Ora è l’università di Siena a finanziare la Fondazione Monte dei Paschi

FondazioneMps

La Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con le sue ultime erogazioni, ha assegnato oltre due milioni d’euro all’ateneo cittadino, che ha un suo rappresentante nel consiglio d’amministrazione. Ovviamente, secondo la prassi, l’università ha anticipato i finanziamenti ai docenti beneficiari, che li hanno usati per attività di ricerca, quali acquisto di materiali di consumo, attrezzature, contratti e borse per i giovani. Nella fase conclusiva, la ragioneria universitaria predispone il rendiconto economico-finanziario e quello scientifico, da presentare alla Fondazione, per poter riscuotere i corrispondenti importi. Ecco, il problema viene fuori proprio nella fase finale: la Fondazione Mps non è più in grado di onorare l’impegno preso due anni prima con l’ateneo. E l’università, che nel frattempo ha speso quei soldi, che fa? Rinuncia a quei contributi? Ebbene, sembra proprio che sia questa la strada percorsa da Riccaboni e dalla Fabbro, che rinuncerebbero così a più di due milioni d’euro, in cambio dell’alta consulenza informatica di Alessandro Francini, un dipendente della Fondazione. Orbene, l’Università non sa che farsene di un consulente esterno d’informatica, se si considera che dispone d’alte (e in alcuni casi eccellenti) professionalità interne, costituite dai numerosi dipendenti informatici e dai docenti del Dipartimento d’Ingegneria dell’Informazione e Scienze Matematiche. Inoltre, scorrendo la lista delle erogazioni della Fondazione, negli ultimi venti anni, si vede che i docenti beneficiati sono sempre gli stessi, pertanto non è accettabile che, in questo momento d’emergenza, distraendo una cifra così ingente dal bilancio d’ateneo si continui a penalizzare proprio gli esclusi da quelle elargizioni “politiche”. Infine, il rettore e il direttore amministrativo non hanno titolo ad assumere decisioni del genere che, invece, rientrano tra le prerogative del Senato Accademico.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online, 25 maggio 2013 (con lo stesso titolo) e Fratello Illuminato-Il blog, 25 maggio 2013 (con il seguente lunghissimo titolo: «Ci sarebbe da mandare i carabinieri nell’ufficio dei tre dissestatori di enti della città: del Criccaboni e della Fabbro e in quello di Gabriello Mancini – Sul blog di Giovanni Grasso ci trovate una notizia che noi divulghiamo e che imporrebbe l’intervento immediato delle autorità e il sequestro dei bilanci dell’università e una verifica sulle erogazioni passate della fondazione MPS – Chi ha dissestato la città e oggi sostiene Bruno Valentini continua con la gestione disinvolta e dissestante degli enti – VERGOGNA!!!»).

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15 Risposte

  1. Cari Rabbi e Cesare,
    questo post mi offre una ulteriore opportunità per cercare di illustrare al meglio cosa intendo dire, quando parlo di “merito”.
    Dunque, leggo nel post: «La Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con le sue ultime erogazioni, ha assegnato oltre due milioni d’euro all’ateneo cittadino, che ha un suo rappresentante nel consiglio d’amministrazione.»
    Primo errore! Le “erogazioni” non si assegnano “all’Ateneo”, ma, se sono destinate alla ricerca, si assegnano “alla ricerca” secondo una “graduatoria” stabilita da un comitato scientifico che delibera sull’importanza, la qualità, l’impatto e le potenziali applicazioni delle diverse ricerche in “gara”!
    Si legge ancora:
    «l’università ha anticipato i finanziamenti ai docenti beneficiari.»
    Secondo errore! Non sono “i docenti” che devono beneficiare dei finanziamenti, ma, caso mai, le ricerche dai medesimi effettuate e classificate secondo criteri scientifici di qualità!
    E ancora:
    «Nella fase conclusiva, la ragioneria universitaria predispone il rendiconto economico-finanziario e quello scientifico, da presentare alla Fondazione, per poter riscuotere i corrispondenti importi.»
    Terzo errore! Qualcuno mi sa spiegare su quali basi, la Fondazione decide se un “rendiconto scientifico” ha un valore scientifico oggettivo o no, è fondato su dati veritieri o è pura invenzione, corrisponde a un vero progresso nel settore applicativo di pertinenza o è solo “fuffa” inventata per giustificare l’«erogazione» di denaro che poi va in tasca a qualcuno o viene buttato dalla finestra?
    Per la cronaca, io mi sono trovato a discutere, insieme al presidente dell’Associazione dei Genitori dei bambini affetti da retinoblastoma, con la Fondazione, perché avevamo saputo che finanziamenti importanti erano stati dati a sedicenti studiosi della patologia! Io chiesi come mai quei soldi non fossero stati assegnati all’unico gruppo italiano che opera nel settore (quello di Siena, del quale faccio anche io parte) e mi risposero che non meglio determinati “referenti” della Fondazione, avevano selezionato quel progetto e non il nostro! Dopo un attimo di sgomento, chiesi: «Ma questi vostri “referenti”, sono italiani o esteri?»; «sono italiani», mi fu prontamente risposto. Al che io feci notare che ci doveva essere qualche “trucco” perché gli unici “esperti” del settore, in Italia, in grado di valutare rilevanza, qualità ed impatto di un progetto di ricerca sul retinoblastoma, eravamo noi e a noi, nessuno, della Fondazione, si era mai rivolto!!!
    Capito, come funzionano le cose? So che lo sapete bene, ma quando io parlo di “merito”, non guardatemi “sbigottiti”, perché è di queste cose che sto parlando …di quanti soldi e di come vengono buttati dalla finestra per finanziare amici, parenti, ruffiani, portaborse e compagnia bella!!!
    …d’altra parte, cosa ne è di MPS e Fondazione, è davanti agli occhi di tutti e dunque, “i conti tornano”!

