Alcune geniali azioni di Angelo Riccaboni per il risanamento dell’Ateneo senese

Marco Sbarra. Caro Professor Grasso, vorrei esprimerle il mio dispiacere per l’esito del processo e la speranza che quello di secondo grado possa essere a Lei favorevole.

Ora il professor Riccaboni, dopo aver così bene operato nell’Università di Siena, avrà la possibilità di mettere in mostra le sue indubbie qualità manageriali nel governo del Monte. Finalmente, grazie alla sua riconosciuta indipendenza dal Sistema Siena – l’elemento magmatico che ha “liofilizzato” pure l’Università – la Città riavrà una banca pulita, efficiente e rispettosa dell’etica.

Coraggio Professore, tenga duro e continui ad esserci d’esempio come uomo libero e coraggioso.

Rabbi Jaqov Jizchaq. C’è sicuramente l’esigenza di fare luce sul passato, ma ancor più pressante è l’esigenza di “fare luce” sul futuro. I dati parlano chiaro: i docenti di ruolo oggi sono poco più di 600, dunque perdita di 400 docenti su 1.000 a casaccio e smantellamento di intere aree scientifiche solamente a causa dell’anagrafe: anzi, chi meno mangiò al tempo delle abbuffate, quello risulta adesso più penalizzato. Anche chi dice che il numero è quello “giusto” per un piccolo ateneo, dovrebbe spiegare “giusto” per cosa, giacché si tratta semplicemente di quelli che non sono andati in pensione, senza dunque particolari affinità, che non siano quelle anagrafiche. Chi, sovente per puro caso, è sopravvissuto al terremoto, ha maturato un’insana idea di predestinazione e di onnipotenza, ritenendosi talvolta autorizzato a calpestare la dignità altrui.

E poi ci si dovrebbe chiedere se nella cornice della politica universitaria oramai consolidatasi, a prescindere dal colore dei governi (prossimo ministro: Superciuk, l’eroe dei fumetti che rubava ai poveri per donare ai ricchi), un “piccolo ateneo” povero ha una qualche possibilità di sopravvivenza, insistendo in un territorio dove nel raggio di cinquanta chilometri vi sono altri due grandi atenei ricchi. Dopo la débacle della perdita del 40% dei docenti, il reclutamento è ripreso a scartamento ridotto (non al livello di oltre il 50% come nei grandi atenei finanziariamente “virtuosi”, a causa del gravame dei debiti che ancora pesano su Siena). E poi in quali settori? Ci sono le emergenze, e poi c’è semplicemente la legge del più forte e la lotta per la vita, come Tarzan nella giungla.

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Siena, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente

Altan-erroriDopo l’ultimo episodio della saga di Banca MPS, dopo la requisitoria  del pm Nastasi (il 5 luglio scorso, di cui nessuno ha parlato) nel processo per il dissesto da 270milioni di euro nell’Ateneo senese, dopo l’elezione del nuovo rettore (sostenuto dal grande vecchio), dopo la condanna di Aldo Berlinguer da parte della Corte dei Conti di Firenze, in attesa del rinvio a giudizio del Sindaco, torna di attualità questo efficacissimo articolo di Marco Sbarra su Siena.

Dal Monte a Monte Pio: la legge dell’omertà vince (Da: il Cittadino online, 30 giugno 2016)

Marco Sbarra. Ho letto il suo editoriale «“Siena felix”, perduta per sempre» tutto d’un fiato, direttrice Ruscitto, e alla fine sono stato colto da un sentimento di costernazione mista a indignazione. Come è potuto accadere che la grande Siena, città di nobili tradizioni, culla di straordinarie attività artistiche e culturali e sede di una banca prestigiosa, sia caduta oggi in un vortice di inimmaginabile decadenza? La città del Monte, osservata dall’esterno, pare immersa in un tragico incubo, nel quale un Grande Fratello rapisce l’anima e il pensiero dei suoi abitanti e li tiene sotto stretto controllo, grazie ad una propaganda capillare e a persuasivi sistemi di convincimento. Si intuisce la presenza di una ragnatela invisibile che tutto avvolge e sopisce, l’esistenza di un copione già scritto che tutti (o quasi) osservano pedissequamente.

