Il commento di Raffaella Ruscitto alla sentenza del processo a Giovanni Grasso querelato da Angelo Riccaboni

Raffaella Ruscitto

Cronache dal palazzo (di giustizia). Di scena Giovanni Grasso, i contradaioli e Sandra Pelosi (il Cittadino online, 6 dicembre 2017)

Raffaella Ruscitto. Si è conclusa la mattina del 4 dicembre la vicenda giudiziaria che vedeva il professor Giovanni Grasso chiamato in causa per il reato di diffamazione dall’ex rettore Angelo Riccaboni. Il professore è stato giudicato «Colpevole del reato a lui ascritto limitatamente alle espressioni “interdizioni del professor Riccaboni dalla carica di Rettore debba ritenersi una misura cautelare necessaria considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, ed impreparazione ed insipienza”» ed è stato condannato alla pena di mesi quattro oltre al pagamento delle spese processuali”. Pena sospesa e non menzione. Il professor Grasso è stato, inoltre condannato al risarcimento dei danni patiti dalla costituita parte civile, in via equitativa con 5 mila euro e al pagamento della costituzione e difesa di Parte Civile per poco più di 6 mila euro.

Infine il professore, ideatore e gestore del blog di dibattito universitario “Il senso della misura”, è stato assolto in merito alle espressioni quali “dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali” o per “l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati” o, ancora, “azioni truffaldine inerenti l’utenza sostenibile” o “organi di governo esautorati dalle loro prerogative sono tutti elementi con i quali il Rettore, privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché eletto e nominato nella carica in modo irregolare) sta affossando l’Università di Siena”. Assolto perché il fatto non sussiste.

A leggere bene il dispositivo della sentenza si resta interdetti. Non si capisce bene come possano “stare insieme” la condanna per aver parlato di “reiterazione di abusi” con l’assoluzione per aver dichiarato l’esistenza di “illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati”, per citare solo una delle frasi reputate dal giudice non penalmente punibili.

Salvo peccare di “impreparazione”, non essendo giudici e neppure dottori in Giurisprudenza, resta difficile, da comuni mortali, comprendere i motivi della condanna del professor Grasso. Resta difficile capire perché, ancora una volta, nella storia recente di Siena, a pagare siano quelli (pochi) che hanno trovato – spesso isolati – il coraggio di parlare, di raccontare, di mettere in evidenza fatti, vicende, che a loro modo di vedere, non erano consoni all’agire corretto. È come se, ma forse questo sentimento è dettato dallo sconforto momentaneo, si volesse negare il diritto di opinione, esercitato nei confronti di un personaggio pubblico; un libero giudizio sull’operato strettamente professionale di un individuo che ricopre una carica istituzionale – con tanto di legittime motivazioni che hanno portato a quel giudizio. Nulla di personale, di privato, ovviamente.

“Ma chi me lo fa fare?” potrebbe dire (e forse ha detto) un qualsivoglia giornalista o libero pensatore che, di fronte ad una verità scomoda, si trova (o si è trovato) a dover temere gli strali del personaggio pubblico chiamato a rispondere, direttamente o indirettamente, di un comportamento quantomeno discutibile. Il “Sistema Siena” ha giovato di questo insano meccanismo: ha adulato, assoldato, inglobato… ed ha scoraggiato, impaurito, calpestato, isolato chi non cedeva alle lusinghe.

Con questo non si vuole creare un collegamento con la vicenda in questione e il divenuto ben noto “Sistema Siena”. Piuttosto è la logica che lo ha generato che appare sorprendentemente discendente da una distorta visione dei rapporti, delle relazioni, delle critiche, della gestione della cosa pubblica, della posizione tra chi amministra e chi è amministrato. Secondo questa logica il cane da guardia della democrazia (giornalista o semplice cittadino), diventa il cucciolo da salotto del sistema o, peggio, il frustrato senza speranza che va ad ingrossare le fila dei tanti ignavi che trascinano una vita lontano il più possibile dai guai.

La vicenda del professor Giovanni Grasso appare l’ennesima beffa a cui Siena assiste. La immensa mole di documenti prodotti dall’imputato sono serviti ad assolverlo da una serie di “colpe” mossegli dall’ex Rettore Riccaboni, ma non sono bastate, incredibilmente, a lasciarlo immune da colpe. Lui deve pagare. Nessun merito per il lavoro fatto in tanti anni, informando su quanto accadeva all’interno dell’antica Università di Siena. Nessun ad aspettare fuori l’esito del procedimento. Nessun senese a ringraziarlo per aver mantenuto per anni uno spirito critico, non servile, opposto al “Sistema”.