    Caro Giovanni, sai benissimo in che acque navighiamo, con il nostro progetto, che pure ha le potenzialità per rappresentare un rivoluzione, nel campo della terapia farmacologica dei tumori …noi stiamo per fermarci un’altra volta (come fu all’epoca dell’inaudito “blocco” degli ordini), perché stanno finendo i reagenti, non abbiamo soldi per comprare un contenitore dell’azoto e non abbiamo gente che lavori insieme a noi, perché nessuno è tanto scemo da venire a lavorare gratis, per quanto interessanti, attrattivi e promettenti possano essere i progetti di ricerca! Le cose che si sentono e si sono sentite, in questo e negli altri “posts”, fanno venire i brividi a chiunque abbia un minimo di onestà e senso del pudore! …Ho approfittato di questa opportunità, per rivolgermi anche a te, dal momento che, se vogliamo sperare di sopravvivere e far sopravvivere la nostra ricerca, penso sia giunto il momento di fare la voce grossa e sbattere i pugni sul tavolo …so che, per natura, non sei uno che si incazza facilmente, ma a tutto c’è un limite, non credi?

  2. «Primo errore! “Le erogazioni” non si assegnano “all’Ateneo” ma…» Mastrangelo

    Per semplificare e perché l’obiettivo del post è un altro, quello espresso nel titolo, ho scritto «La Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con le sue ultime erogazioni, ha assegnato oltre due milioni d’euro all’ateneo cittadino, che ha un suo rappresentante nel consiglio d’amministrazione.». In realtà, sono stati finanziati i progetti di alcuni docenti, sulla base di una valutazione di un “comitato scientifico”, almeno così dicono alla Fondazione. Ecco quel che realmente è avvenuto fino ad ora:
    a) chiunque poteva fare richiesta di finanziamenti, a condizione che avesse un filo diretto o indiretto con un membro del consiglio di amministrazione della Fondazione;
    b) il rappresentante dell’università nel consiglio di amministrazione della Fondazione aveva il compito di garantire il finanziamento all’Ateneo (per gli assegni di ricerca, per il “sollievo” di una parte degli interessi dei mutui, ecc.) e ai progetti di ricerca che imponeva il rettore di turno;
    c) ovviamente, c’era qualche docente che aveva le entrature giuste con la Fondazione e se ne fotteva del gradimento del rettore; in tal caso, costui riusciva a farsi finanziare, provocando l’esclusione molto spesso di un collega della lista del magnifico: il budget assegnato a monte all’università non poteva variare; a tal proposito, ricordo sempre le incazzature di Tosi, in CdA dell’università, al momento dell’accettazione delle erogazioni della Fondazione.
    d) il “comitato scientifico” è una favoletta per chi ci vuol credere: prova ne sia che ad essere finanziati sono stati sempre gli stessi: nel post le ho chiamate elargizioni “politiche”.

  3. …e ti pare poco? …le parole di Giovanni non hanno bisogno di commenti: ecco il “merito”: il “filo diretto o indiretto con un membro del consiglio di amministrazione”!!! I progetti di ricerca “imposti dal rettore di turno”!!! Questo è il merito in questa merda di Paese!!!
    …come si fa a fare ricerca “di qualità” in simili condizioni?
    …ci rendiamo conto? Il “comitato scientifico” della Fondazione!!! Allora istituiamoli pure nelle cooperative e nelle bocciofile, i “comitati scientifici”, così impariamo qualcosa di nuovo!!!
    …e la trasparenza, evocata tanto e a sproposito? I cittadini, correntisti MPS o tartassati che siano, avranno il diritto di vedere quali progetti di ricerca sono stati finanziati con i loro denari e capire se e a quali progressi hanno veramente portato la “scienza” e l’umanità intera???
    Rabbi, è così, secondo te, che si possono “attirare” studenti a Siena? È questo l'”appeal” dell’istituzione universitaria e della città? È questo il sistema per far emergere quelli che valgono e far in modo che siano loro a tirare avanti la baracca?
    Bene, io credo di aver speso abbastanza parole ed energie per dire cose che, lo ripeto, sono di un’ovvietà che sfiora la banalità. Nutro grande fiducia, stima e rispetto per Rabbi e Cesare Mori e se loro vedono “la luce oltre il tunnel” nelle parole o nei programmi di qualche nuovo partito, confido che sia così; dubito, e molto, tuttavia, che una politica che non vede simili scempi, non ne parla, non li denuncia e non si dispone a porvi riparo, possa garantire un qualsiasi futuro all’istituzione universitaria.

