Carrozza continuerà a tenere gli occhi chiusi sui problemi dell’università di Siena?

CarrozzaDi seguito, quel che l’attuale ministro Maria Chiara Carrozza aveva dichiarato a Siena in campagna elettorale. Dichiarazioni generiche, quelle della ministra! Le consigliamo, pertanto, di leggere la risposta di Rabbi e il post seguente: «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena». 

Maria Chiara Carrozza. La situazione dell’ateneo senese è difficile, come quella di molte altre università, ma Siena ha avuto più difficoltà. Credo, però, che sia stato fatto un grande lavoro per il rilancio dell’Università. Non conosco nei dettagli il piano di risanamento, ma lo valuto nei fatti. Siena attrae molti studenti ‘fuori sede’, ha progetti internazionali attivi e si occupa di sostenibilità a livello di tutto il Mediterraneo. Sia nel campo della didattica che in quello della ricerca, Siena ha le idee chiare. Il piano di risanamento si sta attivando con costi alti, a partire dalla riduzione del numero di docenti, purtroppo inevitabile, perché il fondo di finanziamento è diminuito drasticamente e c’è stato il blocco del turnover che ha determinato un impoverimento di tutte le università italiane.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vi sono “idee chiare” nel campo della didattica e della ricerca? Non mi pare proprio. Il corpo docente va verso il dimezzamento ed è leggermente eufemistico definire ciò una “riduzione del corpo docente” (ma la prof.ssa Carrozza, si è posta il problema di cosa significherebbe per la sua università, e cioè Pisa, il dimezzamento del corpo docente?); per quanto al bar e dal barbiere si plauda a questo salasso, con quello che rimarrà, dopo le fuoriuscite a casaccio di un docente su due senza turn over dovute ai pensionamenti, si fa ben poco e soprattutto, il poco che si fa, lo si fa male, dovendo adoperare non quello che ti ci vuole in vista di un disegno razionale orientato verso la promozione di alcuni settori, ma semplicemente quello che ti rimane dopo il pensionamento di un docente su due. Non nutro speranze che Siena torni a essere “più bella che pria”, ma anche questa agonia e morte andrebbero governate da becchini all’altezza della situazione.

In teoria, se la Provvidenza, l’Armonia Prestabilita o il Groviglio Armonioso facessero sì che uscissero di ruolo giusto le persone “inutili” (?), faremmo appena 30 corsi di studio (ciclo completo) in tutto; poiché così non è, ed ovviamente ciò che ti rimane non è detto che assecondi la precisa miscela di docenti che la legge richiede per “accreditare” i corsi di studio, ci troveremo ancora con settori sovraffollati di personale ed altri settori esangui, e la possibilità reale di dar luogo dunque ad un numero assai più ristretto di corsi di studio. Cosicché, per l’ennesima volta, molti non potranno garantire i 20 docenti richiesti dalla legge nella precisa miscela per aprire un ciclo 3+2. Siena sarà costretta cioè a chiudere ulteriori corsi di laurea, dopo le decine cancellati in questi anni, ma mi sa che sotto la cifra di 30, entriamo in un territorio molto pericoloso (Pisa, dove insegna la Carrozza, offre oltre 80 corsi di laurea triennali e 79 specialistici, leggo nel sito). Inoltre, con i docenti più giovani a quel punto “in esubero”, oltretutto, non saprai cosa farci: siccome ciò è già avvenuto e avviene oramai da quando esistono i famigerati “requisiti minimi”, non rivelo niente di sorprendente, né di nuovo.

