Ritratto di scuola in un interno nelle elezioni per il Rettore dell’Università di Siena

Raffaele Ascheri e Felice Petraglia

Raffaele Ascheri e Felice Petraglia

Nel dibattito sulla grande corsa per la poltrona di Magnifico dell’Università si è inserito Raffaele Ascheri che, nel suo blog Eretico di Siena, ha pubblicato uno stimolante ed efficace articolo sul candidato Felice Petraglia.

Il professor Petraglia, vaticanista Felice… (Da: Eretico di Siena, 18 marzo 2016)

Raffaele Ascheri. L’aspetto pare piuttosto ordinario, per non dire vagamente dimesso ed anonimo: ma dietro l’apparente basso profilo, il professor Felice Petraglia è una autentica macchina da guerra di potere accademico. Molto vicino all’ex Magnificissimo Tosi, Petraglia sta da tempo scaldando i muscolini in attesa delle imminenti elezioni. Sul Curriculum specifico, poco da obiettare: più di 600 pubblicazioni su riviste scientifiche, più la propria firma su una trentina di volumi scientifici.

Ciò che più impressiona, però, è il legame diretto, esplicito e personale con il Vaticano: Petraglia è Consigliere di Scienza e vita, potente lobby pro-life creata ad arte nel 2005, con benedizione di Ruini, per affossare – grazie all’astensionismo, non alla forza delle idee – la Legge sulla Procreazione assistita. Già questo inquieterebbe un pochino, per il rischio di imprimere una svolta decisamente filoclericale all’Università locale; non bastasse, ecco che dal febbraio 2011 il Nostro è un insider della Pontificia Accademia Pro vita, diretta emanazione vaticana.

Per raccattare consensi pesanti, però, il Nostro è comunque pronto a passare da Ratzinger al Paganesimo politeista della Classicità: la settimana scorsa, l’abbiamo visto seguire con grande attenzione una stimolante lezione, incentrata sulla capacità del politeismo greco di essere sbeffeggiato. C’era da omaggiare, in quella occasione, il professor Maurizio Bettini, uno che verosimilmente qualche voto lo può orientare, dal settore umanistico. Un po’ di sano pragmatismo preelettorale, dunque, val bene un’oretta in compagnia degli Dei (nostro faro religioso, come più volte scritto)? In ogni caso, tornando alla deriva cattolicheggiante di cui sopra, il politeismo va bene in campagna elettorale, perché l’imprinting è appunto ben altro.

La ciliegina finale, infatti, è dedicata alla cappella che si trova nel cuore del suo regno, appunto l’Ostetricia delle Scotte: cappella dedicata a Gianna Beretta Molla! Il nome dirà qualcosa solo agli esperti di cose religiose ed agli ascoltatori di radio Maria. Gianna Beretta Molla è proprio la “benemerita” che preferì darsi la morte, nell’Italia del 1962 (non curandosi un fibroma all’utero), pur di cercare di fare nascere la sua quarta creatura (aveva già tre figli, la pasionaria antiabortista); la “benemerita” che la Chiesa cattolica ha innalzato agli onori, facendola prima Beata e poi – non fosse bastato – Santa, grazie al misticismo morboso ed all’antiabortismo militante del Pontefice polacco. La Giovanna d’Arco antiabortista, insomma: questa è Gianna Beretta Molla. Un modello da imitare, pare di capire. Meno male che siamo in uno Stato laico, meno male che siamo in una città di Sinistra (sic).

Ciò detto, al netto di tutto quanto il resto (continuità con Tosi et alia), è proprio ad un solerte oltranzista filovaticano di questo stampo, che vogliamo affidare le chiavi dell’Università senese? Almeno questo, per Zeus, ci venga risparmiato, in questa città: almeno questo…

