Tutti assolti: il buco e il falso in bilancio sono stati dimostrati, ma non si sa chi li abbia provocati!

Ateneo-con-buco

S’è concluso ieri il processo sulla falsificazione dei bilanci dell’Ateneo senese, con l’assoluzione di tutti gli imputati con le formule di rito «per non aver commesso il fatto» (rettori e direttori amministrativi) e «perché il fatto non costituisce reato» (revisori dei conti). Sull’argomento ci ritorneremo nei prossimi giorni! Oggi pubblichiamo l’articolo (apparso su questo blog il 29 settembre 2014) che presentava l’inizio del processo e che, all’indomani della sua conclusione, mantiene intatta la sua attualità.

Domani comincia il processo sul dissesto dell’ateneo senese

Daniela Orazioli (UGL-Università di Siena). Dopo sei anni, siamo arrivati alla prima udienza del rinvio a giudizio per i responsabili del crack dell’Ateneo senese. Auguriamoci che davanti alla sede del tribunale ci sia una ben nutrita rappresentanza di tutti quelli che da questi “scellerati“ gestori dei bilanci hanno subìto danno. Da sottolineare, comunque, che la gravità non è riferita soltanto alla natura economica, come se questa fosse di poco conto, ma soprattutto alla sfera etica. Da ricordare l’annientamento del futuro di un’intera generazione; la scomparsa dall’Ateneo di tutti quei giovani borsisti, dottorandi, etc. che avrebbero dovuto costituire il fisiologico ricambio generazionale per la nostra secolare Università. Con loro abbiamo perso ciò di cui la scienza ha più bisogno: curiosità, entusiasmo, speranza, passione giovanile. I nostri giovani, a prescindere dal risultato del processo, non saranno più recuperabili. Grazie ai responsabili del dissesto!!! I tempi biblici delle indagini e poi della giustizia non fanno certo immaginare che stiano ancora lì ad aspettare! I migliori sono andati a far crescere altri paesi, dove i cervelli non si buttano; altri si sono adattati, ripiegando su qualche palliativo che potesse consentir loro di “campare”. Chi è rimasto, come i docenti e il personale tecnico e amministrativo, che fa???? Parlando con i colleghi non sentiamo che scoramento, mortificazione, frustrazione, assenza di aspettative. Chissà quali risultati abbia sortito l’indagine sul personale tecnico e amministrativo riguardo allo stress correlato al lavoro. Sarà emerso tutto ciò? Sono quantizzabili danni del genere? Forse no, e allora finirà tutto a tarallucci e vino? Noi non ci stiamo!!!

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Un confronto pubblico e franco sui temi dell’ateneo non può avere rilevanza penale nel mondo alla rovescia senese!

Bucoverita

Rabbi Jaqov Jizchaq. La Procura pare essere diventata l’autentica Agorà di questo ridente mondo alla rovescia senese, visto che per poter discutere in modo aperto e democratico di problemi che investono la comunità intera, il destino di una delle sue istituzioni più importanti e, in modo particolare, la vita di quella cospicua componente della comunità locale che all’università ci lavora, pare si debba correre il rischio di essere fatti oggetto di un’azione legale. Dunque una prece al pubblico ministero: vostro onore, quando verranno in Procura i rappresentanti dell’università, per favore interrogateli in modo stringente sui problemi intorno ai quali ho affannosamente cercato di richiamare l’attenzione dei lettori del blog, fino ad estorcere loro una risposta: sia che abbia ragione Piccini, sia che abbia ragione Riccaboni, infatti, essi non possono essere elusi. Buttarla in caciara, con una girandola di carte bollate serve solo a sfuggire momentaneamente all’inevitabile redde rationem e spero che l’esortare ad un confronto pubblico e franco sui seguenti temi non abbia rilevanza penale (nel paese alla rovescia):

1) che fine farà Siena nella cornice descritta, in ultimo anche nell’articolo di Galli della Loggia, di una silenziosa riduzione di molti atenei italiani medio-piccoli, principalmente del centro-sud, a “teaching universities” (che manco si sa cosa cavolo voglia dire) e del processo che vede emergere per ogni regione un ateneo eretto a dominus, e gli altri verosimilmente ridotti a sedi distaccate. Come si prepara Siena a questa eventualità? La risposta che ti danno se sollevi questo problema, in genere, è che tutto si trasforma, πάντα ῥεῖ: e però anche la putrefazione è una trasformazione!