Assolto per aver parlato di  “dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali” o “l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati” o, ancora, “azioni truffaldine inerenti l’utenza sostenibile” ma reo di aver usato termini come “insipiente” o “impreparato”. Lui, Giovanni Grasso, una colpa ce l’ha, quando non è stata attribuita alcuna colpa a chi ha ridotto l’Università in brandelli, facendole rasentare il fallimento.

Intanto, lo stesso giorno, nello stesso Tribunale di Siena, ha avuto inizio il processo ai 68 contradaioli di Nicchio, Onda, Torre e Valdimontone, per i fatti avvenuti dopo il palio d’agosto del 2015. Tanti i senesi (e contradaioli) che si sono dati appuntamento davanti al Palazzo di Giustizia per portare la loro solidarietà agli imputati. La volontà dei Priori delle quattro contrade è stata rispettata: nessuna confusione, rispetto e massima civiltà. Così è stato, a detta dei presenti. Alla fine dell’udienza 15 contradaioli hanno scelto di avvalersi del rito abbreviato; 8 hanno patteggiato; 2 hanno scelto la messa alla prova ed i restanti si sono dati altro tempo per decidere quale strada percorrere.

Gli avvocati di alcuni dei contradaioli – dall’avvocato De Mossi (impegnato anche nella difesa di Giovanni Grasso), all’avvocato Pisillo – hanno chiarito che l’udienza in corso era centrata soprattutto su aspetti tecnici e che entrambi non concordavano con il pm che aveva escluso la “rilevanza sociale” della vicenda. Il prossimo appuntamento che riguarderà questa vicenda è stato fissato per il 31 gennaio.

E infine, oggi, una donna, malata e profondamente sfortunata, ha tentato di togliersi la vita, sempre nello stesso tribunale di Siena. La sua casa andata all’asta per pochi soldi, pare. L’ingiustizia dell’esistenza a volta non trova contrappasso o un qualche risarcimento, nella legge. La speranza è che le persone che si sono mosse, spontaneamente, per sostenere la signora Sandra nel difficile momento della sua vita, non si arrendano, non si lascino prendere dalla quotidianità e sappiano mantenere salda la speranza.

Esercizio che siamo chiamati a fare tutti noi.

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Siena, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente

Altan-erroriDopo l’ultimo episodio della saga di Banca MPS, dopo la requisitoria  del pm Nastasi (il 5 luglio scorso, di cui nessuno ha parlato) nel processo per il dissesto da 270milioni di euro nell’Ateneo senese, dopo l’elezione del nuovo rettore (sostenuto dal grande vecchio), dopo la condanna di Aldo Berlinguer da parte della Corte dei Conti di Firenze, in attesa del rinvio a giudizio del Sindaco, torna di attualità questo efficacissimo articolo di Marco Sbarra su Siena.

Dal Monte a Monte Pio: la legge dell’omertà vince (Da: il Cittadino online, 30 giugno 2016)

Marco Sbarra. Ho letto il suo editoriale «“Siena felix”, perduta per sempre» tutto d’un fiato, direttrice Ruscitto, e alla fine sono stato colto da un sentimento di costernazione mista a indignazione. Come è potuto accadere che la grande Siena, città di nobili tradizioni, culla di straordinarie attività artistiche e culturali e sede di una banca prestigiosa, sia caduta oggi in un vortice di inimmaginabile decadenza? La città del Monte, osservata dall’esterno, pare immersa in un tragico incubo, nel quale un Grande Fratello rapisce l’anima e il pensiero dei suoi abitanti e li tiene sotto stretto controllo, grazie ad una propaganda capillare e a persuasivi sistemi di convincimento. Si intuisce la presenza di una ragnatela invisibile che tutto avvolge e sopisce, l’esistenza di un copione già scritto che tutti (o quasi) osservano pedissequamente.

No, non siamo certamente in presenza di un sistema mafioso in senso stretto e, grazie a Dio, le lupare si vedono solo nei film. A Siena però non mancano elementi inquietanti quali l’assoluta segretezza che ancora circonda snodi decisivi della vicenda Monte e l’omertà che regna nella società civile. Addirittura prende sempre più corpo l’ipotesi terribile che l’affaire Antonveneta abbia partorito un omicidio. Diventa infatti sempre più difficile negare che la sera del 6 marzo 2013 sia stata tappata la bocca a una persona che era ai vertici del Monte dei Paschi e che aveva manifestato l’intenzione di parlare con i magistrati nel corso dell’indagine sull’acquisizione di Antonveneta. Troppe evidenze ormai costringono a prendere atto che la verità ufficiale fa acqua da tutte le parti.

