C’è, a Siena, un giornalista, un blog, una TV che voglia organizzare un confronto sul risanamento dell’Ateneo senese?

Can che abbaia non morde?

Can che abbaia non morde?

Scrive Marco Sbarra, commentando l’intervista a Riccaboni e la mia richiesta di un pubblico confronto sul risanamento dei conti dell’Ateneo senese: «Il professor Riccaboni dice che a Siena cani rabbiosi abbaiano contro le persone che operano per il bene della Città.
Il professo Riccaboni è uomo d’onore, per cui non potrà non accettare la sfida a duello lanciatagli dal professor Grasso. Aspetto con ansia la fissazione della data e l’individuazione del campo neutro dove si svolgerà la singolar tenzone sotto la supervisione di un arbitro imparziale.
Qualcuno avanza il sospetto che il magnifico rettore prudentemente diserterà l’incontro? Non credo sia possibile: ciò significherebbe che Il professor Riccaboni, che è uomo d’onore, ha qualche scheletro negli armadi dell’Università ed è uomo vile. Suvvia…
Se poi a Siena esistessero TV libere e indipendenti farebbero a gara per organizzare e trasmettere – in diretta – un tale avvenimento.»
Di seguito la trascrizione integrale della prima parte dell’intervista di Daniele Magrini ad Angelo Riccaboni (Radio Siena TVdi Sabato, 19 marzo 2016).

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Magrini. Iniziamo dai conti! Vorrei, però, cercare di mettere a punto alcune cose che continuano a far dire : “Ma no guarda quello che dice Riccaboni non va bene”. Per esempio il risanamento. Nel 2013 in occasione del varo del bilancio di previsione i sindaci revisori non firmarono il bilancio e dissero addirittura: “ci vuole il commissariamento”. Che cosa è successo dal 2013 in poi per l’inversione di tendenza? La seconda domanda è: va bene risanamento, però 500 professori sono andati via pensionati, prepensionati ecc., il blocco del turnover, molti corsi che sono stati cassati… Come dire, è un risanamento che è costato tanto! Partiamo da qui.

Riccaboni. Partiamo da ieri, ero al Ministero e c’era il Direttore generale attuale che diceva: “nessuno avrebbe scommesso che l’Università di Siena si sarebbe sollevata”. Quindi, o si capisce che la situazione era non al limite del collasso ma dentro al collasso, o è inutile fare alcune riflessioni…

Magrini. Quant’erano le cifre? Ricordiamolo.

Riccaboni. Ma, ci sono stati degli anni in cui il disavanzo di competenza è stato dell’ordine di decine e decine di milioni di euro; quindi parliamo di una cosa gravissima. Poi vorrei ricordare che non conta soltanto la parte finanziaria, conta tutta una serie di fenomeni che avvengono intorno e dentro l’Università, che fanno collassare l’Università non tanto nella parte finanziaria, che pure è importante, ma mille altre pressioni, mille altre questioni. Infatti, ho sempre detto che ci sono stati tre assi fondamentali: il risanamento finanziario che è stato veramente importante e ora entriamo nel dettaglio; lo sviluppo, infatti in questi mesi stiamo raccogliendo anche i semi che abbiamo gettato in questi anni; e poi non crollare, qualcuno oggi parla tanto di resilienza, cioè voglio dire sarebbe stato molto facile… Ci sono stati dei momenti in cui, col direttore amministrativo, che io ringrazio ancora una volta, Ines Fabbro, veramente ci siamo trovati molto soli e siamo riusciti a resistere rispetto a delle pressioni fortissime perché c’erano richieste di approfondimenti, indagini in corso, interrogazioni, questioni, vertenze sindacali… Allora non crollare – e questa è una grande lezione che ho imparato – è forse più importante del risanamento finanziario perché ci vuole forza, tranquillità, serenità, consapevolezza che ci si può fare. Quindi, questo è il punto; se non partiamo da questo, tutto il resto fa ridere. Passiamo alle strumentalizzazioni che ora tu dicevi.

