Marco Pierini voterà per Eugenio Neri «nelle cui parole l’amore e il rispetto profondo per Siena emergono sempre con indubitabile sincerità».

Marco Pierini

Marco Pierini

Marco Pierini. Domenica andrò a votare. 
E voterò per Eugenio Neri. 
Non è una scelta facile, né decisa a cuor leggero. Se ho preso parte all’avventura di “Siena si muove” è perché avevo un progetto diverso. A quel progetto, con le amiche e gli amici del movimento, sto ancora lavorando con passione. 
La compagine che appoggia Neri, in larga parte, non mi piace per niente. Alcuni non mi piacciono perché, politicamente parlando, abitano un altro emisfero rispetto a quello di casa mia, altri non mi piacciono perché sono stati protagonisti – rivestendo ruoli di primissimo piano – del dissesto della città, esattamente come quelli che stanno con Bruno Valentini, con la sola differenza che questi ultimi hanno ancora l’apparato, il partito, il “potere” con loro, gli altri, per qualche ragione, no. Non per questo li assolvo, né li perdono.
 Se vado a votare, però, non è perché uno schieramento mi convinca più di un altro, ma perché so che mi troverò davanti una scheda con due nomi: Valentini e Neri. E che solo mentendo a me stesso potrei dire che per me pari sono.
 Non voglio un sindaco che nei primi 100 giorni pensi solo ai giardinetti, a far correre il Palio, al Siena calcio e a cementificare, sono stufo di chi promette ‘circenses’ quando è del ‘panem’ che bisogna cominciare seriamente a preoccuparsi. Voglio ostacolare come posso chi considera i beni culturali – il patrimonio identitario di tutti noi – come una fonte di reddito ed è pronto magari ad affidarne la gestione a società senza scrupoli che ne amplifichino lo sfruttamento turistico (Neri possiede nel proprio DNA familiare gli anticorpi a questa barbarie culturale). Nelle parole di Neri l’amore e il rispetto profondo per Siena emergono sempre con indubitabile sincerità. Saprà fare il sindaco? Saprà far valere la propria autonomia? Saprà imprimere il cambiamento radicale di cui la politica, l’economia, la vita culturale, la macchina comunale di Siena necessitano? È un rischio che, di fronte al panorama che il suo avversario prospetta, mi sento di correre.

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Le prime semplici, ragionevoli e concrete proposte per salvare l’università di Siena

SienasimuoveSiena si muove. Da più parti sono arrivati rimproveri a chi, come il professor Giovanni Grasso, alcuni blog, “Siena si muove”, Laura Vigni e altri (pochi) candidati alle prossime elezioni comunali, ha sottoposto alla pubblica attenzione un’aspra critica alla gestione dell’Ateneo senese, passata e presente. A parte coloro, come Valentini e i numerosi membri della lobby universitaria che lo appoggiano, impegnati soprattutto a minimizzare la reale portata del dissesto (non soltanto finanziario, sia chiaro), altri argomentano che non siano state presentate proposte costruttive. È venuto dunque il momento di avanzarle, queste proposte, pur premesso che se non verranno individuate e adeguatamente sanzionate le responsabilità, l’Ateneo non avrà alcuna possibilità di salvarsi, perché troppi sono ancora coloro, inclusi gli attuali vertici, che hanno contribuito a gestire in modo dissennato la massima istituzione culturale cittadina.

Le proposte:

  1. È fondamentale chiudere tutte le sedi distaccate e richiamare i dipendenti – docenti e no – a Siena. La didattica e la ricerca sono state gravemente danneggiate dalla mancata sostituzione nell’organico dei docenti nel frattempo andati in pensione (o prepensionati e poi premiati con cospicui contratti). L’Ateneo ha bisogno di tutti a Siena. Se Arezzo, Grosseto, Colle, San Giovanni vogliono l’università sotto casa devono investire risorse proprie. Il Comune di Siena non si ritenga estraneo a questa dinamica, perché il dialogo con gli altri comuni interessati è cosa di evidente pubblica utilità.
  2. È necessario che il Comune di Siena si costituisca parte civile nei processi che hanno a oggetto l’Ateneo, in particolar modo quello sul dissesto. Tutta la retorica sulla cittadinanza studentesca, l’attrattività per gli studenti, rimane priva di senso se non si riesce a capire che l’Ateneo è attrattivo solo quando ha i conti in ordine e riesce a dispiegare la propria funzione di produrre cultura ed educazione, evitando di alimentare – con mosse infelici come il taglio del salario accessorio e la riduzione dei servizi – la macelleria sociale effettuata sui Collaboratori Esperti Linguistici e sulla Cooperativa Solidarietà e dando un’idea di armonia e concordia in cui tutti collaborino: docenti, personale TA e studenti. Finora, come è evidente, non è stato così, si è anzi alimentato un incomprensibile conflitto tra poveri. Soprattutto, si deve avere la consapevolezza della portata del danno causato al Comune e a tutti i cittadini, danno anche economico, oltre che sociale e culturale.
  3. Chi rappresenta gli enti locali nel Consiglio di amministrazione deve in tutti i modi perorare l’applicazione della legge. Legge pessima (n. 240/2010, la famigerata Legge Gelmini), ma che, come tutte le leggi dello Stato, deve essere rispettata ed applicata nella sua interezza. Se Siena non ce la facesse a mantenere la propria autonomia, andrebbe avanzata la proposta (anche a salvaguardia del personale docente e tecnico amministrativo) di federazione di atenei contigui prevista dall’art. 3 della legge. In questo modo si potrebbero ridistribuire le risorse con Firenze e Pisa, con proficuo vantaggio di tutti. Meglio un po’ di pendolarismo tra città vicine che essere mobilitati a forza (nel caso del personale TA), oppure rimanere senza strutture didattiche e scientifiche per mancanza di requisiti minimi. Sarebbe più equo, onesto e trasparente per tutti. Non ne risentirebbe, almeno sul piano della ricerca e della didattica, neppure l’indipendenza dell’Ateneo, la cui autonomia semmai è stata finora più volte compromessa dalla pesante mano della politica.
  4. Un’applicazione troppo rigida della succitata (e pessima) legge Gelmini, ha consentito di trasformare la Direzione amministrativa dell’Ateneo in una sorta di burocratica satrapia orientale. A cascata, vi è stata un’enfatizzazione dei ruoli amministrativi a danno di didattica e ricerca, un tempo autentiche ragioni sociali e pubbliche di una università, ora umiliate sotto una coltre di regolamenti spesso ai limiti, talvolta oltre il grottesco.

È tempo che studenti, docenti e lavoratori tornino al centro della vita dell’Ateneo senese.

Tre candidati a sindaco che non si sono ancora pronunciati sulle dimissioni o beatificazione di Riccaboni e Fabbro!

Triosenese

In attesa di una parola chiara sui vertici dell’università di Siena da parte dei tre candidati a sindaco, riportiamo le posizioni di altri candidati, del direttore de “Il Cittadino Online” o di semplici lettori.

Raffaella Zelia Ruscitto. La sentenza di qualche giorno fa, che ha dato ragione ai dipendenti dell’Ateneo senese in merito al salario accessorio (con un sostanzioso danno economico per l’istituzione “culturale” cittadina), non ha scosso i suoi vertici. Nessun commento, nessun “atto penitenziale”, nessun passo indietro da parte di rettore e direttore amministrativo. Alcuni candidati a sindaco ne hanno chiesto le dimissioni (non tutti, a onor del vero) ma non sono stati neppure “smusati”. La ragione è che la politica, quella che ancora conta in città (o che crede di poter ancora contare) appoggia queste nomine e non fa mancare segnali di “rafforzamento” in barba ad ogni possibile, umano, opportuno pudore.

Gianni Guazzi e Katia Leolini (candidati Pd). La sentenza del Tribunale di Siena va nella direzione di quanto il Partito Democratico sostiene da anni, ovvero che non possono essere i dipendenti con gli stipendi più bassi a sostenere il peso maggiore del risanamento dell’ Università. Centinaia di lavoratori si vedono finalmente riconosciuto un diritto ingiustamente negato, che costituisce una parte importante della retribuzione per moltissime famiglie senesi. Vogliamo ribadire con forza che l’azione di risanamento dell’Ateneo senese, avviata negli anni scorsi, deve proseguire con forza ma senza colpire le fasce più deboli della popolazione universitaria. È necessario proseguire nell’accertamento della verità e di tutte le responsabilità nella gestione economico-finanziaria dell’Università. Riteniamo poi che il prossimo Consiglio comunale dovrà valutare urgentemente l’opportunità per il Comune di Siena, visto il danno subito dalla città, di costituirsi parte civile nel processo in corso.

Francesco. L’Università si avvia verso la federazione, ma forse sarebbe meglio dire assorbimento, con Firenze. La parte universitaria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) è già stata venduta alla regione e i risultati di una mancanza di politica lungimirante e di difesa degli asset si vede dal progressivo smantellamento della facoltà di medicina, facoltà storica, fonte di attrazione studentesca e che ha già perso odontoiatria. L’Università in se è poi sempre alle prese con un disavanzo strutturale crescente che la pone in condizione di subordine rispetto alle concorrenti regionali in materia di offerta didattica e funzionamento e quindi sopravvivenza.