Cara Direttrice Ruscitto, no, non vi potrà mai essere alcun rinnovamento a Siena, né una fondata speranza di arrivare a quelle certezze che sole potrebbero far cambiare colore all’orizzonte. L’esito della storia è già scritto: nessuno di coloro che hanno provocato lo tsunami che si è abbattuto sulla città, nemmeno i caporali che hanno eseguito gli ordini, risponderanno delle loro colpe. Perché Siena è avvolta nell’omertà. Tanti conoscono come si sono svolti i fatti, molti sono in possesso delle prove che condannerebbero i responsabili delle scelleratezze compiute, ma tutti si sono dati la consegna del silenzio. Nemmeno la drammaticità della vicenda Antonveneta, archetipo emblematico del Sistema Siena, è riuscita a scuotere le coscienze dei senesi. Solo pochissime persone si sono esposte pubblicamente per reclamare la verità sulle vicende vissute, nessuna terra bruciata è stata fatta davanti ai responsabili del fallimento.

Già, ma quanti uomini liberi vivono a Siena, capaci di resistere alle lusinghe e alle pressioni di un sistema che godeva di flussi finanziari immensi provenienti dal Monte? Pochi, pochi davvero, se rapportati alla moltitudine di coloro che hanno accettato il compromesso con il potere, condannandosi così, per paura e interessi di bottega, ad un silenzio imbarazzante. Credo che solo a Siena sia potuto accadere di assistere ad uno spettacolo indegno come il rinnovo della fiducia alla formazione politica prima responsabile dello sfascio, completato con la chicca finale dell’operazione proditoria portata a termine dalle quinte colonne della maggioranza, che hanno falsato le intenzioni di voto.

Nemmeno la tragedia del Vicolo di Monte Pio ha scosso dal torpore i senesi, che si sono ben guardati, a parte poche decine di persone, dal manifestare solidarietà e vicinanza alla moglie di David e alla sua famiglia, lasciate sole dai tanti falsi amici. Solo uno è rimasto, come amaramente confessato dalla signora Tognazzi. Per cui i boiardi della vecchia nomenklatura di Siena possono continuare, con la consueta sicumera e tracotanza, a tirare le fila del governo della città. Parole come amor proprio, dignità, coerenza sono sparite, sostituite da vocaboli come cortigianeria, pavidità e vile opportunismo.

Per fortuna a tenere alto l’onore della Città rimane nella società civile e politica una pattuglia di persone libere che non si cura di essere emarginata e soggetta a intimidazioni da parte del Sistema e fa sentire forte la sua voce. L’opposizione continua a rimanere ostaggio di una maggioranza delegittimata e non riesce a incidere efficacemente. Prenda esempio dall’ex consigliere dottor Neri e si dimetta in blocco, denunciando l’illegittimità politica e morale di Valentini e compagni. Lavorare fianco a fianco con la parte politica responsabile della vicenda Monte, intrattenere rapporti con quegli esponenti politici che hanno certificato nero su bianco che a decidere la strategia del Monte non erano Mussari, né tantomeno Vigni o Mancini, ma i loro maggiorenti di Roma, significa legittimare la realtà di una banca importante come il Monte governata non dal suo Consiglio di Amministrazione, ma da un partito. Pare incredibile, ma è successo davvero. Fa sorridere amaramente che ci si lasci andare a scazzottate per qualche diatriba paliesca, mentre si assiste senza muovere un dito al sacco della città. Mysteria senensis… E il grande Fratello continua a tessere la tela intricata che ammanta e comprime.

Sì lo so, viene facile obiettare a chi scrive di voler dare lezioni senza titolo e di offendere i senesi. È vero, io non ho alcuna particolare credenziale, ma nemmeno l’attitudine a fare il professorino saccente. Mi limito a constatare la realtà di una città come Siena che, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente. E ciò mi riempie di tristezza e sdegno. Passare alla storia come moralmente responsabili per aver permesso il sacco di Siena credo che non faccia piacere ai suoi cittadini.