Magrini. No, sono sottolineature, non strumentalizzazioni…

Riccaboni. No! No! Sono strumentalizzazioni! Allora, diciamo che se in questa città si continua a dare retta a qualcuno che abbaia giusto perché gli dispiace che le cose vadano bene, non è il percorso migliore per uscire dalla situazione in cui siamo. Quindi, chi abbaia, lasciamolo dove abbaia! La questione si risolve in pochi secondi. Parliamo di fine 2012, quindi ancora la situazione molto difficile. Parliamo di revisori appena entrati; di un bilancio di previsione che, questo lo sanno tutti, presenta sempre risultati peggiori di quello consuntivo, perché, specialmente nella nostra gestione, siamo sempre molto prudenti. Quindi è ovvio, non è una cosa strana, è normale che, in una situazione pesante dal punto di vista finanziario, com’era ancora allora, oltretutto essendo un bilancio di previsione era anche particolarmente pesante (perché molto prudenti noi lo siamo sempre stati), i revisori appena entrati – sottolineiamo questo punto – si trovano ad essere nel caso più difficile d’Italia: Siena. Voi cosa avreste fatto? Cioè, avreste dato segnali di positività? Uno sta molto attento! Quindi, questi signori, anche qui per favore evitiamo di abbaiare, non dissero richiesta di commissariamento, perché non c’è la legge sul commissariamento, neanche adesso; auspicavano che fosse approvata questa norma che poteva dare, forse col commissariamento, una soluzione. Ma i criteri per il commissariamento non c’erano.

Magrini. E come siete usciti voi da quella fase?

Riccaboni. Quindi parliamo di un’altra cosa! Perché poi nel 2013 e nel 2014 il bilancio ha presentato un risultato positivo per 9 milioni e 10 milioni. E direi che anche, comunque, nel 2012 il consuntivo presentava una perdita ma non eccessiva! Come ne siamo usciti? Come si deve fare in questi casi: estrema attenzione alle spese, blocco del turnover, naturalmente, c’era un discorso di uscita da tutta una serie di situazioni – noi avevamo 8 corsi di studio fuori le mura – li abbiamo chiusi tutti quanti; siamo usciti da tutta una serie di locazioni… Quindi, insomma, tutto il pacchetto del buon risanamento che si insegna e noi l’abbiamo applicato qui e devo dire, questo va sottolineato, però, con il contributo, la pazienza, la motivazione di tutto il personale, sia quello amministrativo che quello docente siamo riusciti, con il contributo di tutti, a fare un miracolo. Questo è quello che c’è adesso, abbiamo sistemato tutto quanto; anche questo discorso dei 500, non è vero che sono 500 docenti (sono meno di 500); il rapporto, comunque, fra numero di docenti e numero di studenti a Siena è ancora più alto che in altri luoghi, forse avevamo troppi docenti, allora; la ristrutturazione dei corsi è stata fatta secondo la legge, quindi non è che abbiamo chiuso particolari corsi… Allora, si parlava di futuro va bene! Se, invece, si vuole strumentalizzare lasciamo le strumentalizzazioni ai blog, ai bar, ai corridoi… Non mi sembra…

Magrini. Però, sai, secondo me, è sempre molto utile parlare delle cose, perché, come dire se ti vengono poste delle domande, “come sei stato bravo a risanare l’Università” la gente che ci vede non ci crede. Se la dialettica è tale, ed è quindi feconda di una democrazia vivace, anche le voci contro devono avere ascolto e poi il rettore dice la sua, questo è il dialogo.

Riccaboni. Certo! Ma, infatti, come vedi, non mi sottraggo certo a… Anzi, devo dire che quello che è importante – anche questo vorrei che fosse chiaro a tutti – c’è il risanamento, però c’è stato anche il rilancio con le iniziative di sviluppo che voi avete visto, che tutti vedono; qui c’è stato il resistere alle pressioni. Ma tutto questo si trasforma in fiducia, si trasforma in reputazione. Io sono fra i rettori che sicuramente stanno lavorando per il confronto col governo su interventi sull’Università. Allora cosa vuol dire questo? Vuol dire che chi guida l’Università di Siena mentre all’inizio era visto come un paria, ti assicuro come un paria, le Istituzioni non ci volevano neanche parlare con me…

Magrini. Si diceva all’inizio che siccome ci fu l’inchiesta per il voto “truccato” che non riguardava te ma i membri della Commissione elettorale… invece, quell’inchiesta è finita?

