È proprio vero quel che dice Aldo Berlinguer: «il mio nome è un bersaglio che piace e fa notizia»

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

Berlinguer jr. condannato. Soldi pubblici per la sua villa   (il Giornale, 9 luglio 2016)

Fabrizio Boschi. Berlinguer è un cognome che a Siena fa eco. Ad importarlo da Sassari è stato, nel lontano 1969, il «grande vecchio», Luigi Berlinguer, ex ministro della Pubblica istruzione con Ciampi, Prodi e D’Alema, cugino di Enrico e di Giovanni Berlinguer. A portare avanti il buon nome della «casata» è oggi il figlio Aldo, che in città non si è fatto mancare nulla, neppure i guai: in questi giorni la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire 819mila euro al ministero dello Sviluppo economico. L’accusa sostiene che sia stato l’ideatore, il regista e il filo conduttore di una truffa aggravata per l’ottenimento di un finanziamento, erogato in tre tranche fra il 2005 e il 2008, che invece di venire usato per lo sviluppo di un’attività professionale di consulenza (come dichiarato al ministero), è servito per comprare Villa Atzeri a Cagliari, una porzione della quale è stata poi acquistata con due spicci da Aldo Berlinguer, per suo uso privato.

La società beneficiaria di quel finanziamento pubblico era la Slc Service (poi fallita), con sede a Siena, di cui Berlinguer era amministratore. Tale società di consulenza dichiarò l’intenzione di spostare la sede legale a Cagliari e di incrementare le proprie attività in Sardegna. Tutto falso. Il finanziamento doveva servire, infatti, per l’acquisto di Villa Atzeri, dove sarebbero stati aperti i nuovi uffici della Slc. False le fatture, false le assunzioni di 22 dipendenti, falso che la Slc fosse operativa a Cagliari, falso il precipitoso allestimento di una parvenza di sede sociale a Villa Atzeri: un teatrino per ingannare gli ispettori ministeriali che visitarono l’immobile nel 2008. Vero solo che Aldo Berlinguer, «grazie a un complesso e a tratti sorprendente rapporto contrattuale con la Slc Service», scrivono i giudici nella sentenza, sia divenuto proprietario del piano nobile della villa (8 vani e mezzo) versando «l’irrisoria somma di 75mila euro».

All’epoca Aldo Berlinguer era consigliere della Mps Gestione Crediti Spa ed esperto, dunque, in materia di sovvenzioni pubbliche. La pratica di finanziamento venne istruita, infatti, dalla stessa Mps. Tutto torna. La procura lo accusa di aver indotto in errore il ministero in merito alla sussistenza dei requisiti per il finanziamento, che si proponeva di sostenere lo sviluppo di aree depresse della Sardegna.

Una volta un giornalista definì l’intreccio che da sempre c’è a Siena tra politica, informazione e finanza, un «groviglio armonioso». Lo stesso groviglio, tra banca, università e politica, nel quale hanno sempre sguazzato i Berlinguer. Aldo, oggi 47enne, ha da sempre beneficiato di quel «sistema Siena» del quale il padre è stato l’inventore. Centro del potere politico e finanziario, una città dove chi ricopriva cariche istituzionali e di partito (prima Pci, oggi Pd), era unto da un senso di onnipotenza e di intoccabilità. Bastava far parte di quel groviglio, per beneficiare di nomine, promozioni e avanzamenti di carriera. Come è successo ad Aldo.

Nel 2002 è nel cda dell’Aeroporto di Siena (fino al 2007), dal 2009 al 2012 lo accoglie «babbo Monte» (anche suo padre è stato membro della Deputazione amministratrice dell’istituto negli anni Settanta) ed entra a far parte anche del cda di Banca Antonveneta (poi finita al centro del risiko bancario che portò al crac). Dal 2005 professore ordinario di Diritto comparato all’Università di Cagliari, il suo nome è stato speso anche per il posto di rettore dell’Università di Siena come lo è stato suo padre dal 1985 al 1994. Da poco catapultato dalla Toscana alla Basilicata, nella giunta Pd di Marcello Pittella (fratello di Gianni) come assessore all’Ambiente, si sta preparando a far parte di un comitato scientifico di costituzionalisti per sostenere il sì alla riforma Renzi.