Intervento di Marco Sbarra su Siena, l’Ateneo, la Banca, la politica e i blogger non allineati

Tela-ragnoNella città di Siena la verità non trova dimora (da: il Cittadino online, 7 giugno 2016)
Dall’Università alla politica, dallo sport al Monte dei Paschi, un unico credo: la verità è ciò che fa comodo a me

Marco Sbarra. Esiste un problema di verità. La direttrice del Cittadino online Raffaella Ruscitto nell’intervista rilasciata a Radio Siena Tv sulle elezioni del prossimo Rettore dell’Università di Siena ha centrato il problema. Secondo il dizionario di filosofia Treccani verità è “Carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principi dati o a una realtà obiettiva, e, in particolare, ciò che è vero in senso assoluto”. Quindi, l’assolutezza, la validità erga omnes è un suo carattere imprescindibile e, per essere tale, deve trovare riscontro esatto con la realtà oggettiva, verificabile da tutti. E qui cominciano i problemi per coloro che svolgono un’attività pubblica o di servizio nei confronti della comunità per conseguire il famoso bene comune. La verità infatti ha il potere di delegittimare colui che mente, chi vuole far credere il contrario di ciò che è scritto nei fatti e nelle cose. È evidente perciò che per i mariuoli e gli affabulatori la prima regola da seguire è il cercare di celare la verità o quantomeno di offuscarla ed inquinarla.

Sui conti dell’Università di Siena siamo in presenza di due tesi contrapposte. La prima, quella del Rettore uscente Riccaboni, si scioglie in un panegirico dell’Ateneo, presentando un bilancio che farebbe invidia a quello del Monte. Il Professor Grasso invece contesta quei numeri sulla base di dati accertabili oggettivamente e descrive una situazione assai più precaria, dando del Pinocchio al primo. Essendo la verità una, chi dei due è un emerito bugiardo? Io non ho il piacere di frequentare né l’uno né l’altro, ma pur basandomi su una conoscenza indiretta delle fonti, metterei la mano sul fuoco sull’attendibilità di quanto asserito dal Professor Grasso. A prescindere dalle convinzioni personali, non si può non ammirare e stimare una persona che ha il coraggio di battersi a testa alta, contro personaggi che hanno alle spalle un potere soverchiante, con le sole armi della verità e della coerenza.

Sul ruolo preponderante della politica a Siena mi sono espresso più volte. C’è un dominus assoluto, perno di un sistema che tutti sapevano malato ex origine, ma che per varie convenienze è stato lasciato prosperare a vantaggio di un’oligarchia sfrenata e ingorda. Vergognosamente, è ancora in sella pur avendo dato prova di essere preda di uno stato ossessivo compulsivo di potere capace di ridurre in macerie tutta una Città. La verità sul Monte poi è ben lungi dall’essere stata svelata. Benché si ripeta regolarmente che i suoi bilanci sono a prova di bomba, quando ci mette il naso la Magistratura saltano sempre fuori degli altarini. Il che mostra quanto il controllo di Bankitalia e Consob sia stato lasso. Il perché è presto detto: i primi gruppi bancari italiani controllano quello che dovrebbe essere il loro controllore, il quale quando si tratta di sanzionare gli istituti minori trova gli strumenti correttivi necessari, financo il commissariamento, mentre quando ha davanti una “crisetta” come quella del Monte alza le mani indifeso, chiedendo più poteri. E ci stupiamo allora se Visco fa finta di credere alla favola che a Siena le mamme sussurrano ai bimbi? Sì, quella che narra dei documenti misteriosi del Monte altrettanto misteriosamente eclissatisi in una sconosciuta cassaforte e poi miracolosamente ritrovati dopo mesi e mesi di incessanti ricerche in quella stessa cassaforte occulta che era sotto gli occhi di tutti?

Rivolgo un riconoscente ringraziamento a tutti quegli uomini e a quelle donne che tengono viva a Siena la speranza in un domani migliore. Ammiro il coraggio e l’intraprendenza con cui combattono contro il Sistema perverso che ancora governa la Città, non avendo altro scudo che la forza dei loro ideali di persone libere. Ora ricorderò coloro che seguo più da vicino, scusandomi con altri che meriterebbero la citazione ma che io non conosco.

Vorrei partire da Alessandra Berti, colonna insostituibile del Cittadino online, che ho avuto l’onore di conoscere personalmente così da apprezzarne la sincerità d’intenti e la ferma indipendenza. Cara Alessandra, sono passati ormai quattro anni dalla pubblicazione del pezzo “Il tempo di una firma”, primo atto di un percorso che mi ha grandemente arricchito, permettendomi un confronto “franco”, a tu per tu, con il Monte. Questo lo devo a te, grazie di cuore.

