«L’Educazione, la vera educazione, nulla ha da spartire con il radioso evento» organizzato dall’Università di Siena

Francesco Ricci

Francesco Ricci

La scuola superiore uccisa dall’Università (Da: Corriere di Siena, 12 marzo 2016)

Francesco Ricci. Hanno unito le forze l’Università di Siena, il Comune, la Fondazione Monte dei Paschi, Campus Orienta, Class Editori. Hanno unito le forze e hanno organizzato il 1° Summit nazionale dell’education, tre giorni dedicati all’istruzione, alla conoscenza, al lavoro, scanditi da convegni, dibattiti, workshop, testimonianze dirette, e rivolti a docenti, studenti (in particolare delle classi quarte e quinte), famiglie, esperti del settore.

Non so quanto sia costata questa manifestazione, ma quello che so è che anche un solo centesimo speso sarebbe (è) troppo. Già trovo fastidioso il ricorrere, quando non ce n’è affatto bisogno, all’uso di parole inglesi, come “Summit” e, soprattutto, come “Education”. “Educazione”, infatti, ovviamente per chi ne conosce l’etimologia, è parola stupenda e semanticamente ricca. Eppure si preferisce il termine “Education”, che ricorre, insieme a “Innovation”, e accanto a “Orientamento” e “Vivere e Studiare a Siena”, anche nel depliant informativo. Evidentemente la lingua italiana è avvertita essere vecchia, stantia, logora. La si può continuare a impiegare (e tollerare) soltanto a patto di rivitalizzarla, attraverso il ricorso a forestierismi e a termini che celebrano ciò che ci sta davanti, non ciò che ci è ormai alle spalle: non a caso, tra le occorrenze più significative registriamo “nuovo”, “innovazione”, “novità”. Peccato che l’Educazione, la vera educazione, quella che con parola tedesca siamo soliti chiamare “Bildung” – in questo caso, è bene ricordarlo, non esiste un perfetto corrispettivo nella lingua italiana – nulla ha da spartire con questo radioso evento, che già pare diffondere la sua luce sul resto del Bel Paese. L’ultima delle preoccupazioni infatti della “Buona Scuola”, di cui questo Summit è al contempo emanazione e imbarazzante riflesso, è la formazione integrale della persona umana. Altrimenti non si capirebbe la scelta esiziale di prevedere l’alternanza Scuola/Lavoro anche per i Licei e di incrementare di anno in anno le ore destinate all’Orientamento universitario, alternanza e Orientamento che, ovviamente, sono al centro di questa tre giorni.

Non solo. A ciò si aggiunga, il fatto che molti test di ammissione alle Facoltà vengono affrontati dagli studenti quando ancora frequentano l’ultimo anno di studi superiori: io, ad esempio, ho in classe alunni che già sanno che dal prossimo settembre saranno alla Bocconi di Milano. Le probabilità che vengano respinti all’esame di Stato va da sé che sono bassissime, ma quello che conta è il ruolo del tutto subalterno – direi ancillare che, neppure troppo celatamente, viene in questo modo riconosciuto alla scuola secondaria di secondo grado. Così facendo si fa del Liceo non più l’occasione, come era ancora ai miei tempo, classe ’65, per incontrare autori e testi che permettano a ciascuno “di rispondere meglio alla propria vocazione di uomo” (Tzvetan Todorov), bensì il ponte che occorre attraversare, di fretta e con fastidio, per inoltrarci nei territori del lavoro e della professione. Dove, ovviamente, i nostri giovani godranno sempre di minori tutele, ma sapranno recriminare in un buon inglese.

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3 Risposte

  1. Innovation, education, orientation, oh! I can get no satisfation… La scuola superiore uccisa dall’Università, a sua volta deceduta. Una catena di delitti: e chi ha ucciso l’università? “Dict des trois morts er des trois vifs”, di Baudouin de Condé: tre giovani e baldi cavalieri, durante una passeggiata a cavallo, s’imbattono in tre morti, che li ammoniscono dicendo “Ciò che sarete voi, noi siamo adesso”.

  2. Condivido totalmente questo articolo.
    Duecento ore di alternanza scuola-lavoro nei licei rendono, di fatto, impossibile completare i programmi. Gli studenti dovrebbero fare di tutto fuorché stare tra i banchi. Con questa legge si è ratificato il lavoro minorile, ovvero la presenza di minori in attività lavorative che li tolgono dalle aule scolastiche, dove dovrebbero stare, con tutta una serie di implicazioni assicurative assai complicate che nulla c’entrano con lo studio e i compiti dell’istituzione scolastica. È una cosa gravissima, passata con il silenzio complice di tutti e non serve assolutamente a niente se non a diminuire la loro preparazione, che negli ultimi decenni – lo sanno tutti – è grandemente peggiorata. Chi fermerà questo scempio? E perché questo silenzio assordante sull’assassinio della scuola?

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