Carrozza dice che «Siena attrae molti studenti ‘fuori sede’». Ad oggi le operazioni di rattoppo poste in essere allo scopo di soddisfare i requisiti di docenza si sono tradotte in molti casi in un peggioramento drammatico dell’offerta formativa che, oltre allo sputtanamento totale di alcuni corsi di studio dal punto di vista qualitativo, ha portato ad una perdita secca del 17% degli iscritti e di oltre il 20% degli immatricolati in un solo anno, con punte ancora peggiori in determinati settori (fino al 25%). Drammatica la situazione dei livelli specialistici e dei dottorati di ricerca: questo per dire quanto “attrae” Siena, e la Carrozza dovrebbe saperlo, giacché ciò che ha perso Siena in termini di fuori sede è andato in larga misura a vantaggio di Pisa, diventata quest’anno il maggior ateneo toscano. Andando di questo passo, sorge spontanea la domanda, non solo di quanti studenti attrarrà Siena, ma anche quali, se cercherà di ritagliarsi uno spazio gareggiando al ribasso.

Visto che è toscana, la ministra Carrozza dovrebbe adoperarsi affinché gli atenei della regione diano corso all’art. 3 della legge di riforma, affrettandosi a instaurare intensi rapporti di collaborazione, federando i settori e i corsi di laurea che singolarmente nei tre atenei non hanno le forze per sopravvivere (e oramai il problema temo non sia più solo di Siena), condividendo dottorati, lauree magistrali e strutture scientifiche in genere: non farlo è diabolico e criminale, essendo a repentaglio la stessa sopravvivenza di tradizioni scientifiche nell’intera regione. Inoltre la ministra dovrà spiegare ai suoi colleghi senesi cosa cavolo dovranno fare man mano che i loro corsi di laurea chiuderanno per il pensionamento di metà del corpo docente.

Il lavoro di “rilancio” di cui parla Carrozza sin qui è consistito (oltre ovviamente al mantenimento della “fuffa” in omaggio alle Loro Maestà) nel nuovo assetto basato sui megadipartimenti, una struttura inevitabilmente “monstrum” e una operazione che di per sé non risolve i problemi sopra richiamati in ordine all’offerta didattica legati ai malefici “requisiti di docenza”. Trovo però grottesco che anche coloro che furono i cantori della “grandeur” senese, oggi – da un estremo all’altro, dimenticando il giusto mezzo – teorizzino un altrettanto irrealistico ateneo ridotto a dimensione lillipuziana: nondum matura est, si direbbe, visto che nell’incapacità di pensare ed attuare soluzioni efficaci, si teorizza l’estetica della catastrofe rigeneratrice e il fuoco del Walhalla.

Ancora sentenze favorevoli per chi denuncia la malauniversità

Augusto Marinelli e Quirino Paris

Augusto Marinelli e Quirino Paris

Sentenza nella causa civile Marinelli/Paris

Dopo tre anni e mezzo dall’inizio della causa civile, il Tribunale di Firenze ha emesso sentenza avversa al professor Augusto Marinelli, ex rettore dell’Università di Firenze. Nel settembre 2009 Marinelli citò il professor Quirino Paris, docente presso l’University of California, per calunnia e diffamazione a mezzo stampa, chiedendo di condannare il professor Paris «al pagamento della somma di euro 700.000,00 … a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e morali, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali dalla domanda; 2) condannare altresì il convenuto al pagamento della pena pecuniaria nella misura richiesta di euro 50.000,00; 3) condannare il convenuto alla pubblicazione della sentenza ai sensi dell’art. 120 c.p.c. a proprie spese sui quotidiani “Il Messaggero,” “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera”,”La Nazione” e sui settimanali “L’Espresso” e “Panorama” salvo altri che l’intestato Tribunale vorrà designare; 4) con vittoria di spese, competenze ed onorari.» Il giudice, dottor Luca Minniti, nel rigettare tutte le richieste di Marinelli, l’ha condannato a pagare 42.000,00 euro al professor Paris come rimborso spese sostenute nella causa.