No, non siamo certamente in presenza di un sistema mafioso in senso stretto e, grazie a Dio, le lupare si vedono solo nei film. A Siena però non mancano elementi inquietanti quali l’assoluta segretezza che ancora circonda snodi decisivi della vicenda Monte e l’omertà che regna nella società civile. Addirittura prende sempre più corpo l’ipotesi terribile che l’affaire Antonveneta abbia partorito un omicidio. Diventa infatti sempre più difficile negare che la sera del 6 marzo 2013 sia stata tappata la bocca a una persona che era ai vertici del Monte dei Paschi e che aveva manifestato l’intenzione di parlare con i magistrati nel corso dell’indagine sull’acquisizione di Antonveneta. Troppe evidenze ormai costringono a prendere atto che la verità ufficiale fa acqua da tutte le parti.

Cara Direttrice Ruscitto, no, non vi potrà mai essere alcun rinnovamento a Siena, né una fondata speranza di arrivare a quelle certezze che sole potrebbero far cambiare colore all’orizzonte. L’esito della storia è già scritto: nessuno di coloro che hanno provocato lo tsunami che si è abbattuto sulla città, nemmeno i caporali che hanno eseguito gli ordini, risponderanno delle loro colpe. Perché Siena è avvolta nell’omertà. Tanti conoscono come si sono svolti i fatti, molti sono in possesso delle prove che condannerebbero i responsabili delle scelleratezze compiute, ma tutti si sono dati la consegna del silenzio. Nemmeno la drammaticità della vicenda Antonveneta, archetipo emblematico del Sistema Siena, è riuscita a scuotere le coscienze dei senesi. Solo pochissime persone si sono esposte pubblicamente per reclamare la verità sulle vicende vissute, nessuna terra bruciata è stata fatta davanti ai responsabili del fallimento.

Già, ma quanti uomini liberi vivono a Siena, capaci di resistere alle lusinghe e alle pressioni di un sistema che godeva di flussi finanziari immensi provenienti dal Monte? Pochi, pochi davvero, se rapportati alla moltitudine di coloro che hanno accettato il compromesso con il potere, condannandosi così, per paura e interessi di bottega, ad un silenzio imbarazzante. Credo che solo a Siena sia potuto accadere di assistere ad uno spettacolo indegno come il rinnovo della fiducia alla formazione politica prima responsabile dello sfascio, completato con la chicca finale dell’operazione proditoria portata a termine dalle quinte colonne della maggioranza, che hanno falsato le intenzioni di voto.

Nemmeno la tragedia del Vicolo di Monte Pio ha scosso dal torpore i senesi, che si sono ben guardati, a parte poche decine di persone, dal manifestare solidarietà e vicinanza alla moglie di David e alla sua famiglia, lasciate sole dai tanti falsi amici. Solo uno è rimasto, come amaramente confessato dalla signora Tognazzi. Per cui i boiardi della vecchia nomenklatura di Siena possono continuare, con la consueta sicumera e tracotanza, a tirare le fila del governo della città. Parole come amor proprio, dignità, coerenza sono sparite, sostituite da vocaboli come cortigianeria, pavidità e vile opportunismo.