Della direttrice Raffaella Zelia Ruscitto conosciamo tutti non solo la competenza, ma anche l’appassionata opera di sensibilizzazione sui problemi della città, svolta senza sconti a nessuno. Il giornale è diventato un punto di riferimento per coloro che vogliono rimanere liberi, pubblicando notizie e commenti puntuali, che hanno gettato un fascio di luce rivelatore dello stato dell’arte senese.

Rivolgo i miei sentimenti di stima e ammirazione alle seguenti persone, in ordine rigorosamente alfabetico:

Ascheri professor Raffaele, curatore del blog “Eretico di Siena”, che sa colpire in modo fulminante, senza mai “ravvedersi”, l’ortodossia imperante a Siena, la quale non riesce a batterlo neppure nelle aule di giustizia, lì dove regna il Superavvocato De Mossi, che non merita certamente “Zero in condotta”;

Grasso professor Giovanni, che dalle pagine del suo blog “Il Senso della Misura” mena fendenti da paura a quei baroni parrucconi che si travestono da innovatori del sapere e invece sanno rimediare solo figure barbine;

Muzzi Federico, “Il Santo di Siena”, che non risparmia strali a pavidi e voltagabbana. Misericordiosamente si è ritagliato il compito di mettere sotto la sua speciale protezione il parroco del Palazzo Comunale, il “mitico Don Brunetto”, che quando si alza il mattino prega il Padreterno di essere risparmiato dagli Editoriali del Semper Fidelis;

Regina Carlo, di cui si dice sia un pericoloso “Bastardo Senza Gloria”. Io non posso dire che tipo sia, ma di sicuro sa mostrare gli attributi giusti e una vivace acutezza. Se a lui si aggiungessero anche solo otto uomini di pari valore, le “forze di occupazione” di Siena non avrebbero scampo e firmerebbero la loro resa.

Bandiera gialla nel processo a Giovanni Grasso querelato da Angelo Riccaboni

Bandiera-gialla

Con il 16 ottobre 2015, sono passati 50 anni dalla nascita di “Bandiera Gialla” (quella delle navi con gli appestati), programma radiofonico dissacratorio e anticonformista con il quale i suoi ideatori, Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, riuscirono a sprovincializzare la musica italiana. Lo stesso 16 ottobre 2015 è iniziato il processo a un altro “appestato”, il sottoscritto, accusato d’aver diffamato, con «incessanti attacchi su “il senso della misura”», un altro docente, Angelo Riccaboni, che è a capo dell’Ateneo senese. Non sia irriverente l’accostamento dei due fatti, si tratta di una coincidenza che, è sperabile, sia di buon auspicio anche per me, arrivato a Siena 50 anni fa dal Salento, proprio nell’ottobre del 1965.

L’articolo incriminato, dell’11 febbraio (altra coincidenza) 2013, ha per titolo: «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena». Il procedimento penale n. 883 (altra coincidenza, musicale), con giudice monocratico Maria Cristina Cavaciocchi e pm Alberto Bancalà, vede come miei difensori Luigi De Mossi, del foro di Siena, e Vieri Fabiani, del foro di Firenze. Il querelante, costituitosi parte civile con una richiesta risarcitoria di centomila euro, è rappresentato legalmente dall’avvocato Paolo Di Mattia del foro di Firenze. A causa degli impegni della persona offesa e con il consenso di tutte le parti, il giudice, invertendo l’ordine di acquisizione delle prove, ha iniziato con l’audizione dell’imputato. La registrazione integrale dell’udienza si può ascoltare (ed è scaricabile) su Radio Radicale.

Il pm mi ha chiesto conferma della paternità dell’articolo pubblicato anche su “Il Cittadino Online”, quali siano gli elementi a mio discarico e le fonti delle circostanze da me riferite, quali rapporti io abbia con Riccaboni. Ho risposto che il blog è un foglio online d’informazione e libero dibattito universitario, aperto al contributo di tutti, che le mie fonti sono pubbliche (verbali del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico), che, con quell’articolo, ho esercitato il mio legittimo diritto di cronaca e di critica nei confronti dei vertici dell’Università degli Studi di Siena, e che non ho avuto (e non ho) alcun rapporto con Riccaboni.