Le origini della disputa risalgono al 2003, allorché il professor Paris scrisse al presidente del CUN, professor Luigi Labruna, una lettera di denuncia riguardo al fatto che, nel Settore Scientifico Disciplinare (SSD) Economia ed Estimo Rurale, un gruppo di potere aveva controllato da molti anni e continuava a controllare tutti i concorsi per ricercatore e professore di prima e seconda fascia. Quel gruppo di potere era capeggiato dal professor Mario Prestamburgo, anche in qualità di presidente della SIDEA (Società Italiana degli Economisti Agrari), e il professor Marinelli (presidente della SIDEA prima di Prestamburgo) era membro del gruppo assieme ad una dozzina di altri economisti agrari. Nel giro di 24 ore, la lettera diretta al presidente del CUN fu trasmessa ai membri del gruppo di potere menzionati dal Paris, sette dei quali (ma non Marinelli) presentarono identiche e distinte querele in sette diverse Procure d’Italia, da Milano a Palermo.

A sua volta, il professor Paris presentò un esposto alle Procure di Milano, Firenze, Trieste, Ancona e Bari, denunciando le attività del gruppo di potere che agiva nel SSD Economia ed Estimo Rurale relativamente ai concorsi universitari. Il professor Augusto Marinelli, economista agrario e rettore dell’Università di Firenze dal 2000 al 2009, venne indagato anche riguardo al concorso vinto dal figlio come ricercatore di Economia agraria per un posto bandito dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Dopo circa un anno e mezzo di indagini, il fascicolo relativo al professor Marinelli venne archiviato.

Nel frattempo, le sette querele vennero unificate presso il Tribunale di Roma dove il professor Paris venne assolto con formula piena sia in primo che in secondo grado di giudizio. Nel 2010, il giudice della Corte di Appello di Roma, dott.ssa Laura D’Alessandro scrisse: «…gli atti giudiziari scaturiti dalle denunce del Paris descrivono una situazione analoga a quella delle due email corpo del reato.  La lettura della vicenda sintetizzata da parte del P.M. di Trieste non lascia dubbi attorno alla fondatezza delle accuse dell’odierno imputato al sistema accademico e specificatamente afferenti i criteri di valutazione e conferma dei professori fondati su una metodologia assimilabile a quella mafiosa… In questo contesto non costituisce superamento del limite della continenza l’aver utilizzato espressamente per descrivere la situazione termini come mafia accademica e cupola, certamente sgraditi a coloro cui erano rivolti.»

Nonostante queste sentenze assolutorie e terminati tre turni come rettore dell’Università di Firenze, il professor Marinelli intentò la presente causa asserendo che il professor Paris era stato “l’ispiratore” di una trentina di articoli (firmati da giornalisti professionisti) apparsi sulle principali testate nazionali e aveva «scatenato una vera e propria campagna denigratoria a mezzo stampa nei confronti dell’attore.» Per documentare il presunto danno patrimoniale, morale e professionale subìto a causa delle denunce fatte dal professor Paris, Marinelli presentò nel corso del dibattito ritagli di giornali locali che riportavano la sua possibile candidatura a senatore nel Mugello per conto della Margherita alle elezioni politiche del 2006. Candidatura che sarebbe svanita a seguito della campagna di stampa scatenata da Paris sui concorsi truccati.

Evidentemente, le ragioni e le documentazioni presentate da Marinelli e dai suoi avvocati non hanno convinto il giudice Minniti.

Università di Siena: in attesa del commissario liquidatore

SanRaffaele

Un amico, inviandomi un pezzo uscito sul “Corriere della Sera” (cronaca di Milano, 20 aprile 2013) riguardante l’università “Vita Salute del San Raffaele, scrive: «Come vedi, qui il commissario è stato inviato. E per “semplici” questioni di governance, non dissesti finanziari.»

