Le mani e i piedi sull’Università di Siena

Luigi Berlinguer - Piero Tosi - Angelo Riccaboni (Gil Cagnè) - Francesco Frati

Luigi Berlinguer – Piero Tosi – Angelo Riccaboni (Gil Cagnè) – Francesco Frati

Un periodo lungo trentatré anni con lo stesso gruppo di potere alla guida dell’Università di Siena. È quel che accadrebbe se diventasse Rettore Francesco Frati! Non solo il 6+6 paventato da Piccini, ma il 9 (Berlinguer) + 12 (Tosi) + 6 (Riccaboni) + 6 (Frati).

All’Università di Siena si vorrebbe passare dal 4 + 4 al 6 + 6

Pierluigi Piccini. Guardando con una certa distanza la campagna elettorale per il rinnovo del Rettore all’Università di Siena e ai personaggi che ne fanno direttamente parte, mi è venuto di fare alcune considerazioni in merito. La riforma Gelmini e il conseguente nuovo statuto dell’Ateneo senese sono stati effettivamente compresi dai candidati in lizza alla carica di magnifico rettore? E più precisamente per la parte del dispositivo che ne trasforma il periodo della durata della carica di Rettore.

Prima della riforma i mandati dei rettori potevano essere di otto anni, quattro più quattro, successivamente tale periodo è stato elevato a sei anni per una sola volta. Cambiamento positivo, perché in questo modo si è cercato di rendere più liberi i responsabili massimi degli atenei. Non obbligati, quest’ultimi, a tenere un profilo basso nel primo mandato e a non riavviare quel mercanteggiamento tipico fra il primo e il secondo incarico alla ricerca della riconferma. In più, la prescrizione della riforma Gelmini, indebolisce i gruppi di potere che si creano, inevitabilmente, intorno alla gestione dell’Università così come di qualunque altro centro di potere. Insomma, hanno cercato, i riformatori, di rompere la continuità gestionale per introdurre degli elementi di discontinuità utili a una vera e propria dialettica di uomini e di programmi. Questo spirito riformatore è stato compreso fino in fondo e Siena come si comporta al riguardo? Tenendo conto, inoltre, che il divieto formale al reincarico dopo i sei anni vale solo per la figura del Rettore e non, ad esempio, per i suoi più stretti collaboratori. Ma, domanda, siamo sicuri che non ci sia un obbligo anche sul piano della opportunità che lega tutta la squadra di governo che nei sei anni precedenti ha gestito gli atenei? Ad esempio, la figura del prorettore vicario, non è assimilabile nei comportamenti e nelle responsabilità a quella del rettore? Tanto è vero che, a quanto mi risulta a pena di smentita, in Italia nessun prorettore vicario, si è candidato alla carica più elevata. Credo che tutto ciò sia avvenuto nel rispetto dello spirito della riforma Gelmini. Da nessuna parte d’Italia tranne che a Siena, dove il vicario Frati si presenta per la carica di Rettore.

Se ciò dovesse avvenire, Siena non avrebbe più il quattro più quattro, ma il sei più sei, un tempo lunghissimo che al di là degli uomini rappresenterebbe quella continuità amministrativa che si è voluto impedire proprio con i cambi statutari degli atenei italiani. E allora capisco bene, a questo punto, tutto il tam tam mediatico intorno alle capacità dell’attuale Rettore in materia di risanamento del bilancio, cosa che a me, come ho ampiamente dimostrato con i numeri, non risulta. Che se qualcosa è stato fatto ciò è dovuto alla gestione precedente a quella di Riccaboni e con il concorso del pubblico che si è fatto carico dei problemi dell’Ateneo senese. Capisco anche il motivo per il quale stenta la pubblicazione del bilancio relativo alla gestione del 2015, si temono le eventuali critiche che potrebbero arrivare. Sono già passati sei anni dal momento della elezione del Riccaboni alla carica di Rettore dell’Università di Siena e nessuno ci ha ancora detto, vista l’indagine giudiziaria in corso, se quella elezione è stata regolare o meno. Ho già posto la questione che da questo chiarimento passa, inevitabilmente, anche la regolarità degli atti compiuti nel mandato che si chiude nel 2016. Ah! Scusate, un aspetto della vicenda lo stavo per dimenticare, perché Frati, il prorettore vicario che si candida alla carica di Rettore, si è dimesso dalla sua mansione qualche mese fa? Forse, proprio per non arrivare a quei famosi sei anni? E se il divieto dello Statuto dell’Università di Siena non lo riguarda, perché lo ha fatto? Forse proprio perché una questione di opportunità esiste e non viene annullata con l’aver rimesso il mandato dopo cinque anni e molti mesi di conduzione amministrativa.

