Le prime semplici, ragionevoli e concrete proposte per salvare l’università di Siena

SienasimuoveSiena si muove. Da più parti sono arrivati rimproveri a chi, come il professor Giovanni Grasso, alcuni blog, “Siena si muove”, Laura Vigni e altri (pochi) candidati alle prossime elezioni comunali, ha sottoposto alla pubblica attenzione un’aspra critica alla gestione dell’Ateneo senese, passata e presente. A parte coloro, come Valentini e i numerosi membri della lobby universitaria che lo appoggiano, impegnati soprattutto a minimizzare la reale portata del dissesto (non soltanto finanziario, sia chiaro), altri argomentano che non siano state presentate proposte costruttive. È venuto dunque il momento di avanzarle, queste proposte, pur premesso che se non verranno individuate e adeguatamente sanzionate le responsabilità, l’Ateneo non avrà alcuna possibilità di salvarsi, perché troppi sono ancora coloro, inclusi gli attuali vertici, che hanno contribuito a gestire in modo dissennato la massima istituzione culturale cittadina.

Le proposte:

  1. È fondamentale chiudere tutte le sedi distaccate e richiamare i dipendenti – docenti e no – a Siena. La didattica e la ricerca sono state gravemente danneggiate dalla mancata sostituzione nell’organico dei docenti nel frattempo andati in pensione (o prepensionati e poi premiati con cospicui contratti). L’Ateneo ha bisogno di tutti a Siena. Se Arezzo, Grosseto, Colle, San Giovanni vogliono l’università sotto casa devono investire risorse proprie. Il Comune di Siena non si ritenga estraneo a questa dinamica, perché il dialogo con gli altri comuni interessati è cosa di evidente pubblica utilità.
  2. È necessario che il Comune di Siena si costituisca parte civile nei processi che hanno a oggetto l’Ateneo, in particolar modo quello sul dissesto. Tutta la retorica sulla cittadinanza studentesca, l’attrattività per gli studenti, rimane priva di senso se non si riesce a capire che l’Ateneo è attrattivo solo quando ha i conti in ordine e riesce a dispiegare la propria funzione di produrre cultura ed educazione, evitando di alimentare – con mosse infelici come il taglio del salario accessorio e la riduzione dei servizi – la macelleria sociale effettuata sui Collaboratori Esperti Linguistici e sulla Cooperativa Solidarietà e dando un’idea di armonia e concordia in cui tutti collaborino: docenti, personale TA e studenti. Finora, come è evidente, non è stato così, si è anzi alimentato un incomprensibile conflitto tra poveri. Soprattutto, si deve avere la consapevolezza della portata del danno causato al Comune e a tutti i cittadini, danno anche economico, oltre che sociale e culturale.
  3. Chi rappresenta gli enti locali nel Consiglio di amministrazione deve in tutti i modi perorare l’applicazione della legge. Legge pessima (n. 240/2010, la famigerata Legge Gelmini), ma che, come tutte le leggi dello Stato, deve essere rispettata ed applicata nella sua interezza. Se Siena non ce la facesse a mantenere la propria autonomia, andrebbe avanzata la proposta (anche a salvaguardia del personale docente e tecnico amministrativo) di federazione di atenei contigui prevista dall’art. 3 della legge. In questo modo si potrebbero ridistribuire le risorse con Firenze e Pisa, con proficuo vantaggio di tutti. Meglio un po’ di pendolarismo tra città vicine che essere mobilitati a forza (nel caso del personale TA), oppure rimanere senza strutture didattiche e scientifiche per mancanza di requisiti minimi. Sarebbe più equo, onesto e trasparente per tutti. Non ne risentirebbe, almeno sul piano della ricerca e della didattica, neppure l’indipendenza dell’Ateneo, la cui autonomia semmai è stata finora più volte compromessa dalla pesante mano della politica.
  4. Un’applicazione troppo rigida della succitata (e pessima) legge Gelmini, ha consentito di trasformare la Direzione amministrativa dell’Ateneo in una sorta di burocratica satrapia orientale. A cascata, vi è stata un’enfatizzazione dei ruoli amministrativi a danno di didattica e ricerca, un tempo autentiche ragioni sociali e pubbliche di una università, ora umiliate sotto una coltre di regolamenti spesso ai limiti, talvolta oltre il grottesco.