San Raffaele: commissariato l’ateneo

Università, Profumo invia il suo capo gabinetto

Simone Ravizza. Il ministro Francesco Profumo invia un commissario all’Università Vita Salute del San Raffaele. La novità arriva nell’ennesima giornata di proteste e scontri, ma non c’entra nulla con il fronte caldo dei licenziamenti. La decisione di Roma s’inserisce nella partita sull’ateneo, fondato da don Luigi Verzé. Qui è in corso da mesi un braccio di ferro tra i raffaeliani guidati dalle fedelissime del prete manager (le Sigille) e i nuovi vertici dell’ospedale tenuti finora fuori dal CdA dell’università. Per risolvere la situazione – e tutelare la continuità didattica degli oltre duemila studenti – ora il ministro dell’Università Francesco Profumo invia il suo capo di gabinetto, Luigi Fiorentino. Il compito che gli è stato affidato? Recita il decreto firmato ieri: «Procedere, entro il 30 giugno, alla proposta delle modifiche statutarie necessarie a garantire un equilibrato assetto di governance dell’ateneo».

Al momento il compito di nominare i membri del consiglio d’amministrazione universitario è nelle mani delle Sigille che guidano l’Associazione Monte Tabor. Così rivedere lo statuto – come viene chiesto dal ministro – vuole dire di fatto modificare il sistema di nomina su cui fanno leva le fedelissime di don Verzé per comandare in solitudine l’ateneo. Il rappresentante del ministro Profumo resterà in carica fino all’inizio dell’anno accademico 2013/2014. «Lo scopo è facilitare il dialogo tra le parti per arrivare a una soluzione condivisa – si legge nel decreto – nell’interesse della comunità universitaria e a garanzia della continuità dell’offerta formativa».

Università di Siena: inconsistenti precisazioni del rettore, mentre si dimette il presidente del collegio dei revisori dei conti

Altan-bicchiere

Su “Il Mondo” di oggi appare la replica di Riccaboni a un articolo che rendeva pubblica la notizia della sua querela nei miei confronti. Corretto ed emblematico il titolo che il settimanale dette a quel pezzo: «Riccaboni-Grasso, scontro a Siena». Infatti, non è stata l’università di Siena a presentare l’esposto, ma Riccaboni. Nella lettera odierna, il “magnifico” espone, ancora una volta, sé stesso, e l’Ateneo che dovrebbe rappresentare, al ridicolo: con una precisazione che non precisa nulla, ma che aggrava la sua posizione di tecnico di “Economia aziendale” e offre l’occasione al giornalista di poter affermare in modo categorico: «Riccaboni è rettore non da pochi giorni ma a metà del terzo anno di mandato e vanta di aver attuato piani di risanamento. Forse i revisori non se ne sono accorti.» Che dire? Ormai siamo al “tafazzismo”. E, intanto, il presidente della I Sezione del Tar dell’Umbria, autorevole magistrato amministrativo, con importanti sentenze e contributi di scuola, visibili anche in rete, ha rassegnato le dimissioni dal collegio dei revisori dei conti dell’ateneo senese, dopo appena tre mesi dalla sua nomina. Lo scorso dicembre, il Dott. Cesare Lamberti e gli altri due membri del collegio auspicavano la definizione, da parte del Miur, «dei criteri per il dissesto finanziario per poter quindi assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.». Sconosciute le motivazioni delle dimissioni. Forse competenza, rigore e intransigenza non sono di casa all’università di Siena.

Riccaboni e i conti di Siena (Il Mondo 26 aprile 2013)

Angelo Riccaboni. In merito a quanto riportato nell’articolo dal titolo «Riccaboni-Grasso, scontro a Siena» (il Mondo 14), avendo preso atto delle opinioni esplicitate dall’autore sull’Università di Siena, ritengo doverose alcune precisazioni. Nell’esprimere il parere obbligatorio al bilancio 2013, i revisori non hanno chiesto il commissariamento dell’ateneo. Hanno invece auspicato che il Miur definisca i criteri per individuare le situazioni di criticità o dissesto, secondo quanto previsto dalla legge Gelmini per gli atenei impegnati in percorsi di risanamento finanziario. Secondo la normativa, l’eventuale dichiarazione di criticità o dissesto consentirà agli atenei di adottare iniziative funzionali alla realizzazione dei piani di risanamento.