Per fortuna a tenere alto l’onore della Città rimane nella società civile e politica una pattuglia di persone libere che non si cura di essere emarginata e soggetta a intimidazioni da parte del Sistema e fa sentire forte la sua voce. L’opposizione continua a rimanere ostaggio di una maggioranza delegittimata e non riesce a incidere efficacemente. Prenda esempio dall’ex consigliere dottor Neri e si dimetta in blocco, denunciando l’illegittimità politica e morale di Valentini e compagni. Lavorare fianco a fianco con la parte politica responsabile della vicenda Monte, intrattenere rapporti con quegli esponenti politici che hanno certificato nero su bianco che a decidere la strategia del Monte non erano Mussari, né tantomeno Vigni o Mancini, ma i loro maggiorenti di Roma, significa legittimare la realtà di una banca importante come il Monte governata non dal suo Consiglio di Amministrazione, ma da un partito. Pare incredibile, ma è successo davvero. Fa sorridere amaramente che ci si lasci andare a scazzottate per qualche diatriba paliesca, mentre si assiste senza muovere un dito al sacco della città. Mysteria senensis… E il grande Fratello continua a tessere la tela intricata che ammanta e comprime.

Sì lo so, viene facile obiettare a chi scrive di voler dare lezioni senza titolo e di offendere i senesi. È vero, io non ho alcuna particolare credenziale, ma nemmeno l’attitudine a fare il professorino saccente. Mi limito a constatare la realtà di una città come Siena che, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente. E ciò mi riempie di tristezza e sdegno. Passare alla storia come moralmente responsabili per aver permesso il sacco di Siena credo che non faccia piacere ai suoi cittadini.

Intervento di Marco Sbarra su Siena, l’Ateneo, la Banca, la politica e i blogger non allineati

Tela-ragnoNella città di Siena la verità non trova dimora (da: il Cittadino online, 7 giugno 2016)
Dall’Università alla politica, dallo sport al Monte dei Paschi, un unico credo: la verità è ciò che fa comodo a me

Marco Sbarra. Esiste un problema di verità. La direttrice del Cittadino online Raffaella Ruscitto nell’intervista rilasciata a Radio Siena Tv sulle elezioni del prossimo Rettore dell’Università di Siena ha centrato il problema. Secondo il dizionario di filosofia Treccani verità è “Carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principi dati o a una realtà obiettiva, e, in particolare, ciò che è vero in senso assoluto”. Quindi, l’assolutezza, la validità erga omnes è un suo carattere imprescindibile e, per essere tale, deve trovare riscontro esatto con la realtà oggettiva, verificabile da tutti. E qui cominciano i problemi per coloro che svolgono un’attività pubblica o di servizio nei confronti della comunità per conseguire il famoso bene comune. La verità infatti ha il potere di delegittimare colui che mente, chi vuole far credere il contrario di ciò che è scritto nei fatti e nelle cose. È evidente perciò che per i mariuoli e gli affabulatori la prima regola da seguire è il cercare di celare la verità o quantomeno di offuscarla ed inquinarla.

Sui conti dell’Università di Siena siamo in presenza di due tesi contrapposte. La prima, quella del Rettore uscente Riccaboni, si scioglie in un panegirico dell’Ateneo, presentando un bilancio che farebbe invidia a quello del Monte. Il Professor Grasso invece contesta quei numeri sulla base di dati accertabili oggettivamente e descrive una situazione assai più precaria, dando del Pinocchio al primo. Essendo la verità una, chi dei due è un emerito bugiardo? Io non ho il piacere di frequentare né l’uno né l’altro, ma pur basandomi su una conoscenza indiretta delle fonti, metterei la mano sul fuoco sull’attendibilità di quanto asserito dal Professor Grasso. A prescindere dalle convinzioni personali, non si può non ammirare e stimare una persona che ha il coraggio di battersi a testa alta, contro personaggi che hanno alle spalle un potere soverchiante, con le sole armi della verità e della coerenza.