Carlo Regina (candidato di “Siena si muove”). Ma lei sig. Valentini ha dovuto aspettare una sentenza sacrosanta di un giudice, per prendere le parti di coloro che erano stati privati di un loro diritto sacrosanto, sancito dalla costituzione? Si rende conto che nella sua posizione sarebbe meglio tacere? Mi spiega sig. Valentini dove era fino ad ora? Lo sa che ben due componenti del suo partito, il PD, sedevano nel CDA dell’università quando venivano deliberate certe decisioni sul salario? Come si sono comportati al riguardo il sig. Cucini rappresentante del comune di Siena ed il sig. Morrocchi rappresentante della provincia? Ci ha parlato allora? Se ne è preoccupato? Deduco che lei abbia dei problemi di comunicazione nel suo partito. Mi pare che la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra. Quindi? Lei vorrebbe governare? Vogliamo parlare di coloro che hanno sostenuto i vertici dell’università ed ora presenti nelle sue liste di sostegno o candidati consiglieri? Ma lei Valentini pensa davvero che qui a Siena siamo tutti con l’anello al naso?

Anche “il MoVimento 5 stelle” chiede le dimissioni del rettore, alla luce della condanna dell’ateneo senese sul salario accessorio

Michele-PinassiMichele Pinassi. Ieri l’ateneo è stato condannato a pagare l’accessorio e alla luce di questo chiediamo le dimissioni del rettore: Siena è al punto di rottura con il passato e di rilancio verso il futuro. La situazione economica poi dell’ateneo è conseguenza del disastro della Banca: se questa avesse continuato a elargire dividendi non si dovrebbero ora ridurre i costi di gestione. Una riduzione che a oggi va ad intaccare solo le fasce deboli e non i baroni dell’ateneo. Poi è necessaria una politica contro gli affitti in nero e a favore degli studenti. Qui l’amministrazione può agire, con la promozione di una vita culturale extrascolastica, a rendere l’esperienza di studio anche sociale.

Un secondo comunicato del MoVimento 5 Stelle sull’argomento.

La condanna che il Giudice del Lavoro, Delio Cammarosano, ha inflitto all’Ateneo senese, decretando finalmente quello che già molti si aspettavano da quasi due anni, è l’ennesimo duro colpo di immagine ad una realtà importante come l’Università. È bene chiarire che ad essere stata condannata è stata l’amministrazione dell’Università, a conferma che l’attuale gestione Riccaboni-Fabbro non solo è inadatta a gestire il rilancio dell’Ateneo (gli ultimi bilanci lo confermano) ma, come se non bastasse l’enorme voragine creata dai loro predecessori, continuano a picconare le già fragili fondamenta attuando politiche illegittime, come quella della decurtazione del salario accessorio agli oltre 1000 dipendenti tecnico-amministrativi, che aggiungono – oltre al danno economico – pure la beffa. Presente alla lettura della sentenza il candidato sindaco Michele Pinassi, dipendente tecnico-amministrativo dell’Università senese, che ha subìto direttamente sulla propria pelle le scelte di una amministrazione che ha colpito i più deboli per tutelare i tanti “baroni” universitari.
In questa occasione vogliamo sottolineare come il personale tecnico-amministrativo sia fondamentale per garantire i tanti servizi agli studenti e alla didattica che l’Università offre e che dovrà potenziare per garantire sempre di più servizi di qualità, così da tornare ad essere un grande polo attrattivo per gli studenti italiani e stranieri, con ricadute economiche positive sull’intera città. Certo è che una condanna nei confronti dell’Amministrazione non aiuta nel processo di risanamento: per questo i responsabili devono fare immediatamente un passo indietro.

Per Valentini, la condanna dell’università di Siena sul salario accessorio è tutta colpa del bajon

Bruno-Valentini

In fondo è tutta colpa del bajon

Bruno Valentini. La sentenza emessa dal Tribunale di Siena conferma quanto abbiamo già sostenuto e cioè che il necessario risanamento finanziario non può sostanziarsi in tagli lineari e quindi alla cieca, che colpiscono pesantemente la categoria dei tecnici amministrativi. Questo non è un modo né corretto e né efficace di amministrare un deficit così grande. Il salario accessorio è una voce importante e fondamentale della retribuzione ed è stata una decisione sbagliata la sospensione del pagamento. Chi ha deciso così ha commesso un errore, forzando la normativa e violando un diritti garantito dal Contratto Nazionale di Lavoro. L’Università è un’istituzione autonoma e vediamo troppi tentativi di ingerenza esterna, spesso solo per mera speculazione elettorale, ma non possiamo esimerci da domandarci chi e con quale competenza ha indirizzato il Rettore verso questa scelta, che ha innestato un’ulteriore conflittualità interna alla comunità universitaria, seminando zizzania in un comparto fondamentali per il buon funzionamento dell’Ateneo e dei servizi che eroga agli studenti. La città si attende quindi chiarezza su perché e chi ha la responsabilità di questo comportamento, sanzionato dalla magistratura.