    • «Rabbi, è così, secondo te, che si possono “attirare” studenti a Siena? E’ questo l’”appeal” dell’istituzione universitaria e della città? E’ questo il sistema per far emergere quelli che valgono e far in modo che siano loro a tirare avanti la baracca?
      Bene, io credo di aver speso abbastanza parole ed energie per dire cose che, lo ripeto, sono di un’ovvietà che sfiora la banalità. Nutro grande fiducia, stima e rispetto per Rabbi e Cesare Mori e se loro vedono “la luce oltre il tunnel” nelle parole o nei programmi di qualche nuovo partito, confido che sia così.»
      Domenico Mastrangelo

      Caro Domenico,
      Io ho solo sottolineato come (rara avis) in questa campagna elettorale per la prima volta si sia letta un’analisi minimamente aderente alla realtà, nel programma di Laura Vigni: non so se è la “luce in fondo al tunnel”, ma di certo chi parla male, pensa male. Non so proprio se vi sarà un destino, in questo paese, per la ricerca avanzata e le discipline pure ed astratte, o se i teoretici di domani dovranno sopravvivere molando lenti, come il grande eretico Spinoza. Ma trovo molto singolare che certi ex teorici dell’espansione smisurata (enorme è bello), d’improvviso, forse perché personalmente hanno già ottenuto ciò che desideravano, si convertano alla teoria opposta della contrazione illimitata (microscopico è bello), quasi a tentare di giustificare la catastrofe offrendo un goffo fondamento teorico ad una politica fallimentare: nondum matura est.

      Io credo che smanie di grandeur e pulsioni nichiliste siano entrambi atteggiamenti da cui guardarsi e che l’unica via percorribile sia il giusto mezzo: in pochi anni Siena ha perso un quarto dei suoi studenti (da 22.400 a 15.400), si avvia a perdere metà dei docenti e quasi due terzi dei suoi corsi di laurea: c’è sicuramente la crisi generale, ma questo è il dato peggiore in Toscana e la ragione, scusami se insisto, è la diminuita attrattiva dell’offerta formativa. Chiudere decine di corsi ha un costo; assemblare i cocci che ti restano in modo cinobalanico teorizzando lo sputtanamento come strategia per competere con Pisa e Firenze ha un costo; non prendere rapidamente decisioni inseguendo mediazioni politiche e bizze baronali ha un costo. Insomma, la fuga degli studenti è principalmente questione di strutture didattiche e di ricerca che vengono meno.

      Un mero ritorno all’università pre-anni ’70 mi pare più un’ipotesi di scuola che una proposta praticabile, anche perché i sostenitori di questa teoria non forniscono risposte ad alcuni problemucci che sorgerebbero: la discesa sotto la soglia dei 10.000 studenti (ho fatto la somma di Economia+Medicina+Giurisprudenza, e siamo a 8000, con un trend ampiamente discendente), la necessità di buttare da qualche parte chi lavora negli altri settori, la pesante perdita economica e la drastica riduzione dei finanziamenti. Chi sostiene questa teoria deve dare risposta a questi quesiti: lasciare che tutto vada a ramengo vagheggiando l’età dell’oro, non è una risposta.

      È evidente che tre (o addirittura cinque, se vogliamo dirla tutta) atenei con compiti eguali e doppioni di corsi di laurea, indipendenti e non integrati, o dottorati circoscritti ad una singola sede, il territorio toscano non può più reggerli. Le ragioni sono quelle già eviscerate e credo siano presenti a tutti: soprattutto a chi tace ed evita di pronunciarsi! Pertanto occorre prendere in considerazione l’ipotesi di federare alcuni settori tra diversi atenei e forse ridisegnare l’offerta formativa sull’intero territorio regionale, contemplando anche la mobilità dei docenti. Quello che è certo è che l’ottica dominante non può essere la rivendicazione di una sedicente “autonomia” da parte di questo o quel satrapo, ma il livello qualitativo della didattica e della ricerca e la necessità, a questo scopo, di realizzare una “massa critica” di docenti, studenti e strutture. Lo dicono le leggi, partorite equanimemente da governi di destra e governi di sinistra, e non credo vi sia modo di aggirarle. Anche perché a casa mia le leggi si rispettano, non si eludono.

  4. Caro Rabbi,
    non ci troviamo d’accordo, soprattutto sulle “cause”. Professionalmente parlando, se io mi limitassi solo e sempre a curare i “sintomi”, potrei, forse, ingenerare in qualcuno dei miei pazienti, l’impressione del successo terapeutico …ma, almeno nel mio settore, le azioni superficiali, prima o poi le paghi (anzi, le paga il tuo paziente!).
    Le persone, secondo me, contano più delle strutture e dell’organizzazione …e il problema del nostro Ateneo è ed è stato un problema di persone!
    Poco male! Non dobbiamo necessariamente essere d’accordo! Spero, comunque, che ciascuno di noi, per proprio conto, possa verificare nei fatti, la validità del modello che propone.
    Saluti

    • «Nutro grande fiducia, stima e rispetto per Rabbi e Cesare Mori e se loro vedono “la luce oltre il tunnel” nelle parole o nei programmi di qualche nuovo partito, confido che sia così.» Domenico Mastrangelo

      «[…] Le persone, secondo me, contano più delle strutture e dell’organizzazione …e il problema del nostro Ateneo è ed è stato un problema di persone Domenico Mastrangelo

      …Caro Domenico,
      purtroppo gli aspetti quantitativi sono ineludibili e i calcoli cervellotici coi quali vi ho annoiato nei post precedenti sono semplicemente le leggi dello Stato: le quali implicano che due terzi dei corsi di laurea offerti da questo ateneo vanno a farsi benedire nel giro di pochi anni, con tutto quello che ne consegue per didattica, ricerca, ricercatori, TA, iscrizioni, finanziamenti ecc. ecc. La consapevolezza di questa sostanziale metamorfosi, per le ricadute che ha a vari livelli andrebbe posta al centro di ogni discorso sul “risanamento” (concetto sempre più astratto, divenuto oramai quasi una figura letteraria che fa pensare ad Hans Castorp e al sanatorio Berghof sulle Alpi svizzere). Una fase come questa andrebbe governata, sviluppando qualche ragionamento a medio e a lungo termine: qual è il “terminus ad quem” di questa transizione?