A proposito, quel giornalista è il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e direttore del Corriere di Siena, Stefano Bisi, il più importante massone della città, amico intimo dei Berlinguer. Chissà se Bianca manderà in onda sul Tg3 la notizia della condanna di suo cugino.

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Altri titoli di merito per l’elezione di Aldo Berlinguer a rettore dell’Università di Siena

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

L'Espresso

Crescono le possibilità di vedere un altro Berlinguer alla guida dell’ateneo senese. La proposta di candidarlo nel mese di maggio non è stata accolta, ma la presunta ineleggibilità di Frati e i titoli di merito di Aldo fanno crescere sensibilmente le quotazioni di veder realizzata a Siena al massimo livello la dinastia accademica della famiglia Berlinguer.

Aldo Berlinguer una storia tutta senese (da: Bastardo Senza Gloria, 4 luglio 2016)

Aldo Berlinguer da Siena con furore, è uno di quei personaggi che ha sempre beneficiato da quel sistema Siena del quale faceva parte e del quale il padre Luigi ne era uno degli inventori e colonna portante. La sua storia parla da sé, ed è strettamente intrecciata con tutte le fasi di sviluppo, che vedrà Siena diventare centro del potere politico e del potere finanziario, una città dove chi ricopriva cariche istituzionali e del partito (l’attuale Pd), era pervaso dal senso di onnipotenza e intoccabilità, della Siena da bere, dove bastava essere parte del groviglio (oggi andrebbe di moda dire del cerchio magico), per beneficiare di nomine, promozioni e avanzamenti di carriera.

Aldo comincia a muovere i suoi primi passi nella “super Siena” nel 2002 quando viene nominato nel Cda dell’Aeroporto di Siena fino al 2007, quello che doveva essere ampliato, quello che le manie di grandezza e onnipotenza degli allora dominus senesi volevano far diventare un aeroporto da far concorrenza a Firenze. E così Aldo continua dopo il 2007 la sua carriera senese, venendo nominato dal 2009 al 2012 nel Mps Gestione crediti Spa. Poteva mancare una nomina in una controllata di Mps? Certo che no. Chissà se Aldo potrebbe raccontarci qualcosa a proposito dei crediti, soprattutto quelli deteriorati. Ma ecco che arriva la consacrazione. Nel 2011 fino al 2012, anche perché dopo sparisce, viene nominato nel Cda di Banca Antoveneta spa. Praticamente possiamo asserire che Aldo ha fatto tutta la gavetta nei posti chiave che sono saliti poi alle cronache, come snodi importantissimi per capire l’ascesa e poi il declino del groviglio armonioso senese. Il potere politico istituzionale era allora rappresentato dai Mussari, dai Mancini, dai Ceccuzzi e Ceccherini, tanto per ricordarsi.