Sul ruolo preponderante della politica a Siena mi sono espresso più volte. C’è un dominus assoluto, perno di un sistema che tutti sapevano malato ex origine, ma che per varie convenienze è stato lasciato prosperare a vantaggio di un’oligarchia sfrenata e ingorda. Vergognosamente, è ancora in sella pur avendo dato prova di essere preda di uno stato ossessivo compulsivo di potere capace di ridurre in macerie tutta una Città. La verità sul Monte poi è ben lungi dall’essere stata svelata. Benché si ripeta regolarmente che i suoi bilanci sono a prova di bomba, quando ci mette il naso la Magistratura saltano sempre fuori degli altarini. Il che mostra quanto il controllo di Bankitalia e Consob sia stato lasso. Il perché è presto detto: i primi gruppi bancari italiani controllano quello che dovrebbe essere il loro controllore, il quale quando si tratta di sanzionare gli istituti minori trova gli strumenti correttivi necessari, financo il commissariamento, mentre quando ha davanti una “crisetta” come quella del Monte alza le mani indifeso, chiedendo più poteri. E ci stupiamo allora se Visco fa finta di credere alla favola che a Siena le mamme sussurrano ai bimbi? Sì, quella che narra dei documenti misteriosi del Monte altrettanto misteriosamente eclissatisi in una sconosciuta cassaforte e poi miracolosamente ritrovati dopo mesi e mesi di incessanti ricerche in quella stessa cassaforte occulta che era sotto gli occhi di tutti?

Rivolgo un riconoscente ringraziamento a tutti quegli uomini e a quelle donne che tengono viva a Siena la speranza in un domani migliore. Ammiro il coraggio e l’intraprendenza con cui combattono contro il Sistema perverso che ancora governa la Città, non avendo altro scudo che la forza dei loro ideali di persone libere. Ora ricorderò coloro che seguo più da vicino, scusandomi con altri che meriterebbero la citazione ma che io non conosco.

Vorrei partire da Alessandra Berti, colonna insostituibile del Cittadino online, che ho avuto l’onore di conoscere personalmente così da apprezzarne la sincerità d’intenti e la ferma indipendenza. Cara Alessandra, sono passati ormai quattro anni dalla pubblicazione del pezzo “Il tempo di una firma”, primo atto di un percorso che mi ha grandemente arricchito, permettendomi un confronto “franco”, a tu per tu, con il Monte. Questo lo devo a te, grazie di cuore.

Della direttrice Raffaella Zelia Ruscitto conosciamo tutti non solo la competenza, ma anche l’appassionata opera di sensibilizzazione sui problemi della città, svolta senza sconti a nessuno. Il giornale è diventato un punto di riferimento per coloro che vogliono rimanere liberi, pubblicando notizie e commenti puntuali, che hanno gettato un fascio di luce rivelatore dello stato dell’arte senese.

Rivolgo i miei sentimenti di stima e ammirazione alle seguenti persone, in ordine rigorosamente alfabetico:

Ascheri professor Raffaele, curatore del blog “Eretico di Siena”, che sa colpire in modo fulminante, senza mai “ravvedersi”, l’ortodossia imperante a Siena, la quale non riesce a batterlo neppure nelle aule di giustizia, lì dove regna il Superavvocato De Mossi, che non merita certamente “Zero in condotta”;

Grasso professor Giovanni, che dalle pagine del suo blog “Il Senso della Misura” mena fendenti da paura a quei baroni parrucconi che si travestono da innovatori del sapere e invece sanno rimediare solo figure barbine;

Muzzi Federico, “Il Santo di Siena”, che non risparmia strali a pavidi e voltagabbana. Misericordiosamente si è ritagliato il compito di mettere sotto la sua speciale protezione il parroco del Palazzo Comunale, il “mitico Don Brunetto”, che quando si alza il mattino prega il Padreterno di essere risparmiato dagli Editoriali del Semper Fidelis;

Regina Carlo, di cui si dice sia un pericoloso “Bastardo Senza Gloria”. Io non posso dire che tipo sia, ma di sicuro sa mostrare gli attributi giusti e una vivace acutezza. Se a lui si aggiungessero anche solo otto uomini di pari valore, le “forze di occupazione” di Siena non avrebbero scampo e firmerebbero la loro resa.