      Se mi consenti, mi sembra che nel rivendiacare con orgoglio il primato dell’individuo, tu sottovaluti il concetto che certe “strutture” sono state azzerate o sono in procinto di esserlo, terremotate, con le persone che vi erano dentro, del cui valore, “il risanamento” se ne strabatte i gabbasisi. Riguardo a questo, in politica mi pare che trionfi, diciamo così (per non dire peggio) “un prudente riserbo” nel tacere sui nodi essenziali, nonché un certo superficiale “manierismo” nell’additare colpe e prospettare quantomai vaghe “soluzioni”: ci si rifà a schemi passati, si recuperano argomenti passati, forse per proustiana nostalgia del tempo perduto e della trascorsa gioventù, adatti ad una situazione che non è quella di oggi, né sul piano delle norme, né su quello dei numeri e dei dati di fatto in genere.

      Da parte mia avevo umilmente auspicato una attenta disamina e una presa di posizione esplicita intorno alla situazione di perdurante dissesto e magari un programma con qualche punto fermo concreto che non fosse: “e Siena rinascerà più bella e più forte che pria” (“bravo”, “grazie” a seguire), da parte degli esponenti delle varie liste, ma la situazione, quanto a risposte, tristemente è la seguente:

      LISTA CIVICA – 53100 non pervenuta
      LISTA CIVICA – IMPEGNO PER SIENA non pervenuta
      LISTA CIVICA – SIENA FUTURA non pervenuta
      CEN-DES(LS.CIVICHE) – MODERATI PER SIENA non pervenuta
      LISTA CIVICA – FRATELLI DI SIENA non pervenuta
      LISTA CIVICA – NERO SU BIANCO non pervenuta
      LISTA CIVICA – SIENA RINASCE non pervenuta
      MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT non pervenuta
      LISTA CIVICA – SIENA CAMBIA non pervenuta
      PARTITO DEMOCRATICO non pervenuta
      SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ pervenuta e poi dispersa
      LISTA CIVICA – SIENA SI MUOVE PERVENNE! 🙂

      Tutto qui, non è un endorsement per la Vigni, bensì una presa d’atto, e spero che (ovunque si collocheranno dopo le elezioni) gli esponenti di questa lista vogliano in futuro essere conseguenti rispetto all’analisi e ai punti programmatici che con viva chiarezza hanno formulato. Ma vorrei capire come mai gli altri non si esprimono affatto, se non con afflati retorici, appassionati quanto inutili perché fuori dal mondo.

      P.S. Anzi, no, un programma “alternativo” l’ho letto, non mi ricordo in quale lista, ed è questo qui:

      Lucignolo — Vado ad abitare in un paese… che è il piú bel paese di questo mondo: una vera cuccagna!…

      Pinocchio — E come si chiama?

      Lucignolo — Si chiama il «Paese dei balocchi». Perché non vieni anche tu?

      Pinocchio — Io? no davvero!

      Lucignolo — Hai torto, Pinocchio! Credilo a me che, se non vieni, te ne pentirai. Dove vuoi trovare un paese piú sano per noialtri ragazzi? Lí non vi sono scuole: lí non vi sono maestri: lí non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedí non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedí e di una domenica. Figurati che le vacanze dell’autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono coll’ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!…

      Pinocchio — Ma come si passano le giornate nel «Paese dei balocchi»?

      Lucignolo — Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo. Che te ne pare?

  5. …mi sembra che la conclusione del “racconto” descriva in maniera circostanziata quello che si fa in politica e nella PA!!!
    Allora, si torna al mio punto: mancano la cultura, il senso civico e l’onestà! Siamo egoisti (come persone!) e ce ne battiamo i cosiddetti se, da egoisti, incapaci e “cazzimieisti” (se mi passi il neologismo!) demolendo una struttura (perché altri, come noi e peggio di noi ce lo impongono!) distruggiamo anche il valore umano, individuale e professionale che c’è dentro. Ma stiamo parlando di persone, Rabbi, non di “struttura”, non di “organizzazione”!
    Le leggi, poi, come ho avuto modo di dire in precedenza, sono fatte solo per i fessi e generalmente (almeno in questo Paese) si richiamano solo quando fanno comodo …e guarda che anche questo succede perché innanzitutto ci sono le leggi, ma poi vengono le persone!!! Tu dici che le Leggi si rispettano!!! Bene; vuoi che ti faccia degli esempi in cui mentre la Legge dice una cosa, l’«Istituzione» universitaria e l’«universitario» DOC ne fanno tutt’altra? Vogliamo parlare dei concorsi per ricercatore, così ti faccio qualche esempio pratico?
    Dunque, io non mi dilungherei più di tanto se non per ribadire che il vero problema delle disfunzioni della politica, della PA e delle istituzioni, in questo Paese, è la scarsa cultura, lo scarso senso civico e la disonestà delle persone!!!