Fabio Sottocornola. Più che interpretare le parole dei revisori dei conti, ultimo capoverso di un verbale da 18 pagine del 21 dicembre scorso con il parere contrario al bilancio 2013, conviene seguire, rapidamente, quanto scrivono sui conti dell’università di Siena. Anzitutto, una variazione al bilancio 2012 che riconosceva «debiti fuori bilancio», è stata adottata, secondo i revisori «con grave ritardo». Sul budget di quest’anno, redatto per la prima volta secondo la contabilità economico-patrimoniale, il collegio «apprezza» la scelta. Ma denuncia «una generale carenza di contenuti informativi nella relazione di accompagnamento». Quanto ai numeri: «perdita d’esercizio di 6 milioni, squilibri del conto degli investimenti di 7,3 milioni, disavanzo di competenza di 19,5». Risulta così violato il vincolo del pareggio. Grave è la situazione amministrativa «già deteriorata che vede un disavanzo di amministrazione presunto a fine 2012 di 46,6 milioni». Sui flussi di cassa, oltre al solito «deficit informativo», il collegio segnala una «preoccupante previsione al 31 dicembre». Ciò fa ritenere «probabili delle carenze di liquidità e quindi l’incapacità di pagare regolarmente i debiti». Come se ne esce? Riccaboni è rettore non da pochi giorni ma a metà del terzo anno di mandato e vanta di aver attuato piani di risanamento. Forse i revisori non se ne sono accorti. Infatti, offrono una loro ricetta: l’università deve «sospendere le dotazioni nei confronti dei dipartimenti (1,6 milioni di euro), intervenire sulle sedi per accelerare processi di vendita o chiusura di plessi». Necessari ulteriori tagli su tutti i costi di gestione e «azioni per la riduzione del personale». Poi, la bocciatura.

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (19 aprile 2013) con il titolo: «Ateneo: il rettore precisa e il presidente del collegio dei revisori si dimette

Sull’università di Siena: Bruno Valentini, il “nuovo”/vecchio che avanza

BrunoValentiniL’Eretico di Siena pone 8 domande al candidato a sindaco di Siena Bruno Valentini che sfiderà alle primarie del Pd Alessandro Mugnaioli. Il titolo del post è suggerito dalla risposta-flash che Valentini dà sull’università.

Ascheri. Il Valentini, invece, resta una sorta di sfinge: di certo, è un anticeccuzziano dell’ultima ora, cui, strada facendo, si sono aggiunti, pregustando aria di vittoria, degli anticeccuzziani dell’ultimo quarto d’ora. Che abbia talento oratorio, nonché una faccia più spendibile di qualunque ceccuzziano, nessun dubbio; il quesito che viene da porsi, è questo: chi voterà per Valentini, per chi voterà? Per l’uomo capace di rinnovare drasticamente il Pd senesota, facendolo divenire un partito almeno decente, o per un furbone che ha aspettato lo sfacelo per proporsi con autorevolezza? Inutile girarci intorno, il dilemma è tutto qui; per scioglierlo, c’è solo un modo, da parte sua: rispondere (a differenza di ciò che non ha mai fatto Franchino il Ceccuzzi) ad alcune domande sulle persone che, in questa città, conservano i loro posti nonostante un’appartenenza Docg alla Casta locale. A fare i bei discorsi di fondo sui perché del Siena’s crash, oggi, sono buoni davvero tutti: il bravo Valentini – se vuole guadagnare la fiducia di questo blog – deve rispondere dunque a qualche domandina. Sulle persone – lo ripetiamo -, non sui massimi sistemi.

Domanda di Ascheri. Il Magnifico Rettore professor Riccaboni le sembra incarnare la personalità giusta per il ruolo che ricopre? A prescindere ovviamente dalla questione strettamente legata alle indagini sulle elezioni. Riccaboni, sì o no?

Risposta di Valentini. Per quanto riguarda l’Università, io e i senesi dobbiamo rispettare l’esito delle elezioni del Rettore. Chiedo di accelerare il risanamento, di rafforzare la didattica e di organizzare l’Università partendo dai bisogni degli studenti.