Il bugiardiere e le prossime elezioni del Rettore dell’Università di Siena

Riccabocchio SantoGià nel novembre 2011 scrivevo che «si può sorvolare su tutto, ma non si può accettare che il rappresentante legale dell’università di Siena», raccontando cose non vere «esponga al ridicolo l’istituzione che rappresenta». E per Angelo Riccaboni è ormai costituzionale raccontare frottole in modo sistematico! In circa sei anni alla guida dell’ateneo senese, di balle ne ha raccontate tante; nonostante ciò qualcuno suggerisce di farlo Sindaco o Ministro! Allora, tanto vale farlo Santo!

Esemplare la balla sull’avanzo di competenza di sette milioni d’euro quando, in realtà, l’esercizio 2013 s’è chiuso con un disavanzo di competenza di 3,5 milioni d’euro. È trascorso un anno dalla denuncia dell’imbellettamento del bilancio, ma il Rettore non ha ancora fornito le necessarie spiegazioni sulla vicenda, neppure dopo la mia recente ed esplicita richiesta. Tace anche l’ex direttrice amministrativa, Ines Fabbro. Silenzioso il Collegio dei Revisori dei Conti che pure, per il bilancio di previsione di quell’esercizio, aveva addirittura richiesto lo stato di dissesto per l’Ateneo senese. Muto il Consiglio di Amministrazione.

Roberto Morrocchi (in conferenza-stampa)

Roberto Morrocchi
(in conferenza-stampa)

Afasico il consigliere, Dott. Roberto Morrocchi (designato da Riccaboni in CdA in rappresentanza del Comune e della Provincia di Siena), che ha anche partecipato alle trionfalistiche conferenze-stampa del Gil Cagnè dei bilanci. E tutto questo accade proprio mentre si sta concludendo, presso il Tribunale di Siena, il processo ai due precedenti Rettori, al Collegio dei Revisori dei Conti e ai tre Direttori amministrativi, accusati d’aver causato il dissesto dell’Ateneo.

Per aumentare le immatricolazioni, Riccaboni le ha tentate tutte.  Cominciò alla fine del 2010, prorogando le iscrizioni addirittura al 28 aprile 2011. Senza risultato! Allora, pensò bene di liberalizzare (unica sede in Italia) l’accesso ai corsi di laurea in Farmacia, Biologia e CTF, calpestando il DM 17/2010, adottato per assicurare adeguati livelli di qualità della didattica mediante l’individuazione del numero massimo di studenti che possono iscriversi a un determinato corso di studio, in base ai docenti e alle risorse strumentali e logistiche disponibili in ciascuna sede. Il Ministero, però, aveva autorizzato l’attivazione di quei corsi di studio sulla base del presupposto che il numero massimo di studenti fosse quello accertato dal Nucleo di Valutazione nella loro relazione e non quello auspicato da Riccaboni.

