui sopra ” l’urlo liberatorio del guerriero che dopo aver sostenuto tante battaglie si ritira, da vincitore” (sic). Seguono “cento posizioni da professore” sbattute sul tavolo, come fiches sul tavolo del poker: benedette, certo, soprattutto per una quota di ricercatori invecchiati aspettando un passaggio di grado, ma vorrei capire (in relazione ai problemi di cui ai precedenti messaggi) quanti saranno i professori veramente “nuovi” e in quali aree e immagino già la risposta.

      Adesso, senza nulla togliere e “senza nulla a pretendere”, come direbbe Totò, se posso interporre una nota dissonante in questa soave armonia, trovo che vi sia qualcosa di inquietante nel dipingere una situazione oramai completamente normalizzata: è come se si volesse celare all’opinione pubblica la realtà di fortissime trasformazioni in corso, il cui esito non è chiaro. Ma voi popolo bue non occupatevene, non è affar vostro, tutto va per il meglio; continuate a dormire, perché la vida es sueño. Auguro a tutti buone feste e ripropongo la triste storia natalizia avicolo-dickensiana del tacchino induttivista, originariamente dovuta a Bertrand Russell:

      “Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato”.

    • p.s. sempre sullo stesso tema suggerisco questa interessante lettura http://www.roars.it/online/stop-vqr-adesso-piu-che-mai/

  10. […] Jaqov Jizchaq. Un giornale locale (non dirò quale) definisce il comunicato del Rettore ”l’urlo liberatorio del guerriero che dopo aver sostenuto tante battaglie si ritira, da […]

  11. […] se ha un minimo di dignità deve accettare la sfida lanciatale dal Professor Grasso, e deve dimostrare in contraddittorio la bontà del suo risanamento. Tenendo sempre ben a mente che i bilanci vanno certificati e a […]

  12. […] iscrizioni, probabilmente anche in relazione alla situazione generale. Siena negli ultimi 5 anni ha perso circa 3.000 forse 3.500 iscritti a partire dal 2011, facendo il conto, mi pare – correggimi se sbaglio – che è una cifra in […]

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