Sull’università di Siena risposte chiare e immediate

Il Maradona delle Università

Il Maradona delle Università

La selezione pubblica per la scelta dell’attuale Direttore amministrativo fu una tipica operazione lottizzatrice, con danni evidenti all’Ateneo, ai suoi dipendenti, agli studenti e alla città. Non per niente, presso la Procura della Repubblica furono presentati due esposti che, in seguito, trovarono conferma nelle intercettazioni telefoniche ufficiali dell’autorità giudiziaria. Ancor prima che si svolgesse il concorso, ecco cosa scriveva un giornale locale: «Ci vuole un curriculum di grande spessore e una personalità spiccata. Lo diciamo da giorni che Ines Fabbro, riconosciuta come una delle figure più autorevoli in questo campo, rappresenta la soluzione ideale.» E, infatti, fu scelta lei fra 49 candidati. Due anni dopo, ecco quel che scrivono di lei i dipendenti dell’Università di Siena.

Tiziana Fella. Il Direttore Amministrativo dell’Università di Siena, Dott.ssa Ines Fabbro, ha conferito, a titolo personale, consulenze a professionisti. Incarichi pagati direttamente dalla Dott.ssa Fabbro. La cosa strana è che i professionisti in questione hanno accesso agli uffici per la lavorazione di pratiche e altro concernenti l’Università degli Studi di Siena. E il personale è “subdolamente” costretto a fornire dati inerenti la propria attività lavorativa (tra l’altro coperti dalle norme sulla riservatezza) a terzi estranei all’Università, in quanto non può negare loro l’accesso in conseguenza dell’Autorità che il direttore amministrativo rappresenta. Moltissimi di quelli che hanno avuto a che fare con la Dottoressa Ines Fabbro, infatti, hanno notato che questa esercita l’autorità con molta decisione, molto spesso senza alcuna ragione. Per questo non viene percepita dal personale come autorevole ma solo cattiva, vendicativa, autoritaria. Esercitare l’autorità senza un’autorevolezza riconosciuta, per fare un esempio, è come far sesso senza amore; mostrarlo è come essere pornografico. Tornando agli incarichi, ecco alcune doverose domande:

1) è stata scelta questa strada per evitare che l’incarico fosse conferito dall’Università? Aggirando così eventuali norme di legge che non lo consentono?

2) a che titolo è stato assegnato l’incarico di Direttore Amministrativo dell’Università, se per svolgere lo stesso c’è bisogno di consulenze personali di professionisti? Nel curriculum della Dott.ssa Fabbro, quello presentato nel “concorso” per l’attribuzione dell’incarico di direttore amministrativo, la stessa dichiarava (per irrobustire il suo scadente – ben inteso, per il concorso cui partecipava – profilo formativo di laurea in Pedagogia) che “…In funzione delle scelte professionali ho integrato la mia formazione sostenendo esami presso le facoltà di Giurisprudenza ed Economia delle Università di Torino e Bologna, secondo un percorso personale”.1 E questo a garanzia della professionalità posseduta. Che, in questo caso, sarebbe forse solo millantata.

3) è questo il motivo per cui viene erogato un importo per l’incarico di Direttore Amministrativo superiore a quello forse dovuto?

4) sarebbe interessante conoscere quante consulenze personali sono poste in essere. Perché, qualora manchi il presidio di qualche Area Operativa, si può sempre ricorrere all’esenzione dagli obblighi didattici di luminari docenti dell’Ateneo che, in tal modo, possono prestare il proprio (opinabile) prezioso contributo al “Maradona” delle Università?.

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1Sostenendo esami? Torino e Bologna? Le stesse uniche sedi universitarie dove ha esercitato la sua autorità… È mai stata verificata questa dichiarazione? Se non veritiera (l’esame dovrebbe essere registrato) sarebbe causa di licenziamento in tronco per false dichiarazioni e di risarcimento danni!