  6. «Le leggi, poi, come ho avuto modo di dire in precedenza, sono fatte solo per i fessi e generalmente (almeno in questo Paese) si richiamano solo quando fanno comodo.» Domenico Mastrangelo

    Caro Domenico, le leggi saranno anche fatte per i fessi, ma tu dimmi chi può in una simile congiuntura definirsi “furbo” e se la sindrome NIMBY (Not In My Back Yard) a causa della quale c’è chi ritiene di essere immune dalle conseguenze della crisi può definirsi una forma di astuzia; le norme sui requisiti minimi, la formula magica “DID” e tutto il profluvio di scartoffie, calcoli e divieti, talvolta assurdi, che regolano l’accreditiamento dei corsi di laurea, esistono e non sono derogabili. Chiedilo a qualche disgraziato che si è arrovellato sulla SUA. Se non sei più in grado di soddisfarle, semplicemente chiudi bottega e amen. Da 66 corsi di laurea completi siamo già scesi a 33 e da qui a cinque anni, col numero di docenti dimezzato, per giunta un po’ a casaccio, potrai consentirtene una ventina al massimo, con tutto quello che comporta la perdita di due terzi dell’offerta formativa a vari livelli per didattica, ricerca, finanziamenti, situazione del personale TA. Inutile che ti ripeta qual è la mia opinione in proposito, ma lasciami dire che ho un qualche sospetto che fra qualche annetto, quando sarà troppo tardi, molti (tra i quali coloro che ritengono le leggi essere fatte per i fessi) diranno che era la soluzione giusta, semplicemente perché… è quella prescritta dalla legge! Questa fase andrebbe governata, in una dimensione che oramai non può più essere meramente localistica, e accompagnata da un chiaro indirizzo, non lasciata all’alea dei pensionamenti e all’anarchia di quello che icasticamente deifisci “cazzimieismo”. Francamente non capisco come mai ci si ostini a negare questa palmare evidenza.

    P.S. – Si va al ballottaggio fra Valentini e Neri: non è troppo tardi per chiedere loro di esprimersi in maniera intelligibile e possibilmente meno vaga sul tema dell’università: analisi e prospettive.

  7. Sia chiaro che non ti contraddico sui corsi di laurea …anche perché non me ne intendo! Dico solo che non mi meraviglio di come questi siano stati gestiti perché pare (e non lo dico certo io!) che le istituzioni di questa città siano state fatte oggetto di saccheggio da parte di una banda di individui (chiamiamoli così, altrimenti sono anche capaci di offendersi!), che è “trasversale alla politica, all’ideologia, all’etica e alla morale e fonda la propria esistenza e operatività, sul già illustrato principio del “cazziemieismo” …se non peggio!
    A riprova di quel che dico, l’intervista a un personaggio che Siena la conosce molto meglio di me (che non sono neppure senese!) http://economia.panorama.it/aziende/Mps-groviglio-armonioso-resiste-parola-di-Pierluigi-Piccini-ex-sindaco … eccone qualche stralcio:

    Intervistatore: Come sta Siena?
    Pierluigi Piccini: involuta a livello econopmico, etico e morale. Qui si è speculato a lungo su un benessere e una superiorità che avevano fondamenta nella malagestione.
    Intervistatore: Le inchieste …
    Pierluigi Piccini: molti hanno approfittato della vicenda giudiziaria per sfogarsi contro Mussari, Vigni, Ceccuzzi e pochi altri. Ma nel sottobosco persiste una rete di rapporti trasversali potentissimi. Dirigenti di contrada, professionisti, oligarchie bancarie e di partito continuano a dettare l’agenda politica come se nulla fosse successo.
    Intervistatore: La verità non è stata ancora raccontata?
    Pierluigi Piccini: Io sento parlare solo di turismo e piste ciclabili. Tutte cose importanti, eh. Ma dove sono cifre, date, obiettivi concreti? E perché nessuno spiega ai senesi come cambierà la loro vita, con la riduzione dei posti di lavoro e la fine delle mance elargite dalla fondazione?

    …altro che corsi laurea, caro Rabbi; qui, per mettere a posto le cose non bastano né esercito né protezione civile!!! …

  8. …dalle parole di Pierluigi Piccini, su “Panorama” (http://economia.panorama.it/aziende/Mps-groviglio-armonioso-resiste-parola-di-Pierluigi-Piccini-ex-sindaco) deduco che sono ben altri (che non i corsi dimezzati!) i guasti della città e delle istituzioni locali, che il “morto” è in avanzato stato di decomposizione e che, di nuovo, il problema è un problema di “persone” …persone che non hanno le capacità, le competenze, le motivazioni e (soprattutto) le idee per guidare la città e le istituzioni.
    Finalmente viene sfatato il mito dell’indipendenza di MPS dal PD (tanto spesso e tanto volentieri raccontata dai vertici del PD, in televisione e sui media) … http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/l-ex-sindaco-di-siena-pierluigi-piccini-distrugge-la-favola-dellindipendenza-politica-di-mps-49953.htm … mentre, per quanto riguarda le ultime elezioni ed i nuovi politici, eccoti un piccolo aneddoto: sere fa guardavo una delle reti locali e parlavano i candidati a sindaco. Uno di quelli che ora è “in ballottaggio” dice: «Ho la soluzione per il traffico di Siena: facciamo andare tutti a piedi!» (!!!) …e la gente lo vota!!!
    Alla prossima tornata mi candido anch’io e propongo un modo rivoluzionario per risparmiare: non spendere i soldi!!! Rabbi, te lo ricordi come diceva il buon Bartali? Beh, mai esclamazione fu tanto appropriata ed attuale! …

  9. Dalla Nazione di oggi, in relazione anche al CdA che dovrebbe approvare il bilancio: «A pesare sulle casse di via Banchi di Sotto è la spesa per il personale a tempo indeterminato e di ruolo che, seppure tagliata di circa 37 milioni dal 2009 al 2012, rimane sempre elevata attestandosi a quota 127. Si tratta della più importante voce di costo anche se, secondo le proiezioni, si dovrebbe registrare il passaggio da 816 docenti nel 2013 a 602 nel 2020, mentre i tecnici-amministrativi caleranno da 1043, nell’anno in corso, a 989. Il CdA dovrà prendere atto che occorre proseguire in una «politica rigorosa» se si intende riequilibrare il bilancio recuperando il deficit strutturale che è stato segnalato dai revisori dei conti nelle loro relazioni.