È tempo che studenti, docenti e lavoratori tornino al centro della vita dell’Ateneo senese.

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12 Risposte

  1. ….finalmente una proposta chiara e un discorso pertinente.
    Si attendono repliche: chi non è d’accordo, magari specifichi il perché e quale proposta alternativa avanza.

    «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno».

    • Accidenti… allora sei proprio il Maestro!!
      Solo una domanda: cosa è l’integralismo?

  2. Io però ricordo che la Provincia di Grosseto contribuiva alle spese della sede di Grosseto. Non so a quanto ammonta il contributo.
    Se proprio si vuole mantenere in vita le sedi distaccate, esse potrebbero staccarsi dall’Ateneo Senese dando vita a delle vere e proprie Università autonome, magari con la dicitura “Ateneo Provinciale” così rivalutando il concetto di Provincia, che s’intende chiudere. D’altra parte una caratterizzazione di tipo provinciale o distrettuale degli atenei, nate su iniziativa della Provincia o del distretto che fu un tempo, è presente in molte parti del mondo anche negli USA, Canada, Germania.
    È un’idea.

  3. Giorgio, in 22 maggio 2013 alle 4:20 pm ha detto:
    «Accidenti… allora sei proprio il Maestro!!
    Solo una domanda: cosa è l’integralismo?»

    Notevole contributo al dibattito. C’è dell’altro?

  4. Mi va bene tutto, ma premiare il “merito” (absit iniuria verbis) e farlo non a “proclami”, ma mettendo le persone giuste al posto giusto, sbarazzandosi dei “parassiti”, premiando la qualità, la competenza e la professionalità, Nno? Tutto questo è marginale, irrilevante, non essenziale? E tutto “tecnico”, questo famoso “risanamento”, oppure, per portarlo a buon fine, ci vuole gente capace e che può dare all’istituzione quella “marcia in più” che da sola può fare la differenza?
    Attenzione! Quando si parla di personale TA si includono nella “categoria”, personaggi quali il sottoscritto che, per titoli, competenze ed esperienza, non solo potrebbe vedersi assegnate quattro o cinque diverse materie di insegnamento, ma, di fatto, fà ricerca di qualità http://www.omicsonline.org/2155-9570/2155-9570-4-268.pdf, senza che nessuno glielo riconosca, dal momento che (se non lo sapevate, ora lo sapete!), in termini amministrativi, il personale TA non dovrebbe fare ricerca! …stendendo, ovviamente, un velo pietoso, su inquadramento e relativa retribuzione!!!
    Sul “danno al comune”, determinato dal dissesto dell’Ateneo, io mi ricordo tutta un’altra storia, fatta di politici, ex politici, “aspiranti” politici che, proprio per portare la politica all’interno dell’Istituzione, ne hanno determinato l’attuale devastazione …ovviamente non solo economica! …e francamente, pensare che qualcuno possa anche solo proporre un “risarcimento” alla politica (che, se non capisco male, dovrebbe costituirsi “parte civile”!!!), mi fa rabbrividire!!! Se la costituzione di “parte civile” ha un senso “risarcitorio”, sono i dipendenti danneggiati dalla politica a doversi costituire “parte civile” …non certo la politica che ha distrutto l’Istituzione!!! Io la vedo così …e se così non è, non vedo un gran futuro, per questo Ateneo!.