A margine del tentativo di Berlinguer e Tosi di far eleggere un loro uomo alla guida dell’Ateneo senese

Luigi Berlinguer e Piero Tosi

Luigi Berlinguer e Piero Tosi

Frati e Petraglia

Frati e Petraglia

Marco Sbarra. Ai tempi d’oro del blocco comunista sovietico molti occidentali e tanti poveri disgraziati che erano costretti a vivere in quel sistema criminale erano convinti che solo una guerra avrebbe potuto liberare quel “paradiso” decantato a lungo anche dai nostri sinistri. Grazie a Dio, ciò non è stato necessario.
A Siena invece una guerra tragica c’è stata, eppure il Sistema che l’ha dichiarata e combattuta contro la cittadinanza conserva intatto il suo potere. Il Soviet di Siena dunque incredibilmente è sopravvissuto alla casa madre targata URSS.
Le macerie dell’Università, della Fondazione, della Banca e di tutto il suo indotto stanno ancora fumando, ma l’intreccio inverecondo che ha provocato tante “vittime” è ancora saldo al comando. Se nemmeno una guerra è riuscita a liberare Siena, vuol dire che il Sistema è irriformabile per via umana. Evidentemente tanti, troppi senesi tra le varie virtù di cui sono provvisti, non fanno bella mostra di quelle della fierezza e dell’indipendenza. Aspettiamo dunque pazienti e preghiamo perché intervenga la Provvidenza.
Perdio, se è riuscita a far crollare l’Unione Sovietica senza bisogno di un solo missile, ci sono buone speranze che anche a Siena arrivi la liberazione e la cacciata di quella masnada di uomini senza onore e dignità che trattano la Città come Cosa loro.

Dopo l’intervista a Grasso, appare chiaro perché il Rettore Riccaboni eviti come la peste un contraddittorio con lui

Altan eticaRingrazio di cuore Marco Sbarra per il gentile commento che ha postato alla mia intervista sui bilanci imbellettati dell’Ateneo senese.

Marco Sbarra. Caro Professor Grasso, mi spieghi un po’ una cosa, visto che di numeri Lei se ne intende.
Forse a Siena non valgono le normali regole per la redazione dei bilanci? No, perché quelli dell’Università, come dai dati precisi e implacabili da Lei forniti, sono allegramente addomesticati, ma pure quelli del Monte sembrerebbero attingere un tantinello alla finanza creativa, come da varie ed autorevoli fonti si afferma. Visto che il Professore è in pensione, perché dottor Viola non nominarlo revisore dei conti della banca? Senza forse, certe remunerazioni principesche, a prescindere dai risultati ottenuti, difficilmente potrebbero essere incamerate, ma il Monte senz’altro ne guadagnerebbe, anche come immagine.
Dopo la sua intervista, appare chiaro perché il Magnifico Rettore Riccaboni eviti come la peste un contraddittorio con Lei. Certamente non fa una gran bella figura, ma troverà il modo di consolarsi con le pacche sulle spalle che riceverà dal cerchio aggrovigliato che ancora ha l’ardire di esistere.
Io la ringrazio di cuore Professore, per la sua incessante battaglia, in primis morale, contro il potere arrogante e indecente che ha soggiogato Siena, e per il suo coraggio nel denunciare personalmente le “Imprese” dei suoi rappresentanti.
La verità è un’arma formidabile e chi ha il coraggio di manifestarla pubblicamente compie un’opera fondamentale: quella di impedire la dittatura dell’ingiustizia e del pensiero unico.

«Caro Rettore se ha un minimo di dignità deve accettare il contraddittorio con il Professor Grasso sul risanamento dell’Ateneo senese»