2) con il dimezzamento in corso del personale docente, sono già state smantellate o in corso di smantellamento diverse aree scientifiche di base: con sgomento tendo l’orecchio, ma non odo alcun lamento da parte della “intellighenzia” locale; i sopravvissuti di questo terremoto, peraltro, non hanno davanti a sé un destino chiaro, visto che le aree smantellate non risorgeranno. Tutto ciò è l’opposto del corretto utilizzo delle risorse umane. Il giusto e a lungo atteso avanzamento di carriera di un certo numero di ricercatori non risolve il problema numerico legato ai “requisiti minimi”, sia in ordine alla preservazione dei corsi di studio, che dei dipartimenti, giacché era già personale di ruolo. Il numero di nuovi assunti sarà verosimilmente infinitesimo, se comparato a quello dei pensionandi. A livello nazionale il CRUI lamenta che si prospettino 1500 ingressi a fronte di 10.000 uscite negli ultimi 8 anni. Ribadisco che sarei curioso di sapere quanti saranno prevedibilmente i nuovi ingressi a Siena e in quali aree. La cornice generale è quella di un paese in cui il tasso di ingresso all’università si attesta intorno al 40%, contro la media Ocse del 60% e siamo l’unico paese in cui gli iscritti all’università diminuiscono: “Come risulta dal rapporto Ocse Education at Glance con il 20% di laureati nella fascia 25-34 anni, occupiamo il 34-esimo posto su 37 nazioni“. Alcuni sostengono che occorra perciò varare un “New Deal” dell’università per invertire la tendenza; altri che viceversa è il caso di prenderne atto e ridurre anche il numero di atenei: ma anche per impiccarsi – diceva la mi’ nonna – ci vuole il boia! Non è che basti meditare buddisticamente sugli stadi della decomposizione del corpo. Sta di fatto che non credo – con quello che abbiamo detto circa la sopravvivenza di “pochi hub” della ricerca – che sia perseguibile l’utopia di un ateneo “piccolo e bello” con poche specializzazioni. Nella speranza di non aver violato alcun articolo di legge o di fede o di buon senso, rinnovo gli auguri di buon anno. Capodanno in piazza, “Nessuna paura”. (La Nazione) “Nessuna speranza, nessuna paura”. Era scritto sul coltello del Caravaggio.

«Se vuole parlare di problemi nei conti dell’Università di Siena c’è sempre la Procura». Parola di Rettore!

Piccini-Valdesi-Riccaboni

Piccini-Valdesi-Riccaboni

Riferendosi alla conferenza-stampa del Rettore dell’Università di Siena, Laura Valdesi scrive: “Basta di conseguenza obiettare che Pierluigi Piccini ha definito l’indebitamento dell’Università tutt’altro che in fase di risoluzione, perché Riccaboni parta lancia in resta: «Avrà fatto qualche master, di sicuro è bravissimo. Se vuole parlare di problemi c’è sempre la Procura. Gli farò comunque avere questi dati.»”

Pierluigi Piccini. (…) Questi dati sarebbero il preventivo del 2016, bene ne prendo atto. Ma nel mio modo di fare c’è sempre l’analisi dei consuntivi, gli unici che fanno testo. I preventivi spesso si rivelano dei libri dei sogni, infatti l’inferno, come è noto, è lastricato di buone intenzioni. E non ho bisogno di altri dati perché quelli su cui ho lavorato sono i dati ufficiali dell’Università di Siena a disposizione di chiunque essendo pubblicati nel sito dell’ente. E per commentare ancora il bilancio dell’Università aspetterò la pubblicazione dei dati a consuntivo del 2015. Per quello che ho scritto riconfermo parola per parola, numero per numero. È chiaro che l’indebitamento è alto (100,2 milioni di euro, bilancio consuntivo 2014), al netto delle dismissioni dell’Ospedale e del San Niccolò. A questo proposito c’è da notare che questi ultimi sono interventi pubblici, che si configurano come veri e propri salvataggi, e, quindi, senza ricorrere al mercato, né a un significativo lavoro nell’attività tipica dell’ente. Nel caso, poi, dell’acquisto dell’Ospedale di Siena da parte della Regione in questi soldi c’è una parte anche delle imposte dei senesi. A questo proposito è necessario fare una considerazione più generale. Prendendo le tre presenze più significative della città la Fondazione, la Banca e l’Università la risposta alle proprie crisi è stata diversa. La Fondazione come si legge dai bilanci si è depauperata. La Banca e l’Università sono ricorse all’intervento pubblico, ma mentre la prima ha restituito il salvataggio ricorrendo agli azionisti, la seconda ha venduto asset patrimoniali e non è proprio la stessa cosa.

Ora arriviamo alla Procura. C’è bisogno della Procura per affrontare una discussione su un bilancio? Discutere di dati certi è l’unica cosa che sarebbe bene fare e non soltanto in questo caso, ma Siena non è più capace di affrontare le questioni in questo modo. Per troppo tempo si è cercato di bloccare chi criticava con la minaccia delle denunce. Si ricorre alla Procura quando c’è malafade, io non ho nessuna malafede se ce l’ha Riccaboni, ci vada lui. Ai segnali di febbre non tutti i soggetti interessati rispondono allo stesso modo c’è chi con 37,5 inizia a curarsi e chi con 39 non sente il bisogno di fare nulla.