Le domande degli avvocati De Mossi e Fabiani mi hanno permesso di chiarire i fatti riguardanti le irregolarità dell’elezione e della nomina di Riccaboni, riportando le dichiarazioni di una fonte autorevole, quella del Ministro del Miur dell’epoca, Maria Stella Gelmini: «Soltanto oggi vengo a conoscenza del fatto che nessun elettore il 21 luglio è stato identificato. Se avessi saputo di detta irregolarità, non avrei proclamato il rettore Inoltre, ho riferito delle irregolarità nella scelta del Direttore amministrativo, della sua nomina e del suo contratto senza formali delibere del CdA, del mancato pronunciamento dell’organo di governo sullo stipendio tabellare e sulla retribuzione di risultato e, infine, della mancata definizione degli obiettivi della sua azione amministrativa. Ho ricordato l’illegittimità dell’indebita erogazione dell’indennità di risultato eventualmente riscossa, in assenza della predeterminazione dei criteri e delle procedure di valutazione e in mancanza della definizione degli obiettivi annuali.

Mi sono soffermato sui primati dell’Ateneo senese quali: l’assenza del Regolamento Generale (che disciplina l’organizzazione e il funzionamento dell’Ateneo e l’attuazione dello Statuto); la proroga delle iscrizioni fino al 28 aprile 2011; commissioni di concorso irregolari in evidente violazione del D.lgs 165/2001 e del codice di procedura civile; violazione della Legge 1/2009; Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione esautorati; Sistema di misurazione e valutazione della performance approvato con 4 anni di ritardo; assenza di trasparenza, con verbali degli organi di governo approvati con grave ritardo, fino a due anni dopo; concorsi banditi senza l’accertamento della sostenibilità finanziaria. Infine, ho parlato del disordine strutturale e dell’inefficienza endemica, fino all’adozione di molti provvedimenti illegittimi, anche a causa dell’assenza del Regolamento Generale d’Ateneo.

La prossima udienza si terrà il 30 ottobre 2015 alle ore 9,00.

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E se l’incontinenza di qualche blogger senese fosse il mezzo per rompere il muro del silenzio?

Blogger incontinente

Blogger incontinente

Bloggers: brutti, sporchi e cattivi (Da: il Cittadino online, 26 luglio 2014)

Luigi De Mossi. Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole (Ennio Flaiano – Diario degli errori)

Qualche settimana fa ho partecipato ad un programma a SienaTv ospite di Daniele Magrini. Si è parlato, in via principale, del processo Antonveneta migrato a Milano; ma poi il conduttore, con abilità, ha fatto scivolare la discussione su altri argomenti e ad un certo punto si è venuti a parlare della circolazione delle notizie e della funzione della stampa e finalmente dei bloggers. L’altro ospite era Roberto Barzanti e quando si è discusso dei bloggers Barzanti ha espresso alcune personali riserve su queste forme di comunicazione. Sull’argomento bloggers e stampa credo che sia il caso di fare qualche precisazione per la loro stringente attualità nella società di oggi e nella nostra città in particolare.

Prima di tutto occorre puntualizzare che senza l’attività dei bloggers senesi e segnatamente, senza sfumature e classifiche che pure ci sono e ci devono essere, senza Raffaele Ascheri (ereticodisiena), Federico Muzzi (ilsanto), Giovanni Grasso (ilsensodellamisura) Carlo Regina  (bastardosenzagloria) e di un giornale online Il cittadinoonline.it non si sarebbe mai saputo nulla di tanti fatti rilevanti e significativi per la città. A loro ed anche – absit iniuria verbis – a qualche sito anonimo si deve la circolazione delle idee e delle notizie in una città che era completamente addormentata. Se qualche coscienza civile s’è risvegliata è anche e soprattutto merito loro. Il silenzio della carta stampata è stato assordante, le televisioni non sono mai intervenute sulle vicende senesi e solo il crollo verticale – di natura squisitamente economica – ha portato ad un repentino cambiamento di atteggiamento. Anche perché da un certo momento in poi sarebbe stato impossibile non accorgersi di ciò che stava accadendo.

È il paradosso senese: una classe politica che si dice progressista, mostra spiccati segni di conservatorismo. C’è anche da domandarsi se più che un paradosso questa non sia la conseguenza dell’aver gestito il potere per tanti, troppi anni. In più la città ha sempre mostrato una doppia natura: conservatrice da un punto di vista sociale e progressista per tendenza politica. Tutto nella nostra città, dall’impianto stradale cittadino alle istituzioni, rimanda ad un’idea di tradizioni ben difficilmente collocabili con gli afflati più veri del progressismo. Ed i mezzi d’informazione ordinari non hanno fatto altro che adeguarsi. In questo senso l’opinione di Barzanti è pienamente in linea con il pensiero più coerente e tradizionale della città o meglio di una certa parte della città: quella che comanda.