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (16 aprile 2013) con il titolo «Parliamo di università. Con riferimento al DA».

Università di Siena: docenti in pensione e amministrativi in cattedra

Profumo-Camusso-Docenti-PTA

Un titolo già usato in questo blog nel lontano 26 novembre 2008. Parafrasando Erwin Chargaff, all’università di Siena la condizione ideale in cui ci avviciniamo in modo asintotico è: docenti in pensione e amministrativi in cattedra. Di seguito la lettera di Rabbi a Profumo e Camusso.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Gentile signor Ministro Profumo, 
gentile signora Camusso,

mi rivolgo a voi, sperando che questo messaggio nella bottiglia giunga nelle vostre mani, per sapere da un lato chi siano questi “docenti” ai quali bisognerebbe prendere i soldi, se non quelli che in combutta col sindacato hanno ridotto l’università di Siena sul lastrico, se è questa la via al “risanamento” e dall’altro per capire se le affermazioni contro “il culturame”, presenti nel comunicato sindacale di cui sopra, riflettono in qualche modo la linea di pensiero del sindacato che fu di Di Vittorio, di Trentin e di Lama.

Innanzitutto, che vuol dire “colpire i docenti”? “Prendere i soldi fra i docenti”? Chi sono “i docenti”? Per distrarre forse l’opinione pubblica dalle precise responsabilità politiche del dissesto dell’ateneo, alle quali (come a Siena sanno anche le pietre) non sono certo estranei i sindacati stessi, si fa di tutta l’erba un fascio e si addita come al solito al popolino armato di forconi un capro espiatorio generico: chi insegna (tutti “baroni”, naturlich…dal precario, al ricercatore, all’associato, all’ordinario), chiunque sia e a qualunque titolo lo faccia, qualunque cosa insegni, qualunque stipendio percepisca, uomo o bestia, stakanovista o lavativo, qualunque posto gerarchico occupi, qualunque coinvolgimento nel dissesto abbia, comunque la pensi.

Francamente questo comunicato mi pare cartina di tornasole dello sconcertante menefreghismo di chi ha considerato l’università solo una mucca da mungere, ora celato dietro una maschera “neoluddista” che non può non lasciare basiti: mentre la FIOM lotta per evitare la chiusura degli stabilimenti, a Siena allegramente incitano a colpire ancora di più la docenza, nonostante i dati drammatici che evidenziano l’uscita di ruolo di un docente su due (senza turn over) nel breve arco di due lustri e dunque l’incessante ed implacabile smantellamento pezzo dopo pezzo di molte delle strutture della storica università senese.

Chi sono “i docenti”, in questo formidabile ateneo (l’unico della Via Lattea) dove i docenti si avviano ad essere dimezzati e gli amministrativi si avviano ad essere invece il doppio dei docenti, che i sindacati con grandiosa lungimiranza chiedono di colpire? Ad oggi, con il turn over bloccato, dopo che in due anni sono stati fatti fuori circa 300 docenti di ruolo, decimata con tiro ad alzo zero tutta la generazione più giovane dei precari, i docenti rimanenti oramai per un 43% sono ricercatori, molti in cerca d’autore, che si aggirano tra le macerie (stipendi impiegatizi, ovviamente bloccati, carriere bloccate, col fucile dell’ANVUR puntato alla testa, strutture della ricerca devastate). Con il pensionamento di altri 200 docenti (in maggioranza associati od ordinari), la percentuale supererà forse il 60%: ecco i veri nemici del popolo!

Non si curano dello smantellamento delle strutture basilari, ma al contempo, ohibò, dicono di difendere i custodi di quelle medesime strutture di base delle quali di fatto, auspicando l’ulteriore riduzione dei docenti già ridotti all’osso, invocano la chiusura: egregio ministro, egregia segretaria, c’è del metodo in questa follia che a casa mia si chiama semplicemente “pigliare per il culo” :-(?