Il risultato fu che circa 1500 studenti, che non trovarono posto nelle altre sedi, si riversarono su Siena, che, per carenza di docenti, aule, laboratori, mense non poté assicurare il servizio pagato con tasse tra le più alte d’Italia. A Riccaboni, però, non importavano i disagi degli studenti e dei docenti! A lui interessava il clamore mediatico. Ecco i titoli del Corriere di Siena: «Immatricolazioni alle stelle: clamorosa impennata»; «Università, vola il mercato degli affitti: non abbiamo più case per studenti». E così furono ingannati il Nucleo di Valutazione, il Ministero, e, soprattutto, gli studenti, che avevano ricevuto una rappresentazione dei corsi di studio diversa dalla realtà. L’accesso libero, incompatibile con le strutture esistenti, provocò disagi logistici e disfunzioni nella didattica con evidente abbassamento dei livelli di qualità, efficienza ed efficacia dell’offerta formativa. I risultati si videro l’anno successivo! Rispetto all’anno precedente, Farmacia e CTF persero 920 nuovi iscritti, molti studenti si trasferirono, e nel 2014-2015 c’è stato un ulteriore tonfo, con 37 matricole a Farmacia e 60 a CTF.

Silenzio assoluto su tutto ciò: eppure dal 2011 a oggi l’Ateneo ha perso 3.852 studenti. Riccaboni, però, continua a raccontare fole e fa scrivere che «ad oggi gli iscritti all’Università sono circa 15.800 (corsi di laurea triennale e magistrale)» quando invece sono 14.236 (si veda elenco con nome, cognome e matricola). E se anche si aggiungessero i 323 iscritti ai corsi di Dottorato o i 555 iscritti ai corsi di Specializzazione si arriverebbe a 15.114 iscritti, una cifra ben lontana da quella diffusa dal “Magnifico”.

Il candidato Francesco Frati, in qualità di pro-rettore vicario, ha condiviso tutto ciò! Se continuerà a tacere, dimostrerà di essere pienamente responsabile oppure un dilettante! Tertium non datur! Comunque, in entrambi i casi inadatto a fare il rettore! E gli altri due candidati?

Pubblicato anche da:
– Bastardo Senza Gloria (26 aprile 2016) con il titolo: «Suggeriamo una attenta lettura di questo articolo del Professor Grasso sullo stato delle cose all’Università di Siena».
– il Cittadino Online (26 aprile 2016) con il titolo: «Il bugiardiere e le prossime elezioni del Rettore dell’Università di Siena». Sottotitolo: Il professor Grasso insiste con il chiedere a Riccaboni ragione di quanto dichiarato su bilancio dell’ateneo e immatricolazioni».

Il rettore dell’Università di Siena: il Gil Cagnè dei bilanci.

Riccagne«Io sono arrivato a fare il rettore da patologo e il mio successore è un ecologista. Cosa volete che ne sappiamo noi di conti?», dichiarava Piero Tosi nel novembre 2011. Si riferiva alle accuse della Procura della Repubblica (riportate in seguito in modo dettagliato nel corso del processo sul dissesto economico-finanziario dell’università) che dimostrava come il “grande timoniere” Tosi ritoccasse i bilanci, aggiungendo per più anni consecutivi l’importo (circa quattro milioni di euro) della vendita della casa dello studente o inserendo tra le entrate otto milioni di euro di un inesistente finanziamento ministeriale. Analogamente, cosa potrebbe dichiarare oggi Angelo Riccaboni a chi gli fa notare che il Bilancio unico dell’esercizio 2013 dell’Università di Siena non s’è chiuso, come lui dice, con un avanzo di competenza di 6,91 milioni d’euro ma con un disavanzo di competenza di 3,55 milioni d’euro? Anche in questo caso, Riccaboni ha imbellettato il bilancio 2013 (il terzo rettore; «non c’è due senza tre»?) inserendo le partite di giro e le entrate per conto terzi in una colonna impropria che gli consentisse di ottenere un avanzo di competenza. Beh, potrebbe sempre dire che lui, pur essendo un docente di economia aziendale, in realtà, è un esperto visagista.

Pubblicato anche da:
– Bastardo Senza Gloria (11 aprile 2016) con il titolo: «I conti dell’Università: un po’ di storia a cura di Giovanni Grasso».
– il Cittadino Online (11 aprile 2016) con il titolo: «Bilanci imbellettati dell’Ateneo: Grasso non molla».
Il Santo Notizie di Siena (12 aprile 2016) con il titolo: «Qualcuno dovrà rispondere al Professor Giovanni Grasso!!!».