  5. Mastrangelo Lei ha mille ragioni per quanto La riguarda. Però, ed è un po’ che questi uffici pensano a dirglielo, dovrebbe prendere in considerazione alcuni correttivi al Suo pensiero. Vede: che Lei abbia dei meriti scientifici e didattici non è, almeno in questo ed altri luoghi, in discussione. Altra cosa è quando si parla di inquadramento. Lei è personale tecnico amministrativo e tale resta, a meno che non vinca un concorso per ricercatore o associato. Sappiamo bene della Sua storia e Le rendiamo merito per come si è scagliato coraggiosamente contro la maleodorante e, possiamo ben dirlo, mafiosa cricca. Resta però il fatto che il Suo inquadramento quello è rimasto e finché concorso o giudice non stabilirà diversamente (e ce lo auguriamo) in quella disciplina sempre ricadrà, con – Le assicuriamo – sommo rammarico da parte nostra. Quanto alla costituzione in parte civile va da sé che i dipendenti non solo possano farla, ma debbano. Sono stati danneggiati in modo irreparabile e con conseguenze che si protrarranno per anni e anni. Ma questo non toglie che anche il Comune debba farla perché l’amministrazione comunale non è la politica. È espressa dalla politica, ma non lo è. Il Sindaco è il primo cittadino di tutti, anche di quelli che non lo hanno votato e nel consiglio comunale ci sono rappresentati tutti i cittadini (anche quelli che non hanno votato), Perciò il Comune, tramite i suoi rappresentanti, deve muoversi nel processo a riparo di tutti i danni che la collettività ha subito. E a nostro modo di vedere anche la Provincia (finché c’è). Le due costituzioni (dipendenti e Comune e Provincia) non si escludono.
    Con tutti gli ossequi del caso da questi uffici

    Cesare Mori

  6. A “Cesare Mori” concedo tutto! …perfino il suggerimento dei “correttivi”, tuttavia, in amicizia (anche se non ci conosciamo personalmente), due cosette da dire “mi scappano” …e mi perdonerà, l’amico Cesare, se su queste “cosette” non concordo con lui!
    In primo luogo, la faccenda dei concorsi, che mi pare proprio simile a quella della “Legge” …sì, perché “Legge” e concorsi, come si sa da ancor prima che i “figli di Troia” (absit iniuria verbis, anche in questo caso!) prendessero possesso dei nostri lidi, sono fatti per i fessi! Non a caso, quando ebbi modo di parlare al “Magnifico” della mia vicenda umana e professionale e il medesimo mi rispose esattamente con le argomentazioni che Lei avanza, caro Amico mio, io lo guardai ben bene in viso perché lui accettasse con fiducia e consapevolezza il fatto che sulla mia groppa erano passate ben più primavere di quante ne erano passate sulla sua e che, pertanto, quella favoletta non poteva certo sperare di farla bere a me! Così, non so se per umana “pietas” o per quale altra ragione, lo stesso ammise che, poiché in passato ciascuno aveva fatto come gli pareva, ora e data la situazione, questo non era più possibile! … dal ché si può facilmente desumere, vista anche la “fonte”, che, tra coloro che in passato avevano fatto i propri comodi, c’erano e ci sono senz’altro persone anche di una certa importanza, e di ragguardevole “posizione” istituzionale, nel vocabolario delle quali, la parola “concorso” non è mai entrata! Ma non voglio dilungarmi oltre, su questo aspetto, perché sono certo che l’Amico Mori, è ben consapevole di questa realtà!

    Sul fatto che il Comune non sia la politica, possiamo certamente discutere. Vorrei però avvertire l’Amico Mori, che chi Gli scrive è figlio di una dipendente comunale, impiegata al cosiddetto “ufficio contratti” di un comune che ritengo superfluo precisare e che, pertanto, la mia infanzia, la mia adolescenza e parte della mia vita adulta sono state costellate dai racconti, questi sì, in apparenza fiabeschi, ma di fatto assolutamente concreti, dei tanti e variegati modi attraverso i quali i comuni hanno contribuito e contribuiscono al dissesto globale di questo Paese. Che Siena sia l’eccezione o l'”isola felice”, non lo sottoscriverei …per tutta una serie di motivi che, ne sono certo, l’Amico Mori conosce alla perfezione. Tuttavia, considero le Sue parole di oggi con molto rispetto e preannuncio che se sarà lui a candidarsi a Sindaco di questa città, posto che mi riveli (in privato) la sua vera identità e sebbene io non risieda a Siena, gli garantisco comunque, fin da ora, tutto il mio appoggio!
    Cari saluti

  7. «Mi va bene tutto, ma premiare il “merito” (absit iniuria verbis) e farlo non a “proclami”, ma mettendo le persone giuste al posto giusto, sbarazzandosi dei “parassiti”, premiando la qualità, la competenza e la professionalità, no? Tutto questo è marginale, irrilevante, non essenziale?» Domenico Mastrangelo