Veniamo in questi giorni a sapere che Aldo Berlinguer è stato condannato dalla Corte dei Conti al risarcimento di 819.000 euro in favore del Ministero dello sviluppo economico. Il nostro aveva fondato una società la SLC Service srl di cui era anche amministratore in seguito poi fallita, ma aveva nel frattempo la SLC avuto accesso al finanziamento di ottocentomila euro da parte del Ministero dello sviluppo economico, per i motivi riportati in uno stralcio della sentenza “previo trasferimento dell’attività societaria della SLC Service srl da Siena a Cagliari, dunque in area considerata depressa e come tale potenzialmente beneficiaria di contributi pubblici“. Ma le cose evidentemente non stavano proprio così, tanto che la Guardia di Finanza indagando, ha portato alla luce altri tipi di attività, non proprio in linea con la buona condotta da seguire quando si accede a finanziamenti agevolati da parte dello Stato. Tanto è vero che è andata a finire così: “Secondo la Procura regionale dagli atti del giudizio sarebbe quindi dimostrato che il Berlinguer è il regista dell’operazione complessiva nonché amministratore di fatto della SLC SERVICE, nonché delle società SLC Consulting, Studio Legale e Commerciale, SLC Charter e Woodstock“. E ancora: “In conclusione la Procura afferma che all’esito delle indagini è emerso che tutti i convenuti hanno preso parte all’affare illecito per fini speculativi nell’ambito della regia di Berlinguer Aldo. Dagli atti sarebbe emerso che la SLC SERVICE non sarebbe mai stata operativa nel settore consulenziale per la quale era stata costituita, posto che le poche operazioni effettuate sarebbero del tutto generiche ed improbabili ben potendo dirsi fittizie, mancando la benché minima documentazione giustificativa delle stesse. Inoltre la stessa non sarebbe mai stata trasferita da Siena a Cagliari. Viene dunque domandata la condanna solidale di tutti i convenuti”.

Insomma una tipica storia senese, dall’epilogo perfettamente in linea con quanto successo a questa città e ai suoi più autorevoli rappresentanti. Per la cronaca il padre di Aldo, Luigi Berlinguer, è uno dei promotori a favore della riforma costituzionale del duo Renzi-Boschi, questo è bene ricordarselo ed è bene ricordarsi dove si schierano certe persone, per avere bene a mente lo scacchiere futuro. Meditate gente, meditate.

A margine del tentativo di Berlinguer e Tosi di far eleggere un loro uomo alla guida dell’Ateneo senese

Luigi Berlinguer e Piero Tosi

Luigi Berlinguer e Piero Tosi

Frati e Petraglia

Frati e Petraglia

Marco Sbarra. Ai tempi d’oro del blocco comunista sovietico molti occidentali e tanti poveri disgraziati che erano costretti a vivere in quel sistema criminale erano convinti che solo una guerra avrebbe potuto liberare quel “paradiso” decantato a lungo anche dai nostri sinistri. Grazie a Dio, ciò non è stato necessario.
A Siena invece una guerra tragica c’è stata, eppure il Sistema che l’ha dichiarata e combattuta contro la cittadinanza conserva intatto il suo potere. Il Soviet di Siena dunque incredibilmente è sopravvissuto alla casa madre targata URSS.
Le macerie dell’Università, della Fondazione, della Banca e di tutto il suo indotto stanno ancora fumando, ma l’intreccio inverecondo che ha provocato tante “vittime” è ancora saldo al comando. Se nemmeno una guerra è riuscita a liberare Siena, vuol dire che il Sistema è irriformabile per via umana. Evidentemente tanti, troppi senesi tra le varie virtù di cui sono provvisti, non fanno bella mostra di quelle della fierezza e dell’indipendenza. Aspettiamo dunque pazienti e preghiamo perché intervenga la Provvidenza.
Perdio, se è riuscita a far crollare l’Unione Sovietica senza bisogno di un solo missile, ci sono buone speranze che anche a Siena arrivi la liberazione e la cacciata di quella masnada di uomini senza onore e dignità che trattano la Città come Cosa loro.

L’ombra lunga di Berlinguer e Tosi sull’Ateneo senese con i loro candidati Frati e Petraglia