Straccia e ignuda, «l’Università di Siena volàno di traino e di crescita per la città e il territorio»!

FantUnisi

Angelo Riccaboni. Finalmente la fase di risanamento finanziario è finita, ora potremo continuare a lavorare con ancora maggiore serenità allo sviluppo la continuità del risultato positivo indica che il nostro Ateneo possiede le condizioni strutturali che consentono un equilibrio fra i ricavi e i costi di competenza. (…) Continuando sulla strada intrapresa, ora possiamo guardare al futuro con fiducia puntando allo sviluppo e all’innovazione, che dovranno tradursi nel mantenimento dell’alta qualità della didattica e dei servizi, e in una sempre maggiore apertura al mondo in chiave internazionale, facendo dell’Università di Siena un volano di traino e di crescita per la città e il territorio.

USB P.I. università di Siena. Non si può demagogicamente dire (…) i soldi per le progressioni economiche orizzontali (PEO) li trova l’Amministrazione, sappiamo in che condizioni versiamo o no? Il Rettore può dire ciò che vuole sull’utile di bilancio, ma la verità è che siamo messi come tensione di liquidità peggio di prima, e niente affatto risanati, abbiamo un disavanzo pregresso da recuperare. Dove li trova l’Amministrazione i soldi?

Rabbi Jaqov Jizchaq. «L’Ateneo chiude il bilancio in utile e assume settantasei professori. È già stato licenziato un bando per trenta associati. A breve ne partirà un secondo per altri trentacinque. A questi nuovi ingressi vanno aggiunti altre undici persone nell’area medica ecc.» (La Nazione 25 aprile 2015). «Nuovi ingressi»? Scusate, sono stato in viaggio e forse ho perso qualche puntata: a me risultava che si trattasse di avanzamenti di carriera di gente già in forze presso l’ateneo senese, non di nuovi professori. È così?

Giovanni Grasso. Certo che è così! Il budget per nuove assunzioni non c’è. Per la verità non c’è neppure per le progressioni di carriera! Altro che bilancio in attivo!

Rabbi Jaqov Jizchaq. Questo la dice lunga sullo stato della libertà d’espressione e di pensiero in questa città: festeggiamo il 25 Aprile, ma “veline” edulcorate di tono adulatorio e del tutto acritiche come quelle che si leggono sugli organi di stampa locale, nemmeno al tempo del fascio! Al “barre” l’uomo della strada sorseggia il suo caffè e mormora: «ma che rompono i hoglioni questi qui, se tutto va per il meglio?». Silenzio di tomba da parte dell’intellighenzia… tutto va bene signora la marchesa.

Solo con il risanamento dei bilanci l’ateneo senese può garantire una formazione di qualità

Eugenio-NeriEugenio Neri. L’Università è uno dei motori propulsivi della città. Le vicende giudiziarie attualmente in corso dimostrano che l’Ateneo è ancora in notevole affanno. Se Siena vuole uscire dalla crisi, l’Università non può prescindere da alcuni punti. Il primo è il risanamento dei bilanci. Solo un Ateneo sano è un Ateneo appetibile per gli studenti, poiché in grado di garantire una formazione di qualità. Un risanamento che, come ho ricordato più volte, non può e non deve avvenire esclusivamente a spese delle categorie più deboli di lavoratori (coop. “Solidarietà”, CEL, e dipendenti che si sono visti negare il salario accessorio). Al contrario, deve considerare anche una razionalizzazione delle sedi decentrate. Il secondo punto è il rilancio della ricerca. Un fine perseguibile soltanto attraverso una parola d’ordine: meritocrazia. Vanno premiati i docenti che contribuiscono in modo fattivo e reale all’accrescimento del sapere, non quelli che si limitano ad assolvere compiti burocratici. In passato l’Ateneo è stato utilizzato come trampolino di lancio di future carriere politiche. E su quest’altare sono state bruciate risorse ingenti, non solo economiche, della nostra università. Anche l’integrazione di livello regionale, nazionale e sovranazionale è un versante su cui lavorare. L’Università, nel suo ruolo di produttore di conoscenza, è naturalmente portata all’interconnessione con gli altri atenei. Un’inclinazione che va incentivata, in modo da consentire la realizzazione di sinergie a livello didattico, formativo ed anche organizzativo. L’Ateneo è una delle ricchezze di Siena, in grado di contribuire all’uscita dalla crisi della città. Un bene troppo prezioso per essere lasciato a sé stesso.