    Caro Mastrangelo, cosa sia la “meritocrazia” in Italia te lo rivela la vexata quaestio dell’elenco delle riviste di fascia A per le abilitazioni, stilato dall’ANVUR, finito in carte bollate e querele (“Il TAR Lazio si pronuncia nuovamente sulle liste di riviste censurando l’operato di ANVUR”, http://www.roars.it/online/tag/classifiche-di-riviste/ ), di cui discutemmo a suo tempo, ma che ha avuto una scia polemica e legale che giunge fino ai nostri giorni: rifulgeva infatti l’assenza clamorosa di alcune tra le principali riviste scientifiche internazionali, ma non mancava la Rivista di suinicultura, e con rispetto per il maiale c’era anche molto di peggio in omaggio alle Loro Signorie, tanto da meritare tutta l’operazione un gustoso e paradossale articolo di G.A. Stella sul “Corriere”, nonché una serie di ricorsi.

    Ma soprattutto, come si fa a “premiare il merito” chiudendo le strutture didattiche e della ricerca a cacchio di cane? E quasi dieci anni senza concorsi, poiché uno nel frattempo, lavora e produce scientificamente, ma invecchia e deve procurarsi in qualche modo la pagnotta, sono un colpo mortale per una intera generazione che difficilmente potrebbe definirsi “selezione meritocratica”.

    Siamo di fronte allo smantellamento, il turn over è bloccato da tempo immemorabile, nessun avanzamento di carriera è possibile e molti ricercatori (a tempo determinato o indeterminato) verranno premiati semplicemente … abolendo il loro settore disciplinare. Molti ricercatori/docenti, tra quelli a contratto (direi la maggioranza), già sono stati peraltro “premiati” con un bel meritocratico calcio nel didietro, del tutto a prescindere dai loro meriti: la dura realtà è questa, e la ragione per la quale insisto (e il discorso mi pare essere stato recepito nel programma di “Siena si muove”) nel tentare in ogni modo di salvare le strutture, “salvare gli impianti”, come fecero gli operai al passaggio del fronte, con i mezzi che prescrive la legge, cioè, a questo punto, con un piano regionale: altrimenti, se le persone, la ricerca e la didattica vengono cancellati sulla base del mero meccanismo burocratico dei “requisiti di docenza”, ogni discorso sulla meritocrazia è semplicemente vacuo.

    Quanto al personale TA che insegna, per piacere, fate mente locale: non è per sottovalutare il loro contributo, ma nel computo dei famigerati “requisiti di docenza” imposti (non “consigliati”) dalla legge, cioè l’ammontare esagerato di 20 docenti di ruolo in una precisa miscela, necessari per accreditare un ciclo 3+2 (ovviamente non afferenti contemporaneamente a diversi corsi di laurea e con forti limitazioni nell’insegnamento in più di due corsi di laurea-vedi e.g. i passi del decreto 47 che ho riportato nei precedenti messaggi), essi non contano:

    Numero minimo di docenti di riferimento:

    LAUREE (TRIENNALI)
    12 docenti, di cui:
    • almeno 4 Professori
    • almeno 9 docenti
    appartenenti a ssd di base o caratterizzanti
    • massimo 3 docenti
    appartenenti a settori affini.

    LAUREE MAGISTRALI
    8 docenti, di cui:
    • almeno 3 Professori
    • almeno 5 docenti
    appartenenti a ssd caratterizzanti
    • massimo 3 docenti
    appartenenti a ssd affini.

    «Ogni docente di riferimento deve avere l’incarico didattico di almeno un’attività formativa nel relativo corso di studio. Può essere conteggiato 1 sola volta o, al più, essere indicato come docente di riferimento per 2 corsi di studio con peso pari a 0,5 per ciascun corso di studio.»
    Nell’ambito dei docenti di riferimento sono conteggiati:
    a) Professori, Ricercatori di ruolo e Assistenti del ruolo ad esaurimento delle Università italiane;
    b) Ricercatori di cui all’art. 24, comma 3, lettere a) e b) della Legge 240/10 e Ricercatori di cui all’art.1, comma 14, Legge 230/05;
    c) Docenti in convenzione ai sensi dell’art. 6, comma 11 Legge 240/10.”