Per Siena è fondamentale che l’Università funzioni bene, nella massima sintonia fra componenti interne, recuperando l’armonia necessaria per realizzare la dura ma necessaria ristrutturazione che allinei i conti economici con i finanziamenti ministeriali, a cui andrà aggiunta una forte azione di rilancio della ricerca e di internazionalizzazione per garantire una ancora maggiore competitività del sistema universitario senese. A nessuno, però, è consentito minare sistematicamente la credibilità dell’Università di Siena, che ha un ruolo irrinunciabile per lo sviluppo del nostro territorio e che tutti dobbiamo aiutare a mantenere un eccellente standard della didattica, in modo da attrarre molti studenti, che è una condizione indispensabile per avere il sostegno adeguato da parte dello Stato, che nonostante l’enorme Debito Pubblico deve continuare ad investire nell’Università per contrastare il declino.

La colpa non è mia è colpa del bajon

All’università di Siena necessarie dimissioni immediate e irrevocabili di Riccaboni e Fabbro

Pierluigi-PelosiPierluigi Pelosi (candidato per “Fratelli di Siena”). La condanna odierna dell’Università di Siena a pagare il trattamento accessorio ai dipendenti dimostra il fallimento totale della linea Riccaboni-Fabbro. Abbiamo sempre espresso molte perplessità sul piano di risanamento messo in atto dall’attuale amministrazione dell’Ateneo senese, da quando venne presentato il famoso piano “Unisi2015”, poi bocciato dalla ragioneria dello Stato. La vicenda odierna che obbliga l’Ateneo a versare ai dipendenti il trattamento accessorio del 2011, ingiustamente sospeso, comporta oltre all’ennesimo danno d’immagine, un danno erariale di cui gli unici responsabili sono il Rettore, il Direttore Amministrativo e chi in CdA, ha avallato queste scelte. Il fallimento della loro gestione è ormai evidente. Rischiamo ancora una volta (dopo il caso MPS), di perdere un altra storica e fondamentale istituzione senese, sempre a causa dell’inadeguatezza della sua classe dirigente.

Non c’è più tempo da perdere, non ci sono più tatticismi che possano reggere. Rinnoviamo ancora una volta al Magnifico Rettore, e al suo Direttore Amministrativo, un invito, quello che riteniamo sia un atto d’amore e di rispetto nei confronti dell’Ateneo senese, dal quale non possono esimersi. L’unico che possa permettere un cambio passo netto rispetto a quanto fatto fino a oggi, per cercare di salvare il salvabile: dimissioni immediate e irrevocabili. Siena ha bisogno di un cambiamento profondo, l’Università per prima.

Indifferibili le dimissioni del rettore e della direttrice amministrativa che, ormai, sono il “problema” del nostro Ateneo

Marco-FalorniMarco Falorni (candidato a sindaco). La sentenza del giudice del lavoro di Siena, che conferma il diritto dei lavoratori dell’Università di vedersi riconosciuto quel salario accessorio che dal 2011 gli era stato abusivamente sottratto, fa giustizia di un arbitrio contrario non solo alla legge, ma anche alla comune morale. Questa decisione, inoltre, sottolinea in modo emblematico la pesante responsabilità amministrativa e politica della dirigenza dell’Ateneo, che ha preteso di fronteggiare la grave crisi finanziaria dell’ente, non ponendo fine agli sprechi che l’avevano prodotta, bensì facendone ricadere il peso sui lavoratori, che in questo caso hanno visto decurtata parte della loro retribuzione, in altri, come per i lavoratori della cooperativa solidarietà, sono stati licenziati. A questo punto giudichiamo indifferibili le dimissioni del rettore e della direttrice amministrativa, atto che già da tempo avrebbe dovuto essere compiuto per le note e ancor più gravi ragioni. Chiunque ritenga davvero che per Siena l’Università è un’istituzione strategica e vitale dovrebbe sentire il dovere di fare propria questa richiesta, invece di indulgere a compromessi e aperture di credito verso coloro che ormai possono essere definiti “il problema” del nostro Ateneo.