  10. …con alcuni “distinguo”, magari:
    1. Non si può mettere sullo stesso piano un TA che guadagna 1200 Euro netti al mese, con un docente o dirigente che ne guadagna 12.000 (non so se esiste uno stipendio simile, ma se con lo stipendio di uno solo ne fai altri dieci, mi sembra più logico (e giusto!) “tagliare” dove c’è di più”!
    2. In tempi di “crisi”, la tentazione è quella di ispirarsi al “rigore” che però, guarda caso, anche su scala nazionale, va a pesare sempre sulle fasce di reddito più basse! Questo non è ammissibile, né giustificabile, specialmente se, come evidentemente accade, la “crisi”, per gli “eletti” non c’è né c’è mai stata!
    3. Non basta (né basterà mai) limitarsi al “conto della serva”! La situazione nazionale, come pure quella locale (così ben descritta dall’ex sindaco Piccini!), impone un rinnovamento morale e culturale perché, se chi ha rubato e dilapidato non viene individuato, allontanato, sanzionato e costretto a rifondere tutti i danni arrecati, allora il “risanamento” o, peggio, anche il solo “pareggio di bilancio”, resteranno pura utopia.
    La mia idea, in buona sostanza è che tutti i richiami alla quantità di persone (docenti, TA, ecc., ecc.) come punto di riferimento e di partenza per il “rilancio” dell’Ateneo, sarà solo un misero “pannicello caldo” se non si guarda alla storia recente, si analizzano gli errori fatti, si fa pulizia e si mettono sul piatto idee innovative, piuttosto che un “rigore” (o presunto tale!) che serve solo a distruggere e ad aumentare le sperequazioni e sul quale nulla di concreto può essere costruito.

    • «La mia idea, in buona sostanza è che tutti i richiami alla quantità di persone (docenti, TA, ecc., ecc.) come punto di riferimento e di partenza per il “rilancio” dell’Ateneo, sarà solo un misero “pannicello caldo” se non si guarda alla storia recente, si analizzano gli errori fatti, si fa pulizia e si mettono sul piatto idee innovative, piuttosto che un “rigore” (o presunto tale!) che serve solo a distruggere e ad aumentare le sperequazioni e sul quale nulla di concreto può essere costruito.» Domenico Mastrangelo

      Caro Domenico,
      io concordo su quasi tutte le tue riflessioni, ma maremma maiala, quei freddi “dati quantitativi” sono le leggi dello Stato in ordine all’accreditamento dei corsi di studio, non consigli per gli acquisti! È semplicemente il punto di partenza di ogni altro discorso meritocratico: “primum vivere”, se chiudi la fabbrica, ogni discorso intorno al valore delle maestranze diventa superfluo. Non le ho fatte io (giuro) e per quanto riguarda le norme sui requisiti minimi mi paiono una emerita boiata, concepita non per sfruttare al meglio le sinergie, valorizzare le competenze e le risorse umane, incrementare la produttività, ma semplicemente per far chiudere più corsi possibile, a prescindere da ogni altra considerazione, ponendo in atto una quantità di divieti ed interdizioni da burocrazia sovietica bulgakoviana. Non c’è modo di eluderle, ma c’è un modo di soddisfarle anche in una situazione dissestata come la nostra che si avvia a dimezzare il corpo docente a turn over bloccato, ed è quello che sto cercando di sottoporre con infaticabile logorrea all’attenzione di questo pregiato blog, appellandomi al testo della riforma Gelmini (art. 3). O parti da questa situazione di fatto, oppure tutto il resto è solo “flatus vocis”.

      «Non si può mettere sullo stesso piano un TA che guadagna 1200 Euro netti al mese, con un docente o dirigente che ne guadagna 12.000.» Mastrangelo

      Caro Domenico,
      se posso interporre un concetto, attualmente a Siena il 44% (ricercatori) +29% (associati) = 73% dell’intero corpo docente, ben difficilmente può essere annoverato fra i nababbi che guadagnano 12.000 euro. Cioè a dire devi togliere uno zero e aggiungere 500 euro a quei 1200, oppure, nei casi più fortunati moltiplicarli per due. Senza dire che buona parte del restante 27% (gli ordinari) non arriva neanche lontanamente a quelle cifre (forse ti riferisci a ordinari di Medicina con più stipendi?).

      Certo di questi tempi 1700 euro è parecchio meglio di un calcio nel culo, ma mi domando chi si ritenga in diritto di sferrare quel calcio e perché, e se coloro che vaneggiano di “privilegi” abbiano piuttosto voglia di scherzare: stiamo parlando di gente con stipendio impiegatizio, non di nababbi, e non è che uno si trovi per un caso fortuito ad occuparsi di Radioastronomia o di Ottica quantistica, anziché trascinarsi inutilmente da un bar all’altro aspettando una raccomandazione dello zio prete o il cugino avvocato per entrare in Provincia.