    Ecc. Ecc. ecco, sopravviverà chi potrà soddisfare queste norme draconiane. Inoltre, ciò vuol dire che se di venti ti vanno in pensione cinque, tra ricercatori di ruolo, associati od ordinari e non hai da rimpiazzarli con altrettanti ricercatori di ruolo, associati od ordinari (e “la panchina”, oramai, è già esaurita), tu chiudi, punto e basta e non ti è concesso mettere al loro posto personale TA o a tempo definito. Non solo, ma a quel punto non sai nemmeno cosa farne di chi ti rimane.

    Così, tra il 2008 e il 2020 chiuderanno due terzi dei corsi di laurea, che è ben più di una cura dimagrante: da una sessantacinquina che furono (sempre ciclo completo) ad una ventina-venticinquina (chi lo sa con esattezza? Con poco più di 500 docenti di certo non puoi farne di più, ma dipende da chi va in pensione!), meccanicisticamente, man mano che l’offerta didattica diventa insostenibile: mi si deve spiegare cosa ha a che vedere tutto ciò con la “meritocrazia” e cosa c’è di meritocratico nel fottere un “giovane” su queste basi.

    Forse tu lavori in un campo dove di docenti ne hanno a bizzeffe e non sei sensibile a questi dati numerici; altri hanno fatto il pieno al tempo dello scialo, ma non è questa la situazione generalizzata del resto dell’ateneo, la cui sorte, anche a causa di questi problemi, appare pertanto tutt’altro che chiara. Questo è il problema, ed è, per inciso, anche il problema di molti di coloro che sopravviveranno allo smantellamento di quei due terzi dell’offerta formativa, ai quali ovviamente, nessun criterio meritocratico è stato applicato.

    Problema che si va a sommare con quello dell’esubero di personale TA e che non ha soluzione, se l’unica politica è quella di assistere al progressivo smantellamento delle strutture didattiche e della ricerca; per questo mi pare che il comunicato di “Siena si muove” si distingua, in questa campagna elettorale, per avere focalizzato i problemi veri e delineato una linea d’azione: questa è la cruda realtà, al di là dei comunicati edulcorati e retorici, o viceversa di quel finto “serio realismo” di cui si ammantano certuni che semplicemente evitano di gettarvi lo sguardo, appunto “per non indulgere alla retorica” :-).

  8. Caro Rabbi,
    che tu sia un vero tecnico della materia, lo si era capito già da tempo, così come, credo, si era capito che io non lo sono e che il mio parlare è per “principi generali” ispirati, se possibile, alla ragione e al senso comune. Se non esistono “principii” (per scriverla un po’ come usava tanto tempo fa) sui quali ragionare e confrontarsi, allora ognuno è padrone di dire e fare come più gli aggrada e il tutto non può che sfociare nel caos …nell’economia, nella vita sociale, in campo scientifico e in qualsiasi altro settore, attività, disciplina o manifestazione dell’umana presenza sulla Terra.
    Se su questo concordi, allora, forse, riusciamo a comunicare. Non ti conosco personalmente, ma, da quanto affermi e da come ti esprimi, assumo che tu sia d’accordo come su questo …principio!
    Allora, sintetizzando quanto tu affermi sul merito, si può dire che il “merito”, in Italia non esiste! Bene! Mi chiedo e ti chiedo (principio generale): come può funzionare, una qualsiasi istituzione, una qualsiasi azienda, ma anche, più semplicemente, una qualsiasi cooperativa agricola o un “bordello” di campagna, se non metti a lavorare persone che sanno fare, con competenza, le cose che sono necessarie per il buon funzionamento dell’istituzione, dell’azienda, della cooperativa o del “bordello”? Se la Ferrari vuole aggiudicarsi il prossimo mondiale piloti, non bandisce un generico “concorso per pilota”, ma, posto che la macchina sia competitiva (e che, quindi, ingegneri, tecnici e quant’altri, sappiano e bene, quello che stanno facendo!) và e cerca di portarsi a casa il migliore! Così si va avanti, così si progredisce, così si migliora! … in tutti i campi!
    L’alternativa? È sotto gli occhi di tutti! Chiamala Università, chiamala MPS, chiamala come vuoi, ma l’alternativa alla competenza, alla capacità, al merito, alla professionalità, è lo sfascio, in tutti i settori e in tutti gli ambiti! Quindi, il merito, non è un problema; il merito è il problema e ammettere, come tu sembri voler fare, che è senza soluzione, è ammettere che non c’è soluzione ai tanti e gravi problemi del nostro Ateneo.
    Vogliamo parlare di “concorsi”? Benissimo; torniamo ai principi e vediamo se possiamo prendere in prestito esempi da Paesi più progrediti del nostro! Quando ero negli Stati Uniti, nel lontano 1992, dopo un breve periodo di lavoro, in un laboratorio di ricerca, mi fu offerto di entrare a lavorare in quel laboratorio. Chiesi: “Ma voi come fate ad assumere la gente? Non fate un concorso?”; “No” mi rispose il capo del laboratorio “scelgo io i miei collaboratori, in base alle loro capacità e ne propongo l’assunzione all’amministrazione!” … sì perché, contrariamente a quanto accade qui da noi, a loro non passa neanche per l’anticamera del cervello di assumere un “brocco” qualsiasi (magari anche con ottime referenze, ma incapace di svolgere le specifiche attività di interesse per l’istituzione), perché lì ci si dà uno scopo e si cerca di raggiungerlo …e certo, se lo “scopo” non ce l’hai (come mi pare che accada qui da noi!), allora il problema non te lo poni nemmeno. Ergo, “principio generale”: l’istituto stesso del concorso è il meccanismo perverso attraverso il quale, chi non ha idee, non ha progetti, non ha aspirazioni riempie la propria casa di “brocchi”, tutti “regolarmente assunti” (qui mi limiterei a un sintetico “pfui”!) per concorso e se ne sta lì a fare e contemplare il “nulla assoluto” …che, mi sembra, con rarissime eccezioni, rappresenti l’apoteosi delle aspirazioni dell’«accademico medio» nazionale!
    Mi scuso se mi sono dilungato, soprattutto perché le cose che ho detto sono di un’evidenza e un’ovvietà che sfiorano la banalità …anche se, mi pare, tutte le volte devono essere rimesse in discussione!
    Cari saluti