Riccaboni. Ma certo! Fammi finire. Credo che sia molto importante sapere che chi guida l’Università di Siena ha una forte reputazione ed è attore a livello nazionale e internazionale su molti tavoli. E questo è dovuto al fatto che l’Università di Siena in questi anni ha fatto questo grande passaggio e quindi c’è una fiducia nei suoi confronti. L’inizio è stato tremendo, anche perché in maniera del tutto inopinata ci sono state delle segnalazione su cose che tutti sapevano che non erano vere; tutti sapevano che non c’era stato nessun broglio; tant’è che le indagini, proprio i verbali della sentenza con la quale non c’è stato il rinvio a giudizio per i membri della Commissione elettorale, i verbali dicono chiaramente che dopo alcune settimane era chiaro anche a loro che non c’era stato alcun broglio.

Magrini. Quindi c’è stato il decreto di archiviazione?

Riccaboni. Certo! Per quanto riguarda questa storia non c’è stato mai niente, mai alcuna cosa sostanziale. Poi ci sono piccoli aspetti formali che verranno risolti nelle prossime settimane… Ma dal punto di vista dei brogli, dal fatto che avessero votato persone che non avevano il diritto di votare, questo è stato dimostrato che non è successo.

Pubblicato anche da: “il Cittadino online” (23 marzo 2016) con il titolo: «Si può organizzare a Siena un incontro sul risanamento dell’Ateneo? Il professor Grasso lancia la sfida, all’indomani dell’intervista rilasciata dal rettore Angelo Riccaboni al giornalista Daniele Magrini».

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8 Risposte

  1. «La seconda domanda è: va bene risanamento, però 500 professori sono andati via pensionati, prepensionati ecc., il blocco del turnover, molti corsi che sono stati cassati… Come dire, è un risanamento che è costato tanto!» (Magrini)

    Ah, vabbè, e che vuoi che sia? Più ne ammazzano, meglio è… ma il Magrini lo sa cosa sono i “requisiti di docenza”? Si rende conto cosa vuol dire eliminare un professore a casaccio, a mo’ di roulette russa? Certo che puoi risanare un’industria automobilisticha licenziando tutti gli addetti al reparto motori. Poi le macchine le mandi a spinta….

    L’ “ateneo risanato”… omettono di dire che è anche stato fortemente ridimensionato; che il personale docente si avvia ad essere dimezzato; che intere aree scientifiche versano in una crisi abbastanza irreversibile. Continua la finzione per cui un organismo è stato risanato ed ora è tornato ad essere più sano e più forte che pria: NO! Non è così: l’organismo risulta fortemente amputato e risultano insolute pesanti questioni riguardo al suo destino.

    Voglio dire, ma come mai se uno cerca di fare certi discorsi in terra di Siena viene preso per un originale (e perciò ignorato)? Perché prevalgono slogan ed un linguaggio stereotipato tutto autoincensamenti? Poi esce un’articolessa sparata nella prima pagina del Corriere della Sera della Domenica ad opera di un prestigioso professore e giornalista d’impronta liberale, che dice più o meno quello che diciamo noi frequentatori di questo blog e allora…

    Dice il CRUI:
    «l’Italia investe 109 euro per abitante in università, quando in Francia se ne spendono 303 e in Germania 304. Il fondo ordinario per le università è calato del 9,9% negli ultimi 7 anni, mentre negli altri Paesi Ue cresceva. Tra i 34 Paesi Ocse, il nostro è al 26° posto per la quota di reddito nazionale destinato a ricerca e sviluppo.»

    Offro nuovamente la mia spalla per piangere, pur sapendo che nella presente congiuntura, né questo, né altri governi saranno in grado di sborsare l’ammontare di quattrini necessario per rimettere in sesto il sistema. Preciso la mia precedente riflessione. Se vogliamo proseguire con l’umiliante confronto, aggiungo che il sistema d’istruzione superiore germanico prevede:

    109 università (Universitäten);
    191 istituti superiori di formazione professionale (Fachhochschulen);
    55 istituti superiori di formazione artistica, cinematografica e musicale (Kunst-, Film- und Musikhochschulen).