      I dati diramati un annetto fa dicevano che in Italia, tra il personale di ruolo, in media il 35% dell’offerta formativa proposta dagli atenei era allora coperta dai ricercatori. Non so a quanto ammonti la percentuale della didattica coperta da personale TA o non di ruolo, ma sospetto che sia ancora parecchia, benché questo non conti nei calcoli dei famigerati “requisiti minimi di docenza”.

      Sarebbe innanzitutto necessario partire dalla considerazione che, a causa dell’estenuante blocco del reclutamento e degli avanzamenti, chi non ha già fatto carriera prima dell’ “annus horribilis”, verosimilmente non la farà mai: tra il personale docente (e sottolineo docente) di ruolo, a Siena i ricercatori, nel frattempo invecchiati (perché non è che se congeli per due lustri i concorsi, congeli anche l’età del concorrente!) saranno al 2020 la stragrande maggioranza. Tra questa maggioranza ve ne saranno parecchi che paradossalmente, se non si dà corso alle misure che ho auspicato, non sapranno manco cosa fare, una volta soppressa la loro disciplina.

      Comunque è curioso come nella retorica dilagante, sulle gazzette come nelle diatribe politiche, quando si parla dei problemi dell’università, si sia oramai adusi a prescindere dall’80% di chi ci insegna, presidia le aule e i laboratori, quasi fossero fantasmi senza volto e stato civile: esistono solo “i lavoratori” (entro i quali quell’80% evidentemente non viene annoverato, siccome notoriamente all’università si coltivano carote e si fabbricano cavallucci) e la scelta aristocrazia de “i baroni”, che naturalmente percepiscono stipendi manageriali (come i dirigenti) e godono tutti di un doppio, triplo, quadruplo stipendio: nel mezzo, nulla. Io mi scaglio contro questa retorica scema che ha un grande successo nelle gazzette e nei comizi dei demagoghi.

  11. Approvato dal Cda dell’Università di Siena il conto consuntivo 2012
    Il rettore Angelo Riccaboni: “Incoraggiante miglioramento del disavanzo di competenza”

    Il Consiglio di amministrazione dell’Università di Siena ha approvato a larghissima maggioranza nella seduta di questa mattina il conto consuntivo relativo all’esercizio finanziario 2012. Il documento evidenzia un miglioramento del disavanzo di competenza, che al netto delle componenti straordinarie è pari a 7,32 milioni di Euro, in riduzione rispetto ai valori registrati nel 2009 (51,5 milioni di Euro), nel 2010 (18,2 milioni di Euro) e nel 2011 (8,14 milioni di Euro).
    “Si tratta di un risultato estremamente incoraggiante – ha detto il rettore dell’Ateneo, Angelo Riccaboni – che conferma la positività e l’efficacia delle azioni intraprese sul fronte del risanamento, del contenimento dei costi e del rilancio. Da un punto di vista strettamente finanziario, lo scorso anno sono state implementate quelle misure, già impostate dal programma pluriennale di interventi tendenti al risanamento dell’aprile 2010, e continuamente monitorate, che hanno permesso di rivedere la struttura dei costi dell’Ateneo, conseguendo quei risparmi indispensabili per ridurre il disavanzo corrente. In più occorre evidenziare come il risultato sia stato raggiunto nonostante la riduzione del Fondo di finanziamento ordinario (-2,5 milioni di Euro rispetto al 2011), nonostante la scomparsa delle erogazioni della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la sospensione dell’erogazione dei fondi che la Regione Toscana mette a disposizione degli atenei toscani a sostegno della ricerca biomedica, che, nel 2011, era stato accertato per 6 milioni di euro. Il risultato di competenza 2012 avrebbe avuto segno positivo qualora l’FFO fosse rimasto sui livelli del 2009. In questo contesto, nella consapevolezza che il sostegno al cambiamento e al rilancio non può prescindere dal riequilibrio dei nostri conti, voglio inoltre sottolineare che, per il secondo anno consecutivo, il risultato della gestione caratteristica è di segno positivo, dimostrando che la struttura delle entrate/uscite per l’assolvimento delle funzioni fondamentali è adesso riequilibrata, e che il risultato di competenza viene appesantito soltanto dagli oneri dei prestiti a lungo termine contratti nel passato. Purtroppo, in assenza di un avanzo di competenza, si appesantisce inevitabilmente anche il disavanzo di amministrazione, che tocca la quota di 50.07 milioni di Euro. Tale disavanzo potrà significativamente ridursi soltanto quando il bilancio annuale di competenza tornerà a generare un avanzo primario, o attraverso l’attuazione di misure straordinarie (rimodulazione dei mutui, cessione di cespiti immobiliari, etc.)”.
    “Mentre all’interno dell’Ateneo – ha continuato il Rettore – è stato portato avanti per tutto l’anno un poderoso lavoro sul versante del monitoraggio finanziario e della programmazione, che è riuscito appieno nell’obiettivo di mantenere e in molti casi implementare la qualità dei servizi per la didattica e la ricerca, occorre ricordare che il 2012 per l’Università di Siena è stato un anno cruciale, durante il quale è stato portato a termine il radicale cambiamento organizzativo imposto dalle normative, con la chiusura delle facoltà e l’apertura di 15 dipartimenti. Contemporaneamente, l’Ateneo nel suo complesso ha iniziato a guardare con decisione alla fase di rilancio, consolidando la propria reputazione e attivando una serie di progetti in aree ritenute strategiche in virtù delle nostre caratteristiche intrinseche e di quelle del territorio di riferimento. Cito per tutti il progetto USiena Open, che vuole favorire la collocazione dei giovani, e MED-SDSN, il progetto sulla sostenibilità che stiamo realizzando insieme all’O.N.U., e che ci vede impegnati nel ruolo di coordinatori per l’intera area del Mediterraneo”.
    “Se non possiamo ancora dire di essere usciti completamente dalla fase di criticità – ha concluso il rettore Riccaboni – possiamo tuttavia affermare che l’Ateneo è riuscito, grazie all’impegno e alla dedizione di tutte le sue componenti, a intraprendere un percorso virtuoso di cambiamento in un’ottica di rilancio, di innovazione e di forte apertura ai rapporti internazionali, che saranno fondamentali per superare quelle difficoltà dettate dalla congiuntura economica nella quale si trova il nostro Paese e che ci impediscono di contare su quelle risorse che hanno contribuito a far crescere l’Università di Siena nel passato decennio”.
    Prima dell’approvazione del Cda, parere favorevole al bilancio consuntivo 2012 è stato fornito dal Senato accademico, che ha evidenziato “forte apprezzamento per la trasparenza e la correttezza della rappresentazione della situazione economico-finanziaria” e ha espresso al contempo “decisa preoccupazione per il contesto generale dei finanziamenti al sistema educativo nazionale che, negli ultimi 5 anni, ha portato a un notevole ridimensionamento delle risorse pubbliche destinate alle università, sia per quanto riguarda i fondi di funzionamento ordinari sia per le risorse destinate alle attività didattiche e alla ricerca scientifica”.