MoscaMassimoMarco Sbarra. Mi scusi Rettore Riccaboni, ma se «la situazione era non al limite del collasso ma dentro al collasso» alla fine del 2012, la colpa era forse di chi abbaiava alla luna o piuttosto di chi ricopriva la carica di Rettore? Se non vado errato è Lei dal 2010 il dominus dell’Università di Siena. Quindi prima avrebbe contribuito allo sfascio dell’Ateneo e poi sarebbe stato l’autore di un vero e proprio miracolo di resurrezione. Se così è, credo che non avrà problemi a magnificare e provare le sue doti di grande taumaturgo in un pubblico confronto con il Professor Grasso. Mi raccomando però, sia clemente con lui…
Lei afferma di essere sempre stato molto prudente, di aver dovuto sopportare stoicamente strumentalizzazioni e pressioni, ma la realtà è che i conti erano fuori controllo, tanto è vero che deve ammettere, obtorto collo, che i revisori avrebbero chiesto il commissariamento se fosse stato previsto dalla legge.
Sinceramente dalla sua intervista, oltre che un malcelato tentativo di svicolamento, traspare un alto tasso di arroganza, tipica dei rappresentanti del Sistema Siena “benemerito”. Che ci vuole a ribaltare una situazione che brucia; basta deviare l’attenzione dai veri problemi per focalizzarla sulle presunte colpe del branco dei cani rabbiosi, che strumentalizzerebbero la vicenda inventandosi magagne inesistenti.
Ma questo giochetto Professor Riccaboni, ormai non rende più. Forse in quel di Siena voi maggiorenti siete abituati a non dover rendere conto delle vostre azioni, pensando che basti “ringhiare” per mantenere l’impunità e la rispettabilità. Ma dovete mettervi in testa che il tempo dei cortigiani di corte è finito e che patetico è il tentativo di arrampicarsi sugli specchi, di rivendicare meriti e virtù inesistenti a beneficio degli allocchi.
Caro Rettore, se ha un minimo di dignità deve accettare la sfida lanciatale dal Professor Grasso, e deve dimostrare in contraddittorio la bontà del suo risanamento. Tenendo sempre ben a mente che i bilanci vanno certificati e a volte non basta nemmeno quello per garantirne la veridicità. Quelli del Monte ne sanno qualcosa…

C’è, a Siena, un giornalista, un blog, una TV che voglia organizzare un confronto sul risanamento dell’Ateneo senese?

Can che abbaia non morde?

Can che abbaia non morde?

Scrive Marco Sbarra, commentando l’intervista a Riccaboni e la mia richiesta di un pubblico confronto sul risanamento dei conti dell’Ateneo senese: «Il professor Riccaboni dice che a Siena cani rabbiosi abbaiano contro le persone che operano per il bene della Città.
Il professo Riccaboni è uomo d’onore, per cui non potrà non accettare la sfida a duello lanciatagli dal professor Grasso. Aspetto con ansia la fissazione della data e l’individuazione del campo neutro dove si svolgerà la singolar tenzone sotto la supervisione di un arbitro imparziale.
Qualcuno avanza il sospetto che il magnifico rettore prudentemente diserterà l’incontro? Non credo sia possibile: ciò significherebbe che Il professor Riccaboni, che è uomo d’onore, ha qualche scheletro negli armadi dell’Università ed è uomo vile. Suvvia…
Se poi a Siena esistessero TV libere e indipendenti farebbero a gara per organizzare e trasmettere – in diretta – un tale avvenimento.»
Di seguito la trascrizione integrale della prima parte dell’intervista di Daniele Magrini ad Angelo Riccaboni (Radio Siena TVdi Sabato, 19 marzo 2016).

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Magrini. Iniziamo dai conti! Vorrei, però, cercare di mettere a punto alcune cose che continuano a far dire : “Ma no guarda quello che dice Riccaboni non va bene”. Per esempio il risanamento. Nel 2013 in occasione del varo del bilancio di previsione i sindaci revisori non firmarono il bilancio e dissero addirittura: “ci vuole il commissariamento”. Che cosa è successo dal 2013 in poi per l’inversione di tendenza? La seconda domanda è: va bene risanamento, però 500 professori sono andati via pensionati, prepensionati ecc., il blocco del turnover, molti corsi che sono stati cassati… Come dire, è un risanamento che è costato tanto! Partiamo da qui.