    Noi abbiamo una novantina di università. Però nel 1980 in Italia c’erano 51 università, tra pubbliche e private. Nel 2009 poi, siamo arrivati a 95 (67 pubbliche e 28 private) ; la decurtazione di fondi, la perdita di 10.000 docenti in pochi anni nelle università pubbliche, rendono insostenibile questa architettura. Già hanno chiuso migliaia di corsi. A Siena, per l’esattezza, oltre la metà dei corsi di studio presenti prima della crisi.

    Nulla lascia pensare che vi sia un interesse a tornare allo “status quo ante”. Le recenti dichiarazioni (dall’ANVUR al Premier), anzi, lasciano intravedere un progetto di conservazione di una decina di atenei di ricerca al massimo, e la riduzione degli altri a qualcosa del tipo delle “Fachhochschulen”, con addirittura la soppressione di alcuni vituperati piccoli atenei. Benché al momento non si sappia nemmeno cosa ciò vorrebbe dire, compatibilmente con la normativa vigente, ammetto che anziché svuotare dall’interno molti atenei, sarebbe allora meglio tagliare qualche Ateneo! Tertium non datur: come ci insegna il tacchino di Bertrand Russell, o li nutri, o li ammazzi.

    Ma anche nelle operazioni chirurgiche ci vuole competenza, altrimenti è bassa macelleria. E qui l’operazione sarebbe complessa. In ogni caso non puoi aprire una ferita e poi lasciarla marcire temporeggiando. E qui la ferita è aperta da un bel po’ di tempo. In sostanza, anche quelli del CRUI non ce la contano giusta, temo: “ci cantano la mezza messa”; come si ritiene di poter mantenere in piedi intatto il sistema degli atenei, ognuno che gode di una propria eufemistica “autonomia”, tutti coi loro bei dipartimenti dai nomi bizzarri, dopo la perdita di 10.000 docenti e un decennio di blocco del turnover e delle carriere? Pensate veramente che un governo diverso bandirebbe concorsi per 10.000 posti di ruolo, o anche solo per 5000? Quello che c’è da attendersi semmai da una Gelmini rediviva è un ulteriore giro di vite.

    Come ripeto, la sostanza delle ultime riforme universitarie e delle politiche “bipartisan” di vari governi è quella che un esponente dell’ANVUR così espresse:

    “Quando la valutazione sarà conclusa, avremo la distinzione tra researching universities e teaching universities. Ad alcune si potrà dire: tu fai solo il corso di laurea triennale. E qualche sede dovrà essere chiusa http://www.roars.it/online/chi-ha-deciso-le-metodologie-di-valutazione-e-dellanvur/

    Siccome, come ribadisco, non si sa che cacchio voglia dire in Italia “teaching university”, l’unico modo per tradurre questo concetto nel nostro idioma è “sede distaccata di un ateneo importante”. Dunque il progetto inconfessato, non il mio, ma il vostro, signori del CRUI, è in effetti la contrazione del numero di atenei e la riduzione di alcuni di essi a satelliti, sedi distaccate di grossi “hub” regionali. Io, come altri, vorrei sapere solo di che morte morrò e a quale destino devo prepararmi. E se quello che faccio e cerco di costruire equivale a scrivere nell’acqua.
    Vi è in atto un processo strisciante di regionalizzazione, in un sistema di atenei in cui c’è un Sole e dei satelliti: ai candidati rettori chiederei semplicemente:

    1. Cosa rimarrà di Siena?

    2. Cosa rimarrà a Siena?

    3. Che fine farà quello che non è destinato a rimanere (e quelli che ci lavorano)?

    Non sarebbe il caso di parlarne apertamente? Per risolvere il problema del sovrannumero di atenei pensano ad un suicidio di massa come nell’assedio di Masada? Neanche in quel caso la riforma sarebbe “a costo zero”.