  12. «Il cda dovrà prendere atto che occorre proseguire in una «politica rigorosa» se si intende riequilibrare il bilancio recuperando il deficit strutturale che è stato segnalato dai revisori dei conti nelle loro relazioni.» Golene

    «Ma questo cosa mi viene a significare?», esordirebbe il commissario Montalbano. Opino che (siccome alla spicciolata già adesso diversi che hanno trovato la strada se ne stanno andando) in realtà al 2020 i docenti saranno assai meno di 602, ma in realtà ciò che appare curioso, è che questo venga registrato come mero dato di fatto.

    Li avranno fatti i conti di ciò che resterà dei corsi e dei dottorati, dunque degli studenti, con questi numeri? Taluni descrivono come una goduria la falcidia dei corsi: uno spettacolo come lo furono un tempo le esecuzioni capitali, quasi che di per sé la carneficina esaurisse “il risanamento”. Non è che con questi dati non cambi niente; non è che smantellando strutture non vi siano ripercussioni sulle iscrizioni e anche sul personale TA (il cui destino scioccamente viene spesso considerato dalla pubblicistica o dai demagoghi di turno separato dal destino delle strutture dove opera). Alla luce di queste considerazioni, affermazioni come queste mi lasciano molto perplesso:

    «L’Ateneo nel suo complesso ha iniziato a guardare con decisione alla fase di rilancio, consolidando la propria reputazione e attivando una serie di progetti in aree ritenute strategiche in virtù delle nostre caratteristiche intrinseche e di quelle del territorio di riferimento.» Riccaboni

    Il Magnifico comunica poi che per l’anno accademico 2013/2014, l’offerta si compone di 65 corsi di studio, ma non facciamo come i carri armati di Mussolini, che giravano in tondo attorno al Colosseo per sembrare più numerosi: 65 corsi da intendere separatamente triennali e magistrali (detto altrimenti, stiamo parlando di una trentina di cicli completi 3+2, altrimenti ti ci vorrebbero 1300 docenti di ruolo, tra ricercatori, associati ed ordinari, mentre ora ne hai solo 800 e fra qualche anno meno di 600).

    Sarà un mio limite, ma veramente non capisco come si possa prescindere dai tre o quattro conti che abbiamo eseguito in questo blog, armati di pallottoliere. Sono errati? Sono falsi i dati forniti dallo stesso Rettore e ripresi da “La Nazione” senza evidenziarne il significato drammatico? È sbagliato il rimando all’art. 3 della riforma? I quattro conticini fatti appellandoci al decreto 47 intorno alla normativa per l’accreditamento dei corsi ce li siamo sognati?

    Se non ce li siamo sognati la conclusione è questa: con poco più di 550 docenti residui, per giunta distribuiti a casaccio, secondo le vigenti leggi ci fai una ventina di corsi di laurea (ciclo 3+2), ossia cancelli ben due terzi dell’offerta didattica che avevamo nel 2008 (se ti va bene) e non è chiaro cosa ti resterà da qui a cinque anni. Voglio dire, se ad oggi hai già perso il 25% di studenti rispetto al 2007-2008, e un bel rotondo -17% solo quest’ultimo anno e la prospettiva è quella di smantellare da qui a breve due terzi dell’offerta formativa (da una settantina di corsi ad una ventina), non vedo come si possa parlare di “rilancio”, né come si possa pensare ad un futuro, se non mettendosi ad un tavolo con le altre università toscane e vedendo cosa si può fare insieme, in termini di condivisione di corsi e dottorati e di mobilità dei docenti, almeno laddove da soli non si può più fare niente.

    Mi pare che tra la realtà e le vendoliane “narrazioni” della realtà vi sia una differenza di scala ed un ritardo nell’emergere della consapevolezza del crudo stato delle cose che potrebbe risultare fatale.

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