A Natale i bambini devono credere alle favole! All’università di Siena ci credono anche gli adulti! Sempre!

Unisi-tacchino

Rabbi Jaqov Jizchaq. Un giornale locale (non dirò quale) definisce il comunicato del Rettore ”l’urlo liberatorio del guerriero che dopo aver sostenuto tante battaglie si ritira, da vincitore” (sic). Seguono “cento posizioni da professore” sbattute sul tavolo, come fiches sul tavolo del poker: benedette, certo, soprattutto per una quota di ricercatori invecchiati aspettando un passaggio di grado, ma vorrei capire (in relazione ai problemi di cui ai precedenti messaggi) quanti saranno i professori veramente “nuovi” e in quali aree e immagino già la risposta.

Adesso, senza nulla togliere e “senza nulla a pretendere”, come direbbe Totò, se posso interporre una nota dissonante in questa soave armonia, trovo che vi sia qualcosa di inquietante nel dipingere una situazione oramai completamente normalizzata: è come se si volesse celare all’opinione pubblica la realtà di fortissime trasformazioni in corso, il cui esito non è chiaro. Ma voi, popolo bue, non occupatevene, non è affar vostro, tutto va per il meglio; continuate a dormire, perché la vida es sueño. Auguro a tutti buone feste e ripropongo la triste storia natalizia avicolo-dickensiana del tacchino induttivista, originariamente dovuta a Bertrand Russell:

«Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato”.»

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5 Risposte

  1. Ma “…chi le farfalle cerca sotto l’arco di Tito” e mira, a testa bassa “Sporgendosi dalla costa scoscesa”, a chissà che, con chissà chi, e chissà come, per chissà dove…
    E chissà mai !
    Potrebbe, peccando di ingenuità, ritrovarsi tacchino di BR e/o testa di Berlioz sul selciato della Bronnaja.
    Le stelle nel freddo cielo di stamani, non giocano a “nascondino”, tutto è meravigliosamente terso, nessuna nuvola o nebbia all’orizzonte.
    Sena consiglia, con disinteressato pensiero, all’intraprendente Rettorino di non ri-proporsi ad assurde e faraoniche candidature “Senza temere il vento e la vertigine”.

    Sena da Oxfo

    P.S. Dottor Duplica, o meglio Cal, intervieni anche tu? Dai!

    • «Che cosa si deve fare del sistema universitario italiano? Come deve essere? Puntare su poche sedi già oggi in buona posizione per cercare di farne dei veri centri di eccellenza di livello europeo può essere giusto, ma che fare allora delle altre e quali caratteristiche queste debbono avere? Ed è giusto che le sedi di eccellenza siano tutte o quasi concentrate in un triangolo della Pianura padana?» (Galli della Loggia http://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_30/universita-calano-matricole-declino-fermare-17ae7d06-aec6-11e5-8a3c-8d66a63abc42.shtml)

      …chiederò il copyright a Galli… nonostante alcune illazioni, noialtri longobardi e franchi di quaggiù non facciamo parte del triangolo padanico; dunque immagino che sia già scritto il nostro destino. Soggiungo solo che non c’è solo il Nord e il Sud, ma c’è anche il processo in atto che vede l’affermarsi, entro una singola regione, di uno “hub” della ricerca di primaria importanza e la riduzione degli altri a tanti satelliti che gli ruotano intorno (teaching universities per asfissia, più che per vocazione, e nondimeno costretti a rincorrere affannosamente la SUA e il VQR). Non ho intenzione, ripeto, di discutere qui la sensatezza di questa visione, che non è la mia e non ho partorito io: dico solo che anche un progetto simile non può essere portato a compimento affidandone l’esecuzione alla legge della giungla (pensionamenti senza turn over, strangolamento economico, desertificazione di alcune aree scientifiche…) e per di più mantenendo in piedi la inossidabile incomunicabilità, altresì detta “autonomia”, tra gli atenei: insomma, cosa vogliamo?Queste cose non stanno assieme nemmeno col Bostik! Autorità politiche ed accademiche, esponenti della burocrazia ed opinion makers dicono di mirare a questo progetto? Ebbene, hic Rhodus, hic salta….

  2. Caro Sena da Oxfo,
    perché consigli «con disinteressato pensiero, all’intraprendente Rettorino di non ri-proporsi ad assurde e faraoniche candidature “Senza temere il vento e la vertigine”?».
    Pensa a quanto ci possiamo divertire in campagna elettorale con candidati di questo tipo!
    Anche Ascheri nel suo blog “Eretico di Siena”
    (http://www.ereticodisiena.it/2015/10/30/il-rettore-futuro-candidato-a-sindaco-che-si-sottrae/) è di questo parere, quando scrive: «vogliamo Riccaboni candidato piddino a Sindaco. Sarebbe davvero il non plus ultra…»

    • @ Mario Marcantonio
      …..Pensa a quanto ci possiamo divertire in campagna elettorale con candidati di questo tipo!
      Meglio tardi che mai!… Ti devo una risposta e chiedo scusa per l’attesa, ma mi ero perso nella bruma tempesta Unisi et. al..
      Il cielo a Siena stamani aspetta speranzoso l’arrivo di Eolo, niente stelle ed astri (è in corso un loro raro allineamento, forse foriero di chissà che e chissà come, ma chissà mai !) e nemmeno un raggio del rigenerante e tonico sole.
      La risposta?
      Ma… Ti dico solo che quando si paventò, attraverso il massonico (sic) organo di stampa senese, la candidatura del Rettorino per Unisi, non ho pensato e nemmeno ho riflettuto, ma ho esclamato: “Siamo alla Frutta!”, senza nulla togliere al delizioso e squisito fine pasto. E non vorrei, per questo, ritrovarmi di nuovo a fine pasto con frutta avvizzita e marcia.
      Capisc’ a mé!

      Sena da Oxfo

  3. P.S. Sull’usanza di denunciare il male per curare la malattia:

    Cyrano
    samedi, dix-neuf:
    ayant mangé huit fois du raisiné de Cette,
    le roi fut pris de fièvre ; à deux coups de lancette,
    son mal fut condamné pour lèse-majesté,
    et cet auguste pouls n’a plus fébricité !

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