Riccaboni. Partiamo da ieri, ero al Ministero e c’era il Direttore generale attuale che diceva: “nessuno avrebbe scommesso che l’Università di Siena si sarebbe sollevata”. Quindi, o si capisce che la situazione era non al limite del collasso ma dentro al collasso, o è inutile fare alcune riflessioni…

Magrini. Quant’erano le cifre? Ricordiamolo.

Riccaboni. Ma, ci sono stati degli anni in cui il disavanzo di competenza è stato dell’ordine di decine e decine di milioni di euro; quindi parliamo di una cosa gravissima. Poi vorrei ricordare che non conta soltanto la parte finanziaria, conta tutta una serie di fenomeni che avvengono intorno e dentro l’Università, che fanno collassare l’Università non tanto nella parte finanziaria, che pure è importante, ma mille altre pressioni, mille altre questioni. Infatti, ho sempre detto che ci sono stati tre assi fondamentali: il risanamento finanziario che è stato veramente importante e ora entriamo nel dettaglio; lo sviluppo, infatti in questi mesi stiamo raccogliendo anche i semi che abbiamo gettato in questi anni; e poi non crollare, qualcuno oggi parla tanto di resilienza, cioè voglio dire sarebbe stato molto facile… Ci sono stati dei momenti in cui, col direttore amministrativo, che io ringrazio ancora una volta, Ines Fabbro, veramente ci siamo trovati molto soli e siamo riusciti a resistere rispetto a delle pressioni fortissime perché c’erano richieste di approfondimenti, indagini in corso, interrogazioni, questioni, vertenze sindacali… Allora non crollare – e questa è una grande lezione che ho imparato – è forse più importante del risanamento finanziario perché ci vuole forza, tranquillità, serenità, consapevolezza che ci si può fare. Quindi, questo è il punto; se non partiamo da questo, tutto il resto fa ridere. Passiamo alle strumentalizzazioni che ora tu dicevi.

Magrini. No, sono sottolineature, non strumentalizzazioni…

Riccaboni. No! No! Sono strumentalizzazioni! Allora, diciamo che se in questa città si continua a dare retta a qualcuno che abbaia giusto perché gli dispiace che le cose vadano bene, non è il percorso migliore per uscire dalla situazione in cui siamo. Quindi, chi abbaia, lasciamolo dove abbaia! La questione si risolve in pochi secondi. Parliamo di fine 2012, quindi ancora la situazione molto difficile. Parliamo di revisori appena entrati; di un bilancio di previsione che, questo lo sanno tutti, presenta sempre risultati peggiori di quello consuntivo, perché, specialmente nella nostra gestione, siamo sempre molto prudenti. Quindi è ovvio, non è una cosa strana, è normale che, in una situazione pesante dal punto di vista finanziario, com’era ancora allora, oltretutto essendo un bilancio di previsione era anche particolarmente pesante (perché molto prudenti noi lo siamo sempre stati), i revisori appena entrati – sottolineiamo questo punto – si trovano ad essere nel caso più difficile d’Italia: Siena. Voi cosa avreste fatto? Cioè, avreste dato segnali di positività? Uno sta molto attento! Quindi, questi signori, anche qui per favore evitiamo di abbaiare, non dissero richiesta di commissariamento, perché non c’è la legge sul commissariamento, neanche adesso; auspicavano che fosse approvata questa norma che poteva dare, forse col commissariamento, una soluzione. Ma i criteri per il commissariamento non c’erano.

Magrini. E come siete usciti voi da quella fase?