Frati e Petraglia

Frati e Petraglia

Di seguito la trascrizione integrale di un’altra parte dell’intervista di Orlando Pacchiani (per Radio Siena TV) ai candidati rettori, nella trasmissione Siena Diretta Sera del 19/05/2016. Il blogger Raffaele Ascheri  (l’Eretico di Siena)  chiede ai tre docenti «un giudizio sintetico, ma il più chiaro, efficace e tagliente possibile su Luigi Berlinguer e Piero Tosi» che, con elezioni bulgare e candidature uniche, in tempi diversi, sono stati alla guida dell’Università di Siena per ventuno anni. Quando si scoprì il dissesto economico-finanziario dell’Ateneo (una voragine nei conti da 270 milioni d’euro), fu subito chiaro che un crac di tali proporzioni dovesse avere origini lontane e responsabilità ben precise, che qualcuno fece risalire anche ai fastosi festeggiamenti del 750° anniversario dell’Ateneo senese. Con Silvano Focardi, che consegnò in Procura una memoria sul dissesto, ci fu una discontinuità di quattro anni alla guida dell’Università e in seguito, con l’aiuto di Berlinguer e Tosi, s’insediò Angelo Riccaboni, con un’elezione tanto irregolare (e non ancora chiarita) da far ammettere al Ministro interrogato dai magistrati: «soltanto oggi vengo a conoscenza del fatto che nessun elettore è stato identificato; se avessi saputo di detta irregolarità, non avrei nominato Riccaboni.» Appare, perciò, utile la domanda dell’Eretico che può fare chiarezza sugli sponsor accademici scomodi dei candidati, specialmente su quei personaggi che hanno avuto un ruolo nel dissesto economico-finanziario dell’Ateneo senese. Si dice che Frati e Petraglia sono le due facce della stessa medaglia, rappresentata dal gruppo Berlinguer e Tosi che, con l’elezione di uno dei due loro candidati, porrebbe una pietra tombale sulle speranze di chiarire le responsabilità della voragine nei conti e del degrado, anche morale, di un Ateneo dal glorioso passato. Vediamo le risposte dei tre candidati.

Raffaele Ascheri (Eretico di Siena). Sono presenti in studio i tre candidati all’ambitissima poltrona di Rettore dell’Università di Siena; ovviamente, ci sarebbe molto da chiedere, molto da dire a tutti e tre, ma lo faremo nel blog nelle prossime giornate, nelle prossime settimane, di qui all’appuntamento elettorale. Con il poco tempo che abbiamo a disposizione, però, almeno una cosa la possiamo fare: cioè, domandare, partendo da uno stimolo del blogger Giovanni Grasso – che è colui che segue più direttamente e da vicino le vicende dell’Università, e da tempi davvero non sospetti – provocazione secondo la quale bisognerebbe candidare a rettore Aldo Berlinguer, il figlio del più noto Luigi, provocazione che è di questi giorni, pubblicata sul suo blog “Il senso della misura”. Ecco, partendo proprio da questa, chiederei a tutti e tre i candidati che cosa pensino del passato, soprattutto del passato non attuale, cioè di Luigi Berlinguer e di Piero Tosi; coloro che per molti anni hanno guidato in tempi diversi e in contesti differenti, soprattutto da quelli attuali, l’Università di Siena; perché avere un loro giudizio sintetico, ma il più chiaro ed efficace possibile, su queste due figure, Berlinguer prima e Tosi dopo, davvero potrebbe darci un segno importante. Quello che raccomanderei è che la loro analisi, il loro giudizio, fosse la più tagliente possibile o quanto la più chiara, se possibile, perché anche se loro dovranno ricoprire un incarico che ha un suo valore anche in qualche modo politico, però non sono politici senz’altro di professione e non so se poi ambiranno ad esserlo in futuro, ma quindi da loro si può pretendere, per non dire esigere, chiarezza di giudizio. Sintesi e chiarezza di giudizio; questo è quello che io chiedo a loro, in attesa ovviamente delle loro risposte. Grazie.