  2. P.S. «il rapporto, comunque, fra numero di docenti e numero di studenti a Siena è ancora più alto che in altri luoghi, forse avevamo troppi docenti, allora; la ristrutturazione dei corsi è stata fatta secondo la legge, quindi non è che abbiamo chiuso particolari corsi…» (Riccaboni)

    Perdonerà il Magnifico se interpongo qualche concetto. Non mi interessa ingaggiare polemiche ad personam, ma cercare di enucleare problemi e parlare del futuro, benché non capisca cosa egli intenda dire asserendo di aver chiuso “tutti i corsi fuori dalle mura” (Arezzo è ancora lì, e forse è la madre di tutti gli scandali, quanto a “sedi distaccate”, giacché si pretese di farne insensatamente il doppione di Siena); né comprendo l’allusione ad alcuni corsi che andavano chiusi: ne sono stati chiusi svariate decine e ad entrare in crisi non sono state le “scienze del bue muschiato”, bensì tutti i comparti teoretici delle scienze astratte (ma è un dramma nazionale: vd. l’articolo di Galli della Loggia). Di quest’ultimo epilogo, s’intende, è responsabile il mix mortale di blocco decennale del turnover, imposizione di requisiti di docenza insostenibili da parte del ministero e uscita di ruolo massiccia del personale docente.

    A parte tutto ciò, l’affermazione citata mi pare molto debole. Chiamare in causa il rapporto elevato docenti/studenti, una volta per vantarsene col CENSIS e l’altra per giustificare le amputazioni (cioè per due fini opposti), alla fine rivela la poca rilevanza dell’argomento stesso, se buono per sostenere una causa e il suo contrario. E poi che vuol dire, forse che la sparizione di circa 500 docenti su 1000 è ancora poco? Che la macchina tritapulcini del precariato e il turnover bloccato dieci anni non hanno ammazzato abbastanza giovani? I docenti senesi si avviano ad essere un terzo circa di quelli di Pisa o di Firenze, e la dura legge della natura è che il pesce grosso mangia quello piccolo che per sua disavventura si trovi malauguratamente nelle vicinanze. Bisogna mandarne via altri? E chiudere altri corsi di studio? E mandare via altre migliaia di studenti? Ciò significa accomodarsi nella posizione di sede distaccata di Pisa o di Firenze: è questo il destino di Siena? Giusto per saperlo…

    Certo è che se Siena continua a perdere studenti – rallegriamoci per la frenata di quest’anno, dopo l’emorragia degli anni passati, ma non c’è da fare salti di gioia – i docenti saranno sempre in soprannumero. Se una ditta non vende il proprio prodotto, gli operai sono per forza troppi. Eppure il Magnifico sa come funziona il meccanismo dei requisiti minimi: il fatto di avere una eccedenza di docenti in un dato settore, non salva dalla crisi altri settori che abbiano perso gran parte del corpo docente: la media dei “polli del Trilussa” non è applicabile. Il ridimensionamento non è opera di una scelta oculata che porta a gettare un po’ di inutile zavorra, bensì dell’alea dei pensionamenti. Dunque non vedo come si possano eludere gli interrogativi di cui al precedente messaggio.

    Basta compulsare il sito MIUR http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php per costatare come al 2007 vi fossero settori disciplinari gonfiati ad arte senza nessuna apparente necessità: non è carino dirlo, ma non è vero che tutti abbiano mangiato; hanno mangiato alcuni, anche se in questo paese si è soliti socializzare le perdite, dopo aver privatizzato i guadagni. Ma se, a prescindere dall’importanza, in un certo settore vi erano due dozzine di docenti di ruolo (il numero non è causale: ma fatemi dire il peccato, senza dire il peccatore), mentre in altri ve ne erano uno o due (ed erano già allora in sofferenza), secondo voi il fatto di aver dimezzato entrambi ha prodotto gli stessi effetti? C’è un dato evidente ed è lo squilibrio, accentuato dal fatto che in certe aree i docenti erano più anziani che in altre e i pensionamenti hanno agito pertanto in maniera del tutto aleatoria, colpendo a casaccio senza alcun disegno razionale e considerazione delle necessità.

