Il monito di Bertrand Russell nelle elezioni del sindaco di Siena

RussellTacchinoSiena

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vabbè che si elegge il sindaco e non il rettore, ma visto il rilievo che l’università ha per la città e le condizioni in cui versa l’ateneo ci si aspettava un tantino di più. Invece solo fievoli vagiti, peraltro solo da parte di alcuni (Neri ha detto qualcosa, Valentini è stato di una raccapricciante vaghezza: perché? Eppure anche lui ha uno staff pieno di “professurun”).

L’illusione sottesa a questi silenzi è che comunque le cose continuerano ad andare avanti in un modo o nell’altro, siccome sono sempre andate avanti, in barba alle elementari considerazioni che abbiamo tentato di svolgere in questo blog, basate su dati ufficiali ampiamente verificabili e norme arcinote. Pertanto, nell’augurare buon voto a tutti gli elettori, non rimane che riproporre come monito la triste storia del tacchino (o pollo) induttivista di Bertand Russell:

«Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.»

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Marco Pierini voterà per Eugenio Neri «nelle cui parole l’amore e il rispetto profondo per Siena emergono sempre con indubitabile sincerità».

Marco Pierini

Marco Pierini

Marco Pierini. Domenica andrò a votare. 
E voterò per Eugenio Neri. 
Non è una scelta facile, né decisa a cuor leggero. Se ho preso parte all’avventura di “Siena si muove” è perché avevo un progetto diverso. A quel progetto, con le amiche e gli amici del movimento, sto ancora lavorando con passione. 
La compagine che appoggia Neri, in larga parte, non mi piace per niente. Alcuni non mi piacciono perché, politicamente parlando, abitano un altro emisfero rispetto a quello di casa mia, altri non mi piacciono perché sono stati protagonisti – rivestendo ruoli di primissimo piano – del dissesto della città, esattamente come quelli che stanno con Bruno Valentini, con la sola differenza che questi ultimi hanno ancora l’apparato, il partito, il “potere” con loro, gli altri, per qualche ragione, no. Non per questo li assolvo, né li perdono.
 Se vado a votare, però, non è perché uno schieramento mi convinca più di un altro, ma perché so che mi troverò davanti una scheda con due nomi: Valentini e Neri. E che solo mentendo a me stesso potrei dire che per me pari sono.
 Non voglio un sindaco che nei primi 100 giorni pensi solo ai giardinetti, a far correre il Palio, al Siena calcio e a cementificare, sono stufo di chi promette ‘circenses’ quando è del ‘panem’ che bisogna cominciare seriamente a preoccuparsi. Voglio ostacolare come posso chi considera i beni culturali – il patrimonio identitario di tutti noi – come una fonte di reddito ed è pronto magari ad affidarne la gestione a società senza scrupoli che ne amplifichino lo sfruttamento turistico (Neri possiede nel proprio DNA familiare gli anticorpi a questa barbarie culturale). Nelle parole di Neri l’amore e il rispetto profondo per Siena emergono sempre con indubitabile sincerità. Saprà fare il sindaco? Saprà far valere la propria autonomia? Saprà imprimere il cambiamento radicale di cui la politica, l’economia, la vita culturale, la macchina comunale di Siena necessitano? È un rischio che, di fronte al panorama che il suo avversario prospetta, mi sento di correre.