Francesco Frati. Mi pare che l’Eretico abbia fatto due domande. La seconda, è quella relativamente alla chiarezza rispetto ai contenuti e a quello che vogliamo fare in futuro, e credo che sia importante soprattutto parlare del futuro. E credo che questa chiarezza stia nelle cose che abbiamo detto oggi e in quello che abbiamo scritto nel programma. Credo che questo sia un momento in cui si debba parlare del futuro. Con riferimento ai vecchi rettori che l’Eretico ha citato, devo dire che, anche per motivi anagrafici, rispetto a loro ho una distanza veramente di tipo anagrafico che mi permette di dire che mi mette molto in difficoltà nel dover esprimere un giudizio, perché lo esprimerei su delle cose che non ho toccato con mano e rispetto alle quali non posso dare un giudizio. L’unica cosa che posso dire è che, io credo, negli ultimi trent’anni, che più o meno è il periodo a cui si fa riferimento, credo che l’Università sia cambiata moltissimo e credo che il lavoro che deve fare un rettore ora è profondamente diverso dal lavoro che doveva fare un rettore trent’anni fa, ma tutto sommato, anche venti o quindici anni fa.

Alessandro Rossi. Molto più sintetico del Prof. Frati. Quei mandati rettorali hanno dimostrato di sostenere, mi scusi il gioco di parole, uno sviluppo insostenibile dell’Università; se no l’Università, evidentemente, non avrebbe avuto quella condizione di grave sofferenza economica. Credo, e ribadisco, che l’Università oggi non assomiglia e non può più assomigliare all’Università neppure dei sei anni passati, perché il mondo è profondamente cambiato, abbiamo soltanto avuto la possibilità di accennare ad alcuni aspetti; ma l’Università di Siena certo non si può permettere di essere ferma, deve rinnovarsi per affrontare gli aspetti che precedentemente sono stati toccati, perché altrimenti finiscono per essere slogan e titoli; parlo dell’internazionalizzazione, dell’attrattività, parlo della mobilità degli studenti. Questi richiedono dei progetti specifici e una riorganizzazione amministrativa e, sotto certi aspetti, anche di mentalità dell’intero corpo docente.

Felice Petraglia. Io tra l’ottanta e il duemila ho lavorato in giro per l’Italia e per il mondo; quindi, non ero qui! Posso dire che ho conosciuto il Prof. Tosi, perché fu lui che mi venne a scoprire quando ero a Udine, devo il mio ritorno a Siena appunto al momento in cui lui era rettore, quindi l’ho conosciuto meglio. Però erano gli ultimi anni, appunto, di una lunga serie di gestione delle cose. Non posso esprimere assolutamente giudizi né per l’uno né per l’altro; mi sembra in questo senso, giustamente, come dicevano prima i colleghi, è cambiato sicuramente il modo di gestire l’università, perché c’erano altre condizioni economiche. Ora, bisognerebbe essere molto preparati per fare dei confronti tecnici, economici, gestionali; sicuramente sono stati anni di grandi aperture: siamo passati a molte facoltà e probabilmente questo era un momento d’oro, c’erano tante possibilità, purtroppo poi, con alcune problematiche di spesa che sono subentrate dopo. Insomma, sarebbe un argomento trattato negli anni e giustamente non è facile esaminarlo in una risposta breve. Furono, di sicuro, personaggi importanti, insomma, rimarranno nella storia.

Raffaele Ascheri (commenta il giorno dopo su “Eretico di Siena”). P.S. 3 – Ieri sera, a “Siena diretta sera”, abbiamo domandato ai tre candidati a Rettore cosa pensassero del tandem delle meraviglie Luigi Berlinguer-Piero Tosi: così, tanto per avere un’idea. Il buon Frati si è furbescamente trincerato dietro il gap generazionale tra lui e gli altri due; il Rossi, almeno, ha parlato esplicitamente di “sviluppo insostenibile”, a proposito dei due ex, per poi sdirazzare su tutt’altro; il Petraglia – visibilmente infastidito dalla domanda – non ha risposto per niente, e alla fine li ha comunque definiti due Rettori che entreranno nella Storia. Una prima idea, dunque, ce la siamo fatta: avanti così, le elezioni si avvicinano…

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (30 maggio 2016) con lo stesso titolo.
retewebitalia.net (Il primo network italiano dei quotidiani online) (30 maggio 2016) con lo stesso titolo.
– Bastardo Senza Gloria (30 maggio 2016) con il titolo: «Chi dei tre candidati a Rettore dell’Università di Siena ha il coraggio di giudicare le gestioni di Luigi Berlinguer e Piero Tosi?»

