Siena, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente

Altan-erroriDopo l’ultimo episodio della saga di Banca MPS, dopo la requisitoria  del pm Nastasi (il 5 luglio scorso, di cui nessuno ha parlato) nel processo per il dissesto da 270milioni di euro nell’Ateneo senese, dopo l’elezione del nuovo rettore (sostenuto dal grande vecchio), dopo la condanna di Aldo Berlinguer da parte della Corte dei Conti di Firenze, in attesa del rinvio a giudizio del Sindaco, torna di attualità questo efficacissimo articolo di Marco Sbarra su Siena.

Dal Monte a Monte Pio: la legge dell’omertà vince (Da: il Cittadino online, 30 giugno 2016)

Marco Sbarra. Ho letto il suo editoriale «“Siena felix”, perduta per sempre» tutto d’un fiato, direttrice Ruscitto, e alla fine sono stato colto da un sentimento di costernazione mista a indignazione. Come è potuto accadere che la grande Siena, città di nobili tradizioni, culla di straordinarie attività artistiche e culturali e sede di una banca prestigiosa, sia caduta oggi in un vortice di inimmaginabile decadenza? La città del Monte, osservata dall’esterno, pare immersa in un tragico incubo, nel quale un Grande Fratello rapisce l’anima e il pensiero dei suoi abitanti e li tiene sotto stretto controllo, grazie ad una propaganda capillare e a persuasivi sistemi di convincimento. Si intuisce la presenza di una ragnatela invisibile che tutto avvolge e sopisce, l’esistenza di un copione già scritto che tutti (o quasi) osservano pedissequamente.

No, non siamo certamente in presenza di un sistema mafioso in senso stretto e, grazie a Dio, le lupare si vedono solo nei film. A Siena però non mancano elementi inquietanti quali l’assoluta segretezza che ancora circonda snodi decisivi della vicenda Monte e l’omertà che regna nella società civile. Addirittura prende sempre più corpo l’ipotesi terribile che l’affaire Antonveneta abbia partorito un omicidio. Diventa infatti sempre più difficile negare che la sera del 6 marzo 2013 sia stata tappata la bocca a una persona che era ai vertici del Monte dei Paschi e che aveva manifestato l’intenzione di parlare con i magistrati nel corso dell’indagine sull’acquisizione di Antonveneta. Troppe evidenze ormai costringono a prendere atto che la verità ufficiale fa acqua da tutte le parti.

Cara Direttrice Ruscitto, no, non vi potrà mai essere alcun rinnovamento a Siena, né una fondata speranza di arrivare a quelle certezze che sole potrebbero far cambiare colore all’orizzonte. L’esito della storia è già scritto: nessuno di coloro che hanno provocato lo tsunami che si è abbattuto sulla città, nemmeno i caporali che hanno eseguito gli ordini, risponderanno delle loro colpe. Perché Siena è avvolta nell’omertà. Tanti conoscono come si sono svolti i fatti, molti sono in possesso delle prove che condannerebbero i responsabili delle scelleratezze compiute, ma tutti si sono dati la consegna del silenzio. Nemmeno la drammaticità della vicenda Antonveneta, archetipo emblematico del Sistema Siena, è riuscita a scuotere le coscienze dei senesi. Solo pochissime persone si sono esposte pubblicamente per reclamare la verità sulle vicende vissute, nessuna terra bruciata è stata fatta davanti ai responsabili del fallimento.

Già, ma quanti uomini liberi vivono a Siena, capaci di resistere alle lusinghe e alle pressioni di un sistema che godeva di flussi finanziari immensi provenienti dal Monte? Pochi, pochi davvero, se rapportati alla moltitudine di coloro che hanno accettato il compromesso con il potere, condannandosi così, per paura e interessi di bottega, ad un silenzio imbarazzante. Credo che solo a Siena sia potuto accadere di assistere ad uno spettacolo indegno come il rinnovo della fiducia alla formazione politica prima responsabile dello sfascio, completato con la chicca finale dell’operazione proditoria portata a termine dalle quinte colonne della maggioranza, che hanno falsato le intenzioni di voto.

Nemmeno la tragedia del Vicolo di Monte Pio ha scosso dal torpore i senesi, che si sono ben guardati, a parte poche decine di persone, dal manifestare solidarietà e vicinanza alla moglie di David e alla sua famiglia, lasciate sole dai tanti falsi amici. Solo uno è rimasto, come amaramente confessato dalla signora Tognazzi. Per cui i boiardi della vecchia nomenklatura di Siena possono continuare, con la consueta sicumera e tracotanza, a tirare le fila del governo della città. Parole come amor proprio, dignità, coerenza sono sparite, sostituite da vocaboli come cortigianeria, pavidità e vile opportunismo.

Per fortuna a tenere alto l’onore della Città rimane nella società civile e politica una pattuglia di persone libere che non si cura di essere emarginata e soggetta a intimidazioni da parte del Sistema e fa sentire forte la sua voce. L’opposizione continua a rimanere ostaggio di una maggioranza delegittimata e non riesce a incidere efficacemente. Prenda esempio dall’ex consigliere dottor Neri e si dimetta in blocco, denunciando l’illegittimità politica e morale di Valentini e compagni. Lavorare fianco a fianco con la parte politica responsabile della vicenda Monte, intrattenere rapporti con quegli esponenti politici che hanno certificato nero su bianco che a decidere la strategia del Monte non erano Mussari, né tantomeno Vigni o Mancini, ma i loro maggiorenti di Roma, significa legittimare la realtà di una banca importante come il Monte governata non dal suo Consiglio di Amministrazione, ma da un partito. Pare incredibile, ma è successo davvero. Fa sorridere amaramente che ci si lasci andare a scazzottate per qualche diatriba paliesca, mentre si assiste senza muovere un dito al sacco della città. Mysteria senensis… E il grande Fratello continua a tessere la tela intricata che ammanta e comprime.

Sì lo so, viene facile obiettare a chi scrive di voler dare lezioni senza titolo e di offendere i senesi. È vero, io non ho alcuna particolare credenziale, ma nemmeno l’attitudine a fare il professorino saccente. Mi limito a constatare la realtà di una città come Siena che, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente. E ciò mi riempie di tristezza e sdegno. Passare alla storia come moralmente responsabili per aver permesso il sacco di Siena credo che non faccia piacere ai suoi cittadini.

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