    In buona sostanza, io non credevo che quello citato fosse un argomento ancora spendibile, cioè a dire che ancora oggi qualcuno potesse sensatamente asserire che a Siena vi sia un eccesso di docenza. Ma a proposito di bar e di blog, c’è qualche altro luogo pubblico ove si discuta di tali argomenti, visto che da queste parti i giornali non mi pare che abbiano quella funzione di pungolo critico che ci si aspetterebbe dalla stampa? Dove il cittadino pagante le tasse, lo studente, gli stessi lavoratori dell’ateneo possano discutere onde rendersi conto di ciò che sta succedendo realmente? Perché se non c’è, e se non è consentito discorrerne nei blog e nei bar, questo vuol dire che si pretende che non se ne discuta affatto, se non nella ristretta cerchia di alcuni addetti ai lavori. Ma che razza di università sarebbe? Tanto varrebbe chiuderla.

    • “forse avevamo troppi docenti, allora” (Rettore)

      eh,sì, “avesimo” troppi docenti, come direbbe Gasparri. Tanto per non dimenticare, ad oggi, 24 Marzo 2016, in quel di Siena vi sono 720 docenti di ruolo (il 40% sono ricercatori; gli ordinari sono 180) e secondo le proiezioni ufficiali dello stesso Rettore, si avviano a rimanere in 600 entro quattro anni. Il bello, però, è che secondo le medesime proiezioni, ad oggi dovevano essere 789; dal che deduco che l’emorragia ha subìto recentemente una forte accelerazione. Siccome il turnover è fermo da dieci anni e quando riprenderà, lo farà col contagocce, è difficile sperare che questi dati si modifichino di molto.

      Se vogliamo fare il paragone con i nostri ingombranti vicini, Firenze viaggia sui 1670 docenti, mentre Pisa va sui 1459 (più due centinaia fra Normale e Sant’Anna); inoltre, i meccanismi premiali hanno premiato assai Pisa, che dunque non solo ha tutti i suoi comparti integri, ma può anche reclutare con una certa facilità. Soggiungo che a Siena 600 docenti sono ciò che rimane dopo le uscite di ruolo di quasi la metà del corpo docente, non una cifra stabilita a tavolino da qualche esperto che abbia calcolato col bilancino l’esatto fabbisogno in ciascun settore: ciò vuol dire che sono rimasti scoperti molti settori importanti, e che il meccanismo dei “requisiti minimi” ha prodotto di conseguenza una falcidia di molti corsi di studio non esattamente “inutili”.

      Ciò vuol dire anche che alla resa dei conti, i docenti effettivamente utilizzabili saranno anche meno di quei 600 circa (non so il Magrini, ma il Rettore sa che il numero e l’assortimento dei docenti per settore disciplinare necessari per accreditare i corsi è fissato dalla legge, sin dai tempi del ministro Mussi) e una buona parte sarà sottoutilizzata, mal utilizzata e fuori dal proprio specifico. Ma vuol dire altresì, che certe aree (non condivido la visione “ecumenica” del Rettore) in virtù di non si sa quale prodigiosa abilità avevano in passato reclutato molto, specie negli anni precedenti alla crisi, e perciò stesso, beffardamente, ora sono salve, avendo numeri elevati e personale giovane, mentre quelle aree scientifiche, magari assai importanti, il cui corpo docente era più anziano e di dimensioni più ridotte, sono spacciate: cornuti e mazziati. Non so se vi sia una parvenza di “meritocrazia” o di buona amministrazione in questo. C’è tanta brutta politica e di certo non vi è alcuna traccia di razionalità.

      Io non punto l’indice, non mi interessa abbaiare contro il Rettore: dico solo che questo è lo stato dell’arte e questi sono i problemi sul tappeto da affrontare adesso. Se i soldi vengono elargiti soprattutto in base alla produzione scientifica, la domanda è: come fa la mole di ricerca di un ateneo come quello senese, così ridimensionato, a competere con quella di un ateneo che ha mille ricercatori in più (diconsi mille, e di ottima qualità)? Come fa un ateneo a risorgere da una crisi grave come quella che ci ha colpito? La teoria del “piccolo è bello” rilanciata al grido di “eh so’ troppiiii!”, che sempre infervora l’uomo della strada (non ancora travolto dal tram), alla fine cela in modo maldestro l’accettazione supina di una sempre maggiore marginalizzazione di un ateneo ridotto a satellite, che forse si accinge ad essere addirittura risucchiato da Pisa o da Firenze: è questo il piano che, subdolamente, la politica cerca di somministrarci? Per favore, ditecelo, magari con un po’ di vaselina può essere anche bello e piacevole, dicono alcuni.