Perché non candidare Aldo Berlinguer a rettore dell’Università di Siena?

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

Il termine per la presentazione delle candidature alla carica di rettore dell’Università di Siena scade il 17 maggio e l’articolo 27 dello Statuto prevede che il Rettore sia eletto «tra i professori ordinari in servizio presso le Università italiane». Quindi, a dirigere l’ateneo senese potrebbe essere anche un docente di un’altra università italiana. Il gruppo di potere (guidato dal “grande vecchioLuigi Berlinguer e da Piero Tosi), che in questa competizione elettorale schiera addirittura due candidati (i “Berlinguer boys” Francesco Frati e Felice Petraglia), non farebbe meglio a candidare a rettore Aldo Berlinguer? Vuoi mettere, per un candidato, l’importanza di chiamarsi Berlìnguer («con l’accento sulla prima “i” perché è così che parlano gli italiani di Siena», come dice Francesco Merlo)? Vuoi mettere l’affidabilità garantita dal figlio biologico rispetto a quella “assicurata” dall’affiliazione simbolica e “politica”? E “quanto è bravo Aldo Berlinguer“, come puntualmente lo descrive Giancarlo Marcotti! E poi, con Aldo rettore si realizzerebbe al massimo livello la dinastia accademica della famiglia Berlinguer: professore il padre e professore il figlio; rettore il padre e rettore il figlio. Infine, Aldo eviterebbe la grana ecologica, che da assessore all’ambiente della regione Basilicata sta affrontando in questo momento, dopo l’inchiesta sulle attività petrolifere e l’inquinamento delle campagne e dell’invaso del Pertusillo, che rifornisce d’acqua oltre che la Lucania anche la Puglia, con evidenti conseguenze sulla salute dei lucani e dei pugliesi.

Pubblicato anche da:
– Bastardo Senza Gloria (16 maggio 2016) con il titolo: «Un’idea di Giovanni Grasso per Aldo Berlinguer».
il Cittadino online (16 maggio 2016) con il titolo: «Grasso: “Perché non candidare a rettore Aldo Berlinguer?”.

Basilicata, l’assessore all’ambiente è Aldo Berlinguer: giurista senese, ma pittelliano (Il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2016)

Daniele Martini. (…) Dice Berlinguer: «Certo che ho un’interlocuzione con le società petrolifere ed energetiche che operano in Basilicata, il Dipartimento Ambiente ha competenza sugli impatti ambientali, compresi quelli degli impianti petroliferi. Da non molto ho ufficialmente diffidato l’Eni a proseguire con le sue fiammate che preoccupano tantissimo, e con ragione, la popolazione locale». A distanza gli risponde Albina Colella, professore ordinario di geologia all’Università della Basilicata e autrice con Massimo Civita del libro «L’impatto ambientale del petrolio in mare e in terra»: «Le fiammate impressionano, ma c’è molto, ma molto di peggio. Il punto è semplice: le tecniche di estrazione non sono tutte uguali, se si procede con la stessa attenzione usata in Norvegia, per esempio, l’impatto sull’ambiente è ridotto in limiti tollerabili. Se si pensa invece di fare come in Ghana tutto si complica. In Basilicata, regione delicata e fragile anche da un punto di vista sismico, finora si è proceduto con un rispetto assai basso per l’ambiente circostante. La Regione potrebbe fare molto, ma mi pare che l’assessorato all’Ambiente finora sia stato latitante. Sarebbe opportuno che l’assessore avesse competenze specifiche, ambientali più che legali, ma non mi risulta che il professor Berlinguer ce l’abbia».