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7 Risposte

  1. Getto benzina sul fuoco:

    «Sono 10 i punti che gli 80 atenei aderenti alla Conferenza dei rettori hanno messo in evidenza per inaugurare una Nuova Primavera:
    1) L’istruzione universitaria crea individui più liberi e più forti. La laurea aumenta la possibilità di trovare occupazione e consente di guadagnare di più. Fatto 100 lo stipendio di un diplomato, quello di un laureato è pari a 143. Un tasso di disoccupazione pari al 30% per i diplomati, scende al 17,7% per il laureati.
    2) La presenza di un’università genera territori più ricchi. Attraverso trasferimenti di tecnologia, contaminazione di conoscenza, divulgazione, sanità e servizi per i cittadini, posti di lavoro diretti e indiretti, consumi dei residenti temporanei, miglior qualità della vita culturale. 1 euro investito nell’università frutta almeno 1 euro al territorio.
    3) Grazie all’università il paese è più innovativo e competitivo. Nonostante crisi e sottofinanziamento l’Italia si colloca all’8 posto tra i paesi Ocse e davanti alla Cina per quantità assoluta e qualità della produzione scientifica.
    4) L’Italia ha il numero di laureati più basso d’Europa (e non solo). Uk 42%, Ocse 33%, Ue21 32%, Francia 32%, G20 28%, Germania 27%, Italia 17%.
    5) L’Italia non investe nell’università. Investimento in euro per abitante: Singapore 573, Corea del Sud 628, Giappone 331, Francia 303 e Germania 304. Italia 109.
    6) L’Italia ha applicato l’austerity all’università. Fondi pubblici nel 2009: 7.485 mln. Nel 2016: 6.556 (-9.9%). Fondi pubblici 2010-2013: Francia + 3,6% Germania +20%.
    7) L’università è in declino. Meno studenti, meno docenti, meno dottori di ricerca. 130.000 studenti in meno su 1.700.000 negli ultimi 5 anni. 10.000 docenti e ricercatori in meno su 60.500 dal 2008 al 2015. 5000 dottori di ricerca in meno negli ultimi 5 anni.
    8) Il diritto allo studio non è più garantito. Italia 0%-9% degli studenti usufruisce degli strumenti di supporto allo studio. In Germania il 10%-30% degli studenti. In Francia fra il 40% e l’80%. Inoltre in Italia il numero degli aventi diritto supera la disponibilità delle risorse.
    9) Personale tecnico-amministrativo e docenti non sono incentivati. Il contratto di lavoro del personale tecnico-amministrativo è fermo al 2009, gli stipendi dei docenti al 2010. Le retribuzioni sono fra le più basse d’Europa.
    10) Norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva. L’Università compete nella didattica e nella ricerca con avversari internazionali snelli ed efficaci. Ma è trattenuta nel suo slancio dal peso di regole complicate.»

    http://www.corriere.it/scuola/universita/16_marzo_17/chiamata-armi-rettori-la-primavera-universita-843ed144-ec53-11e5-b4bb-fbc47dd8e9c6.shtml

    Sui punti da 2) a 10), offro la mia spalla al Presidente del CRUI per piangere. Sono dati risaputi, ma ahimè, dopo aver rincoglionito un popolo a martellate nelle meningi con tutte le fandonie sull’inutilità della cultura (scientifica, oppure umanistica, come amano distinguere quelli ganzi), non ci si possono aspettare moti di indignazione popolare. Sul punto 1), però, avrei qualche perplessità: è bene studiare solo perché si guadagna di più (cosa sulla quale ho molti dubbi, con l’eccezione di alcune lauree)? C’è solo questo tratto utilitaristico? In un vecchio messaggio avevo posto il problema: che fine faranno tutti i settori “teoretici” in quel di Siena? Una risposta va data, se non altro per rispetto a chi ancora ci lavora. Il non detto, a mio modesto avviso, è quella distinzione, oramai accetta di fatto (anche se non si capisce bene cosa significhi sul piano del diritto) tra università di ricerca (leggasi: pochi grossi atenei del Nord) che provvedono al fabbisogno nelle “scienze pure” e università d’insegnamento (leggasi: atenei medio piccoli) che provvedono, secondo la folgorante espressione dell’ingegner Carlo Emilio Gadda a “dekirkegardizzare farabuttelli di provincia”.

    Dirò che è l’idea che le cose debbano avere una applicazione immediata, o altrimenti debbano ritenersi inutili, ripetuta come un mantra e seguita da giaculatorie in inglese maccheronico, che non mi quadra. Se qualcuno avesse detto a Levi-Civita – per riprendere un esempio ampiamente noto – che il calcolo tensoriale era inutile “filosofia” perché non se ne vedeva una immediata applicazione, oggi non avremmo forse la relatività generale. Ma in fondo, anche di questa, che gliene frega all’uomo della strada (non ancora travolto dal tram)? Questa mentalità rappresenta un colpo alla tempia all’intera civiltà occidentale, della quale nondimeno i politici amano blaterare. La paideia del buon cittadino, la sbandierata superiorità della civiltà occidentale che si è soliti contrapporre alla rozzezza del maomettano tagliagole, non contano niente? C’è solo l’utile immediato? A mio avviso questo modo di ragionare costituisce un aspetto della oramai totale sottomissione culturale e politica del nostro paese, disposto “more pecorum” ad accettare la subalternità scientifica, tecnologica e culturale verso i centri dai quali scienza e cultura promanano.

    Leggo nel medesimo quotidiano che «l’istruzione superiore italiana è diventata, in pochi anni, più piccola di un quinto». Ecco che a Siena siamo stati più bravi, decurtando di quasi il 50% il corpo docente, pari a poco meno di 500 persone. Leggo altresì (la notizia ha fatto scalpore, tanto da essere riportata nei quotidiani italiani) che anche all’università di Helsinki si sono fatti dei tagli. Circa 570 persone a breve termine anche lì. Gente andata in pensione e non rimpiazzata, o contratti a termine non rinnovati, a quanto capisco
    https://www.helsinki.fi/en/news/the-university-of-helsinki-terminates-570-employees-overall-staff-cuts-total-980. SI fa notare però che “75 are teaching and research staff and 495 other staff.” Cioè, l’esatto opposto di Siena, dove i tagli hanno riguardato quasi essenzialmente il personale docente (ivi compreso quello a contratto, segato all’istante o asfissiato lentamente).