Inoltre bisogna dire che ognuno porta in sé la propria cultura e il proprio essere; i bloggers sono persone e come tali possono scrivere bene o male come un qualunque giornalista o scrittore. Ce ne possono essere di bravi e meno bravi, di apocalittici o integrati, come in ogni altra attività di questo mondo. Se i toni dei bloggers non piacciono o se peccano di ineleganza e magari qualche volta sono incontinenti e sbagliano, bisognerà mettere sulla bilancia un fatto e cioè che la verità alle volte fa male e può puzzare ma è sempre meglio di una pietosa ipocrisia, specialmente se quest’ultima è utilizzata al fine principale – se non esclusivo – di conservare il potere. C’è anche da dire che poi, alla fine, i bloggers rispondono in prima persona della loro libertà di pensiero senza sconti e senza frignare; anche i cosiddetti anonimi perché l’anonimato in internet è molto difficile e gli IP sono rintracciabili. Daniele Magrini ha anche detto che gli piacerebbe scrivere la storia dell’informazione a Siena negli ultimi quindici anni. Con l’onesta intellettuale che gli riconosco vedrete che se il lavoro vedrà la luce un capitolo fondamentale sarà dedicato proprio ai bloggers.

Se conservazione significa rispetto delle tradizioni e del proprio passato Siena ha fatto bene ad essere conservatrice. Ma se conservazione significa difendere l’indifendibile e una storia recente che ha portato la banca e la fondazione nella situazione attuale, la Mens Sana Basket al fallimento, l’A.C. Siena in serie D ed al concordato e tanti fornitori, accompagnatori, operatori creditori delle due società a rischi estremamente concreti di perdere il risultato del proprio lavoro e le generazioni nuove a veder erose tutte le opportunità, allora è il caso di continuare con questa litania e questi paraocchi? In politica il massimizzare i meriti e dimenticare gli errori è pratica comune ed anche scusabile ma diviene inaccettabile quando ha il solo e precipuo scopo di difendere esclusivamente gli interessi di una classe di boiardi i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Allora il voler tappare la bocca ai bloggers, considerati la cattiva coscienza di una città, ha un significato prima di tutto politico; quello di non svegliare questo popolo che continua a credere alle favole, mentre, invece, ha una sola opportunità di riscatto e rinascita: quella di tornare immantinente con i piedi ben piantati per terra. Prima questo accadrà meglio sarà per tutti.

La redazione de “il Cittadino Online” solidarizza con Giovanni Grasso querelato da Angelo Riccaboni

Leggeuguale

Il rettore Riccaboni querela il professor Grasso
La redazione de ilcittadinoonline.it esprime solidarietà al docente

Redazione de “Il Cittadino online”. «E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani». L’estratto dell’editoriale del 6 marzo scorso, a firma del direttore Raffaella Zelia Ruscitto riportava già la notizia. Il professor Giovanni Grasso è stato querelato dal rettore Angelo Riccaboni. Oggi (5 aprile) la notizia è passata su “Il Mondo”.

«Chi è Giovanni Grasso?» – scrive il settimanale che, precisa, non ha ancora avuto conferma dell’azione legale intrapresa ai danni del docente da parte del Rettore – «Ordinario di lungo corso a medicina, il docente da alcuni anni dà vita a un blog fatto di numeri, analisi, forum di discussione, controinformazione il cui titolo è chiaro: Il senso della misura (per una nuova università a Siena). Inutile dire quanto sia seguito, anche a livello nazionale, il sito che guarda, e non dal buco della serratura, l’ateneo più disastrato d’Italia. Quella malandata piccola Oxford dai bilanci in rosso, dove le assunzioni di personale con appoggi sindacali o professori con agganci politici erano all’ordine del giorno. Alcuni ex vertici sono oggi coinvolti in inchieste e processi. Un panorama non proprio idilliaco, di cui Grasso ha dato sempre conto. E preso spesso posizione contro rettori che si chiamavano Piero Tosi o Luigi Berlinguer. Insomma, gente con un certo standing. Perché la denuncia? Oggetto è un articolo di metà febbraio in cui Grasso chiedeva “l’interdizione di Riccaboni dalla carica”, dopo un suo ennesimo tentativo di negare quanto auspicato dai revisori dei conti: il commissariamento dell’ateneo. La mossa del magnifico appare improvvida. I conti a Siena sono ancora fuori controllo, il piano di risanamento sembra inefficace, le vendite di immobili sul binario morto. Non sarebbe meglio dare risposte a questa serie di problemi? Grasso non si fermerà nell’azione di denuncia. Anzi, potrebbe addirittura diventare la bandiera di quanti, studenti, ricercatori o professori, in tutte le 90 università d’Italia si battono ogni giorno per fare pulizia. Contro la casta dei baroni e i loro trucchi nei concorsi, i nepotismi, i magnifici sempre in proroga.»