      Se non abbaieremo,…ohps, pardon, volevo dire “parleremo” di questi argomenti, di cosa parleremo nel corso della prossima campagna elettorale? Di convenevoli? Di piccoli “do ut des”? Di cosa dovrebbero parlare i canditati alla successione di Riccaboni?

      Adesso vi saluto cordialmente e torno a casa,
      Lassie

      «Se prendi un cane che muore di fame e lo ingrassi, non ti morderà. È questa la differenza principale tra un cane e un uomo» – Mark Twain

  3. Mi scusi Rettore Riccaboni, ma se “la situazione era non al limite del collasso ma dentro al collasso” alla fine del 2012, la colpa era forse di chi abbaiava alla luna o piuttosto di chi ricopriva la carica di Rettore? Se non vado errato è Lei dal 2010 il dominus dell’Università di Siena. Quindi prima avrebbe contribuito allo sfascio dell’Ateneo e poi sarebbe stato l’autore di un vero e proprio miracolo di resurrezione. Se così è, credo che non avrà problemi a magnificare e provare le sue doti di grande taumaturgo in un pubblico confronto con il Professor Grasso. Mi raccomando però, sia clemente con lui…
    Lei afferma di essere sempre stato molto prudente, di aver dovuto sopportare stoicamente strumentalizzazione e pressioni, ma la realtà è che i conti erano fuori controllo, tanto è vero che deve ammettere, obtorto collo, che i revisori avrebbero chiesto il commissariamento se fosse stato previsto dalla legge.
    Sinceramente dalla sua intervista, oltre che un malcelato tentativo di svicolamento, traspare un alto tasso di arroganza, tipica dei rappresentanti del Sistema Siena “benemerito”.
    Che ci vuole a ribaltare una situazione che brucia; basta deviare l’attenzione dai veri problemi per focalizzarla sulle presunte colpe del branco dei cani rabbiosi, che strumentalizzerebbero la vicenda inventandosi magagne inesistenti.
    Ma questo giochetto Professor Riccaboni, ormai non rende più. Forse in quel di Siena voi maggiorenti siete abituati a non dover rendere conto delle vostre azioni, pensando che basti “ringhiare” per mantenere l’impunità e la rispettabilità. Ma dovete mettervi in testa che il tempo dei cortigiani di corte è finito e che patetico è il tentativo di arrampicarsi sugli specchi, di rivendicare meriti e virtù inesistenti a beneficio degli allocchi.
    Caro Rettore, se ha un minimo di dignità deve accettare la sfida lanciatale dal Professor Grasso, e deve dimostrare in contraddittorio la bontà del suo risanamento.
    Tenendo sempre ben a mente che i bilanci vanno certificati e a volte non basta nemmeno quello per garantirne la veridicità.
    Quelli del Monte ne sanno qualcosa…

    △ ▽

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  4. […] Sbarra. Mi scusi Rettore Riccaboni, ma se «la situazione era non al limite del collasso ma dentro al collasso» alla fine del 2012, la colpa era forse di chi abbaiava alla luna o piuttosto di chi ricopriva la […]

  5. […] Al più ci si limita ad imprecare (gli uni) contro gli autori del buco, oppure (gli altri) a vantarsi di averlo ricoperto, dando la colpa del medesimo agli extraterrestri. Ma riguardo a quello che è avvenuto dopo la […]

  6. […] …, mi sorprendono. Nella stessa trasmissione, lì dove sei ora seduto te, c’è stato, prima, il rettore: ha raccontato le sue cose. Poi c’è stato Giovanni Grasso, che ha raccontato altre cose, altri fatti e non altre opinioni, […]

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