    Lungi da me l’idea di licenziare il personale TA, che si avvia ad essere il doppio di quello docente, possibile che non ci si renda conto che la politica di tagliare le strutture didattiche e di ricerca è una politica del cacchio che prima o poi avrà ripercussioni anche sul resto dei dipendenti? Lo staff di Helsinki comprende 5000 docenti; dopo i tagli primaverili, dunque, il prof. Jukka Kola, rettore di Helsinki ne avrà “solo” 4925, quando il suo collega prof. Rikkaboni si avvia rapidamente a contarne all’incirca 600 (e mal distribuiti, come retaggio dell’alea e di antiche lottizzazioni). Ma se il fatto di Helsinki è risultato degno delle cronache internazionali, del fatto di Siena pare non fregarne un accidente a nessuno neppure tra “le lastre”.

    Anziché svuotare dall’interno gli atenei, sarebbe allora meglio tagliare qualche Ateneo! Nel 1980 in Italia c’erano 51 università, tra pubbliche e private. Nel 2009 eravano arrivati a 95 (67 pubbliche e 28 private). Un’altra cosa che non capisco, dunque, è come il CRUI pensi, in queste condizioni, di mantenere in piedi intatto il sistema degli atenei, ognuno che gode di una propria eufemistica “autonomia”, tutti coi loro dipartimenti dai nomi bizzarri e i corsi “accorpati”, dopo la perdita di 10.000 docenti solo nel pubblico e un decennio di blocco del turnover e delle carriere. Il gioco, infatti, è oramai scoperto e consiste nel salvare “pochi hub” della ricerca, mandando in malora tutto il resto: non sarebbe l’ora di parlare apertamente e spiegare, operativamente, come, attraverso quali passi concreti si intende addivenire a questa contrazione del numero degli atenei? O altre due generazioni dovranno essere immolate sull’altare del temporeggiamento?

    In particolare, come si pone Siena in questo contesto? Prosegue l’articolo del Corriere: “Meno soldi per tutti, ma più tagli per alcuni (Centro-Sud)… se si studiano con attenzione i processi e i parametri in base ai quali sono state prese le decisioni allocative, emergono grandissimi dubbi. Non abbiamo assistito ad un processo valutativo, sulla base di indicatori chiari, definiti in partenza, raggiungibili; in base ai quali le università erano chiamate a misurarsi per poi ricevere i relativi «premi». Le risorse per gli atenei sono state decise in base a 22 diversi indicatori in sette anni, che sono cambiati tutti gli anni.” Insomma, sotto il 42° parallelo la situazione è drammatica: meno soldi per totti!

  2. p.s. ma che fa, Galli della Loggia, copia? 🙂

    ” Detto in breve, dall’insegnamento universitario — e quindi prima o poi anche dall’intero universo di capacità conoscitive e di studio degli italiani — dovrà scomparire innanzi tutto il passato. L’Italia non dovrà più interessarsi di alcun aspetto del mondo che abbiamo alle spalle, dei suoi eventi, delle sue idee, delle sue produzioni artistiche. Ma non solo. Dovrà farla finita anche con una buona parte di quei saperi astratti come la filosofia, la matematica, o con altre scienze esatte non sufficientemente utilizzate dall’apparato produttivo.”

    http://www.corriere.it/cultura/16_marzo_20/i-sommersi-salvati-nell-universita-senza-passato-9e3604aa-ee10-11e5-9277-b3acd54d3652.shtml

  3. […] Nel dibattito sulla grande corsa per la poltrona di Magnifico dell’Università si è inserito Raffaele Ascheri che, nel suo blog Eretico di Siena, ha pubblicato uno stimolante ed efficace articolo sul candidato Felice Petraglia. Il professor Petraglia, vaticanista Felice… (Da: Eretico di Siena, 18 marzo 2016) Raffaele Ascheri. L’aspetto pare piuttosto ordinario, per non dire…  […]

  4. […] non considerando le brevi interviste di un giornale locale ai tre candidati e il ritratto dell’Eretico di Siena a uno dei papabili. Tuttavia, non mancano le mistificazioni di docenti e gruppi (interni ed esterni […]

  5. […] non considerando le brevi interviste di un giornale locale ai tre candidati e il ritratto dell’Eretico di Siena a uno dei papabili. Tuttavia, non mancano le mistificazioni di docenti e gruppi (interni ed […]

  6. […] professor Petraglia: ne avevamo già parlato, ma se è lui che continua a sdottorare ai convegni benedetti dai Vescovi, è colpa nostra o sua? […]

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