Il fatto è che Aldo Berlinguer, professore ordinario di diritto privato comparato all’Università di Cagliari, in vita sua non si era mai occupato di questioni ambientali fino a quando alla fine del 2013 è stato catapultato nella giunta regionale della Basilicata dalla Toscana con una decisione che lasciò tutti di stucco. La storia è questa: ai tempi delle primarie Pd i Berlinguer del ramo senese, cioè Luigi, rettore dell’università toscana, già presidente della Commissione di garanzia del partito e ministro della scuola in governi di centrosinistra, e suo figlio Aldo fecero campagna per il lucano Gianni Pittella. I due, Aldo e Gianni, si conoscevano fin dai primi anni Duemila: Aldo era consulente giuridico a Bruxelles del Parlamento europeo e Gianni fresco di elezione da europarlamentare. Pure Gianni è rampollo di un’altra dinastia politica, quella lucana dei Pittella di cui capostipite nella Prima Repubblica fu il discusso senatore socialista Domenico e di cui fa parte anche Marcello, fratello minore di Gianni e ora governatore della Basilicata.

Le primarie furono stravinte da Matteo Renzi, ma per la famiglia allargata Berlinguer-Pittella la sconfitta fu provvidenziale. Nonostante il repulisti rottamatore di Renzi, Gianni Pittella, diventato nel frattempo un renziano convinto, ha potuto candidarsi per la quarta volta consecutiva con successo al Parlamento europeo mentre il fratello Marcello è diventato governatore della Basilicata. E per risolvere i mille guasti causati all’ambiente dall’estrazione del petrolio è andato a scovare proprio un professore toscano di diritto. L’amico senese Aldo Berlinguer.

Le mani e i piedi sull’Università di Siena

Luigi Berlinguer - Piero Tosi - Angelo Riccaboni (Gil Cagnè) - Francesco Frati

Luigi Berlinguer – Piero Tosi – Angelo Riccaboni (Gil Cagnè) – Francesco Frati

Un periodo lungo trentatré anni con lo stesso gruppo di potere alla guida dell’Università di Siena. È quel che accadrebbe se diventasse Rettore Francesco Frati! Non solo il 6+6 paventato da Piccini, ma il 9 (Berlinguer) + 12 (Tosi) + 6 (Riccaboni) + 6 (Frati).

All’Università di Siena si vorrebbe passare dal 4 + 4 al 6 + 6

Pierluigi Piccini. Guardando con una certa distanza la campagna elettorale per il rinnovo del Rettore all’Università di Siena e ai personaggi che ne fanno direttamente parte, mi è venuto di fare alcune considerazioni in merito. La riforma Gelmini e il conseguente nuovo statuto dell’Ateneo senese sono stati effettivamente compresi dai candidati in lizza alla carica di magnifico rettore? E più precisamente per la parte del dispositivo che ne trasforma il periodo della durata della carica di Rettore.

Prima della riforma i mandati dei rettori potevano essere di otto anni, quattro più quattro, successivamente tale periodo è stato elevato a sei anni per una sola volta. Cambiamento positivo, perché in questo modo si è cercato di rendere più liberi i responsabili massimi degli atenei. Non obbligati, quest’ultimi, a tenere un profilo basso nel primo mandato e a non riavviare quel mercanteggiamento tipico fra il primo e il secondo incarico alla ricerca della riconferma. In più, la prescrizione della riforma Gelmini, indebolisce i gruppi di potere che si creano, inevitabilmente, intorno alla gestione dell’Università così come di qualunque altro centro di potere. Insomma, hanno cercato, i riformatori, di rompere la continuità gestionale per introdurre degli elementi di discontinuità utili a una vera e propria dialettica di uomini e di programmi. Questo spirito riformatore è stato compreso fino in fondo e Siena come si comporta al riguardo? Tenendo conto, inoltre, che il divieto formale al reincarico dopo i sei anni vale solo per la figura del Rettore e non, ad esempio, per i suoi più stretti collaboratori. Ma, domanda, siamo sicuri che non ci sia un obbligo anche sul piano della opportunità che lega tutta la squadra di governo che nei sei anni precedenti ha gestito gli atenei? Ad esempio, la figura del prorettore vicario, non è assimilabile nei comportamenti e nelle responsabilità a quella del rettore? Tanto è vero che, a quanto mi risulta a pena di smentita, in Italia nessun prorettore vicario, si è candidato alla carica più elevata. Credo che tutto ciò sia avvenuto nel rispetto dello spirito della riforma Gelmini. Da nessuna parte d’Italia tranne che a Siena, dove il vicario Frati si presenta per la carica di Rettore.