  9. …se io pubblico un articolo originale nel quale dimostro che esiste una terapia efficace per un certo tumore, tu non mi puoi dire che per finanziare la mia ricerca devo seguire i canali istituzionali, per di più sapendo che da TA io non posso, di fatto, rivolgermi a nessuno per richiedere fondi! …e se io porto il nome del tuo ateneo all’attenzione di una platea scientifica internazionale, ossia ti faccio pubblicità, in modo che, magari anche un “pinco pallino” di Parigi o Londra, piuttosto che di New York, Vancouver o Ulan Bataar, sa che a Siena si fa una ricerca di qualità (senza il becco di un quattrino!), tu non mi puoi trattare come tratti quello che viene solo a rubarsi lo stipendio o, peggio, usa lo stipendio dell’università solo per comprare le sigarette, dal momento che, al di fuori dell’istituzione guadagna dieci volte tanto! Mi sono spiegato su cosa intendo per premiare il merito???
    Allora, finché non capiamo che si devono promuovere e incentivare le professionalità di valore (è scritto anche sullo Statuto), dobbiamo metterci in testa che nessun risanamento potrà mai mettere a posto le cose …ma, ovviamente, “premiare il merito” è atto moralmente alto e nobile e richiede senso morale e civico …che è la seconda cosa che manca, per rimettere tutto a posto!

  10. «Quindi, il merito, non è un problema; il merito è il problema e ammettere, come tu sembri voler fare, che è senza soluzione, è ammettere che non c’è soluzione ai tanti e gravi problemi del nostro Ateneo.» Domenico Mastrangelo

    …sono abbastanza d’accordo con te e comprendo tutte le tue ragioni, ma leggimi meglio: io ho detto che il problema dell’affermazione del merito è senza soluzione, se lasci che crollino le strutture della ricerca e si polverizzi la didattica. In questo modo fai fuori la gente un po’ a caso, e non vedo dunque come possa entrarci “il merito”.

    “Tecnico” di queste faccende, poi, non lo sono; sono solo uno cui capitò la disgrazia di occuparmene, sebbene a livello di bassa manovalanza, e mi meraviglia come, pur essendo le varie liste relative alle elezioni locali piene zeppe di professori universitari, nessun esponente di quelle liste, a parte quelli di “Siena si muove” e qualcun altro in ordina sparso, si pronunci esplicitamente ed organicamente nel merito di faccende dalle quali dipende la vita e la morte di questo ateneo.