Riccaboni. Quindi parliamo di un’altra cosa! Perché poi nel 2013 e nel 2014 il bilancio ha presentato un risultato positivo per 9 milioni e 10 milioni. E direi che anche, comunque, nel 2012 il consuntivo presentava una perdita ma non eccessiva! Come ne siamo usciti? Come si deve fare in questi casi: estrema attenzione alle spese, blocco del turnover, naturalmente, c’era un discorso di uscita da tutta una serie di situazioni – noi avevamo 8 corsi di studio fuori le mura – li abbiamo chiusi tutti quanti; siamo usciti da tutta una serie di locazioni… Quindi, insomma, tutto il pacchetto del buon risanamento che si insegna e noi l’abbiamo applicato qui e devo dire, questo va sottolineato, però, con il contributo, la pazienza, la motivazione di tutto il personale, sia quello amministrativo che quello docente siamo riusciti, con il contributo di tutti, a fare un miracolo. Questo è quello che c’è adesso, abbiamo sistemato tutto quanto; anche questo discorso dei 500, non è vero che sono 500 docenti (sono meno di 500); il rapporto, comunque, fra numero di docenti e numero di studenti a Siena è ancora più alto che in altri luoghi, forse avevamo troppi docenti, allora; la ristrutturazione dei corsi è stata fatta secondo la legge, quindi non è che abbiamo chiuso particolari corsi… Allora, si parlava di futuro va bene! Se, invece, si vuole strumentalizzare lasciamo le strumentalizzazioni ai blog, ai bar, ai corridoi… Non mi sembra…

Magrini. Però, sai, secondo me, è sempre molto utile parlare delle cose, perché, come dire se ti vengono poste delle domande, “come sei stato bravo a risanare l’Università” la gente che ci vede non ci crede. Se la dialettica è tale, ed è quindi feconda di una democrazia vivace, anche le voci contro devono avere ascolto e poi il rettore dice la sua, questo è il dialogo.

Riccaboni. Certo! Ma, infatti, come vedi, non mi sottraggo certo a… Anzi, devo dire che quello che è importante – anche questo vorrei che fosse chiaro a tutti – c’è il risanamento, però c’è stato anche il rilancio con le iniziative di sviluppo che voi avete visto, che tutti vedono; qui c’è stato il resistere alle pressioni. Ma tutto questo si trasforma in fiducia, si trasforma in reputazione. Io sono fra i rettori che sicuramente stanno lavorando per il confronto col governo su interventi sull’Università. Allora cosa vuol dire questo? Vuol dire che chi guida l’Università di Siena mentre all’inizio era visto come un paria, ti assicuro come un paria, le Istituzioni non ci volevano neanche parlare con me…

Magrini. Si diceva all’inizio che siccome ci fu l’inchiesta per il voto “truccato” che non riguardava te ma i membri della Commissione elettorale… invece, quell’inchiesta è finita?

Riccaboni. Ma certo! Fammi finire. Credo che sia molto importante sapere che chi guida l’Università di Siena ha una forte reputazione ed è attore a livello nazionale e internazionale su molti tavoli. E questo è dovuto al fatto che l’Università di Siena in questi anni ha fatto questo grande passaggio e quindi c’è una fiducia nei suoi confronti. L’inizio è stato tremendo, anche perché in maniera del tutto inopinata ci sono state delle segnalazione su cose che tutti sapevano che non erano vere; tutti sapevano che non c’era stato nessun broglio; tant’è che le indagini, proprio i verbali della sentenza con la quale non c’è stato il rinvio a giudizio per i membri della Commissione elettorale, i verbali dicono chiaramente che dopo alcune settimane era chiaro anche a loro che non c’era stato alcun broglio.

Magrini. Quindi c’è stato il decreto di archiviazione?

Riccaboni. Certo! Per quanto riguarda questa storia non c’è stato mai niente, mai alcuna cosa sostanziale. Poi ci sono piccoli aspetti formali che verranno risolti nelle prossime settimane… Ma dal punto di vista dei brogli, dal fatto che avessero votato persone che non avevano il diritto di votare, questo è stato dimostrato che non è successo.

Pubblicato anche da: “il Cittadino online” (23 marzo 2016) con il titolo: «Si può organizzare a Siena un incontro sul risanamento dell’Ateneo? Il professor Grasso lancia la sfida, all’indomani dell’intervista rilasciata dal rettore Angelo Riccaboni al giornalista Daniele Magrini».