Se ciò dovesse avvenire, Siena non avrebbe più il quattro più quattro, ma il sei più sei, un tempo lunghissimo che al di là degli uomini rappresenterebbe quella continuità amministrativa che si è voluto impedire proprio con i cambi statutari degli atenei italiani. E allora capisco bene, a questo punto, tutto il tam tam mediatico intorno alle capacità dell’attuale Rettore in materia di risanamento del bilancio, cosa che a me, come ho ampiamente dimostrato con i numeri, non risulta. Che se qualcosa è stato fatto ciò è dovuto alla gestione precedente a quella di Riccaboni e con il concorso del pubblico che si è fatto carico dei problemi dell’Ateneo senese. Capisco anche il motivo per il quale stenta la pubblicazione del bilancio relativo alla gestione del 2015, si temono le eventuali critiche che potrebbero arrivare. Sono già passati sei anni dal momento della elezione del Riccaboni alla carica di Rettore dell’Università di Siena e nessuno ci ha ancora detto, vista l’indagine giudiziaria in corso, se quella elezione è stata regolare o meno. Ho già posto la questione che da questo chiarimento passa, inevitabilmente, anche la regolarità degli atti compiuti nel mandato che si chiude nel 2016. Ah! Scusate, un aspetto della vicenda lo stavo per dimenticare, perché Frati, il prorettore vicario che si candida alla carica di Rettore, si è dimesso dalla sua mansione qualche mese fa? Forse, proprio per non arrivare a quei famosi sei anni? E se il divieto dello Statuto dell’Università di Siena non lo riguarda, perché lo ha fatto? Forse proprio perché una questione di opportunità esiste e non viene annullata con l’aver rimesso il mandato dopo cinque anni e molti mesi di conduzione amministrativa.

Ceccuzzi e Mussari? Due giganti, confrontati con il rettore dell’università di Siena

Le-Mani-in-pasta

Nel suo ultimo libro “Le mani in pasta”, Raffaele Ascheri descrive il coinvolgimento (nell’inchiesta salernitana sul crack del pastificio Amato) di Ceccuzzi e Mussari: due giganti, confrontati con il rettore dell’ateneo senese. Di seguito riportiamo il “gustosissimo” capitolo dell’iniziazione “partitica”, in università, di Ceccuzzi, tra ragù della mamma e audiocassette dei discorsi di Berlinguer (non di Enrico, ma del più prosaico Luigi).

Eravamo 4 amici alla casa dello studente

Raffaele Ascheri. Ho avuto modo di parlare a lungo con una persona che ha vissuto insieme, per circa un anno, con il giovane Franco Ceccuzzi, ai tempi dell’Università e della residenza universitaria; il ritratto che mi ha fatto questa fonte è stato straordinariamente aderente a come immaginavo il Ceccuzzi 21enne, appena arrivato dalla Val di Chiana per scalare i primi passi su quell’Everest del Partito-Chiesa (il Pci) su cui, una quindicina d’anni dopo, a livello locale sarebbe riuscito ad apporre la sua personale bandiera (ancora tutt’altro che ammainata, è bene ribadire).

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