    Ma se questi ti sembrano discorsi tecnici, sei un inguaribile ottimista e forse sottovaluti la perversa cavillosità della burocrazia universitaria, capace di ben altre raffinatezze il cui unico scopo è l’interdizione: Dimenticavo di ricordare, oltre alla regola del 12+8 docenti per accreditare un corso di laurea, nel D.M. 47 c’è anche la formula “indicatore DID” che ho riportato in un precedente messaggio, dalla quale si ricava che per avere il doppio degli studenti ora serve il doppio dei docenti e non ho capito, per fare un esempio, come faranno quelli di Farmacia a ripetere il giochetto dell’abolizione del numero chiuso.

    Le norme citate nacquero al tempo di Mussi, non senza ragione (dato il proliferare di sedi distaccate, di corsi sul “benessere del gatto” ecc.), con lo scopo di chiudere un po’ (parecchi) corsi di laurea; siccome siamo in Italia, non si poteva semplicemente dire: “chiudiamo questo, questo e quello”; si imposero viceversa dei requisiti numerici “erga omnes” in ordine alla docenza, sostanzialmente impossibili da rispettare, sparando nel mucchio, anziché prendere la mira, nella speranza di colpire, semmai, anche l’obiettivo desiderato.
    Naturalmente nel contesto dissestato dell’università senese questi processi sono risultati amplificati e particolarmente catastrofici.

    V’è un disegno inconfessato dietro al silenzio delle principali forze politiche? Forse quello di tornare alla configurazione pre-anni ’70. Bene, “nulla quaestio”: Medicina e Giurisprudenza al momento totalizzano assieme 5000 studenti all’incirca: un po’ pochini per giustificare l’esistenza di un ateneo; vuoi metterci anche Economia? Tiè, siamo a 8000, ma sono numeri piccini picciò (Pisa viaggia sui 50.000). Come se ciò, oltretutto, ossia la riduzione di fatto alla dimensione di una sede distaccata, non avesse alcuna ripercussione economica sulla città e sul’ateneo.

    Vi sono poi quelli che, pur aderendo a questo programma, contemporaneamente paventano la perdita di autonomia, e non si rendono conto forse di averla già persa. Ho letto, ad esempio, che gli Odontoiatri temono una colonizzazione dei fiorentini, come conseguenza di un eventuale imparentamento. Ora, non so quali siano le esatte problematiche del settore odontoiatrico (chiedo lumi al prof. Grasso), ma se c’è un problema di sostenibilità dei corsi e dei dottorati alla luce delle più volte richiamate norme di legge, non capisco come si possa risolverlo in modo diverso da una collaborazione a livello dei principali atenei pubblici del territorio, come suggerisce l’art. 3 della rifoma Gelmini: forse rifacendosi alla preveggenza di Totò ed accorpando localmente dentisti e dantisti, onde produrre in quel di Siena filologi dal sorriso smagliante?

    C’è anche chi sostiene che a Siena non debba rimanere traccia di alcuna scienza “teoretica”, e che l’ateneo debba diventare una sorta di germanica “Fachhochschule”, e che lo scopo debba essere quello di educare la gioventù ad un sano e concreto realismo senza grilli per la testa, come quella fanciulla del “Pasticciaccio” gaddiano che “Dekirkegaardizzava farabuttelli di provincia …dopo avelli deterso l’anima dalle ultime perplessità” (Carlo Emilio Gadda, Il Pasticciaccio). Opinioni …circa le quali si può essere d’accordo o meno, ma ognuna delle quali ha delle conseguenze, che non possono essere eluse, e prevede di mettere in campo delle azioni, che adesso non si vedono.
    A parte il ragionamento articolato della Vigni, qualche accenno del Li Causi, altri non si sono espressi, se non con dichiarazioni surreali: “conciò, sia cosa, quando, fosse che, il quadro non è tondo.”

    Io non vedo come il problema della “meritocrazia” possa collocarsi al di fuori di tale contesto e con questo ti auguro buona Domenica.