A pochi giorni dal ballottaggio, parole in libertà sull’università di Siena

Eugenio Neri e Bruno Valentini

Eugenio Neri e Bruno Valentini

Eugenio Neri. Prima di tutto pretenderemo che un nostro rappresentante rientri in CdA, perché l’ateneo è un bene della comunità. Certo l’Università va gestita correttamente, con una forte aspirazione all’internazionalizzazione. Da una parte l’Ateneo deve pretendere e offrire qualità: a partire dalle docenze, professionali e scientifiche. Avendo chiaro che se anche il settore è fatto di precariato, chi è ai bassi gradini può ambire a salire. Insomma non ci devono più essere “professoroni” in cattedra, se non lo meritano. Quindi l’internazionalizzazione: il nostro sguardo non sia rivolto alle realtà toscane, ma oltre, all’Inghilterra, America, Cina. Abbiamo molto da imparare da queste realtà. Per quanto riguarda il Comune, penso a uno scambio bidirezionale con l’Università che può dare aggiornamento alla macchina comunale e il Comune applicazione allo studio. Infine vedo una facoltà di Economia bancaria, un tempo fiore all’occhiello, oggi non più attrattiva, se la Banca va via da Siena. Allora lo sbaglio è stato che in passato Fondazione, Banca e Università potevano insieme mettere in piedi una “business school”, una scuola d’alta formazione, nello scenario più adeguato e ricettivo. Sarebbe stato un bell’investimento sul futuro e sul mondo, oltre che su Siena.

Bruno Valentini. L’ateneo senese è stato scelto dall’Onu, insieme a pochi altri al mondo, per una sorta di progetto di ricerca sul rapporto fra sviluppo economico ed ecosostenibilità: questo solo per sottolineare che per didattica e professionalità il nostro ateneo è ancora a buoni livelli. Quello che va migliorato e qui entriamo in azione noi, è l’impatto dello studente sulla città e la sua accoglienza. In periodi di difficoltà economica, i ragazzi scelgono con maggiore attenzione. E noi possiamo rispondere alla domanda pur ridotta (iscrizioni in calo) rafforzando i servizi: penso a un sistema certificato e tutelato per trovare sistemazione, alloggio; a una degna accoglienza dei familiari; a un circuito ricreativo, culturale e anche sportivo che faciliti e renda più piacevole la permanenza degli studenti; e ancora, penso a trasporti dedicati e a spazi da mettere a disposizione quando i dipartimenti sono chiusi. La richiesta più ovvia da parte della comunità è che l’ateneo torni al pareggio, perché solo a questo punto potrà nuovamente intercettare finanziamenti, con risorse ministeriali e regionali necessarie per investire sempre sull’offerta didattica. Scienze bancarie? Non solo Mps ma le banche tutte sono oggi sbocco limitato. Allora bisogna concentrarsi verso nuove professionalità: prepariamo manager esperti in analisi finanziaria, con un profilo internazionale; e poi ci sono le scienze della vita, per cui noi siamo già un distretto d’eccellenza. Diamo un motivo in più a Novartis e ospedale di essere ancora qui.

Solo con il risanamento dei bilanci l’ateneo senese può garantire una formazione di qualità

Eugenio-NeriEugenio Neri. L’Università è uno dei motori propulsivi della città. Le vicende giudiziarie attualmente in corso dimostrano che l’Ateneo è ancora in notevole affanno. Se Siena vuole uscire dalla crisi, l’Università non può prescindere da alcuni punti. Il primo è il risanamento dei bilanci. Solo un Ateneo sano è un Ateneo appetibile per gli studenti, poiché in grado di garantire una formazione di qualità. Un risanamento che, come ho ricordato più volte, non può e non deve avvenire esclusivamente a spese delle categorie più deboli di lavoratori (coop. “Solidarietà”, CEL, e dipendenti che si sono visti negare il salario accessorio). Al contrario, deve considerare anche una razionalizzazione delle sedi decentrate. Il secondo punto è il rilancio della ricerca. Un fine perseguibile soltanto attraverso una parola d’ordine: meritocrazia. Vanno premiati i docenti che contribuiscono in modo fattivo e reale all’accrescimento del sapere, non quelli che si limitano ad assolvere compiti burocratici. In passato l’Ateneo è stato utilizzato come trampolino di lancio di future carriere politiche. E su quest’altare sono state bruciate risorse ingenti, non solo economiche, della nostra università. Anche l’integrazione di livello regionale, nazionale e sovranazionale è un versante su cui lavorare. L’Università, nel suo ruolo di produttore di conoscenza, è naturalmente portata all’interconnessione con gli altri atenei. Un’inclinazione che va incentivata, in modo da consentire la realizzazione di sinergie a livello didattico, formativo ed anche organizzativo. L’Ateneo è una delle ricchezze di Siena, in grado di contribuire all’uscita dalla crisi della città. Un bene troppo prezioso per essere lasciato a sé stesso.