Insomma, a dare come a ricevere queste notizie, prende, sinceramente, un certo sconforto. Le azioni legali, da parte di chi, in prima persona dovrebbe rispondere pubblicamente di quanto fatto a capo di una istituzione pubblica, divengono elemento di ulteriore indignazione. Mostrare i pugni, intimidire chi la pensa diversamente, o anche contrasta con durezza un operato ritenuto inadeguato o peggio eventualmente scorreto, è la via meno “opportuna” che un rappresentante di ente pubblico possa prendere. Perché, invece, non scegliere un confronto aperto, sui numeri, sulle vicende indicate, sui passaggi programmati, che punti alla chiarezza e alla trasparenza? Perchè non farsi muovere da un profondo senso di umiltà e valutare eventuali suggerimenti dati da chi, invece di genuflettersi al ruolo, ha il coraggio di indicare gli errori e, magari, proporre percorsi di risanamento dei bilanci “non correttamente considerati”?

La redazione de ilcittadinoonline.it esprime solidarietà al professor Giovanni Grasso, i cui contributi all’informazione sono stati spesso accolti nelle sue pagine e assicura il suo sostegno fattivo a diffondere gli esiti di questa azione giudiziaria.

Mentre l’Ateneo con il buco resta graniticamente indifferente a quanto gli accade dentro, la cultura colpevolmente tace

Ateneo-con-buco

Dell’editoriale de “il Cittadino Online” si riportano i brani riguardanti l’università di Siena e il link all’articolo integrale.

La resurrezione: un atto rivoluzionario! (da: il Cittadino Online, 30 marzo 2013)

Raffaella Zelia Ruscitto (Editoriale). (…) Tra chi ha paura di perdere quello che ha conquistato, chi non vuole scendere dal trono su cui è stato messo, nonostante le manifeste incapacità, e chi proprio non se la sente di esporsi in prima persona per semplice vigliaccheria, le cose non sono cambiate. Cambiano, eccome, solo per chi, in queste ore, ha perso il lavoro e, con esso, la certezza di un domani sereno. Penso ai dipendenti della Cooperativa “Solidarietà” che non sono più alle dipendenze dell’Università di Siena. Mentre “l’Ateneo con il buco intorno” resta graniticamente indifferente a quanto gli accade dentro e intorno, c’è chi sta già pagando sulla propria pelle per gli errori altrui. E la cultura, quella che dovrebbe illuminare gli animi, renderli nobili e lungimiranti (quasi profetici) colpevolmente continua a tacere. Si organizzano incontri dedicati alla memoria del professor Tabucchi o del professor Calabrese (degni di considerazione, per carità!)… ma nessuno pensa a dare forma a qualche iniziativa concreta e duratura per far rivivere la memoria di un passato di lotta sociale, di conquista dei diritti, di concetti fragili quanto preziosi ma difficili da sostenere come uguaglianza, diritto, rispetto, responsabilità, onestà, impegno civile. Pare che il tempo dei docenti universitari che abbandonano le cattedre per andare a fare i partigiani, sia definitivamente tramontato. Adesso le cattedre si lasciano per motivi ben più futili e meglio remunerati.

E quelli che invece, tenacemente, conservano il loro pensiero libero? Messi a tacere dalla paura o da un triste senso d’ineluttabile fallimento? Accerchiati da una lobby senza scrupoli? Forse. Il silenzio difficilmente dà spiegazioni. Orfani di intellettuali, andiamo ormai a tentoni, confusi da una politica allo sbando: cieca, sorda e priva di ogni logica. Interessata solo a mantenere i suoi privilegi. (…) Cosa aggiungere ad un quadro politico, sociale ed economico così avvilente? Sperare. Ancora sperare in un cambio di passo. In un sincero e profondo desiderio di cambiare radicalmente il pensiero sociale al punto di mutare l’asse del potere che ancora non si arrende alla sua fine. Sperare in un anelito rivoluzionario che, dal basso, rompa gli indugi e metta a nudo quella politica che si trastulla ancora in giochi di palazzo ormai fuori tempo.

La resurrezione è anche questo: opporsi alla morte (della carne come dello spirito) credo che sia il più rivoluzionario degli atti!