  11. Caro Rabbi,
    concordo su tutto quello che affermi. Mi pare, però, che tu fotografi le “conseguenze”, mentre io parlo delle “cause”. I fatti che tu denunci derivano da una cattiva amministrazione, ma la cattiva amministrazione, da cosa deriva? Persone sbagliate al posto sbagliato? Persone incapaci di amministrare? Interessi personali? Fai tu la “diagnosi”, ma, in buona sostanza, si torna sempre lì: non ci si improvvisa, alla guida delle istituzioni! Ci vuole gente in gamba, preparata, competente, motivata e che, dunque, stia lì non perché ce l’ha messa il partito o il parlamentare di turno, ma perché, sei andato a leggere il suo curriculum e hai trovato che è proprio lui (o lei) la persona che ci vuole per risolvere il problema. Di questo e non di altro, parlo quando mi riferisco al “merito”! Bisogna far fare alle persone le cose per le quali sono preparate e competenti! Questo è il “merito” di cui parlo …e niente, purtroppo, funziona così, in questo Paese …al punto che, come puoi ben constatare rileggendo il “programma” di “Siena si muove”, la parola “merito” è la vera ed unica latitante in un discorso che potrebbe anche essere accettabile!
    Sintomatico il fatto che, nei discorsi della politica, il TA, tanto per dirne una, non è una persona, un’entità, un individuo, con una sua storia, una sua preparazione, certe competenze certe “abilità”, certi talenti …no! Il TA è una “categoria”, una massa amorfa e indistinta …un “branco”, anzi no …un “gregge”. Nei discorsi della politica, è il Comune che deve costituirsi parte civile contro l’università, non il TA massacrato, umiliato, “azzerato”, maltrattato, strapazzato, vilipeso e poi gettato nel cestino della spazzatura da amministratori inetti, incapaci e corrotti …come dire il trionfo, l’apoteosi del demerito che sconfigge il merito e ne fa carne da macello!!! Ma non è questa la storia d’Italia dal 1861 in poi???
    Dici, giustamente che Siena stenta ad arrivare a 8000 studenti mentre Pisa è oltre i 50000 …e offri un’analisi dettagliata e ineccepibile delle possibili cause. Ma la “causa delle cause” è sempre la stessa: l’incapacità o l’incompetenza di chi amministra …prendi, per esempio gli “enti locali”! Questi enti locali che si dovrebbero costituire parte civile contro l’università, sono senza colpe e senza macchia? …allora, facciamo due conti: a Pisa ci arrivi bene in auto, in treno, in aereo e tié, te lo voglio dire proprio, anche in nave (Genova a 120 Km, Piombino e Livorno a pochi chilometri); a Siena come ci arrivi? A dorso di mulo, che per fare il raddoppio della Bettolle ci stavamo mettendo più di quanto ci hanno messo gli ottimi Egiziani, a forza di braccia, per finire le loro piramidi??? E poi, come li intratteniamo, tutti questi studenti che dovrebbero venire a studiare a Siena? Con una sola piscina decente per 60.000 abitanti (sei stato mai alla piscina di piazza Amendola? Una roba da inorridire!)? O con un multisala che non esiste e ti tocca andare a Sinalunga (Sinalunga!) se vuoi andare a vedere un film in una sala appena decente? O con i tanti teatri e locali di ritrovo? Gli offriamo mezzi di trasporto adeguati ed efficienti? Sei arrivato mai a Siena in treno? Il mondo civile ricomincia a Chiusi a sud e a Empoli a nord: linea non elettrificata e binario unico …io ci ho messo due ore e quaranta per coprire gli oltre 400 Km da Firenze a Torino e un’ora e cinquanta per coprire i sessanta da Firenze a Siena!!! …avevo neanche dieci anni quando facevo la Spoleto-Norcia su un trenino che nulla aveva da invidiare alle “carrozze” che partono oggi da Siena e se non altro, laggiù il paesaggio era davvero spettacolare… eppure, quella ferrovia è stata dismessa, mentre Siena continua ad essere “servita” così!!! Ci credo che non ci viene nessuno, qui …vengono per una breve visita, apprezzano le bellezze locali (che non sono state edificate dagli amministratori attuali!) e poi se ne vanno!!! E se lo vuoi sapere da me, ti dico che fanno proprio bene!!!

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