Variante toscana del significato di meritocrazia all’insegna del “Principio di Peter”

MariaChiaraCarrozzaSiena, pochi soldi. Magnifiche poltrone (Da: Il Mondo 20 dicembre 20013)

Fabio Sottocornola. All’università di Siena il pagamento delle tredicesime sarebbe in pericolo, esiste il rischio di un default e potrebbe intervenire la Corte dei Conti. Sta tutto scritto in un verbale datato 4 novembre del Collegio dei revisori: l’ateneo avrebbe una «grave situazione di cassa», in giacenza restano 3,5 milioni «insufficienti per far fronte agli obblighi contributivi».

Verrebbe da chiedersi che fine ha fatto il «risanamento» tante volte decantato da Angelo Riccaboni, rettore nella città del Palio oramai da più di tre anni, il quale, nel frattempo, ha fatto incetta di incarichi di prestigio. L’ultimo risale a fine novembre: presidente della Fondazione Crui, braccio operativo del parlamentino dei Magnifici italiani. Un paio di mesi fa, il docente di economia era stato inoltre nominato nel CdA della Fondazione Smith Kline, onlus di origine aziendale su temi sanitari. A insediarlo ci aveva pensato la numero uno del Miur, Maria Chiara Carrozza, anche lei toscana, al corrente della situazione finanziaria senese. Scelta ritenuta curiosa, forse una variante governativa del significato di meritocrazia. Intanto, Riccaboni non è stato fermo, diventando anche vice presidente della Fondazione Toscana Life Sciences, che ha come supersponsor il Monte dei Paschi.

Così, si ritorna a Siena e al verbale dei revisori di novembre. Quel giorno il rettore era «in missione all’estero per servizio», quindi è stata convocata Ines Fabbro, direttore amministrativo, che non ha escluso la possibilità di «posticipare a gennaio il pagamento delle tredicesime». Quanto alla «strategia per evitare il default», la manager ha pensato a un’anticipazione di cassa. Attenzione, avvertono gli esperti: la scelta potrebbe essere «momentanea» e andrebbe «reintegrata entro l’esercizio». Anche perché, altrimenti, si tratterebbe di nuovo debito. Solo che l’università, già oberata, non può contrarne altri, pena la violazione della legge e un possibile danno erariale.

Università di Siena: inconsistenti precisazioni del rettore, mentre si dimette il presidente del collegio dei revisori dei conti

Altan-bicchiere

Su “Il Mondo” di oggi appare la replica di Riccaboni a un articolo che rendeva pubblica la notizia della sua querela nei miei confronti. Corretto ed emblematico il titolo che il settimanale dette a quel pezzo: «Riccaboni-Grasso, scontro a Siena». Infatti, non è stata l’università di Siena a presentare l’esposto, ma Riccaboni. Nella lettera odierna, il “magnifico” espone, ancora una volta, sé stesso, e l’Ateneo che dovrebbe rappresentare, al ridicolo: con una precisazione che non precisa nulla, ma che aggrava la sua posizione di tecnico di “Economia aziendale” e offre l’occasione al giornalista di poter affermare in modo categorico: «Riccaboni è rettore non da pochi giorni ma a metà del terzo anno di mandato e vanta di aver attuato piani di risanamento. Forse i revisori non se ne sono accorti.» Che dire? Ormai siamo al “tafazzismo”. E, intanto, il presidente della I Sezione del Tar dell’Umbria, autorevole magistrato amministrativo, con importanti sentenze e contributi di scuola, visibili anche in rete, ha rassegnato le dimissioni dal collegio dei revisori dei conti dell’ateneo senese, dopo appena tre mesi dalla sua nomina. Lo scorso dicembre, il Dott. Cesare Lamberti e gli altri due membri del collegio auspicavano la definizione, da parte del Miur, «dei criteri per il dissesto finanziario per poter quindi assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.». Sconosciute le motivazioni delle dimissioni. Forse competenza, rigore e intransigenza non sono di casa all’università di Siena.

Riccaboni e i conti di Siena (Il Mondo 26 aprile 2013)

Angelo Riccaboni. In merito a quanto riportato nell’articolo dal titolo «Riccaboni-Grasso, scontro a Siena» (il Mondo 14), avendo preso atto delle opinioni esplicitate dall’autore sull’Università di Siena, ritengo doverose alcune precisazioni. Nell’esprimere il parere obbligatorio al bilancio 2013, i revisori non hanno chiesto il commissariamento dell’ateneo. Hanno invece auspicato che il Miur definisca i criteri per individuare le situazioni di criticità o dissesto, secondo quanto previsto dalla legge Gelmini per gli atenei impegnati in percorsi di risanamento finanziario. Secondo la normativa, l’eventuale dichiarazione di criticità o dissesto consentirà agli atenei di adottare iniziative funzionali alla realizzazione dei piani di risanamento.

Fabio Sottocornola. Più che interpretare le parole dei revisori dei conti, ultimo capoverso di un verbale da 18 pagine del 21 dicembre scorso con il parere contrario al bilancio 2013, conviene seguire, rapidamente, quanto scrivono sui conti dell’università di Siena. Anzitutto, una variazione al bilancio 2012 che riconosceva «debiti fuori bilancio», è stata adottata, secondo i revisori «con grave ritardo». Sul budget di quest’anno, redatto per la prima volta secondo la contabilità economico-patrimoniale, il collegio «apprezza» la scelta. Ma denuncia «una generale carenza di contenuti informativi nella relazione di accompagnamento». Quanto ai numeri: «perdita d’esercizio di 6 milioni, squilibri del conto degli investimenti di 7,3 milioni, disavanzo di competenza di 19,5». Risulta così violato il vincolo del pareggio. Grave è la situazione amministrativa «già deteriorata che vede un disavanzo di amministrazione presunto a fine 2012 di 46,6 milioni». Sui flussi di cassa, oltre al solito «deficit informativo», il collegio segnala una «preoccupante previsione al 31 dicembre». Ciò fa ritenere «probabili delle carenze di liquidità e quindi l’incapacità di pagare regolarmente i debiti». Come se ne esce? Riccaboni è rettore non da pochi giorni ma a metà del terzo anno di mandato e vanta di aver attuato piani di risanamento. Forse i revisori non se ne sono accorti. Infatti, offrono una loro ricetta: l’università deve «sospendere le dotazioni nei confronti dei dipartimenti (1,6 milioni di euro), intervenire sulle sedi per accelerare processi di vendita o chiusura di plessi». Necessari ulteriori tagli su tutti i costi di gestione e «azioni per la riduzione del personale». Poi, la bocciatura.

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (19 aprile 2013) con il titolo: «Ateneo: il rettore precisa e il presidente del collegio dei revisori si dimette